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CULTURA

Università e pecore

Jacopo Stefani · Fuori Binario n. 258, Gennaio 2024, pagina 10

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Rubrica: CULTURA | Autore: Jacopo Stefani

Un libro a fumetti ripropone l'analisi sempre attuale di Don Milani: è la società classista a riprodurre da generazioni ignoranza e povertà.

Università e pecore. Vita di don Lorenzo Milani è il titolo dell'ultimo libro illustrato di Alice Milani, una biografia del suo prozio. Lo scorso 27 novembre si è tenuta una mostra delle tavole presso la Scuola Normale Superiore di Pisa, che ha poi aperto la maestosa Sala azzurra ad alcune riflessioni.

Don Milani è uno dei profeti inascoltati dell'Italia del Dopoguerra. Il libro racconta tutto: la conversione e la scoperta della drammatica carenza culturale che segna il popolo italiano; la pratica di una vita intera di scuola gratuita, non confessionale, a tempo pieno; l'esilio nella sperduta parrocchia di Barbiana, dove Milani continuerà a dedicarsi ai figli dei contadini fino alla morte.

Università e pecore era il titolo informale di una sua lettera, in cui don Milani spiega come funzioni il classismo connaturato all'alta cultura: per generazioni i benestanti hanno sfruttato il lavoro di famiglie dei contadini; poi, nell'epoca del boom economico, il figlio borghese potrà studiare all'università fino a trent'anni, lucrando, inconsapevole, su ingiustizie secolari.

Naturale intitolare Università e pecore il pomeriggio di riflessioni fiorite intorno alla mostra. L'idea è sorta dal basso, il lavoro svolto da volontari: come l'evangelico cammello dalla cruna dell'ago, il punto di vista delle pecore è salito in cattedra. Così è stato possibile, fra gli altri, dare la parola a Edoardo Martinelli, allievo di don Milani, con un contributo sulla necessità di capire il messaggio del suo maestro, lontano da ogni retorica e idolatria.

Ma soprattutto, in una delle massime istituzioni accademiche europee, è stato possibile sentire la voce di Padre Alex Zanotelli, storico missionario a Korogocho, baraccopoli di Nairobi. Zanotelli è un altro profeta inascoltato, qualcuno che è riuscito a trovare in un angolo della periferia del mondo il vero senso della sua vocazione.

Il suo è stato un discorso forte, quasi disperato. È lacerante sentire il racconto di vite falcidiate giovanissime da un Moloch impersonale, per la cui logica capitalistico-geopolitica nessuno è responsabile, ma che tutti finiscono per servire. Alimentando una montante risacca di misantropia e darwinismo sociale che mina ogni speranza di un futuro di pace e sostenibilità.

La giornata di Pisa si conclude con un avvertimento molto pesante da portare, una denuncia dolorosa da sentire. Ma il solo fatto che persone comuni, rimboccandosi le maniche insieme, abbiano realizzato una cosa del genere, indica anche altro: se chi vuole un mondo diverso torna a scuotersi, forse non tutto è perduto.

Pagina 10 del numero 258 Uscito sul numero 258 (Gennaio 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero