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UMANITÀ
Distopie da poveri
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 279, Dicembre 2025, pagina 10
!Distopie da poveri
Sezione: UMANITÀ | Autore: Francesco Martinelli
Ovvero: a ciascuno il proprio capro espiatorio
Stamattina ho fatto un giro con G., che vive in strada e dorme avvolto dai cartoni, e a cui, quando posso, offro un caffè. Mi rendo conto che aveva evidentemente bisogno di farsi vedere da un medico (labbra che tremano dal freddo e di colore violaceo, occhi che lacrimano, faccia gonfia). Mi offro di accompagnarlo in ospedale, ma come al solito ho avvertito la sua reticenza nel farsi aiutare. Gli ho ricordato che poco più di un anno fa in piazza Tasso sono morte due persone che presentavano i suoi stessi sintomi. Due persone ritrovate su di una panchina a poca distanza una dall'altra, morte per quello che i medici hanno definito un malore. Sembra che i "malori" siano popolari tra chi dorme per strada.
Siamo così entrati al pronto soccorso e – confesso, non me lo aspettavo – G. si lancia in un'arringa sull'ordine d'attesa in ospedale. Della serie "io sono italiano, questi si sono accoltellati stanotte per una boccetta di crack, potevano rimanere a vivere e morire dove sono nati, ti pare che mi passano avanti?". Mi è presa l'esasperazione.
Davvero questa dev'essere una psicosi collettiva che ormai contagia chiunque. L'esasperazione dei cliché è a portata di tutti ed è il motivo per cui c'è tanta gente che "non è fascista, ma…". Il rapporto della Caritas del 2025 sull'immigrazione si focalizza sui giovani di origine straniera come risorsa vitale per l'Italia. Ma intanto l'interculturalità, che pare ci sia cascata addosso dall'oggi al domani, crea persino fra i senzatetto personaggi distopici e dai tratti inquietanti.
In realtà tutti gli stati imperialisti hanno vissuto queste tragedie, ma noi da buoni italiani non le abbiamo ancora digerite. Ci rifiutiamo di perdere qualsiasi guerra di ieri e di oggi, non accettiamo, non somatizziamo, non facciamo autocritica.
Forse a tanti non conviene nemmeno superare lo stigma dello straniero (come quello del diverso), perché permette, senza sensi di colpa, di dare la responsabilità ad altri che vivono la nostra stessa condizione di vita di merda. Perché se invece la responsabilità fosse di altri italiani, sì, ma di condizione molto più privilegiata della tua, dovresti ammettere tutto il tuo senso di fallimento e di impotenza, e ricominciare da capo, dal trovare qualcuno con cui fare rete, con cui raccogliere i cocci. È per questo che i potenti da che mondo e mondo hanno investito sul creare capri espiatori per i mali da loro stessi creati.
Alla fine, mi sono guardato allo specchio e mi son detto "guardati anche tu F. di dare la colpa a quel poveraccio". Riascoltatevi Only a Pawn in Their Game di Bob Dylan. Perché il gioco è sempre lo stesso.
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Uscito sul numero 279 (Dicembre 2025), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
