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Fuori Binario n. 280

Gennaio 2026 · 19 articoli · ISSN 2784-9384

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1Prima pagina1 articolo
La politica CONCristiano Lucchi · Resistenze

!Prima pagina - Fuori Binario #280

Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Firenze potrà tornare ad essere una comunità e non un parco giochi in mano alla speculazione e alla cattiva politica, solo se chi vi abita, vive, lavora, ne prende atto e si attiva. Anche il vescovo Gambelli alla Loggia del Bigallo, una delle prime strutture destinate alla carità, ha affrontato il tema: "Viviamo giorni in cui la frustrazione per come la cosa pubblica viene condotta - ha detto - spinge a credere che dedicare tempo e intelligenza al bene comune sia qualcosa che non ci riguarda", per poi ammonire "abbiamo bisogno di riportare la politica ad essere potere che si esercita con l'altro". Il potere si esercita CON l'altro. Nessuna amministrazione si muova sola, avverte. Sta a noi quindi, semplici persone frustrate dalla cattiva politica, dedicare tempo e intelligenza per pretendere che la politica sia al nostro servizio e non dei soliti noti.

A Barcellona non solo ci hanno provato, ma ci sono riusciti. Il Sindacato degli inquilini ha promosso una mobilitazione senza precedenti: un vero e proprio sciopero degli affitti per impedire la privatizzazione di 1.700 case popolari gestite da InmoCaixa, il ramo immobiliare della prima banca catalana. Si sono organizzati, hanno smesso di pagare, sono scesi in piazza, hanno fatto pressioni alla politica - non l'hanno lasciata sola (!) - affinché quegli alloggi, costruiti con fondi pubblici, rimanessero pubblici e venissero sottratti definitivamente alla speculazione. Il Sindacato ha vinto, La Generalitat - la loro Regione - è stata costretta a comprare tutti i 1.700 appartamenti. Li ha blindati per sempre come case popolari. Il Sindacato ha dimostrato che quando le istituzioni non intervengono, l'organizzazione dal basso diventa l'unica strada da percorrere.

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Rete Pace e DisarmoFuori Binario · Controvento

!Rete Pace e Disarmo - manifestazione

Sezione: CONTROVENTO | Autore: Fuori Binario

Le associazioni unite contestano il riarmo che abbatte i diritti delle persone e depotenzia stato sociale e servizi pubblici

Se siete senza casa, la pensione non l'avrete mai, avete smesso di curarvi perché non potete permettervi la sanità privata, spostarvi con i mezzi pubblici è un calvario, sappiate che la spesa militare italiana sta bene e se ne frega dei vostri diritti: il bilancio del Ministero della Difesa nel 2024 ha superato per la prima volta i 29 miliardi di euro (+12,5% rispetto al biennio 2022-2023).

Ad analizzare e rendere trasparenti questi dati è la Rete italiana Pace e Disarmo un network di decine di gruppi, associazioni, sindacati, movimenti della società civile che da anni si batte nella costruzione della pace nel nostro paese, attività urgente e necessaria nel momento in cui la deriva politica - italiana ed europea - punta al riarmo tagliando diritti e stato sociale.

"Ci sono cose da non fare mai, né di giorno né di notte, né per mare né per terra: per esempio, la guerra". La frase di Gianni Rodari è il loro mantra. Nel passato sono stati protagonisti di campagne importanti come quelle per il controllo dell'export di armi e la difesa della Legge 185/90, Stop Bombe in Yemen, NO F-35, Difesa Civile non armata e nonviolenta, disarmo nucleare, IoAccolgo, Pace Diritto Giustizia in Israele/Palestina, Stop Killer Robots e via dicendo.

La Rete è anche promotrice della grande Coalizione "Europe For Peace", creata nel 2022 come risposta del movimento pacifista italiano ed europeo alla guerra in Ucraina, ambito in cui hanno promosso anche le Carovane della Pace "Stop The War Now".

Oltre ad essere presenti nelle piazze contro la guerra, la Rete compie un prezioso lavoro di studio e analisi delle politiche economiche di morte. Il report ZeroArmi ad esempio valuta l'esposizione bancaria italiana verso l'industria delle armi analizzando il grado di coinvolgimento del sistema bancario nel settore militare, focalizzandosi sulla trasparenza e sul dialogo critico con le stesse banche. Altro strumento figlio dell'impegno della Rete è il libro "Economia a mano armata. Spesa militare e industria delle armi in Europa e in Italia" che documenta le politiche di riarmo e le loro conseguenze, le dinamiche che alimentano i conflitti e le alternative possibili.

Uno spazio importante viene dedicato alle storie e alle esperienze di riconversione dal militare al civile, dalle mine Valsella alle bombe Rwm in Sardegna, e si esplora la nuova frontiera delle produzioni militari, quella delle piattaforme digitali, mostrando come le grandi imprese Usa del settore - Amazon, Google, Microsoft - sono sempre più coinvolte nelle commesse militari applicando alla guerra le tecnologie digitali finora sviluppate in campo civile.

Non mancano gli appelli alle istituzioni. La Rete chiede ai governi e ai parlamenti europei di fermare "l'azione criminale, di pulizia etnica, di punizione collettiva del governo israeliano nei confronti della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania". Non mancano le idee e le proposte: riconoscere lo Stato di Palestina, sospendere la cooperazione militare, l'acquisto e la vendita di armamenti con e da Israele, sospendere l'accordo di partenariato Ue/Israele, rispettare e applicare le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia per violazione della Convenzione contro il genocidio e quelle della Corte Penale Internazionale rispetto ai responsabili di crimini di guerra e contro l'umanità, restituire piena agibilità alle agenzie ONU e opporsi ad ogni piano di deportazione della popolazione palestinese fuori dalla loro terra e chiedere il ritiro dell'esercito israeliano dai territori palestinesi.

Nel report "Addio alle armi, contro il riarmo per un'economia civile e disarmata", si analizza il ricatto della Nato alle democrazie europee con la richiesta di aumento della spesa militare al 5%. Risorse che definanziano ciò di cui abbiamo bisogno per vivere in sicurezza (quella vera), cambiando le priorità della spesa pubblica italiana sempre più incapace di contrastare la demolizione dei diritti fondamentali - sanità, casa, istruzione, trasporti - mettendo così in stato di mora la nostra democrazia.

Fuori Binario si oppone quindi, con la Rete italiana Pace e Disarmo, ai piani dell'Unione Europea di spendere altri 800 miliardi di euro in armi. Saranno 800 miliardi di euro rubati. Rubati alle politiche sociali, alla costruzione della pace, alla cooperazione internazionale, a una giusta transizione e alla giustizia climatica. Andranno a finanziare i produttori di armi in Europa e negli Stati Uniti e uccideranno centinaia di migliaia di persone.

La guerra a casa nostra sarà più probabile, avremo più debito pubblico e politiche di austerità. Non abbiamo bisogno di più armi; non abbiamo bisogno di prepararci ad altre guerre. Abbiamo bisogno di un piano totalmente diverso: una sicurezza reale, sociale, ecologica e comune per l'Europa e per il mondo.

Info retepacedisarmo.org/

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3Lavoro e molto altro1 articolo
Ex GKN, il futuro che vorremmoValentina Baronti · Lavoro

!Ex GKN - Diamo uno schiaffo al sistema

Sezione: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Nuovo azionariato popolare per la ex Gkn: una donazione anche piccola può permettere alle "navi" della cooperativa Gff di salpare

Scriviamo insieme un finale da urlo

C'era una volta una fabbrica di automobili. Ci lavoravano 500 persone, che un venerdì d'estate si trovarono all'improvviso senza lavoro.

Rimasero nella loro fabbrica, la custodirono e, mentre aspettavano che qualche imprenditore si facesse avanti per reindustrializzarla, iniziarono a pensare a come farla ripartire da sole. Iniziarono anche a chiedersi che cosa avrebbero voluto produrre e decisero per qualcosa di utile: pannelli fotovoltaici e cargo bike. Raccolsero firme per chiedere l'intervento pubblico e i primi fondi per creare una cooperativa, fondarono una società operaia di mutuo soccorso, chiesero alla loro grande comunità solidale di entrare a far parte della cooperativa e superarono il milione di euro. Poi scrissero una legge per i consorzi di sviluppo industriale e il consorzio nacque e sembrava cosa fatta: il progetto era pronto in ogni dettaglio, avrebbe dato lavoro a più di 100 persone, l'azionariato popolare lo avrebbe sostenuto, i finanziamenti sulla carta c'erano.

