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CONTROVENTO

Disertore dal sistema

Giovanni Pandolfini · Fuori Binario n. 258, Gennaio 2024, pagina 2

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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Giovanni Pandolfini

Storia del contadino belga che volle opporsi a una burocrazia soffocante per l'agricoltura naturale e per i piccoli produttori.

"La natura è autorizzata ad esprimersi in questo luogo, tanto che produce belle verdure, bei frutti, buon miele e non intacca il rigore del posto. Un cadavere appeso, con una corda al collo, stonerebbe qui. C'è qui accanto un cavallo che tenta in ogni modo di attirare la mia attenzione. Mi avvicino, si calma, lo coccolo e gli parlo. La notte è fresca, la sua criniera mi scalda le mani, il suo fianco, il collo, il suo fiato, la schiena. Resta lì, immobile, né moralista né accondiscendente, né traditore né codardo, obbedendo solo a se stesso, il suo calore animale irradia umanità. Per un attimo vorrei salire sulla sua groppa, saltare la staccionata ma il miglior purosangue al galoppo farebbe comunque ridere come fuga dall'assurdità del mondo. Alla fine, in questa situazione, piango. Piango pensando al paradosso del suicidio che va a soddisfare coloro che non vi apprezzano e invece addolora chi vi vuole bene. Piango anche sul tradimento della mia stessa collera".

Queste parole sono state scritte da Jerome Laronze qualche manciata di giorni prima della sua morte avvenuta in Francia il 20 maggio del 2017. Aveva 38 anni ed era un contadino. Viveva da tre generazioni su quella terra dove allevava una piccola mandria di mucche.

Jerome, dopo aver scritto queste e molte altre parole, non si è suicidato, come era sua intenzione nel brano che ho appena citato, ma è stato ucciso. È stato abbattuto con cinque proiettili alcuni dei quali, quelli letali, inferti alla schiena da due sbirri della locale gendarmeria. Jerome stava solo scappando e questa fuga l'ha pagata con la vita.

Jerome allevava mucche ma lo faceva con metodi contadini, si opponeva all'industrializzazione, alla crescita e allo sviluppo ed era dedito naturalmente alla produzione locale del cibo. Allevava le sue mucche con i prodotti della sua terra, le nutriva con le piante che crescevano nei suoi campi. Istintivamente evitava le inutili e noiose scartoffie, la iperburocrazia che si è impossessata di tutto il mondo agricolo. Non c'è la peggio che dover fare una cosa gravosa che ritenevamo completamente inutile per chi ha le giornate corte e segue il ritmo delle stagioni e le mille cose a cui deve riparare.

Le scartoffie sono ingiuste perché sottostanno a regole che sono le stesse per le grandi aziende, che con impiegati e uffici tecnici importano ed esportano le loro carni nel mondo, e per piccoli contadini che si rivolgono al mercato locale. Spesso accade, invece, che l'atteggiamento dei solerti controllori quello sì che non è lo stesso! Duri e inflessibili con i piccoli e deboli e compiacenti con le grandi aziende. Come se i danni alla nostra salute non fossero arrivati proprio con i processi di industrializzazione del cibo.

Jerome sapeva bene tutto ciò e, a seguito dei primi controlli, si rifiutò di sostenere i test del dna per stabilire le parentele tra i suoi animali. Iniziano i problemi, le sanzioni, le accuse e le vessazioni. Per un contadino non c'è cosa peggiore che essere accusato di non far bene il proprio lavoro. Si tratta di un grosso trauma e motivo di vergogna nel paese in cui vive.

Jerome si è trovato solo contro l'intero sistema. Dopo molti controlli, sanzioni e minacce l'11 maggio 2017 tre funzionari, sei gendarmi accompagnati dai vigili del fuoco si ripresentano alla fattoria di Jerome intenzionati ad effettuare un censimento degli animali a scopo di sequestro e lo minacciano di un Trattamento sanitario obbligatorio. È in quel momento che Jerome scappa nei boschi.

Riesce a far perdere le sue tracce per nove giorni fino a che non viene intercettato da una pattuglia mentre sta riposando nella sua auto in una stradina secondaria. I gendarmi durante l'inchiesta affermeranno che spararono per difendersi perché lui tentava di investirli con la sua auto. Successivamente le perizie balistiche effettuate sul corpo di Jerome non lasceranno dubbi. I tre proiettili che lo hanno ucciso sono entrati nella schiena. Stava di nuovo tentando la fuga.

Eccola qua: la morte del disertore, la morte che arriva alle spalle di chi fugge dal fronte, reo di non voler stare dove invece si è obbligati a stare, reo di non voler fare ciò che si è obbligati a fare anche quando è palesemente assurdo, sbagliato e ingiusto.

Lo vuole lo Stato, lo vuole il sistema, la patria, la società, gli altri "obbligati" come te che avrebbero voglia di disertare ma non lo fanno per paura, per convenzione, per convenienza, perché meglio di no, perché è pericoloso, perché non lo fa nessuno.

Jerome Laronze ha disertato e per questa scelta di libertà è stato ucciso.

La Comunità di Resistenza contadina fiorentina – all'interno della Rete Genuino clandestino - è intitolata alla memoria di Jerome Laronze.

Pagina 2 del numero 258 Uscito sul numero 258 (Gennaio 2024), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero