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Senza memoriaCristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Il 20 e 21 febbraio l'Alta Corte del Regno Unito esaminerà l'appello finale contro l'estradizione di Julian Assange negli Stati Uniti. Se estradato, Assange rischia una condanna a 175 anni per aver denunciato, tra le altre atrocità, i crimini di guerra commessi dagli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq. I suoi file, messi a disposizione su wikileaks.org a partire dal 2006, rappresentano l'armadio della vergogna dell'Occidente tutto. Quelle storie, quelle parole, quei numeri, hanno posto la lapide funebre sulla presunta superiorità morale dell'Occidente.
Ma il mondo cambia rapidamente e la persecuzione di Assange pare anacronistica. Per nascondere il marcio, non basta più condannare alla prigione eterna chi denuncia le metastasi delle nostre democrazie. Tutti noi assistiamo in tempo reale alla geometrica potenza di morte decretata in ogni dove dai nostri governi. Ne sentiamo il puzzo, ma tacciamo. Nel silenzio dei più si sviluppano politiche che uccidono i popoli migranti; si inviano in guerra uomini e armi, prodotte da aziende di Stato, in spregio ad ogni legge. Assistiamo in diretta al massacro degli innocenti di Gaza, indifferenti a chi in Palestina, nel resto del mondo e anche in Israele chiede di fermare il genocidio in atto.
Che succede, popolo europeo? Ti sei dimenticato della tua storia? Nel Novecento decine e decine di milioni di persone sono morte, ed è proprio dal loro sacrificio che è nata la cultura dei diritti umani. Abbiamo dimenticato tutto. Non uccidiamoli una seconda volta. Non sommiamo morte a morte. A cosa serve sennò la Memoria?
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Pace subito! Donne ribelliCristiano Lucchi · Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Cristiano Lucchi
Chiedono cura e attenzione per la Terra, dicono basta a industrie inquinanti, all'invio di armi e all'orrore della guerra.
Sono donne, sono mamme e fanno politica, ma nessun giornale le ha nominate "Uomo dell'anno" com'è successo al primo ministro (sic) Giorgia Meloni.
Il loro obiettivo è quello di cercare di costruire un mondo migliore nel rispetto dei diritti delle persone e della difesa degli ecosistemi, per dare un futuro di pace e prosperità alle generazioni che verranno e al Pianeta Terra.
Il loro attivismo quotidiano non è al servizio dei poteri, delle lobbies, dei mercanti di morte che danno linfa al sistema economico liberista in cui siamo intrisi. Agiscono contro le ecomafie, chiedono le bonifiche dei siti inquinati, combattono contro le grandi opere inutili e imposte, si oppongono alla fabbricazione di armi e alle basi militari diffuse in tutto il Paese. Vorrebbero che il vivere comune fosse fondato su pratiche democratiche rispettose della Costituzione, a partire da scuola e sanità finanziate seriamente.
Le istituzioni le ignorano, la stampa non le considera, nel dibattito pubblico mainstream la loro voce non trova spazio. Se vanno in pagina o in televisione è perché l'ordine dei dominanti, perturbato per qualche ora da un presidio o una manifestazione, è stato ristabilito dalla repressione di Stato che si esprime con cariche, lacrimogeni, arresti.
Nelle ultime settimane queste donne hanno fatto rete: sono migliaia, attive in tutta Italia, organizzate in gruppi, movimenti, comitati. Insieme hanno interpellato Governo e Parlamento, perché credono ancora nelle istituzioni, malgrado queste al momento cerchino di demolire i valori extracostituzionali: "Noi, mamme da Nord a Sud, allenate ad una maternità universale che comprende l'attenzione alle nostre comunità, ci dichiariamo ribelli", hanno scritto. "Ci ribelliamo a ciò che vediamo ogni giorno: bambine e bambini morti per le conseguenze dell'inquinamento qui nei nostri territori, così come bambine e bambini che cadono sotto le bombe e le macerie delle guerre nel mondo, per la fame e per gli stenti, in una atrocità senza fine, insensata, che può e deve essere fermata subito".
Si chiamano Milena, Linda, Cinzia, Lorella, Carla, Giovanna, Clementina, Nadia, Francesca, Maria Grazia, Raffaella, Daria, Clara, Giuliana, Sonia... hanno compreso, e spiegano a chi vorrà capire, che i bambini uccisi a Gaza, a Mariupol, nello Yemen o nel Tigray, muoiono assassinati dalle armi costruite anche in Italia, magari dalla fabbrica Simmel di Colleferro o in Sardegna dalla Rwm. E che le esercitazioni militari compiute nei nostri territori hanno la colpa di inquinarli, e di uccidere così altre persone, altri bambini che hanno la ventura di abitare in quelle zone, contaminate e misconosciute ai più.
Fuori Binario sta con loro, le sostiene e vi invita a sostenerle nella loro azione. Firmando l'appello "Le Mamme da Nord a Sud vogliono la pace!" (inviando una mail a mammedanordasud@gmail.com), ma soprattutto cercandole nei luoghi in cui sono attive per affiancarle, per dare loro un supporto concreto nelle lotte.
Noi che ogni giorno lottiamo per la salute dei nostri figli e figlie nella guerra quotidiana contro l'inquinamento delle nostre città e delle nostre terre, noi donne che ci scontriamo con le ecomafie e le istituzioni che non ci tutelano, spesso addirittura colluse e coinvolte nei disastri ambientali.
Noi che ogni giorno vediamo ammalarsi o morire bambine e bambini, figlie e figli nostri e di altri, per l'inquinamento.
Noi che veniamo da Taranto, dalle zone venete e piemontesi contaminate dai Pfas, dalla pianura padana, area tra le più inquinate d'Europa. Noi che veniamo dalla Sicilia avvelenata dal petrolchimico, dalle troppe zone contaminate, siti di interesse nazionale, che ancora aspettano le bonifiche, dai territori ostaggio e inquinati dalle basi militari e dalle fabbriche di armi.