Ma poi, mentre le settimane estive scorrevano inesorabili, il consorzio è rimasto lettera morta e la trattativa per lo stabilimento non è neanche iniziata, mentre i fondi di investimento sociale e del mondo delle cooperative, ad esclusione solo di Banca Etica, si sono tirati indietro.

Intanto scorrevano in maniera altrettanto inesorabile i mesi di disoccupazione e lo stesso sistema speculativo che aveva portato alla chiusura della fabbrica e, con ogni probabilità, al boicottaggio di ogni reindustrializzazione ecologicamente e socialmente avanzata, aveva fatto sprofondare il mondo nella guerra e nel genocidio, raccontandoci che l'unica uscita possibile dalla crisi dell'occidente era il riarmo.

A questo punto il lieto fine di questa storia sembra pressoché impossibile. Ma, proprio come in un librogame, abbiamo la possibilità di inventarci noi il nostro finale: 20mila persone che donano 100 euro a testa e raccolgono così due milioni di euro per reindustrializzare la fabbrica. Facciamoci un regalo, scegliamo di chiudere con uno schiaffo al sistema.

Il metodo flotilla

Lo hanno chiamato il metodo flotilla: mettere in mare le navi nonostante tutto. Far partire la reindustrializzazione della ex Gkn, andando a sbattere contro il blocco dei nemici e dei falsi amici, del capitale, delle istituzioni, del mondo cooperativo. Iniziare ad ogni costo, con l'unico costante appoggio che questa lotta ha sempre avuto in più di quattro anni: la grande comunità solidale che continua a lottare per una vittoria, per quel piccolo esempio di futuro diverso di cui abbiamo sempre più bisogno.

A riassumere questo spirito è Greta Thunberg, che ha incontrato il Collettivo di Fabbrica ex Gkn alla fine di novembre, lasciando un video che è stato usato per lanciare la campagna: "In tutta Europa le fabbriche stanno chiudendo e migliaia di operai stanno perdendo il lavoro. Cosa succede se non lo accettiamo? Cosa succede se rispondiamo con la lotta? I nostri cosiddetti leader non faranno mai la transizione ecologica, non salveranno mai il nostro futuro. Tocca a noi, soprattutto ai lavoratori e alle lavoratrici, essere la soluzione del problema creato da questo sistema. Quello che sta succedendo in questa fabbrica è una speranza per il futuro del movimento operaio e per tutte noi".

Domande e risposte sulla campagna

Qual è l'obiettivo della campagna? Raccogliere almeno 2 milioni di euro, per partire comunque: con tutto il piano industriale di GFF, la cooperativa di lavoratori e lavoratrici ex Gkn, o con una parte di esso. Con questa cifra GFF potrà avviare la produzione (fotovoltaico, batterie, cargo-bike a basso impatto ambientale), completare l'allestimento delle nuove macchine (già ordinate per evitare aumenti di costo), dare un futuro a oltre 100 lavoratori e lavoratrici.

Perché servono 2 milioni? Perché un investitore "a impatto sociale", dopo 9 mesi di verifiche tutte superate, ha rinviato l'investimento (2 milioni) legandolo a una vaga condizione di "maggior impegno pubblico" mai chiarita. Perché gli enti che potevano sostenere il progetto non l'hanno fatto.

Chi sono i partner? ARCI nazionale è il soggetto associativo che si è messo a disposizione per raccogliere le donazioni e diventare una sorta di azionista popolare collettivo. La sua rete permetterà alla campagna di raggiungere ogni circolo in Italia, permettendo a migliaia di persone di contribuire. Gli altri soggetti che rendono possibile mettere in mare queste navi sono i mille soci finanziatori che stanno già versando 1,5 milioni sulla piattaforma dedicata ai soci; Banca Etica e altri istituti di credito che finanzieranno il progetto con 5,6 milioni complessivi; la comunità solidale tutta.

C'è una cifra minima? È possibile contribuire con qualsiasi cifra, ma l'adesione all'assemblea dell'azionariato popolare diffuso scatta con una donazione di 100 euro, che simbolicamente rappresenta "una azione". Le donazioni sono detraibili nella dichiarazione dei redditi.

E se non si superasse l'obiettivo minimo dei 2 milioni? Nulla andrà perso. Se, nonostante tutto, non si raggiungessero i 2 milioni necessari tutte le risorse raccolte verranno utilizzate per creare la prima cassa nazionale di mutua resistenza, un fondo permanente per sostenere altre lotte per il lavoro dignitoso, altre comunità che si trovano schiacciate tra delocalizzazioni, speculazioni e precarietà. L'assemblea dei soci finanziatori e l'assemblea dei donatori decideranno insieme se strutturare questo strumento permanente di mutualismo conflittuale.

Per tutte le info: insorgiamo.org

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4Cittadinanza2 articoli
La balla del nucleare sostenibileClara Baldasseroni · Cittadinanza

!Pagina Cittadinanza

Sezione: CITTADINANZA | Autore: Clara Baldasseroni

Che va a braccetto con il riarmo nel nuovo piano industriale

L'Italia nel 1960 era il terzo paese al mondo nel settore nucleare. Nel 1987, dopo il disastro di Chernobyl, un primo referendum bloccò l'attività che aveva dimostrato la sua pericolosità e il suo impatto anche nella gestione delle scorie. Un secondo referendum nel 2011 aveva riconfermato la scelta.

Oggi stiamo assistendo al massiccio impiego della intelligenza artificiale, delle banche dati, dei cloud, che da un lato sono necessari, ma dall'altro comportano elevati consumi energetici. Per queste ragioni, o forse con questa scusa, molti paesi stanno annullando gli impegni del Green New Deal che tramite l'Agenda del 2030 dell'Onu avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 55%, per ritornare all'utilizzo dell'energia nucleare.

Il processo si è già avviato con modalità antidemocratica e il 16 giugno scorso il Governo italiano ha aderito all'Alleanza Nucleare Europea con altri 13 Stati su 27 e 250 partner industriali. Dopodiché il 2 ottobre il Consiglio dei Ministri ha approvato il disegno di legge delega in materia di energia nucleare, inserendola fra le energie sostenibili.

Tutto ciò, non a caso, nel bel mezzo delle manifestazioni che hanno animato le piazze di tutta Italia contro il genocidio in corso a Gaza.

La cosa incredibile è che, secondo il governo, il nucleare dovrebbe servire alla "transizione ecologica", nonostante non sia una fonte rinnovabile né tanto meno pulita (non esiste ancora un sito per lo stoccaggio delle scorie). Chi supporta questa scelta, dice che ha basse emissioni di CO2 rispetto ai combustibili fossili, ma non considera i costi per la produzione e la manutenzione, il grande fabbisogno di acqua e altri aspetti che lasciano molti esperti scettici sulla resa.

L'Italia è già partita a investire fondi pubblici, sia per la ricerca (da fissione nucleare a fusione nucleare), che per la parte tecnica. Stiamo andando verso un nucleare di terza generazione che viene presentato come più sicuro, sotto controllo e garantito, ma trattandosi di tecnologie sperimentali, i rischi ambientali e sociali sono difficili da prevedere.

Nel maggio 2025 è stata fondata la società Nuclitalia con Enel, Ansaldo Energia e Leonardo, in cui industriale e militare si uniscono.

Le campagne di informazione sono pronte a convincere i cittadini a percorrere quella che viene indicata come "l'unica via" verso la decarbonizzazione, mentre parallelamente si spinge sempre più verso il riarmo, tanto da far convergere pericolosamente nella pratica energia e riarmo. È infatti il problema energetico la causa delle guerre in tutto il mondo, per cui il nucleare viene presentato come la soluzione ideale per una popolazione che affronta preoccupazioni sempre più numerose.

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L'elefante nella stanzaGuido Leoni · Cittadinanza

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Sezione: CITTADINANZA | Autore: Guido Leoni

Negli incontri sulla salute mentale quasi mai è previsto l'intervento dei pazienti, che pure sono i più titolati a parlarne

Sono stato invitato come relatore ad una tavola rotonda che si terrà alle Murate sull'arteterapia, dal titolo: "Quando l'arte diventa non solo linguaggio espressivo, ma anche strumento di cura, inclusione e libertà interiore". Sono stato invitato in qualità di utente/artista dall'associazione Nuova Aurora, promotrice (insieme ad altre realtà) dell'evento, che include una mostra e dei laboratori.

Nel momento in cui scrivo l'incontro non c'è ancora stato e non ho ancora chiaro quello che dirò. Ci saranno a parlare psichiatri, presidenti di associazioni, coordinatori, arteterapeuti, psicologi, assessori. Ci sarà un palco, un microfono, una piccola platea. Forse sul finale si aprirà alle domande… se ci sarà tempo.

Gli incontri pubblici legati alla Salute Mentale a cui ho partecipato nel tempo sono stati molti, ma raramente ho ascoltato la voce di utenti invitati ad esporre il loro punto di vista al pubblico.

È successo qualche volta a Firenze nei primi anni Duemila, quando si manifestava un forte impegno da parte degli operatori. O più recentemente a Modena, dove il dirigente è uno psichiatra illuminato. La rappresentazione del nostro dolore, degli sforzi, delle vittorie e dei fallimenti, la lotta per i nostri diritti, lo studio e l'organizzazione della cura, le regole del gioco insomma, sono quasi interamente appannaggio di persone che hanno studiato, sì (scienze peraltro eternamente sperimentali), hanno lavorato a contatto con, sono parenti o amici di, che in definitiva le patologie della mente le hanno conosciute esclusivamente dall'esterno.

Nessuno è esente da qualche piccolo disturbo, ma l'esperienza in prima persona di una patologia importante e persistente, comune a molti utenti, è difficile da condividere perfino dalle persone che ce l'hanno. Cosa significa farci i conti per tutta una vita, come ci fa sentire?

La terapia cognitivo-comportamentale, presidio indispensabile nella cura di svariate patologie, non è disponibile con la sanità pubblica. Questo è il risultato di una scelta economica e politica.

Si parla tanto di farmaci, di psicoterapie… E lo sport? Ultimamente in Svezia i medici prescrivono vacanze. Anche il movimento, specialmente quello intenso, potrebbe essere un tipo di indicazione adatta in alcuni casi per ridurre l'ansia e migliorare l'umore, oltre che per la salute in generale.

Di questo vorrei parlare in quell'occasione, uscendo però dall'argomento arteterapia, che comunque ha il suo fascino. E di molte, troppe altre cose, le difficoltà del lavoro, le strutture carenti, la patente irraggiungibile, le commissioni micragnose in fatto di percentuali, l'assegno di invalidità a 340 €… vorrei soprattutto chiedere più voce nei dibattiti, più spazio di confronto con i diretti interessati, al di là della retorica abusata, perché dovremmo essere davvero al centro della nostra cura.

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5Ambiente1 articolo
Ponte sì, ma non cosìCamilla Lattanzi · Ambiente

!Ponte Signa e kiwi di Maria

Sezione: AMBIENTE | Autore: Camilla Lattanzi

Il futuro viadotto di 900 metri tra Signa e Lastra a Signa preoccupa i cittadini per il forte impatto ambientale

Il Circolo Legambiente "di la' d'Arno" di Lastra a Signa e l'associazione "Vas" Vita Ambiente e Salute, hanno presentato alla comunità il nuovo ricorso contro il tracciato del ponte progettato per collegare Signa e Lastra a Signa, un tracciato complessivo di poco meno di tre chilometri, di cui 900 metri di viadotto a quasi 30 metri di altezza, i cui lavori potrebbero partire nel marzo 2026.

Nell'agosto 2022 era già stato presentato un ricorso, ma nuove motivazioni adeguatamente documentate si sono aggiunte alle precedenti. Carlo Moscardini, ex Sindaco di Lastra a Signa, oggi presidente del circolo di Legambiente di Lastra, mi dà appuntamento presso il parco fluviale, per mostrarmi dal vivo i danni che procurerebbe quel progetto di ponte se venisse realizzato.

Ammiriamo quel luogo verde, parentesi di pace in un'area già mortificata da autostrada, superstrada, aeroporto, elettrodotti, aree industriali e artigianali, megasuperfici commerciali, multicinema e chi più ne ha più ne metta. "Il nostro slogan è Ponte sì, ma non così: non siamo pregiudizialmente contrari a un ponte, tant'è che era stato individuato il tracciato di una 'bretellina' che ci trovava d'accordo, ma l'ampliamento della pista aeroportuale impone, come opera compensativa, di sostituire il lago di Sesto, quello sacrificato per la pista aeroportuale. E intendono metterlo proprio nell'area del tracciato che avevamo scelto".

Il ricorso si concentra anche su altro: la Regione Toscana da due anni non risponde ai quesiti richiesti dal Consiglio di Stato sulla realizzazione del tracciato stradale di questo ponte e si è del tutto sottratta a quel dibattito pubblico previsto per opere che superano i 50 milioni di euro. C'è poi il mancato rispetto degli accordi sottoscritti nel 1992, secondo i quali il Parco Fluviale di Lastra a Signa sarebbe nato come opera di mitigazione e compensazione asservita al Depuratore di San Colombano, e pertanto è un'opera immodificabile che non può essere alterata.

Per tutti questi motivi, sostanziali, procedurali e ambientali ribadiamo: "un ponte sì, ma non così".

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Che ne sarà dei kiwi di Maria?

Una piccola azienda agricola sotto esproprio

In 20 minuti arrivo in bici dalle Cascine e chiamo: "Maria!" Lei mi viene incontro e apre il cancello. Siamo in zona Renai, a Signa. Il luogo è bello: un grande tetto di foglie verdi parallelo al terreno.

Sono produttori biologici di kiwi, conosciuti da chi bazzica i gruppi di acquisto solidale e i mercati contadini. "Abbiamo iniziato negli anni Ottanta" mi dice, "eravamo pionieri perché non c'era mercato per i kiwi, noi andavamo a venderli a Ravenna alla Orogel, a un prezzo di 60-70 centesimi al chilo. Poi un anno piovve molto e non si riuscì a raccoglierli in tempo. Orogel non li acquistò e per non buttarli via tentammo con i mercatini: funzionò. A Ravenna non ci siamo più tornati".

Ma il progetto di un ponte minaccia tutto questo. Prosegue Maria: "Produciamo in media 130/150 quintali di kiwi, ma ci sono anni in cui perdi tutto per la grandine, per la gelata, per l'alluvione. Siamo un'eccellenza, usano questo (odioso) termine le istituzioni quando devono riempirsi la bocca, le stesse istituzioni che ci hanno inviato la raccomandata di esproprio: c'è da costruire il nuovo ponte che collegherà la FI-PI-LI a Campi e l'impianto di kiwi verrà per metà espropriato e distrutto per il cantiere. Sull'altra metà incomberà l'ombra del ponte, pioveranno polveri sottili e altre nocività: addio biologico e addio azienda agricola familiare".

Maria è sconsolata: "Dal lato di Signa è già tutto recintato con la rete arancione di cantiere. Non ci resta che lasciare, buttare via un impianto a conduzione familiare tirato su con i sacrifici. Abbiamo il cuore stretto. Contiamo su Legambiente, che si sta impegnando, ma ci vorrebbe un movimento più vasto. Qui molti piccoli proprietari si accontentano di vendere, anche a due lire, mentre noi e altri non vogliamo mollare. Lotteremo fino all'ultimo".

Per sostenere l'azienda agricola familiare Maria Pratelli è possibile acquistare i kiwi biologici telefonando al numero 3396754776.

