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Fuori Binario n. 251

Maggio 2023 · 28 articoli · ISSN 2784-9384

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RiqualificazioneCristiano Lucchi · Resistenze

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Rubrica: Resistenze | Autore: Cristiano Lucchi

Per la prima volta nella storia, un gruppo di abitanti, nello specifico di Campo di Marte e Coverciano, zone tra le più belle e ricche di Firenze, ha scritto ad un'istituzione per chiedere di NON concedere risorse pubbliche per "riqualificare" il proprio quartiere. È successo pochi giorni fa quando hanno vergato una lettera destinata a Céline Gauer, capo della task force europea per la Ripresa e resilienza che finanzia in Italia il Pnrr.

I firmatari sono indignati per come verranno spesi i soldi che arriveranno per la costruzione del nuovo stadio della Fiorentina e che allo stesso tempo stravolgerà il tessuto urbano, ambientale, sociale e commerciale della zona residenziale ai piedi di Fiesole.

La promessa riqualificazione utilizza infatti risorse Pnrr destinate ai Piani urbani integrati con l'obiettivo, tra gli altri di migliorare "ampie aree urbane degradate" e "alla rigenerazione e rivitalizzazione economica", con attenzione alla creazione di "nuovi servizi alla persona e alla riqualificazione delle infrastrutture", permettendo la trasformazione di "territori vulnerabili in città intelligenti e sostenibili", anche attraverso la "manutenzione per il riuso e la rifunzionalizzazione ecosostenibile" di aree per "finalità di interesse pubblico", il "miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale" con particolare riferimento allo sviluppo e al potenziamento dei servizi sociali e culturali col fine di "produrre minori emissioni di CO2".

Ma la riqualificazione proposta dagli enti locali, denunciano gli abitanti, "si trascina invece un'immensa colata di cemento, distruzione di alberi e verde, migliaia di metri cubi in strutture alberghiere di lusso, centri commerciali e direzionali, nonché un parcheggio da due-tremila posti auto".

Basta vedere i rendering del progetto per rendersene conto. Tradotto: si usano soldi che l'Europa destina ad aree degradate per devastare uno tra i quartieri più vivibili della città.

Voi da che parte state? Noi non abbiamo dubbi. E ad ascoltare l'opinione pubblica informata per una volta non siamo soli.

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Un altro animaleCamilla Lattanzi · Controvento/Ritratti

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Rubrica: Controvento/Ritratti | Autore: Camilla Lattanzi

La specie è "un costrutto di convenienza". Nelle parole del neurologo e scrittore tutte le ragioni e gli obiettivi dell'antispecismo

Massimo Filippi, professore di neurologia, è socio fondatore dell'associazione Oltre la Specie, e direttore della rivista trimestrale "Liberazioni", dedicata alle teorie e alle pratiche del movimento antispecista.

Massimo, partiamo dal linguaggio. Tu ami definirti un "altro animale". Perché?

Perché al linguaggio sono associate ideologie e pratiche precise: nel caso degli animali non umani si tratta di un'ideologia di dominio e di pratiche di smembramento dei corpi. Ci definiamo "umani" e definiamo "altri animali" le altre specie perché ci poniamo al centro dell'universo. Va risignificato il linguaggio, definendo noi stessi come "altri animali" che poi è quello che davvero siamo: non siamo altro che animali tra altri animali.

Possiamo definire l'antispecismo come il superamento del concetto di specie?

Anche Darwin definì la specie "un costrutto di convenienza", noi aggiungiamo che ha funzioni politiche e divide i corpi tra quelli che hanno delle "specialità", contano e vanno preservati, e tutti gli altri che possono venire violati, smaterializzati, smontati, eliminati. L'invenzione della specie consente di impostare un ordine gerarchico tra viventi al culmine del quale ci sono sempre "alcuni" umani. La dicotomia umano/animale è una scelta performativa, normativa e normalizzante che produce l'"Uomo" (maschio, bianco, eterosessuale, adulto, sano, proprietario e carnivoro) da una parte e l'"Animale" (l'insieme formato dai corpi che non contano dei non umani e degli umani animalizzati) dall'altra. Neri, poveri, migranti, rom, donne, identità queer, disabili sono stati animalizzati e messi ai margini nei secoli. Solo la vita sensuale è un substrato comune che percorre l'intero vivente animale e consente di superare sfruttamenti e gerarchie anche tra umani: tutti noi viventi siamo corpi vulnerabili capaci di gioire e soffrire: negare gioia e condannare alla sofferenza è un crimine.

Che interesse potrebbe avere un migrante o un lavoratore precario a interessarsi alla liberazione animale?

Lo specismo nasce prima del capitalismo ma vede nel capitalismo la sua esplosione e il sistema capitalistico si modifica solo in risposta alle lotte di liberazione, per sedarle o trasformarle e renderle produttive. Secondo molti pensatori, animali e lavoratori, pur nella diversità, mettono da sempre in atto pratiche di resistenza. Pensiamo alla zootecnia che continua a sfornare nuovi sistemi di contenzione e nuove gabbie; nonostante millenni di selezione genetica per ottenere corpi più docili, questi corpi continuano ad opporsi allo sfruttamento e si continua a progettare sistemi di contenimento in risposta alla resistenza animale: questi corpi considerati abietti sono in grado di mettere in atto resistenze, scioperi della fame, automutilazioni, fughe da recinti e poi morsi, e colpi di zoccoli e artiglio, negli zoo, nei mattatoi, negli allevamenti, nei circhi. Anche il razzismo prevede l'animalizzazione di chi non viene naturalizzato come occidentale e anche gli animali "da reddito" sono preda di processi di animalizzazione: polli da carne e galline ovaiole sono animali espulsi dall'animalità e inseriti nel meccanismo del profitto. Il sistema capitalista teme il movimento dei corpi: animali selvatici che si spostano, che entrano nei nostri paesaggi o migrano, identità queer che compiono migrazioni di genere, umani migranti che si spostano violando confini: tutte queste soggettività dovrebbero allearsi tra loro. La liberazione animale è un percorso politico che non deve coinvolgere solo chi è già attivista animalista: se è vero che anche noi siamo corpi animali, allora siamo esposti alla presa del potere e del dominio, quindi il movimento antispecista deve parlare agli altri movimenti di liberazione facendo capire che la lotta per la liberazione animale non è pensiero borghese per anime belle, ma è parte di una lotta politica per la liberazione.

Che contributo può dare l'antispecismo alla crisi ecologica, così centrale nel dibattito pubblico?

L'antispecismo afferma che non siamo soli sulla terra e che lo sfruttamento animale contribuisce alla crisi climatica. È sempre più evidente che, oltre a quello che pensavamo fosse il nostro mondo, esiste anche un mondo senza di noi che c'era prima e ci sarà dopo di noi. L'antispecismo si oppone all'impegno ecologista inteso come nicchia di sopravvivenza per la specie umana e propone di mettersi all'ascolto delle voci, a tratti disperate e a tratti felici, della moltitudine di viventi che co-esistono accanto a noi, senza smettere di provare a rendere possibile ciò che, a prima vista, appare impossibile.

Cosa possiamo aspettarci dal movimento antispecista?

Il movimento antispecista, la cui nascita possiamo collocare nell'anno di uscita del libro di Peter Singer "Liberazione animale" (1975), ha prodotto molte riflessioni e nuove pratiche, basti pensare alla vicenda di Greenhill o al movimento ALF. Siamo adesso nella fase della intersezione delle lotte, per uscire dalla nicchia identitaria e mescolarsi in un più grande movimento per la liberazione generale. Jacques Derrida afferma che negli ultimi due secoli stiamo combattendo la guerra sulla pietà, in cui si fronteggiano coloro che negano la compassione persino agli umani e coloro che la vorrebbero estendere anche agli animali. Mai come oggi la sproporzione delle forze in campo è stata così sbilanciata, ma queste forze potrebbero capovolgersi: compito della politica trasformativa di cui l'antispecismo è parte, è quello di avvicinare quel momento.

