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Archivio › Fuori Binario n. 271 · Marzo 2025 › pagina 3

DIRITTO ALL'ABITARE

Case fantasma in città

Ornella De Zordo · Fuori Binario n. 271, Marzo 2025, pagina 3

!Diritto all'abitare

Autore: Ornella De Zordo

Uno spreco intollerabile. La battaglia di Salviamo il Paesaggio per recuperare gli immobili abbandonati e restituirli alla collettività. Basta una norma nei regolamenti comunali, già sperimentata in alcune città. I numeri del fenomeno a Firenze e dintorni.

Troppe case senza gente, troppa gente senza case era scritto in uno striscione che non molti anni fa veniva portato per le strade di Firenze dal Movimento di lotta per la casa. Una verità che, fino ad oggi, non è mai stata smentita, anzi riconfermata. In Italia, secondo i dati Istat, ci sono oltre 10 milioni di abitazioni vuote e migliaia di capannoni industriali abbandonati, simboli di un modello di sviluppo insostenibile. Un patrimonio che, se tornasse nuovamente nelle disponibilità delle nostre comunità, potrebbe alleviare l'emergenza abitativa in atto e fermare l'insensata corsa alle nuove edificazioni.

Gli esempi virtuosi

Salviamo il Paesaggio, un forum nazionale che riunisce associazioni, comitati e cittadini per promuovere un uso più responsabile del territorio, propone una soluzione concreta: recuperare questi spazi per restituirli alla collettività semplicemente applicando la Costituzione. Già ci sono alcuni esempi virtuosi in cui immobili abbandonati sono stati recuperati per uso pubblico, ma sono pochissimi e in contesti diversi: a Torino il recupero delle ex aree industriali come Mirafiori, trasformata in un polo culturale e residenziale; a Bologna l'esperienza dei "beni comuni urbani", dove cittadini e associazioni gestiscono spazi abbandonati per attività sociali. La proposta di Salviamo il Paesaggio invece riguarda uno strumento normativo a disposizione di tutti i comuni italiani. Una strada applicabile ovunque, attraverso un Regolamento comunale basato su una corretta applicazione dell'articolo 42 della Costituzione Italiana, che recita: "La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti". Se un immobile abbandonato non svolge più alcuna funzione sociale, può tornare proprietà comune o collettiva mediante l'acquisizione al patrimonio comunale. Si tratta di una scelta politica che non deve essere confusa come un atto di esproprio. Con la consulenza di Paolo Maddalena, Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale, il comune marchigiano di Terre Roveresche (PU) ha adottato il regolamento già dal 2017. Ora la campagna invita tutte le amministrazioni comunali a seguirne l'esempio, e prevede una mappatura dettagliata di quanti e quali edifici sono inutilizzati per recuperarli a un uso pubblico e sociale trasformandoli in alloggi popolari, spazi culturali, centri di aggregazione o servizi per la comunità.

Il coinvolgimento delle comunità

In pochi giorni il Forum ha ricevuto decine di telefonate e messaggi da parte di Sindaci e consiglieri comunali, che hanno raccolto l'invito e iniziato a chiedere approfondimenti, porre domande, segnalare casi particolari. Segnali positivi sono arrivati finora soprattutto da Comuni di piccole dimensioni, al di sotto dei mille abitanti, con punte massime di poco superiori ai cinquemila. Le indicazioni pratiche da seguire sono la semplificazione normativa, per rendere più snelle le procedure per il recupero degli immobili abbandonati, incentivi fiscali per chi decide di recuperarli e destinarli a uso pubblico, utilizzo di fondi pubblici e PNRR per finanziare i progetti di riutilizzo. Un punto importante è il coinvolgimento delle comunità, con reali percorsi partecipativi in cui cittadini e associazioni gestiscano gli spazi recuperati.

Contro le diseguaglianze sociali

Il recupero degli immobili abbandonati è una grande opportunità per ridurre le disuguaglianze sociali, creare nuove economie e migliorare la qualità della vita, in città dove affitti brevi e Airbnb si sono mangiati gran parte del mercato e finanziano, attraverso una "rendita parassitaria" senza precedenti, dove i prezzi degli affitti sono sempre più alti e migliaia di famiglie sono in attesa di una casa popolare.

I numeri della crisi a Firenze

È una situazione comune a diverse parti d'Italia, ma a Firenze, come in altre città d'arte divenute città-vetrina, è ancora più grave. Secondo il rapporto Openpolis su 205.420 alloggi, quelli non occupati sono 26.400, pari al 12,9%. In tutta la provincia di Firenze, su un totale di 522.372 abitazioni, il 14,9% ovvero 77.641 case non risultano abitate, o magari affittate al nero. A fronte di questi dati, nelle stime del SUNIA, a Firenze le famiglie in disagio abitativo sono ormai 20mila, 2.500 famiglie in graduatoria per una casa popolare, mentre in tutta la Toscana sono circa 16mila. A Firenze quasi 3mila famiglie hanno fatto domanda per il contributo affitti. In area metropolitana, ma il 90 per cento sono a Firenze, si contano 2.500 convalide di sfratto all'anno e cento esecuzioni di sfratti con la forza pubblica al mese. Mentre proliferano alberghi e residence di lusso, anzi di extra lusso.

Questa campagna va sostenuta nel suo intento concreto di realizzare città realmente sostenibili e più inclusive. Perché recuperare gli immobili "fantasma" non è solo una questione urbanistica, ma un atto di giustizia sociale che risponde a un'emergenza che la politica continua a ignorare.

Info su www.salviamoilpaesaggio.it

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Il caso Barcellona

Per rispondere alla crisi abitativa in cui si trova da anni Barcellona, il comune e l'organizzazione non profit Habitat 3 hanno trovato un accordo per comprare Casa Orsola in un'area dove negli ultimi anni gli affitti sono aumentati vertiginosamente. Ha 26 appartamenti e 4 locali commerciali al piano terra: nel 2021 è stata acquistata dalla società Lioness Inversiones, che da allora non rinnova i contratti di affitto con l'obiettivo di usare gli appartamenti per i più redditizi affitti brevi. L'accordo prevede che il Comune metta il 49% della somma e che il restante sia a carico della non profit che gestisce alloggi popolari in Catalogna. Questa poi li assegnerà a persone che ne faranno richiesta o a quelle che già ci vivevano, ma non avevano più un contratto. Gli sfratti in programma sono stati sospesi, come chiedeva una grande manifestazione popolare. Intanto l'Unione degli inquilini ha convocato lo scorso 17 febbraio un'altra mobilitazione per far conoscere quelle che ha definito «le altre Casa Orsola di Barcellona». Il sindaco Collboni ha definito l'accordo per l'acquisto di Casa Orsola «innovativo e straordinario», ribadendo che l'emergenza abitativa che riguarda moltissime città europee si può cambiare «solo strutturalmente, con nuove regolamentazioni». Una bella lezione per le nostre amministrazioni che stanno marciando in direzione contraria, lasciando addirittura vuoti centinaia di alloggi pubblici.

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Gli alloggi vuoti a Firenze

Secondo il rapporto di Openpolis a Firenze su 205.420 alloggi quelli non occupati sono 26.400 (12,9%). Nella Città Metropolitana, su un totale di 522.372 ne risultano disabitati 77.641 (14,9%). A Bagno a Ripoli su 12.367 case, le non occupate sono 1.310 (10,6%), ad Impruneta 1.150 su 7.502 (15,3%), a Fiesole 992 su 7.174 (13,8%). Tante case sfitte anche nel Mugello: a Borgo San Lorenzo su 9.653 ben 1.736 (il 18%) sono vuote, mentre a Scarperia e San Piero su un totale di 6.246 abitazioni quelle non occupate sono 1.174, pari al 18,8%. Campi Bisenzio ha la quota minore di case vuote, 524 su 19.207 (2,7%).

Pagina 3 del numero 271 Uscito sul numero 271 (Marzo 2025), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero