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CULTURA
Il diritto di restare
Mariella Marzuoli · Fuori Binario n. 280, Gennaio 2026, pagina 8
!Pagina Fine della democrazia - Cultura
Sezione: CULTURA | Autore: Mariella Marzuoli
La storia emblematica degli sgomberi dei "borgatari" romani
"C'è un diritto a muoversi e un diritto a rimanere. Ogni persona ha bisogno a volte di muoversi, a volte di restare ferma a seconda delle risorse disponibili, dei cambiamenti del clima, della forma del territorio e di molti altri fattori. (…) Ma ogni sistema produttivo esige un ordinamento spaziale definito. Quello degli Stati nazionali richiede una distribuzione della popolazione ordinata e leggibile, a volte imposta con la forza a popolazioni recalcitranti, oppure ordinate in modo diverso. Non è un caso se le forze che lo tutelano si chiamano proprio 'forze dell'ordine': l'ordine che difendono è in gran misura spaziale."
È l'inizio de "Il diritto di restare. Espulsioni e radicamento tra Roma e Ostia" di Stefano Portelli, ricercatore in Antropologia urbana affiliato all'Università degli Studi Roma Tre. Si tratta della storia, raccontata con rigore scientifico e grande qualità letteraria, degli abitanti dei borghetti autocostruiti (cosiddette baracche) che furono forzatamente spostati sulla costa, fuori dal tessuto urbano, contestualmente alla demolizione delle loro case negli anni Settanta.
E dopo cinquant'anni da quella che i diretti interessati chiamano la prima deportazione, ecco che torna lo Stato bulldozer che, a seguito di una grande opera sul litorale, torna e demolisce trentacinque case, trasferendo una cinquantina di persone in zone ancora più periferiche. La reiterata distruzione di un tessuto sociale, di relazioni, consuetudini, socialità, che si era creata nei borghetti, ha dato luogo a conseguenze devastanti sulle persone che si traducono in problemi di sicurezza e si aggravano negli anni.
È una storia emblematica e universale, e per questo interessa anche chi non è di Roma. Il diritto di restare "è un diritto etico, percepito come dovuto, e costantemente contraddetto dalle retoriche e dalle politiche urbane che mistificano i bisogni e i desideri della popolazione per giustificare appropriazioni, recinzioni ed espulsioni, i cui veri beneficiari sono investitori, grandi proprietari e speculatori immobiliari."
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Uscito sul numero 280 (Gennaio 2026), a pagina 8. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
