Archivio › Fuori Binario n. 279 · Dicembre 2025 › pagina 7
SALUTE MENTALE
La mente incarcerata
Francesco Martinelli, Jacopo Stefani · Fuori Binario n. 279, Dicembre 2025, pagina 7
!Salute mentale e carcere
Sezione: SALUTE MENTALE | Autore: Francesco Martinelli, Jacopo Stefani
Il disagio psichico in prigione non può che peggiorare e l'anima securitaria del governo ignora il problema
Il 28 ottobre si è svolto, nella sede del Consiglio Regionale della Toscana, il convegno "La mente incarcerata, salute mentale e detenzione: un ossimoro da discutere".
A dieci anni dalla chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, è stata presentata la ricerca "Salute mentale in carcere dopo il superamento degli OPG", a cura della Società della ragione e dall'Ufficio del Garante dei diritti dei detenuti della Regione Toscana.
La ricerca, incentrata sugli istituti di pena di Udine, Prato e Rebibbia, ha sottolineato il profondo scollamento fra istituzioni e realtà quotidiana degli istituti. Tutto inizia nel 2008 quando la gestione della sanità in carcere viene scorporata dall'amministrazione penitenziaria e trasferita al Servizio Sanitario Nazionale. Una delle conseguenze è una crescente carenza di comunicazione. L'impressione è che si sia delineato un sistema in cui ci sono due soggetti, un "corpo detenuto" e, nel caso del detenuto affetto da disagio psichico, un "corpo malato". Il secondo però, attraverso i suoi sintomi, parla di una realtà più ampia in cui la persona, in realtà unica e con una sua dignità, non trova opportunità di riscatto né riconoscimento.
I questionari e i dati raccolti dai detenuti confermano problemi gravi e pervasivi. Una prima ragione è il sovraffollamento che, ricorda il Presidente onorario della Società della ragione Franco Corleone, può portare a "sette/otto persone in una cella con un cesso solo", senza doccia e acqua calda; poi l'assenza di percorsi di reinserimento lavorativo.
Si fa sempre più ricorso al trattamento farmacologico, con numerosi effetti negativi: la sedazione, spesso per motivi disciplinari; il mercato nero dei farmaci, impiegati come merce di scambio; la concezione del disagio come problema individuale, non collegato all'assenza di prospettive e alla solitudine.
Alla dottoressa Marasco abbiamo chiesto: "Quando la medicalizzazione del disagio lascia il tuo corpo disteso in branda, giorno dopo giorno, incapace di approcciarsi all'altro, a forme di lavoro dentro all'istituto o di formazione che aprano orizzonti diversi, a cosa ti puoi attaccare?". Ecco la risposta: "L'unico modo è o che un secondino si prenda a cuore la cosa, oppure (come per fortuna spesso succede) che si crei una solidarietà in cella fra i detenuti".
Intanto il governo continua a promuovere la narrazione securitaria, non investe sulle pene alternative e ignora la condizione di disperazione di tante, troppe persone. I responsabili del carcere di Prato quest'anno si sono potuti rallegrare di non aver avuto suicidi. La Garante per i diritti del medesimo istituto, Margherita Michelini, ha aggiunto che però in carcere c'erano state "due morti". È una frase che, nell'enorme non detto che ci sta dietro, ci ha lasciato con un brivido.
- carcere
- salute mentale
- disagio psichico
- OPG
- detenzione
- farmaci
- sovraffollamento
- pene alternative
- suicidio
Uscito sul numero 279 (Dicembre 2025), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
