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LAVORO
Valanga operaia
Valentina Baronti · Fuori Binario n. 275, Estate 2025, pagina 3
!Valanga operaia
Sezione: LAVORO | Autore: Valentina Baronti
Sciopero a staffetta tra i capannoni del pronto-moda a Prato. Ventotto accordi firmati in quattro giorni: è la primavera 8x5
Uno sciopero a staffetta, dove il testimone sono i diritti dei lavoratori, a partire dai più basilari: contratto, otto ore per cinque giorni, ferie, malattia. Alla fine della corsa, a salire sul podio sono 28 accordi firmati in fabbriche dove il sindacato non era mai entrato.
È il bilancio della "primavera 8x5", la mobilitazione portata avanti dagli operai del distretto tessile pratese insieme al sindacato SUDD Cobas tra aprile e maggio. Una protesta, quella dell'8x5, che va avanti da sei anni nella piana tra Firenze e Prato. Lo schema è sempre lo stesso: si chiede di lavorare otto ore per cinque giorni, in fabbriche in cui si lavora sette giorni su sette fino a 12-13 ore al giorno, l'applicazione del contratto nazionale con i relativi diritti al riposo, all'indennità di malattia, alle ferie. Per ottenere tutto questo si sciopera e si picchetta il cancello.
E così, la protesta degli invisibili si è fatta sempre più larga, con il passaparola, forte del fatto che è un metodo vincente. Finora le lotte si erano concentrate sulle medie e grandi fabbriche del distretto, tintorie, stamperie, fabbriche di grucce, stirerie industriali, magazzini di logistica. Tra maggio e giugno, l'accelerazione, con la proclamazione degli "Strike days" nelle piccole confezioni. "Non chiamatele 'piccole aziende' – si legge sui canali social dei SUDD Cobas Firenze Prato e Pistoia –. Perché dietro la miriade di piccoli capannoni e di partite IVA intestate a prestanome, si celano pochi grandi padroni delle filiere del pronto-moda". Un sistema soffocante, fatto di sfruttamento e lavoro nero, messo in discussione dalla lotta di quelli che sono stati definiti gli "insindacalizzabili", gli operai stranieri del distretto, ricattati e senza tutele, che però hanno alzato la testa, si sono rivolti a un sindacato, hanno ottenuto diritti e, appena firmato un accordo in una fabbrica, si sono spostati alla fabbrica più in là, in solidarietà a chi ancora lavorava schiavo.
Così, la staffetta dell'8x5 si è trasformata in valanga e in soli quattro giorni il sindacato è entrato in 28 fabbriche e ha firmato 28 accordi.
In un momento in cui attorno alla parola sciopero c'è quanto meno freddezza, se non paura di essere ricattati, quelli che più hanno da perdere da questa forma di lotta, perché dal loro posto di lavoro dipende il permesso di soggiorno e anche le rimesse da mandare alla famiglia in patria, ci ridanno la forza di pronunciare questa parola e di gridarla sempre più forte, contro le ingiustizie di un capitalismo alla deriva. "È sciopero – si legge sui social dei SUDD Cobas - per ribadire il concetto: non si può scappare dalla sindacalizzazione, perché chi si incammina nella lotta per una vita più bella, lo fa andando dritto senza guardarsi indietro".
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Uscito sul numero 275 (Estate 2025), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