Noi che tocchiamo con mano i tentacoli di morte della guerra che parte anche qui, dai nostri territori. Perché dai nostri territori partono armi e ordigni di morte, dalla fabbrica Simmel di Colleferro come dalla Rwm in Sardegna, destinati a territori in guerra come l'Arabia Saudita, l'Ucraina, Israele.
Noi che vediamo distruggere la Terra e compiere azioni insensate sui suoi abitanti in nome del denaro, del profitto, del privilegio, dell'idea che esistano nazioni e persone che valgono più di altre.
Ci dichiariamo ribelli. Chiediamo la bonifica dei siti inquinati; chiediamo cura e attenzione per la terra e il paesaggio, il suolo vivo, il cibo buono e la biodiversità; chiediamo lo stop alle industrie inquinanti così come a quelle di armi; chiediamo lo stop all'invio di armi; chiediamo di togliere dai capitoli di bilancio i finanziamenti alle industrie belliche e ai combustibili fossili; chiediamo scelte anticolonialiste.
Le guerre hanno il solo scopo di portare il profitto a pochi e lasciare il resto della popolazione nella povertà e inquinamento, distruggendo il pianeta e azzerando il futuro. Non possiamo assuefarci all'orrore dei bambini straziati. Pace subito! Uccidere i bambini vuol dire condannare a morte l'umanità.
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Genocidio: Israele davanti alla Corte per il massacro di civili a GazaNicola Melloni e Riccardo Michelucci · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Nicola Melloni e Riccardo Michelucci
Le parole di Micaela Frulli, docente di diritto internazionale: "È un momento storico per la giustizia, il blocco totale della Striscia è un crimine di guerra"
Quando abbiamo incontrato Micaela Frulli per questa intervista, il Sudafrica aveva appena denunciato lo Stato di Israele alla Corte internazionale di giustizia per violazione della Convenzione sul genocidio. "Finalmente qualcuno batte un colpo sul massacro in corso a Gaza" è stato il primo commento a caldo della docente di diritto internazionale all'Università di Firenze, con un riferimento implicito al prolungato silenzio degli Stati occidentali che odora sempre più di complicità. Le udienze che si sono svolte alla metà di gennaio presso la Corte dell'Aja hanno segnato un momento storico per la giustizia internazionale. "È la prima volta che lo Stato di Israele viene citato di fronte alla Corte internazionale di giustizia per presunta violazione della Convenzione sul genocidio del 1948, in base alla quale gli Stati non avrebbero solo l'obbligo di perseguire penalmente i responsabili di un eventuale genocidio ma anche quello di prevenirlo".
E adesso cosa può accadere?
La Corte dovrebbe adottare misure cautelari vincolanti, ovvero stabilire che sia plausibile la presenza di una violazione. E, considerata la mole probatoria presentata all'udienza dal team sudafricano, è molto probabile che lo faccia in tempi brevi. Tali misure non dovrebbero tuttavia consistere nella richiesta di cessazione delle operazioni militari (d'altra parte Israele ha già fatto sapere che non l'accetterebbe) ma, più plausibilmente, nel garantire la fornitura di aiuti umanitari e assistenza medica alla popolazione civile e ordinare l'ingresso degli investigatori privati all'interno della Striscia di Gaza per indagare su quello che sta accadendo. Insomma almeno dare un po' di respiro ai civili e prevenire il degenerare della situazione.
Esistono precedenti in questo senso, nella storia recente?
No. In sede di giudizio non è mai stato stabilito che uno stato si sia macchiato di genocidio. Nel 2007 la Corte di giustizia riconobbe che il massacro di Srebrenica fu effettivamente un genocidio ma affermò che la Serbia era stata colpevole soltanto di 'mancata prevenzione'. Ma allora il caso fu complicato dalla presenza dello stato fantoccio della Repubblica serba di Bosnia. E i giudici ritennero che Belgrado avesse soltanto un rapporto indiretto con quell'entità, sebbene dalla documentazione agli atti risultava addirittura che pagasse le pensioni dei leader politici e militari serbo-bosniaci.
Facciamo un passo indietro. Sulla base del diritto internazionale umanitario come può essere definita la reazione del governo israeliano all'attacco di Hamas del 7 ottobre? Si poteva parlare – almeno in una prima fase – di legittima difesa?
Premesso che le azioni di Hamas costituiscono crimini di guerra da perseguire prima possibile, atti che potrebbero anche essere qualificati come crimini contro l'umanità considerando che sono stati lanciati nell'ambito di un attacco su larga scala contro i civili, l'attacco del 7 ottobre è partito da una zona sotto occupazione militare israeliana, perciò la reazione di Tel Aviv non può essere qualificata come azione in legittima difesa ai sensi del diritto internazionale. Si parla infatti di legittima difesa quando uno stato reagisce a un attacco sferrato da un altro stato o da attori non statali che si trovano sul territorio di un altro stato.
Da quello che abbiamo visto in questi mesi di guerra, e premesso che in molti casi è estremamente difficile verificare le informazioni con indagini indipendenti e imparziali data anche l'assenza di giornalisti internazionali sul terreno, la reazione di Israele è ampiamente sproporzionata rispetto all'attacco subito e anche all'obiettivo di liberare gli ostaggi ancora detenuti da Hamas e sta violando gravemente il diritto internazionale umanitario.
Può elencare questi crimini?
Sicuramente è illegale il blocco totale della striscia di Gaza annunciato esplicitamente dal Ministro della difesa di Israele all'indomani dell'attacco di Hamas e messo in pratica chiudendo del tutto ogni via di accesso al territorio, tagliando l'elettricità e ogni possibile forma di rifornimento e impedendo l'arrivo di cibo, acqua, beni di prima necessità e aiuti umanitari anche attraverso il valico di Rafah, controllato dall'Egitto. A questo si sono aggiunti, nelle settimane successive, i blackout delle comunicazioni che hanno lasciato Gaza completamente isolata per diversi giorni. I convogli di aiuti umanitari sono stati fatti entrare nella Striscia con grande difficoltà e in quantità largamente inferiore alle necessità; la popolazione di Gaza è composta in larghissima maggioranza da civili, e su circa due milioni e 200mila persone residenti nella Striscia circa un milione sono bambini. Il blocco totale realizzato da Israele sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza di questa popolazione civile palestinese e tutte le principali organizzazioni internazionali (Onu, Unicef, Oms) parlano di catastrofe umanitaria. Secondo il diritto internazionale umanitario costituisce un crimine di guerra, la cosiddetta "starvation", che consiste nell'affamare la popolazione civile e nel creare una condizione di carestia che ne mette seriamente a rischio la sopravvivenza.
Poi ci sono ovviamente i bombardamenti incessanti e indiscriminati contro i civili.
Sì, le leggi internazionali proibiscono di colpire ospedali, scuole, luoghi di culto e sedi di organizzazioni umanitarie. Il fatto che esponenti di Hamas si nascondano in edifici civili residenziali o in luoghi protetti non trasforma questi luoghi di per sé in obiettivi militari che è possibile colpire indiscriminatamente. Se è vero che il diritto internazionale umanitario contempla la possibilità che ci siano delle vittime civili nelle circostanze appena descritte, è chiaro che nessun attacco può causare una perdita o un danno eccessivo alla popolazione civile rispetto al vantaggio militare acquisito grazie a quell'attacco. Si tratta di valutazioni complesse, che devono essere fatte con tutti gli elementi del caso che in questo momento non abbiamo. Tuttavia, le stime che ci arrivano, non soltanto quelle fornite dal ministero della salute e di Gaza, ma anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, dalla Croce Rossa e da altre fonti, parlano al 30 dicembre di oltre 25mila vittime civili, tra cui moltissimi bambini, e rendono necessaria e urgente un'investigazione accurata e indipendente che accerti se sono stati compiuti crimini internazionali.
L'intervista video integrale è disponibile al link https://bit.ly/FB-GazaFrulli
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La strage invisibileCristiano Lucchi · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Cristiano Lucchi
Oltre 400 persone senza dimora morte nel 2023, ventisette in Toscana.
Muoiono di freddo, di violenza o perché investiti da un treno o da un'auto, per malore, malattia e anche per overdose. In molti si tolgono la vita. Spesso succede in strada, su una panchina, in spiaggia, in un parco o in una casa abbandonata dove cercano rifugio. Ai più "fortunati" capita di morire in ospedale o in una struttura temporanea di accoglienza. In Italia nel 2023 hanno perso la vita ben 415 persone senza dimora, 27 di loro vivevano in Toscana.
Sono i dati censiti da fio.PSD, la federazione che riunisce le organizzazioni che si occupano di grave emarginazione adulta - www.fiopsd.org. Sono numeri spaventosi, perché molte di queste persone si sarebbero potute salvare grazie ad un welfare pubblico, ad una sicurezza sociale capace di mettere al centro i bisogni concreti delle persone, a partire dalla casa.
Alla luce di questi numeri, siamo sicuri di sapere cosa sia la sicurezza? Per i Comuni, gli enti più vicini a chi vive in strada, l'unica "sicurezza" possibile è purtroppo quella "percepita" da chi viene terrorizzato dalla cronaca nera mentre invece il numero dei reati crolla ovunque. Campagne di paura agitate da politici irresponsabili che puntano le loro fortune elettorali su ordine, controllo e dispiegamento di forze dell'ordine. La stessa città di Firenze dispone, vantandosene perché si tratta di un primato nazionale, di ben 1.656 telecamere: una ogni 230 abitanti. E chiede sempre più polizia in strada.
E i più fragili? E la loro sicurezza? Non è questo che dovrebbero fare le istituzioni: tutelare chi ne ha più bisogno? Per farlo occorrono misure strutturali che partano dal principale bisogno di queste persone, la casa, vera chiave di volta per chiunque debba risollevarsi da una situazione di crisi.
A tal proposito abbiamo interpellato Michele Ferraris, responsabile della comunicazione fio.PSD che ci chiarisce meglio il concetto: "Lo dice la parola stessa: se uno è senza dimora ha bisogno prima di tutto di un tetto sulla testa, più che di altro. Invece spesso la questione del senza dimora viene affrontata con rimedi sbagliati, pensiamo di cavarcela offrendo loro una coperta o un panino. La casa è semplicemente il primo imprescindibile passo da cui partire per far rientrare queste persone in un contesto sociale".
fio.PSD da oltre dieci anni promuove in tutta Italia progetti Housing first, prima la casa: "Quando viene assegnata una casa ad un senza dimora abbiamo constatato come quest'ultimo tenda a mantenerla - continua Ferraris. Se ne prende cura con grande riguardo, osserva con attenzione obblighi e scadenze. Per loro, ma lo sarebbe per chiunque, tutto passa dal ritrovare una dimensione abitativa accogliente e sicura, possibilmente individuale".
E chi ha la casa più difficilmente si ammala di patologie legate al freddo, può curarsi in un luogo protetto, non deve litigare per un riparo di fortuna sotto un portico o alla stazione.
Molte delle 415 persone senza dimora morte lo scorso anno, che non esitiamo a definire uccise da un sistema cinico che gioca con la loro pelle - basti pensare all'azzeramento del reddito di cittadinanza - si sarebbero potute salvare. Pensateci quando sceglierete il vostro rappresentante nelle istituzioni al momento del voto.
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Cupido senza casaFrancesco Martinelli · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Francesco Martinelli
Artista di strada, Tommaso guadagna qualcosa facendo il mimo agli Uffizi. Popolare tra i turisti, trascurato dai servizi sociali, il suo sogno è una roulotte.
