Archivio › n. 279

Fuori Binario n. 279

Dicembre 2025 · 18 articoli · ISSN 2784-9384

Scarica il PDF
Pagina 1 di 16
1Prima pagina1 articolo
Dove sono i soldiCristiano Lucchi · Resistenze

!Prima pagina - Fuori Binario #279

Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Avere un tetto sulla testa è una delle condizioni fondamentali per vivere bene. Chi non ha una casa, chi non è protetto da quattro mura, vede la sua vita degradare giorno dopo giorno. Va sempre così, è un processo inesorabile. A Firenze interi appartamenti scompaiono dal mercato degli affitti per trasformarsi in case vacanze. I prezzi diventano proibitivi, non solo per i poveri. Ne parliamo diffusamente in questo numero.

La gentrificazione è il processo con cui i quartieri popolari vengono ripuliti, infiocchettati e resi appetibili per i ricchi e i turisti, espellendo chi non può più permettersi di viverci. I senza dimora sono l'ultimo anello di questa catena, veri e propri scarti, frutto di un modello urbano che privilegia non il diritto alla casa, ma il profitto di pochi, lo sfruttamento del lavoro, il consumo fisico della città.

A Firenze sono decine di migliaia le persone che non trovano casa: studenti, lavoratori poveri, migranti, famiglie. E anche tra i 600 e i 1000 senza dimora: dormono in macchina, in dormitori di fortuna, nei cimiteri, in situazioni di sovraffollamento, per strada.

Potrebbe andare peggio? Sì, perché nella legge di bilancio 2026 il governo non mette un euro per garantire il diritto alla casa.

Allora facciamo nostra la proposta, venuta da più parti seppur minoritarie, di istituire un'imposta dell'1% sui patrimoni sopra i due milioni di euro, per un gettito di 26 miliardi l'anno, con cui costruire case popolari, finanziare la sanità, la scuola e i trasporti. Se anche tu sei sotto i due milioni, sostieni questa proposta. Il benessere di tutti noi a scapito degli ultraricchi è molto meglio che l'impoverimento di un'intera società.

  • editoriale
  • casa
  • emergenza abitativa
  • gentrificazione
  • senza dimora
  • affitti
  • speculazione
  • imposta patrimoniale

Pagina dell'articoloPDF a pagina 1

2Emergenza casa1 articolo
Da qui non ci muoviamoValentina Baronti · Controvento - Emergenza casa

!Rete Antisfratto

Sezione: CONTROVENTO - EMERGENZA CASA | Autore: Valentina Baronti

Seduti al tavolo di cucina o sul tappeto, quasi sempre ottengono il rinvio di uno sfratto: "ma ne gestiamo appena 6 su 120 al mese"

Corpi a disposizione dei più fragili. Sono una cinquantina i militanti della Rete Antisfratto Area Fiorentina, che da più di dieci anni si occupano di emergenza casa a Firenze e provincia. Si tratta di accogliere famiglie allo sportello, dare informazioni, aiutare a compilare moduli e domande, ma soprattutto di essere presenti quando lo sfratto arriva e interporre il proprio corpo tra la povertà e l'ingiustizia.

A raccontarci come funziona è Sandro Targetti, animatore e fondatore della rete, nata dal lavoro comune delle realtà storiche del territorio: Gruppo Casa Campi, Movimento di lotta per la casa, Resistenza Casa Sportello Solidale, associazione Solidarietà Alternativa. Il loro è principalmente un lavoro di mediazione, con gli ufficiali giudiziari, con le forze dell'ordine e gli avvocati della proprietà.

"Quando interveniamo, un risultato lo otteniamo quasi sempre – ci racconta Targetti –, ma purtroppo gli sfratti che seguiamo noi sono una minima parte del totale: in media, 6 al mese contro i 120 di tutta l'area. A fare il presidio il giorno dello sfratto ci siamo soltanto noi, purtroppo, ci piacerebbe ci fossero anche le altre realtà, perché quello è il momento più importante, l'atto che ci permette di ottenere una soluzione".

Ma come si arriva al presidio? Il nucleo familiare che ha ricevuto lo sfratto si rivolge a uno degli sportelli della rete, che prende in carico il caso, studiando le possibili soluzioni alternative. "Al presidio dobbiamo arrivare preparati – spiega Targetti – con tutti gli argomenti necessari per ottenere un rinvio, quello che viene chiamato il 'tempo di grazia'. E anche gli inquilini devono essere preparati sul comportamento da tenere, su quello che devono dire e fare per arrivare a una mediazione. Io personalmente, solo due volte sono stato portato via con la forza".

I militanti della rete si presentano il giorno dello sfratto esecutivo, solo se chiamati dagli inquilini. Arrivano alle 8.30 ed entrano in casa, dove aspettano l'arrivo dell'ufficiale giudiziario, accompagnato dalla forza pubblica e dagli avvocati della proprietà, spesso anche dagli stessi proprietari. "Cerchiamo di far capire agli inquilini che non devono vergognarsi di dire la verità all'ufficiale giudiziario – spiega Targetti –, ossia che non sono in grado di uscire perché non sanno dove andare". A quel punto inizia la mediazione, che può durare anche due o tre ore. È la rete antisfratto a presentare le alternative, chiedendo il rinvio: in attesa di una risposta per l'inserimento nella graduatoria dell'emergenza sfratti, per esempio, che dà diritto a un alloggio popolare per 4 anni + 4, oppure viene proposto di pagare una certa cifra, da contrattare, per i mesi che mancano all'assegnazione di una casa Erp. "Il più delle volte un accordo si trova – continua Targetti –, sono le forze dell'ordine stesse a spingere in questa direzione, mentre l'ufficiale giudiziario è sempre dalla parte della proprietà".

Per due volte però non è andata così e Sandro, insieme ad altri militanti, è stato portato fuori di peso, anche se la denuncia poi non è mai arrivata. In un caso, l'inquilino era salito all'ultimo piano e Marzia del Movimento di lotta per la casa ha convinto gli agenti a lasciarla andare, perché conosceva quella persona e voleva andare a vedere cosa stava facendo. Infatti, quando è arrivata su, lui aveva in mano un rasoio, pronto a un atto di autolesionismo. Marzia è riuscita a fermarlo e l'ha accompagnato fuori.

"Ci vuole poco a entrare nel tunnel dello sfratto – conclude Targetti – potrebbe capitare a chiunque. I nuclei familiari che seguiamo spesso sono composti da lavoratori precari, donne sole con figli minori, anziani soli, donne che hanno subito violenza, persone andate in crisi con il Covid e che non si sono mai riprese. Bastano due mesi di morosità per ricevere lo sfratto. Per i precari, per esempio, basta pochissimo a diventare morosi e dopo rimettersi in pari e risalire la china è difficile, se non c'è un evento nuovo, come per esempio un lavoro a tempo pieno e indeterminato".

Solidarietà, lotta e mutuo soccorso! È il motto della Rete Antisfratto Area Fiorentina. Quattro sportelli aperti sul territorio. Cinque numeri di telefono a disposizione per appuntamenti e consulenze. Una media di 70 sfratti evitati ogni anno, con i propri corpi seduti al tavolo di cucina o sul tappeto del salotto, con in bocca una frase banale, eppure potente: non ce ne andiamo perché queste persone non sanno dove andare.

  • sfratti
  • emergenza casa
  • Rete Antisfratto
  • ufficiale giudiziario
  • presidio
  • solidarietà
  • morosità
  • precarietà

Pagina dell'articoloPDF a pagina 2

3Emergenza casa1 articolo
Resistere all'emergenzaValentina Baronti · Emergenza casa

!Emergenza casa

Sezione: EMERGENZA CASA | Autore: Valentina Baronti

Un manuale per il diritto alla casa: obiettivi, proposte e consigli per imparare a difendersi nella giungla immobiliare fiorentina

Sono 2.400 gli sfratti convalidati dai tribunali nel 2024 nell'area fiorentina, circa 50 a settimana, il 95% per morosità. 120 sono gli sfratti eseguiti con la forza pubblica ogni mese. 800 gli alloggi popolari vuoti, solo nel Comune di Firenze. Nell'area metropolitana affittare una casa di tre stanze può costare fino a 1000 euro al mese, con un'incidenza del 70% sul reddito mensile.

Sono i numeri contenuti nel manuale per il diritto alla casa, che la Rete Antisfratto Area Fiorentina sta distribuendo in circoli, case del popolo, centri sociali, associazioni che si occupano di disagio abitativo. Numeri che tracciano il contesto dell'emergenza in cui i militanti delle quattro realtà che compongono la rete si trovano ad operare ogni giorno, in un'area metropolitana in cui trovare una casa in affitto diventa quasi impossibile e basta un nulla per finire sotto sfratto.

Il manuale inizia denunciando le tante lacune del ruolo pubblico, con i comuni che fanno i bandi Erp, ma non ristrutturano le case popolari sfitte per far scorrere le graduatorie, il governo che ha cancellato i contributi per l'affitto e i fondi per la morosità incolpevole, oltre a non aver predisposto un piano straordinario di edilizia residenziale pubblica e la Regione che potrebbe aumentare la disponibilità di alloggi, vietando per esempio i cambi di destinazione d'uso senza la destinazione di parte del patrimonio all'affitto calmierato.

Il Comune di Firenze, interpellato sul rispetto dell'art. 14, rivendica un ruolo attivo nella gestione delle emergenze: "Sono state 34 le assegnazioni ad aventi diritto nell'anno in corso, 22 nell'anno precedente e 42 nel 2023 – ha dichiarato l'assessore alla Casa Nicola Paulesu – La graduatoria speciale si era azzerata durante l'estate, adesso stiamo ricevendo nuove domande e procedendo con le valutazioni. Con l'incremento delle assegnazioni ERP, dovuto soprattutto al piano straordinario di ristrutturazione degli appartamenti di risulta, 20 mln di risorse comunali in 3 anni, 6 nel 2025, contiamo di incidere molto di più anche su questo fronte".

Il manuale fornisce poi gli strumenti di difesa a chi è sotto sfratto, partendo da un presupposto, che sembra scontato ma non lo è: i proprietari non possono eseguire lo sfratto in proprio, con ricatti, prove di forza, comportamenti molesti o offensivi, tipo staccare le utenze, cambiare la serratura, togliere la porta. "L'ufficiale giudiziario – si legge nel manuale –, l'unico abilitato ad eseguire lo sfratto, può farlo solo con la presenza e l'intervento della forza pubblica".

Nel manuale non mancano le proposte, a partire da quella di un grande piano casa che riutilizzi il patrimonio pubblico dismesso, anche attraverso l'autorecupero. Si chiede inoltre alle istituzioni di attivare gli strumenti necessari ad occupare le tantissime case private sfitte, come incentivi, patti territoriali per affitti calmierati e anche con la requisizione, nei casi previsti dal Codice Civile. E infine l'obiettivo più ambizioso: "costruire una grande alleanza sociale e istituzionale per il diritto alla casa, per il diritto all'abitare ed alla residenza, coinvolgendo movimenti, sindacali, centri sociali, associazioni, promuovendo la solidarietà ed il protagonismo dei ceti popolari".

---

Sfrattati per errore

Morosi senza colpa, vivono accampati per una svista della burocrazia

Un marito, una moglie e cinque figli, di cui quattro minorenni e una che ha appena compiuto 18 anni. Vivono in una casa in affitto a Firenze a 700 euro al mese. La donna lavora facendo le pulizie. Tra il 2021 e il 2023 ha due figli, poi si ammala di ernia al disco e viene operata. Non può più fare quel lavoro. E questo è il primo calo di reddito. A quel punto la famiglia si regge solo sul lavoro del padre e alla fine del 2024 a lui riducono drasticamente le ore. E questo è il secondo calo di reddito.

Ecco come si fa a diventare morosi, una morosità incolpevole, per la quale le istituzioni dovrebbero tutelare i cittadini, soprattutto in presenza di soggetti fragili come i minori. Eppure, a questa famiglia non è proprio andata così. Si rivolgono alla Rete Antisfratto e si decide di fare richiesta per la graduatoria dell'emergenza, prevista dall'art. 14 della legge regionale 2/2019. La famiglia, infatti, sta aspettando un alloggio popolare, gli manca circa un anno per avere l'assegnazione. Quindi, la strada sembrava semplice: entra nella graduatoria dell'emergenza, ha un alloggio popolare in maniera temporanea, nel frattempo scorre la graduatoria Erp ed ha l'assegnazione definitiva. Passaggio da casa a casa e famiglia che rimane unita.

E invece, dal Comune di Firenze negano l'emergenza sfratti. Il motivo? Perché la morosità è iniziata prima del calo di reddito. In verità, il mancato pagamento del canone di affitto inizia quando all'uomo riducono le ore di lavoro, prima c'era stata una morosità di 60 euro in tre mesi. Una svista praticamente.

La Rete Antisfratto fa ricorso, due volte, ma lo perde e allora la famiglia viene divisa. La donna con i figli viene messa in una struttura. L'uomo dorme in macchina. Così per tre mesi. Poi la struttura manda via la madre e i bambini, perché è piena di cimici e deve essere disinfestata. Trovano ospitalità da un'amica, dove sono tutt'ora, da oltre sei mesi, aspettando una casa popolare.

RETE ANTISFRATTO — Sportelli: Piazza Baldinucci 8r (lun 17-19), Piazza Matteucci 11 Campi Bisenzio (mar 17-19), Via del Leone/piazza Tasso (sab 15-17), Via Palazzuolo 8 (su appuntamento). Tel: 335.1246551, 348.4360219, 345.9671275, 320.0848426, 340.5795928.

  • emergenza casa
  • sfratti
  • manuale
  • diritto alla casa
  • morosità
  • edilizia popolare
  • Erp
  • alloggi

Pagina dell'articoloPDF a pagina 3

4Emergenza casa0 articoli

Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.

5Emergenza casa0 articoli

Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.

6Emergenza casa1 articolo
Una boccata d'aria da New YorkMartino Mazzonis, Cristiano Lucchi · Emergenza casa

!New York - Mamdani sindaco

Sezione: EMERGENZA CASA | Autore: Martino Mazzonis, Cristiano Lucchi

Il diritto all'abitare è il mantra del nuovo sindaco, che ha vinto malgrado finanza e immobiliaristi

Zohran Mamdani è il nuovo sindaco di New York, eletto con più di un milione di voti. La sua campagna elettorale è stata di ascolto, ha coinvolto migliaia di volontari, giovani e non, e la sua comunicazione è stata eccelsa, espressione di voglia di cambiamento. Il programma con il quale ha vinto si basa sulla promessa di "ridurre il costo della vita per i newyorkesi della classe lavoratrice".

Tra le misure che hanno convinto l'elettorato, troviamo l'apertura di negozi alimentari dai prezzi umani gestiti dal Comune, il congelamento degli affitti per chi abita in città, un milione di appartamenti a canone calmierato, autobus gratuiti e assistenza all'infanzia gratis per tutti i bambini e le bambine di età compresa tra sei settimane e cinque anni. E case popolari per i poveri: 200.000 in 10 anni.

Mamdani si è espresso più volte anche sui senza dimora, la cui esistenza è per lui la diretta conseguenza di precise scelte politiche ed economiche e non una mera questione di ordine pubblico da gestire con la forza. Ha criticato fortemente il piano sui ricoveri involontari dei senzatetto con problemi mentali voluto dal suo predecessore Eric Leroy Adams, definendo le sue politiche "punitive" e "disumane".

Per Mamdani la radice del problema dei senza tetto è la mancanza di alloggi accessibili, da risolvere con una ritrovata attenzione al diritto alla casa. La soluzione non è quindi il ricovero coatto in strutture, ma costruire più case popolari e controllare il costo degli affitti. Tra le proposte di legge prioritarie l'Housing Access Voucher Program (HAVP), un programma di buoni casa per sostenere le persone a rischio.

Con questo programma il trentaquattrenne Zohran Mamdani ha battuto un pachiderma della politica newyorchese come Andrew Cuomo, figlio di un governatore degli anni '70 e membro dell'establishment democratico in dialogo perenne con la finanza e gli immobiliaristi. Anche aver parlato della carneficina di Gaza in maniera chiara ha contribuito al suo successo.

Per Mamdani ora viene la parte difficile: governare e ottenere i risultati promessi per confermare che un programma ambizioso e di cambiamento non è impossibile, che avere idee radicali non significa vendere fumo e che la politica può svolgere un ruolo nel migliorare la vita delle persone. Mamdani è radicale, ma non è uno sprovveduto. Ha nominato una squadra di esperienza, e di sole donne, per la transizione tra un sindaco e l'altro.

