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Sono trenta!Cristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Nel 2024 Fuori Binario compie 30 anni in ottima salute. Dopo aver superato la difficile prova pandemica, la comunità che lo anima ha rilanciato un giornale pressoché unico per obiettivi, caratteristiche, ricadute sulle persone che ne ricavano un reddito. In questi anni è stato letteralmente adottato dalla città: la tiratura è aumentata del 65%, la foliazione è stabilmente di 16 pagine, gli abbonati crescono, la rete dei luoghi amici è composta da 26 meravigliose realtà che ci sostengono mese dopo mese e che vi invitiamo a scoprire, anche il numero dei diffusori in strada è triplicato. Un dato, quest'ultimo, per noi controverso, visto il drammatico incremento della povertà e delle diseguaglianze. L'aspetto però che ci affascina di più è il numero di persone che permette l'esistenza del giornale e che contribuisce a rendere viva la nostra "comunità resistente": oltre 100 donne e uomini che offrono parte del loro tempo, delle loro competenze, della loro sensibilità ed empatia, affinché i primi del mese successivo il giornale sia in strada, nelle mani di coloro che ne ricavano un reddito. Il giornale è così concretamente autogestito e autofinanziato, come indicato da sempre sotto la testata, figlio di una proprietà diffusa e di una cultura ricca di diversità che si riflette nelle scelte editoriali. Aspetti fondamentali che permettono a Fuori Binario di produrre un'informazione libera e indipendente, fuori da ogni condizionamento come stabilito dai fondatori nel lontano 1994, e che, trent'anni dopo, ci consentono di festeggiare insieme a voi questo importante traguardo.
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Disertore dal sistemaGiovanni Pandolfini · Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Giovanni Pandolfini
Storia del contadino belga che volle opporsi a una burocrazia soffocante per l'agricoltura naturale e per i piccoli produttori.
"La natura è autorizzata ad esprimersi in questo luogo, tanto che produce belle verdure, bei frutti, buon miele e non intacca il rigore del posto. Un cadavere appeso, con una corda al collo, stonerebbe qui. C'è qui accanto un cavallo che tenta in ogni modo di attirare la mia attenzione. Mi avvicino, si calma, lo coccolo e gli parlo. La notte è fresca, la sua criniera mi scalda le mani, il suo fianco, il collo, il suo fiato, la schiena. Resta lì, immobile, né moralista né accondiscendente, né traditore né codardo, obbedendo solo a se stesso, il suo calore animale irradia umanità. Per un attimo vorrei salire sulla sua groppa, saltare la staccionata ma il miglior purosangue al galoppo farebbe comunque ridere come fuga dall'assurdità del mondo. Alla fine, in questa situazione, piango. Piango pensando al paradosso del suicidio che va a soddisfare coloro che non vi apprezzano e invece addolora chi vi vuole bene. Piango anche sul tradimento della mia stessa collera".
Queste parole sono state scritte da Jerome Laronze qualche manciata di giorni prima della sua morte avvenuta in Francia il 20 maggio del 2017. Aveva 38 anni ed era un contadino. Viveva da tre generazioni su quella terra dove allevava una piccola mandria di mucche.
Jerome, dopo aver scritto queste e molte altre parole, non si è suicidato, come era sua intenzione nel brano che ho appena citato, ma è stato ucciso. È stato abbattuto con cinque proiettili alcuni dei quali, quelli letali, inferti alla schiena da due sbirri della locale gendarmeria. Jerome stava solo scappando e questa fuga l'ha pagata con la vita.
Jerome allevava mucche ma lo faceva con metodi contadini, si opponeva all'industrializzazione, alla crescita e allo sviluppo ed era dedito naturalmente alla produzione locale del cibo. Allevava le sue mucche con i prodotti della sua terra, le nutriva con le piante che crescevano nei suoi campi. Istintivamente evitava le inutili e noiose scartoffie, la iperburocrazia che si è impossessata di tutto il mondo agricolo. Non c'è la peggio che dover fare una cosa gravosa che ritenevamo completamente inutile per chi ha le giornate corte e segue il ritmo delle stagioni e le mille cose a cui deve riparare.
Le scartoffie sono ingiuste perché sottostanno a regole che sono le stesse per le grandi aziende, che con impiegati e uffici tecnici importano ed esportano le loro carni nel mondo, e per piccoli contadini che si rivolgono al mercato locale. Spesso accade, invece, che l'atteggiamento dei solerti controllori quello sì che non è lo stesso! Duri e inflessibili con i piccoli e deboli e compiacenti con le grandi aziende. Come se i danni alla nostra salute non fossero arrivati proprio con i processi di industrializzazione del cibo.
Jerome sapeva bene tutto ciò e, a seguito dei primi controlli, si rifiutò di sostenere i test del dna per stabilire le parentele tra i suoi animali. Iniziano i problemi, le sanzioni, le accuse e le vessazioni. Per un contadino non c'è cosa peggiore che essere accusato di non far bene il proprio lavoro. Si tratta di un grosso trauma e motivo di vergogna nel paese in cui vive.
Jerome si è trovato solo contro l'intero sistema. Dopo molti controlli, sanzioni e minacce l'11 maggio 2017 tre funzionari, sei gendarmi accompagnati dai vigili del fuoco si ripresentano alla fattoria di Jerome intenzionati ad effettuare un censimento degli animali a scopo di sequestro e lo minacciano di un Trattamento sanitario obbligatorio. È in quel momento che Jerome scappa nei boschi.
Riesce a far perdere le sue tracce per nove giorni fino a che non viene intercettato da una pattuglia mentre sta riposando nella sua auto in una stradina secondaria. I gendarmi durante l'inchiesta affermeranno che spararono per difendersi perché lui tentava di investirli con la sua auto. Successivamente le perizie balistiche effettuate sul corpo di Jerome non lasceranno dubbi. I tre proiettili che lo hanno ucciso sono entrati nella schiena. Stava di nuovo tentando la fuga.
Eccola qua: la morte del disertore, la morte che arriva alle spalle di chi fugge dal fronte, reo di non voler stare dove invece si è obbligati a stare, reo di non voler fare ciò che si è obbligati a fare anche quando è palesemente assurdo, sbagliato e ingiusto.
Lo vuole lo Stato, lo vuole il sistema, la patria, la società, gli altri "obbligati" come te che avrebbero voglia di disertare ma non lo fanno per paura, per convenzione, per convenienza, perché meglio di no, perché è pericoloso, perché non lo fa nessuno.
Jerome Laronze ha disertato e per questa scelta di libertà è stato ucciso.
La Comunità di Resistenza contadina fiorentina – all'interno della Rete Genuino clandestino - è intitolata alla memoria di Jerome Laronze.
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Ritorno alla terraValentina Baronti · Esperienze
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Rubrica: ESPERIENZE | Autore: Valentina Baronti
Autoprodursi cibo e cultura vivendo in comunità. Due realtà a confronto sulle colline toscane.
In un mondo che brucia, la speranza risale dalla terra, dove è rimasta sepolta nei decenni dell'industrializzazione e dell'abbandono delle campagne. È rimasta lì, ben custodita dalle zolle umide del Mugello e dalla Val di Sieve, per poi rispuntare, forte come l'humus delle tradizioni e leggera come un fungo che si fa spazio tra le foglie dei castagni. Quella delle comunità contadine è una realtà che ogni giorno si rinnova e che negli ultimi anni sta vivendo una nuova giovinezza, coinvolgendo sempre più persone, di diverse età e provenienze, che sperimentano nuovi modi di vivere insieme, di autosostenersi con il proprio lavoro, di dare vita a economie sganciate dal ricatto della distribuzione. Lavorare per vivere, non vivere per lavorare.
Qualcuno lo fa con la vanga e il piccone, recuperando boschi e pascoli abbandonati da decenni, qualcun altro con il corpo e la voce, riscoprendo canti e balli contadini da portare in giro, come si faceva una volta, quando ci si autoproduceva sia il cibo che la cultura. Noi abbiamo scelto due di queste realtà, per raccontarvi quella che vediamo come una tendenza del mondo nuovo: il ritorno alla terra, la vita in famiglie allargate, la cultura popolare, come esperienze recuperate dal passato solo per adattarle alle sensibilità di oggi, perché ogni tradizione che si rispetti è buona solo se è capace di contaminarsi ed evolvere.
La Mangona, coltivare con rispetto
Sulle colline sopra Barberino del Mugello, in località La Mangona, 120 ettari di boschi, pascoli e seminativi stanno tornando a nuova vita. Dal mese di dicembre, nel casolare che affaccia sulla vallata del lago di Bilancino, si sono stabiliti sette adulti e quattro bambini, dando vita a una comunità contadina. Un'esperienza già di per sé innovativa, per la scelta di vivere in comunità di coppie, singoli e famiglie, che hanno accolto la possibilità di recuperare terre abbandonate per costruirci sopra la propria sussistenza. Ma c'è qualcosa che rende questa esperienza ancora più speciale: quelle terre sono un bene comune, appartengono all'Opera Madonnina del Grappa che, tramite l'associazione Casa Caciolle, le ha concesse in comodato gratuito alla comunità di resistenza contadina Jerome Laronze, nodo di Genuino Clandestino dell'hinterland fiorentino.
Entrambe le realtà sociali hanno uno spirito comunitario - Casa Caciolle mette a disposizione l'omonima villa nel quartiere di Novoli ad ex-detenuti e persone che stanno scontando una pena alternativa – e si sono ritrovate attorno a un progetto di recupero consapevole di terreni abbandonati. "È una tipologia di terra che è difficile rendere economicamente sostenibile – spiega Roberto di Casa Caciolle, all'assemblea di presentazione del progetto – l'unico modo per farlo è mettere da parte la logica del profitto e valorizzare le potenzialità di sussistenza che questi terreni hanno. Su questo si basa la convergenza tra Casa Caciolle e la comunità Jerome Laronze. La terra è una fonte imprescindibile di vita, ma bisogna rispettarla non sfruttarla".
Quella della Mangona, quindi, è una sfida molteplice: vivere in comunità, recuperare un bene comune, mangiare quello che si produce, rispettare persone e terre. "Il nostro principale obiettivo è l'autoproduzione – spiega Maddalena, contadina della Mangona – e se ci saranno eccedenze le venderemo per rispondere alle altre nostre necessità, per le quali abbiamo bisogno di rivolgerci al mercato monetario. Noi non abbiamo un capitale alle spalle e ogni scelta sarà il frutto di un sostegno collettivo, basato sulla solidarietà e sul mutualismo, ogni passo verrà deciso in assemblea".
La Leggera, cultura contadina
Se quella della Mangona è un'esperienza nuova di zecca, la Leggera è una realtà che da oltre vent'anni diffonde cultura contadina nella Val di Sieve e non solo. La storia di questa associazione affonda negli anni in cui le campagne attorno a Firenze si stavano ripopolando e in uno di quei casolari si ritrovarono a vivere in comunità studenti, infermieri, operai agricoli, assistenti sociali e musicisti. Tra loro c'erano due tra i fondatori dell'associazione: Marco, etnomusicologo in fuga da Milano e Filippo, giovane del posto di origine contadina. Sentirono subito la necessità di riconciliarsi con la cultura di chi prima di loro era vissuto in quella casa e lo fecero con il gruppo musicale Terra Terra, che portava i canti popolari nelle manifestazioni, e con un'attività di ricerca orale insieme ad un gruppo di anziane di Doccia, frazione di Pontassieve. "Nella loro meraviglia di vedere questi giovani che riabitavano una casa in campagna dove alcune di loro avevano vissuto o che comunque avevano frequentato – racconta Filippo -, hanno sentito il bisogno di passarci un'eredità".
La ricerca si è poi estesa, coinvolgendo tutta la Val di Sieve e il Casentino, fino a costruire un vero e proprio archivio riconosciuto dalla Soprintendenza Archivistica della Toscana e consultabile nella biblioteca di Rufina.
"Il nostro obiettivo non è mai stato solo quello di raccogliere e archiviare testimonianze – spiega Filippo -, ma di praticarle quelle tradizioni, farle diventare un linguaggio nostro, anche se non siamo più i contadini della mezzadria". E infatti, l'associazione La Leggera gestisce anche un circolo contadino a Colognole, dove i contadini di oggi possono andare a veglia e ballare la quadriglia, in un rinnovarsi continuo della memoria, come cosa viva.
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Sempre più poveriPippo Russo · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Pippo Russo
La gaffe incommentabile del ministro Lollobrigida smaschera la volontà di minimizzare e banalizzare un fenomeno in crescita preoccupante.
I poveri mangiano meglio dei ricchi. Poiché la catena delle deprivazioni e delle umiliazioni non bastava, a chi se la passa peggio bisognava infliggere anche lo sberleffo. A farlo ha provveduto il più stralunato ministro della storia repubblicana: Francesco Lollobrigida, il first cognato che si è specializzato in gaffe e non accenna a smettere. Da lui è arrivata la tesi secondo cui chi ha meno si nutre meglio. Poveri ma gourmet. Chi l'avrebbe mai detto?
L'esternazione del ministro potrebbe anche essere liquidata come una fesseria. Una chiacchiera nemmeno da bar perché, in qualsiasi bar che si rispetti, chi pronunciasse uno sproposito del genere verrebbe zittito e messo alla porta. Ma temiamo che le cose stiano in modo più preoccupante, ben oltre la fesseria. E che facciano emergere una paradossale contraddizione: da una parte stanno tutti gli indicatori, che parlano di un aumento generalizzato del numero di persone e famiglie le cui condizioni economiche e materiali della vita quotidiana peggiorano; dall'altra si assiste alla banalizzazione del concetto di povertà, appiattito sulle forme della deprivazione estrema senza che se ne percepiscano le innumerevoli e non meno pesanti gradazioni del "meno peggio".
Meno è meno. Fra chi ha troppo e chi nulla si apre il territorio vasto di chi ha sempre meno. E quel meno è fatto non soltanto di deprivazione materiale. C'è un'incidenza forte dell'abbassarsi delle aspettative, un incubo che parte dal rischio della perdita di status e si spinge fino agli strati sociali costretti a accumulare rinunce, mentre sul versante opposto della piramide un numero esiguo di persone continua a accumulare ricchezza. Proprio la questione della povertà alimentare è un indicatore forte del senso di tutto ciò. Non è soltanto una questione di povertà quantitativa (quanto cibo si porta in tavola e se si tratta di un apporto calorico sufficiente), ma anche e soprattutto della qualità dei cibi consumati. Dove la qualità dei cibi va misurata anche nei termini della loro freschezza e salubrità. In questo senso le indicazioni sono allarmanti. Il cibo fresco e salubre, a partire da quello che deriva dall'agricoltura di filiera corta, è sempre più caro per diversi motivi: perché crescono i costi necessari a produrlo, perché i mutamenti climatici hanno impattato sulle produzioni agricole riducendone il volume e provocando un deciso aumento dei prezzi, perché anche la grande distribuzione lo offre a cifre molto esigenti ma dopo aver tirato al massimo ribasso il prezzo d'acquisto dai piccoli produttori. In condizioni del genere il cibo fresco e salubre diventa anch'esso un genere di consumo alla portata di fasce di reddito sempre più ristrette, un piccolo lusso che si aggiunge ai lussi del superfluo. E chi non se lo può permettere ripiega su opzioni alimentari a basso costo che significano anche una rinuncia alla qualità e alla salubrità del cibo. Parafrasando il detto, less is less. And worse. Su questo aspetto qualitativo della povertà alimentare non si è ancora fatto abbastanza in termini di presa di coscienza. E le parole in libertà del ministro non fanno che peggiorare la situazione.
Le sempre più nuove povertà. Guardi le code alle mense delle organizzazioni solidaristiche e ti viene da pensare a ciò che viene etichettato come "nuove povertà". Un concetto in cui rientra la vasta casistica di chi è scivolato dallo status delle agiatezze medio-borghesi verso il girone delle privazioni crescenti. In realtà è il concetto stesso di nuova povertà a presentare una preoccupante dimensione dinamica. Perché dà l'impressione di essere come una spirale che continua ad avvitarsi e a travolgere quote crescenti di società, portando deprivazione verso strati che non ne erano stati ancora toccati. Gli esempi possono essere innumerevoli, ma per rimanere sui sentieri che meglio conosciamo è il caso di soffermarsi sulla povertà abitativa. Che a Firenze è diventata l'emergenza principale senza che si sia ancora riusciti a ipotizzare uno straccio di soluzione. Comprare casa è diventato impossibile, ma ancor più trovarne una in affitto. E lo sanno bene coloro che compongono la vasta popolazione studentesca dei fuori sede, passati dal regime di sfruttamento e vessazione (anche 400 euro per un posto letto in camera condivisa) alla brutale espulsione. Il loro diritto allo studio è stato spazzato via dalla bulimia del mercato – come avviene a tutti i diritti, prima o poi. E ogni volta non si riesce a predisporre altro che misure tampone, temporanee e parziali, il cui solo effetto è dilatare la precarietà e costruire un ulteriore gradino fra "poveri" e "poco meno che poveri". Un welfare rinunciatario laddove sarebbero richieste politiche pubbliche forti di arginamento della bulimia di mercato. È questa la povertà più grande. La povertà di ambizioni delle nostre politiche pubbliche.
