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EMERGENZA CASA
Contro gli affitti brevi
Cristiano Lucchi · Fuori Binario n. 279, Dicembre 2025
!Affitti brevi e città morta
Sezione: EMERGENZA CASA | Autore: Cristiano Lucchi
Con 18mila B&b registrati online, Firenze non è più una città ma un'attrazione turistica che scaccia i residenti
"Attenzione. Eutanasia in corso". Nella Firenze dei mille cantieri è questo il cartello a cui dovremmo tutti fare attenzione. La città sembra viva, piena di luci, traffici, rumori, attività. Ma è solo finzione. Sotto la superficie da cartolina perde i suoi abitanti, espulsi da un modello economico che non ha più bisogno di loro, se non come nuovi servi della gleba. La tanto temuta "sostituzione" è in corso, ma non con coloro che dal Sud globale cercano fortuna in Europa, come volevano farci credere. È in atto una "sostituzione di classe" con turisti e studenti del ricco Occidente che occupano migliaia di stanze e appartamenti cacciando chi ricco non è.
I numeri degli affitti brevi
A Firenze nel 2024 c'erano sulle piattaforme online ben 17.568 alloggi che hanno generato un ricavo medio di 23.912 euro per unità ("Chi gestisce davvero il mercato Airbnb", Future Legacy Lab Politecnico di Torino, 2025). È ovvio che per un comune di 363.132 residenti si tratta di un'enormità di case – circa il 10% – sottratte a chi abita la "città più bella del mondo" e che oggi vive questo status come una condanna. Questi dati rivelano che chi è proprietario di una casa guadagna molto di più con gli affitti brevi che con le normali locazioni destinate alla classe media o ai più poveri.
Non a caso l'inflazione nel mercato degli affitti viaggia intorno al 4%, oltre il doppio del tasso registrato dall'Istat. E la situazione, se la politica non agisce subito, si aggraverà: tra il 2017 e il 2024 il volume di affari del settore è cresciuto da 2,5 a 8,8 miliardi e non si prevede un'inversione di tendenza.
I danni dell'overtourism
I danni degli affitti brevi sono enormi e amplificano problemi già esistenti: aumento dei prezzi dei beni di prima necessità, inefficienza dei servizi (trasporti e rifiuti su tutti), più lavoro povero (con il nero che nel turismo e nell'edilizia dilaga) e un problema generale di redistribuzione della ricchezza. Le politiche liberiste delle amministrazioni stanno creando una società classista, carica di diseguaglianze, che favorisce la rendita e non il lavoro.
La turistificazione trasforma la città da organismo vivente ad attrazione turistica, prodotto di consumo. Una città muore quando perde la sua identità, costruita nel tempo, e cessa di essere un luogo dove vivere e non solo dove mangiare una schiacciata per strada o godersi la vista sulla Cupola da un albergo a cinque stelle.
Le possibili soluzioni
Per Ilaria Agostini, urbanista della rivista "La Città manifesta", attiva nella campagna Salviamo Firenze, questo fenomeno potrebbe essere arginato "a partire dal divieto di frazionamento degli appartamenti. Servono più case popolari che alberghi, più studentati a costo calmierato che di lusso, servono forme di accoglienza alternativa, non di rapina, fuori dal mercato, che possano contrastare questa marea e soprattutto politiche urbane che non puntino tutto sul turismo. Serve infine una presa di posizione seria di tutte quelle amministrazioni che oggi favoriscono la rendita, dal Parlamento agli Enti locali".
Nel resto d'Europa l'overtourism viene affrontato dalla politica come un problema che colpisce duramente i residenti. A Barcellona la municipalità ha confermato il divieto degli affitti brevi entro il 2028. Il sindaco Jaume Collboni punta a riportare sul mercato oltre 10mila abitazioni oggi destinate ai turisti. A Parigi il potere dei sindaci è stato rafforzato con la legge Le Meur. A Bruxelles il Comune ha ordinato la chiusura di un edificio convertito in uso turistico. A Lisbona vige il divieto di nuovi alloggi turistici in otto aree centrali.
Per fortuna c'è Salviamo Firenze, la campagna che svela le dinamiche urbanistiche che impoveriscono e cacciano i fiorentini dalla loro città. A metà novembre hanno organizzato un evento per analizzare come i fondi di investimento si prendono le città, a partire dal caso Milano.
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Sfratto all'ottavo mese
Fra violenza domestica e disumanità del padrone di casa
Una porta aperta è segno di accoglienza. Un'entrata senza porta significa vulnerabilità, mancanza di sicurezza e di riservatezza. Ogni storia ha il suo simbolo. Violenza domestica e precarietà abitativa sono i dolorosi elementi della cronaca di uno sfratto che inizia nel gennaio scorso.
Protagonista è una giovane donna all'ottavo mese di gravidanza, seguita dai servizi sociali, minacciata dall'ex compagno violento e privata dal proprietario della casa dell'ultimo baluardo di sicurezza: la porta. I referenti della Rete Antisfratto sono chiamati dalla donna quando riceve lo sfratto per morosità. Quando i poliziotti si presentano per eseguirlo la Rete organizza il presidio. Data la delicatezza della situazione, gli agenti non se la sentono di togliere la casa alla signora, che si trova all'ultimo mese di gravidanza. Meglio attendere che il Comune e i servizi sociali trovino una sistemazione alternativa.
Il proprietario decide dunque di intervenire direttamente, scardinando la porta. "Si tratta di un intreccio – spiegano i referenti della Rete Antisfratto – fra problemi sociali, maternità, violenza domestica e sfratto. La donna ci ha spiegato che ogni tanto l'ex compagno, a cui era stato vietato di avvicinarsi dopo la denuncia per violenza domestica, girellava nella zona. Pensate, senza la porta esterna dell'appartamento, quanto poteva sentirsi sicura questa persona".
La Rete Antisfratto chiede alla polizia di tornare e intervenire, questa volta nei confronti del proprietario. Gli agenti fanno rimontare la porta. Dopo un mese nasce la bimba, che grazie ai servizi sociali oggi è con la madre in una casa-famiglia, in attesa di un alloggio popolare.
Laura Tabegna
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