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Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzo
Vari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Fuori Binario n. 275, Estate 2025, pagina 12
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Pagina: 12
Quanto ne sai di femminismo?
Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
Dodici punti per giocare a Vero/Falso sotto l'ombrellone.
1. Il femminismo italiano è nato nel secondo dopoguerra. 2. La legge sul divorzio è stata introdotta in Italia nel 1970. 3. In Italia, le donne hanno potuto diventare magistrate a partire dal 1953. 4. La legge sul "delitto d'onore" è stata abolita in Italia nel 1981. 5. La parola "femminicidio" è stata usata per la prima volta in Italia negli anni 2000. 6. Il movimento "Non una di meno" è nato in Italia negli anni Novanta. 7. Il femminismo italiano si è identificato con i partiti di sinistra. 8. Margherita Hack ha sostenuto pubblicamente battaglie femministe. 9. Il femminismo intersezionale tiene conto solo delle questioni di genere. 10. Nel 2023, in Italia è stato istituito il "giorno per tutti i femminismi". 11. Lina Merlin è stata una delle prime donne parlamentari e ha lottato per i diritti civili. 12. Il catbruising rientra nella violenza di genere.
RISPOSTE: 1. Falso – Le prime forme di femminismo in Italia risalgono già all'Ottocento. 2. Vero 3. Falso – Le donne italiane sono potute diventare magistrate solo a partire dal 1963. 4. Vero – Fino al 1981 il delitto d'onore era previsto dal codice penale italiano. 5. Vero – Ha cominciato a diffondersi grazie a inchieste giornalistiche e attivismo sociale. 6. Falso – È nato nel 2016, ispirandosi al movimento argentino "Ni Una Menos". 7. Falso - Pur avendo forti legami, molti movimenti femministi hanno criticato anche la sinistra per il suo maschilismo. 8. Vero 9. Falso – Il femminismo intersezionale considera anche razza, classe, orientamento sessuale, ecc. 10. Falso – Purtroppo non esiste (ancora) un giorno ufficiale in Italia. 11. Vero – Fu anche promotrice dell'abolizione delle case chiuse. 12. Falso - si tratta del catcalling.
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Il platano delle Mulina
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
Nel cuore verde del Parco delle Cascine, a Firenze, si erge un platano (Platanus hispanica Mill. ex Münchh), tanto splendido quanto dimenticato, con una gran forma, una bella chioma, un magnifico portamento. Le sue misure sono notevoli e quando in inverno le sue foglie sono a terra si può apprezzare ancor più la maestosa struttura che lo sostiene. Quando ebbi la fortuna d'incontrarlo era un giorno d'inverno, con un amico visitavamo il parco dove passeggiavano tanti altri cittadini e cittadine, e durante il nostro percorso a piedi ci riempivamo gli occhi di bellezza e raccontavamo aneddoti sul legame fortissimo tra gli alberi e le genti della città.
Stavamo aggiornando le misure degli alberi monumentali delle Cascine quando ai margini del Parco, nascosto dal vicino torrente Mugnone, in terra di nessuno, abbiamo incontrato il magnifico platano, libero di vegetare, indisturbato, i falsi frutti tondi come acheni di colore marrone, palline pronte sui rami a dissolversi con il vento: è stata una sorpresa anche per noi, non pensavamo che il torrente sfociasse qui, da questo lato del Parco.
Il Mugnone compie un lungo viaggio dalla Vetta alle Croci e scorre giù fino alla città di Firenze dove nei pressi del Ponte all'Indiano sfocia in Arno. A qualche centinaio di metri c'è l'Ippodromo le Mulina, per fortuna in stato di abbandono, e così abbiamo deciso di dare un nome a questo individuo maestoso: "il platano del Mugnone/Le Mulina", ed è così che è stato inserito nel Registro degli alberi.
Il torrente Mugnone scende dal monte e la sua acqua ha dato la possibilità al platano di crescere bene. A noi il platano dona l'ossigeno che ci permette di respirare: ringraziamo il Mugnone e questo platano, e assieme a loro ringraziamo ogni fratello fiume e ogni fratello albero.
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È tempo di copiare i cinesi
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Nel 2024 la Cina ha ridotto le emissioni di CO2 dell'1%. Lo sviluppo rurale e la riduzione della povertà nelle aree più remote e svantaggiate, insieme alla necessità di creare energia pulita e fermare l'avanzata dei deserti, crea le condizioni necessarie a realizzare progetti come "la grande muraglia solare", che nasce in Cina nel deserto del Kubuqui, conosciuto anche come Mare della morte. Questa muraglia di pannelli avrà una capacità di 100 GW, l'energia necessaria ad una città di 20 milioni di abitanti, sarà larga cinque chilometri e si estenderà per quattrocento Km nel deserto, evitando l'emissione di 31 milioni di tonnellate di CO2 all'anno.
Si tratta soltanto di una parte del progetto che prevede di installare 455 GW di fotovoltaico nei deserti cinesi più inospitali prima del 2030.
Dello stesso progetto fa parte anche Ruoquiang nel Deserto di Taklamakan e Midong, che con i suoi 5.260.000 pannelli solari si avvia a diventare l'impianto solare più grande del mondo.
I pannelli solari fissano la sabbia delle dune e smorzano i venti su 27 milioni di ettari di deserto, creando aree ombreggiate che riducono l'evaporazione e proteggono le colture dalle ondate di calore.
Inoltre, l'installazione dei pannelli solari può invertire il declino delle popolazioni di api ed aumentare in maniera esponenziale la diversità degli insetti e dei fiori: uno studio di Lee Walston, condotto per cinque anni su due impianti solari su larga scala nel sud del Minnesota, ha rilevato che anche i campi adiacenti agli impianti hanno beneficiato della maggior quantità di impollinatori; l'abbondanza di insetti è triplicata su queste terre.
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Uscito sul numero 275 (Estate 2025), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