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Sei milioni di italiani mangiano poco e male
Sei milioni di persone nel nostro Paese, il 12% dei residenti con almeno 16 anni di età (dati 2021), sono in una condizione di povertà alimentare. A rivelarlo il quarto rapporto sulla povertà alimentare di ActionAid, "Frammenti da ricomporre. Numeri, strategie e approcci in cerca di una politica" che, grazie ai dati Istat, restituisce una fotografia dettagliata della povertà alimentare a partire dalla sua intensità, diffusione, distribuzione regionale e specificità dell'impatto sui diversi gruppi socio-demografici (minori, donne, stranieri).
La deprivazione alimentare materiale o sociale - misurata come l'impossibilità di fare un pasto completo con carne, pollo, pesce o equivalente vegetariano almeno una volta ogni due giorni e con l'impossibilità di uscire con amici o parenti per mangiare o bere qualcosa almeno una volta al mese - risulta più diffusa fra i disoccupati (28,3%), le persone inabili al lavoro (22,3%), coloro con istruzione uguale o inferiore alla licenza media (17,4%), giovani tra i 19 e i 35 anni (12,3%) e adulti tra i 50 e i 64 anni di età (12,7%), stranieri (23,1%), chi vive in una casa in affitto (22,6%) e le persone che vivono nelle aree metropolitane (13,3%).
Il numero di chi riceve aiuti Fead (Fondo di Aiuti Europei agli Indigenti) sotto forma di generi di prima necessità è cresciuto notevolmente negli ultimi anni passando dai 2,1 milioni nel 2019 ai 2,8 milioni del 2022. Un incremento in linea con il trend di crescita della condizione di povertà assoluta e che può essere interpretato come un ulteriore peggioramento delle condizioni di vita di soggetti già in situazione di forte vulnerabilità.
Il sistema di intervento per contrastare la povertà alimentare appare ancora troppo frammentato e privo di una visione strategica. Il paradosso più evidente è che 6 persone su 10 in condizione di deprivazione alimentare materiale o sociale non sono considerate a rischio povertà secondo le soglie di reddito prestabilite. Per ActionAid va cambiata la visione del fenomeno, serve un approccio multidimensionale che ruoti attorno al diritto cibo e non all'aiuto, che coinvolga la comunità e non solo i singoli individui.
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Emergenza freddoFrancesco Martinelli · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Francesco Martinelli
L'inverno è la stagione più dura per chi vive e dorme in strada. I posti al caldo non bastano per tutti, e poi di giorno dove si va?
Questa sera a Firenze è freddo, ma che freddo! L'uomo nella penombra prepara il suo giaciglio di cartone e coperte, imbottito con felpe e maglioni a strati come una cipolla. Oggi non discuteremo dei motivi per cui questa persona non ha una casa in cui tornare, ma di come sopravvive nel momento più freddo e potenzialmente letale dell'anno, di quali risorse dispone e come si organizza. Per comprendere, per dare voce, per aiutare.
Incontro Piero la mattina insieme ad un suo amico, Tommaso. Piero e Tommaso hanno vissuto rispettivamente due e tre anni sotto i portici che si trovano tra due dei palazzi simbolo della ricchezza e dell'accoglienza fiorentina: l'ospedale di Santa Maria Nuova, dove chi ha bisogno viene curato sin dal 1288, e la sede della banca più ricca e importante della città. Esattamente dove, lo scorso febbraio, Cesare Castrignano, senza dimora di 68 anni, è stato trovato morto a causa del freddo intenso della notte.
Piero e Tommaso hanno avuto la fortuna di incontrare un operatore della Croce Rossa che passa settimanalmente (come anche volontari di altre realtà) per dare qualche coperta e un po' di cibo ai poveri. Tramite questa persona hanno avuto delle informazioni preziose per sopravvivere in questa stagione umida e insidiosa.
Istituzionalmente la cosiddetta "emergenza freddo" inizia il 4 dicembre e finisce intorno a fine marzo. Nel corso di questo periodo vengono messi a disposizione circa 120 posti letto, eventualmente estendibili a 160, presso la Foresteria Pertini a Sorgane, l'Ostello del Carmine e la parrocchia del Pignone in via dei Vanni. Per prenotarsi e poter godere del servizio è attivo lo Sportello di via Corelli gestito dalla Caritas (i riferimenti più precisi li vediamo dopo).
"Bisogna presentarsi alle 5 di mattina per non essere gli ultimi della fila e rischiare di non trovare posto" mi dicono, ma le prenotazioni iniziano dalle 8.30 e terminano alle 12 e va compilato un documento. "Chi prima arriva meglio alloggia, e spesso c'è una guerra tra poveri per accaparrarsi l'accesso" mi dice Piero. Perché ovviamente a un certo punto la lista è completa e bisogna ripresentarsi la settimana seguente.
Se la richiesta è invece accettata si ha la possibilità di alloggiare per quindici giorni in una struttura dedicata. Tommaso mi fa notare però che, anche una volta ottenuto il posto letto, il problema è solo parzialmente risolto, dal momento che la mattina verso le 8 o le 9 bisogna lasciare la struttura e si può rientrare solo la sera dopo le 19. C'è spesso una difficoltà oggettiva del senza dimora nel riuscire ad impegnare quelle ore del giorno, in cui si ritrova nuovamente in strada, in modo utile. Non tutti si rassegnano allo stereotipo del cappello in una mano e del cartoccio di vino nell'altra (anche se il vino scalda, quando ci sono 0 gradi e non hai un posto al chiuso dove stare). Piero da parte sua ha trovato lavoro nella ristorazione, ma anche lui ha difficoltà nell'organizzarsi per rientrare in tempo la sera, per mangiare e dormire, dovendosi adeguare ai ritmi del dormitorio.
Chi invece non riesce a usufruire delle strutture, messe a disposizione dal Comune o dalle varie associazioni, cerca di arrangiarsi trovando altri luoghi "sicuri" ove potersi riunire la notte assieme ad altre persone per scaldarsi, per maggiore sicurezza e per aiutarsi nel custodire il proprio bagaglio di piccoli accessori essenziali. Importante è salvaguardare le coperte e i vestiti, visto che spesso, nella già citata guerra tra poveri, vengono rubati o gettati via durante la pulizia delle strade che avviene durante il giorno.
In fondo al giornale che state leggendo troverete la pagina "Fuori dal Tunnel", coi riferimenti che vi avevo promesso: qui troverete dritte e indirizzi per dormire, mangiare, curarsi, imparare l'italiano, cercare una soluzione abitativa e così via.
Piero e Tommaso, intanto, salutano i lettori di Fuori Binario e invitano tutte e tutti a tenere gli occhi e il cuore aperti su questo grande problema che ogni anno, nei giorni più freddi, miete vittime tra chi dorme per strada. Ma è un problema che riguarda tutti.
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Premio BargelliniSara Benedetti · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Sara Benedetti
Aperto a tesi di laurea o dottorato su pratiche di resistenza dal basso.
C'è tempo fino al 28 febbraio per partecipare alla V edizione del bando "Premio Lorenzo Bargellini", aperto il 27 novembre scorso. Il premio, rivolto alle tesi di laurea e di dottorato, è un tributo verso Lorenzo Bargellini, figura di riferimento del Movimento Lotta per la casa, che a Firenze ha posto al centro della propria azione la questione abitativa e le disuguaglianze sociali. A questi temi, fino al giorno della sua prematura scomparsa, Lorenzo ha rivolto la sua dedizione e il suo impegno affinché ai gruppi sociali più fragili e senza casa venissero riconosciuti spazi di vita e il diritto all'inclusione abitativa.
Dal bando: "Il Premio di questa V edizione intende mettere al centro l'emergere di forme di prefigurazione di modi altri e alternativi rispetto ai modelli di vita e alle dinamiche politiche e istituzionali consuete e dominanti. In particolare, richiama l'attenzione sulle proposte di quei movimenti e quelle realtà di autorganizzazione sociale che elaborano pratiche di resistenza e politiche dal basso, attraverso contro-narrazioni, nuovi saperi, nuovi immaginari e nuove forme organizzative attorno alle questioni del governo del territorio, delle povertà, della crisi ambientale e delle mobilità e migrazioni".
Le tesi di Laurea magistrale o di Dottorato dovranno essere inedite e essere state discusse in un'università italiana o straniera negli ultimi tre anni, ovvero tra il 1 gennaio 2021 e la scadenza del bando al 28 febbraio 2024. Al riconoscimento del Premio è associata una borsa di 1.000 euro finanziata dalla famiglia, dagli Enti promotori e da Cobas Firenze. La data della premiazione è prevista per il 4 giugno 2024.
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Occupare contro il fossileBarbara Imbergamo · Emergenza Climatica
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Rubrica: EMERGENZA CLIMATICA | Autore: Barbara Imbergamo
Intervista a Matteo, studente universitario a Pisa: "L'Ateneo chiuda i rapporti con Eni, la ricerca deve essere indipendente".
End Fossil è la campagna internazionale che promuove la fine della dipendenza del nostro sistema economico dai combustibili fossili. Coinvolge i giovani delle scuole e delle università in 12 Paesi europei. Abbiamo intervistato Matteo, studente di Scienze politiche a Pisa.
Roma, Torino, Parma, Ravenna, Milano, ora anche Pisa. Avete occupato chiedendo la fine degli accordi che legano gli Atenei ad Eni. Qual è il vostro scopo?
Eni ha accordi operativi ed economici con molte università italiane. Eroga 89 borse di studio di dottorato e finanzia circa 100 progetti di ricerca influenzando così la didattica e gli obiettivi di alcuni master. A Pisa Eni è presente nella Facoltà di geologia con il master di geofisica sull'attività estrattiva e anche nel master "Management of health, safety, environment and quality systems" legato al tema del gas e del petrolio. Come si capisce bene il punto di vista e gli interessi di Eni pesano molto sia sulla didattica che nell'approccio alla ricerca, mentre sarebbero necessarie idee libere e trasformative per andare verso la transizione ecologica e rispettare gli accordi di Parigi sul clima.
Parlaci della vostra esperienza con la campagna End Fossil.
Si tratta della terza fase di una mobilitazione che è partita lo scorso anno alla Sapienza di Roma e che si è poi allargata ad altre città. A Pisa l'occupazione ha avuto l'obiettivo di portare il tema del fossile all'attenzione di studenti e studentesse e per avere spazi di autoformazione e dibattito. Abbiamo discusso di crisi climatica in India, di decrescita, del valore delle comunità energetiche, ma abbiamo anche ospitato giornalisti che si occupano del tema e organizzato un laboratorio sulle nostre competenze che possono essere messe in gioco per la transizione.
Cosa ha risposto l'Università alle vostre richieste?
Abbiamo subito fatto una richiesta di accesso agli atti per leggere cosa esattamente è stato firmato tra Eni e l'Ateneo. Ad oggi ci hanno negato qualsivoglia informazione. Questo nonostante la legge stabilisca che l'amministrazione pubblica deve essere trasparente. In un caso analogo, a Milano, il Consiglio di Stato ha obbligato l'Università a fornire i dati disponibili, perché tutte le informazioni di importanza climatica devono essere accessibili.
A Pisa vi siete concentrati su tre proposte.
Chiediamo lo stop immediato ad ogni investimento e finanziamento pubblico e privato all'industria del fossile e quindi che l'Ateneo cessi i rapporti con Eni. Vorremmo anche attivare un corso interdipartimentale sulla crisi ecologica la cui didattica sia concordata con End Fossil. Infine sollecitiamo l'Università affinché si costituisca in Comunità energetica rinnovabile e solidale (Cers), per dare vita ad un modello energetico alternativo al fossile che coinvolga tutti i suoi edifici con ricadute positive anche nei quartieri in cui sorgono. In questi giorni le presenteremo al Consiglio accademico, vedremo quale sarà la risposta.
L'azione degli studenti è chiara: gli interessi economici privati dovrebbero uscire dalle Università, che a causa di questa ingombrante presenza rischiano di perdere la loro indipendenza e libertà di ricerca. Il tema è vasto, le Università si alleano infatti con entità poco trasparenti e fuori da ogni visione etica, basti citare gli accordi con Leonardo che produce armi, con Amazon che non rispetta i diritti dei lavoratori. Ne riparleremo presto.
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Fronte No AusterityClara Baldasseroni · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Clara Baldasseroni
A Firenze il sesto incontro nazionale.
Ad un anno di distanza dalla Conferenza di Roma, il 18 novembre si è svolta a Firenze la VI Conferenza nazionale del Fronte di Lotta No Austerity (FLNA), per l'unità delle lotte contro il capitalismo. Al centro del dibattito l'aumento del caro vita, i considerevoli tagli al settore pubblico e al welfare, l'evaporazione dal dibattito pubblico del salario minimo e la cancellazione del reddito di cittadinanza.
La discussione si è concentrata su nuove politiche contro la catastrofe sociale causata dal capitalismo sovranazionale, attraverso percorsi coordinati di solidarietà attiva tra le componenti in lotta e l'unità negli scioperi e nelle altre azioni, indipendentemente dalle singole sigle di appartenenza.
Riguardo al diritto all'abitare, è emersa la necessità di contrastare la logica degli affitti brevi, che toglie alloggi ai residenti in favore dei turisti e sta mettendo in ginocchio molte famiglie; aumentare il numero delle case popolari, recuperando anche quelle abbandonate e sfitte, bloccare gli sfratti o permettere agli inquilini di passare "da casa a casa".
Sul fronte sindacale, è stato rilevato come le contrattazioni dei sindacati siano al momento insufficienti, perché sempre più assoggettate alla logica del potere economico e finanziario, con scioperi sempre più frammentati.
La giornata si è aperta con l'intervento di Marzia Mecocci del Movimento di Lotta per la Casa ed è proseguita con numerosi interventi di lavoratori e operai in lotta provenienti da tutta Italia, oltre ad altre realtà sociali: Rete Antisfratto, Unione Inquilini, Donne in Lotta, Collettivo di Unità Anticapitalista, Restiamo Umani e redazione di Fuori Binario. Presenti anche diversi sindacati tra cui Cobas, Cub, Slai, Cobas, Fiom, Cgil, Usi 1912.
Al termine è stata votata all'unanimità la mozione di sostegno alla Resistenza palestinese e gli invitati e i delegati hanno preso parte alla manifestazione pro Palestina portando gli striscioni del Fronte di Lotta No Austerity. Altre informazioni su www.frontedilottanoausterity.org.
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Le Case dei RiderRedazione · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Redazione
Uno spazio prezioso per chi lavora in condizioni di sfruttamento.
Aprono in tutta Italia le "Case dei Rider", ultima ad arrivare è quella di Salviano, in provincia di Livorno, aperta grazie alla collaborazione tra Cgil, Arci e comune. L'obiettivo è quello di compiere un primo, piccolo, passo per migliorare le condizioni di lavoro dei rider in attesa di paghe dignitose, veri contratti, salute e sicurezza, tempi di attesa pagati, trasparenza dell'algoritmo. Si tratta di uno spazio a disposizione dei lavoratori dove fermarsi per mangiare e bere qualcosa, riunirsi, discutere o semplicemente rilassarsi e ricaricare il cellulare. Nelle "Case dei Rider" spesso è possibile anche parcheggiare temporaneamente la bici e compiere piccole manutenzioni e riparazioni. Anche a Firenze si discute di aprirne una, in particolare dopo che pochi giorni prima di Natale i rider hanno protestato in Piazza della Repubblica per chiedere paghe dignitose, sicurezza e tutela su strada. Insieme a loro la Cgil ha intanto lanciato un'indagine conoscitiva al fine di costruire una piattaforma rivendicativa partecipata per ingaggiare un confronto con le grandi piattaforme Deliveroo e Glovo.
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Molto più di una palestraSara Benedetti · Attualità
!Attualità
Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Sara Benedetti
È in corso l'autorecupero di uno spazio sociale in via Aldini. Lanciata una raccolta fondi per concludere il progetto.
In via Aldini, a Firenze, un'intera comunità si sta adoperando per ridare vita alla palestra sociale. Su iniziativa dell'associazione di promozione sociale "Un Tetto sulla Testa" – già impegnata da anni in un piano di autorecupero per venti alloggi da destinare ad altrettante famiglie – è stata aperta una raccolta fondi con lo scopo di provvedere alle risorse necessarie per attuare l'ambizioso progetto.
La campagna di crowdfunding terminerà il 27 gennaio 2024: la somma da raggiungere prefissata, necessaria per concludere i lavori, è di 30.000 euro. La palestra attualmente si presenta in condizioni fatiscenti, mancano i materiali per renderla agibile, arredi adeguati, pavimentazione e c'è bisogno di mettere a norma diversi impianti. Nonostante ciò, il potenziale è enorme, ci sono a disposizione 190 mq di spazio e, soprattutto, non manca l'entusiasmo di coloro che si stanno attivando per trasformare questo disegno in realtà: "Il lavoro ce lo mettiamo noi, come stiamo facendo per recuperare alloggi e spazi in comune, a te chiediamo una donazione per acquistare materiali e per gli impianti che vanno certificati" fa sapere "Un Tetto sulla Testa" presentando la propria raccolta fondi.
La palestra sociale di via Aldini vuole essere un luogo amico a disposizione dell'intera cittadinanza, in cui poter svolgere attività motoria ma anche organizzare eventi culturali, corsi, cene sociali, mostre d'arte e qualsiasi altra idea volta a creare un ambiente inclusivo e di opportunità. I lavori sono già iniziati e, con l'instancabile dedizione del personale dell'associazione, sono stati realizzati in autorecupero due bagni, di cui uno per disabili.
