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ACCOGLIENZA
Le notti in coda dei migranti
Maddalena Giannelli · Fuori Binario n. 271, Marzo 2025, pagina 4
!Accoglienza
Autore: Maddalena Giannelli
Accampati per ore sotto le Questure per ottenere un documento. Burocrazia snervante e procedura online complicano le cose.
C'è una fila lunghissima, questa mattina, davanti all'Ufficio Immigrazione della Questura di Firenze. Sono solo le 7 del primo lunedì di febbraio e un centinaio di persone attende da ore l'apertura del portone. La maggior parte di loro si trova qui da ieri pomeriggio: in mano i documenti da presentare, sottobraccio sgabelli e coperte per coprirsi dal freddo della notte appena passata. Non è la prima notte e forse nemmeno l'ultima. Lo scorso 28 gennaio, a Roma, un uomo è morto mentre aspettava l'apertura dell'Ufficio Immigrazione: «è deceduto di morte naturale», è stato detto; ma è naturale morire di freddo davanti a una questura?
In tutte le città d'Italia, la situazione è la stessa. L'attesa per ottenere il permesso di soggiorno, o il suo rinnovo, è ugualmente – e assurdamente – lunga e umiliante: da uno a due anni per completare l'intera pratica, almeno sei mesi per ottenere un primo appuntamento. Un lunghissimo iter burocratico fatto di attese e sospensioni, rimandi e rifiuti, a cui si aggiungono le complicazioni, ancora troppo poco discusse, legate alle tortuose e malfunzionanti procedure online, per le quali sono richieste competenze tecnologiche che finiscono per rivelarsi un ostacolo, invece che garanzia di una più estesa accessibilità. Pare evidente quanto il complesso funzionamento del sito per la digitalizzazione delle richieste – il cui nome, prenotafacile.it, sembrerebbe un ironico ossimoro – rallenti la riuscita di tali pratiche, costringendo gli utenti a recarsi più volte negli Uffici Immigrazione, inevitabilmente, ingolfati.
Sono anche queste le criticità che hanno denunciato le ventidue associazioni fiorentine che, a seguito del presidio davanti alla Questura di Firenze del 22 gennaio scorso – dopo oltre un anno di istanze – sono riuscite ad ottenere, l'11 febbraio, un incontro con il questore Lamparelli. Quest'ultimo si è impegnato a trovare una soluzione per velocizzare i tempi d'attesa lunghissimi cui i richiedenti asilo sono costretti e che la rete di associazioni continuerà a monitorare.
Nella speranza che questa promessa sia mantenuta e realizzata il prima possibile, rimangono ancora immerse, in questo assurdo tempo sospeso, migliaia di persone: costrette a notti gelate e insonni, a code interminabili e a lotterie casuali che decidono di un destino, il loro, condizionato oramai solo dal numero assegnato nella fila.
È la grande semplificazione di cui è artefice tutto l'Occidente, la contrazione di vite umane in una griglia di numeri senza storia.
Yax Salomé Melendrez è un ragazzo peruviano di 24 anni, con cui mi fermo a parlare davanti all'Ufficio Immigrazione; mi racconta che, dopo una notte passata in coda per presentare la sua richiesta d'asilo, è stato rimandato a domani, perché oggi ne accettano solo cinque.
È così che la nostra indifferenza li considera: solo numeri; come quando naufragano in mare – «l'ennesima invasione scampata», direbbe qualcuno – o quando giungono miracolosamente ad attraversare i confini dopo mesi, più spesso anni, di viaggio. Nessun nome, nessuna storia arriva veramente, ma soltanto una numerazione che risuona di un passato di cui forse non si è fatta abbastanza memoria, e che oggi, come allora, vorrebbe far dimenticare la vita di migliaia di persone.
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Uscito sul numero 271 (Marzo 2025), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
