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CULTURA
Emozioni libere, dentro al carcere
Laura Tabegna · Fuori Binario n. 280, Gennaio 2026, pagina 9
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Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna
Il Teatro popolare d'arte con i detenuti della Gorgona
Là fuori c'è la vita, ci sono mare, felicità, libertà. Eppure, anche dentro un carcere si può aprire uno spazio capace di liberare tutti, anche chi le sbarre le ha dentro l'anima. Il teatro è l'unico luogo che non conosce barriere.
Chiara Migliorini, attrice e regista del Teatro popolare d'arte di Lastra a Signa, svolge da sei anni il laboratorio teatrale della compagnia nella casa di reclusione dell'isola di Gorgona e ha sviluppato una sensibilità artistica profonda, capace di unire due mondi, il carcere e lo spazio libero del teatro.
Come nasce il laboratorio con i detenuti di Gorgona? Il Teatro popolare d'arte è un teatro vivo che parla a tutti in tutti i luoghi. Gianfranco Pedullà, fondatore della compagnia, decise di legare a questo luogo 'speciale' la drammaturgia dei grandi classici e venne fuori la "Trilogia del mare" (Ulisse, Metamorfosi e Una tempesta).
Per creare empatia con loro? Si comincia con i gesti della vita quotidiana, semplici, umani, per poi passare ai sogni e ai miti. Nell'ultimo laboratorio ho introdotto la scrittura in carcere, attraverso il testo "Le città invisibili" di Italo Calvino e gli Arcani maggiori dei Tarocchi. Gli attori-detenuti hanno interpretato i loro scritti, anche nella rassegna nazionale di Teatro in Carcere "Destini Incrociati".
Per recitare bisogna essere autentici. Come ha 'liberato' i detenuti? Si fa fatica a trovare autenticità anche nei professionisti, spesso troppo impostati. In carcere ci sono barriere diverse, corazze di protezione della propria storia. Il punto che interessa il nostro lavoro non è il reato, andiamo in altre direzioni. Fondamentale è non fermare il filo dopo lo spettacolo e sapere che questo lavoro dà grandi responsabilità. Non si fa teatro in carcere per intrattenimento né per fare animazione ai detenuti. L'approccio non è il buonismo, ma una riflessione che coinvolge tutta la società. In questo senso Gorgona è un modello da sostenere.
L'impostazione del teatro "vivo" di Pedullà continua a evolversi nella compagnia Teatro popolare d'arte sotto la direzione di Francesco Giorgi. "La nostra poetica concepisce il teatro popolare come pedagogico, prima di tutto per educare attraverso le arti alla conoscenza di sé. Il teatro vivo non lascia fuori niente e nessuno. Nemmeno in carcere".
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Uscito sul numero 280 (Gennaio 2026), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