---

Le dinamiche del mercato della casa

"I padroni di casa nostra" è il titolo di copertina dell'ultimo numero di Jacobin Italia, l'edizione italiana dell'omonima rivista socialista statunitense. Nel numero la casa è il nodo centrale delle attuali diseguaglianze e ingiustizie sociali, della carenza di politiche pubbliche e della necessaria critica alle forme dell'abitare. Si descrivono gli effetti concreti della finanziarizzazione del capitale immobiliare: quando a decidere delle sorti delle città in cui viviamo sono fondi speculativi che non hanno alcuna connessione con il territorio. Info: jacobinitalia.it

  • New York
  • sindaco
  • diritto alla casa
  • senza dimora
  • affitti
  • housing
  • politica
  • Gaza

Pagina dell'articoloPDF a pagina 6

7Salute mentale2 articoli
Fiori d'asfaltoLaura Bardelli (a cura di) · Poesia

!Fiori d'asfalto - Poesie

Rubrica: ESERCIZI DI SGUARDO POETICO DALLE PERIFERIE | A cura di: Laura Bardelli

Heba Abu Nada, biochimica e poetessa cresciuta a Gaza, condivide in rete alcune riflessioni durante l'assedio dell'ottobre 2023. Muore il 20 ottobre dello stesso anno a Khan Yunis, uccisa da un bombardamento israeliano.

Noi lassù costruiamo una seconda città, medici senza pazienti né sangue, insegnanti senza aule gremite e urla agli studenti, nuove famiglie senza dolori né tristezza, e giornalisti che fotografano il paradiso, e poeti che scrivono sull'amore eterno, tutti da Gaza, tutti. Nel paradiso c'è una nuova Gaza che si sta formando ora, senza assedio.

da "Il loro grido è la mia voce. Poesie da Gaza", Fazi Editore, 2025

---

Haya Abu Shammala. Le sue riflessioni risalgono al 2014, quando un "cessate il fuoco" mise fine a quello che, sino ad allora, era stato il peggiore assalto di Israele a Gaza. Oggi vive e lavora in Qatar.

Ode al mio tetto, la linea sottile tra la vita e la morte

Una volta, un missile ha centrato il nostro quartiere e mi sono resa conto di essere ancora viva soltanto perché il mio tetto era ancora là. Quando l'estate scorsa la guerra contro Gaza è finita, la mia casa non ne è uscita indenne. E ho notato che le crepe si stavano diffondendo sul tetto come ragnatele. Alla fine, mi sono resa conto del grande peso che perfino il mio tetto ha dovuto sopportare. Nulla sopravvive veramente a una guerra.

da "Non siamo numeri. Le voci dei giovani di Gaza", prefazione di Cecilia Strada, Nutrimenti, 2025

---

Fuoco di vita

È triste la consapevolezza che accompagna il mio pensiero, ella non trova uscita per trovare soluzione / Chi saremo? / Il pensiero parte dal fuoco, fonte primigenia della comunità / Un fuoco che ha accolto tanti attorno, sempre di più, senso dell'umanità, dello stare insieme / Bisognerebbe riempire la terra della nostra origine! e buttarcisi dentro / Il tempo che passa è nostro se restiamo intorno al fuoco.

Roberto Pelozzi

  • poesia
  • Gaza
  • Palestina
  • Heba Abu Nada
  • Haya Abu Shammala
  • Roberto Pelozzi
  • guerra
  • bombardamento

Pagina dell'articoloPDF a pagina 7

La mente incarcerataFrancesco Martinelli, Jacopo Stefani · Salute mentale

!Salute mentale e carcere

Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Francesco Martinelli, Jacopo Stefani

Il disagio psichico in prigione non può che peggiorare e l'anima securitaria del governo ignora il problema

Il 28 ottobre si è svolto, nella sede del Consiglio Regionale della Toscana, il convegno "La mente incarcerata, salute mentale e detenzione: un ossimoro da discutere".

A dieci anni dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, è stata presentata la ricerca "Salute mentale in carcere dopo il superamento degli OPG", a cura della Società della ragione e dall'Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana.

La ricerca, incentrata sugli istituti di pena di Udine, Prato e Rebibbia, ha sottolineato il profondo scollamento fra istituzioni e realtà quotidiana degli istituti. Tutto inizia nel 2008 quando la gestione della sanità in carcere viene scorporata dall'amministrazione penitenziaria e trasferita al Servizio Sanitario Nazionale. Una delle conseguenze è una crescente carenza di comunicazione. L'impressione è che si sia delineato un sistema in cui ci sono due soggetti, un "corpo detenuto" e, nel caso del detenuto affetto da disagio psichico, un "corpo malato". Il secondo però, attraverso i suoi sintomi, parla di una realtà più ampia in cui la persona, in realtà unica e con una sua dignità, non trova opportunità di riscatto né riconoscimento.

I questionari e i dati raccolti dai detenuti confermano problemi gravi e pervasivi. Una prima ragione è il sovraffollamento che, ricorda il Presidente onorario della Società della ragione Franco Corleone, può portare a "sette/otto persone in una cella con un cesso solo", senza doccia e acqua calda; poi l'assenza di percorsi di reinserimento lavorativo.

Si fa sempre più ricorso al trattamento farmacologico, con numerosi effetti negativi: la sedazione, spesso per motivi disciplinari; il mercato nero dei farmaci, impiegati come merce di scambio; la concezione del disagio come problema individuale, non collegato all'assenza di prospettive e alla solitudine.

Alla dottoressa Marasco abbiamo chiesto: "Quando la medicalizzazione del disagio lascia il tuo corpo disteso in branda, giorno dopo giorno, incapace di approcciarsi all'altro, a forme di lavoro dentro all'istituto o di formazione che aprano orizzonti diversi, a cosa ti puoi attaccare?". Ecco la risposta: "L'unico modo è o che un secondino si prenda a cuore la cosa, oppure (come per fortuna spesso succede) che si crei una solidarietà in cella fra i detenuti".

Intanto il governo continua a promuovere la narrazione securitaria, non investe sulle pene alternative e ignora la condizione di disperazione di tante, troppe persone. I responsabili del carcere di Prato quest'anno si sono potuti rallegrare di non aver avuto suicidi. La Garante per i diritti del medesimo istituto, Margherita Michelini, ha aggiunto che però in carcere c'erano state "due morti". È una frase che, nell'enorme non detto che ci sta dietro, ci ha lasciato con un brivido.

  • carcere
  • salute mentale
  • disagio psichico
  • OPG
  • detenzione
  • farmaci
  • sovraffollamento
  • pene alternative

Pagina dell'articoloPDF a pagina 7

8Greenwashing2 articoli
Rischio pale eoliche sui crinali sopra LondaRedazione · Ambiente

!Pale eoliche Londa

Sezione: AMBIENTE

Si oppone la coalizione TESS: il progetto comporterebbe disboscamenti al confine con il Parco delle Foreste Casentinesi

Sono in corso dal 2023 i lavori per il parco eolico industriale sul Monte Giogo di Villore Corella, ma la novità è che da non molto è spuntato un altro progetto di industrializzazione eolica in una zona vicina nel Comune di Londa.

In piena estate il sindaco Tommaso Cuoretti ha ricevuto la proposta di una nuova installazione che andrà a impattare sull'area naturale del crinale di Croce a Mori, al di sopra del paese. La richiesta di autorizzazione è stata presentata in Regione il 27 luglio dalla società Hergo Renewables, una società controllata da Eni attiva nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Gli enti interessati hanno richiesto integrazioni, che la società avrebbe dovuto presentare entro il 27 settembre, ma non lo ha fatto. Quindi il progetto attualmente è fermo.

Per questo genere di costruzioni dovrebbero essere individuate aree idonee, facilmente raggiungibili e già interessate da opere umane, come ex cave o zone industriali abbandonate. In questo caso invece si tratta di un'area contigua al Parco delle Foreste Casentinesi che verrebbe disboscata, non solo per posizionare le enormi pale, ma anche per costruire le vie d'accesso.

La coalizione TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) che comprende 130 fra associazioni e comitati, tra cui alcuni già riuniti in Mugello e Valdisieve, è subito intervenuta in proposito.

Il 20 settembre scorso TESS ha organizzato a Castagno d'Andrea un convegno sulle criticità dell'eolico sull'Appennino, che ha avuto risonanza mediatica e grande partecipazione di pubblico, con noti relatori esperti di biodiversità, di boschi, di acqua, sentieristica e dissesto idrogeologico.

Ecco la posizione del sindaco: "È evidente che una eventuale decisione così non voglio prenderla da solo, ma con i cittadini. Appena avrò informazioni certe, organizzerò assemblee e farò quello che vogliono i miei cittadini. Non ho ancora una posizione e non sono contrario per preconcetto. Voglio valutare il progetto con tutti gli elementi e capire cosa c'è sul piatto, cosa si rischia di rovinare, come si vedono gli eventuali impianti".

  • eolico
  • TESS
  • Londa
  • Parco Foreste Casentinesi
  • disboscamento
  • speculazione energetica
  • Eni
  • Mugello

Pagina dell'articoloPDF a pagina 8

ENI fa extraprofitti inquinandoClara Baldasseroni · Greenwashing

!ENI e climate litigation

Sezione: GREENWASHING | Autore: Clara Baldasseroni

"La Giusta Causa" di Greenpeace e Re-Common per il clima

Con "climate litigation" si intende l'insieme di azioni giudiziarie promosse da individui, gruppi e associazioni contro governi e aziende per contrastare la devastazione ambientale causata da alluvioni, siccità, incendi, ondate di calore, imputabili al cambiamento climatico dovuto a scelte politiche o produttive. Le controparti sono solitamente negazioniste, non si sentono responsabili nei confronti della società civile e dell'enorme aumento di veri e propri 'omicidi climatici'.

È in questo contesto che si colloca anche La Giusta Causa, ovvero l'azione legale di Greenpeace Italia, l'associazione Re-Common e dodici cittadini e cittadine contro Eni, con l'obiettivo di indurre l'azienda a rispettare "Parigi 2015", gli accordi internazionali per il clima che richiedevano la riduzione di emissioni di gas serra del 55% entro il 2030 e altri parametri che non sono stati rispettati. Al contrario, è stato rilevato l'aumento dell'estrazione di petrolio e gas da parte di Eni, fino ad arrivare nel 2023 a investire undici volte in più rispetto a quanto speso per le energie rinnovabili. Eni nel 2024 ha avuto il più alto fatturato fra le aziende italiane, tra i primi a livello europeo. Tra i maggiori azionisti del gruppo si trovano il Ministero dell'Economia e Finanze attraverso la Cassa Depositi e Prestiti. Questo significa che viene utilizzato denaro pubblico per arricchire lobby e fare greenwashing.

ENI, chiamato in causa, ha risposto con una SLAPP (Strategic Lawsuits Against Public Participation), un tipo di attacco legale teso a bloccare la partecipazione alla vita pubblica, al fine di intimidire reprimendo il dissenso. Ma, per fortuna, grazie a una sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione, pubblicata lo scorso 21 luglio, è stata riportata una storica vittoria per il clima, che ha rafforzato la protezione dei diritti umani legati alla crisi climatica legittimando La Giusta Causa a proseguire.

Ecco il commento dei promotori: "La pronuncia allinea l'Italia agli altri paesi più evoluti in cui il clima e i diritti umani trovano una tutela giurisdizionale e indica la strada per tutte le future azioni giudiziarie nel nostro Paese. La tutela dei diritti umani fondamentali di cittadine e cittadini minacciati dall'emergenza climatica è superiore a ogni altra prerogativa e da oggi sarà possibile avere giustizia climatica anche nei tribunali italiani."

  • ENI
  • climate litigation
  • Greenpeace
  • Re-Common
  • greenwashing
  • clima
  • Parigi 2015
  • SLAPP

Pagina dell'articoloPDF a pagina 8

9Cultura2 articoli
Accogliere chi è di lontan venutoLaura Tabegna · Cultura

!Nenia del Giglio

Sezione: CULTURA | Autore: Laura Tabegna

Il patrimonio di musica popolare dell'Isola del Giglio rivive ogni 31 dicembre con la tradizione della Nenia di Capodanno

Ci sono isole che accolgono chi è "di lontan venuto" con l'abbraccio di una serenata antica. È ciò che succede da trecento anni all'Isola del Giglio, perla dell'arcipelago toscano e custode di un patrimonio unico di musica popolare. La notte dell'ultimo dell'anno, fino all'alba, i cantori-musicanti gigliesi dedicano la tradizionale Nenia di Capodanno a tutte le famiglie del Giglio, compresi i forestieri, portati "dalle onde del mare".

"Questo signore è di lontan venuto / Benedetto chi ce l'ha portato / Ce l'ha portato la barca a liuto / Le onde del mar ce l'hanno accompagnato".

Per capire il significato della nenia, bisogna affidarsi allo spirito spontaneo e popolare degli isolani. Un punto di riferimento è sicuramente Aldo Scotto. "La nenia di Capodanno – spiega Cesare Nobile, maestro del coro del Giglio – nasce come canto di questua, espressione della cultura contadina, e risale ai primi del 1700, quando i napoletani giunsero nell'isola ottenendo la licenza per pescare il corallo".

Un tempo i musicisti itineranti suonavano e cantavano tutta la notte percorrendo le vie di Giglio Castello. "Questo canto – continua Nobile – rappresenta un esempio del sincretismo tipico della tradizione popolare, che unisce Sud e Toscana, la cultura napoletana del Porto e quella senese del Castello. La struttura musicale è formata da due linee melodiche differenti per strofe e ritornello: coro maschile all'unisono senza accompagnamento, alternato alla serenata toscana in un ritmo allegro di 3/4, mentre il ritornello è una tarantella in 6/8."

Al Giglio si porta in piazza anche una danza popolare tipica, la quadriglia. "Siamo riusciti a far ballare fino a 420 coppie – spiega Sandro Brizzi, maestro di quadriglia e direttore del testo della nenia –. Insieme alla bumbabà e alle serenate, il Giglio mantiene vivo un patrimonio musicale".

Eredi di questo talento spontaneo oggi sono la banda Enea Brizzi e un gruppo folkloristico. Tra di loro anche il cantautore Alessio Guarnieri: "La leggenda vuole che la nenia venga cantata solo la notte di Capodanno e, da tempo immemore, i gigliesi onorano questa tradizione, mantenendo vivo lo spirito dell'Isola".

  • musica popolare
  • Isola del Giglio
  • nenia
  • Capodanno
  • tradizione
  • quadriglia
  • canto di questua

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

Lo sguardo di VelàzquezTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo / Arte e povertà

!Lo sguardo di Velàzquez

Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari

La cena di Emmaus da dietro le quinte: "Anche in cucina si trova il Signore"

"Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Così dicono due discepoli, nel pomeriggio del giorno della resurrezione, a uno straniero che incontrano sulla strada di Emmaus. Quando, poi, si siedono insieme a cena, e lo straniero spezza il pane, «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero»: era proprio lui, il Maestro risorto! Chissà se i leader della nostra destra ultracattolica, e così poco cristiana, hanno mai letto questa pagina: Dio viene a noi in ogni straniero. E riconoscere Lui, significa riconoscere l'umanità di ogni altro diverso da noi.

È forse qui il senso profondo di questo quadro di Diego Velázquez, che in primo piano ci mostra il tavolo di lavoro di una cucina, in cui si è finito da poco di cucinare stavolta, e in cui la sguattera è ritratta da una modella scelta fra i moriscos di Spagna. Non ci guarda, e non guarda più nemmeno le cose, quella sublime natura morta, che fino ad un momento prima ha lavato e rimesso in ordine. È assorta nei suoi pensieri, ora: da Marta si fa Maria, una meravigliosa Maria nera. È, per l'appunto, tutta rivolta alla vita interiore, alla vita spirituale e contemplativa: forse perché ha sentito una parola di vita, una parola di salvezza, la cui origine si intravede dalla finestra passavivande della cucina, che è aperta sulla sala dell'osteria, in cui sono a cena tre personaggi: i personaggi della Cena in Emmaus. «Anche in cucina si trova il Signore, e tra le pentole vi aiuta nelle cose interiori e in quelle esteriori», aveva scritto Teresa d'Ávila.