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6Solidarietà2 articoli
Acisjf, un luogo da cui ripartireCristina Nicoletti, Jacopo Stefani · Solidarietà

!ACISJF Help Center

Sezione: SOLIDARIETÀ | Autore: Cristina Nicoletti, Jacopo Stefani

A due passi dalla stazione di Santa Maria Novella un help center a sostegno di chi vive in difficoltà

A testimonianza della varietà dell'utenza che si raccoglie in questo edificio così poco appariscente, dalla porticina che troviamo poco oltre la Stazione Santa Maria Novella salgono una persona anziana e un giovane nero. Siamo venuti a vedere la sede dell'Help center di Acisjf Firenze [Associazione Cattolica Internazionale al Servizio della Giovane Firenze, n.d.r.], incuriositi dall'importanza che ha assunto negli anni come snodo fra i servizi alle persone in difficoltà.

Ad attenderci, insieme alle operatrici, Alma, coordinatrice generale dell'associazione, e Stefano, coordinatore dell'Help center, che ci spiegano il meccanismo su cui si regge il modello: il centro di ascolto è uno sportello a cui tutte le persone in difficoltà possono rivolgersi direttamente, ed è attivo con continuità grazie non soltanto ai numerosi volontari, ma anche a operatori e operatrici professionali. La persona viene presa in carico con un percorso personalizzato, in cui l'associazione stessa è in grado di offrire alcuni servizi ma, dove non può arrivare con le sue forze, orienta e a volte fa intermediazione con le istituzioni.

La filosofia e la condizione di questo supporto è che la persona capisca che sono tutte risorse a disposizione perché costruisca un proprio progetto di vita, lontano da logiche assistenzialistiche e passivizzanti. A questa condizione, l'associazione non offre solo i propri servizi supplementari, ma a volte anche risorse finanziarie. Ad esempio è capitato che coprisse le caparre per affitti o pagasse per il rinnovo di documenti, ma sempre come parte di un progetto complessivo in cui la persona si era assunta degli impegni.

Per quanto riguarda i servizi offerti direttamente, Acisjf è in grado di fornire a molte persone non soltanto consulenza, ma una vera e propria assistenza legale gratuita, fino in tribunale. A questa si aggiunge uno sportello di ascolto psicologico, corsi di italiano e inglese e un corso annuale per assistenti familiari. C'è anche un servizio di distribuzione di kit igienici, importante soprattutto per le donne, che sono quasi il 50% dell'utenza, una percentuale molto più alta che in altre realtà analoghe. Una buona parte dell'utenza è costituita da migranti, e tutti i servizi sono a bassa soglia, anche per chi non ha documenti.

Oltre a tutto ciò, il mandato storico dell'Help center è monitorare e prestare aiuto ai senza fissa dimora che soggiornano abitualmente alla Stazione. A volte si tratta soltanto di accompagnare le persone con un saluto, con un po' di conversazione, e far sapere che, se ci fosse bisogno, non sono sole. Sul lungo periodo ci sono state anche storie di riscatto sociale, come quello di R., che per 20 anni rimane in condizioni di precarietà, con problemi di dipendenza dall'alcol, e che oggi invece sta meglio, lavora, si è rifatta una vita. Altre volte i volontari arrivano in ufficio solo per ricevere la notizia che durante la notte qualcuno che conoscevano è deceduto.

Dal 1897 per l'emancipazione femminile

Dall'approccio laico ai problemi non lo si direbbe, ma l'Acisjf ha origini come associazione cattolica, fondata addirittura nel 1897 in Germania. Colpisce lo scopo, specialmente se si considera l'epoca: fornire assistenza e orientamento all'emancipazione per le donne che si spostavano lontano dalle famiglie di origine. Oggi queste radici proseguono non soltanto nell'esperienza maturata nell'ambito del disagio femminile, ma anche nella rete di case famiglia dedicate ad accogliere donne sole e giovani madri in situazioni di vulnerabilità. A Firenze esiste Casa Serena, che proprio nel 2025 ha compiuto 20 anni.

Ma anche l'Help center ha avuto il suo anniversario, ben 90 anni di presenza alla Stazione SMN, nata da un patto con le Ferrovie del già esistente Centro di ascolto nel 1936. Dal 2004 è inserito nella rete del progetto ONDS (Osservatorio Nazionale sul Disagio e la Solidarietà nelle stazioni italiane), e dal 2018 si è trasferito nella sua sede attuale.

Help Center — Via Valfonda, 1 - Stazione SMN, Firenze — 055 294635 — helpcenter@acisjf-firenze.it

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La vaporizzazione del diritto di asiloFuori Binario · Solidarietà

!Pagina Solidarietà

Sezione: SOLIDARIETÀ | Autore: Fuori Binario

La Fondazione Migrantes denuncia l'inumanità e illegalità del Modello Albania

La "vaporizzazione del diritto" è la definizione con cui la Fondazione Migrantes, organo della CEI, definisce le molteplici forme di esclusione e violenza strutturale presenti nel sistema di asilo imposto dal governo Meloni a coloro che sfuggono da guerre, carestie, discriminazioni, crisi economiche e che cercano una speranza di vita nel nostro paese.

È il caso di Amadou Jaiteh, giovane immigrato gambiano in Italia, arrivato come minore non accompagnato e poi diventato maggiorenne. Amadou ha affrontato lungaggini amministrative estenuanti e decisioni arbitrarie che svuotano di contenuto la garanzia costituzionale dell'asilo. Per Migrantes il suo percorso mette in luce come le Commissioni territoriali, spesso subordinate a direttive governative, riducano l'ascolto individuale a un mero atto formale. La detenzione amministrativa si trasforma così in uno strumento ordinario per la gestione dei flussi, mentre la dimensione economica e sociale del fenomeno mostra chiare forme di sfruttamento a danno dei migranti privi di titolo di soggiorno. La storia di Amadou evidenzia il forte contrasto tra il diritto costituzionale e le logiche securitarie.

Al centro dello scandaloso trattamento di Amadou e dei richiedenti asilo c'è il cosiddetto "modello Albania", imposto dal governo, che prevede la detenzione amministrativa e la gestione dei flussi migratori al di fuori dei confini nazionali italiani. Un modello che è sempre stato opaco e poco trasparente, fenomeni alimentati dall'esclusione dei media e della società civile. Nonostante sia inutile e cattivo, oltreché inefficace, il modello venne percepito come "politicamente vincente e disciplinarmente efficace" ed evidenzia la cancellazione dello stato di diritto.

Il Rapporto Migrantes descrive anche gli spazi di resistenza a questa deriva, come il "contenzioso strategico", il "monitoraggio civico" e le "mobilitazioni transnazionali", che mostrarono la possibilità di incrinare l'architettura di tale modello.

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7Parliamo di noi2 articoli
Fiori d'asfaltoLaura Bardelli (a cura di) · Poesia

!Pagina Parliamo di noi - Poesia

Rubrica: ESERCIZI DI SGUARDO POETICO DALLE PERIFERIE | A cura di: Laura Bardelli

Requiem

In una imprecisata mattina del 1938, di certo tanto gelida da non poterla nemmeno immaginare, Anna Achmatova è in fila con altre centinaia di persone davanti al carcere delle Croci, il centro di isolamento di Leningrado, «la temutissima tigre di mattoni e reticolati di ghisa, con le sue 999 celle piene di dolore e di miserabili corpi senz'anima». Attende, come tutte le mattine, di portare qualcosa al figlio Lev, lì detenuto.

Ma quel giorno, qualcuno la riconosce: «Allora una donna dalle labbra bluastre che stava dietro di me, e che, certamente, non aveva mai udito il mio nome, si ridestò dal torpore proprio a noi tutti e mi domando all'orecchio (lì tutti parlavano sussurrando): "Ma lei può descrivere questo?". E io dissi: "Posso". Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto"».

È il cuore di Requiem, il poema affidato ai foglietti di carta da bruciare subito dopo che l'amica Lidija Čukovskaja ne avrà memorizzato il contenuto, per sfuggire alle microspie che tappezzano l'appartamento di Anna. Vedrà la luce a Monaco di Baviera solo nel 1962: in Italia circolerà a partire dal 1964, due anni prima della morte della grande poetessa.

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La vita

La notte, il giorno, che vuoi che sia e tutto intorno frenesia, tutto muove e tu che mi guardi perché lo fai perché così, tamburi musica e tamburi la spiaggia brilla la luna si specchia nel mare… questo è amore.

Roberto Pelozzi

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Occasioni che portano fruttiFrancesco Martinelli, Andrea Millotti · Parliamo di noi

!Sede Fuori Binario - ristrutturazione

Sezione: PARLIAMO DI NOI | Autore: Francesco Martinelli, Andrea Millotti

Ci siamo dati da fare per sistemare la sede del giornale. E ci siamo accorti che siamo pieni di potenzialità

L'aspetto interno della sede di Periferie al Centro - Fuori Binario sta cambiando. Dopo la messa a norma dell'impianto elettrico e il consolidamento del portoncino, il recupero e la risistemazione della terrazza, la "bonifica" dell'orto (tuttora in corso), l'acquisto di tavoli e ombrelloni per le attività all'aperto, di nuove sedie e di tende per la saletta al piano terra, l'attività di ristrutturazione light è proseguita. Abbiamo re-imbiancato le pareti dell'archivio al secondo piano, installato nuove scaffalature, recuperate presso la biblioteca dell'Università Europea, al piano terra e nella stessa stanza archivio, razionalizzando la collezione dei numeri del giornale.

Sono stati rimossi vecchi mobili e oggetti ingombranti (anche dalla sala radio, attualmente oggetto delle nostre cure), smaltiti tramite Alia, mentre materiali buoni per nuovi utilizzi sono stati conservati. Wi-Fi e linea telefonica sono ora disponibili su tutti e tre i piani.

Il Comune ha terminato i lavori per la sostituzione della caldaia che provvede al riscaldamento del piano terra, e con gli uffici del Comune e del Quartiere 1 stiamo approfondendo la possibilità di installare un impianto per il riscaldamento e la climatizzazione dei piani superiori, che attualmente ne sono privi. Dietro ad ognuna di queste attività c'è il lavoro e la collaborazione di soci/e e volontari/e, che in questa condivisione hanno potuto conoscersi meglio tra loro e riscoprire il valore delle loro attitudini, dei loro saperi e delle relazioni.

In un mondo in cui si parla sempre meno, a dispetto – o anche a causa – dell'abbondanza di strumenti, la sede è l'occasione per cercare di recuperare il rapporto tra le persone, la possibilità di creare relazioni, amicizie e corrispondenze tramite il fare insieme, ritrovando fiducia in sé stessi e negli/nelle altri/e.

Progettare, sviluppare le proprie idee, condividendole, utilizzare la propria creatività sono occasioni, non solo per chi vive in strada, di uscita dall'isolamento e dall'auto-esclusione, di riscoperta di sé e di coscienza che non si è soli.

Il giornale Fuori Binario e l'associazione Periferie al Centro che lo edita costituiscono luoghi di incontro e di vita attiva nell'ambito di quello che don Milani chiamava "il motivo occasionale" di interesse. Giornale e associazione possono poi fornire occasioni continuative di partecipazione, che siano la redazione di Fuori Binario, o i lavori amministrativi o manuali svolti in sede, l'attività del banco alimentare.

Per non dire della diffusione del giornale, che garantisce un reddito, per quanto limitato, al diffusore, o di progetti che nel corso del tempo vengono adottati. Così si procede alla tessitura dei rapporti tra gli attivisti, i volontari e chi occasionalmente visita la sede, nell'ottica di progredire nella linea della vita verso nuove consapevolezze: c'è chi si è scoperto in grado di comporre un testo per il giornale, chi di creare un orto da un angolo di terrazza dentro la città, chi nel volontariato ha trovato una passione e un'esperienza di condivisione.

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8Fine della democrazia2 articoli
Il diritto di restareMariella Marzuoli · Cultura

!Pagina Fine della democrazia - Cultura

Sezione: CULTURA | Autore: Mariella Marzuoli

La storia emblematica degli sgomberi dei "borgatari" romani

"C'è un diritto a muoversi e un diritto a rimanere. Ogni persona ha bisogno a volte di muoversi, a volte di restare ferma a seconda delle risorse disponibili, dei cambiamenti del clima, della forma del territorio e di molti altri fattori. (…) Ma ogni sistema produttivo esige un ordinamento spaziale definito. Quello degli Stati nazionali richiede una distribuzione della popolazione ordinata e leggibile, a volte imposta con la forza a popolazioni recalcitranti, oppure ordinate in modo diverso. Non è un caso se le forze che lo tutelano si chiamano proprio 'forze dell'ordine': l'ordine che difendono è in gran misura spaziale."

È l'inizio de "Il diritto di restare. Espulsioni e radicamento tra Roma e Ostia" di Stefano Portelli, ricercatore in Antropologia urbana affiliato all'Università degli Studi Roma Tre. Si tratta della storia, raccontata con rigore scientifico e grande qualità letteraria, degli abitanti dei borghetti autocostruiti (cosiddette baracche) che furono forzatamente spostati sulla costa, fuori dal tessuto urbano, contestualmente alla demolizione delle loro case negli anni Settanta.

E dopo cinquant'anni da quella che i diretti interessati chiamano la prima deportazione, ecco che torna lo Stato bulldozer che, a seguito di una grande opera sul litorale, torna e demolisce trentacinque case, trasferendo una cinquantina di persone in zone ancora più periferiche. La reiterata distruzione di un tessuto sociale, di relazioni, consuetudini, socialità, che si era creata nei borghetti, ha dato luogo a conseguenze devastanti sulle persone che si traducono in problemi di sicurezza e si aggravano negli anni.

È una storia emblematica e universale, e per questo interessa anche chi non è di Roma. Il diritto di restare "è un diritto etico, percepito come dovuto, e costantemente contraddetto dalle retoriche e dalle politiche urbane che mistificano i bisogni e i desideri della popolazione per giustificare appropriazioni, recinzioni ed espulsioni, i cui veri beneficiari sono investitori, grandi proprietari e speculatori immobiliari."

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Questo libro è illegaleOrnella De Zordo · Fine della democrazia

!Questo libro è illegale - articolo

Sezione: FINE DELLA DEMOCRAZIA | Autore: Ornella De Zordo

Un testo/campagna che invita a resistere e a inventare spazi di democrazia sostenendo chi lotta per i diritti

Pubblicato nell'agosto del 2025 da Altreconomia, a cura dell'Osservatorio Repressione e Volere la Luna, Questo libro è illegale è già stato presentato in varie città. Non deve stupire che ci sia tanto interesse da parte di molte realtà attive sul territorio perché questo è un testo militante, come chiarisce il sottotitolo Contiene parole che insidiano la «sicurezza».

"Un testo/campagna" – lo definisce Alessandra Algostino nella sua ricca introduzione - che ha lo scopo di dare strumenti di resistenza a chi vuole contrastare la deriva autoritaria che stiamo vivendo. Un testo che ci sa indicare pratiche conflittuali da poter mettere in campo. È un glossario con molte firme, che mette a fuoco la declinazione che è stata data a termini che dobbiamo ricondurre a un significato liberato dalla attuale torsione securitaria e antidemocratica. Un esempio per tutti: il termine "sicurezza", che non è ordine pubblico, ma diritto alla casa, al reddito, alla cura.

Le voci del libro: Abitare, Blocco stradale, Boicottaggio, Carcere, Daspo, Disobbedienza, Fascismo, Fogli di via e misure di prevenzione, Informazione, Legalità, Militarizzazione, Migranti, Movimenti, Multe e risarcimenti, Mutualismo, Nemico, Paura, Polizia, Resistenza, Sicurezza, Zone rosse.

Nella presentazione fatta il 20 novembre nella sede di Fuori Binario a Firenze, ne abbiamo parlato con alcuni degli autori: Ludovico Basili, attivista dell'Osservatorio Repressione, che ha curato la voce "carcere" e Lorenzo Guadagnucci, saggista, giornalista, attivista, tra i fondatori del comitato Verità e giustizia per Genova, che ha scritto la voce "polizia".

Quella sul carcere è una riflessione che va oltre il dato penitenziario: il carcere, nella modernità, nasce come istituzione borghese. La borghesia nascente costruisce un sistema morale e produttivo in cui la povertà non è un effetto, ma una colpa. Da lì discende una genealogia della punizione che arriva fino a oggi. Basili porta al centro il tema dell'abolizionismo, non come utopia ma come metodo critico: se il carcere non riabilita, non riduce i reati, non ripara nulla, allora è il carcere stesso, e il paradigma di colpa su cui si fonda, a dover essere messo in discussione.

Lorenzo Guadagnucci affronta il nodo della polizia in Italia, partendo da una domanda che ricorre da decenni: è possibile una polizia democratica? La risposta è amara. Dalla riforma del 1981 alla mancata epurazione del dopoguerra, dalle rimozioni seguite ai fatti del G8 di Genova fino alle norme attuali in materia di sicurezza, la storia italiana è un susseguirsi di occasioni mancate. Genova 2001 non è un incidente: è uno squarcio che mostra quanto poco la cultura democratica sia penetrata nelle forze dell'ordine.

Interessante anche la riflessione sulle zone rosse di Vincenzo Scalia, docente all'Università di Firenze di Sociologia delle Devianze, che collega il dispositivo repressivo al modello urbano neoliberale. La città, trasformata in polo di valorizzazione, turismo e rendita immobiliare, non può tollerare ciò che incrina la sua estetica commerciale: povertà, dissenso, forme di vita non omologate. Da qui la proliferazione di recinzioni fisiche e simboliche. Il dissenso, come la marginalità sociale, deve essere espulso perché disturba la narrazione turistica e il business urbano.

Questo libro è illegale è un invito non solo a capire, ma a resistere: a produrre pratiche alternative, a difendere chi lotta, a riportare la democrazia dove oggi avanza lo Stato penale. Il libro è disponibile su edizionipiagge.it o presso la Comunità, in Piazza Alpi-Hrovatin a Firenze.

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9Cultura2 articoli
Emozioni libere, dentro al carcereLaura Tabegna · Cultura

!Pagina Cultura - Presepe e Teatro

Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Il Teatro popolare d'arte con i detenuti della Gorgona

Là fuori c'è la vita, ci sono mare, felicità, libertà. Eppure, anche dentro un carcere si può aprire uno spazio capace di liberare tutti, anche chi le sbarre le ha dentro l'anima. Il teatro è l'unico luogo che non conosce barriere.

Chiara Migliorini, attrice e regista del Teatro popolare d'arte di Lastra a Signa, svolge da sei anni il laboratorio teatrale della compagnia nella casa di reclusione dell'isola di Gorgona e ha sviluppato una sensibilità artistica profonda, capace di unire due mondi, il carcere e lo spazio libero del teatro.

Come nasce il laboratorio con i detenuti di Gorgona? Il Teatro popolare d'arte è un teatro vivo che parla a tutti in tutti i luoghi. Gianfranco Pedullà, fondatore della compagnia, decise di legare a questo luogo 'speciale' la drammaturgia dei grandi classici e venne fuori la "Trilogia del mare" (Ulisse, Metamorfosi e Una tempesta).

Per creare empatia con loro? Si comincia con i gesti della vita quotidiana, semplici, umani, per poi passare ai sogni e ai miti. Nell'ultimo laboratorio ho introdotto la scrittura in carcere, attraverso il testo "Le città invisibili" di Italo Calvino e gli Arcani maggiori dei Tarocchi. Gli attori-detenuti hanno interpretato i loro scritti, anche nella rassegna nazionale di Teatro in Carcere "Destini Incrociati".

Per recitare bisogna essere autentici. Come ha 'liberato' i detenuti? Si fa fatica a trovare autenticità anche nei professionisti, spesso troppo impostati. In carcere ci sono barriere diverse, corazze di protezione della propria storia. Il punto che interessa il nostro lavoro non è il reato, andiamo in altre direzioni. Fondamentale è non fermare il filo dopo lo spettacolo e sapere che questo lavoro dà grandi responsabilità. Non si fa teatro in carcere per intrattenimento né per fare animazione ai detenuti. L'approccio non è il buonismo, ma una riflessione che coinvolge tutta la società. In questo senso Gorgona è un modello da sostenere.

L'impostazione del teatro "vivo" di Pedullà continua a evolversi nella compagnia Teatro popolare d'arte sotto la direzione di Francesco Giorgi. "La nostra poetica concepisce il teatro popolare come pedagogico, prima di tutto per educare attraverso le arti alla conoscenza di sé. Il teatro vivo non lascia fuori niente e nessuno. Nemmeno in carcere".

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Il più bel presepe del mondoTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo / Arte e povertà

!Presepe di Arnolfo di Cambio - Santa Maria Maggiore

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari

Segno di un Dio che si fa povero e straniero per aprirci gli occhi

Il più bel presepe del mondo è quello che – settant'anni dopo la notte di Greccio – un papa francescano, Niccolò IV, volle nella Basilica di Santa Maria Maggiore a Roma, dove si conservano le reliquie della mangiatoia che accolse il Bambino, e le fasce in cui fu avvolto. A scolpirlo fu Arnolfo di Cambio, scultore geniale cresciuto tra le mani di Nicola Pisano: e il risultato fu un intreccio di sguardi e di gesti congelato in una antichità senza tempo.

Come si conviene a un presepe, mobile per definizione, anche quello di Arnolfo ha avuto una vita inquieta, perdendo tra l'altro per strada la Madonna originale. Quando lo stizzoso Sisto V volle costruirsi un algido mausoleo proprio al suo posto, il geniale ingegnere Domenico Fontana riuscì a spostare tutta intera la cappella medioevale che accoglieva il gruppo arnolfiano, calandola sottoterra, nelle viscere della Basilica che custodivano le reliquie.

Da qualche anno un restauro e uno studio sapienti ci hanno restituito la bellezza misteriosa di queste figure solenni e introverse, e forse anche la disposizione delle statue come la pensarono Niccolò e Arnolfo, architetto a cui dobbiamo alcuni degli spazi più seducenti tra quelli in cui ancora si svolge la nostra vita comune. E così abbiamo recuperato un tassello importante nell'immaginario figurativo del mondo occidentale: il presepe di Roma, il presepe dei presepi.

Il presepe, questa sorta di sacramento della povertà inventato da Francesco d'Assisi: segno efficace della massima povertà, quella di un Dio che si spoglia di tutto e prende carne, dolore e morte delle creature. La povertà di una famiglia di stranieri senza alloggio, di un bambino che nasce senza una casa, di un Salvatore salutato dai pastori, ultimi tra gli ultimi. Un sacramento concreto, fatto di figure – corpi – che si toccano, collocati in uno spazio reale; uno spazio che ne rappresenta un altro, lontano – Betlemme.

Un sacramento capace di scuotere anche i laici, perché ci unge la fronte col valore della fragilità, ci apre gli occhi sulla centralità dei margini, ci insegna la forza della debolezza, consacra il primato della debolezza e celebra la centralità del corpo. Un sacramento di immagini che ribalta l'immagine del mondo nel suo contrario: eccolo il senso più profondo del Natale. Anzi, l'unico.

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L'infanzia negata dalla povertàFelice Simeone · Infografica

!Infografica povertà minorile in Italia

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

In Italia cresce il numero dei minori che vivono nell'indigenza

Un milione e 283mila bambini e ragazzi. È questo il numero di minori che nel 2024 si sono trovati in condizioni di povertà assoluta in Italia. Il 13,8% di tutti i residenti sotto i 18 anni vive senza potersi permettere i beni essenziali per una vita dignitosa. Un dato stabile su livelli record dal 2014.

Ma i numeri raccontano solo una parte della storia. Dietro le statistiche ci sono bambini che saltano le visite mediche perché la famiglia non può pagarle, che vanno a scuola senza il materiale necessario, che crescono in case inadeguate e mangiano in modo insufficiente.

Una povertà che colpisce la salute. Nel 2025 oltre mezzo milione di persone hanno dovuto rivolgersi agli enti assistenziali per ottenere gratuitamente farmaci e cure, con un aumento dell'8,4% rispetto all'anno precedente. Di queste 501.922 persone, ben 145.557 sono minori: il 29% del totale, più degli anziani che rappresentano il 21,8%.

Vent'anni fa erano proprio gli anziani la fascia più esposta alla povertà, mentre oggi i più colpiti sono i bambini. La spesa sanitaria delle famiglie nel 2024 ha raggiunto i 23,81 miliardi di euro. Di questi, 10,16 miliardi sono pagati interamente di tasca propria, senza contributi del Servizio Sanitario Nazionale. In sette anni questa voce è aumentata del 21%. Il risultato: il 5,3% della popolazione, circa 3,1 milioni di persone, ha rinunciato a visite ed esami per ragioni economiche.