Tante storie si sono intrecciate nel panorama di un "Tetto sulla Testa", una realtà sempre più multietnica che negli anni si è arricchita di soci di ogni origine e provenienza ed ha saputo mettere in moto la macchina delle sinergie, valorizzando il contributo di ciascuno e puntando verso un unico obiettivo comune.
In una Firenze che appare sempre più come una città elitaria, dove i residenti faticano a riconoscersi e a ritagliarsi i propri spazi a causa dei meccanismi della "città-vetrina", il progetto della palestra sociale di via Aldini sembra avere le carte in regola per diventare un baluardo di inclusività nella culla del Rinascimento: un luogo libero, aperto, sicuro e accogliente… per tutte e tutti.
Per le vostre donazioni potete seguire questo link: https://sostieni.link/34935.
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AlfabetoFelice Simeone · Segnalazioni
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Rubrica: SEGNALAZIONI | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori.
A come ANIMALI - Cristian Mungiu è un cineasta rumeno di fama ormai solida. I suoi film sono attraversati da profonde analisi sociali, e la sua ultima opera, Animali Selvatici non fa eccezione. Pretesto per creare l'intreccio narrativo sono le tensioni che nascono quando tre lavoratori dello Sri Lanka vengono regolarmente assunti da un forno in Transilvania. Scena madre del film è la riunione del circolo culturale che deve decidere se far rimanere gli stranieri o no.
B come BAMBINE - L'omicidio di Giulia Cecchettin ha riacceso il dibattito sui ruoli, identità, condizionamenti, sopraffazioni, violenze e omicidi di genere. Nel suo libro rivelatore "Dalla parte delle bambine", Elena Gianini Belotti mette in guardia sui condizionamenti inconsci che tendono a fabbricare gabbie identitarie.
C come CURA - Molto prima del corona-virus, un altro virus ha terrorizzato l'umanità: l'HIV, il virus dell'aids. Alessandro Aiuti, protagonista insieme a padre Fernando di questa magia, lo racconta in "La cura inaspettata. L'HIV da peste del secolo a cura inaspettata", edito da Mondadori.
D come DATI - È innegabile che i dati hanno soppiantato definitivamente aruspici, fondi di caffè, e volo degli uccelli nella previsione del futuro. La chimera che un dato sia portatore di informazione neutra ed oggettiva è ormai svelata. Il collettivo di femministe dei dati Think Tank Period analizza e corregge questa distorsione.
E come EUROPA - Ogni governo vara prima o poi un provvedimento che ne smaschera l'identità politica. L'ha fatto anche l'attuale governo con il nuovo decreto flussi migratori che autorizza a collocare minori non accompagnati in strutture pensate per migranti adulti. Il libro di Cecilia Ferrara e Angela Gennaro "Perdersi in Europa senza famiglia" è un'analisi necessaria del problema.
F come FIGLIE - Si potrebbe pensare che le dittature finiscono con la morte del tiranno o con il capovolgimento del regime oppressore. Non è così. Nel suo podcast Figlie, Sara Poma racconta del vuoto mai colmato causato dalla separazione da sua madre sequestrata dai generali argentini durante la dittatura degli anni '70.
G come GIUSTIZIA - Fuori Binario ha già parlato della pericolosità di una classe di molecole particolarmente subdole: i PFAS. Ne siamo invasi; ce li portiamo addosso e li ingeriamo con i cibi cucinati in pentole rivestite da queste sostanze. In Veneto è stata riscontrata una delle più gravi contaminazioni da PFAS d'Europa. Le mamme-no-pfas chiedono chiarezza, trasparenza e informazione.
H come HEGEL - Nel 1970, Carla Lonzi dà alle stampe Sputiamo su Hegel, un libro che mina le fondamenta teoriche e pratiche del patriarcato. A conferma dell'attualità delle idee di Carla Lonzi, La nave di Teseo ha deciso di ripubblicare Sputiamo su Hegel.
I come IRAN - Per il 2025, è prevista a Milano la prima retrospettiva italiana di Shirin Neshat, regista, fotografa, videoartista Iraniana. La sua arte nasce dall'"impulso di dover rispondere alle domande che aveva per se stessa, come donna, da iraniana che vive in esilio".
L come LUPI - Il 3 Gennaio 2023 ricorre l'ottantesimo anniversario della morte di Lanciotto Ballerini, uno dei primi caduti della Resistenza fiorentina. Marco Rossi ha raccontato questa storia in "Avanti siam ribelli. Lanciotto Ballerini e i Lupi Neri" ed è disponibile alla libreria Parva Libraria.
M come MINATORI - Nel podcast della Rai "Il cammino minerario di Santa Barbara", Valentina Lo Surdo ripercorre i 500 km fatti a piedi nel sud-ovest della Sardegna, alla scoperta del Sulcis Iglesiente. Guida del cammino è Giampiero Pinna, geologo e fondatore del cammino.
N come NOMADI - Quello che ci siamo lasciati alle spalle è stato un anno in cui lo stravolgimento del clima ha toccato la vita di molti di noi. Il recente libro di Gaia Vince, "Il secolo nomade", affronta il tema delle migrazioni climatiche. Se ne facciano una ragione i tutori della purezza di patrie e nazioni.
O come OPERAI - Palazzina LAF, opera prima di Michele Riondino, è una storia vera di sfruttamento operaio. I padroni esistono ancora, e sono sempre peggio.
P come PALESTINA - Kamilya Jubran è nata e cresciuta in famiglia palestinese di musicisti tradizionali. Lei stessa è una virtuosa dell'oud. Ne sono nate collaborazioni inedite ed inaspettate, come quella con Werner Hasler, musicista elettronico di origini svizzere. Segnalarla è anche un omaggio alle genti di Palestina.
Q come QUOTIDIANITÀ - Abby Hanlon è una disegnatrice americana, creatrice del personaggio Dory Fantasmagorica, protagonista di tante storie illustrate. "Dory Fantasmagorica. Ti voglio tutta per me" pubblicato da Terre Di Mezzo.
R come RESISTENZA - Nella storia del primo antifascismo livornese, negli anni tra il 1919 e il 1923, si ritrova il più estremo e deciso tentativo di opposizione al regime. Marco Rossi, nel libro "La battaglia di Livorno. Cronache e protagonisti del primo antifascismo (1920-1923)" edito dalla BFS di Pisa, ricostruisce questa storia.
S come SITAR - Ad Ottobre 2023, Anoushka Shankar ha pubblicato il nuovo disco, Ch. 1: Forever. For now. Le atmosfere eteree di questo nuovo disco sono tutte da ascoltare.
T come TEHERAN - Il 2023 è stato ricco di film impegnati. Ali Asgari e Alireza Khatami sono gli autori di "Kafka a Teheran", un film composto di episodi di vita quotidiana in Iran. È un miracolo che quella terra violentata sia in grado di creare opere artistiche di altissimo valore.
U come USURPATE - La rimozione del contributo delle donne alla storia del sapere ha prodotto narrazioni incomplete. È il caso di Rosalind Franklin che produsse le prove inconfutabili della struttura a doppia elica del DNA, e di Lise Meitner, che scoprì la fissione nucleare. Il Podcast "Noi, chimiche coraggiose" prodotto da Federchimica fa un po' di giustizia.
V come VIOLENZA - La disparità di genere è un fatto incontrovertibile. Il podcast "Voci contro la violenza" è composto da 6 episodi: violenza psicologica e stalking, i media e la violenza sulle donne, violenza finanziaria, rappresentazione della donna nei media, diritti riproduttivi, femminicidio.
Z come ZAPPA - Il 4 Dicembre di trent'anni fa moriva Frank Zappa, uno dei più irriverenti musicisti della storia della musica leggera. Musicista raffinato e coltissimo, dichiara da subito guerra alle case discografiche rivendicando il diritto di creare e suonare indipendentemente dalle mode e dalle vendite. Lo ricordiamo per la musica, ma anche per quell'atteggiamento libertario e anarchico che l'ha prodotta, doti di cui oggi si sente molto la mancanza. Non solo in musica.
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L'estetica inquietaGinox · Cyber Bluff
!Cultura
Rubrica: CYBER BLUFF | Autore: Ginox
In un bel libro uscito da poco, "Exit reality", Valentina Tanni, storica dell'arte, analizza alcune "estetiche di Internet", quei linguaggi visivi e sonori che, a ondate e correnti, caratterizzano il divenire della rete.