Riconoscere l'altro, riconoscere il diverso: nessuno è straniero, se mangiamo insieme. Nell'ultimo film di quel monumento vivente che è Ken Loach (The Old Oak), un pub di un piccolo paese inglese devastato dalle scelte di Margaret Thatcher e Tony Blair si rivela capace di accogliere, nonostante tutto, una comunità di profughi siriani. Diffidenza, razzismo, odio contro gli stranieri: come ovunque, come qua. Ma poi la scoperta che gioiamo e soffriamo tutti per le stesse cose. Che siamo tutti di carne. E la svolta arriva quando questa comunità di diversi riesce a sedersi a tavola per mangiare insieme. "When you eat together, you stick together": quando si mangia insieme, si rimane uniti. Così c'era scritto sotto la fotografia che, alle pareti dell'unico spazio pubblico rimasto in paese (il pub!), ritraeva un pranzo sociale cucinato dalle donne per unire i minatori in sciopero. Così accade di nuovo: tra poveri che smettono di farsi la guerra. I loro occhi si aprono: si riconoscono come fratelli. E, a quel punto, nessuno è straniero.

  • arte
  • Velàzquez
  • Cena in Emmaus
  • cucina
  • moriscos
  • straniero
  • Ken Loach
  • accoglienza

Pagina dell'articoloPDF a pagina 9

10Umanità2 articoli
Il progresso è vecchio, ammettiamoloTommaso Martinelli · Umanità

!Il progresso è vecchio

Sezione: UMANITÀ | Autore: Tommaso Martinelli

Sprofondati nella tecnologia, perdiamo relazioni, condivisioni, amicizie, pace e amore

Il grande intellettuale argentino Ernesto Sabato (1911-2011) scriveva: "Ci sono epoche in cui il progresso è reazionario e i reazionari sono progressisti. Costruire palazzi di trenta piani, a Madrid o a Buenos Aires, perché in questi cubicoli di cemento armato e aria condizionata vivano bambini che mai vedranno la nascita di un cane, o come una gallina depone un uovo, o la nascita del sole e della luna, bambini che saranno futuri drogati, bambini alienati e tristi, bambini che domani saranno nelle mani degli psicoanalisti, questo oggi non è progresso, è reazionario. Quello che sta succedendo ora è un imbroglio come la barba che continua a crescere ad un uomo appena morto. Tutto questo è già mortale. Oggi è rivoluzionario proporre l'abolizione dei grattacieli".

Ma in che senso oggi il progresso è reazionario e i reazionari sono progressisti? Il mondo in cui viviamo è fondato sul progresso tecnico scientifico. Tutte le nostre vite sono protese verso questa idea di progresso che è sempre considerata un bene. Siamo ormai fatti così, ognuno si emoziona per le nuove scoperte scientifiche, gioisce intimamente quando compra l'auto nuova piena di stupefacenti accessori, il cellulare o il televisore nuovo.

In Italia è dal dopoguerra che abbiamo imparato a "sentire" così, altrove hanno iniziato prima. È tanto tempo e oggettivamente un mondo fondato sul progresso tecnico non può più essere considerato una novità. Udite udite gente! Il progresso è vecchio… sono almeno settant'anni che ci siamo immersi fino al collo.

Al netto di tutti i benefici, troppo spesso privati, che ha portato, però, ci sono grandi nubi nere che si aggrumano all'orizzonte. Il sistema industriale che rende possibile il progresso tecnico è in conflitto con la vita, come ci dice chiaramente Sabato: il distacco dalla natura, il cambiamento climatico, le psicopatologie di massa, i conflitti altamente tecnologici che ci permettono di essere, serenamente, sempre in guerra.

L'idea di mondo basata sul progresso tecnico è quindi da superare. È in questo contesto che oggi chi è progressista è in realtà reazionario. È per questo che oggi chi impone il progresso tecnico come panacea di tutti i mali, come unica dimensione di senso del mondo, è reazionario perché impone e protegge una idea di mondo vecchia facendo di tutto per ostacolare il cambiamento che in tanti sentiamo necessario.

Forse è arrivato il momento di mettere nel cassetto questa logora idea di progresso e cominciare a sognare e sperare altro: collaborazione, condivisione, amicizia, pace, contemplazione, relazione, interconnessione, amore? Quel che è certo è che per cambiare ci vorranno tutti i nostri migliori talenti e che singolarmente dovremo mettere in discussione gran parte di quello che siamo ma, sono sicuro, riusciremo ad "abolire i grattacieli" liberandoci del progresso per tornare a essere nuovamente progressisti.

  • progresso
  • tecnologia
  • cambiamento climatico
  • psicopatologie
  • guerra
  • Ernesto Sabato
  • consumismo
  • relazioni

Pagina dell'articoloPDF a pagina 10

Distopie da poveriFrancesco Martinelli · Umanità

!Distopie da poveri

Sezione: UMANITÀ | Autore: Francesco Martinelli

Ovvero: a ciascuno il proprio capro espiatorio

Stamattina ho fatto un giro con G., che vive in strada e dorme avvolto dai cartoni, e a cui, quando posso, offro un caffè. Mi rendo conto che aveva evidentemente bisogno di farsi vedere da un medico (labbra che tremano dal freddo e di colore violaceo, occhi che lacrimano, faccia gonfia). Mi offro di accompagnarlo in ospedale, ma come al solito ho avvertito la sua reticenza nel farsi aiutare. Gli ho ricordato che poco più di un anno fa in piazza Tasso sono morte due persone che presentavano i suoi stessi sintomi. Due persone ritrovate su di una panchina a poca distanza una dall'altra, morte per quello che i medici hanno definito un malore. Sembra che i "malori" siano popolari tra chi dorme per strada.

Siamo così entrati al pronto soccorso e – confesso, non me lo aspettavo – G. si lancia in un'arringa sull'ordine d'attesa in ospedale. Della serie "io sono italiano, questi si sono accoltellati stanotte per una boccetta di crack, potevano rimanere a vivere e morire dove sono nati, ti pare che mi passano avanti?". Mi è presa l'esasperazione.

Davvero questa dev'essere una psicosi collettiva che ormai contagia chiunque. L'esasperazione dei cliché è a portata di tutti ed è il motivo per cui c'è tanta gente che "non è fascista, ma…". Il rapporto della Caritas del 2025 sull'immigrazione si focalizza sui giovani di origine straniera come risorsa vitale per l'Italia. Ma intanto l'interculturalità, che pare ci sia cascata addosso dall'oggi al domani, crea persino fra i senzatetto personaggi distopici e dai tratti inquietanti.

In realtà tutti gli stati imperialisti hanno vissuto queste tragedie, ma noi da buoni italiani non le abbiamo ancora digerite. Ci rifiutiamo di perdere qualsiasi guerra di ieri e di oggi, non accettiamo, non somatizziamo, non facciamo autocritica.

Forse a tanti non conviene nemmeno superare lo stigma dello straniero (come quello del diverso), perché permette, senza sensi di colpa, di dare la responsabilità ad altri che vivono la nostra stessa condizione di vita di merda. Perché se invece la responsabilità fosse di altri italiani, sì, ma di condizione molto più privilegiata della tua, dovresti ammettere tutto il tuo senso di fallimento e di impotenza, e ricominciare da capo, dal trovare qualcuno con cui fare rete, con cui raccogliere i cocci. È per questo che i potenti da che mondo e mondo hanno investito sul creare capri espiatori per i mali da loro stessi creati.

Alla fine, mi sono guardato allo specchio e mi son detto "guardati anche tu F. di dare la colpa a quel poveraccio". Riascoltatevi Only a Pawn in Their Game di Bob Dylan. Perché il gioco è sempre lo stesso.

  • senza dimora
  • razzismo
  • capro espiatorio
  • immigrazione
  • droga
  • crack
  • Bob Dylan
  • pronto soccorso

Pagina dell'articoloPDF a pagina 10

11Attualità1 articolo
Attualità - Notizie breviVari (redazione, Laura Tabegna) · Attualità

!Attualità

Pagina: 11

Festival Cib'Aria

Fino al 21 marzo prossimo approfittate della proposta "Cib'Aria – storie e ricette dell'altro mondo", il progetto culturale nato a Firenze per raccontare le culture del mondo che abitano e attraversano la città con il linguaggio universale del cibo, della letteratura e dell'incontro. Ogni tappa è un viaggio: una lezione di cucina con cena conviviale ospitato in una galleria d'arte contemporanea, intermezzi culturali che possono assumere la forma di una lettura poetica, di un dialogo con associazioni e artisti, o di momenti musicali. Dopo l'appuntamento inaugurale con la Palestina, sono previsti incontri con il cibo indiano, mediterraneo e della Birmania. Presso la Beast Gallery in via di Mezzo 42 a Firenze. Info: cibaria.fi@gmail.com

Palestina, l'ONU legittima l'occupazione illegale

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha approvato lo scorso 17 novembre la risoluzione 2803 sulla Palestina. Micaela Frulli e Triestino Mariniello, docenti di diritto internazionale, l'hanno analizzata e sono giunti alla conclusione che si tratti di un documento ricco di contraddizioni e di criticità profonde che ne compromettono validità e legittimità. Per i docenti "il limite più grande consiste nell'implicita violazione del diritto di autodeterminazione del popolo palestinese. La risoluzione subordina qualsiasi percorso credibile verso l'autodeterminazione e la statualità palestinese al completamento di un programma di riforme dell'Autorità nazionale palestinese". Denunciano inoltre la "dubbia legalità dell'istituzione di un'amministrazione fiduciaria internazionale su Gaza, che ripropone modelli ereditati dall'era coloniale".

