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POESIA
Fiori d'asfalto
Laura Bardelli (a cura di) · Fuori Binario n. 280, Gennaio 2026, pagina 7
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Rubrica: ESERCIZI DI SGUARDO POETICO DALLE PERIFERIE | A cura di: Laura Bardelli
Requiem
In una imprecisata mattina del 1938, di certo tanto gelida da non poterla nemmeno immaginare, Anna Achmatova è in fila con altre centinaia di persone davanti al carcere delle Croci, il centro di isolamento di Leningrado, «la temutissima tigre di mattoni e reticolati di ghisa, con le sue 999 celle piene di dolore e di miserabili corpi senz'anima». Attende, come tutte le mattine, di portare qualcosa al figlio Lev, lì detenuto.
Ma quel giorno, qualcuno la riconosce: «Allora una donna dalle labbra bluastre che stava dietro di me, e che, certamente, non aveva mai udito il mio nome, si ridestò dal torpore proprio a noi tutti e mi domando all'orecchio (lì tutti parlavano sussurrando): "Ma lei può descrivere questo?". E io dissi: "Posso". Allora una specie di sorriso scivolò per quello che una volta era stato il suo volto"».
È il cuore di Requiem, il poema affidato ai foglietti di carta da bruciare subito dopo che l'amica Lidija Čukovskaja ne avrà memorizzato il contenuto, per sfuggire alle microspie che tappezzano l'appartamento di Anna. Vedrà la luce a Monaco di Baviera solo nel 1962: in Italia circolerà a partire dal 1964, due anni prima della morte della grande poetessa.
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La vita
La notte, il giorno, che vuoi che sia e tutto intorno frenesia, tutto muove e tu che mi guardi perché lo fai perché così, tamburi musica e tamburi la spiaggia brilla la luna si specchia nel mare… questo è amore.
Roberto Pelozzi
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Uscito sul numero 280 (Gennaio 2026), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