I "meme", per esempio, che noi stessi riutilizziamo, sono spesso frutto di un'estetica non del tutto casuale. Foto a bassa qualità, l'utilizzo di pochi colori, spesso sgargianti, quasi fastidiosi alla vista, il montaggio di elementi surreali tesi a creare una sensazione di confusione, uniti a elementi ironici che ne favoriscano la circolazione. Sono scelte estetiche maturate su sensibilità comuni sorte nelle chat o nei commenti di un post. Potrebbero applicarsi alla corrente "weirdcore", che magari non avete mai sentito nominare, ma sicuramente uno dei tanti meme che avrete utilizzato realizzava proprio quel tipo di estetica.
Qualche anno fa sono saltate fuori le cosiddette "backrooms", ovvero immagini o video di spazi normalmente pieni di persone, completamente vuoti: corridoi di grossi uffici dai muri gialli deserti o elementi architettonici che terminano nell'acqua laddove invece ti aspetteresti un prato, un pavimento, un tappeto. Immagini surreali, in cui tutto sembra calmo e placido, ma troppo, come se un pericolo imminente incombesse.
Le strade di Campi Bisenzio la notte dopo l'alluvione sembravano una "backroom" inverata, a chiarire come quell'estetica dell'inquietudine che caratterizza spesso la rete nasca da immagini che abbiamo già visto e da situazioni che l'essere umano subisce e crea nella realtà e poi proietta sublimandole come fantasmi in rete.
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Otto buoni propositiMarta Benettin · Femminismi
!Cultura
Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
Ho letto che le buone abitudini che si iniziano a gennaio sono quelle con la più alta probabilità di essere portate avanti. Allora propongo di iniziare bene l'anno con dei propositi femministi alla portata di tutti:
1. Non usare più l'articolo davanti ai nomi di donna, se non abiti a Milano (dove si usa anche per i nomi maschili): Sara, Anna, Giulia invece che la Sara, l'Anna e la Giulia. 2. Se chiami le donne "signore", allora gli uomini saranno "signori" e non avv., dott., arch., ing. 3. Declina le professioni e i ruoli delle donne sempre al femminile. La capitana, l'avvocata, la giudice. Così come diresti il lavandaio, l'ostetrico o l'educatore al nido. 4. Non ridere alle battute sessiste. Poi, se ci riesci, rispondi "non l'ho capita…" di solito mette a disagio chi l'ha detta. 5. Dedica del tempo alla formazione: più ne sai di femminismo, meglio puoi fare. Leggi libri e articoli, guarda film. Non tutto deve essere per forza noioso, si impara anche divertendosi (un esempio i film "Barbie" e "C'è ancora domani"). 6. Quando senti una donna dire "mio marito/compagno/fidanzato mi aiuta in casa", ricordale che in casa ci vivono insieme, lui fa semplicemente la sua parte, non "aiuta". 7. Prendila con allegria: c'è bisogno di femministe e femministi. Essere stressati e intransigenti con chi la pensa diversamente o non sente necessità di essere femminista è controproducente per te e per gli altri. 8. Ricordati: non devi reclutare né convertire, ma chiedere rispetto e, al limite, raccontare la tua esperienza.
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Nostalgia di TerzaniRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
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Rubrica: FIRENZE RIBELLE | Autore: Riccardo Michelucci
Quanto ci servirebbe oggi la sua voce libera, forte, autorevole. Le sue cronache sincere e cariche di empatia per le vittime. Dopo aver attraversato con il suo taccuino e la sua macchina fotografica alcuni dei principali eventi mondiali del Secondo dopoguerra, Tiziano Terzani fece appena in tempo a vedere l'inizio della cosiddetta "guerra al terrorismo" scoppiata dopo l'11 settembre. A denunciarne le menzogne, le nefandezze, le ipocrisie. A comprendere che stava iniziando anche lo smantellamento dei pilastri del diritto internazionale, un processo che ha assunto una forma compiuta dopo il 7 ottobre, con la mattanza di civili a Gaza.
Nato nel rione popolare di Monticelli, figlio di una sarta e di un operaio comunista, Terzani era riuscito a diventare uno dei più grandi reporter del XX secolo, abituato a ricercare la verità con ostinazione, ad approfondire minuziosamente le proprie fonti, a osservare la storia mentre stava per compiersi, interrogandosi sui fatti con grande sensibilità e profondità spirituale. Nel 2002, quando scoprì di avere un tumore all'intestino, colse la malattia come un'opportunità invece che come una sciagura, e nel libro "Un altro giro di giostra" raccontò le tappe della sua odissea terapeutica e spirituale, alla ricerca di una guarigione non solo fisica. Riuscì a farlo restando uno straordinario reporter.
La sua è stata una lezione umana, prima ancora che giornalistica, che ci ha insegnato una virtù che nel mondo occidentale è sempre più rara: la necessità di recuperare il senso della misura, saper guardare alle cose come sorelle e non soltanto come a semplici oggetti di possesso.
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Università e pecoreJacopo Stefani · Cultura
!Cultura
Rubrica: CULTURA | Autore: Jacopo Stefani
Un libro a fumetti ripropone l'analisi sempre attuale di Don Milani: è la società classista a riprodurre da generazioni ignoranza e povertà.
Università e pecore. Vita di don Lorenzo Milani è il titolo dell'ultimo libro illustrato di Alice Milani, una biografia del suo prozio. Lo scorso 27 novembre si è tenuta una mostra delle tavole presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha poi aperto la maestosa Sala azzurra ad alcune riflessioni.
Don Milani è uno dei profeti inascoltati dell'Italia del Dopoguerra. Il libro racconta tutto: la conversione e la scoperta della drammatica carenza culturale che segna il popolo italiano; la pratica di una vita intera di scuola gratuita, non confessionale, a tempo pieno; l'esilio nella sperduta parrocchia di Barbiana, dove Milani continuerà a dedicarsi ai figli dei contadini fino alla morte.
Università e pecore era il titolo informale di una sua lettera, in cui don Milani spiega come funzioni il classismo connaturato all'alta cultura: per generazioni i benestanti hanno sfruttato il lavoro di famiglie dei contadini; poi, nell'epoca del boom economico, il figlio borghese potrà studiare all'università fino a trent'anni, lucrando, inconsapevole, su ingiustizie secolari.
Naturale intitolare Università e pecore il pomeriggio di riflessioni fiorite intorno alla mostra. L'idea è sorta dal basso, il lavoro svolto da volontari: come l'evangelico cammello dalla cruna dell'ago, il punto di vista delle pecore è salito in cattedra. Così è stato possibile, fra gli altri, dare la parola a Edoardo Martinelli, allievo di don Milani, con un contributo sulla necessità di capire il messaggio del suo maestro, lontano da ogni retorica e idolatria.
Ma soprattutto, in una delle massime istituzioni accademiche europee, è stato possibile sentire la voce di Padre Alex Zanotelli, storico missionario a Korogocho, baraccopoli di Nairobi. Zanotelli è un altro profeta inascoltato, qualcuno che è riuscito a trovare in un angolo della periferia del mondo il vero senso della sua vocazione.
Il suo è stato un discorso forte, quasi disperato. È lacerante sentire il racconto di vite falcidiate giovanissime da un Moloch impersonale, per la cui logica capitalistico-geopolitica nessuno è responsabile, ma che tutti finiscono per servire. Alimentando una montante risacca di misantropia e darwinismo sociale che mina ogni speranza di un futuro di pace e sostenibilità.
La giornata di Pisa si conclude con un avvertimento molto pesante da portare, una denuncia dolorosa da sentire. Ma il solo fatto che persone comuni, rimboccandosi le maniche insieme, abbiano realizzato una cosa del genere, indica anche altro: se chi vuole un mondo diverso torna a scuotersi, forse non tutto è perduto.
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Noi, anticorpi al fascismoCristiano Lucchi · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Cristiano Lucchi
Il flop di Salvini e dei suoi sodali razzisti nella Firenze della GKN.
Sono gli scout a ricordare a Salvini & Co. che Firenze è Medaglia d'oro al valor militare per la Resistenza e per la guerra di liberazione contro il nazifascismo: lo hanno fatto nel momento in cui si sono opposti al meeting dell'estrema destra europea che è andato in scena alla Fortezza da basso lo scorso dicembre. Hanno ricordato a tutti Spartaco Lavagnini, Idy Diene, Samb Modou, Diop Mor, accomunati dall'essere stati assassinati, ad un secolo di distanza tra loro, proprio dai fascisti. Molti definiscono questa cricca 'sovranista' o 'populista', ma la piazza che si è opposta all'evento, a partire da Firenze Antifascista, ha le idee decisamente più chiare e usa i termini giusti: fascisti e razzisti. Come ben ricorda Aurelien Mondon, docente di scienze politiche all'Università di Bath, "l'uso di 'populista' al posto di termini più precisi, ma anche stigmatizzanti, come 'estrema destra' o 'razzista' agisce come una legittimazione chiave di questi partiti e dei loro leader".