Donatori di biciclette

Una storia che unisce in un circolo virtuoso più associazioni veronesi per aiutare persone senza dimora attraverso la bici. La staffetta del dono circolare inizia con l'associazione Asfa, che ha convertito i premi al merito in un'elargizione di 1.470 euro. L'intera somma è stata devoluta alla Ronda della Carità, in particolare al progetto della Ciclofficina Kamarà d'Aria. Kamarà era un giovane della Guinea Conakry, arrivato a Verona nel 2018. Nonostante vivesse in condizioni di estrema fragilità, Kamarà riparava biciclette con grande passione. I suoi attrezzi, recuperati dopo la prematura scomparsa, sono diventati la dotazione del laboratorio che oggi porta il suo nome. Da allora sono state riparate 1.478 biciclette, anche da persone fragili.

San Casciano in Palestina

Il comune di San Casciano Val di Pesa si è gemellato con il villaggio palestinese di Battir in Cisgiordania. I rispettivi sindaci si sono impegnati "a rafforzare la loro amicizia in termini di vicinanza, conoscenza, collaborazione, solidarietà, scambi culturali, sportivi, agroalimentari e gastronomici". Battir è celebre per i terrazzamenti millenari, riconosciuti come patrimonio mondiale dall'Unesco. Il sindaco di Battir Zaki Buttma ha sottolineato come abbia "profondamente percepito il calore, l'amore e il rispetto che questa splendida città nutre per la Palestina".

Chi educa la Penitenziaria?

I giovani dell'associazione The HomeMore Project hanno progettato uno zaino dotato di pannello solare per produrre energia elettrica, per le persone senza dimora. Uno zaino impermeabile in plastica riciclata, con chiusura di sicurezza e provvisto di torcia ricaricabile, sacco a pelo, kit per l'igiene, tenda pieghevole, borraccia, porta USB-C e cavo. Ma la dotazione forse più utile è l'opuscolo che elenca i vari servizi a disposizione.

Nei luoghi di Puglisi

Palermo è una città che si racconta camminando, anche con lo sguardo e la voce delle persone senza dimora. Queste "guide narranti" d'eccezione hanno caratterizzato il Volontariato Tour, un ciclo di passeggiate promosso dal Cesvop nell'ambito di Palermo Capitale del Volontariato. Come contesto è stato scelto il territorio di Romagnolo Brancaccio, dove viveva Pino Puglisi. Alla memoria di don Pino, vittima della mafia, sono dedicati i murales monumentali dello Sperone, tra cui l'opera "Roveto ardente" di Igor Scalisi Palminteri.

  • Cib'Aria
  • Palestina
  • ONU
  • risoluzione 2803
  • Cisgiordania
  • Battir
  • San Casciano
  • gemellaggio

Pagina dell'articoloPDF a pagina 11

12Rubriche1 articolo
Rubriche - Millefoglie, Un mondo ganzo, FemminismiVari (Valentina Nicastro, Fabio Bussonati, Marta Benettin) · Rubriche

!Rubriche - Millefoglie, Un mondo ganzo, Femminismi

Pagina: 12

Bagolari straordinari, sorprese cittadine

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

Due bagolari fiorentini attendono solo la vostra visita. Il primo abita a Mantignano, nella periferia agricola fiorentina. Nei pressi del complesso scolastico Ambrosoli, percorrendo una strettoia in via di Mantignano, noto una grande chioma che esorbita dalle mura di una casa colonica. Mi fanno entrare e ammirare il bagolaro, un Celtis australis, detto "spaccasassi" per la sua capacità di vegetare in qualsiasi situazione. Ha oltre 4 metri di circonferenza secolare, e, in accordo con il proprietario, faccio segnalazione di monumentalità al Comune di Firenze.

Poi, per caso, durante una visita all'antica Porta Romana, rimango stupefatta scoprendo un bagolaro che vegeta altissimo lungo le mura, benché radicato in uno spazio strettissimo dentro la cerchia muraria fondata nel 1328.

Oltre ai soprannomi Spaccasassi e Arcidiavolo, il bagolaro è noto anche come "albero dei rosari", perché con i suoi semi si facevano collane di rosario. Firenze nasconde tesori, creature vegetali meravigliose che donano ossigeno, frescura, ombra, riparo per gli uccelli, casa per gli insetti, bei paesaggi e biodiversità.

---

Favole future

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Se un gruppo di individui variamente assortiti si può prendere il lusso di dare una pedata nel culo alla scienza negando che i cambiamenti climatici li abbiamo provocati noi umani continuando ad usare i combustibili fossili, allora anche noi possiamo cambiare il finale alle favole.

Se noi siamo così come siamo è perché le favole che ci hanno raccontate da piccoli non erano giuste; la favola dei tre porcellini, così come ci viene raccontata, finisce male e questo non è tollerabile in un mondo ganzo. La realtà nascosta di questa fiaba fossile è che i porcellini erano quattro e mentre il primo aveva fatto una casa di paglia, che gli era stata spazzata via, il secondo una casa di legno che è stata sbriciolata e il terzo una casa di pietra che ha resistito ma ha creato una divisione incolmabile, il quarto ha costruito una casa di libri dove sono benvenuti sia i maiali che i lupi che nel frattempo sono diventati vegetariani e tutti vivranno felici e contenti.

---

Cambiare focus

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Negli ultimi dieci anni in Italia il numero dei femminicidi è rimasto sostanzialmente invariato. Nel 2024 sono state 113 le vittime. Nel 2025, ad oggi, siamo a circa 70. Nonostante la sensibilizzazione crescente, le leggi rafforzate, i corsi, le campagne, la situazione non migliora.

Ecco perché credo sia arrivato il momento di cambiar piano. Basta corsi di empowerment per le donne, basta autodifesa, basta imparare a farsi valere. Non perché queste cose non abbiano valore, ma perché il problema non siamo noi. "Le donne non sono responsabili dei pensieri degli uomini". Il problema sono gli uomini che continuano a ucciderci, e intanto siamo noi a fare i corsi.

Voglio provocare: e se tutti i corsi rivolti alle donne li cambiassimo in corsi obbligatori per tutti i bambini, ragazzi, uomini in Italia? Aiutiamoli a trovare empowerment in se stessi, e non nel prevaricare sulle donne.

L'identità maschile è in crisi. Insegniamo ai maschi a non vergognarsi di piangere, di giocare con le bambole, di essere vulnerabili e le persone intorno si abitueranno.

Proposta: regaliamo un giocattolo rosa brilluccicante ai maschi che conosciamo, senza vergognarci. E se li vediamo giocare "da femmine" smettiamo di stupirci, fare battute e farli vergognare. Ci adatteremo meglio tutt*.