I dati Istat tracciano un profilo preciso delle famiglie più colpite. Nel 2024 quasi 734mila nuclei con minori a carico si trovavano in povertà assoluta, pari al 12,3% del totale. Ma le percentuali cambiano drasticamente a seconda della composizione familiare. Nelle coppie con figli, l'incidenza della povertà cresce con l'aumentare del numero di figli: dal 7,3% per le famiglie con un solo figlio al 20,7% per quelle con tre o più figli. Le famiglie monogenitoriali registrano anch'esse valori allarmanti, con un'incidenza del 14,4%.

Il titolo di studio della persona di riferimento gioca un ruolo determinante. Dove l'adulto ha almeno un diploma, l'incidenza si ferma al 4,2%. Con la sola licenza media sale al 12,8%, fino a raggiungere il 14,4% con la licenza elementare. La condizione lavorativa è l'altro fattore critico: tra le famiglie in cui la persona di riferimento è operaio, l'incidenza della povertà minorile raggiunge il 18,7%. Quando il capofamiglia è disoccupato, si supera il 20%.

Secondo i dati Istat del 2020, la percentuale di famiglie monoreddito con almeno un figlio sotto i 6 anni varia enormemente: dal 31,5% di Andria e il 28,3% di Barletta, fino al 10,9% di Cagliari. Tra i venti capoluoghi con le percentuali maggiori figurano quasi esclusivamente città del Mezzogiorno. Napoli (24,4%) e Palermo (23,8%) mostrano livelli particolarmente preoccupanti.

La povertà minorile non è un destino ineluttabile, ma il risultato di scelte politiche. Investire nell'istruzione e nei servizi per l'infanzia significa rompere la trasmissione intergenerazionale della povertà. Servono politiche mirate, ma per progettarle è necessario disporre di dati sempre più aggiornati e territorialmente dettagliati.

Mentre scriviamo, più di un milione di bambini italiani vive in povertà assoluta. Non hanno scelto di nascere in una famiglia numerosa, con genitori poco istruiti o disoccupati. Investire su di loro non è solo un imperativo morale, ma l'unica strada per costruire una società più giusta.

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11Attualità1 articolo
Attualità - Notizie breviVari (Alberto Ottanelli, Laura Tabegna, redazione) · Attualità

!Attualità - Palestina, zone rosse, TESS

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Cogli l'attimo e sostieni chi vive in Palestina

Autore: Alberto Ottanelli

Combattere lo spreco alimentare, sostenere la rete del piccolo commercio locale e aiutare le famiglie bisognose, tutto con un touch sullo smartphone. È l'idea alla base di Laheq Halak, la App palestinese capace di unire il risparmio di risorse con un'opportunità di crescita e solidarietà. Il nome stesso, che in arabo significa "Cogli l'attimo", riassume la filosofia del progetto: intercettare il momento in cui il cibo è ancora buono, prima che venga scartato.

In un contesto come quello palestinese, Laheq Halak è molto di più di una App anti-spreco: è uno strumento per facilitare l'accesso al cibo per le fasce di popolazione più vulnerabili. Con tre obiettivi: ridurre la quantità di cibo che viene gettata perché invenduta; offrire a più persone possibile l'opportunità di consumare cibo di qualità; dare un sostegno alle famiglie che vivono in difficoltà economica.

Il meccanismo è vantaggioso per tutti. La App connette i piccoli venditori locali con le persone che cercano cibo buono a prezzi accessibili. I commercianti, se si ritrovano con eccedenze o prodotti vicini alla data di scadenza, possono caricarli sulla App, scegliendo se venderli a un prezzo scontato oppure donarli. I consumatori possono acquistare le "surprise box" a un prezzo simbolico, ritirandole in negozio.

Ma l'impatto non si ferma ai confini della Palestina. Chiunque, anche dall'estero, può contribuire a questa rete solidale. Ce lo racconta Jabra Dukmak, fondatore, insieme al fratello, della startup: "Abbiamo pensato di introdurre la possibilità di acquistare, direttamente in App, una 'gift card solidale' ispirata alla tradizione napoletana del caffè sospeso. Il valore della carta regalo verrà utilizzato nei piccoli negozi in Palestina, sostenendo così il commercio locale. E i prodotti acquistati saranno consegnati alle famiglie bisognose, grazie alla collaborazione con i gruppi scout presenti sul territorio."

Zone rosse? Quota 8.690

In un anno circa nelle zone rosse delle principali città sono state controllate 1 milione e 344 mila persone, con l'adozione di 8.690 provvedimenti di allontanamento a carico di chi aveva precedenti penali. Lo comunica il ministro dell'Interno, Matteo Piantedosi. Insomma, tutti sono contenti che delle persone, per il solo fatto di avere dei precedenti penali, debbano essere bandite da intere parti di città. "Com'è umano lei", avrebbe chiosato Fantozzi.

Pagare il giusto

Il regime fiscale più giusto è quello progressivo, e incredibilmente lo dice anche la Costituzione all'articolo 53. Al contrario che da noi, in Finlandia prendono sul serio questo assunto e le infrazioni stradali sono punite in proporzione al reddito. Può capitare così che Anssi Vanjoki, nel 2002 era alto dirigente della Nokia, ha dovuto pagare 116.000 euro per essere andato con la sua moto a 75 km/h in una zona con 50 km/h di limite.

TESS ai senatori: Stop speculazione

Autore: Laura Tabegna

Il territorio è un bene comune e non può essere sacrificato a favore di operatori privati privi di responsabilità verso le comunità. La coalizione TESS — Transizione Energetica Senza Speculazione, che riunisce oltre 140 tra associazioni e comitati — ha presentato in Senato un pacchetto di emendamenti al DL 175/2025. Gli emendamenti richiesti: eliminare le ambiguità tra aree idonee e non idonee, definire criteri chiari di tutela del paesaggio e dell'agricoltura, introdurre obblighi di ripristino a fine vita degli impianti.

Cibo e guerra: da gennaio un corso online

Un percorso formativo che indaga il complesso intreccio tra produzione alimentare, devastazione ambientale e guerra, organizzato online dal sindacato sociale di base ACACIA, in collaborazione con il movimento Genuino Clandestino e l'Ecovillaggio Ca' dei Dodo.

Di chi sono i giornali italiani?

I bilanci di quasi tutti i giornali italiani sono in rosso, i lettori continuano a diminuire e la raccolta pubblicitaria annaspa. I giornali continuano a influenzare il dibattito pubblico poiché dettano l'agenda politica degli altri media. E quindi restano ancora molto importanti.

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12Rubriche1 articolo
Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche

!Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzo

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Effetto Matilda

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Coniato nel 1993 dalla storica della scienza Margaret W. Rossiter, il termine "Effetto Matilda" indica la cancellazione sistematica del contributo delle scienziate a favore di colleghi uomini. Un omaggio a Matilda Joslyn Gage, suffragista dell'Ottocento che già nel 1870 denunciò l'occultamento della produzione intellettuale femminile.

Il fenomeno si manifesta con un copione sempre uguale: una ricercatrice lavora per anni, progetta, studia, analizza dati, supera ostacoli. La scoperta dovrebbe portare il suo nome e invece, alla conferenza stampa, davanti ai finanziatori e sui paper citati, compare solo il nome del collega maschio.

L'Effetto Matilda è più evidente nelle scienze ma attraversa economia, storia, cultura e no, non è un reperto del passato chiuso nel Novecento. Oggi il divario di genere nelle citazioni accademiche è documentato: gli articoli firmati da donne vengono citati meno, nonostante online siano spesso i più letti. E questo sottrae alle ricercatrici promozioni, fondi, credibilità.

Per capire quanto resti da fare basta guardare il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum: l'Italia occupa l'85° posto su 148 Paesi.

L'11 febbraio sarà la giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza.

