Archivio › Fuori Binario n. 271 · Marzo 2025 › pagina 10
ATTUALITÀ
Versi dall'esilio - Hasan Al Nassar
Silvana Grippi, Giulio Gori · Fuori Binario n. 271, Marzo 2025, pagina 10
!Attualità
Autori: Silvana Grippi, Giulio Gori
Ricordiamo Hasan Al Nassar, poeta iracheno e profugo a Firenze.
Hasan Al Nassar è un poeta. Un poeta superbo. I versi scritti di pugno, rimaneggiati infinite volte alla ricerca dell'equilibrio che la sua vita esteriore non sembra avere, raccontano la vicenda di un esule iracheno senza patria, tra migrazioni di beduini, richiami onirici all'antica Babilonia, ma anche a una cultura musulmana cui non fa da contrappunto la fede, gli impediscono di accedere ai piani alti dell'editoria: la sua poetica, del resto, è legata ai paradisi artificiali che costantemente esercita e rivendica, e che persino imbarazzano alcuni dei suoi amici.
"Senza bere, ho scritto solo versi volgari", lui dirà. Per Dea arrivano poi la nuova raccolta di versi "Roghi sull'acqua babilonese" (2003) e il cortometraggio "Shaar al Manfa" (2004).
Nel 2005 all'Università di Roma Tre, pronuncia la sua lectio magistralis, un inno alla pace: "Aspettate da noi poesie d'amore, poesie di un universo svuotato di Dio: tutto ruota intorno a lui, ma nel fumetto compare solo una volta in forma di care immagini allucinate, schiudere le porte dei nostri inferi. Ma la sua anarchia, il suo disordine, la fede, gli impediscono di accedere ai piani alti dell'editoria. Aspettate, perché un giorno saremo anche noi cantori di panorami di albe, di mattini anche. Aspettate da noi testi che non portino in sé parole come morte, dolore, paura, lutto, desolazione, abbandono".
Hasan Al Nassar è morto la notte di Natale del 2017, in una Firenze che non ha saputo capire fino in fondo il suo grido: "Voglio una Patria, voglio / un albero sotto al quale / possano distendersi gli / uomini randagi" ("Rovina").
Giornalista e poeta dissidente, fugge dall'Iraq di Saddam, costretto dalla Storia: due suoi fratelli vengono giustiziati per renitenza alla leva. Arrivato in Italia da profugo, si laurea in Lettere all'Università Orientale di Napoli, frequenta un dottorato all'Università di Firenze. Comincia a scrivere anche in italiano e la prima raccolta di versi "Poesia dall'esilio" arriva nel 1991 con le Edizioni Dea.
I versi di Hasan finiscono sulle grandi riviste poetiche internazionali, per la sua capacità di fondere mondi opposti, evocare immagini allucinate, schiudere le porte dei nostri inferi.
Nel bailamme di San Lorenzo, fra ambulanti e turisti che corrono a prendere il treno, Hasan si arrende alla fretta, a misurare parole di qualità. In quella borsa che si schiude e rivela una miriade di viste, libretti, fotocopie: dentro ci sono ritagli di poesie, saggi letterari, articoli di giornali da tutto il mondo. Nel bailamme, che consuma e brucia, il tesoro contenuto in quella borsa è la risposta alla confusione, alla mancanza di umanità. Così, il corpo stanco di Hasan sembra quasi volersi muovere, gli occhi color ambra corrono guizzanti dietro a quell'umanità pulsante, eppure perduta: è la chiosa.
- Hasan Al Nassar
- poeta
- Iraq
- esilio
- profugo
- Saddam
- renitenza alla leva
- poesia
- arabo
- Firenze
- dissidente
- paradisi artificiali
- San Lorenzo
- anarchia
- Natale 2017
- Babilonia
- rovina
- patria
Uscito sul numero 271 (Marzo 2025), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