  • bagolaro
  • alberi monumentali
  • Mantignano
  • Porta Romana
  • favole
  • tre porcellini
  • cambiamento climatico
  • femminicidio

Pagina dell'articoloPDF a pagina 12

13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

!Alfabeto - 21 proposte

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - ANTIFASCISTI: "Un mondo nuovo tutti i giorni" di Paolo Di Paolo riporta alla luce un Piero Gobetti giovane, inquieto e luminoso. Il libro restituisce la forza del suo antifascismo, la sua ostinata fiducia nella cultura come rivoluzione quotidiana. https://bit.ly/3Kckwxo
  • B - BRACCIO: "Braccio cinque, segnali radio dal carcere di Regina Coeli" è un podcast nato da un laboratorio radiofonico con la cooperativa PID. Un progetto creativo che dà voce ai detenuti. https://www.raiplaysound.it/playlist/braccio5
  • C - COP30: Podcast "SPECIALE COP30: Cop e altri animali fantastici" di Unchained, resoconto al vetriolo della conferenza mondiale sul clima. https://bit.ly/4oeopQD
  • D - DIALOGO: In occasione dei trent'anni dalla scomparsa di Alexander Langer, RaiPlaySound offre una selezione di contenuti dall'archivio. Pacifismo, ambientalismo, cultura del dialogo. https://bit.ly/3MfVe20
  • E - EBREI: Classifica dell'Indiscreto: al primo posto il fumetto "I Cugini Meyer" di Vittorio Giardino. L'agente segreto Max Fridman affronta l'orrore nazista. https://bit.ly/48qHpqi
  • F - FADO: Il nuovo disco di Carminho "Eu Vou Morrer de Amor ou Resistir" rinnova il fado senza tradirlo, mescolando tradizione con sonorità sperimentali. https://bit.ly/47RA9nc
  • G - GAZA: Su Arte.it è disponibile "Dentro Gaza", un documentario essenziale e doloroso sulla vita quotidiana sotto assedio. https://bit.ly/4ocjFL3
  • H - HON: Con i Soapkills, Yasmine Hamdan raccontò la rinascita di Beirut. In "I Remember I Forget" continua a riflettere sulle sofferenze del suo paese. https://bit.ly/3Mg3UWb
  • I - INCHIESTA: "La via libera" propone un'inchiesta sul piano di riarmo dell'Unione Europea. https://bit.ly/3KeEd7W
  • L - LAVORO: "Risto Reich" di Luigi Chiarella, romanzo working class ironico e drammatico sulla vita di cameriere a Vienna. https://bit.ly/4icGmgV
  • M - MATER: "Mater Nullius", il secondo album di Davide Ambrogio, esplora la frattura tra uomo e natura in 14 brani. https://bit.ly/482q31C
  • N - NINA: Il progetto "We Are Not Numbers", fondato nel 2015, dà voce ai giovani di Gaza. Dal progetto è nato il libro omonimo. https://bit.ly/4pgSBLQ
  • O - OPENPOLIS: Analisi sulla povertà minorile in Italia: un milione e 283mila minori vivono in povertà assoluta. https://bit.ly/4oWNdxE
  • P - PORTUALI: "Portuali", documentario di Perla Sardella sulla lotta del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali di Genova. Su openddb.it. https://bit.ly/3LS121N
  • Q - QUESTIONE: "Ma siamo ancora qui a parlarne?" di Cleo Bissong, fumetto su desiderio femminile, canoni estetici e condizionamenti invisibili. https://bit.ly/4iaSCOW
  • R - RETE: Assemblea "Le armi o la vita" a Roma, promossa da Reti Solidali e altri movimenti sociali. https://bit.ly/4oUIaxL
  • S - SUICIDIO: "Il suicidio della pace" di Alessandro Colombo si chiede cosa è lecito aspettarsi dal contesto attuale. https://bit.ly/3LKlVvQ
  • T - TENEREZZA: "Martin lo scheletro", premio Andersen per il miglior libro 9-12 anni, dall'Estonia. https://bit.ly/3MeldqB
  • U - UNO: "Articolo 1" di Luca Bianchini, documentario sulla strage silenziosa delle morti sul lavoro. Su raiplay.it. https://bit.ly/3MfOscA
  • V - VOCE: "Radio Solaire", documentario su Giorgio Lolli che ha fondato oltre 500 emittenti radio in Africa. https://www.produzionidalbasso.com/
  • Z - ZAGREBELSKY: "La Costituzione dei poveri", dialogo tra padre Colmegna e Gustavo Zagrebelsky sulla giustizia come terreno d'incontro tra atei e credenti. https://bit.ly/3LTZDaU
  • cultura
  • libri
  • musica
  • podcast
  • film
  • segnalazioni
  • antifascismo
  • Gobetti

Pagina dell'articoloPDF a pagina 13

14Pagina 140 articoli

Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.

15Pagina 150 articoli

Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.

16Ultima pagina1 articolo
Operai in vetrinaValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

!Ultima pagina - Operai in vetrina

Rubrica: INFINE | Autore: Valentina Baronti

Quest'anno nelle vetrine del centro storico di Firenze i passanti hanno trovato un "addobbo" in più. I lavoratori della stireria Alba di Montemurlo, in sciopero da tre mesi, sono entrati nei negozi delle griffe per le quali lavoravano e si sono seduti tra cappotti e stivali di alta moda. Il motivo? Ottenere che i brand accettassero di sedersi al tavolo di filiera aperto dalla provincia di Prato, su richiesta del sindacato Sudd Cobas.

Le case madri si erano fino ad allora rifiutate di partecipare alla soluzione della vertenza, negando ogni coinvolgimento nelle condizioni di lavoro della filiera. Allora gli operai sono partiti dal picchetto davanti alla fabbrica per andare nel cuore della città commerciale e occupare i negozi delle grandi firme, con il risultato che 3 dei 5 brand coinvolti hanno accettato di sedersi al tavolo. Un punto importante sulla scacchiera, ma la partita è ancora tutta da giocare.

"Non cambiare fabbrica, cambia sistema", recita uno degli slogan delle manifestazioni dei Sudd Cobas. E infatti, praticamente tutte le griffe che troviamo nella vertenza dell'Alba le avevamo già incontrate in quella di Iron&Logistics. Segno che la responsabilità delle case madri c'è eccome! Se in un'azienda che lavora per loro si ottengono diritti sindacali, le commesse vengono portate da un'altra parte, dove le condizioni di lavoro non possono che essere quelle, dato che i brand impongono tempi e tariffe.

Da qui nasce il tavolo di filiera, per richiamare tutti alle proprie responsabilità, attraverso la clausola sociale, per esempio, e quindi l'obbligo per gli appaltatori di assumere tutti i dipendenti dell'appalto precedente, a parità di diritti. Solo a sentirlo dire, le griffe si sono messe a ridere: "Impossibile! La moda non funziona così!". Eppure, anche nella logistica sembrava impossibile 15 anni fa, e invece, ora, dopo picchetti, scioperi e tendate, è una pratica assodata. Non cambiare fabbrica, cambia sistema!

  • lavoro
  • sciopero
  • stireria Alba
  • Montemurlo
  • Prato
  • moda
  • griffe
  • filiera

Pagina dell'articoloPDF a pagina 16

·Altri articoli del numero2
Contro gli affitti breviCristiano Lucchi

!Affitti brevi e città morta

Sezione: EMERGENZA CASA | Autore: Cristiano Lucchi

Con 18mila B&b registrati online, Firenze non è più una città ma un'attrazione turistica che scaccia i residenti

"Attenzione. Eutanasia in corso". Nella Firenze dei mille cantieri è questo il cartello a cui dovremmo tutti fare attenzione. La città sembra viva, piena di luci, traffici, rumori, attività. Ma è solo finzione. Sotto la superficie da cartolina perde i suoi abitanti, espulsi da un modello economico che non ha più bisogno di loro, se non come nuovi servi della gleba. La tanto temuta "sostituzione" è in corso, ma non con coloro che dal Sud globale cercano fortuna in Europa, come volevano farci credere. È in atto una "sostituzione di classe" con turisti e studenti del ricco Occidente che occupano migliaia di stanze e appartamenti cacciando chi ricco non è.

I numeri degli affitti brevi

A Firenze nel 2024 c'erano sulle piattaforme online ben 17.568 alloggi che hanno generato un ricavo medio di 23.912 euro per unità ("Chi gestisce davvero il mercato Airbnb", Future Legacy Lab Politecnico di Torino, 2025). È ovvio che per un comune di 363.132 residenti si tratta di un'enormità di case – circa il 10% – sottratte a chi abita la "città più bella del mondo" e che oggi vive questo status come una condanna. Questi dati rivelano che chi è proprietario di una casa guadagna molto di più con gli affitti brevi che con le normali locazioni destinate alla classe media o ai più poveri.

Non a caso l'inflazione nel mercato degli affitti viaggia intorno al 4%, oltre il doppio del tasso registrato dall'Istat. E la situazione, se la politica non agisce subito, si aggraverà: tra il 2017 e il 2024 il volume di affari del settore è cresciuto da 2,5 a 8,8 miliardi e non si prevede un'inversione di tendenza.