L'ultimo libro di Massimo Filippi è "M49, un orso in fuga dall'umanità", edizioni Ortica, 2022.

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3Diritto all'abitare2 articoli
La battaglia di GiuseppeStefania Valbonesi · Diritto all'abitare

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Rubrica: Diritto all'abitare | Autore: Stefania Valbonesi

La sentenza: gli alloggi ERP non si possono vendere. "Che tornino subito disponibili per chi ha bisogno"

I quattordici appartamenti di proprietà comunale di via de' Pepi fanno parte del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e non possono essere alienati. Lo ha deciso il Consiglio di Stato su ricorso di un inquilino, Giuseppe Cazzato, che si è opposto a una delibera comunale del 2017 che prevedeva la vendita al fondo immobiliare Invimit un blocco di 61 alloggi, compresi i 14 di via de' Pepi.

Dopo sei anni il nostro Giuseppe - è attivo tra le altre cose nella redazione di Fuori Binario - l'ha avuta vinta contro l'amministrazione, e, seppur soddisfatto per l'esito, resta con un po' di amaro in bocca per come è andata: "Si sono persi sei anni per non aver ascoltato quanti avevano da subito rilevato sia l'illegittimità che l'inopportunità della vendita, dal Movimento di lotta per la Casa al Comitato degli abitanti del quartiere, dall'Unione inquilini ad alcuni gruppi consiliari della sinistra. Sono stato costretto a ricorrere ai Tribunali per quella che era una questione risolvibile nei luoghi deputati della politica. Io non ho lasciato l'appartamento, ma in questi anni gli altri 13 sono rimasti vuoti, senza poter essere utilizzati in un momento in cui la crisi abitativa è cresciuta a dismisura". Giuseppe oggi chiede alla politica, sempre che sia in grado di ascoltare i bisogni di chi vive la crisi, "l'immediato riutilizzo degli alloggi di via de' Pepi assecondando la loro natura di alloggi popolari e di utilizzare anche gli immobili già conferiti al fondo Invimit, e non ancora venduti, per fronteggiare l'emergenza abitativa". Già, perché oltre al danno c'è la beffa. In attesa della fine del contenzioso risulta che il Comune abbia già venduto parte delle case perdendole per sempre e impoverendo così il patrimonio Erp fiorentino.

Dopo questa sentenza ci chiediamo perché il Comune abbia insistito per sei anni ad affermare l'inaffermabile e difendere l'indifendibile. Eppure tutto inizia nel 2014 quando, con quella che ormai possiamo a buon diritto definire una cantonata, la direzione Patrimonio immobiliare inserisce erroneamente una serie di alloggi Edilizia residenziale pubblica nella lista del patrimonio "non Erp" con l'obiettivo di alienarli per fare cassa. Dando così vita ad una tragedia per molte famiglie. Quando il messo comunale consegna l'atto che avvisa gli inquilini della vendita il panico comincia a correre. Le lettere avvisano anche che gli assegnatari devono portare all'ufficio casa i redditi dal 2011 al 2015 per la verifica del possesso dei requisiti di permanenza, mettendo in dubbio addirittura la legittimità del diritto alla casa popolare.

"È così - continua Giuseppe Cazzato - che interi nuclei familiari vengono sradicati dal loro territorio contra legem e spostati alla stregua di soprammobili. Le norme infatti non lasciano dubbi: in caso di patrimonio disponibile il contratto locativo è regolato dal codice civile che non prevede la mobilità forzosa per vendere celermente l'immobile e il proprietario, anche se è un ente pubblico come nel nostro caso, per liberare l'appartamento deve prima dare regolare disdetta e aspettare i tempi di esecuzione dello sfratto alla stregua del privato cittadino. Se invece si tratta di Erp, l'immobile, previo inserimento nei piani di vendita, deve essere venduto all'assegnatario".

Per una volta la giustizia ha vinto sul profitto. Ma se non ci fosse stato Giuseppe Cazzato e la sua determinazione a veder rispettata la legge, Firenze avrebbe perso una risorsa importante per dare una casa a chi ne ha bisogno.

Su questo abbiamo sentito anche l'avvocato di Giuseppe, Maurizio Milana: "Mi piacerebbe sapere, visto che quello in cui risiede il mio cliente dall'inizio del 1997 è un alloggio popolare, che fine hanno fatto i canoni di locazione che ha pagato dal 2016 ad oggi, visto che l'Erp è finanziata da un'economia circolare e i proventi delle locazioni devono rimanere all'interno del circuito popolare. Ci piacerebbe anche di capire ora cosa vuole fare il Comune di questi 14 immobili, se saranno riassegnati, riutilizzati. L'auspicio è che questa sentenza serva da lezione su cosa il Comune non deve fare quando gli immobili sono vincolati ad un determinato scopo sociale".

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Lavori forzatiValentina Baronti · Attualità/Denuncia

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Rubrica: Attualità/Denuncia | Autore: Valentina Baronti

La denuncia di Altro Diritto: detenuti come manodopera gratuita

Ci sono due buoni motivi per cui i detenuti non devono lavorare gratuitamente. Il primo sta scritto nella nostra Costituzione, all'articolo 36: "Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa". Il secondo lo ha specificato la Corte Costituzionale nella sentenza 1087 del 1988, nella quale si specifica che il lavoro e l'accesso al reddito sono gli unici strumenti che possano garantire percorsi veri di reinserimento sociale. L'assenza di un reddito, infatti, finisce per privare il lavoro della sua funzione educativa: il salario corrisposto ai detenuti serve a ribadire che l'unica forma legittima di guadagno è il lavoro.

Due buoni motivi, che però vengono disattesi dal protocollo tra Comune di Firenze, Dipartimento per l'amministrazione penitenziaria e Istituti penitenziari fiorentini, approvato nel febbraio scorso dalla Giunta fiorentina.

La denuncia arriva da L'Altro Diritto: "È già emerso che in altri grandi Comuni italiani, come quello di Roma dove è utilizzata, questa pratica basata sull'uso di manodopera gratuita produce forme di concorrenza sleale a danno delle imprese del settore della manutenzione del verde pubblico: in molti casi si tratta di cooperative sociali che impiegano soggetti svantaggiati (tra i quali anche ex-detenuti) che si sono visti privati di occasioni di lavoro vero e retribuito".

Al danno si aggiunge la beffa: non solo si fanno lavorare gratis i detenuti, con tutte le conseguenze diseducative che abbiamo appena detto, ma si va a "rubare il lavoro" a quei progetti seri di inserimento che impiegano detenuti, retribuiti, attivando così misure alternative che riducono il sovraffollamento nelle carceri e favoriscono un reale inserimento sociale. Di tutto questo ha chiesto conto alla Giunta il gruppo consiliare Sinistra Progetto Comune, con un'interrogazione urgente alla quale, nel momento in cui andiamo in stampa, nessuno ha mai risposto, nonostante i termini siano ormai scaduti da oltre un mese.

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L'esercito tra i banchiFelice Simeone · Attualità

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Rubrica: Attualità | Autore: Felice Simeone

È nato l'Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole: la penetrazione della propaganda delle forze armate è attiva fino dalla primaria

Il 9 Marzo 2023 è stato presentato presso la sala stampa della Camera l'Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole. "L'Osservatorio nasce per monitorare e denunciare l'attività di militarizzazione nelle scuole" hanno chiarito i promotori, tra i quali Rosa Siciliano, direttrice editoriale di "Mosaico di Pace", Antonio Mazzeo, docente e peace-researcher, Angelo d'Orsi, storico e giornalista, già ordinario Università di Torino, Mario Sanguinetti, Cobas Scuola della Tuscia, Roberta Leoni, docente, Cobas Scuola della Tuscia, e Michele Lucivero, giornalista, docente CESP-COBAS Scuola Bari.

