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LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ
La salvezza nel \"salvatico\"
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 271, Marzo 2025, pagina 12
!Cultura
Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
Nelle tele del "Pitocchetto" Giacomo Ceruti prende vita un'umanità di personaggi marginali ma solenni come santi.
"Salvatico è quel che si salva". Il celebre gioco di parole di Leonardo svela una verità mai tanto centrale quanto nell'Italia di oggi: in tutti i campi (dalla politica alla cultura, dalla gastronomia alla vita sociale) ciò che salva cresce lontanissimo dal mainstream, dalle dirette tv, dalla ribalta dei social.
Sono i luoghi minori, fuori dai circuiti, difficili da raggiungere e poco, o per nulla, celebrati quelli in cui è possibile ritrovare se stessi, e dare un senso al proprio percorso. Luoghi dove si riattiva il circuito vitale, e carico di futuro, tra le pietre storiche del nostro patrimonio culturale e un popolo in cerca di qualcosa in cui sperare.
Se volete un esempio – se volete entrare in un esempio – andate al Castello di Padernello, nella Bassa tra Brescia e Cremona, per cui fu dipinto questo quadro. Non era affatto raro che i ricchi lombardi, cristianamente dediti all'assistenza dei poveri, arredassero le loro ricche proprietà di pitture che rappresentavano la vita quotidiana delle classi subalterne. Ciò che è invece davvero raro è che quei quadri arrivassero alla qualità altissima di un'opera come questa.
Giacomo Ceruti aveva la radicalità di un Caravaggio e la pennellata franta e compendiaria di un Velázquez: è per questo che non si riescono a vedere i suoi 'pitocchi', i suoi poveri, senza un nodo alla gola. Di fronte a quelle figure, più che capire qualcosa, 'sentiamo', seppur oscuramente, qualcuno. Sentiamo una presenza: viva, attuale, sconvolgente. In un bosco si incontrano due figure. Un uomo: che è stato forse un soldato. Un reduce: che al ritorno dal fronte non ha trovato nulla e nessuno ad aspettarlo. E ora vive di elemosine, e la sera torna in un bosco che gli è casa e riparo. I suoi occhi ci dicono che probabilmente è cieco. E l'unica luce dei suoi occhi è quell'altra figura. È una donna, capiamo dal tipo di panni in cui è infagottata. Ed è piccola: una nana, o forse più probabilmente una bambina. Non ne vediamo il volto, e forse questa è la massima delicatezza di Ceruti: non la conosciamo, così come non la può conoscere il suo amico. Forse sono padre e figlia: una storia terribile e tenerissima di caduta rovinosa di una famiglia nella povertà estrema in seguito alla menomazione del padre. In quel bosco si nascondono, perché marginali: ormai respinti dalla società dei sani e dei benestanti. Perduti e senza speranza, ma pieni di dignità, solenni come santi, coraggiosi come cavalieri. Salvatici, e dunque capaci di salvare noi che li guardiamo. Perché capaci di aprirci gli occhi, di aprirci il cuore. Sono lo scarto: ciò che è scartato.
Giacomo Ceruti, Incontro nel bosco, olio su tela, anni Venti del XVIII secolo. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo.
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Uscito sul numero 271 (Marzo 2025), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