L'incontro salviniano è stato un flop, anche i soci del gruppo parlamentare Identità e democrazia, Le Pen e Wilders, sono rimasti a casa. L'ennesimo posizionamento contro Meloni e Fratelli d'Italia, si è concretizzato con le parole di odio di 'razzisti' e 'fascisti' contro i migranti e ribadendo il loro negazionismo climatico.
Al corteo antifascista c'erano anche i lavoratori del Collettivo di fabbrica Gkn. Lottano da due anni e mezzo contro padroni e istituzioni che cancellano i loro diritti costituzionali. Lo fanno praticando solidarietà e intessendo relazioni e convergenze con chi è convinto che la politica serva a risolvere i problemi della società e non a garantire i profitti di coloro che – in altre epoche – seppero usare proprio i fascisti, armati di manganello, pur di esercitare il potere economico e finanziario derivante dallo sfruttamento dei lavoratori. Si tratta dello stesso potere che ora li vuole fuori dalla fabbrica, probabilmente per lasciare libero il campo alla speculazione immobiliare.
L'antifascismo militante, in grado di definire con precisione l'avversario politico, è in questo momento più utile rispetto a quello, spesso liturgico e privo di anima, delle giornate istituzionali.
Nelle stesse ore in cui Salvini usava Firenze per la sua propaganda, Carola Rackete, candidata anch'essa alle elezioni con un'altra idea di Europa, visitava proprio l'auspicata "fabbrica socialmente integrata" ex Gkn. La notte del 31 dicembre l'hanno passata in fabbrica, insieme alle realtà solidali, per una serata di protesta, concerto e veglia che loro stessi hanno chiamato "una gioiosa barricata".
Il processo di gentrificazione che sta colpendo Firenze ha dei responsabili con dei nomi e dei cognomi. Il possibile il ritorno della politica al servizio dei bisogni delle persone e del rispetto per l'ambiente. In una società dove il capitale ancorato al fossile ha devastato l'unico pianeta di cui disponiamo, l'antifascismo è praticabile in mille modi, ad ognuno sta trovare il proprio.
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Dipendenze e solitudineFrancesco Martinelli · Attualità
!Attualità
Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Francesco Martinelli | Disegno: Libero Mezzani
Prosegue la nostra inchiesta sui Ser.D. "La grande opera del McTadone". È forte la disillusione di chi riceve soltanto farmaci e silenzio invece di aiuto.
Per un tossicodipendente a volte la vita è come una sigaretta, più si aspira per avere piacere e prima finisce. La motivazione per cui nasce questa ricerca di soddisfazione immediata, come dicevamo nell'articolo pubblicato a novembre, è da anni diventata materia di studio tra svariate discipline. La maggior parte di queste concorda nel trattare il problema come una malattia; il SER.D (il servizio pubblico a cui ci si rivolge per uscire dalla dipendenza) tende ad affrontarlo con la psichiatria. Tuttavia, nelle statistiche riferite al 2022 forniteci dall'Azienda Usl Toscana centro si riscontra che i consumatori di droga, alcol o i giocatori di azzardo sono soprattutto persone con un'occupazione lavorativa stabile, il che difficilmente lascerebbe intuire un bisogno di cure psichiatriche. Per chi fa uso di sostanze illegali si ricorre, infatti, a medicinali come metadone, subuxone o benzodiazepine, rimedi che male si accordano con la guida o l'utilizzo di macchinari da lavoro e via dicendo.
In più la maggior parte degli utenti del SER.D intervistati riportano un sentimento di solitudine e depressione che chiederebbe una maggior attenzione da parte di operatori come assistenti sociali, psicologi o educatori, piuttosto che un semplice trattamento farmaceutico. Esiste poi invece una minoranza che si accontenta di usufruire del servizio come uno sportello dove ritirare la medicina che risolve il problema dell'astinenza, senza porsi ulteriori domande. Anche in quest'ultimo caso però ci viene riferito che la scelta è spesso dettata da una disillusione nei confronti del servizio e, di conseguenza, una ricerca di pratiche da "autodidatta" per uscire dal tunnel definendo tutto il resto come "una perdita di tempo". Sull'efficacia di queste pratiche ci asteniamo dal giudizio, ma fanno comunque nuovamente pendere l'ago della bilancia dal lato di chi nutre dubbi sulla gestione attuale del servizio, che rende il dipendente sempre più un paziente da curare con medicinali e investe sempre meno in altri tipi di sostegno.
Una disillusione che si può comprendere, quando si viene a conoscenza dell'esistenza di una lettera inviata oltre un anno fa al SER.D del Quartiere 5. A scrivere sono i familiari degli utenti del servizio ora sito nel Quartiere 1, in Borgo Pinti. Vi si legge la richiesta di spiegazioni sullo spostamento del presidio - che pare ormai definitivo - e che però fa saltare il principio della territorialità con pessime ricadute per chi ha difficoltà a spostarsi e magari abita in zone periferiche come Le Piagge. Questa lettera non ha mai ricevuto risposta e sembra essersi persa chissà dove, chissà come.
Prima di scrivere abbiamo chiesto inutilmente conto alla direttrice del presidio SER.D.. Ancora nessuna risposta. L'omertà che spesso viene attribuita al tossico si riflette su chi dovrebbe averne cura. Viene da chiedersi se poi in fondo, come nella maggior parte dei casi, non sia meglio prevenire anziché curare, confidando perlomeno nel fatto che la cura non sia peggiore del male.
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La forza della LunaFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile
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Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Per superare i momenti difficili che molto probabilmente ci aspettano, dato il perdurare del gioco perverso di riempire gli arsenali svuotando i granai, dobbiamo personalmente renderci autonomi sul piano energetico non trascurando nessuna fonte di energia rinnovabile, dai residui delle potature, che si continua ancora a bruciare nei campi, alle onde del mare. Ma, se per le necessità domestiche è relativamente facile affrancarsi dal bisogno, per i vecchi progetti pensati in momenti di esuberanza energetica come il Mose si deve ricorrere a risorse planetarie.
Oggi come oggi, per azionare le paratie che proteggono Venezia dalle alte maree eccezionali, c'è bisogno di tanta energia che si ottiene bruciando un botto di petrolio, che produce grandi quantità di anidride carbonica, e questa a sua volta aumenta l'effetto serra che innalza il mare... e Venezia va ai pesci. Filastrocca che ritroviamo anche in altre situazioni, come nell'impiego delle idrovore delle bonifiche.
La Luna lavora in silenzio, e quasi non ce ne accorgiamo, ma è lei che tutti i giorni fa crescere il mare e poi lo lascia cadere dopo che è passata. È un fenomeno che in molti luoghi è appena percettibile, in altri enorme: nell'alto Adriatico, nei giorni di massima, la marea ha un'escursione di due metri, due volte al giorno, e con la marea salgono e scendono barche e navi di ogni grandezza e tonnellaggio. La Luna non fa nessuna fatica a far salire tutto quello che galleggia, è vero che spesso si fa aiutare dal Sole, ma resta lei il motore di un fenomeno che sorprende solo i poeti, quando invece sfruttare la discesa dei vascelli per fare l'aria compressa per gonfiare le paratie sarebbe, a me pare, a portata di mano.
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Comandi e disciplinaBeatrice Mazzoni · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Beatrice Mazzoni
Palestre scolastiche per corsi di ginnastica militare? Anche no, grazie.
Ginnastica militare nella palestra della scuola media Redi di Bagno a Ripoli? Ebbene sì, dato che accade dall'autunno del 2021 cioè da quando la palestra comunale ha iniziato ad accogliere, in orario extrascolastico, i corsi di questa pratica "rivolta a giovani adulti". La notizia, passata inizialmente in sordina, adesso sta sollevando polemiche e dure critiche, visto che si tratta di un'iniziativa che lascia evidenti dubbi circa la sua attinenza con un ambiente educativo e formativo come quello di una scuola pubblica.
Da parte sua il consiglio d'istituto della Redi ha bocciato la decisione del Comune – che concede l'uso degli edifici scolastici - e ha chiesto che alla ginnastica militare sia trovata un'altra collocazione. Il sindaco tuttavia ha definito la pratica "del tutto innocua" meravigliandosi del polverone suscitato.
A stretto giro sono dunque arrivate richieste di spiegazioni all'Amministrazione Comunale sia da parte dell'Anpi di Bagno a Ripoli che dal Centro Studi di educazione alla socialità Marcello Trentanove (storico direttore didattico di Bagno a Ripoli dal 1962 al 1990, considerato tra i principali fautori del cambiamento del mondo scolastico).
"Ordini urlati e disciplina – scrive l'Anpi – vengono definiti, in questo tipo di ginnastica, essenziali per dare la necessaria spinta a ciascun partecipante. Abbiamo letto che lo scorso anno a Pisa ci fu un tentativo analogo, al quale però fu risposto picche da numerose associazioni; e anche dal collegio dei docenti della scuola 'Fucini', nei cui locali avrebbe dovuto tenersi questa iniziativa". "Siamo per una scuola che non faccia riferimento alcuno ad elementi militareschi - conclude Anpi – e pensiamo che l'attività sportiva in quanto tale debba invece, anche quando è competizione, far prevalere l'idea del gioco a quella della irreggimentazione e del combattimento".