Nessun'altra impresa, sia privata che pubblica, può vantare un'azione così capillare come quella promossa dalle forze armate, che hanno almeno due obiettivi dichiarati: il reclutamento e la promozione della cultura militare. Il programma di alternanza scuola-lavoro ha aperto un ulteriore canale di penetrazione: "non si comprende la presenza militare nelle scuole dell'istruzione primaria di primo e secondo grado se non si adopera la lente della 'propaganda' e la necessità di riesumare, rilanciandolo, il fascino sociale della divisa" ha denunciato l'Osservatorio, "in aperto contrasto con la nostra Costituzione, per cui la scuola repubblicana è chiamata ad insegnare il ripudio della guerra". A sostegno di questa denuncia ci sono le decine di segnalazioni che il sito dell'Osservatorio ha raccolto in un solo mese: a Pisa le scuole sono state direttamente invitate dall'Ufficio Scolastico Provinciale alle celebrazioni del centenario dell'Aeronautica nell'aeroporto militare. Per lo stesso centenario, alcune classi del Liceo Scienze Umane di Osimo si sono recate presso la base militare di Loreto (AN) con pullman messi a disposizione dall'Aeronautica. A Marsala, 9 classi della scuola dell'infanzia e 26 classi della primaria si sono state ospitate nella sede dell'Aeronautica Militare. A Latina, il 70° Stormo ha invitato tutti gli Istituti Scolastici della Provincia ad assistere, fra altre attività, ai sorvoli dei velivoli SF260B. All'aeroporto militare di Cameri (NO) il triennio degli istituti superiori ha partecipato alla cerimonia di alzabandiera, e, significativo, ad attività di orientamento post diploma. Segnalazioni analoghe arrivano da Caserta, Trapani, Cagliari, Genova, Roma, Bari, Brindisi. L'Osservatorio ha ribadito che le basi militari non sono luoghi neutri; le forze armate veicolano sempre e comunque un messaggio legato alla guerra, che fa capo ad un preciso sistema di valori: patria, nazionalismo, esaltazione del sacrificio di sangue e dell'obbedienza incondizionata.

È da segnalare anche che a Zerboglio (PI) alcuni genitori di alunni della scuola elementare hanno rifiutato l'invito a partecipare al centenario dell'Aeronautica militare e informato il preside di non mandare i propri figli a scuola in mancanza di attività didattiche alternative.

"È un fatto che i progetti di alternanza scuola lavoro siano indirizzati soprattutto ad istituti professionali in zone povere" ha ribadito ancora Rosa Siciliano, "Non si può giocare sulla pelle di un'Italia povera per propagandare l'esercito, la marina o l'aeronautica come prospettiva professionale. Ciò che si produce in una fabbrica di armi serve per uccidere. È nostro dovere come cittadini e insegnanti di aiutarli a volare alto, a costruire un mondo di pace e sicuramente migliore di quello attuale".

Il sito dell'Osservatorio è raggiungibile all'indirizzo: https://www.facebook.com/OsservatorioNOMS

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La Storia e le panzaneStolby · Fascismi

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Rubrica: Fascismi | Autore: Stolby

Meloni e La Russa tentano goffamente di riscrivere la strage delle Fosse Ardeatine ma le responsabilità dei loro "padri spirituali" non possono essere cancellate

Le dichiarazioni di Giorgia Meloni e Ignazio La Russa intorno alla strage delle Fosse Ardeatine obbligano a scrivere qualcosa. Ma non troppo, perché la questione è sin troppo semplice. È ormai chiaro che il problema non è quello di leader politici critici verso la storia della Resistenza, e al limite neanche il fatto che un giorno possano decidere di dichiararsi apertamente nostalgici del ventennio fascista. Per farlo ci sarebbe modo di usare argomenti intelligenti, o perlomeno furbi. Grattando nel gran calderone della storia è possibile pescare fatti di per sé veri che, accostati con arte, possono addolcire nella testa di molti il giudizio sui totalitarismi. Ciò che inquieta è che le istituzioni siano nelle mani di persone che non vanno oltre le mitologie dei libri di Giorgio Pisanò, "Sangue chiama sangue", "La generazione che non si è arresa", e così via. Roba di cinquanta anni fa.

Stiamo ancora a discutere se fu "vile" (o con untuosa espressione "non onorevole") l'attacco di via Rasella? Una colonna di un centinaio di soldati armati non sarebbe un legittimo obiettivo, nell'orrore della guerra, per chi lotta come resistente contro una forza occupante, aggiungiamo con le caratteristiche della Germania nazista? Molto più onesto dire che si è convinti che l'unica opzione morale valida fosse quella dell'adesione alla Repubblica Sociale Italiana, e vedere che succede. Dietro l'affermazione di La Russa non c'è una scoperta di misfatti della Resistenza rimasti ignoti, ma una serie di panzane da bicchierata di sezione MSI che continuano a girare da decenni. Chi abbia in uggia la carta stampata può cercare una bella presentazione di Barbero del 2017 che mette in fila tutto. Youtube, costo zero. Un camerata convinto ma intelligente, vista quella, manda La Russa a casa e poi si mette a cercare da sé "crimini dei rossi". Non è neanche così difficile...

Non forniremo tracce a La Russa per cercare più acutamente fatti "poco onorevoli" della Resistenza, ma ci permettiamo di darne alcune a Giorgia Meloni per mettere a fuoco cosa serva per essere fucilato per rappresaglia dopo azioni di Resistenza contro nazisti e fascisti. Purtroppo per lei hanno ragione i suoi critici nel ricordare che le vittime delle Fosse Ardeatine non furono prese a caso per strada, "solo perché italiani", ma erano state "preselezionate", trattandosi di persone già arrestate come resistenti, ebrei e così via.

Può però stare tranquilla che vi furono altri contesti dove l'attacco di resistenti a forze occupanti fu vendicato con stragi indiscriminate. Specialisti furono per esempio proprio gli italiani, dopo l'invasione della Jugoslavia. Una resistenza non meno giustificata della nostra, repressa con rappresaglie brutali che colpirono molti proprio "solo perché slavi".

Tutte cose note, documentate in libri di facile reperimento. E i criminali di guerra italiani non hanno avuto neanche il disturbo di un processo, né le vittime una giornata dedicata alla loro memoria. E non saranno certo Meloni e La Russa a introdurla.

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Disagio mestrualeCristina Niccoletti · Attualità

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Rubrica: Attualità | Autore: Cristina Niccoletti

I problemi di una donna che vive per strada

Maria viveva in una comunità minorile. Al compimento della maggiore età, non avendo più l'obbligo di rimanere in struttura, decise di prendere la sua strada. E per strada si ritrovò, non avendo nessuno a cui chiedere aiuto. Tuttavia volle provare a cavarsela da sola e, zaino in spalla, andò per la sua via.

Da quel giorno, abituata ad una sua (seppur precaria) regolarità, tutto cambiò; anche quel periodo del mese che tutte le donne hanno, e danno per assunto, e tanti maschietti addirittura fanno finta di ignorare.

Vivendo per strada, ogni piccolo problema si amplifica: dove mangio? dove dormo? come posso lavarmi? E... se sono donna tutto questo... CHE DRAMMA!

In una società patriarcale, anche quando si viene aiutate ed assistite, spesso vengono sottovalutate le piccole necessità che in un normale contesto quotidiano si danno per scontate.

Maria si rese conto di non aver fatto bene i conti con la realtà. Viveva con altri ragazzi e con loro condivideva le difficoltà, ma arrivava sempre un momento in cui si ritrovava sola. Giorni in cui, anche facendo colletta, non ci si fa a mettere insieme pranzo e cena. Per fortuna ci sono volontari ed enti a cui rivolgersi, ma anche quest'ultimi spesso e volentieri non ricordano di avere a che fare anche con un "pubblico" femminile e, pur fornendo l'indispensabile, tutto ciò che riguarda l'intimo una donna se lo deve procurare da sé.

