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Archivio › Fuori Binario n. 258 · Gennaio 2024 › pagina 3

ESPERIENZE

Ritorno alla terra

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 258, Gennaio 2024, pagina 3

!Esperienze

Rubrica: ESPERIENZE | Autore: Valentina Baronti

Autoprodursi cibo e cultura vivendo in comunità. Due realtà a confronto sulle colline toscane.

In un mondo che brucia, la speranza risale dalla terra, dove è rimasta sepolta nei decenni dell'industrializzazione e dell'abbandono delle campagne. È rimasta lì, ben custodita dalle zolle umide del Mugello e dalla Val di Sieve, per poi rispuntare, forte come l'humus delle tradizioni e leggera come un fungo che si fa spazio tra le foglie dei castagni. Quella delle comunità contadine è una realtà che ogni giorno si rinnova e che negli ultimi anni sta vivendo una nuova giovinezza, coinvolgendo sempre più persone, di diverse età e provenienze, che sperimentano nuovi modi di vivere insieme, di autosostenersi con il proprio lavoro, di dare vita a economie sganciate dal ricatto della distribuzione. Lavorare per vivere, non vivere per lavorare.

Qualcuno lo fa con la vanga e il piccone, recuperando boschi e pascoli abbandonati da decenni, qualcun altro con il corpo e la voce, riscoprendo canti e balli contadini da portare in giro, come si faceva una volta, quando ci si autoproduceva sia il cibo che la cultura. Noi abbiamo scelto due di queste realtà, per raccontarvi quella che vediamo come una tendenza del mondo nuovo: il ritorno alla terra, la vita in famiglie allargate, la cultura popolare, come esperienze recuperate dal passato solo per adattarle alle sensibilità di oggi, perché ogni tradizione che si rispetti è buona solo se è capace di contaminarsi ed evolvere.

La Mangona, coltivare con rispetto

Sulle colline sopra Barberino del Mugello, in località La Mangona, 120 ettari di boschi, pascoli e seminativi stanno tornando a nuova vita. Dal mese di dicembre, nel casolare che affaccia sulla vallata del lago di Bilancino, si sono stabiliti sette adulti e quattro bambini, dando vita a una comunità contadina. Un'esperienza già di per sé innovativa, per la scelta di vivere in comunità di coppie, singoli e famiglie, che hanno accolto la possibilità di recuperare terre abbandonate per costruirci sopra la propria sussistenza. Ma c'è qualcosa che rende questa esperienza ancora più speciale: quelle terre sono un bene comune, appartengono all'Opera Madonnina del Grappa che, tramite l'associazione Casa Caciolle, le ha concesse in comodato gratuito alla comunità di resistenza contadina Jerome Laronze, nodo di Genuino Clandestino dell'hinterland fiorentino.

Entrambe le realtà sociali hanno uno spirito comunitario - Casa Caciolle mette a disposizione l'omonima villa nel quartiere di Novoli ad ex-detenuti e persone che stanno scontando una pena alternativa – e si sono ritrovate attorno a un progetto di recupero consapevole di terreni abbandonati. "È una tipologia di terra che è difficile rendere economicamente sostenibile – spiega Roberto di Casa Caciolle, all'assemblea di presentazione del progetto – l'unico modo per farlo è mettere da parte la logica del profitto e valorizzare le potenzialità di sussistenza che questi terreni hanno. Su questo si basa la convergenza tra Casa Caciolle e la comunità Jerome Laronze. La terra è una fonte imprescindibile di vita, ma bisogna rispettarla non sfruttarla".

Quella della Mangona, quindi, è una sfida molteplice: vivere in comunità, recuperare un bene comune, mangiare quello che si produce, rispettare persone e terre. "Il nostro principale obiettivo è l'autoproduzione – spiega Maddalena, contadina della Mangona – e se ci saranno eccedenze le venderemo per rispondere alle altre nostre necessità, per le quali abbiamo bisogno di rivolgerci al mercato monetario. Noi non abbiamo un capitale alle spalle e ogni scelta sarà il frutto di un sostegno collettivo, basato sulla solidarietà e sul mutualismo, ogni passo verrà deciso in assemblea".

La Leggera, cultura contadina

Se quella della Mangona è un'esperienza nuova di zecca, la Leggera è una realtà che da oltre vent'anni diffonde cultura contadina nella Val di Sieve e non solo. La storia di questa associazione affonda negli anni in cui le campagne attorno a Firenze si stavano ripopolando e in uno di quei casolari si ritrovarono a vivere in comunità studenti, infermieri, operai agricoli, assistenti sociali e musicisti. Tra loro c'erano due tra i fondatori dell'associazione: Marco, etnomusicologo in fuga da Milano e Filippo, giovane del posto di origine contadina. Sentirono subito la necessità di riconciliarsi con la cultura di chi prima di loro era vissuto in quella casa e lo fecero con il gruppo musicale Terra Terra, che portava i canti popolari nelle manifestazioni, e con un'attività di ricerca orale insieme ad un gruppo di anziane di Doccia, frazione di Pontassieve. "Nella loro meraviglia di vedere questi giovani che riabitavano una casa in campagna dove alcune di loro avevano vissuto o che comunque avevano frequentato – racconta Filippo -, hanno sentito il bisogno di passarci un'eredità".

La ricerca si è poi estesa, coinvolgendo tutta la Val di Sieve e il Casentino, fino a costruire un vero e proprio archivio riconosciuto dalla Soprintendenza Archivistica della Toscana e consultabile nella biblioteca di Rufina.

"Il nostro obiettivo non è mai stato solo quello di raccogliere e archiviare testimonianze – spiega Filippo -, ma di praticarle quelle tradizioni, farle diventare un linguaggio nostro, anche se non siamo più i contadini della mezzadria". E infatti, l'associazione La Leggera gestisce anche un circolo contadino a Colognole, dove i contadini di oggi possono andare a veglia e ballare la quadriglia, in un rinnovarsi continuo della memoria, come cosa viva.

Pagina 3 del numero 258 Uscito sul numero 258 (Gennaio 2024), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero