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Portate un libroCristiano Lucchi · Resistenze - Prima pagina
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
C'è un grande paradosso nella vicenda di Marco, il libraio senza dimora che vive della generosità di chi percorre il sottopassaggio delle Cure. Marco è stato adottato da chi offre qualche spicciolo in cambio di un romanzo, o porta del cibo, un maglione o una coperta. Quel tunnel non è il bosco periglioso di Cappuccetto Rosso. Almeno per chi ha gli strumenti per comprendere la realtà (no, non i benpensanti). E infatti nel settembre scorso Marco, e con lui chi trova un riparo sicuro e protetto nella città degli studentati di lusso e degli affitti brevi, è stato adottato anche dal Comune che ha riconosciuto il suo impegno e, nello spirito dell'art. 3 della Costituzione - "rimuovere gli ostacoli (...) che impediscono il pieno sviluppo della persona" -, con una delibera ha dato a Marco la possibilità di vendere in piazza con un vero e proprio banco.
Dopo sei mesi si sono però perse le tracce del progetto, mentre un'altra anima dell'amministrazione, quella armata del Reparto Antidegrado - con il plotone "Fahrenheit 451" - ha sequestrato a Marco 155 libri e lo ha multato per oltre 5.000 euro per restituire decoro al sottopasso e sicurezza ai cittadini perbene. Decoro, merito, disciplina: parole d'ordine che legittimano la paura contro ciò che è diverso, sporco, minaccioso per l'ordine e la sicurezza. Ma chi sono i germi e i batteri che vanno buttati fuori dalla casa comune dei cittadini perbene? Per ragionarne insieme, per fermare le pulsioni di destra sempre in agguato nelle stanze del potere, Fuori Binario ha organizzato per domenica 9 marzo proprio in Piazza delle Cure un'assemblea intitolata "Punto a capo. La sicurezza dell'accoglienza". Vi aspettiamo.
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Antonio, Guido, Leandro, Ottorino, AdrianoFranco Bassi · Ritratti - Controvento
!Ritratti
Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Franco Bassi
Avevano vent'anni e non volevano arruolarsi nella Repubblica di Salò. Furono fucilati al Campo di Marte per ordine del maggiore Carità.
L'8 settembre 1943 segna la data in cui viene resa pubblica la firma dell'armistizio con le forze angloamericane, tramite un proclama del maresciallo Pietro Badoglio, diventato primo ministro il 25 luglio in seguito alla deposizione di Mussolini. Nella notte tra l'8 e il 9 settembre il re Vittorio Emanuele III fugge da Roma insieme alla regina Elena, al principe ereditario Umberto, al maresciallo Badoglio e allo Stato maggiore al completo. Quarantotto ore dopo arrivano nel porto di Brindisi sotto la protezione americana. Lasciato senza comandi, sia in Italia che all'estero, l'esercito italiano è allo sbando: oltre un milione di uomini in Italia e 900.000 nei Paesi occupati. Un esercito male equipaggiato, con armamento inadeguato e senza direttive.
Molti ufficiali, vista la guerra persa e senza ordini precisi, consigliano alle loro truppe di mettersi in salvo. Fu così che circa il 40% dei soldati e degli ufficiali abbandonarono le divise, visto che le truppe tedesche li cercavano per farli prigionieri o fucilarli. Circa 700 mila soldati italiani furono catturati dai tedeschi e portati nei campi di concentramento in Germania. Molti furono uccisi dai fascisti. Gli altri riuscirono a fuggire.
Tra loro, c'erano Guido Targetti e Leandro Corona, guardie di frontiera sulle Alpi, tra l'Italia e la Francia, esattamente in un piccolo paese di nome Valdieri. La sorella maggiore di Targetti, Ida, la prima di otto tra fratelli e sorelle, preoccupata della situazione che si era creata, partì da Vicchio, dove con la sua famiglia era mezzadra, per raggiungere a piedi il confine italo francese e riportare a casa il fratello Guido, di appena 20 anni.
Dopo innumerevoli peripezie arrivò alla piccola caserma di Valdieri dove trovò il caos più completo. La quarta armata italiana che occupava il sud della Francia era in ritirata. Pressata dalle forze angloamericane, si era riversata nel cuneese, completamente allo sbando. I contadini aiutarono questi soldati a scappare verso le loro case, dando loro abiti da indossare al posto delle divise e sfuggire così alle armate tedesche che li stavano cercando.
In questa situazione di caos, Ida Targetti riuscì a trovare il fratello per riportarlo a casa in salvo. Lui le disse: "Ida, con me c'è un commilitone che per me è un amico fraterno, si chiama Leandro Corona, è sardo e non è in grado di raggiungere la sua famiglia, lo possiamo portare con noi a Vicchio?". La risposta naturalmente fu positiva e si misero in viaggio a piedi e con mezzi di fortuna. Le linee ferroviarie erano interrotte per i bombardamenti e lo stesso valeva per strade e ponti.
Arrivati a Vicchio, Guido e Leandro si nascosero in un vecchio casolare abbandonato nella campagna circostante, insieme ad altri tre ragazzi del posto, Ottorino Quiti, Adriano Santoni e Antonio Raddi, fuggiti in borghese da altri fronti. Rimasero nascosti per non doversi arruolare nella nascente Repubblica Sociale di Salò, composta da alcune migliaia di fascisti irriducibili guidati da Mussolini, liberato da Hitler dalla prigione di Campo Imperatore e messo a capo della Repubblica fascista.
A Vicchio intanto ci furono manifestazioni di protesta dei contadini, perché i fascisti razziavano raccolti e bestie senza nessun rimborso, e nelle campagne erano attive alcune piccole formazioni partigiane. Fu allora che il Maggiore Carità, famigerato comandante fascista e torturatore presso "Villa Triste" a Firenze, decise una spedizione punitiva a Vicchio. Fecero trenta prigionieri tra cui i cinque ragazzi nascosti, che furono scoperti per una "soffiata" e portati nel carcere delle Murate a Firenze insieme agli altri. Furono liberati in venticinque, ma non i cinque ragazzi, che invece furono condannati a morte, perché renitenti alla leva obbligatoria della Repubblica di Salò. In carcere, urlarono la loro innocenza, si disperarono e il giovanissimo cappellano militare dei carabinieri Don Angelo Beccherle provò a salvarli tramite il cardinale Elia della Costa, che incontrò i gerarchi fascisti. Ma non ci fu niente da fare: volevano dare una lezione a chi rifiutava di arruolarsi nella Repubblica Sociale.
Il mattino del 22 Marzo 1944, molto presto, furono portati allo stadio di Firenze per la fucilazione. Il plotone di esecuzione era composto da giovani militari che non ebbero il coraggio di sparare, alcuni svennero, altri spararono in aria. Furono sostituiti da un plotone fascista. Partì l'ordine di fare fuoco e i cinque caddero. Due di loro erano ancora vivi, Quiti e il sardo Corona, e gridavano: "Mamma, mamma". Fu allora che il Maggiore Carità si avvicinò e diede il colpo di grazia. I fratelli della Misericordia composero le salme nelle bare, ma si accorsero che il Quiti era ancora vivo e continuava a dire: "Mamma, mamma". Lo tirarono fuori dalla bara e Carità gli scaricò addosso un caricatore di proiettili. Al rientro in caserma si volse verso i militari e sghignazzando disse: "Allora, vi è piaciuto il cinema che abbiamo fatto stamani?".
Allo stadio di Firenze scese il silenzio della morte. La morte di cinque ragazzi di appena venti anni, contadini di Vicchio, che niente sapevano di politica o della guerra ma avevano seguito solo il consiglio dei propri ufficiali di mettersi in salvo. A molti ufficiali la cosa riuscì. La loro storia è andata un po' diversamente.
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- 8 settembre 1943
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- renitenza alla leva
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Case fantasma in cittàOrnella De Zordo · Diritto all'abitare
!Diritto all'abitare
Autore: Ornella De Zordo
Uno spreco intollerabile. La battaglia di Salviamo il Paesaggio per recuperare gli immobili abbandonati e restituirli alla collettività. Basta una norma nei regolamenti comunali, già sperimentata in alcune città. I numeri del fenomeno a Firenze e dintorni.
Troppe case senza gente, troppa gente senza case era scritto in uno striscione che non molti anni fa veniva portato per le strade di Firenze dal Movimento di lotta per la casa. Una verità che, fino ad oggi, non è mai stata smentita, anzi riconfermata. In Italia, secondo i dati Istat, ci sono oltre 10 milioni di abitazioni vuote e migliaia di capannoni industriali abbandonati, simboli di un modello di sviluppo insostenibile. Un patrimonio che, se tornasse nuovamente nelle disponibilità delle nostre comunità, potrebbe alleviare l'emergenza abitativa in atto e fermare l'insensata corsa alle nuove edificazioni.
Gli esempi virtuosi
Salviamo il Paesaggio, un forum nazionale che riunisce associazioni, comitati e cittadini per promuovere un uso più responsabile del territorio, propone una soluzione concreta: recuperare questi spazi per restituirli alla collettività semplicemente applicando la Costituzione. Già ci sono alcuni esempi virtuosi in cui immobili abbandonati sono stati recuperati per uso pubblico, ma sono pochissimi e in contesti diversi: a Torino il recupero delle ex aree industriali come Mirafiori, trasformata in un polo culturale e residenziale; a Bologna l'esperienza dei "beni comuni urbani", dove cittadini e associazioni gestiscono spazi abbandonati per attività sociali. La proposta di Salviamo il Paesaggio invece riguarda uno strumento normativo a disposizione di tutti i comuni italiani. Una strada applicabile ovunque, attraverso un Regolamento comunale basato su una corretta applicazione dell'articolo 42 della Costituzione Italiana, che recita: "La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti". Se un immobile abbandonato non svolge più alcuna funzione sociale, può tornare proprietà comune o collettiva mediante l'acquisizione al patrimonio comunale. Si tratta di una scelta politica che non deve essere confusa come un atto di esproprio. Con la consulenza di Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, il comune marchigiano di Terre Roveresche (PU) ha adottato il regolamento già dal 2017. Ora la campagna invita tutte le amministrazioni comunali a seguirne l'esempio, e prevede una mappatura dettagliata di quanti e quali edifici sono inutilizzati per recuperarli a un uso pubblico e sociale trasformandoli in alloggi popolari, spazi culturali, centri di aggregazione o servizi per la comunità.
Il coinvolgimento delle comunità
In pochi giorni il Forum ha ricevuto decine di telefonate e messaggi da parte di Sindaci e consiglieri comunali, che hanno raccolto l'invito e iniziato a chiedere approfondimenti, porre domande, segnalare casi particolari. Segnali positivi sono arrivati finora soprattutto da Comuni di piccole dimensioni, al di sotto dei mille abitanti, con punte massime di poco superiori ai cinquemila. Le indicazioni pratiche da seguire sono la semplificazione normativa, per rendere più snelle le procedure per il recupero degli immobili abbandonati, incentivi fiscali per chi decide di recuperarli e destinarli a uso pubblico, utilizzo di fondi pubblici e PNRR per finanziare i progetti di riutilizzo. Un punto importante è il coinvolgimento delle comunità, con reali percorsi partecipativi in cui cittadini e associazioni gestiscano gli spazi recuperati.