Maria non voleva fare polemica, ma dentro di sè si faceva domande a cui non capiva perché nessuno avesse ancora trovato una risposta. Perché se ho disgraziatamente una patologia ho l'esenzione per tutta una serie di medicinali, ma se nasco donna non ho diritto ad avere assorbenti, a meno di pagare un tot a seconda del marchio di produzione (rimanendo in una decenza igienica) se voglio essere pulita?

Ad oggi Maria non ha trovato risposta. Come non si spiega sia possibile che non può usufruire di un bagno per lavarsi ad ogni cambio. Ma questa è un'altra storia.

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Le crisi dimenticateBeatrice Montini · Attualità

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Rubrica: Attualità | Autore: Beatrice Montini

Nel mondo almeno 59 guerre in corso, libertà violate, repressioni, apartheid. Questo emerge dall'ultimo rapporto sui diritti umani di Amnesty International

L'invasione dell'Ucraina da parte della Russia ha dato luogo a numerosi crimini di guerra, ha generato una crisi energetica globale, ha provocato sfollamenti di massa, insicurezza alimentare ed energetica a livello globale e ha riacceso la paura di una guerra nucleare. La risposta occidentale è stata rapida: sanzioni economiche contro Mosca, assistenza militare a Kyiv e un'indagine sui crimini di guerra avviata dalla Corte penale internazionale. Ma c'è un "ma". Tutto questo ha messo in evidenza il profondo contrasto con la debole risposta dello stesso Occidente verso le massicce violazioni dei diritti umani in altri conflitti (dimenticati) come quelli in Etiopia e Myanmar. Senza contare l'indifferenza per quanto sta avvenendo in Palestina, Siria, Afghanistan, Libia, Tunisia, Arabia Saudita, Egitto, Haiti, Burkina Faso. Solo per citare alcune delle crisi in atto.

A fare il punto della situazione è il "Rapporto 2022-2023. La situazione dei diritti umani nel mondo" di Amnesty International.

Tra le crisi dimenticate c'è senza dubbio la Palestina. Per i palestinesi della Cisgiordania occupata il 2022 è stato uno degli anni più mortali: sono stati 151 i palestinesi uccisi dalle forze israeliane, tra i quali decine di minorenni. Intanto il governo israeliano ha in programma una grande espansione degli insediamenti illegali e - invece di chiedere la fine del sistema israeliano di apartheid - molti Stati occidentali hanno scelto di attaccare i promotori di tale richiesta.

Anche per quanto riguarda il trattamento dei profughi di guerra, il doppio standard è un dato di fatto che abbiamo tutti davanti agli occhi. Se gli Stati Ue (Italia compresa) hanno aperto le frontiere alle persone in fuga dall'Ucraina (dimostrando di essere tranquillamente in grado di ricevere grandi numeri di persone in cerca di salvezza), molti di quegli stessi Stati hanno respinto chi fuggiva dalla guerra e dalla repressione in Siria, Afghanistan e Libia.

Se tutti noi conosciamo perfettamente la repressione dei dissidenti e la negazione della libertà di informazione in atto nella Russia di Putin, non altrettanto possiamo dire di quanto accade in Australia, India, Indonesia, Sri Lanka e anche nel Regno Unito, dove le autorità hanno introdotto nuove leggi per limitare le manifestazioni. Mentre le forze di sicurezza del Perù, a dicembre, hanno usato la forza brutale contro nativi e campesinos, per stroncare le proteste seguite alla crisi politica scaturita dalla deposizione dell'ex presidente Castillo. Giornalisti, difensori dei diritti umani e oppositori politici hanno subito repressione anche in altri stati, tra i quali Zimbabwe e Mozambico.

E ancora. La crisi economica ha fatto sì che il 97% della popolazione dell'Afghanistan viva in povertà. Ad Haiti oltre il 40% della popolazione è in una situazione di acuta insicurezza alimentare. Mentre le condizioni meteorologiche estreme, aggravate dal rapido aumento delle temperature del pianeta, hanno portato fame e malattie in diversi stati dell'Asia meridionale e dell'Africa subsahariana.

Sono solo alcuni dati per non dimenticare che, a parte quella in Ucraina, al momento sono almeno 59 le guerre in corso nel mondo.

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StereotipiIsabella Mancini · Attualità

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Rubrica: Attualità | Autore: Isabella Mancini

Nessuno di noi è un frammento di un tutto ma un mondo parte di una grande costellazione umana

Punti di vista. È la nostra educazione che ci porta ad avere un punto di vista sulla vita, un palco dal quale osserviamo il mondo dividendolo in ciò che è buono, necessario, ciò che è pericoloso e quello che ci spaventa. Vi sarà capitato di sbirciare la vastità delle abitudini umane sparse per il mondo attraverso la lente di osservazione dei social media. Anche a me e ci ritrovo tante storie che mi fanno capire quanto l'uso degli stereotipi sia alla base di condivisione culturale diffusa. Un bambino di pochi anni che cucina con wok a fiamma libera e mannaia mi destabilizza, una giovane ricercatrice di origine cinese che non fa la massaggiatrice mi fa sussultare, una coppia di disabili che vive una serena vita d'amore mi lascia disorientata, solo per fare degli esempi. Solo pochi giorni fa Anna raccontava di come una giovane amica non ascoltasse nemmeno i suoi suggerimenti su come attivare la geolocalizzazione sul cellulare: troppi capelli bianchi per essere creduta.

Ecco, gli stereotipi sono come delle lenti deformanti che il nostro cervello ci fa indossare per cambiare la realtà cercando di semplificarla. In questo modo ci insegniamo reciprocamente, di generazione in generazione, che in quanto donne, ad esempio, non sappiamo cambiare una ruota forata della nostra auto, che la matematica è qualcosa di troppo complesso per il nostro cervello, che se sei un ragazzino a cui piace il rosa non va bene, che se sei una donna nera potrai soltanto trovare lavoro come badante e se sei asiatica solo come colf.

La cultura costruisce la lente attraverso la quale guardiamo il mondo dal nostro palco e se qualcosa sta fuori quei confini (gli stereotipi) inizia a suonare un allarme, sirene che vorrebbero far sì che i nostri comportamenti tornassero su binari di sicurezza.

Non so voi, ma io non ho partecipato alla costruzione di quei binari e, casualmente, mi trovo proprio in uno degli ambiti di "targettizzazione" che poi mi impediranno di accedere alla spartizione della torta dei diritti umani e democratici: sono donna.

Compreso che queste lenti si possono cambiare, che la semplificazione primitiva a cui vorrebbero ridurre la realtà è stata pensata per garantire l'accesso ai benefici dei diritti ai soli uomini bianchi abili e eterosessuali, che questa etichettatura quindi priva di accesso libero ai diritti la maggioranza delle persone, creando disagi e violenza costante nella vita di chi è stato "targettizzato" da stereotipi di genere, razza, orientamento sessuale, età o abilità, compreso tutto questo si deve scegliere. Durare fatica e lavorare su di noi per toglierci tutte queste lenti e cominciare a vedere il mondo per come è nella sua complessità, avendo come guida una giustizia universale fondata sull'affermazione dei diritti umani oppure no. La scelta è politica e partigiana.

  • stereotipi
  • discriminazione
  • genere
  • razza
  • orientamento sessuale
  • diritti umani
  • targettizzazione
  • educazione

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MEDU, un luogo sicuroSerena Leoni · Attualità

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Rubrica: Attualità | Autore: Serena Leoni

Sanitari e psicologi nei due progetti fiorentini dei Medici per i Diritti umani per assicurare a migranti e rifugiati il diritto alla salute fisica e mentale

L'associazione Medici per i Diritti Umani (MEDU), con il sostegno dell'UNHCR, ha realizzato il minidocumentario "Un luogo sicuro. Voci contro la tortura" di Benedetta Sanna, che ha come protagonisti Rosa e Souleymane, rifugiati seguiti dal Centro Psyché "Francesca Uneddu" per la salute mentale transculturale di MEDU.

Dal 2016, il centro gestito a Roma da MEDU ha fornito assistenza clinica e psicosociale a persone provenienti da 59 paesi e 4 continenti. La voce di Souleymane e Rosa è quella di centinaia di migliaia di persone migranti e rifugiate, sopravvissute alla tortura e alla violenza estrema.

Una testimonianza piena di umanità e di coraggio che chiede ascolto ed esige risposte sulla vicenda umana che più sta segnando il nostro tempo.

Medici per i diritti umani sta portando avanti interventi incentrati sulla salute mentale sia in Italia che all'estero. A Firenze dal 2019 sono due i progetti portati avanti: il centro Psyché - presso la Ex-Fila al Gignoro - dove un team multidisciplinare, sta garantendo supporto psicologico e sostegno psicosociale alle persone straniere in condizione di estrema fragilità e ai migranti accolti in CAS e SPRAR, e il Consultorio Persefone, situato all'interno dell'Ospedale Palagi IOT, che vede un team misto pubblico privato con ostetriche del SSN, una operatrice anti-tratta della Cooperativa Sociale CAT e una psicologa di MEDU supportano le donne migranti vittime di violenza, tortura, tratta e trattamenti inumani e degradanti.

In entrambi i progetti l'accesso non è libero ma su appuntamento e non ci sono vincoli relativi ai documenti delle persone: siano esse regolari o meno l'accesso e la cura è garantito a tutti e tutte.

L'accesso ai servizi di cura per la salute mentale purtroppo, come altri servizi, è spesso impedito da problematiche relative all'iscrizione anagrafica: i Centri di Salute Mentale territoriali infatti si rivolgono alla esclusiva popolazione residente di competenza, sia essa di quartiere o della città di riferimento.

L'obiettivo di MEDU è quello di avere moltiplicati sui territori servizi misti pubblico-privato come il Consultorio Persefone, che è per noi una buona prassi di intervento: il know-how del settore privato viene integrato con le competenze pubbliche e amplia il servizio offerto raggiungendo una popolazione complessa.

Crediamo fermamente nella possibilità di offrire progettazione e servizi che non vadano a sostituirsi al pubblico, ma ne aumentino le capacità. Su popolazioni delicate come quella migrante nella quale le esperienze traumatiche si sommano, dalla fuga dal paese di origine, alle tappe di viaggio (compresa la Libia o la Rotta Balcanica), agli attraversamenti di confini o del mare, la competenza che negli anni ha sviluppato il terzo settore dovrebbe essere raccolta dal pubblico e messa a sistema per trasformare i servizi in luoghi di accoglienza e cura.

Per contatti: www.mediciperidirittiumani.org - co-firenze@mediciperidirittiumani.org

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7Attualità4 articoli
Il platano di BiagioValentina Nicastro · Mille Foglie

!Attualità pagina 7

Mille Foglie / di Valentina Nicastro

Si chiama Platanus hispanica, perché nella Spagna del 1600 è avvenuta quella fortunata ibridazione tra il Platanus orientalis e il Platanus occidentalis, che ha prodotto l'albero che conosciamo e che con i suoi 20-30 metri di altezza, la sua resistenza all'inquinamento e al vento, è diffusissimo nei parchi e lungo i viali di tutte le grandi città europee, specialmente quelle inglesi.

Questa è la storia di un platano del quartiere dell'Isolotto, a Firenze, legato alla storia dei Rossi, i calcianti di Santa Maria Novella, perché la squadra dei Rossi si allena vicino a questo maestoso albero da almeno un secolo. In questo campo avevo visto tempo fa il platano dei Rossi in stato di abbandono: oggi lo ritrovo e vedo una targa apposta al recinto dove i Rossi si allenano, che riporta il nome di Biagio Cingolani, calciante morto per una brutta malattia nel 2019. Voglio pensare che il platano dei Rossi e Biagio si siano guardati tante volte nelle stagioni passate, sotto il sole o sotto la pioggia. Voglio pensare che il platano con la sua sensibilità vegetale abbia "sentito" Biagio, lo abbia salutato, e viceversa. Questo bel platano verrà registrato con il nome di Biagio in ricordo della giovane vita di un uomo sportivo che faceva parte della comunità fiorentina, qualsiasi cosa si pensi del calcio storico. Dunque da ora in poi sarà "il platano di Biagio". L'albero c'era prima e ci sarà dopo, l'albero è continuità, è Vita che va avanti, è Vita che continua...

Auguro buona salute a tutti e, mi raccomando, vivete in fraternità con voi stessi e con gli altri viventi inclusi gli alberi.

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Fumetti e politicaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale

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Fuori Scaffale / di Giuliana Mesina / instagram librichegirano

L'Eternauta è il più grande poema epico a fumetti dell'Argentina, fumetti che a fine anni '50 avevano un vastissimo pubblico, e uscivano a puntate su riviste spesso indipendenti di cui straripavano le edicole.

Era il tempo in cui nessuno ancora parlava di contrapposizione tra cultura alta e cultura bassa: l'Argentina era la terra di Cortazar e di Borges ma anche di una cultura popolare fatta di gauchos, tango e milonghe, mondi strettamente legati fra loro.

L'Eternauta appartiene dunque a una storia culturale e popolare ricchissima, l'autore si è basato sulla migliore fantascienza letteraria e cinematografica, per creare una vicenda dal valore estremamente politico.

Testo complesso e essenzialità grafica, grazie al tratto chiaro di López, che lega fortemente la fantascienza alla situazione contemporanea argentina: la manipolazione delle coscienze asservite (come non pensare a Matrix?), il terrore dell'invasione e del contagio, l'inquietudine e il sospetto verso amici e vicini di cui non ci si può fidare, la necessità di una resistenza pur nella disperazione. La radio diventa il simbolo della manipolazione mediatica, che inganna, falsifica e plagia. Una specie di presentimento di cosa accadrà nel 1976, con il colpo di Stato e la dittatura militare: le quattro figlie di Oesterheld furono sequestrate e assassinate dai gruppi della morte, due dei 4 nipoti restano ancora oggi desaparecidos, e infine fu egli stesso rapito, detenuto illegalmente e assassinato nel 1978, senza che fossero mai ritrovati i suoi resti.

L'Eternauta, di Héctor G. Oesterheld – Francisco S. López

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L'ultima lezione di don MilaniRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle

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Firenze Ribelle / di Riccardo Michelucci

Una targa al numero 218 di via Masaccio ricorda il luogo in cui don Lorenzo Milani trascorse gli ultimi due mesi della sua vita, affrontando enormi sofferenze con grande coraggio e lucidità. Da tempo malato di leucemia, il priore di Barbiana si era ritirato nella casa fiorentina di sua madre, a poche centinaia di metri da dov'era nato appena 44 anni prima. Lo stillicidio di cure e ricoveri cui era stato costretto non gli aveva impedito però di ultimare il suo atto d'accusa contro una scuola elitaria e classista che bocciava i poveri. La Lettera a una professoressa, scritta collettivamente dai ragazzi della scuola di Barbiana e pubblicata nel maggio del 1967, sarebbe diventata la sua opera più famosa.

Don Milani volle i suoi amati ragazzi accanto a sé sino alla fine, "per fare imparar loro cos'è la morte". Nella camera dove giaceva ricoverato fece del suo corpo agonizzante l'ultimo strumento pedagogico. Due giorni prima di chiudere gli occhi per sempre, chiamò a raccolta i ragazzi e offrì una chiave interpretativa della sua breve esistenza citando una nota parabola del Vangelo: "Un grande miracolo si sta compiendo in questa stanza," disse, "un cammello che passa nella cruna di un ago". Era un paradosso che si adattava perfettamente alla sua vita poiché in gioventù Milani aveva scelto di abbandonare la ricchezza e il benessere familiare per convertirsi alla religione cattolica. Si spense il 26 giugno 1967, e da Firenze partì per l'ultimo viaggio verso il piccolo cimitero di Barbiana, poco lontano dalla sua chiesa e dalla sua scuola. Le sue spoglie furono tumulate seguendo i suoi voleri, con i paramenti sacri e gli scarponi da montagna ai piedi.

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I libri di Fuori BinarioGianna Innocenti e Alessandro Simoni · Attualità

!I libri di Fuori Binario

Attualità / di Gianna Innocenti e Alessandro Simoni

Racconti, poesie, testimonianze e storie di vita in strada nella collana ideata da Mariapia Passigli che pubblicava i volumi come supplemento del giornale.

Nel 2001 è iniziata l'avventura della collana editoriale FuoriBinarioLibri, supplemento al giornale Fuori Binario, nata da un'idea di Mariapia Passigli e inaugurata da "Storie di vento e di follia", raccolta di poesie di Vittorio Porfito, all'epoca detenuto a Sollicciano e autore anche di un altro volume di racconti e poesie, "Lo stupido della collina". Vittorio (Atripalda, 1955-Firenze, 2008) era un nostro redattore, scrittore, poeta, pittore e scultore, che aveva iniziato a scrivere molto tempo prima dell'esperienza del carcere, su fogli volanti che altri hanno voluto conservare.

Sono poi seguite opere frutto di elaborazioni collettive, quali "Donne", con gli scritti delle autrici che hanno pubblicato nel giornale tra il 1995 al 2005, o le tre edizioni dei premi letterari intitolati a Vittorio Porfito. Ci sono poi i racconti di nostri redattori e distributori, quali Francesco Cirigliano con "Lo spirito è stomaco di lupa", Stefano Bruccoleri con "Via della Strada Comunale" e Sergio Bertero, il "piccolo poeta della grande strada", come si presentava alle persone che lo conoscevano, la cui raccolta di poesie è purtroppo uscita postuma. Un altro volume particolare è "Sogni e speranze di là dal muro", dove sono raccolti i temi liberamente svolti dai ricoverati dell'ospedale psichiatrico di Girifalco, in Calabria, tra il 1968 e il 1969, su suggerimento dell'allora giovane psichiatra Carmelo Pellicanò, un'opera che ci presenta incredibili spaccati di vita.

FuoriBinarioLibri dà voce a storie, testimonianze e poesie vissute dai nostri redattori e lettori. Acquistare uno di questi volumi significa sostenere un progetto unico, di informazione indipendente e alternativa. Non troverai questi libri in libreria, puoi acquistarli soltanto ordinandoli via mail, oppure passando dalla nostra redazione in orario di apertura. Chi vuole ricevere l'elenco dei volumi disponibili può scriverci a redazione@fuoribinario.org.

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8Pagina 84 articoli
Analfabeti istruitiFraska · Strategie

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Strategie / di Fraska

Fra TikTok, reel e talk show non sappiamo più capire un testo. "Burattini obbedienti", perché l'ignoranza ha sempre fatto comodo al potere.

Quando da piccolo chiedevo con curiosità a mia nonna cosa faceva da bambina e della sua scuola, lei mi rispondeva raccontando di marce e parate piuttosto che di aritmetica e lettere. Il periodo era quello che oggi -- la scuola -- ci insegna come il "ventennio". Io, seppur bambino, rimanevo incredulo: "ma davvero, nonna?".

A cosa serviva tutto ciò? Si esaltava l'Italia, ma un'Italia di analfabeti, dal momento che la maggior parte dei ragazzi e delle ragazze dell'epoca non andava oltre la terza elementare. Vi erano, in quel periodo, le grandi manifestazioni popolari dei paesi dittatoriali. Ma ancora oggi i nostri figli vengono invitati (inviati) all'anniversario del centenario dell'aeronautica militare italiana (martedì 28 marzo 2023, Trapani). Tutto questo è cultura? Per me è cultura di guerra.

In una recente statistica della Fondazione Feltrinelli (anno 2019) è stato riportato che, nel nostro paese, abbiamo un 30% di analfabetismo di ritorno. Cosa significa? In parole povere che sono in pochi a saper leggere e comprendere ciò che leggono, ad esempio la prima pagina di un giornale che non sia sportivo.

L'ex ministro dell'ancora pubblica istruzione Tullio De Mauro sosteneva, in una sua ricerca, che il 72% degli italiani non sa leggere un testo mediamente complesso (analfabetismo funzionale: incapacità di comprendere i significati veicolati dalla lingua scritta e parlata, che si traduce nell'incapacità di comprendere a fondo i fenomeni della nostra società). Ormai è più semplice guardare un qualsiasi media in video. O semplicemente fottersene.

La gente è sotto pressione e sta esplodendo come tanti piccoli palloncini pieni d'acqua; e se una volta il tempo era denaro, ora è solo tempo perso. Un video "TikTok" sul cellulare dura pochi secondi e chiunque lo capisce, ma non impara niente.

Che qualcuno abbia creato un algoritmo per in-stupidire il popolo? Perché studiando e istruendosi (dal latino "in-struere": portare dentro "materiali") ci si può fare delle opinioni personali.

Forse esiste una strategia per eliminare il diritto di opinione (ovvero il concetto che una o più persone si formano riguardo a particolari fatti)? La manipolazione dell'informazione e delle opinioni, con tanto di opinionisti -- quale tipo di materiale apportano questi personaggi ditemelo voi! -- crea coloro che si potrebbero definire "analfabeti istruiti". Tutto questo per ottenere "burattini obbedienti" (citando "Lettera a una professoressa", scritta quasi cento anni fa dagli studenti di Barbiana e don Milani).

Nasce una domanda spontanea (se non, poveri noi, filosofica): ammesso che vogliamo restare liberi, il libero arbitrio esiste da sé o va in qualche modo conquistato e difeso quotidianamente?

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La violenza della scuolaGiampaolo Pancetti · Non Violenti

!Strategie pagina 8

Non Violenti / di Giampaolo Pancetti

Sarà capitato anche a voi: vostro figlio torna da scuola con un bel 4 e voi: "ma almeno hai capito dove hai sbagliato?" "Macchè!" Nessuna correzione fatta in classe. Si ha quasi l'impressione che conti più la valutazione della formazione, che l'imperativo sia di ridurre le persone a numeri. È possibile che sia arrivato il momento di ripensare l'istruzione, di farla finalmente transitare da sistema di informazione a sistema di formazione. Sognavo una scuola che apparecchiasse la gioia del sapere, ma quando mi sono svegliato il 4 Novembre 2022 è arrivato il "Ministero dell'Istruzione e del Merito"!

Forse non ci rendiamo conto di quanto già ora un'istruzione fondata sul voto sia violenta. Perché se lo studiare non è frutto di una spinta interiore (l'amore e la passione per il sapere) ma di un principio esteriore come il voto, il suo movente sarà la soddisfazione aggressiva di aver preso più del compagno di banco o di aver fregato il professore, o, per contro, rabbia, frustrazione, senso di colpa, non perché non si è imparato, ma per aver ricevuto un 4! Al posto della collaborazione abbiamo la competizione, dove non conta il sapere la cosa, ma il sapere "più di". La spiritualità della nonviolenza ci ricorda invece l'importanza di rimettere al centro la forza della "gratuità": conoscere è già il premio! C'è un libro antico ma forse ancora un po' importante, che la nostra scuola spesso ignora ma che ricorda questo principio ben più autorevolmente di me: "Siete salvi, non per merito delle vostre opere, ma per la gratuità" (Ef 2, 8).

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Lesbica 'butch'Irene Villa · Intersexioni

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Intersexioni / di Irene Villa / Centro di ricerca PoliTeSse

Nella cultura lesbica si trova una figura che storicamente ha costituito la forma visibile del lesbismo nelle società occidentali e che oggi partecipa al clima di ribellione delle subculture di genere contemporanee: la lesbica butch. Traducibile in italiano come 'lesbica mascolina' o 'camionara', 'butch' è un termine che ha origine nella cultura anglofona e nasce e si sviluppa come un insulto per svilire le espressioni di maschilità nelle donne e per allontanarle dalla possibilità di una vita, anche sessuale, che non prevede gli uomini. Nonostante questo uso ingiurioso, già negli anni '50 del secolo scorso il termine viene riappropriato dalle comunità lesbiche operaie e dopo una lunga fase di contese femministe, negli anni '90 viene rivendicato come espressione dell'orgoglio lesbico e queer. Nel classico della teoria e degli studi queer, Questione di genere di Butler, la nota filosofa posiziona infatti butch e femme (lesbica/persona queer femminile) al centro della dirompente scena queer nord-americana: 'butch' diventa sinonimo positivo del rifiuto dello sguardo maschile sui corpi delle donne, di ribellione lesbica, ma anche di vita ai confini del genere. Romanzi popolari come Stone Butch Blues di Feinberg e testi come Female Masculinity di Halberstam, popolarizzano il termine 'transgender butch', utilizzato oggi da diverse persone assegnate femmine alla nascita per rimarcare la propria identificazione con la maschilità. "Butch", scrive Halberstam, sta per "l'inammissibile, per ciò che rimane indefinibile e indicibile nelle molte identificazioni che creiamo e rivendichiamo".

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Cryptovalute e guerraGinox · Cyber Bluff

!Strategie pagina 8

Cyber Bluff / di Ginox

Nelle vicende della guerra in Ucraina le crypto valute giocano un ruolo estremamente marginale, ma interessante. È dalla primavera scorsa che si discute di come le crypto valute potrebbero servire alla Russia per aggirare le sanzioni finanziarie, ma sono pochi gli studi specifici in merito.

Recentemente sono uscite alcune analisi che provano in parte a indagare la questione -- emblematica, perché in qualche modo cattura lo strano paradosso in cui si trova un capitale che desidera fortissimamente la libera circolazione del denaro, ma nello stesso tempo è costretto a imporre dei confini precisi per ragioni di guerra. Un deciso ritorno a questioni materialmente geopolitiche, in contrasto con quel sentimento leggero e fluttuante che contraddistingue invece il mondo della finanza internazionale.

Le crypto valute non stanno avendo nell'economia di guerra russa una dimensione estremamente rilevante: si parla al massimo di qualche milione di dollari, pochi per quanto costa una guerra.

D'altra parte neppure gli attacchi informatici hanno un ruolo paragonabile alle azioni militari sul campo, ai bombardamenti, ecc... e anzi la raccolta fondi tramite crypto, per quanto contenuta, mi appare più in linea con la dimensione estremamente materiale della guerra.

Si rivela insomma tutta la fragilità del mondo digitale, in una vicenda in cui il sangue e i corpi sono la vera leva di pressione della politica.

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9Attualità3 articoli
Macchine fantastiche e dove trovarleFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo

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Un Mondo Ganzo / E' Possibile — di Fabio Bussonati

Quest'anno la festa di primavera a Mondeggi ci ha regalato parecchie sorprese.

La prima è stata l'inaugurazione dello spazio polivalente della stalla di Rusciano, che ha visto il suo battesimo come galleria d'arte e come cinema teatro autogestito.

La seconda è che l'energia fornita dalla barca (2,40 metri di pannellatura fotovoltaica per un totale di 420 Watt di picco, con una batteria da 100 Ampere ed un inverter da 1500 Watt) è bastata a gestire la serata.

La terza è stata la scoperta della necessità di ampliare l'offerta culturale della comunità: per cui la Maria III sarà trasformata in una cinema-mobile.

La quarta è che la Maria III a causa dell'assalto di un numero indefinibile di piccolissimi corsari saltellanti è naufragata sull'aia.

La questione della mobilità di un mezzo polivalente, probabilmente galleggiante, lungo quattro metri e trenta, con le ruote di bicicletta numero 26, rimane in attesa di soluzione, ma bisogna pur andare avanti e recuperare le biciclette.

L'idea sarebbe di reclutare un triciclo come quello del gelataio che veniva a Sant'Andrea a Rovezzano, lungo un metro e mezzo, due gusti, crema e cioccolato, che però avrà come cassone la barca con l'impianto solare al posto dell'ombrellone.

Noi però vorremmo che la progettazione di macchine fantastiche come questa diventasse qualcosa di cui la comunità, attraverso le sue istituzioni, si facesse carico per far progredire la ricerca dei mezzi per la transizione ecologica anche su sentieri diversi.

Per realizzarle però dovrà dotarsi di tante cose, ma soprattutto della "Fabbrica socialmente integrata", la GKN, che ci auguriamo ricominci a lavorare presto.

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La finestra sulla piazzaRoberto Pelozzi · Poesia

Poesia / di Roberto Pelozzi

È un brulicare di genti e l'occhio assiste curioso, un tutt'uno si avvicenda nello scorrere del giorno. I bisogni si vedono, si intuiscono nel loro linguaggio, il tempo inesorabile passa, si ha da rincorrerlo quando la fantasia non riesce a defluire dove la realtà vuole certezze, ieri per oggi, domani ci sarà. Triste è non vivere appieno questa possibilità, sommersa nella soddisfazione del momento che spinge all'esserci, così come riusciamo ad esistere, in questo susseguirsi in movimento. Tanti sono gli avvicendamenti, varie espressioni all'incontro, il saluto, le domande, un momento per stare insieme. Sfuggente tempo pieno che ci fa muovere insieme cercandoci quasi non ci fossimo, un tempo non appieno. Che è da crescere, che già è si vede, cercato, voluto, vissuto, sentito. Una realtà alla finestra.

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Pale eoliche in Mugello?Clara Baldasseroni · Attualità

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L'impianto al Giogo è già stato approvato, ma il Comitato per la tutela dei Crinali parla di rischi di speculazione, greenwashing e impatto disastroso per l'ambiente

di Clara Baldasseroni

Il 7 febbraio 2022 la Regione ha approvato il progetto dell'impianto eolico industriale del Giogo di Villore e Corella, in Mugello, in una zona considerata un'oasi di biodiversità. Sono in atto gli espropri, mentre si aspetta la risposta di due ricorsi al Tar. Il Comitato per la Tutela dei Crinali Mugellani, che si è costituito a Villore alla fine del 2019, ha evidenziato i principali problemi dell'impianto, che rischia di essere un'operazione di greenwashing più che di riconversione energetica.

Analizzando il monitoraggio di opere simili, attivate in passato, il Comitato arriva alla conclusione che le pale eoliche sono redditizie se messe in mare, dove il vento ha un'efficacia rilevante e più costante, mentre sui crinali montani si raggiungono spinte efficaci non più di una volta al mese. Inoltre viene sottratto terreno ad aree boschive in grado di ossigenare l'atmosfera, con la conseguente alterazione dell'equilibrio di flora e fauna, vista anche la pericolosità delle pale per uccelli migratori e rapaci. Altri effetti negativi sono legati all'interruzione del reticolo idraulico e alla stessa deforestazione, con il conseguente aumento del rischio di frane. Infine, il calore sviluppato dall'energia prodotta dalle pale potrebbe favorire incendi estivi.