I danni dell'overtourism

I danni degli affitti brevi sono enormi e amplificano problemi già esistenti: aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, inefficienza dei servizi (trasporti e rifiuti su tutti), più lavoro povero (con il nero che nel turismo e nell'edilizia dilaga) e un problema generale di redistribuzione della ricchezza. Le politiche liberiste delle amministrazioni stanno creando una società classista, carica di diseguaglianze, che favorisce la rendita e non il lavoro.

La turistificazione trasforma la città da organismo vivente ad attrazione turistica, prodotto di consumo. Una città muore quando perde la sua identità, costruita nel tempo, e cessa di essere un luogo dove vivere e non solo dove mangiare una schiacciata per strada o godersi la vista sulla Cupola da un albergo a cinque stelle.

Le possibili soluzioni

Per Ilaria Agostini, urbanista della rivista "La Città manifesta", attiva nella campagna Salviamo Firenze, questo fenomeno potrebbe essere arginato "a partire dal divieto di frazionamento degli appartamenti. Servono più case popolari che alberghi, più studentati a costo calmierato che di lusso, servono forme di accoglienza alternativa, non di rapina, fuori dal mercato, che possano contrastare questa marea e soprattutto politiche urbane che non puntino tutto sul turismo. Serve infine una presa di posizione seria di tutte quelle amministrazioni che oggi favoriscono la rendita, dal Parlamento agli Enti locali".

Nel resto d'Europa l'overtourism viene affrontato dalla politica come un problema che colpisce duramente i residenti. A Barcellona la municipalità ha confermato il divieto degli affitti brevi entro il 2028. Il sindaco Jaume Collboni punta a riportare sul mercato oltre 10mila abitazioni oggi destinate ai turisti. A Parigi il potere dei sindaci è stato rafforzato con la legge Le Meur. A Bruxelles il Comune ha ordinato la chiusura di un edificio convertito in uso turistico. A Lisbona vige il divieto di nuovi alloggi turistici in otto aree centrali.

Per fortuna c'è Salviamo Firenze, la campagna che svela le dinamiche urbanistiche che impoveriscono e cacciano i fiorentini dalla loro città. A metà novembre hanno organizzato un evento per analizzare come i fondi di investimento si prendono le città, a partire dal caso Milano.

---

Sfratto all'ottavo mese

Fra violenza domestica e disumanità del padrone di casa

Una porta aperta è segno di accoglienza. Un'entrata senza porta significa vulnerabilità, mancanza di sicurezza e di riservatezza. Ogni storia ha il suo simbolo. Violenza domestica e precarietà abitativa sono i dolorosi elementi della cronaca di uno sfratto che inizia nel gennaio scorso.

Protagonista è una giovane donna all'ottavo mese di gravidanza, seguita dai servizi sociali, minacciata dall'ex compagno violento e privata dal proprietario della casa dell'ultimo baluardo di sicurezza: la porta. I referenti della Rete Antisfratto sono chiamati dalla donna quando riceve lo sfratto per morosità. Quando i poliziotti si presentano per eseguirlo la Rete organizza il presidio. Data la delicatezza della situazione, gli agenti non se la sentono di togliere la casa alla signora, che si trova all'ultimo mese di gravidanza. Meglio attendere che il Comune e i servizi sociali trovino una sistemazione alternativa.

Il proprietario decide dunque di intervenire direttamente, scardinando la porta. "Si tratta di un intreccio – spiegano i referenti della Rete Antisfratto – fra problemi sociali, maternità, violenza domestica e sfratto. La donna ci ha spiegato che ogni tanto l'ex compagno, a cui era stato vietato di avvicinarsi dopo la denuncia per violenza domestica, girellava nella zona. Pensate, senza la porta esterna dell'appartamento, quanto poteva sentirsi sicura questa persona".

La Rete Antisfratto chiede alla polizia di tornare e intervenire, questa volta nei confronti del proprietario. Gli agenti fanno rimontare la porta. Dopo un mese nasce la bimba, che grazie ai servizi sociali oggi è con la madre in una casa-famiglia, in attesa di un alloggio popolare.

Laura Tabegna

Pagina dell'articolo

A Cusano si fa cosìLorenzo Guadagnucci

!Cusano e bando ERP

Sezione: EMERGENZA CASA | Autore: Lorenzo Guadagnucci

Più di mille alloggi popolari disponibili a rotazione e in ottimo stato grazie a una cooperativa di lavoratori

In principio furono quindici contadini, cinque muratori, tre fattorini, quattro falegnami, un meccanico, un impiegato, un carrettiere, due giardinieri, un tipografo, un facchino, un panettiere, un imballatore e un pollivendolo: in tutto 37 lavoratori che il 2 dicembre 1906, davanti al notaio Giuseppe Gabuzzi, costituirono la Cooperativa Edificatrice di Cusano sul Seveso. Si univano, quei lavoratori, per affrontare e risolvere insieme un bisogno comune: disporre di un'abitazione sana, di buona qualità, a costi abbordabili. Cominciarono con 122 azioni e un capitale di 3050 lire.

Già nel 1920 riuscirono a portare a termine le prime costruzioni: un condominio con 18 alloggi, un altro con 21 alloggi e tre spazi commerciali, l'uno e l'altro in via Tagliabue, nella cittadina alle porte di Milano che prese poi il nome di Cusano Milanino.

Quegli edifici esistono ancora, altri si sono aggiunti e visitarli è un'esperienza sorprendente: sono tutti in perfetta efficienza, aggiornati alle norme più avanzate di risparmio energetico (pannelli fotovoltaici, cappotti isolanti), hanno giardini comuni ben tenuti, insomma niente che somigli a quei palazzoni di edilizia popolare semi abbandonati, vittime della trascuratezza e dell'ignavia di troppi anni.

La Cooperativa Edificatrice di Cusano Milanino ha una particolarità: era – e resta – una cooperativa a proprietà indivisa. Le abitazioni sono cioè intestate alla cooperativa, che se ne prende cura e le assegna ai soci, seguendo certe regole e determinate graduatorie. Funziona, e funziona bene. I dati parlano chiaro: oggi la cooperativa conta 2670 soci, dispone di 1005 alloggi, 461 box, 509 posti auto, tre sale per riunioni, 56 spazi commerciali e per associazioni; il patrimonio complessivo supera i 70 milioni di euro.

Giuseppe e Mirella vivono in uno degli appartamenti cooperativi da più di quarant'anni e la stessa scelta ha fatto il loro figlio. "Noi abbiamo tre stanze e paghiamo 1600 euro ogni tre mesi, garage incluso. Incluse anche le spese di riscaldamento". Mariella è figlia di uno dei soci storici della Cooperativa e descrive con entusiasmo il funzionamento: "Coi mille appartamenti a disposizione, c'è una rotazione di una cinquantina di affittuari all'anno".

La Cooperativa Edificatrice ha una quindicina di dipendenti, fra personale amministrativo e addetti alla piccola manutenzione, e soprattutto i conti in ordine. È un esempio storico di socialismo municipale e mutualistico, sopravvissuto alle intemperie del "miracolo edilizio". Come dice lo slogan scelto dalla Cooperativa: è "una storia che guarda al futuro".

Qual è il segreto del successo? Mariella non ha dubbi: "Il cooperativismo, la proprietà indivisa, l'assenza di un fine di lucro. E la buona amministrazione". Un altro modo di abitare, dunque, sembra possibile.

---

Comune di Firenze, nuovo bando per alloggi ERP

Il nuovo bando per l'assegnazione degli alloggi Erp, da quest'anno, presenta una novità importante: più finestre temporali per permettere di partecipare anche a chi matura i requisiti dopo la prima scadenza. Il Comune di Firenze affronta l'emergenza abitativa investendo in tre direzioni: il bando con graduatoria aggiornabile (prima finestra aperta il 29 ottobre per 60gg), il contributo affitti per un totale di 4 milioni di euro, e un piano triennale da 20 milioni di euro per la ristrutturazione degli alloggi ERP.

Il Comune di Firenze dispone di 8mila alloggi ERP, dove si trovano 17mila utenti. La previsione è di rimettere a posto circa 300 alloggi l'anno. Sui 390 appartamenti assegnati da luglio 2024 ad oggi, 352 sono quelli ristrutturati, circa 25 alloggi al mese, e sono 15 le ditte che lavorano a 30 cantieri costantemente attivi.

Info: bandoerp2025@comune.fi.it — Tel. 055/2769777 – 345/3707285 (lun-ven 9-13).

Laura Tabegna

Pagina dell'articolo