Contro le diseguaglianze sociali
Il recupero degli immobili abbandonati è una grande opportunità per ridurre le disuguaglianze sociali, creare nuove economie e migliorare la qualità della vita, in città dove affitti brevi e Airbnb si sono mangiati gran parte del mercato e finanziano, attraverso una "rendita parassitaria" senza precedenti, dove i prezzi degli affitti sono sempre più alti e migliaia di famiglie sono in attesa di una casa popolare.
I numeri della crisi a Firenze
È una situazione comune a diverse parti d'Italia, ma a Firenze, come in altre città d'arte divenute città-vetrina, è ancora più grave. Secondo il rapporto Openpolis su 205.420 alloggi, quelli non occupati sono 26.400, pari al 12,9%. In tutta la provincia di Firenze, su un totale di 522.372 abitazioni, il 14,9% ovvero 77.641 case non risultano abitate, o magari affittate al nero. A fronte di questi dati, nelle stime del SUNIA, a Firenze le famiglie in disagio abitativo sono ormai 20mila, 2.500 famiglie in graduatoria per una casa popolare, mentre in tutta la Toscana sono circa 16mila. A Firenze quasi 3mila famiglie hanno fatto domanda per il contributo affitti. In area metropolitana, ma il 90 per cento sono a Firenze, si contano 2.500 convalide di sfratto all'anno e cento esecuzioni di sfratti con la forza pubblica al mese. Mentre proliferano alberghi e residence di lusso, anzi di extra lusso.
Questa campagna va sostenuta nel suo intento concreto di realizzare città realmente sostenibili e più inclusive. Perché recuperare gli immobili "fantasma" non è solo una questione urbanistica, ma un atto di giustizia sociale che risponde a un'emergenza che la politica continua a ignorare.
Info su www.salviamoilpaesaggio.it
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Il caso Barcellona
Per rispondere alla crisi abitativa in cui si trova da anni Barcellona, il comune e l'organizzazione non profit Habitat 3 hanno trovato un accordo per comprare Casa Orsola in un'area dove negli ultimi anni gli affitti sono aumentati vertiginosamente. Ha 26 appartamenti e 4 locali commerciali al piano terra: nel 2021 è stata acquistata dalla società Lioness Inversiones, che da allora non rinnova i contratti di affitto con l'obiettivo di usare gli appartamenti per i più redditizi affitti brevi. L'accordo prevede che il Comune metta il 49% della somma e che il restante sia a carico della non profit che gestisce alloggi popolari in Catalogna. Questa poi li assegnerà a persone che ne faranno richiesta o a quelle che già ci vivevano, ma non avevano più un contratto. Gli sfratti in programma sono stati sospesi, come chiedeva una grande manifestazione popolare. Intanto l'Unione degli inquilini ha convocato lo scorso 17 febbraio un'altra mobilitazione per far conoscere quelle che ha definito «le altre Casa Orsola di Barcellona». Il sindaco Collboni ha definito l'accordo per l'acquisto di Casa Orsola «innovativo e straordinario», ribadendo che l'emergenza abitativa che riguarda moltissime città europee si può cambiare «solo strutturalmente, con nuove regolamentazioni». Una bella lezione per le nostre amministrazioni che stanno marciando in direzione contraria, lasciando addirittura vuoti centinaia di alloggi pubblici.
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Gli alloggi vuoti a Firenze
Secondo il rapporto di Openpolis a Firenze su 205.420 alloggi quelli non occupati sono 26.400 (12,9%). Nella Città Metropolitana, su un totale di 522.372 ne risultano disabitati 77.641 (14,9%). A Bagno a Ripoli su 12.367 case, le non occupate sono 1.310 (10,6%), ad Impruneta 1.150 su 7.502 (15,3%), a Fiesole 992 su 7.174 (13,8%). Tante case sfitte anche nel Mugello: a Borgo San Lorenzo su 9.653 ben 1.736 (il 18%) sono vuote, mentre a Scarperia e San Piero su un totale di 6.246 abitazioni quelle non occupate sono 1.174, pari al 18,8%. Campi Bisenzio ha la quota minore di case vuote, 524 su 19.207 (2,7%).
- case vuote
- immobili abbandonati
- emergenza abitativa
- Salviamo il Paesaggio
- art. 42 Costituzione
- regolamento comunale
- proprietà privata
- funzione sociale
4Accoglienza2 articoli
Fiori d'asfaltoLaura Bardelli (a cura di) · Fiori d'asfalto - Poesia
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Rubrica: FIORI D'ASFALTO - Esercizi di sguardo poetico dalle periferie | A cura di: Laura Bardelli
La buona poesia si fa con cose concrete, che si gustano e si vedono. Bisogna partire da sé, e poi tendere verso l'altro. Questo lavoro, per me è la rivoluzione. — Ernesto Cardenal
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Vite
Chiusi dalle mandate come bestie al macello Fra l'anime bruciate c'è pure qualch'agnello Figli di padri assenti di madri snaturate Buttati nei conventi come cose abbandonate Figli dei corridoi delle correnti d'aria Il mondo c'ha sbattuto fuori la vita c'ha buttato all'aria!
Stefano Spadi
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Considero valore
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano. Considero valore quello che domani non varrà più niente e quello che oggi vale ancora poco. Considero valore tutte le ferite. Considero valore risparmiare acqua riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che. Considero valore sapere in una stanza dov'è il nord, qual è il nome del vento che sta asciugando il bucato. Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia. Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore. Molti di questi valori non ho conosciuto.
Erri De Luca, Opera sull'acqua e altre poesie, Einaudi, 2002
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Esercizio di meditazione poetica
Rileggi i versi di Erri De Luca, siediti in un luogo che ami senza sapere perché e domandati: «Che cosa considero valore, io»? Prendi un foglio bianco e tutto il tempo che ti serve, poi scrivi di getto le prime cinque (o forse più) cose che ti vengono in mente. Magari, alla fine, avrai composto una poesia…
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Le notti in coda dei migrantiMaddalena Giannelli · Accoglienza
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Autore: Maddalena Giannelli
Accampati per ore sotto le Questure per ottenere un documento. Burocrazia snervante e procedura online complicano le cose.
C'è una fila lunghissima, questa mattina, davanti all'Ufficio Immigrazione della Questura di Firenze. Sono solo le 7 del primo lunedì di febbraio e un centinaio di persone attende da ore l'apertura del portone. La maggior parte di loro si trova qui da ieri pomeriggio: in mano i documenti da presentare, sottobraccio sgabelli e coperte per coprirsi dal freddo della notte appena passata. Non è la prima notte e forse nemmeno l'ultima. Lo scorso 28 gennaio, a Roma, un uomo è morto mentre aspettava l'apertura dell'Ufficio Immigrazione: «è deceduto di morte naturale», è stato detto; ma è naturale morire di freddo davanti a una questura?
In tutte le città d'Italia, la situazione è la stessa. L'attesa per ottenere il permesso di soggiorno, o il suo rinnovo, è ugualmente – e assurdamente – lunga e umiliante: da uno a due anni per completare l'intera pratica, almeno sei mesi per ottenere un primo appuntamento. Un lunghissimo iter burocratico fatto di attese e sospensioni, rimandi e rifiuti, a cui si aggiungono le complicazioni, ancora troppo poco discusse, legate alle tortuose e malfunzionanti procedure online, per le quali sono richieste competenze tecnologiche che finiscono per rivelarsi un ostacolo, invece che garanzia di una più estesa accessibilità. Pare evidente quanto il complesso funzionamento del sito per la digitalizzazione delle richieste – il cui nome, prenotafacile.it, sembrerebbe un ironico ossimoro – rallenti la riuscita di tali pratiche, costringendo gli utenti a recarsi più volte negli Uffici Immigrazione, inevitabilmente, ingolfati.
Sono anche queste le criticità che hanno denunciato le ventidue associazioni fiorentine che, a seguito del presidio davanti alla Questura di Firenze del 22 gennaio scorso – dopo oltre un anno di istanze – sono riuscite ad ottenere, l'11 febbraio, un incontro con il questore Lamparelli. Quest'ultimo si è impegnato a trovare una soluzione per velocizzare i tempi d'attesa lunghissimi cui i richiedenti asilo sono costretti e che la rete di associazioni continuerà a monitorare.
Nella speranza che questa promessa sia mantenuta e realizzata il prima possibile, rimangono ancora immerse, in questo assurdo tempo sospeso, migliaia di persone: costrette a notti gelate e insonni, a code interminabili e a lotterie casuali che decidono di un destino, il loro, condizionato oramai solo dal numero assegnato nella fila.
È la grande semplificazione di cui è artefice tutto l'Occidente, la contrazione di vite umane in una griglia di numeri senza storia.
Yax Salomé Melendrez è un ragazzo peruviano di 24 anni, con cui mi fermo a parlare davanti all'Ufficio Immigrazione; mi racconta che, dopo una notte passata in coda per presentare la sua richiesta d'asilo, è stato rimandato a domani, perché oggi ne accettano solo cinque.
È così che la nostra indifferenza li considera: solo numeri; come quando naufragano in mare – «l'ennesima invasione scampata», direbbe qualcuno – o quando giungono miracolosamente ad attraversare i confini dopo mesi, più spesso anni, di viaggio. Nessun nome, nessuna storia arriva veramente, ma soltanto una numerazione che risuona di un passato di cui forse non si è fatta abbastanza memoria, e che oggi, come allora, vorrebbe far dimenticare la vita di migliaia di persone.
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Un fagotto di libertàBarbara Cremoncini · Accoglienza
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Autore: Barbara Cremoncini
Feri, dall'Iran all'Europa per studiare musica, finito per strada per i casi della vita: oggi rinasce nella nostra sede in via del Leone.
Può capitare, a chi passi di mattina nei pressi della Sala Vanni, l'auditorium che si apre nel chiostro della Chiesa del Carmine, in Oltrarno, di farsi sorprendere da una musica morbida e avvolgente, un suono profondo e caldo che forse qualcuno riconoscerà come quello prodotto da un fagotto. Nessuno potrà vederlo, ma nella sala affrescata, sotto la luce di un riflettore, un musicista si esibisce, da solo, davanti alle sedie vuote. Studia gli spartiti e prova e riprova le ance che ha appena costruito con le sue mani. Un lavoro lungo e paziente che trasforma questi pezzetti di canna nella voce dello strumento. "L'ancia è l'anima del fagotto - dice Feri - uno strumento può anche essere fatto con chiavi d'oro e diamanti, ma senza questa non è nulla".
Feri ha 61 anni, è nato in Iran ma ha vissuto a Firenze quasi tutta la vita. La Sala Vanni, le ance, il suono del suo fagotto sono, al momento, le uniche cose che possiede. Oltre a un letto all'albergo popolare, che è poco meno che vivere per strada. "Alle nove di mattina ti buttano fuori, lì non potevo lavorare, non avevo un posto per tenere lo strumento e gli attrezzi per fare le ance. Il fagotto lo lascio da un liutaio in via di Camaldoli, tutto il resto con me, dentro una scatola".