Nella città di Firenze la popolazione aumenta. Non la cittadinanza, ma la popolazione. Si allarga come l'Arno quando è in piena. Non chiediamoci chi sono questi personaggi che spariscono dalle statistiche, perché lo sappiamo: sono gli invisibili, coloro che non esistono neppure nelle cronache cittadine, e a cui questo giornale ha deciso di dare testimonianza.
Tommaso lavora come artista di strada. È polacco, ma vive da trent'anni in Italia. Se vai agli Uffizi di Firenze lo puoi trovare nelle vesti di Cupido mentre intrattiene fiorentini e turisti con baci e allegria, lavorando come mimo e attore. Mi racconta la sua storia per Fuori Binario perché fondamentalmente questo è un giornale che parla degli ultimi senza ipocrisia, e i cosiddetti "ultimi" della società borghese non hanno vergogna di parlare con noi.
"Ultimo" non vuol dire niente, è solo il posto che ti dà la società capitalista nella sua piramide elitaria. In una vita precedente Tommaso ha lavorato negli alberghi come facchino, poi ha svolto una serie di lavori a nero; senza risparmiarsi, dovendo rendere conto anche di una famiglia. Tuttavia ha vissuto una serie di problematiche che lo hanno portato a vivere, nonostante tutto, per la strada. Dopo anni di questa vita, in cui ha dormito soprattutto in zona centro e all'ospedale Santa Maria Nuova, ha trovato ospitalità in una casa famiglia. Come spesso succede ai senza fissa dimora, lì ha finalmente conosciuto una grande amicizia. Per Tommaso è stato Raffaele, che lo ha indirizzato al centro La Fenice. Di Raffaele parleremo in un prossimo articolo, essendo un po' l'anima di via Pietrapiana. Il centro lo ha aiutato a fare tutti i documenti e ad avere un dottore di base. Ora ha una piccola pensione che lo aiuta a sopravvivere; questo perché, quando si vive per strada, spesso la persona è sottoposta alle intemperie e alle malattie, ed è un discorso da non sottovalutare se si ha un po' di cuore e cervello.
Tommaso convive con il diabete, si chiede come mai i servizi sociali non lo aiutino e si sente abbandonato. Ha trovato questa casa famiglia dopo due anni di vita in strada e sta molto meglio, ma le sue patologie lo perseguitano. A volte beve una birra per non pensare, ma non serve a molto. Non giudichiamo e cerchiamo di non essere prevenuti.
Se gli chiedi i suoi progetti sul futuro ti risponderà che è in cerca di una normalità che ancora non gli appartiene e su cui non ha potere. Facendo il mimo riesce a guadagnare, se va bene, tra i 30 e i 40 euro al giorno, e quindi non ha sicurezze. L'orario di lavoro non è sindacalizzato.
Il suo sogno è avere un pezzo di terra dove mettere una roulotte e poi costruire la sua casa. Chiede ai lettori di Fuori Binario un aiuto per raggiungere il suo obiettivo.
Vivere per strada a volte è una scelta, a volte è un obbligo. Perché davvero a volte basta un piccolo aiuto per cambiare la vita di una persona. Pensiamoci e diamo un'opportunità a chi ne ha avute poche.
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Detenzione inumana: scarceratoCristiano Lucchi · Diritti
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Rubrica: DIRITTI | Autore: Cristiano Lucchi
Emilio Santoro, l'Altro Diritto: "Sollicciano è un coacervo di marginalità sociale". Tra cimici, muffa e infiltrazioni d'acqua il carcere fiorentino è uno dei peggiori.
È stato costretto a Sollicciano, dal 2014 al 2022, in una cella dalle dimensioni insufficienti, con infiltrazioni d'acqua, pareti scrostate, muffa. Ha vissuto per anni con cimici e altri parassiti che mordevano la carne viva. Per questa condizione disumana e degradante, che viola l'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, un detenuto di 58 anni è stato scarcerato 312 giorni prima della fine della pena.
Ad accompagnare il reclamo dell'uomo, oggi libero, è stata l'associazione e centro di ricerca l'Altro Diritto. Ne abbiamo parlato con uno dei suoi fondatori, il filosofo del diritto Emilio Santoro. Questa conversazione è la prima di una serie della nuova collaborazione tra l'Altro Diritto e Fuori Binario sui temi che intrecciano diritti e marginalità.
Come funziona il meccanismo di indennizzo?
Viene riconosciuto 1 giorno di sconto ogni 15 giorni passati in situazioni degradanti o disumane, oppure 8 euro al giorno alla persona che ha già terminato la pena. Lo prevede l'Ordinamento penitenziario che dopo la condanna della Corte europea dei diritti umani (sentenza Torreggiani) ha introdotto un articolo che consente ai detenuti di richiedere la cessazione delle condizioni inumane e degradanti (35 bis), e uno che regola il risarcimento per il periodo trascorso in quelle condizioni (35 ter).
È il primo caso che seguite?
Dal 2014 ad oggi abbiamo aiutato a presentare decine di richieste per casi analoghi, molte delle quali si sono concluse con il riconoscimento del diritto.
Perché questo caso ha fatto notizia?
Per due motivi. Il primo è sconcertante ed è legato all'entità della riduzione pena, ma in altre carceri, con più detenuti "lungodegenti", riduzioni di questo genere non sono eccezionali. La notizia data è stata così connotata: "Pericoloso criminale esce prima dal carcere". La riduzione pena gli è stata riconosciuta semplicemente perché il magistrato di sorveglianza ha ritenuto inumane e degradanti le condizioni in cui ha trascorso i suoi otto anni a Sollicciano. Appare quindi paradossale che per i media la notizia non sia invece che nello Stato italiano, nella città di Firenze, ci siano detenuti costretti a vivere in queste condizioni. Per chi fa dell'allarmismo un modello per vendere copie diventa così un fatto eccezionale e grave l'uscita anticipata, ignorando, tra l'altro, che ogni detenuto ha diritto ha una riduzione di pena di 45 giorni per ogni semestre di buona condotta. Come se la sicurezza fosse garantita dal "buttare via le chiavi delle celle", dal non far uscire le persone che hanno scontato la pena.
