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ATTUALITÀ
Dipendenze e solitudine
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 258, Gennaio 2024, pagina 11
!Attualità
Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Francesco Martinelli | Disegno: Libero Mezzani
Prosegue la nostra inchiesta sui Ser.D. "La grande opera del McTadone". È forte la disillusione di chi riceve soltanto farmaci e silenzio invece di aiuto.
Per un tossicodipendente a volte la vita è come una sigaretta, più si aspira per avere piacere e prima finisce. La motivazione per cui nasce questa ricerca di soddisfazione immediata, come dicevamo nell'articolo pubblicato a novembre, è da anni diventata materia di studio tra svariate discipline. La maggior parte di queste concorda nel trattare il problema come una malattia; il SER.D (il servizio pubblico a cui ci si rivolge per uscire dalla dipendenza) tende ad affrontarlo con la psichiatria. Tuttavia, nelle statistiche riferite al 2022 forniteci dall'Azienda Usl Toscana centro si riscontra che i consumatori di droga, alcol o i giocatori di azzardo sono soprattutto persone con un'occupazione lavorativa stabile, il che difficilmente lascerebbe intuire un bisogno di cure psichiatriche. Per chi fa uso di sostanze illegali si ricorre, infatti, a medicinali come metadone, subuxone o benzodiazepine, rimedi che male si accordano con la guida o l'utilizzo di macchinari da lavoro e via dicendo.
In più la maggior parte degli utenti del SER.D intervistati riportano un sentimento di solitudine e depressione che chiederebbe una maggior attenzione da parte di operatori come assistenti sociali, psicologi o educatori, piuttosto che un semplice trattamento farmaceutico. Esiste poi invece una minoranza che si accontenta di usufruire del servizio come uno sportello dove ritirare la medicina che risolve il problema dell'astinenza, senza porsi ulteriori domande. Anche in quest'ultimo caso però ci viene riferito che la scelta è spesso dettata da una disillusione nei confronti del servizio e, di conseguenza, una ricerca di pratiche da "autodidatta" per uscire dal tunnel definendo tutto il resto come "una perdita di tempo". Sull'efficacia di queste pratiche ci asteniamo dal giudizio, ma fanno comunque nuovamente pendere l'ago della bilancia dal lato di chi nutre dubbi sulla gestione attuale del servizio, che rende il dipendente sempre più un paziente da curare con medicinali e investe sempre meno in altri tipi di sostegno.
Una disillusione che si può comprendere, quando si viene a conoscenza dell'esistenza di una lettera inviata oltre un anno fa al SER.D del Quartiere 5. A scrivere sono i familiari degli utenti del servizio ora sito nel Quartiere 1, in Borgo Pinti. Vi si legge la richiesta di spiegazioni sullo spostamento del presidio - che pare ormai definitivo - e che però fa saltare il principio della territorialità con pessime ricadute per chi ha difficoltà a spostarsi e magari abita in zone periferiche come Le Piagge. Questa lettera non ha mai ricevuto risposta e sembra essersi persa chissà dove, chissà come.
Prima di scrivere abbiamo chiesto inutilmente conto alla direttrice del presidio SER.D.. Ancora nessuna risposta. L'omertà che spesso viene attribuita al tossico si riflette su chi dovrebbe averne cura. Viene da chiedersi se poi in fondo, come nella maggior parte dei casi, non sia meglio prevenire anziché curare, confidando perlomeno nel fatto che la cura non sia peggiore del male.
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Uscito sul numero 258 (Gennaio 2024), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