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Il platano di Pozzolatico

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Sulle colline fiorentine vegeta un grande albero che vale la pena andare a conoscere di persona. È un platano residente nel Comune di Impruneta, più precisamente a Santa Caterina a Pozzolatico. Se volete ammirarlo dovete andare nel giardino di fronte a Villa Larderel, una dimora storica, che nel secolo XVI apparteneva alla nobile famiglia dei Ricci. La tradizione lega l'albero, probabilmente vecchio di oltre 500 anni, a Santa Caterina de' Ricci che proprio ai piedi dell'albero avrebbe tenuto lezioni di catechismo.

Nel secondo dopoguerra divenne una struttura sanitaria, ospitando il "Don Gnocchi", un centro di riabilitazione dedicato prevalentemente a bambini e bambine con problemi ossei e scheletrici gravi. Oggi in stato di penoso abbandono. Ma il grande solenne platano osserva con pazienza questi affanni senza smettere di rappresentare la memoria storica, culturale e paesaggistica del borgo di Pozzolatico.

Adesso pare che un'immobiliare lussemburghese sia interessata alla villa per farci un resort e questa notizia ci preoccupa: perché non restituire ai cittadini, a un uso pubblico, utile e civile, quel luogo così prezioso?

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La guerra: un lusso che non possiamo permetterci

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Mettete dei fiori nei vostri cannoni, sono 60 anni che si dice, anzi che si canta, ma nonostante questo le spese militari globali incidono ancora per il 5,5% delle emissioni globali, più delle emissioni dell'aviazione civile o del trasporto marittimo.

Secondo "Initiative on GHG accounting of war", tre anni di guerra in Ucraina hanno generato circa 230.000.000 tonnellate di CO2, equivalenti alle emissioni annuali di Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia insieme. Nel conflitto di Gaza un rapporto rivela che i primi 15 mesi di guerra hanno prodotto 31.000.000 di tonnellate equivalenti di CO2 solo per le attività di distruzione.

Il riarmo mondiale mina alle radici il successo della transizione energetica mentre basterebbe una frazione delle risorse per la guerra, secondo l'ONU il 15% sulla spesa mondiale per armamenti, ovvero 2,7 trilioni di dollari (dati del 2024) potrebbe finanziare l'adattamento ai cambiamenti climatici di tutti i paesi in via di sviluppo.

Se "loro" costruiscono bombe noi costruiremo mulini a vento.

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  • Margaret Rossiter
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  • alberi monumentali
  • guerra

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13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - ARMONIA: Ballaké Sissoko, maestro della kora maliano, e Derek Gripper, chitarrista sudafricano, hanno improvvisato in tre ore un album straordinario. Sette brani strumentali dove è impossibile distinguire i due strumenti. https://bit.ly/4iXn3c0
  • B - BONIFICA: I PFAS, sostanze chimiche artificiali pericolose, sono ovunque. La bonifica costerebbe 2mila miliardi di euro in vent'anni. Il Progetto Internazionale Forever Pollution ha documentato come le lobby della plastica hanno aumentato del 34% le spese per sabotare la proibizione dei PFAS in Europa. https://bit.ly/3KNZg1r
  • C - COMICI: Die Partei è un partito satirico tedesco. Il podcast "Black(Rock) Lives Matter" racconta lo strapotere dei fondi d'investimento nella politica tedesca. https://bit.ly/4iOcibT
  • D - DESIDERIO: "Un desiderio al giorno", scritto da Luca Tortolini ed illustrato da Giulia Vetri, viaggio poetico sull'amicizia. Vincitore dello Strega per ragazzi. https://bit.ly/48IH4OD
  • E - EVENTO: "Together for Palestine", evento musicale organizzato da Brian Eno a Londra per raccogliere fondi per organizzazioni palestinesi. https://bit.ly/3KOSmce
  • F - FINANZIARIA: La campagna "Sbilanciamoci!" pubblica la controfinanziaria: 111 proposte concrete per una contromanovra da 55,2 miliardi a saldo zero. https://bit.ly/4rIGI3b
  • G - GUERRA: Podcast di Internazionale con Davide Maria De Luca: "Combattenti, Sirene, Massacri, Battaglie, Resa". La sfida di smantellare l'immaginario epico della guerra. https://bit.ly/4aAcvNB
  • H - HOLTEN: Nel libro "Deficit", Emma Holten ripercorre come l'economia abbia negato il valore del lavoro di cura femminile. https://bit.ly/4pYhg89
  • I - IMPUNITÀ: Francesca Albanese, relatrice ONU, analizza il quadro giuridico del genocidio contro i palestinesi in un'intervista a TRT World. https://bit.ly/48snmIc
  • L - LAVORATRICI: "Lo statuto delle lavoratrici" di Irene Soave, inchiesta sentimentale sul lavoro delle donne. Candidato al premio Leogrande 2025. https://bit.ly/4pxNVBM
  • M - MIGRANTI: Il "Rapporto sull'immigrazione" di Caritas e Fondazione Migrantes, disponibile anche in podcast. https://bit.ly/48MAuH0
  • N - NOVECENTO: "Il mondo dopo Gaza" di Pankaj Mishra analizza Stato di Israele e il ruolo della memoria della Shoah. https://bit.ly/3KO4EBH
  • O - ODIO: In Svezia l'aumento di odio e minacce contro le donne in politica allontana le rappresentanti dalla vita pubblica. Podcast di radiobullets.com. https://bit.ly/48u0Pus
  • P - PERICOLO: "La vostra presenza è un pericolo per le vostre vite" di Samar Yazbek, 27 testimonianze di sopravvissuti di Gaza. https://bit.ly/4a8rkqG
  • Q - QUANTITÀ: "Cattiva Prevenzione" di Roberta Villa denuncia un sistema che sfrutta la paura di ammalarsi. https://bit.ly/3KLT6Pf
  • R - ROSALÌA: "LUX", il nuovo disco di Rosalìa: il flamenco affiora come eco, mai citazione letterale. https://www.rosalia.com/
  • S - SPAGHETTI: "Alice for Children" a Nairobi: la cucina italiana come strumento di riscatto per i ragazzi degli slum. aliceforchildren.it
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Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

L'immagine è suggestiva. Al posto del deposito Eni di Calenzano, dove un anno fa furono uccisi 5 lavoratori, sorgerà un parco fotovoltaico che produrrà energia solare per circa 10mila famiglie. Questo prevede l'accordo firmato dal Comune di Calenzano, la Regione Toscana e la stessa Eni, insieme a un risarcimento di 6,5 milioni di euro.

Un buon accordo, si direbbe. Peccato che, parallelamente, il Comune di Calenzano rinuncerà a costituirsi in giudizio nel processo. E qui sta il primo punto, più politico che tecnico: davanti a una strage sul lavoro e all'impatto che quell'esplosione ha avuto in tutta la zona, il Comune accetta il risarcimento proposto da Eni e preclude alla comunità la possibilità di prendere parte alle varie fasi giudiziarie. Di fatto, ci si presta a un'enorme e sfacciata operazione di green e social washing, da parte di una delle aziende più inquinanti al mondo, credendo di aver avuto in cambio abbastanza soldi.

Ma non è l'unica contraddizione. Cosa ci perde Eni dalla chiusura del sito di Calenzano? Niente, visto che, fin da subito, l'attività è stata spostata su Livorno, dove dalle 70 autobotti giornaliere si è passati a 130. Quale è stato l'impatto di questo raddoppio in uno stabilimento già oggetto di esposti da parte Greenpeace e Medicina Democratica, per gravi rischi per la salute di chi vive nei dintorni?

E poi c'è il terzo "ma". Il nuovo hub delle rinnovabili sorgerebbe infatti a poche centinaia di metri dalla ex Gkn, i cui operai licenziati hanno da anni un piano industriale che prevede proprio la produzione di pannelli fotovoltaici. Questa reindustrializzazione, in teoria, è sostenuta dal consorzio di sviluppo industriale della piana fiorentina, di cui fa parte la Regione Toscana. E allora perché la ex Gkn non è neanche stata nominata in tutta questa operazione? Forse perché il consorzio, una volta costituito, è rimasto lettera morta? Forse perché reindustrializzare una fabbrica per strapparla al riarmo, è considerato politicamente meno rilevante di un accordo con una multinazionale, ansiosa di rifarsi il trucco dopo una strage?

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