L'altra ragione?
È che noi, come altri "osservatori" della vita carceraria, abbiamo segnalato che questa sentenza segna un cambio di passo. Fino ad oggi la giurisprudenza era "catastale" e non prendeva in considerazione altri indici se non quelli relativi allo spazio a disposizione per ogni detenuto all'interno delle celle. Il giudice si auto-riduceva ad "agrimensore", misurava con il centimetro gli spazi ma non considerava mai le condizioni reali della detenzione: la disponibilità dell'acqua calda e del riscaldamento, il ricambio d'aria e il passaggio della luce, la presenza di parassiti o di altri animali nocivi come topi, zecche, piccioni o vespe, l'umidità o la muffa. Con questo provvedimento l'approccio è cambiato.
Qual è la condizione attuale di Sollicciano?
È una delle peggiori carceri italiane per le condizioni strutturali, è un cantiere sempre aperto, transennamenti, calcinacci, allagamenti. Invivibile. L'Asl Toscana Centro ha certificato l'ultima volta le condizioni inumane di Sollicciano nel 2022, non a caso la relazione è riportata nell'ordinanza di scarcerazione da cui emergono finalmente le condizioni reali in cui versa il carcere. E l'amministrazione penitenziaria ne è consapevole, altrimenti avrebbe fatto ricorso, sostenendo che gli accertamenti delle condizioni di detenzione sono errati.
Cosa viene fatto per migliorare la situazione?
Le risorse ci sarebbero ma vengono investite male. Dal punto di vista strutturale, ad esempio, sono stati aperti dei cantieri per isolare le pareti esterne dall'umidità. Nessuno probabilmente ha considerato che si trattava di pareti inclinate, e che l'impermeabilizzazione avrebbe dovuto esser fatta come se si trattasse di un tetto. E così l'acqua è penetrata nuovamente. Nel novembre scorso, nei giorni dell'alluvione, la nona sezione posta al secondo piano e appena ristrutturata, è rimasta allagata perché l'acqua passava ovunque. Se qualcuno invece viene mangiato dalle cimici si disinfetta solo la sua cella, e nemmeno i vestiti. E così in pochi giorni i parassiti tornano dalle celle accanto.
Soldi buttati al vento…
A farne le spese sono le misure alternative come l'affidamento in prova, la semilibertà, i domiciliari. Ancora oggi però, nel PNRR, si prevede di spendere centinaia di milioni di euro in nuove carceri.
Come definirebbe Sollicciano oggi?
È un coacervo di marginalità sociale intersezionale: la più grande Comunità per tossicodipendenti della Toscana, il più grande Centro di permanenza per stranieri, il più grande Albergo popolare per senza dimora, la più grande comunità per sofferenti psichici e psichiatrici.
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- Altro Diritto
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We-Hope, progetto al femminileChavela Calo · Solidarietà
!Solidarietà
Rubrica: SOLIDARIETÀ | Autore: Chavela Calo
Molti i servizi gratuiti offerti a Firenze da sei realtà associative.
Sei realtà associative del Comune di Firenze insieme per integrare, ampliare e rendere più fruibili le loro attività pensate per l'empowerment femminile. Si chiama We-Hope il progetto finanziato dall'assessorato al welfare della Regione Toscana con servizi gratuiti dedicati alle donne che vivono in condizioni di bisogno o marginalità.
Le esigenze delle persone cambiano, il mondo è più complesso e nessuna delle realtà associative del territorio è capace di rispondere in modo esaustivo alla multi-complessità dei bisogni. Grazie alla pubblicazione di un semplice opuscolo (anche online all'indirizzo https://italiahello.it/wehope/) è facile scoprire orari e modalità di accesso agli sportelli legali, oppure alcuni servizi di supporto alla salute, visite con medici e terapeuti, come e quando trovare la distribuzione di beni materiali gratuiti tra cui alimenti e abiti.
Il progetto valorizza i contenuti pensati appositamente per le donne anche sul fronte del contrasto alle discriminazioni etniche e razziali o di supporto per chi ha dipendenze. Tra le attività di ascolto e supporto, quelle per le vittime di tratta e sfruttamento o di violenza economica o attività di supporto per le famiglie e per i loro figli con attività di tipo extra-scolastico per i più piccoli.
Ma l'empowerment passa anche dalla formazione, che è parte importante del progetto We-Hope attraverso corsi di italiano di vari livelli, di Haccp e sicurezza sul posto di lavoro, tutti gratuiti.
Tra i prossimi appuntamenti il corso per assistenti familiari, 30 ore di lezioni, con attestato di partecipazione per chi frequenterà almeno l'80% degli incontri (dal 15 febbraio al 18 aprile, ogni giovedì dalle 14.30 alle 17.30); info e iscrizioni alla mail di Acisjf, segreteria@acisjf-firenze.it. A primavera invece si terrà il corso di sicurezza sul lavoro: 12 ore, in tre mattine consecutive (le iscrizioni non sono ancora aperte).
Infine segnaliamo il gruppo di auto mutuo aiuto per donne migranti in via Faenza 103, tutti i lunedì fino a giugno 2024, dalle 10,30 alle 12, il gruppo di crescita di counseling del mercoledì mattina dalle 11.30 alle 13.30 e per i più giovani il progetto di counseling espressivo tutti i mercoledì dalle 14.30 alle 16 (info e iscrizioni alla mail di Nosotras Onlus: donnenostras@gmail.com).
Il tabù del sangue
Il progetto We-Hope è pensato per le donne e per le donne con difficoltà, non solo economiche. Queste difficoltà possono essere causa di un allontanamento dalla cura di sé, inclusa la propria igiene personale.