C'è poi da considerare l'impatto dei lavori, visto che il Giogo è un luogo difficilmente raggiungibile e si dovrà salire con ruspe e mezzi pesanti, oltre al fatto che in certi punti è troppo scosceso e si dovrà quindi riportare terra per appianarli. Saranno utilizzate elevate quantità di cemento e diversi tipi di metallo che serviranno anche per le funzionalità elettriche. Verrà anche prodotta un'enormità di scorie che rimarranno nel parco naturale, così come avverrà per le acque reflue dei cantieri, per le quali non è stata prevista né una rete di contenimento né una di depurazione.

Per il Comitato ci troviamo di fronte all'ennesima operazione di speculazione finanziaria che non trova nessuna spiegazione nella scelta del luogo. Se non viene evitato tale scempio, se non si informa la popolazione dell'importanza di adottare uno stile di vita sostenibile, educando le persone a ridurre i consumi e ad evitare gli sprechi, sarà impossibile una vera e propria riconversione energetica. Una tale opera porterà profitto solo a pochi e non servirà a rendere la nostra energia più pulita. Basti pensare che, in base ai dati diffusi dall'Agenzia internazionale per l'energia (IEA), l'1% della popolazione più ricca produce una quantità di CO2 mille volte superiore di quella emessa dall'1% delle persone più povere.

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Working classFuori Binario · Brevi/La Fotonotizia

!Brevi - pagina 10

La Fotonotizia

Tre giorni con oltre 3000 partecipanti, importanti presentazioni, dibattiti e performance, sono stati un evento unico, che lascerà il segno sia nella storia delle più recenti lotte operaie sia nel panorama di una produzione letteraria cancellata quando non demonizzata dalla critica ufficiale. Si tratta del primo Festival della Letteratura Working Class che si è tenuto dal 31 marzo al 2 aprile nella sede di una fabbrica occupata, la ex GKN di Campi Bisenzio. "Working Class", un termine scelto non a caso, che include non solo la classe operaia in senso stretto ma anche persone sottoccupate, disoccupate, mal pagate nei lavori a chiamata, precari dei servizi e della ristorazione, in sostanza l'enorme bacino di sfruttati -- in prevalenza donne -- dai meccanismi perversi del Capitale.

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Campo di Marte: 'Non un euro per lo stadio'Fuori Binario · Brevi/Attualità

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Attualità

Chi vive a Campo di Marte ha scritto a Céline Gauer, capo della task force per la ripresa e la resilienza della Commissione europea, "per chiedere all'Europa di non darci quei soldi" per il progetto di riqualificazione dello stadio Artemio Franchi.

"La situazione dei progetti relativi al Campo di Marte ed allo stadio Franchi, che lei pensiamo già conosca -- si legge nella lettera -- presenta a nostro avviso delle anomalie, che noi riteniamo di poter riassumere così: il Campo di Marte non è una 'zona degradata' da recuperare, bensì è il quartiere di Firenze dove attualmente si vive meglio".

"Moltissimi cittadini -- si spiega ancora -- sono contrari all'attuale piano di restyling e hanno organizzato delle proteste. Essi sono contrari all'attuale piano di riqualificazione soprattutto per quello che si porta dietro: cioè una immensa colata di cemento, distruzione degli alberi e del verde, migliaia di metri cubi in strutture alberghiere di lusso, centri commerciali e direzionali, nonché un parcheggio da due-tremila posti auto".

La lettera evidenzia con forza, infine, "che lo stadio Franchi è un bene pubblico, ma in usufrutto (con contratto d'affitto o comodato) ad un soggetto privato. Che il soggetto privato si è rifiutato di ristrutturarlo perché in quella sede non avrebbe avuto il suo legittimo tornaconto".

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Espulsioni in vista per i fragiliFuori Binario · Brevi/Migranti

!Brevi - pagina 10

Migranti

Breve segnalazione sulla questione dei migranti in condizioni di fragilità a rischio espulsione.

[Nota: il testo di questo breve non e stato integralmente estratto dal PDF originale a causa della complessita del layout a colonne multiple della pagina 10.]

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Sempre più disturbi mentaliFuori Binario · Brevi/Salute

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Salute

Aumentano in Italia i disturbi mentali: nel 2021, secondo l'ultimo rapporto del Ministero della Salute, si è registrata una crescita del 6,9% delle persone (più della metà delle quali donne) assistite per problemi di salute mentale rispetto all'anno precedente con un aumento significativo di queste patologie soprattutto tra i più giovani. Con un esordio compreso tra i 15 e i 35 anni (e purtroppo sempre più precoce).

Insieme alla depressione, le patologie più ricorrenti sono i disturbi bipolari e d'ansia e la schizofrenia, mentre i disturbi della personalità, da abuso di sostanze e il ritardo mentale sono più comuni tra gli uomini.

In forte aumento anche i fenomeni di autolesionismo e l'uso di sostanze che vedono protagonisti i minori in età adolescenziale e pre-adolescenziale.

Qui il Rapporto: https://bit.ly/3L5f2T4

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EireneFestFuori Binario · Brevi/Pace e Nonviolenza

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Pace e Nonviolenza — dal 26 al 28 maggio

EireneFest è il primo "Festival del libro per la pace e la nonviolenza" e costituisce un'opportunità, unica nel suo genere, per associazioni, istituzioni culturali, case editrici, per fare conoscere le proprie iniziative e novità editoriali e per condividere un luogo di riflessione sulle tematiche della pace e della nonviolenza, dei diritti umani, della nondiscriminazione, della cura del Pianeta.

EireneFest è un luogo aperto e plurale, in cui si alternano presentazioni di libri, film e documentari, dialoghi tra autori, conferenze e laboratori nel corso dei quali approfondire le grandi questioni della rassegna, quest'anno organizzata intorno a quattro assi tematici: riconciliazione personale e sociale; libertà e diritti; conflitto e conflitti; conoscenza e futura umanità.

A Roma dal 26 al 28 maggio, info su www.eirenefest.it

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Avvocati con una coscienzaFuori Binario · Brevi/Clima

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Clima

Oltre 750 avvocati tra i più eminenti del Regno Unito, hanno pubblicato una "dichiarazione di coscienza" con cui si impegnano a non sostenere tramite il proprio lavoro chi porta avanti progetti legati alle energie fossili e compie azioni contro i movimenti che affrontano l'emergenza climatica.

Nel testo si legge: "I libri di storia di oggi descrivono con orrore ciò che ha fatto la legge di ieri, di come abbia permesso il razzismo, lo stupro, l'omicidio. Allo stesso modo i libri di storia di domani racconteranno delle leggi attuali, che hanno consentito la distruzione del pianeta e la migrazione forzata di milioni di persone".

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Ricordando CiroFuori Binario · Brevi/Sport

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Sport?

Sono passati nove anni dalla morte di Ciro Esposito, spentosi in ospedale dopo una lunga agonia di 53 giorni. Ucciso da un colpo di arma da fuoco a margine di una partita di calcio, la finale di Coppa Italia del 2014. Era il nipote di Lino, della nostra associazione.

Vogliamo ricordare Ciro per esprimere vicinanza a Lino e famiglia, sconvolti da questo lutto. Lino esprime la volontà "che questi fatti non si ripetano più, che lo spettacolo offerto dal calcio torni ad essere un incontro tra persone e tifosi. Nessun altra famiglia deve perdere i propri cari e soffrire in questo modo assurdo".

Vogliamo ricordarlo anche perché la violenza cessi di esistere in uno sport ormai andato a male, quale è il calcio, in cui le tifoserie sono funzionali a un sistema che niente ha a che vedere con lo spirito sportivo decubertiano.

La morte di Ciro si inserisce nella lunga serie che, solo in Italia, conta 17 vittime negli ultimi 40 anni. Sono tutti morti in scontri tra le tifoserie e comunque in contesti legati al calcio, spesso nei centri urbani e non negli stadi.

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