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CONTROVENTO - RITRATTI
Fotografia come atto politico
Emanuela Bavazzano · Fuori Binario n. 275, Estate 2025, pagina 2
!Fotografia come atto politico
Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Emanuela Bavazzano
Rispetto e amore per ogni soggetto sono alla base degli scatti più emozionanti e significativi dei due artisti
Salgado e Modotti
"Sono nato nel 1944 nello Stato del Minas Gerais, in una fattoria, all'interno di una vasta valle, che si chiama Rio Doce e che prende il nome del fiume che la irriga. È una valle, famosa per le miniere d'oro e di ferro. Ai tempi della mia infanzia, era ricoperta per metà dalla foresta atlantica. Ma questo prima che il Brasile entrasse in una economia di mercato e cominciasse il massacro della foresta."
Salgado, nato l'8 febbraio 1944 in Brasile, morto il 23 maggio 2025 in Francia, viaggerà in tutti i continenti, attraverso le sue scelte. Inizia a incontrare compagni militanti di sinistra mentre frequenta la facoltà di economia, con l'idea di creare progettualità di sviluppo; incontra Léila, iniziano a maturare le scelte che li porteranno a Parigi, nella Francia considerata "patria dei diritti dell'uomo e della democrazia". È il 1969, Salgado partecipa all'organizzazione di progetti in Africa ("l'altro mio Brasile"), lavorando per un'organizzazione internazionale con base a Londra. Ed è il 1973 quando decide di diventare fotografo, lasciando la carriera di economista, sentita come limitata e limitante; torna quindi a vivere a Parigi, insieme a Léila, spostandosi dall'economia politica alla "fotografia sociale", quale prolungamento del suo (e loro) impegno politico.
Perché Fuori Binario sceglie di dedicare "spazio" ad un personaggio tanto famoso? Di Salgado, Sebastião il Fotografo (cercando di enuclearne il senso sociale, che vorrei qui rappresentare), recupero il ricordo di una mostra al MAXXI di Roma, di intensità e bellezza rare che, tra il 2021 e il 2022, portava in Amazzonia: raffigurava paesaggi e spazi, le "ocas" tipiche abitazioni indigene, piccoli "insediamenti umani nel cuore della giungla", oltre ai ritratti di donne e di uomini, intrecciati insieme a suoni suggestivi, coinvolgenti, provocanti.
"Ho capito che il paesaggio è vivo. Con i minerali, i vegetali, gli animali, il nostro pianeta è vivo a tutti i livelli. Ho preso coscienza di quanto rispetto gli dobbiamo. Un rispetto immenso."
Attraverso le fotografie, Salgado denuncia il suo posizionamento rispetto alla sua storia personale e alle sue radici politiche, etiche ed esistenziali: dallo sguardo sulla terra si passa allo sguardo su e insieme a tutti gli esseri viventi. L'obiettivo della macchina fotografica si fa strumento di avvicinamento sensibile, rispettoso verso le soggettività rappresentate (siano esse fiori e frutti della natura, piuttosto che esseri animali, non umani e umani) e provocatorio verso i soggetti (fruitori di mostre) che ne andranno visionando le immagini.
Per capire cosa intendo per "avvicinamento sensibile" riporto il racconto di Salgado stesso, quando spiega il percorso fatto per ritrarre, ad esempio, una tartaruga: "(…) ho cominciato a imitare il suo comportamento; mi sono accovacciato e ho camminato alla sua stessa altezza, con mani e ginocchia per terra".
Sicuramente abile nel trovare una tecnica funzionale alla creazione di quelle immagini che lo hanno reso famoso, in questo atteggiamento si legge qualcosa che va oltre il fine creativo/artistico/professionale: "(…) ho capito che per fotografare un animale bisogna amarlo, provare piacere nel guardare la sua bellezza, le sue forme. Bisogna rispettarlo, entrare gradualmente in contatto con lui, preservare il suo spazio e il suo benessere." E, così come accade con gli esseri animali, deve accadere con tutte le soggettività viventi.
Quello stesso senso del fotografare, intimo e politico insieme, mi ricorda un'altra persona famosa, che mi piace far entrare in questo articolo. Un'artista sicuramente complessa nel suo essere stata esposta e nell'avere esposto se stessa al mondo: Modotti, Tina l'attrice, Tina la fotografa, Tina la musa di artisti: anche lei nel suo farsi tramite disvela il senso di un impegno a denunciare. Nata nel 1896 in Italia, morta nel 1942 in Messico, Tina scrive, a proposito del fotografare a fine artistico – sociale – politico: "La fotografia, proprio perché può essere prodotta solo nel presente e perché si basa su ciò che esiste oggettivamente davanti alla macchina fotografica, rappresenta il medium più soddisfacente per registrare con obiettività la vita in tutti i suoi aspetti, è da ciò che deriva il suo valore di documento. Se a questa si aggiungono sensibilità e intelligenza e un'idea chiara sul ruolo che dovrebbero avere nello sviluppo storico, credo che il risultato sia qualcosa che merita un posto nella produzione sociale, a cui tutti noi dovremmo contribuire."
Il contributo alla raffigurazione dell'im-perfetto è nel ruolo di chi sceglie di portare immagini e parole che abitano le periferie: Fuori Binario si fa strumento che veicola posizionamenti. Sta a noi recuperare il senso e l'utilità politica del rappresentare: ho ricordato Salgado e Modotti, che hanno usato la fotografia con valenza etica. Le immagini dell'Amazzonia, così come i ritratti del Messico, parlano di realtà viventi di cui prenderci cura, pongono domande e sollecitano risposte, creano ponti tra la scienza e la coscienza. Le immagini e le parole di Fuori Binario ricordano e spingono il pensiero verso l'azione sociale, che restituisca dignità a chi abita le periferie e sollecita progettualità etiche.
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Uscito sul numero 275 (Estate 2025), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