Dello stesso tono le dure critiche del Centro Studi: "A nostro modo di vedere, concedere l'uso delle strutture scolastiche, da parte dell'Amministrazione Comunale, per esercitare ad attività fisiche di carattere militare i nostri studenti e i cittadini volontari è assai riprovevole. Si tratta di una decisione che contrasta fortemente con il ruolo reale della funzione formativa che dovrebbe avere come scopo fondamentale la conoscenza e l'apprendimento razionale richiesti dalle trasformazioni sociali, economiche e politiche che caratterizzano il nostro tempo. Rinunciare a prendere atto di questa non rinviabile esigenza vuol dire compromettere pesantemente il futuro delle nuove generazioni, rendendole impreparate a gestire le sfide e le necessità imposte dal nuovo ordine sociale".
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Ricordi e LacrimeStefano Spadi · Poesia
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Rubrica: POESIA | Autore: Stefano Spadi
Ora... vaga la mia mente su immagini sfocate di sere ormai distanti
Torna... l'eco, dolcemente, di frenetiche risate ch'adesso sono pianti
Mentre... campane che, festose scandiscono rintocchi d'una mattina in festa
Sento... scendermi, copiose due lacrime dagli occhi: tutto ciò che mi resta.
- poesia
- ricordi
- nostalgia
- lacrime
- memoria
- campane
- mattina
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Apartheid in PalestinaRedazione · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Redazione
L'apartheid non è tutta uguale e soprattutto non lo possono essere le strategie per portare a un suo superamento. Risulta evidente guardando all'apartheid in Palestina, riconosciuta dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani, giunta fino al dramma degli oltre 20mila morti dall'inizio dell'eccidio.
A rispondere a chi auspica una "soluzione sudafricana" per Gaza e quindi a una pacificazione democratica tra i due gruppi etnici, è lo stesso governo del Sudafrica, che ha ritirato il proprio ambasciatore in Israele e chiesto l'arresto internazionale di Netanyahu per crimini contro l'umanità.
Tra tutte le differenze tra le due situazioni, ne spicca una: i rapporti di forza. Il Sudafrica bianco aveva bisogno dei lavoratori neri, Israele non ha bisogno dei palestinesi.
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Spolpare FirenzeCristiano Lucchi · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ - LA FOTONOTIZIA | Autore: Cristiano Lucchi
Senza mettere un freno alla rendita non si ferma l'espulsione degli abitanti.
Una coppia di ottantenni, Adua e Roberto, e una madre ultranovantenne con figlio disabile. Sono le ultime due famiglie, nel momento in cui scriviamo, ad essere state espulse dal centro cittadino, dove da decenni abitavano in Borgo Pinti pagando regolarmente l'affitto. Così vanno le cose a Firenze al tempo della gentrificazione selvaggia: il proprietario ha scelto di sacrificare la vita di due anziane famiglie per mettere a rendita i due appartamenti che, una volta ristrutturati, andranno su Booking o Airbnb, a disposizione dei ricchi che giungono qui da tutto il mondo.
Per curiosità siamo andati a vedere sulle due piattaforme se ci fossero affitti turistici nelle case confinanti e abbiamo trovato, a pochi metri di distanza, due Luxury Apartment che garantiscono una rendita rispettivamente di 350 e 425 euro a notte. Si tratta di 10.850 e 13.175 euro al mese, cifre che nessun lavoratore può garantire come pigione ai proprietari esosi che stanno uccidendo il tessuto vivo di questa città nell'indifferenza delle istituzioni. Le amministrazioni pubbliche, ad ogni livello, paiono buone solo a concionare promesse sui giornali (soprattutto a sei mesi dalle elezioni comunali ed europee) ma non ad agire con atti che impediscano questo scempio.
Laura Grandi, segretaria regionale toscana del Sunia, il sindacato degli inquilini che da sempre ha un punto di vista privilegiato sul fenomeno, è intervenuta confermando quanto scriviamo: "Gli sfratti sono da sempre una piaga della nostra città, ma da qualche tempo la situazione sta addirittura involvendo in maniera drammatica. Famiglie che pagano l'affitto regolarmente, vengono 'invitate' a lasciare casa a contratto scaduto. Continuiamo a lasciare le mani libere alla rendita e non comprendiamo che si stanno lasciando indietro i più deboli e fragili".
Il processo di gentrificazione che sta colpendo Firenze ha dei responsabili con dei nomi e dei cognomi, li possiamo vedere ancora assisi a Palazzo Vecchio. Scrive su 'La Città invisibile' l'urbanista di perUnaltracittà Ilaria Agostini: "Quando nel 2014 il sindaco Renzi lascia le leve del governo cittadino al suo vice Nardella, Firenze è indirizzata verso un'economia turistica di carattere monoculturale. Il ruolo della città nel turismo culturale – in forte crescita a scala planetaria – le apre infatti scenari di forte attrattività nei confronti di attori economici internazionali. Le holding non tardano a irrompere con prepotenza sulla scena. La città, world top destination, è oggi stretta d'assedio da parte di forze mercantili espressione di quel 'capitalismo oligarchico' che concentra il potere di conformare lo spazio fisico e politico nelle mani di poche società private, mettendo in pericolo democrazia e pianificazione".
Il Comitato referendario Salviamo Firenze ha raccolto 11.283 firme totalmente ignorate dal sindaco Nardella. Si passa dal picco di 382.808 abitanti nel 2015 al crollo dei successivi anni, fino ad arrivare ai 366.993 censiti nel settembre 2023.
Roberto e Adua, domani chissà.
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Il costo dei farmaciRedazione · Salute
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Rubrica: SALUTE | Autore: Redazione
Il Banco farmaceutico segnala un aumento del 10% della povertà sanitaria, contando un totale di 427.177 persone che si sono dovute rivolgere ad una realtà assistenziale convenzionata con il Banco, per ricevere gratuitamente farmaci e cure. Il dato è contenuto nel report dell'Osservatorio sulla povertà sanitaria, che riporta anche altri allarmanti numeri: nel 2022 la spesa farmaceutica totale è aumentata del 6,5% rispetto al 2021 e solo il 55,9% di questa è stata a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Ossia, quasi la metà dei soldi spesi in medicine, sono stati tirati fuori di tasca propria: quasi 10 miliardi e un aumento del 7,6%. Se poi si aggiunge che molti di questi cittadini non hanno neanche il medico di base, non conoscono i propri diritti in materia di salute e non hanno una rete a cui rivolgersi per cercare una soluzione alternativa, il quadro è ancora più chiaro: se sei povero è più facile che rinunci a visite specialistiche e in genere a farti curare e, se sei povero, è anche più facile che ti ammali, a causa delle condizioni di vita e di lavoro.
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Un supercaccia ci proteggeràRedazione · Mai Più Senza
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Rubrica: MAI PIÙ SENZA | Autore: Redazione
Mentre dilagano guerra, emergenza climatica e povertà, è difficile rispondere alla domanda: che cosa ti farebbe sentire più sicuro? Uno stato sociale degno di questo nome? Una politica di pace e disarmo? Una riconversione ecologica dell'economia? Per tanti di noi è complesso definire le priorità, mentre per i governi la risposta è semplice: armiamoci sempre di più! Così, il ministro Crosetto ha pensato bene di affrontare l'escalation bellica mondiale, rassicurando subito le italiane e gli italiani: il nostro sistema di difesa aereo non era sicuro ma ora, con la firma dell'accordo sul Global Combat Air tra Italia, Giappone e Regno Unito, possiamo dare il via alla costruzione di un jet supersonico di sesta generazione. E voi? Vi sentite più sicuri adesso?
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Ladri di bicicletteRedazione · Natura
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Rubrica: NATURA | Autore: Redazione
Vi ricordate il film di Vittorio De Sica? Più o meno l'inizio è quello: biciclette rubate a chi ha solo quel mezzo per lavorare. Però il colpevole, stavolta, non è un altro disgraziato ma un Sindaco, niente meno. Un Sindaco di Fratelli d'Italia. I fatti risalgono al novembre 2020, quando il primo cittadino di Striano, durante una ronda di controllo, fece rimuovere cinque biciclette parcheggiate davanti al municipio da altrettanti lavoratori immigrati, che le usavano per lavorare come ambulanti, fatto noto a tutti nella piccola cittadina in provincia di Napoli. Inizialmente la Procura aveva contestato anche l'aggravante di discriminazione razziale e allora il Sindaco è stato condannato per furto di biciclette.
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