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CULTURA - LA VITA MESSA A NUDO / ARTE E POVERTÀ
Lo sguardo di Velàzquez
Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 279, Dicembre 2025, pagina 9
!Lo sguardo di Velàzquez
Rubrica: LA VITA MESSA A NUDO - ARTE E POVERTÀ | Autore: Tomaso Montanari
La cena di Emmaus da dietro le quinte: "Anche in cucina si trova il Signore"
"Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?". Così dicono due discepoli, nel pomeriggio del giorno della resurrezione, a uno straniero che incontrano sulla strada di Emmaus. Quando, poi, si siedono insieme a cena, e lo straniero spezza il pane, «si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero»: era proprio lui, il Maestro risorto! Chissà se i leader della nostra destra ultracattolica, e così poco cristiana, hanno mai letto questa pagina: Dio viene a noi in ogni straniero. E riconoscere Lui, significa riconoscere l'umanità di ogni altro diverso da noi.
È forse qui il senso profondo di questo quadro di Diego Velázquez, che in primo piano ci mostra il tavolo di lavoro di una cucina, in cui si è finito da poco di cucinare stavolta, e in cui la sguattera è ritratta da una modella scelta fra i moriscos di Spagna. Non ci guarda, e non guarda più nemmeno le cose, quella sublime natura morta, che fino ad un momento prima ha lavato e rimesso in ordine. È assorta nei suoi pensieri, ora: da Marta si fa Maria, una meravigliosa Maria nera. È, per l'appunto, tutta rivolta alla vita interiore, alla vita spirituale e contemplativa: forse perché ha sentito una parola di vita, una parola di salvezza, la cui origine si intravede dalla finestra passavivande della cucina, che è aperta sulla sala dell'osteria, in cui sono a cena tre personaggi: i personaggi della Cena in Emmaus. «Anche in cucina si trova il Signore, e tra le pentole vi aiuta nelle cose interiori e in quelle esteriori», aveva scritto Teresa d'Ávila.
Riconoscere l'altro, riconoscere il diverso: nessuno è straniero, se mangiamo insieme. Nell'ultimo film di quel monumento vivente che è Ken Loach (The Old Oak), un pub di un piccolo paese inglese devastato dalle scelte di Margaret Thatcher e Tony Blair si rivela capace di accogliere, nonostante tutto, una comunità di profughi siriani. Diffidenza, razzismo, odio contro gli stranieri: come ovunque, come qua. Ma poi la scoperta che gioiamo e soffriamo tutti per le stesse cose. Che siamo tutti di carne. E la svolta arriva quando questa comunità di diversi riesce a sedersi a tavola per mangiare insieme. "When you eat together, you stick together": quando si mangia insieme, si rimane uniti. Così c'era scritto sotto la fotografia che, alle pareti dell'unico spazio pubblico rimasto in paese (il pub!), ritraeva un pranzo sociale cucinato dalle donne per unire i minatori in sciopero. Così accade di nuovo: tra poveri che smettono di farsi la guerra. I loro occhi si aprono: si riconoscono come fratelli. E, a quel punto, nessuno è straniero.
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Uscito sul numero 279 (Dicembre 2025), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