Da qualche giorno le cose sono un po' cambiate. Feri è stato accolto nella sede di Fuori Binario, dove può lavorare per qualche ora al giorno alle sue ance. Grazie ai consigli di amici fagottisti ha scoperto che, forse, queste piccole creature di canna possono diventare la sua salvezza. "Fino a qualche anno fa i musicisti si facevano le ance da soli, te lo insegnavano a scuola. Oggi nessuno le sa più fare e così ho pensato di venderle on line. Anche se ci vuole tempo, perché ogni ancia deve essere provata e rifinita per dieci giorni per fare davvero un prodotto di qualità". Feri ha calcolato che, se riuscisse a venderne cinque al giorno, potrebbe fare un bel guadagno.
"La mia vita è tutta colline, come la Toscana: alti e bassi, dal lusso alla miseria, dal tutto al nulla". Il tutto era un lavoro, non quello di musicista, sognato ma mai realizzato perché le orchestre a un certo punto si sono chiuse all'ingresso degli stranieri, ma un'attività commerciale, messa su grazie ai soldi dei suoi genitori. "Come tanti ragazzi iraniani qui a Firenze - racconta - avevo dei negozi". E poi una famiglia, dei figli. Ma anche in quegli anni la vita di Feri non è stata facile. "Sono arrivato come ragazzo fortunato, la mia era una famiglia importante del nord dell'Iran, benestante. Tutti i giovani della famiglia venivano a studiare in Europa, chi in Svizzera, chi in Germania. Anche io dovevo andare in un collegio in Svizzera. Ma invece ho scelto Firenze. Avevo visto il film 'Incompreso' (girato a Firenze da Luigi Comencini nel 1966, ndr), mi ero appassionato, volevo conoscere l'Italia". Così niente collegio. "Ho vissuto qui presso una famiglia, in una villa bellissima e ho frequentato le superiori e poi il conservatorio".
Poi la rivoluzione islamica e, subito dopo, la guerra Iran-Iraq hanno cambiato tutto. "I miei non potevano più mandarmi i soldi, compravo denaro al mercato nero. Però sono riuscito a lavorare nel commercio, senza cittadinanza era impossibile entrare in un'orchestra". Alla fine la cittadinanza non l'ha mai presa. "Era difficile a quei tempi, ci volevano anni. Poi, quando avrei potuto prenderla, per i concorsi ero già troppo vecchio. Ma gli affari andavano bene, ogni tanto suonavo in qualche ensemble di musica da camera. È stato dopo la crisi del 2008 che ho cominciato a perdere colpi. Con il Covid è stato ancora peggio, ho perso anche l'ultima attività. Mia moglie è tornata in Giappone per stare con il padre malato. Ho fatto laureare mia figlia e, quando lei è partita per raggiungere la madre, ho consegnato le chiavi di casa. E mi sono ritrovato per strada".
Dice Feri che le cose finiscono così, per caso. Come per caso cominciano. Anche il fagotto, un caso. "Ho studiato flauto, poi mi sembrava uno strumento troppo facile. Pensavo al violoncello, il mio maestro mi ha consigliato il fagotto, che è un po' il violoncello dei fiati". Venire a Firenze e restarci, un altro caso. "Ho pensato di tornare in Iran nel '91, mio padre mi ha detto no, loro si erano ormai abituati al nuovo regime prendendo il veleno goccia a goccia, per me sarebbe stato uno shock insostenibile". In Iran non è più tornato. Ma a Firenze non vuole restare. "Il mio obiettivo è guadagnare abbastanza per andare in Giappone, da mia moglie e mia figlia".
Oggi, forse, comincia la risalita. Grazie a tante piccole cose, frutto del caso sì, ma anche delle fiammelle di solidarietà che per fortuna qualcuno tiene ancora accese. Un posto al dormitorio, lo spazio a Fuori Binario, il liutaio che custodisce il fagotto. Suonare il campanello del Musicus Concentus e trovare qualcuno che apre e, solo per lui, accende il riflettore della Sala Vanni. Ed emozionarsi "ogni volta che comincio a suonare".
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Brevi - Via Mariti e Oasi di Ponte a GreveVari (redazione, Comitato Area Verde San Lorenzo a Greve) · Attualità
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Via Mariti un anno dopo
Basta morti sul lavoro! Facciamoci un parco! E poi i nomi dei 5 operai morti sotto il crollo del cantiere Esselunga di via Mariti un anno fa; queste le parole scandite al presidio che il 16 febbraio ha animato il quartiere, con interventi di sindacati di base e voci di varie parti del movimento fiorentino, ma anche la testimonianza del Comitato 29 giugno di Viareggio. Proprio il verde pubblico è stata da sempre la richiesta che gli abitanti hanno fatto fin da quando l'edificio dell'Ex Panificio militare era ancora in piedi.
Il vecchio progetto di 250 appartamenti è stato affossato dalla forte reazione di chi dentro e fuori Palazzo Vecchio si era opposto, ma dopo anni di stallo, Esselunga si è aggiudicata l'acquisto dell'area. Ci sono voluti ben 8 anni prima che i lavori potessero partire; e allora la fretta di aprire gli 8.000 metri quadrati di centro commerciale, la rincorsa sfrenata al profitto, il sistema scellerato dei subappalti concorrono all'esito finale: uno dei peggiori incidenti sul lavoro degli ultimi anni.
Il quartiere deve essere risarcito da scelte urbanistiche che finora lo hanno penalizzato. Non altro cemento, ma un parco, che possa essere goduto da chi lo ha da sempre richiesto, e come ora rivendica l'Assemblea 16 febbraio. (ODZ)
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Difendiamo l'Oasi di Ponte a Greve
In 20 anni l'area verde si è ridotta di due terzi. "L'aria è avvelenata, piantate più alberi!"
Comitato Area Verde San Lorenzo a Greve
A Firenze c'è un luogo speciale, dove gli alberi sembrano avere una voce: salutano i passanti, accolgono chi si ferma e offrono il loro abbraccio silenzioso. Questi alberi sono stati amati, curati e cresciuti in un ambiente che li ha fatti diventare maestosi.
Questo luogo è il Campone di Ponte a Greve. Qui, nel 2000, è nata una grande Coop, un punto di riferimento per molti. Successivamente è arrivata anche la tramvia – fermata Nenni-Torregalli – con i suoi due parcheggi scambiatori costantemente esauriti.
Se vi trovate da queste parti, fate una sosta, ma non solo per lo shopping: fermatevi per ammirare qualcosa di unico, finché sarà possibile. Sì, perché il futuro di questi alberi è incerto. C'è chi pensa di abbatterli per fare spazio a nuovo cemento.
Stiamo parlando di una decina di "bagolari", giovani alberi di appena 25 anni. Sono in ottima salute, con davanti a loro una prospettiva di vita che può superare i tre secoli. Con le loro chiome ampie e rigogliose, offrono ombra, bellezza e una barriera naturale contro l'inquinamento, qualità indispensabili in un contesto urbano.
Questi alberi furono piantati nel 2000, quando la Coop, per compensare l'impatto ambientale, donò al Comune 35mila metri quadrati di verde. Oggi, ne restano solo 15mila metri. Gli altri 20mila sono stati mangiati dal cemento e dal catrame. Così l'aria nel quartiere si è ammalata, anzi a dire la verità si è avvelenata. Non solo. D'estate si trasforma in una delle cinque isole di calore della città, con temperature che arrivano oltre i 40 gradi.
Per questo motivo, da anni, è nato un Comitato per difendere il verde rimasto con i suoi bagolari. Al Comune chiediamo di dire basta a nuovo cemento e catrame e di fare scelte precise per aumentare il verde. La nostra proposta è concreta: abbiamo chiesto che venga creata, proprio di fronte al grande parcheggio della Coop – la principale fonte di inquinamento della zona – una grande "oasi verde" con un progetto di rimboschimento significativo. Non vogliamo nuove costruzioni, ma un vero grande bosco che migliori la qualità dell'aria e riduca il calore.
Gli esperti lo confermano: più gli alberi sono vicini alle fonti di emissioni inquinanti, più è efficace la loro azione di bonifica. Quello che proponiamo non è un sogno irrealizzabile, ma una scelta razionale, a tutela dell'interesse collettivo. Difendere il verde significa tutelare il bene comune di una comunità in sofferenza.
Questa proposta interessa a qualcuno? Siamo pronti a dialogare, ma soprattutto a difendere ciò che rimane del nostro quartiere e della nostra salute.
- via Mariti
- Esselunga
- crollo
- cantiere
- morti lavoro
- parco
- verde pubblico
- Ponte a Greve
Ecosistema MondeggiJason Nardi · Attualità
!Attualità
Autore: Jason Nardi
Assemblea sovrana e metodo del consenso per la co-progettazione del bene comune.
Mondeggi guarda al futuro, facendo tesoro dell'ecosistema dei beni comuni coltivato in dieci anni di attività: un reticolo di relazioni sia con le realtà del territorio circostante che con molte associazioni e iniziative mutualistiche cittadine e oltre. Lo scorso 8 gennaio si è svolta un'assemblea alla CDP di Grassina dove 17 realtà si sono incontrate per progettare insieme la Mondeggi del futuro, immaginando le attività, gli spazi condivisi, le filiere agroecologiche e i loro collegamenti, la costruzione di comunità – in preparazione del processo di co-progettazione con la Città Metropolitana, per stabilire il modello gestionale e l'affidamento delle varie parti della tenuta (terreni, casolari e villa).
La proposta emersa è di proseguire con una gestione caratterizzata da processi decisionali orizzontali e inclusivi, dove l'assemblea plenaria è organo sovrano e viene adottato il metodo del consenso. Così facendo si preserva non solo la vocazione agricola e il patrimonio storico-culturale-paesaggistico, ma anche le pratiche di innovazione culturale, solidarietà, inclusione sociale, tutela ambientale, ricerca scientifica, educazione sportiva e artistica, attraverso uno strettissimo contatto con la terra e la sua cura, secondo una visione olistica e agroecologica.
Fin da subito, la "fattoria senza padroni" ha chiesto di essere riconosciuta a tutti gli effetti, ma nel nostro ordinamento non esiste una forma giuridica che abiliti e dia piena attuazione a principi che pur sono nella Costituzione (dall'uso sociale della proprietà, alla sussidiarietà) e caratterizzano un bene comune. Ci sono alcune esperienze significative di applicazione locale (si pensi agli usi civici dei beni comuni emergenti di Napoli) o "patti di collaborazione" tra enti pubblici e "cittadinanza attiva", come quelli nati a Bologna nel nome di "amministrazione condivisa per la cura e la rigenerazione dei beni comuni urbani", nati anch'essi dieci anni fa.
Per questo, oggi Mondeggi Bene Comune ha richiesto alla Regione Toscana l'attivazione di un Patto di collaborazione secondo la Legge Regionale n. 71/2020 sul Governo collaborativo dei beni comuni e del territorio, per la promozione della sussidiarietà sociale, cercando così di innescare un positivo corto-circuito tra amministrazione regionale, metropolitana e comunale, tutte a guida PD. La legge è rimasta – per quanto ne sappiamo – inattuata. Intanto Mondeggi ha continuato a confrontarsi con realtà simili, anche a livello europeo, fino all'incontro pubblico "Firenze Agroecologica: pratiche collettive e politiche locali del cibo", durante il quale si sono messe a confronto le molteplici esperienze agroecologiche basate sul "fare bene comune" e le modalità di intrecciare reti e collaborazioni tra produttori e "consumattori", per una politica del cibo partecipata e aperta, a partire dall'esperienza di Mondeggi, dei mercati contadini di quartiere e del progetto di un mercato agroecologico più ampio. Vediamo se le istituzioni locali sapranno cogliere l'opportunità di sostenere questa proposta che viene dal loro territorio. Nel frattempo, rimanete sintonizzati… o partecipate alle molte assemblee ed incontri che si stanno facendo per immaginare e costruire insieme la Mondeggi del futuro.
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I Perduti Guardiani del sottopassaggio delle CureFrancesco Martinelli · Attualità
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Autore: Francesco Martinelli
Con questo giornale abbiamo fatto un'inchiesta sui sottopassaggi per noi più sensibili di Firenze. In particolare con il sottopasso delle Cure abbiamo instaurato un rapporto anche di amicizia e reciprocità che è ormai diventato una serie di interviste, articoli e botta e risposta, quasi una saga. Da qui l'idea di trasformare il dialogo avuto con i residenti del quartiere 2 in una sorta di apocalittica avventura alla Lovecraft (che è anche un invito a leggere l'opera di Cthulhu) per rendere concreti atti a noi assurdi, ma che potrebbero aver senso in un romanzo. La realtà supera la fantasia. Buona lettura.
Nel sottopassaggio perduto delle Cure (occultamente noto come Du'Kure), i cui sotterranei abitanti adorano gli Antichi Vinai e leggono il pericoloso Economicon, manoscritto redatto dall'etrusco pazzo Fosco il Frasco (o il Frasca Fosco, non si legge bene), finalmente è stato ristabilito l'ordine. La sacra missione è stata realizzata dopo lunghe invocazioni da parte degli Ortodossi e grazie alla collaborazione degli "Artisti dell'Ordine ed il Bello" e gli "Alia" (che con la loro benefica magia circuiscono schiere di degradati obbligandoli a lavorare per il "Pulito ad Ogni Costo").
Gli oscuri Guardiani del sottopassaggio avevano osato organizzare una mostruosa Biblioteca sfruttando le donazioni degli abominevoli Adepti dell'ormai degradato quartiere Du'Kure. Una pazzia dilagata per il volere di un oramai perduto essere umano consegnatosi alla Povertà, nota malattia contagiosa che porta l'infetto a fare cose assurde come pretendere di avere il diritto di mangiare e cagare. Costui, assieme ai suoi accoliti ormai in preda al morbo, non poteva neppure più allontanarsi dall'oscena accozzaglia di libri, dormendoci addirittura accanto, sconvolto da raptus di sonno, ed obbligando con le sue arti arcane i perduti passanti a sacrificare loro cibo e a donare oboli.
La sera del 30 gennaio questi Perduti accoglievano per un rituale pagano chiamato "cena" una grinzosa e corrotta vecchietta, che porgeva loro un tegame con grazia d'ancella. Ma ecco che l'abominevole rito era sventato dal vigoroso intervento del gran Maresciallo, che con sdegnoso gesto ordinava agli Alia di gettare via tegame, contenuto e, se fosse stato possibile, pure vecchietta. Ah quanta saggezza! E via anche i giacigli, ché non si dorme più, svogliati! E via anche gli stracci da sciamani, ignudi come tutti dovete andare! Prendete esempio dallo sfarzo del nostro Palazzo del Signoreggiamento, e dalla sua nobiltà, in ogni sua forma ed in ogni tempo, nello svestire ognuno ed ogni cosa dai suoi orpelli per immolarli all'Amato Comune.
Generosamente, a dicembre, era stato proposto ai trasgressori la possibilità di sopravvivere, spostando la biblioteca al mercato Du'Kure: lì dove, certo, tutti avrebbero potuto vedere il vilipendio e mettere alla gogna le loro mostruose abitudini; ma i reietti, anziché rifiutare la pena, accettavano di buon grado l'offerta, rischiando persino la luce del sole che tanto disprezzano. Che il potere dei sotterranei si sia talmente rafforzato da sfidare la superficie? In tal caso fiorentini state accorti, perché si potrebbe riversare nelle strade tutto il malessere finora giustamente represso sotto il livello del mare! E allora ogni decreto o foglio di via per arginare questa terribile piaga sarà inutile, e come la peste saremo tutti infettati dalla mostruosa, subumana, inaccettabile cultura del buonsenso.
(liberamente tratto da "Il ciclo di Cthulhu" di H.P. Lovecraft)
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Come curarsi i denti gratuitamente
La Toscana ha riorganizzato le prestazioni dei dentisti fornite dal Servizio sanitario regionale. L'accesso alle prestazioni odontoiatriche è a "libero accesso", ovvero senza la prescrizione medica. In tutta la regione sono 60 centri di primo livello a cui si sommano i 20 di secondo e terzo a prevalente assistenza ospedaliera e che assicurano qualità e sicurezza per i casi complessi mediante percorsi assistenziali integrati. Per la Asl Toscana Centro basta chiamare lo 055/545454. I cittadini con ISEE fino a 8000 euro accedono a tutte le prestazioni odontoiatriche in regime di esenzione. Sono inoltre esenti dal pagamento delle cure odontoiatriche i pazienti in attesa di trapianto; i pazienti con stati di immunodeficienza grave, con cardiopatie congenite cianogene, con patologie oncologiche ed ematologiche in età evolutiva e adulta in trattamento con radioterapia o chemioterapia o comunque a rischio di severe complicanze infettive e con emofilia grave o altre gravi patologie dell'emocoagulazione congenite, acquisite o iatrogene.
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Piove sul bagnato
In un mondo arido di acqua chi è in strada si ritrova a maledire la pioggia.
Francesco Martinelli
28 gennaio, a Firenze piove, piove, piove. Tanti si sono svegliati al suono dei tuoni. Chi vive in roulotte o in camper credeva di essere in guerra, sotto i colpi di una mitragliatrice. Chi era in strada ha cercato riparo dove poteva. Nei sottopassaggi allagati è andata peggio perché le poche cose di proprietà (vestiti, coperte, cibo) sono da buttare. In ognuno dei casi ci siamo svegliati bagnati e con i vestiti umidi, impossibilitati ad asciugare anche solo i calzini perché non si può stendere nulla in strada e con il cielo nero. I dormitori hanno dovuto seguire la solita procedura per cui si esce presto la mattina e si rientra la sera. In un mondo arido di acqua chi è in strada si ritrova a maledire la pioggia. Ci si rifugia nei sottopassi periferici dato che il centro è ormai zona rossa per i poveri. I tombini esplodono merda, ratti e rabbia. Il popolo dell'abisso chiede asilo e se c'è possibilità di un aiuto in dignità.
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Contro l'indifferenzaAntonio Quarta · Attualità
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Autore: Antonio Quarta
Antonio viveva in strada con il suo cane, oggi è diffusore di Fuori Binario a Pisa "per donare anche ad altri la speranza".
Antonio Quarta e Walter Vanni sono entrati nella comunità di Fuori Binario e rappresentano da qualche tempo l'avamposto del nostro giornale a Pisa. Anche loro, come i diffusori fiorentini, ricavano un piccolo reddito dalle vendite nelle strade e nelle piazze. Questo mese Antonio ci racconta come nasce questo contatto e parte della sua storia, del suo cane Erik e di Floriana, una gentile e generosa signora che li ha accolti al caldo.
Tutto è successo tre anni fa, quando mi sono trovato con un cane in strada, in grossa difficoltà. Erik era stato male e siamo dovuti intervenire drenando del liquido dai polmoni. Era una domenica sera, a Firenze pioveva forte e ci bagnammo tutti. Stavo pensando che a Erik era rimasto poco tempo, quando nel buio vidi arrivare la signora che solitamente ci aiutava e scambiammo due parole. Era venuta a darci una notizia che non ci sembrava vera: una persona aveva risposto ad un nostro annuncio su Facebook, in cui chiedevamo una stanza per poter tenere Erik al caldo e poterlo curare. A quell'annuncio aveva risposto Floriana da Pisa, che decise di non separarmi da Erik e di accoglierci entrambi durante la sua terapia.
Sono stati giorni di grande sofferenza, Erik mangiava a fatica, abbiamo mantenuto il contatto col veterinario giorno dopo giorno e, anche se non camminava ormai più, sembrava reagire. Erik si è spento fra le mie braccia dopo poche settimane, nel nostro nuovo letto, in una notte di fine dicembre e ora riposa in giardino. Poi è arrivato Tigre. Lo abbiamo fatto uscire da un brutto canile e ha riempito il vuoto lasciato da Erik, anche se lui rimane sempre nel mio cuore. Siamo ancora insieme, nella nostra nuova casa.
Ho iniziato a fare volontariato e a partecipare a gruppi di auto aiuto, perché avevo bisogno di donare agli altri la speranza che si era riaccesa in me, l'amore per le cose semplici, la gratitudine per il prossimo, la cura delle piccole cose, giorno dopo giorno.
Poi su Rai 3 ho sentito parlare di "Fuori Binario" e ho pensato fosse un progetto perfetto da proporre anche qui. Quando ho iniziato a proporlo a Pisa, mi sono accorto che le persone non rimanevano indifferenti, che si instaurava un dialogo e ho deciso, insieme all'amico Walter e ad altri sostenitori, di impegnarmi nella sensibilizzazione e nell'informazione a supporto delle persone fragili. Sono Antonio, ho 61 anni e ora sono un referente per il giornale dei senza dimora a Pisa.
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Dove l'impegno non bastaFelice Simeone · Infografica
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Autore: Felice Simeone
Il "successo" nella vita dipende moltissimo dal contesto. Nel nostro paese l'ascensore sociale è quasi fermo.
È molto difficile oggi non imbattersi in qualcuno che vuole insegnarci come fare per ottenere successo nella vita. Tutti questi esperti di vita battono sullo stesso tasto: dipende tutto da noi, dalla nostra forza mentale, dalla nostra volontà, e soprattutto dal nostro impegno. Una volta questo messaggio era affidato alla famiglia e alla scuola: "se ti impegni riuscirai ad arrivare dove vuoi", "studia così ti assicuri un futuro".
Questa visione, però, rimuove un aspetto cruciale: il contesto in cui viviamo può essere determinante più dell'impegno dei singoli, e la condizione sociale da cui partiamo pone degli ostacoli che possono risultare insormontabili.
Attraverso la definizione di un Indice di Mobilità Sociale (IMS), il World Economic Forum (WEF), l'organizzazione svizzera che monitora l'economia globale, ha mostrato quali sono i mattoni di cui è fatta la scala sociale.
Bisogna chiarire che la mobilità sociale è un concetto complesso in quanto riguarda sia la possibilità che un individuo riesca a migliorare la propria condizione durante la propria vita, sia che la crescita sociale avvenga gradualmente attraverso più generazioni. In ogni caso, più è alto il valore di questo indice, più è facile salire la scala sociale.
Giusto per fare un esempio, in Danimarca, il paese con il più alto valore dell'indice, le condizioni di partenza di un individuo non incidono particolarmente sulla crescita sociale, mentre in Camerun, indice intorno a 30, è difficilissimo che un individuo migliori la propria condizione indipendentemente dal proprio impegno.
Secondo lo studio del WEF, la Mobilità Sociale è il risultato di 5 componenti fondamentali: 1) qualità e disponibilità dell'istruzione, 2) qualità della sanità, 3) opportunità e condizioni lavorative, 4) protezione sociale, e 5) accesso alle tecnologie.
