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CITTADINANZA
L'elefante nella stanza
Guido Leoni · Fuori Binario n. 280, Gennaio 2026, pagina 4
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Sezione: CITTADINANZA | Autore: Guido Leoni
Negli incontri sulla salute mentale quasi mai è previsto l'intervento dei pazienti, che pure sono i più titolati a parlarne
Sono stato invitato come relatore ad una tavola rotonda che si terrà alle Murate sull'arteterapia, dal titolo: "Quando l'arte diventa non solo linguaggio espressivo, ma anche strumento di cura, inclusione e libertà interiore". Sono stato invitato in qualità di utente/artista dall'associazione Nuova Aurora, promotrice (insieme ad altre realtà) dell'evento, che include una mostra e dei laboratori.
Nel momento in cui scrivo l'incontro non c'è ancora stato e non ho ancora chiaro quello che dirò. Ci saranno a parlare psichiatri, presidenti di associazioni, coordinatori, arteterapeuti, psicologi, assessori. Ci sarà un palco, un microfono, una piccola platea. Forse sul finale si aprirà alle domande… se ci sarà tempo.
Gli incontri pubblici legati alla Salute Mentale a cui ho partecipato nel tempo sono stati molti, ma raramente ho ascoltato la voce di utenti invitati ad esporre il loro punto di vista al pubblico.
È successo qualche volta a Firenze nei primi anni Duemila, quando si manifestava un forte impegno da parte degli operatori. O più recentemente a Modena, dove il dirigente è uno psichiatra illuminato. La rappresentazione del nostro dolore, degli sforzi, delle vittorie e dei fallimenti, la lotta per i nostri diritti, lo studio e l'organizzazione della cura, le regole del gioco insomma, sono quasi interamente appannaggio di persone che hanno studiato, sì (scienze peraltro eternamente sperimentali), hanno lavorato a contatto con, sono parenti o amici di, che in definitiva le patologie della mente le hanno conosciute esclusivamente dall'esterno.
Nessuno è esente da qualche piccolo disturbo, ma l'esperienza in prima persona di una patologia importante e persistente, comune a molti utenti, è difficile da condividere perfino dalle persone che ce l'hanno. Cosa significa farci i conti per tutta una vita, come ci fa sentire?
La terapia cognitivo-comportamentale, presidio indispensabile nella cura di svariate patologie, non è disponibile con la sanità pubblica. Questo è il risultato di una scelta economica e politica.
Si parla tanto di farmaci, di psicoterapie… E lo sport? Ultimamente in Svezia i medici prescrivono vacanze. Anche il movimento, specialmente quello intenso, potrebbe essere un tipo di indicazione adatta in alcuni casi per ridurre l'ansia e migliorare l'umore, oltre che per la salute in generale.
Di questo vorrei parlare in quell'occasione, uscendo però dall'argomento arteterapia, che comunque ha il suo fascino. E di molte, troppe altre cose, le difficoltà del lavoro, le strutture carenti, la patente irraggiungibile, le commissioni micragnose in fatto di percentuali, l'assegno di invalidità a 340 €… vorrei soprattutto chiedere più voce nei dibattiti, più spazio di confronto con i diretti interessati, al di là della retorica abusata, perché dovremmo essere davvero al centro della nostra cura.
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- terapia cognitivo-comportamentale
- diritti pazienti
Uscito sul numero 280 (Gennaio 2026), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