Tra gli ultimi tabù che resistono alle trasformazioni epocali di questi cinquant'anni, ci sono quelli legati al ciclo mestruale. Parlarne in pubblico è una sfida, un esercizio di ricollocazione di sé nello spazio pubblico in un ottica di genere. All'interno del progetto è stato deciso di dedicare una parte all'informazione e sensibilizzazione su questo tema che avrà come punto clou il 28 maggio, Giornata Internazionale dell'igiene mestruale.
Intanto in ognuna delle sedi associative ci sarà a disposizione delle donne un distributore di assorbenti, gratuiti: una corretta igiene mestruale, poter gestire il ciclo senza disagio, è fondamentale per il benessere (mentale e fisico) e l'emancipazione di donne, adolescenti, uomini transgender e persone non binarie.
I partner: ACISFJ Firenze ODV, Nosotras Onlus, Associazione Progetto Arcobaleno APS, Gli anelli Mancanti, Italia Hello, Le Curandaie
Donne migranti, corpi inascoltati
Marga è la prima volta che sale le scale di via Valfonda per avere informazioni dai volontari e volontarie di Acisfj, storica realtà associativa internazionale nata a Friburgo nel 1897 a sostegno delle giovani donne migranti. Fatou ha trentaquattro anni, è riuscita a far arrivare in Italia i due figli e ora deve iscriverli a scuola ma non sa come fare ed ha chiamato in via Faenza 103 dove ha sede Nosotras Onlus che da un quarto di secolo riunisce attorno a un gruppo di mutuo auto aiuto di empowerment, donne provenienti da tutto il mondo. Serepska è una 24enne che necessita di una visita ginecologica ma il suo permesso di soggiorno è in rinnovo e deve rifare la tessera sanitaria; perciò si è fermata all'ambulatorio promosso dall'associazione Anelli Mancanti in via Palazzuolo, dove poter avere anche indicazioni per poter migliorare il suo italiano. Serenella ha invece bisogno di sapere come rinnovare il permesso di soggiorno per asilo politico all'amica di infanzia ed ha preso appuntamento allo sportello legale, gratuito dell'Associazione Progetto Arcobaleno di via del Leone 9. A Franciska serviva un cappotto perché è arrivata dal Venezuela e non ha mai vissuto a queste latitudini; si è fermata a Le Curandaie per cercarlo ha lasciato la figlia Diana alle attività del doposcuola. Infine Halima, ha bisogno di avere informazioni per cambiare lavoro e le ha cercate sul portale di Italia Hello, centro online per migranti, rifugiati e richiedenti asilo. Donne di provenienze differenti con religioni, abitudini alimentari altrettanto differenti e un grande bisogno: di relazioni, supporto, comunità. E la risposta arriva dalla capacità di mettersi in rete tra realtà che hanno come fine la realizzazione di una società più giusta, coesa, solidale.
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Amedeo e Averardo: operai anarchici, vittime del fascismo ai suoi esordiClara Baldasseroni · Memoria
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Rubrica: MEMORIA | Autore: Clara Baldasseroni
La storia dei due Arditi del popolo uccisi a Livorno nell'agosto del 1921 raccolta e raccontata da Clara, che distribuisce in strada Fuori Binario.
Il mio bisnonno, Amedeo Baldasseroni nacque a Livorno nel 1886. Anarchico, lavorava come capo guardia elettricista alla "Ligure Toscana". Abitava all'Ardenza dove, in via della Gherardesca, si trovava un Circolo libertario di studi sociali fondato da Amedeo Boschi. Vi erano anche le sezioni delle due Camere del Lavoro (quella della CGdL e quella dell'USI), una sezione del PSI e un'attiva e numerosa sezione socialista femminile di rilievo nazionale.
Prima della "caduta" nell'agosto 1922 dell'amministrazione rossa – l'ultima ancora a resistere in Toscana agli assalti fascisti – e delle forzate dimissioni del sindaco Uberto Mondolfi, a Livorno i fascisti avevano avuto la vita difficile, scontrandosi sia nei quartieri che nei sobborghi con gli antifascisti e, in particolare, con gli Arditi del popolo, così come avvenne nella primavera e nell'estate del 1921.
Ad Ardenza Terra, nel pomeriggio dell'11 Agosto del 1921, in occasione di una conferenza dell'on. socialista Mingrino, dirigente nazionale degli Arditi del popolo, ci furono delle tensioni causate dall'arrivo dei fascisti che causò alcune sparatorie, in cui rimasero feriti il segretario del Fascio Vaccari e un bambino di 10 anni.
Gli scontri si estesero a via del Littorale (ora via U. Mondolfi) sino ad Ardenza Mare, con l'intervento anche delle Guardie regie e dei Carabinieri, e sul lungomare - fra il Ponte Principe di Napoli (gli attuali Tre Ponti) e la pineta di Banditella - dove in tarda serata rimasero uccisi gli Arditi del popolo ardenzini Amedeo Baldasseroni e Averardo Nardi, entrambi operai anarchici. Colpiti con armi da fuoco -rivoltelle- furono gravemente feriti prima Averardo Nardi poi anche Amedeo Baldasseroni. Furono entrambi trasportati in ospedale dove morirono dopo alcuni giorni; i funerali di Nardi, con grande partecipazione popolare, si tennero il 18 agosto e quelli di Baldasseroni il 4 settembre. La mia bisnonna rimase vedova con figli piccoli. Prima di morire Amedeo Baldasseroni aveva detto di essere stato colpito dal noto fascista Tito Torelli.
Torelli era allora uno studente diciannovenne di famiglia benestante, iscritto al Fascio di combattimento, già attivo come squadrista e in azioni di crumiraggio sin dal 1920. In seguito, sotto il regime, oltre a partecipare come volontario alla guerra d'aggressione all'Etiopia, avrebbe avuto una lunga carriera di gerarca, anche grazie all'amicizia con Galeazzo Ciano: fece infatti parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e sarebbe stato vice-Podestà di Livorno.