Intuitivamente, la disponibilità di una scuola di qualità fornisce le competenze utili per poter crescere. Un aspetto messo in evidenza dal WEF, comunque, è anche la possibilità di formazione a lungo termine, perché assicura un aggiornamento continuo anche dopo aver concluso il proprio percorso scolastico. La scarsità di formazione a lungo termine è proprio uno dei fattori che ha determinato, per l'Italia, la più bassa mobilità fra i paesi dell'Europa occidentale (34° posto).
La sanità è molto importante poiché ha effetti a lungo termine che iniziano già nei primi anni di vita. Lo sviluppo di malattie o la difficoltà a curarle incideranno sul collocamento sociale dell'individuo adulto. Ovviamente, il mercato del lavoro è forse la componente più importante della scala sociale. Le opportunità di lavoro, l'accesso a salari adeguati, e la disponibilità di condizioni lavorative sostenibili sono condizioni irrinunciabili per la crescita sociale.
Per l'Italia, il rapporto del WEF riporta una scarsa offerta di lavoro e uno dei numeri più alti (19%) di giovani sotto i 25 anni che sono fuori dal mercato del lavoro, i cosiddetti NEET. La disparità di salari, invece, è ciò che pone gli USA, cioè un'economia avanzata, al 27° posto della graduatoria globale. La possibilità di una vita al riparo da rischi attraverso un welfare efficiente e istituzioni inclusive contribuisce alla propria crescita economica e sociale. Inoltre, l'accesso alle tecnologie, e specificamente ad Internet, rappresenta, secondo il WEF, un elemento di crescita per le possibilità diffuse che offre di accesso all'informazione e alla formazione on-line.
Ciò che l'analisi del WEF ha messo in evidenza, comunque, è che lì dove si è investito in mobilità sociale, oltre a sostenere un'economia solida, si è determinato anche un benessere diffuso e una vivacità sociale.
Forse è tempo che cominciamo a dubitare dei guru del successo fai-da-te.
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La fragile tregua di GazaRiccardo Michelucci · Attualità
!Attualità
Autore: Riccardo Michelucci
La pace resta lontana, stretta tra gli equilibri interni alla destra israeliana e i deliri espansionistici di Trump.
"Ci riserviamo il diritto di tornare in guerra": con questa chiara minaccia Benjamin Netanyahu ha dato il via libera alla tregua a Gaza entrata in vigore il 19 gennaio scorso. Il primo ministro israeliano ha voluto fugare ogni dubbio fin da subito, chiarendo che questa non è la pace. Per Israele, circa 50mila morti - che secondo un rapporto di Lancet potrebbero essere addirittura 70mila - non costituiscono affatto un problema. Anzi, per qualcuno all'interno del suo esecutivo sono persino troppo pochi.
Ma perché la mattanza dell'esercito israeliano non poteva essere fermata prima? Cos'è cambiato rispetto a qualche mese fa? Semplicemente, Netanyahu aveva bisogno di accreditarsi con Trump cominciando a individuare strategie comuni per il Medio Oriente e contro l'Iran. L'accordo di cessate il fuoco firmato a Doha, con la mediazione di Stati Uniti, Egitto e Qatar, è suddiviso in tre fasi. La prima dovrebbe durare 42 settimane e prevede il rilascio, da parte di Hamas, di 33 dei 95 ostaggi ancora in vita. In cambio, Israele dovrebbe rilasciare quasi duemila prigionieri politici e guerriglieri palestinesi. Contemporaneamente, sarà permesso ai camion di aiuti umanitari di entrare a Gaza dal valico di Rafah, al confine egiziano. All'inizio di febbraio sono iniziate le discussioni relative alla seconda fase, in cui Hamas dovrebbe rilasciare tutti gli ostaggi ancora presenti nella Striscia, in cambio di centinaia di prigionieri palestinesi. Israele dovrebbe completare il ritiro di tutte le sue truppe da Gaza. La terza e ultima fase, infine, prevede che Hamas consegni i corpi degli ostaggi morti durante la prigionia e si raggiunga un accordo sul futuro governo di Gaza. Se i negoziati per le fasi due e tre falliranno, potrebbe anche essere prorogata la prima fase, altrimenti i bombardamenti e i massacri di civili riprenderanno come prima.
Il raggiungimento della pace dipende innanzitutto dagli equilibri interni alla Knesset. Netanyahu deve tenere a freno la furia bellicista dei falchi della destra messianica, che spingono per il controllo dell'intera Striscia di Gaza e si oppongono strenuamente al cessate il fuoco. Come moneta di scambio, Netanyahu ha lanciato subito una nuova operazione militare su vasta scala in Cisgiordania e Trump gli ha spianato la strada revocando le sanzioni sui coloni israeliani dei Territori occupati, ulteriore conferma del fatto che la nuova amministrazione di Washington sarà ancora più vicina a Tel Aviv di quanto non fosse stata la precedente.
Sulla testa del premier israeliano pende un mandato d'arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra e contro l'umanità, ma il 4 febbraio scorso Netanyahu è stato il primo leader straniero ospitato alla Casa Bianca dalla nuova amministrazione statunitense.
In quell'occasione Trump ha annunciato il suo piano di pace per Gaza: una sorta di protettorato degli Stati Uniti che costruirebbero al suo interno grattacieli e lussuosi resort affacciati sulle spiagge del Mediterraneo, sullo stile di Dubai. Le immagini dell'esodo biblico di migliaia di palestinesi sopravvissuti (per ora) al genocidio, che cercano di rientrare a Gaza tra le macerie delle loro case hanno fatto il giro del mondo. Ma forse lui non le ha viste.
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Never Again - Il fumetto di Spiegelman e Sacco
Il premio Pulitzer della memoria dell'Olocausto e il più pervicace narratore del dramma del popolo palestinese uniscono le loro matite.
Due fumettisti si sono incontrati tra le macerie della striscia di Gaza, non nella Gaza reale ma negli spazi bianchi di un fumetto intitolato "Never Again" pubblicato negli Usa dalla New York Review of Books e in Italia dalla rivista Internazionale. I due non sono due autori qualsiasi e tutto nasce con una telefonata sulle conseguenze del 7 ottobre 2023, prende forma in un equivoco e si chiude con una profezia.
Art Spiegelman, 77 anni, celebre per aver disegnato Maus: 296 pagine che nel 1991 rivoluzionarono il mondo editoriale. Maus è la storia di una famiglia ebrea - la famiglia Spiegelman - tra gli anni della guerra e il presente, tra la Germania nazista e gli Stati Uniti. Un padre scampato all'olocausto e un figlio che fa il cartoonist: nel racconto, gli ebrei sono disegnati come topi (da qui il titolo Maus) e i nazisti come gatti.
All'altro capo del telefono c'è Joe Sacco. Fumettista 65enne, statunitense nato a Malta, che ha fondato il graphic journalism con un libro pubblicato nel 1996: si intitola Palestina e racconta i viaggi dell'autore nella striscia di Gaza. Il ritratto delle condizioni del popolo palestinese continua con "Footnotes on Gaza" del 2009 e "War on Gaza" del giugno 2024 sul massacro compiuto da Israele.
Spiegelman e Sacco usano senza remore il termine 'Genocidio'. Il fumetto si chiude con una profezia: i due autori si allontanano tra le macerie palestinesi, in mano hanno due cartelli che dicono "Mai più. Per nessuno". La parola sottintesa è genocidio. Nel dialogo c'è un gioco di parole tra soluzione giusta (alla questione palestinese) e soluzione finale (la Shoah). E infine l'inquietante didascalia che chiude il fumetto: sopra una raffigurazione moderna dei quattro cavalieri dell'Apocalisse, i due autori si chiedono se le profezie bibliche avessero ragione: sarà in quella terra che avrà inizio la fine del mondo? Le parole non danno risposta, i disegni non lasciano intravedere speranze. Restano solo le pietre di Gaza.
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Versi dall'esilio - Hasan Al NassarSilvana Grippi, Giulio Gori · Attualità
!Attualità
Autori: Silvana Grippi, Giulio Gori
Ricordiamo Hasan Al Nassar, poeta iracheno e profugo a Firenze.
Hasan Al Nassar è un poeta. Un poeta superbo. I versi scritti di pugno, rimaneggiati infinite volte alla ricerca dell'equilibrio che la sua vita esteriore non sembra avere, raccontano la vicenda di un esule iracheno senza patria, tra migrazioni di beduini, richiami onirici all'antica Babilonia, ma anche a una cultura musulmana cui non fa da contrappunto la fede, gli impediscono di accedere ai piani alti dell'editoria: la sua poetica, del resto, è legata ai paradisi artificiali che costantemente esercita e rivendica, e che persino imbarazzano alcuni dei suoi amici.
"Senza bere, ho scritto solo versi volgari", lui dirà. Per Dea arrivano poi la nuova raccolta di versi "Roghi sull'acqua babilonese" (2003) e il cortometraggio "Shaar al Manfa" (2004).
Nel 2005 all'Università di Roma Tre, pronuncia la sua lectio magistralis, un inno alla pace: "Aspettate da noi poesie d'amore, poesie di un universo svuotato di Dio: tutto ruota intorno a lui, ma nel fumetto compare solo una volta in forma di care immagini allucinate, schiudere le porte dei nostri inferi. Ma la sua anarchia, il suo disordine, la fede, gli impediscono di accedere ai piani alti dell'editoria. Aspettate, perché un giorno saremo anche noi cantori di panorami di albe, di mattini anche. Aspettate da noi testi che non portino in sé parole come morte, dolore, paura, lutto, desolazione, abbandono".
Hasan Al Nassar è morto la notte di Natale del 2017, in una Firenze che non ha saputo capire fino in fondo il suo grido: "Voglio una Patria, voglio / un albero sotto al quale / possano distendersi gli / uomini randagi" ("Rovina").
Giornalista e poeta dissidente, fugge dall'Iraq di Saddam, costretto dalla Storia: due suoi fratelli vengono giustiziati per renitenza alla leva. Arrivato in Italia da profugo, si laurea in Lettere all'Università Orientale di Napoli, frequenta un dottorato all'Università di Firenze. Comincia a scrivere anche in italiano e la prima raccolta di versi "Poesia dall'esilio" arriva nel 1991 con le Edizioni Dea.
I versi di Hasan finiscono sulle grandi riviste poetiche internazionali, per la sua capacità di fondere mondi opposti, evocare immagini allucinate, schiudere le porte dei nostri inferi.
Nel bailamme di San Lorenzo, fra ambulanti e turisti che corrono a prendere il treno, Hasan si arrende alla fretta, a misurare parole di qualità. In quella borsa che si schiude e rivela una miriade di viste, libretti, fotocopie: dentro ci sono ritagli di poesie, saggi letterari, articoli di giornali da tutto il mondo. Nel bailamme, che consuma e brucia, il tesoro contenuto in quella borsa è la risposta alla confusione, alla mancanza di umanità. Così, il corpo stanco di Hasan sembra quasi volersi muovere, gli occhi color ambra corrono guizzanti dietro a quell'umanità pulsante, eppure perduta: è la chiosa.
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11Cultura1 articolo
Notizie - Costruire comunità, Salvare vite, Fronte No Austerity, Working Class, Un altro ostello, 21 marzo CampiVari (redazione, Clara Baldasseroni) · Cultura - Ricerca politica
!Cultura
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Costruire comunità
Fuori Binario ha intervistato Gian Andrea Franchi sul suo ultimo libro "Per un comunismo della cura", appena uscito per Derive Approdi, in cui si indaga il rapporto di cura, inteso nella sua forma più ampia e radicale di ricerca di sé nell'altro e dell'altro in sé, che appare come il passaggio esperienziale per la costruzione dal basso di forme comunitarie.
Gian Andrea Franchi è un filosofo e attivista che vive a Trieste dove si dedica alla difesa dei diritti dei migranti. Insieme alla sua compagna Lorena Fornasir ha fondato "Linea d'Ombra", un'associazione di volontariato che assiste, nell'indifferenza dei più, i migranti in transito a Trieste lungo la Rotta balcanica. Il loro impegno si concretizza nell'accoglienza e nel supporto ai migranti, offrendo loro beni di prima necessità e assistenza medica. Il simbolo di questa resistenza è il gesto, molto concreto, della cura dei piedi di coloro che arrivano in piazza.
Guarda la video intervista: https://youtu.be/yIo8tunm07c
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Salvare vite non è reato
L'impegno di Mediterranea nel soccorso ai migranti naufragi di fronte alle nostre coste.
Fuori Binario ha passato un po' di tempo a colloquio con Giulia Pellegrini, Maddalena Giannelli, Noemi Montaquila, Silvia Morelli componenti dell'Equipaggio di Terra di Mediterranea Saving Humans di stanza a Firenze. E di stanza anche nella sede del nostro giornale: Mediterranea infatti, ormai da qualche mese, si riunisce in via del Leone 76 per mandare avanti le sue attività e organizzare eventi a supporto delle iniziative in mare.
"Salvare vite non è reato", è questo uno dei più forti messaggi che Mediterranea lancia nell'intervista. L'associazione ha migliaia di soci in tutta Italia ed è nata nell'estate del 2018 dall'indignazione dinanzi alle migliaia di morti nel Mediterraneo e alla politica dei porti chiusi portata avanti dal ministro Salvini & Co. In breve tempo hanno varato la prima e tuttora unica nave del soccorso civile battente bandiera italiana: la Mare Jonio. Da quel giorno sono stati salvati migliaia di naufraghi e gli attivisti hanno preso posizioni politiche importanti nel deserto culturale che domina nel dibattito sui migranti nel nostro Paese.
Giulia, Maddalena, Noemi e Silvia, attive a Firenze, sono entusiaste del loro impegno, tangibile e prezioso. Durante l'intervista ci hanno raccontato anche delle molte iniziative condotte in città, della loro presenza nelle scuole, degli eventi di finanziamento, della costruzione quotidiana di una cultura dell'accoglienza e della pace.
Trovate l'intervista, curata da Cristiano Lucchi, all'indirizzo https://youtu.be/4Z1JbKcAbCU
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Fronte di Lotta No Austerity
Settima Conferenza annuale a Firenze con focus su crisi dell'occupazione e delocalizzazioni.
Sabato 1° febbraio si è svolta a Firenze la 7° Conferenza annuale del Fronte Nazionale di Lotta No Austerity. Erano presenti delegazioni da tutta Italia e gli interventi hanno spaziato dal tema del lavoro ai diritti civili, dalla pace ai temi sociali e al diritto all'abitare, con la presenza anche di Firenze per la Palestina e Sanitari per Gaza.
Centrale è stata la questione della crisi occupazionale, che sta colpendo pesantemente il nostro territorio. Era presente Gianni Bassani, lavoratore della Beko di Siena, ex RSU e membro dell'esecutivo provinciale e nazionale dei Cobas lavoro privato. La Beko ha annunciato il licenziamento di 2000 lavoratori in tutta Italia e, oltre allo stabilimento di Siena, chiuderà quello di Comunanza (AP), mentre verrà ridotto quello di Cassinetta di Biandronno (VA) e quello di ricerca e sviluppo di Fabriano.
Nella provincia senese la chiusura di uno dei poli lavorativi più grandi avrà un impatto notevole sulla vita dei suoi abitanti: 300 persone rimarranno senza lavoro e, almeno per il momento, senza nessun'altra proposta. Da novembre i lavoratori hanno risposto con un blocco stradale per impedire il transito ai camion e con picchetti sindacali di fronte all'azienda. Il gruppo turco Arcelik guidato dal ceo Hakan Bulgurlu, che è stato già protagonista dell'acquisto dell'americana Whirlpool, decise di comprare anche Beko che ne aveva ereditato gli stabilimenti in Italia e ora viene fuori che stanno dismettendo stabilimenti in tutta Europa, oltre ai siti italiani, chiuderà una fabbrica in Inghilterra e due e mezzo in Polonia. La produzione di frigoriferi si sposterà in Romania, Egitto e soprattutto in Turchia, dove il lavoro costa meno e i profitti possono essere più alti. Clara Baldasseroni
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Cultura di lotta - Working Class
Dal 4 al 6 aprile a Campi Bisenzio si terrà la terza edizione del Festival di Letteratura Working Class. Organizzato da Edizioni Alegre, Collettivo di Fabbrica ex-GKN e SOMS Insorgiamo, il festival ribalta la narrazione della classe lavoratrice e diventa così una forma di lotta all'interno di una vertenza sindacale che dura da quasi quattro anni. Mentre la prima edizione era dedicata alla tradizione di letteratura working class e la seconda agli esperimenti del presente, nel 2025 si guarda al futuro e lo slogan è "Noi saremo tutto". Un evento internazionale, con ospiti da Stati Uniti, Svezia, Inghilterra, Francia e Filippine, realizzato dal basso, senza finanziamenti pubblici o privati, che si regge esclusivamente sulla solidarietà, grazie alla campagna di raccolta fondi sulla piattaforma Produzioni dal Basso.
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Un altro ostello
Un altro ostello/studentato privato da 470 posti letto è stato inaugurato a Firenze, in via Mannelli, gestito dal fondo di investimento tedesco A&O Hostels. La campagna Salviamo Firenze lo ha definito "ostello a sorpresa", perché ignoto a tutti fino all'apertura del cantiere. "Usufruendo della norma che volevamo abrogare con il referendum (negato dal sindaco Nardella, ndr) A&O è subentrato in un palazzo dove c'erano uffici pubblici, e, senza alcun bisogno di autorizzazione, si è passati automaticamente da direzionale pubblico a direzionale privato". "Quei posti letto dovevano essere messi a disposizione di studenti e studentesse in stato di necessità. Per questo, non ascoltati, avevamo chiesto al Comune di intervenire con le norme di salvaguardia".
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21 marzo a Campi per la democrazia
Emergenza democrazia è il titolo dell'assemblea organizzata per venerdì 21 marzo alle 18 a Campi Bisenzio da una rete di realtà, gruppi, movimenti che hanno risposto all'invito dell'associazione 11 agosto affinché nasca una primavera capace di dare voce e forza alla Firenze decisa a difendere la democrazia. Nella proposta si legge come "le riforme costituzionali avviate o presentate (il premierato, la separazione delle carriere con il controllo politico dell'azione penale, ciò che resta dell'autonomia differenziata), l'attacco al dissenso e alle libertà costituzionali con il decreto 'sicurezza', l'aggressione al sistema universitario, la riscrittura reazionaria e nazionalista dei programmi scolastici, e molto altro ancora dimostri che la matrice fascista del partito che guida il Governo torna a segnare il presente, e forse il futuro, della fragile democrazia italiana".
L'appuntamento per la grande assemblea metropolitana il Teatro Dante Carlo Monni dalle 18 alle 23. Lì si misurerà la capacità della società civile di creare sul territorio una rete di assemblee civiche capaci di resistere ai poteri dominanti prima che sia troppo tardi. Come sempre nella storia d'Italia è l'insorgere delle città che può fermare i progetti autoritari.
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Nuova Tinaia, il bello del BrutLaura Tabegna · Cultura
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Autore: Laura Tabegna
All'Accademia una mostra dei dipinti di Giovanni Galli, artista e paziente psichiatrico attivo nell'atelier di San Salvi.
L'estetica dell'inconscio non conosce metriche o canoni accademici, ma segni spontanei e colori in libertà. La chiamano Art Brut e la sua bellezza è quella di evadere ogni convenzione e condizionamento razionale. Tra i pionieri di questo genere pittorico c'è la Tinaia di Firenze, centro artistico nato nel 1975 come spazio di libera attività creativa dei pazienti dell'ospedale psichiatrico Chiarugi di Firenze, a San Salvi.
Dopo cinquant'anni, il centro celebra uno dei suoi artisti più importanti con la mostra "Aspettando la bomba. L'Art Brut di Giovanni Galli", in corso fino al 28 marzo all'Accademia delle Arti del Disegno (via Ricasoli 68 a Firenze). L'antica compagnia, che annovera tra i suoi accademici anche Leonardo e Michelangelo, oggi accoglie l'arte del disegno di una persona con sofferenza psichica, i suoi sfoghi cromatici, la poesia visiva, la simbologia fiabesca e fumettistica. Immediate, politiche, erotiche, eretiche, eppure mai volgari o aggressive, le opere di Galli dimostrano come una mente senza apparente gravità razionale possa liberare una spontaneità vicina a quella innocente di un bambino, pudica ma giocosa, irriverente ma mai violenta.
Il vero valore dell'arte, per la Tinaia, è quello di permettere a chi è affetto da disagio psicologico di trovare un canale di espressione. La portata innovatrice della Tinaia si inquadra nell'ondata di cambiamento degli anni '70, culminata nella legge Basaglia del 1978, che sancisce la chiusura dei manicomi, permettendo di passare dalla pratica repressiva alla libertà creativa. "Il fondatore del centro – spiega Maika Cavarretta, educatrice di professione e membro del direttivo dell'associazione La Nuova Tinaia, presieduta da Francesco Nocentini – è stato uno storico infermiere dell'ospedale, che guidava la creatività dei pazienti aiutandoli a canalizzare riti e ossessioni, disegnando oggetti simbolici. La moglie, alla sua morte, fece conoscere la Tinaia nel circuito dell'Art Brut del museo di Losanna. Oggi, il centro è formato dal laboratorio e dall'archivio, con circa centomila opere di oltre quaranta artisti, di cui ventimila digitalizzate. Oltre a fare incontri settimanali di arteterapia, applichiamo la pratica del disegno e la sosteniamo con iniziative culturali, insieme al servizio di Salute Mentale del Quartiere 2 e agli educatori della cooperativa Di Vittorio".
Tra i curatori delle mostre, c'è anche il nome di Antonio Natali, già direttore degli Uffizi: dopo la perfezione del Rinascimento, forse, l'ultima frontiera della bellezza è proprio la spontaneità del mondo interiore.
www.lanuovatinaia.org
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La salvezza nel \"salvatico\"Tomaso Montanari · La vita messa a nudo - Arte e povertà
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Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
Nelle tele del "Pitocchetto" Giacomo Ceruti prende vita un'umanità di personaggi marginali ma solenni come santi.
"Salvatico è quel che si salva". Il celebre gioco di parole di Leonardo svela una verità mai tanto centrale quanto nell'Italia di oggi: in tutti i campi (dalla politica alla cultura, dalla gastronomia alla vita sociale) ciò che salva cresce lontanissimo dal mainstream, dalle dirette tv, dalla ribalta dei social.
Sono i luoghi minori, fuori dai circuiti, difficili da raggiungere e poco, o per nulla, celebrati quelli in cui è possibile ritrovare se stessi, e dare un senso al proprio percorso. Luoghi dove si riattiva il circuito vitale, e carico di futuro, tra le pietre storiche del nostro patrimonio culturale e un popolo in cerca di qualcosa in cui sperare.
Se volete un esempio – se volete entrare in un esempio – andate al Castello di Padernello, nella Bassa tra Brescia e Cremona, per cui fu dipinto questo quadro. Non era affatto raro che i ricchi lombardi, cristianamente dediti all'assistenza dei poveri, arredassero le loro ricche proprietà di pitture che rappresentavano la vita quotidiana delle classi subalterne. Ciò che è invece davvero raro è che quei quadri arrivassero alla qualità altissima di un'opera come questa.
Giacomo Ceruti aveva la radicalità di un Caravaggio e la pennellata franta e compendiaria di un Velázquez: è per questo che non si riescono a vedere i suoi 'pitocchi', i suoi poveri, senza un nodo alla gola. Di fronte a quelle figure, più che capire qualcosa, 'sentiamo', seppur oscuramente, qualcuno. Sentiamo una presenza: viva, attuale, sconvolgente. In un bosco si incontrano due figure. Un uomo: che è stato forse un soldato. Un reduce: che al ritorno dal fronte non ha trovato nulla e nessuno ad aspettarlo. E ora vive di elemosine, e la sera torna in un bosco che gli è casa e riparo. I suoi occhi ci dicono che probabilmente è cieco. E l'unica luce dei suoi occhi è quell'altra figura. È una donna, capiamo dal tipo di panni in cui è infagottata. Ed è piccola: una nana, o forse più probabilmente una bambina. Non ne vediamo il volto, e forse questa è la massima delicatezza di Ceruti: non la conosciamo, così come non la può conoscere il suo amico. Forse sono padre e figlia: una storia terribile e tenerissima di caduta rovinosa di una famiglia nella povertà estrema in seguito alla menomazione del padre. In quel bosco si nascondono, perché marginali: ormai respinti dalla società dei sani e dei benestanti. Perduti e senza speranza, ma pieni di dignità, solenni come santi, coraggiosi come cavalieri. Salvatici, e dunque capaci di salvare noi che li guardiamo. Perché capaci di aprirci gli occhi, di aprirci il cuore. Sono lo scarto: ciò che è scartato.
Giacomo Ceruti, Incontro nel bosco, olio su tela, anni Venti del XVIII secolo. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo.
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Rubriche - Millefoglie, Femminismi, Un mondo ganzoVari (Valentina Nicastro, Marta Benettin, Fabio Bussonati) · Rubriche
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Un gioiello verde a due passi da San Niccolò
Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
In un giardino nascosto abita un "cedro dell'Atlante", un maestoso e anziano cedro che indossa tutto il fascino delle sue zone di origine che vanno dalla catena dell'Atlante in Marocco fino all'Algeria. Questo antenato verde si chiama anche "cedro argentato" per la sfumatura delle sue foglie. Se vivete a Firenze e non avete ancora incontrato questo individuo occorre rimediare e ne vale la pena perché il luogo stesso è affascinante: si tratta di due ettari verdi alle spalle di Porta San Miniato. Per arrivarci c'è una piccola deviazione dalla porta di San Niccolò. Dal 1990 è tornato ad essere un giardino pubblico aperto a tutti ed è uno degli angoli più belli di Firenze, oltre a nascondere il grande cedro, che è solo uno dei suoi tanti tesori.
Il nome originario del luogo era "giardino di Carraia" perché un tempo quella strada era solcata dai carri che si avviavano in direzione ponte a Ema. Poi si chiamò "Giardino degli Arcieri" perché era sede di lezioni di tiro con l'arco. Poi lo spazio perse questo utilizzo ed ebbe inizio un lungo periodo di decadenza e oblio fino a quando il Comitato di San Niccolò e i suoi volontari decisero di rimettere ordine in quel paradiso nascosto affinché i cittadini potessero nuovamente godere la bellezza del giardino e del suo cedro monumentale. Andate a scoprire questo gioiello, curato con devozione da cittadine e volontarie del Comitato di San Niccolò.
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8 marzo, occasione per riflettere
Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
L'8 marzo è la ricorrenza internazionale del sessismo benevolo istituzionalizzato. Salviamoci!
Partiamo dalle mimose: fiori belli e fragili, ma che gli uomini regalano proprio oggi con una patina di galanteria e rispetto che diventa di fatto un gesto che, anziché celebrare l'autonomia delle donne, le relega nei ruoli tradizionali di esseri da proteggere o venerare. Fiori spesso accompagnati dalla frase "Non toccherei mai una donna nemmeno con un fiore". Un'espressione paternalistica che sottintende che le donne vadano rispettate non per chi sono, ma perché "speciali" in quanto donne, come fossero esseri fragili. Il rispetto, invece, è un principio universale che non ha bisogno di stereotipi di genere.
Altra perla della giornata: Oggi comandano le donne. Questa battuta in realtà sottolinea che, per il resto dell'anno, il potere sia un privilegio maschile. E che dire di: Festeggiamo le donne, che ci hanno messi al mondo, nutrito e cresciuto? Ancora una volta, l'identità femminile viene ridotta a ruoli biologici o domestici, dipendente dalla relazione con l'uomo o con la famiglia.
Attenzione, non cadiamo nella trappola di chi dice che l'8 marzo sia una giornata "superata". Al contrario è un buon momento per fare autocoscienza individuale e collettiva. "A che punto siamo? In cosa posso impegnarmi di più?" Scegliere e poi portarlo avanti. "E la festa dell'uomo?", chiedono i paternalisti. Ben venga, a patto che sia un'occasione per riflettere sul ruolo degli uomini in una società costruita insieme alle donne.
L'8 marzo non è la festa delle donne. È la giornata mondiale dei diritti delle donne. Agiamo di conseguenza.
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Le potenzialità del solare in miniatura
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Era il 1968 quando Giovanni Francia presentò il suo pionieristico lavoro sulla concentrazione solare al giornale "Solar Energy". Già nel 1960 aveva realizzato un sistema per la cattura del calore ad alveare, composto da tubi esagonali fatti di vetro, quarzo e plastica.
Francia è stato il primo al mondo ad ideare e costruire un concentratore lineare con riflettori Fresnel L.C.F. e sistemi a fuoco puntuale P.F.C. Per vedere il primo concentratore lineare al mondo bisogna andare a Genova e una volta arrivati a Sant'Ilario prendere la creuza che sale al monte e nell'Istituto di agraria Bernardo Marzano, un po' infrascato, è ancora lì.
I sistemi solari termoelettrici a concentrazione adesso sono diffusi in tutto il mondo, meno che in Italia, dove ogni esperienza che prometteva un precoce affrancamento dall'era fossile è stata stroncata sul nascere.
Ma ora si possono vedere tutte le potenzialità che tecnologie bistrattate riservano nella loro intimità. Per dare un esempio, il solare termo-elettrico è stato sviluppato per impianti di grandi dimensioni e potenza, ma i principi fisici che lo rendono possibile funzionano anche in piccola scala, offrendo nuove interessanti possibilità architettoniche.
Negli anni a venire, una delle nostre preoccupazioni più serie sarà quella di difendersi dal caldo, e per fare questo dobbiamo mettere in ombra per lo meno le pareti a sud: lo possiamo fare in diversi modi e tra questi molti modi di fare l'ombra possiamo benissimo usare un impianto a concentrazione Fresnel in miniatura, che nel frattempo scalderà l'acqua e fabbricherà la corrente.
Un mondo ganzo è possibile è anche un libro! Edito da Fuori Binario, raccoglie i primi sette anni della rubrica, con tutti i disegni dell'Autore. Lo potete richiedere in sede oppure al vostro venditore di fiducia.
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Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone · Segnalazioni
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Rubrica: ALFABETO | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!
A come ANTROPOCENE - Viviamo in un'epoca, l'Antropocene, in cui gli impatti delle attività umane sul pianeta hanno raggiunto livelli senza precedenti. Il libro di Federico Butera "Affrontare la complessità" fa chiarezza sulle questioni ambientali da una prospettiva che evidenzia le interconnessioni tra le parti di quel sistema meravigliosamente complesso che è il nostro pianeta.
B come BACINO - In Emilia-Romagna, la regione italiana più colpita dalla crisi climatica, dalle alluvioni, dalle frane, dalla siccità; la Regione al secondo posto, dopo il Veneto, per l'incremento del consumo di suolo nel 2024, succede che venga rispolverato il progetto di un grande bacino artificiale nell'Alta Val d'Enza con l'obiettivo di regolare il flusso d'acqua del torrente, distruggendo il suo ecosistema. Diverse associazioni ambientaliste del territorio lanciano una raccolta fondi per realizzare un documentario di denuncia. Al progetto ha aderito Wu Ming2. Il documentario è stato realizzato con il titolo "La valle ferita".
C come CPR - I CPR sono i Centri di permanenza per il rimpatrio, in pratica delle carceri per chi ha il passaporto sbagliato. L'Associazione Naga, Organizzazione di volontariato per l'Assistenza Socio-Sanitaria e per i Diritti di Cittadini Stranieri, Rom e Sinti di Roma, e Irpi Media, il primo centro di giornalismo investigativo non profit fondato in Italia, sono entrati nei CPR e hanno raccolto le testimonianze di chi ci è passato. Nel Podcast "Dietro quella porta", quattro persone che sono state "trattenute" in queste strutture raccontano il prima, il durante e il dopo di questa esperienza.
D come DIZIONARIO - Dedicato a bambini e bambine dai 9 anni in su, il "Dizionario Anarchico" di Jorge Enkis, pubblicato da Malamente, è un formidabile strumento per accendere lo spirito critico su se stessi e sulla società. Per gli adulti che ancora sanno mettersi in gioco è un'ottima occasione per interrogarsi sulle proprie certezze, ma è anche un veicolo di confronto e di dialogo con la generazione che sarà chiamata a prendersi cura del mondo.
E come EMERGENZA - "Nessun confine dura per sempre. La solidarietà vincerà!". Queste parole chiudono l'annuncio della pubblicazione del libro che celebra i 10 anni di Alarm Phone, un numero di telefono (0033486517161) che chiunque si trovi in pericolo in mare può chiamare per segnalare un'emergenza. Dall'ottobre 2024, per 3.650 giorni e notti, Alarm Phone ha ricevuto chiamate da oltre 8.000 imbarcazioni da ogni angolo del Mar Mediterraneo, della regione dell'Atlantico o della Manica, direttamente dalle persone in movimento o dai loro parenti e amici. Il libro racconta esperienze e progetti futuri, ed è scaricabile dal sito dell'organizzazione.
F come FELICITÀ - Fremont è una cittadina californiana nota come Little Kabul per la presenza sul suo territorio di una delle maggiori enclave di afghani negli Stati Uniti. È qui che il regista Babak Jalali ha ambientato il suo film omonimo, che racconta la tormentata ricerca della felicità di Donya, una rifugiata scappata da Kabul. Quando la felicità le va incontro, infatti, Donya la rifugge schiacciata dai sensi di colpa per quelli che ha abbandonato a Kabul, che la felicità non possono nemmeno immaginarla. Sarà il caso a far crollare le sue corazze. Il film "Fremont" è disponibile gratuitamente su Raiplay.
G come GAZA - Nel dicembre 2014 nasceva nella Striscia il #Gaza Freestyle, realizzato dalla Ong ACS - Associazione di Cooperazione e Solidarietà. Una forma di "diplomazia dal basso" e di formazione tra giovani italiani e palestinesi, tra arte, circo, musica, fotografia, skateboard e parkour. Meri Calvelli, capo missione ACS per la Palestina, ricorda che dentro Gaza c'era un tendone da circo, la rampa da skateboard più grande del Medio Oriente e decine di artiste e artisti che esponevano le loro opere. In ricordo del progetto e soprattutto per sostenere le attività in corso per la popolazione di Gaza, è nato il libro "Rompere il muro. Dieci anni di carovane solidali a Gaza" (Prospero editore).
H come HABITAT - Il 30 Marzo prossimo ricorre la Giornata Internazionale "Senza Rifiuti" istituita dall'ONU. Il mondo genera ogni anno tra i 2,1 e i 2,3 miliardi di tonnellate di rifiuti solidi urbani. Quest'anno, il focus della Giornata sarà sui rifiuti dell'industria del tessile e della moda, una filiera che riempie un camion della spazzatura di rifiuti al secondo. Una realtà che impone un ripensamento radicale delle nostre società e dei modi di produrre e consumare merci.
I come ISRAELE - La questione israelo-palestinese è da lungo tempo al centro di dibattiti e la guerra tra Israele e Hamas, scoppiata il 7 ottobre 2023, ha esacerbato ulteriormente non solo il conflitto tra le parti in causa, ma anche quello mediatico a livello internazionale. Il libro pubblicato dalla rivista Confronti "Israele e Palestina: la pace possibile. Prospettive, esperienze, dialoghi", a cura di Michele Lipori vuole aprire una finestra su una realtà complessa e sfumata, pur senza tacere le tragiche conseguenze che il conflitto attualmente in corso sta generando.
L come LIBANO - L'attualità irrompe anche sui nostri fogli e arriva alle nostre orecchie. Il pensiero va al Libano dove trabocca la guerra. Ma le guerre, oltre a non aver mai risolto niente, non sono neanche mai riuscite a fermare lo spirito delle persone su cui si sono abbattute. Yasmine Hamdan è una musicista nata a Beirut. Nel suo disco "Al Jamilat", costruito intorno ad una poesia di Mahmoud Darwich che celebra la femminilità, confluiscono le molteplici piste della sua ricerca musicale, introducendo anche elementi di groove kuwaitiano. La musica di Yasmine conquista proprio perché inusuale, diversa, nuova, invitante: bella.
M come MODALITÀ - Il trio brasiliano Caixa Cubo (tastiera, batteria, basso) ha pubblicato il disco "Modo Aviao", cioè Modalità aereo. Fin dalla copertina, è un invito esplicito all'ascoltatore a disconnettersi. L'ascolto non tradisce l'aspettativa: il trio omogeneizza jazz-funk e samba-jazz degli anni Settanta e Ottanta in una chiave moderna e brillante. Ritmi distesi, nessuna asprezza, solo il fluire delle note attraverso brani che solo in pochi casi superano i 3 minuti.
N come NUOTATRICI - Nel 2015, durante la guerra civile siriana, la casa delle sorelle Sarah e Yusra Mardini viene distrutta dai bombardamenti. Così, alle due donne non rimane altro che fuggire, e lo faranno attraverso il mare, a bordo di un battello. Quando, però, l'imbarcazione subirà una rottura, le Mardini decideranno di tuffarsi in acqua e cominciare a nuotare verso la Grecia. La loro inclinazione verso il nuoto le porterà a realizzare un sogno assolutamente incredibile: partecipare alle Olimpiadi del 2016 a Rio de Janeiro. Il film "Le Nuotatrici" racconta la loro storia ed è disponibile sulle piattaforme on-line.
O come ORCHESTRA - Nel 2024, la rivista Songlines include il disco "Sulla rotta dei venti", della North-East Ska Jazz Orchestra, fra i migliori dischi dell'anno. Succede raramente che un disco italiano venga acclamato dal circuito World Music. Questa orchestra è una big band di 16 elementi nata nel 2012 con la volontà di unire molte persone attive professionalmente nel panorama della musica giamaicana e afroamericana del Friuli Venezia Giulia. Nel 2014 hanno pubblicato il primo EP "Music For Marikana", prodotto con il sostegno dell'associazione Time For Africa.
P come PACE - A pochi chilometri da Arezzo, nel borgo di Rondine, nasce nel 1998, sulla spinta delle esperienze di Giorgio La Pira e Don Milani, la Cittadella della Pace. La cittadella è un'organizzazione che si impegna per la riduzione dei conflitti armati nel mondo e la trasformazione creativa del conflitto in ogni contesto. Negli anni, la cittadella ha sviluppato un proprio metodo fondato sullo Studentato Internazionale – World House, che accoglie giovani provenienti da Paesi teatro di conflitti armati o post-conflitti e li aiuta a scoprire la persona nel proprio nemico, attraverso il lavoro difficile e sorprendente della convivenza quotidiana. rondine.org
Q come Q CODE - Q Code Mag è una testata giornalistica, nata nel 2013, che crede nell'approfondimento, nella lettura lenta, nel giornalismo narrativo, nella multimedialità di qualità, nel fascino della geopolitica. Q Code Mag nasce per raccontare storie e persone tra temi internazionali e analisi. La caratteristica principale di Q CODE è quella di essere frutto di lavoro volontario. www.qcodemag.it
R come RUOTA - "I tacchini che facevano la ruota" è una Pièce Teatrale scritta da Yousef Wakkas, uno scrittore e traduttore siriano che vive ormai a Milano da molto tempo. Il filo conduttore di questo lavoro è la vita di un gruppo di detenuti impegnati nelle prove, sotto la direzione di Silvia, regista, e Don Anselmo, parroco del carcere, per una breve esibizione del poema "La Gerusalemme liberata". All'interno del gruppo si sviluppa una crescente tensione quando i presunti attori iniziano a narrare le loro esperienze criminose coinvolgendo persino la regista e il parroco, tanto da rendere difficile discernere tra l'epica e l'attualità.
S come SANGUE - È un'idea malsana che quando c'è guerra c'è storia, quando c'è pace no. Il sangue risparmiato fa storia come il sangue versato. A ricordarci questa realtà semplice è Anna Bravo ne "La conta dei salvati - Dalla Grande Guerra al Tibet: storie di sangue risparmiato". Fra tante altre, nel libro si ritrovano le storie dei soldati della Grande Guerra che concordavano tregue fra le trincee opposte, e dei governi che hanno tramato la pace, non sempre la guerra. Quando la si vuole, la Pace la si realizza.
T come TUFFO - "Il Tuffo" è un podcast in corso su Radio Rai 3 che racconta i cambiamenti che stanno avvenendo all'interno della nostra società: attraverso aneddoti e riflessioni in prima persona, porta alla radio i temi che riguardano i giovani e le famiglie, i nuovi lavoratori, le persone che si sentono meno conformi rispetto al modello dominante, le relazioni e il modo in cui la collettività si ri-organizza.
U come UFFICIALE - "Di là dal fiume e tra gli alberi" è un programma della Rai sul cambiamento del paesaggio italiano. In una puntata, la cinepresa sarà dalle parti di Volterra e registrerà un'intervista ad Armando Punzo, il regista del teatro in carcere. L'occasione è duplice: la proiezione, a Napoli, del documentario "Qui è altrove" sulla Compagnia della Fortezza guidata da Punzo nel carcere di Volterra, e l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine del Merito conferita da Mattarella ad Armando Punzo. Le registrazioni sono disponibili su Raiplay.
V come VIAGGIO - "Amal" è un cortometraggio di Matteo Russo e Antonio Buscema che in 16 minuti racconta il viaggio di un uomo arabo sulla trentina, burbero e silenzioso rimasto solo al mondo. Una volta messa in moto una vecchia automobile, l'uomo potrà finalmente abbandonare la città straziata dal dolore e dalla guerra. Lasciare tutto e partire alla ricerca di un posto dove poter essere ancora felici sembra essere l'unica soluzione, ma... Patrocinato dall'UNICEF. Disponibile su Raiplay.
Z come ZAMPE - Il Centro di Documentazione dei Conflitti Ambientali (CDCA) ha istituito, insieme ad altre associazioni, l'Osservatorio ENI, un luogo di analisi delle attività di uno dei più grandi produttori di combustibili fossili del mondo. L'Osservatorio ha da poco pubblicato il report "Cultura a sei zampe" che esplora le strategie adottate dall'azienda per dare un'immagine di sostenibilità e generale bontà delle proprie attività. Si scopre, così, che le attività culturali sono uno dei maggiori canali con cui l'ENI si fa bella. Il rapporto è disponibile a chiunque sul sito del CDCA.
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Dagli al sindacatoValentina Baronti · Infine - Ultima pagina
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Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti
Vietato manifestare nel centro di Firenze. L'ultima trovata dei grandi marchi del lusso è il "Daspo sindacale", una richiesta che apre un pericoloso precedente nel diritto costituzionale della libertà di sindacato. Il ricorso d'urgenza, presentato da Montblanc al Tribunale di Firenze, chiedeva il divieto delle manifestazioni dei Sudd Cobas in un raggio di 500 metri dal proprio negozio in via Tornabuoni. Una scelta che ha alzato subito un polverone tra le tante realtà solidali che sostengono le lotte di chi lavora a servizio delle griffe, sette giorni su sette per dodici ore al giorno, per tre euro all'ora, senza ferie né malattia. Un sistema schiavistico che deve rimanere confinato nelle periferie industriali di Firenze e Prato, senza mai avvicinarsi alle vetrine lucenti in cui quelle borse, pagate alle aziende in appalto 40 euro, vengono vendute a 1700 euro.
La mobilitazione e l'appello internazionale contro il Daspo sindacale ha sortito il suo effetto: la richiesta è stata ritirata da Montblanc, che però ha confermato le denunce per danno di immagine e, soprattutto, continua a negare il suo coinvolgimento nella giungla di subappalti che permette alla casa madre un simile ricavo. La realtà è che, quando le battaglie sindacali portano all'applicazione dei contratti nazionali e quindi a lavorare otto ore per cinque giorni, le commesse vengono ritirate e la produzione si sposta poco lontano.
Daspo sindacale a parte, la posta in gioco alla fine è proprio questa: il diritto di tutte e tutti a rivendicare il rispetto della legge, a riunirsi in sindacato, a scioperare, a rendere visibile lo sfruttamento ai consumatori, a portare il proprio disagio nelle città, a pretendere in fondo anche il solo diritto di calpestare le pietre rinascimentali con le rivendicazioni della plebe ammassata nel contado. Se li lasceremo passare nel distretto dello sfruttamento, il nostro turno arriverà presto. O forse è già arrivato ma non ce ne siamo ancora accorti.
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