Secondo diverse testimonianze, quella sera, dopo gli scontri avvenuti nel pomeriggio, alcuni Arditi del popolo ardenzini, stavano vigilando la zona contro possibili spedizioni punitive dei fascisti provenienti da Ardenza Mare. Svolgendo tale incarico, dopo aver disarmato il fascista Corcos di passaggio assieme ad un'amica, disarmarono anche Torelli, in compagnia della fascista Aida Belli, che reagì sparando – come lui stesso ammise. Secondo quanto riferito da alcuni Arditi del popolo, Torelli sparò più colpi, anche dopo essere stato disarmato da Amedeo Baldasseroni, perché uscì fuori una seconda rivoltella che aveva addosso o passatagli dalla Belli. Subito dopo, un'altra sparatoria avvenne tra gli antifascisti e i Carabinieri, le Guardie regie e una guardia notturna che accorsero sul posto.
Per il duplice omicidio di Nardi e Baldasseroni, Torelli fu processato tre volte: una volta nel 1922 dal Tribunale di Lucca, e due volte dopo la Liberazione dai Tribunali di Firenze e Livorno. Venne sempre assolto, con motivazioni paradossali quali "non aver commesso il fatto", "legittima difesa" e "insufficienza di prove", così come riferito anche nelle cronache de "Il Tirreno".
Mio nonno Libero – figlio di Amedeo – tornato a Livorno alla fine della guerra durante la quale sfollò con la moglie a Capannori, vicino Lucca, seppe a cose fatte della riapertura dell'istruttoria, di cui però mio padre ha conservato gli atti processuali. Di certo all'assoluzione di Torelli contribuì, come in tanti altri processi, il clima politico che con l'amnistia di Togliatti, nel giugno del 1946 scagionò migliaia di criminali fascisti e repubblichini.
Comunque, Torelli, dopo il duplice omicidio si spostò subito a Lari, temendo possibili rappresaglie, poi altrove, ma non tornò più a Livorno, dove nella memoria popolare rimase sempre l'assassino degli ardenzini. Visse a Firenze fino al 1991 quando morì.
Nel 1977, Amedeo Baldasseroni – come Averardo Nardi – venne riconosciuto dall'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) come vittima politica del fascismo e alla sua memoria venne conferita una medaglia al merito antifascista che ritirò mio nonno Libero Baldasseroni (fu in occasione dei 50 anni – appena superati – delle leggi fasciste).
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Quanto è pericoloso il saluto romano?Valentina Baronti · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti
Continua a fare rumore la sentenza della Cassazione del gennaio scorso, che ha chiesto un nuovo processo contro 8 persone accusate di aver fatto il saluto fascista durante un corteo commemorativo di estrema destra. Le motivazioni non sono state ancora pubblicate, ma l'avvocato della difesa ha dichiarato che non è reato se manca la volontà di ricostituire il partito fascista.
Senza voler entrare nei meandri di una singola sentenza, una domanda però ci viene spontanea: nel momento in cui l'onda nera cresce e si fa sempre più forte, come abbiamo visto tutti nell'inquietante video di Acca Larentia, nel momento in cui al governo siedono esponenti di estrema destra, ha senso chiedersi ancora se c'è la volontà di ricostituire il partito fascista? O siamo ormai fuori tempo massimo?
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AlfabetoFelice Simeone · Segnalazioni
!Segnalazioni
Rubrica: SEGNALAZIONI | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte interessanti da scoprire.
A - ALTERNATIVA — "È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo", recita una provocazione di cui si ignora l'origine, ma Mark Fisher, uno dei più poliedrici pensatori del XXI secolo, ha dedicato la sua vita alla ricerca di un'alternativa tra accademia e underground, internet e magia, speranza e disperazione. A sette anni dal suo suicidio, un gruppo di pensatori italiani non allineati, fra cui Lucia Tozzi e Christian Raimo, ne ripropongono le idee nel podcast "La realtà esiste per essere cambiata: cosa ci ha lasciato Mark Fisher", curato da Nicola Lagioia per il blog Fare Fuoco su lucysullacultura.com. Info su https://bit.ly/3U5mFxB
B - BOSCHI — I boschi sono i laboratori che producono l'ossigeno che respiriamo. Gli alberi, inoltre, assorbono radiazioni, calore, e soprattutto, anidride carbonica. Il Global Forest Watch è una mappa delle foreste globali, e usa dati attendibili e tecnologie avanzate per analizzare lo stato di salute dei nostri boschi. Selezionando la Toscana, si scopre che, tra il 2001 e il 2022, si sono persi 88 mila ettari di bosco, pari ad una diminuzione dell'8% di foreste totali. https://bit.ly/3vEVhMG
C - CHIMICO — Oggi il manicomio non è più costituito da fasce, muri, sbarre, ma è diventato astratto, invisibile. Si è trasferito direttamente nella testa, nelle vie neurotrasmettitoriali che regolano i pensieri. Il vero manicomio, oggi, sono gli psicofarmaci. Piero Cipriano, uno psichiatra riluttante, descrive questa realtà ne "Il manicomio chimico" edito da Elèuthera. https://bit.ly/3vEVoI6
D - DATI — Che cos'è un femminicidio? Cosa lo distingue da un omicidio comune? Donata Columbro, una giornalista dei dati, fa il punto sulla situazione italiana. "Per il 39,3 per cento della popolazione italiana la donna è responsabile della violenza subita". https://bit.ly/3U1Sw28
E - EMERGENZA — Quando si parla della diffusione di armi per uso personale, si pensa agli Stati Uniti o alla Svizzera. Non si pensa all'Italia; ma l'Italia è uno dei maggiori produttori mondiali di armi leggere. Preziosa l'inchiesta "Revolver: Le armi da fuoco in Italia" di Alessandro Bernardini e Viviana Preziotti. https://bit.ly/4208lIL
F - FEMMINISMO — La Rai ha restaurato e digitalizzato "il primo documentario femminista", cioè Marisa della Magliana, opera del 1976 di Maricla Boggio. Disponibile gratuitamente su raiplay.it. https://bit.ly/49glEHx
G - GKN — La vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici della GKN ha oltrepassato le mura della fabbrica dove è nata ed è diventata una lotta di principio. "A questo eterno me ne frego fascista in cui tengono la classe operaia" hanno detto, "noi abbiamo contrapposto un -noi ci prendiamo cura- di un territorio, e di una comunità." https://bit.ly/3RZ3xyJ
H - HACK — A dieci anni dalla scomparsa di Margherita Hack, l'amica e collega Maria Luisa Princivalli ha lanciato il concorso Viva Marga per rendere omaggio ad una donna che ha saputo avvicinare la scienza alla società e stimolare nei giovani l'interesse alle materie STEM. http://www.vivamarga.it/
I - INTRODUZIONE — Per quasi trent'anni, Oumou Sangaré è stata un'icona femminista nella cultura africana. Oumou ha cantato contro i matrimoni combinati, le mutilazioni genitali, la poligamia. La World Circuits ha reso disponibile una "Introduzione ad Oumou Sangaré". Attenzione: può dare dipendenza. https://bit.ly/3U15AET
L - LIBERTÀ — Hacking Justice è un documentario di Clara Lopez e Juan Pancorbo sulla vicenda di Julian Assange. Non si tratta di un semplice resoconto delle rivelazioni di Wikileaks ma di un'investigazione del funzionamento della giustizia. Se organizzate una proiezione privata a casa vostra, invitateci: verremo! Info su https://bit.ly/3PSMSfb
M - MEMORIA — Il 27 Gennaio si è celebrata la giornata internazionale della memoria delle vittime dell'Olocausto. Nel 1992, Art Spiegelman vince il premio Pulitzer con il fumetto Maus, un'opera che racconta la storia di una famiglia ebraica tra gli anni della guerra e il presente. In Maus, gli ebrei sono topi e i nazisti sono gatti, facendo così emergere le macchie della sporca coscienza europea. https://bit.ly/48XZ1qZ
N - NORD — Miglior album europeo del 2023 di Songlines: Iktu, della band finlandese Okra Playground. Formazione elettro-folk efficacissima a trasportarci in mondi sonori da cui può capitare di non volere più tornare indietro. https://bit.ly/3O77wrN
O - OPERAI — "La classe non è un concetto astratto" scrive Mario Tronti nell'introduzione a "Per un atlante della memoria operaia", curato per le edizioni Derive e Approdi insieme a Lorenzo Teodonio. Il libro ribadisce l'esistenza della classe operaia nella contemporaneità del lavoro salariato. https://bit.ly/3O2iEGb
P - PACE — "La fragile tregua ottenuta per Gaza è il frutto di una lunga mediazione internazionale, ma servono un cessate il fuoco permanente e una vera soluzione politica." Petizione promossa da Emergency, Laboratorio Ebraico Antirazzista, Assopace Palestina e Mediterranea. https://cessateilfuoco.org/
Q - QUESITI — Simone Weil è stata una pensatrice atipica che ha molto riflettuto sulla natura della violenza, della forza, e quindi della guerra. "Chiarire i concetti, screditare le parole congenitamente vuote, servirebbe a salvare delle vite umane." Un podcast di radio-rai ripropone la tremenda attualità del suo pensiero. https://bit.ly/48xlZp4
R - RETE — La Fondazione GIMBE lancia la Rete Civica per promuovere il Servizio Sanitario Nazionale "come pilastro della nostra democrazia, strumento di equità e giustizia sociale". https://salviamo-ssn.it/
S - SLOW — Slow News (giornalismo lento), un'esperienza tutta italiana messa su da giornalisti che sono scappati dai ritmi forsennati delle redazioni. Slowly propone ogni venerdì le notizie importanti, quelle che restano. https://www.slow-news.com/progetti-speciali/slowly
T - TESTIMONIANZA — "Breaking the Silence" (Rompere il silenzio), una comunità di veterani dell'esercito Israeliano che durante il loro servizio nei territori occupati ha preso consapevolezza delle ingiustizie. Brian Sanders: "dopo aver combattuto a Gaza nel 2014, ora vuole solo battersi per la pace". https://www.breakingthesilence.org.il/
U - UTOPIA — Irene Doda smaschera le trame di potere dei miliardari nel suo saggio "L'utopia dei miliardari" per Tlon Edizioni. Questi miliardari si disinteressano del presente e lavorano all'eterna giovinezza. Noi di Fuori Binario abbiamo già una scorta di pernacchie pronte. https://bit.ly/3S2OsvY
V - VALORI — Un cittadino Sikh fu multato per un kirpan. La Cassazione ha confermato la sanzione perché un immigrato ha l'obbligo di conformarsi ai valori della società in cui ha deciso di vivere. Quali sono i "nostri" valori? Info su https://bit.ly/3M0D9Ci
Z - ZANOTELLI — Alex Zanotelli è un missionario. Ha scritto una lettera alla tribù bianca, un'opportunità rara per vedere, e non limitarci a guardare, il mondo che la nostra tribù ha soggiogato con la violenza, la fame, la supremazia. https://bit.ly/3RZ3KC1
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Il gelso di San GiorgioValentina Nicastro · Mille Foglie
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Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro
C'è un magnifico albero circondato da ulivi secolari nel quartiere dell'Oltrarno di Firenze, lo puoi incontrare lungo via San Leonardo del Belvedere costeggiando le mura verso Porta San Giorgio: si chiama il "Gelso di San Giorgio".
Era ormai sera quando lo scorsi la prima volta. Due giorni dopo sono tornata con la luce del sole per scrutare ogni dettaglio: i solchi nella corteccia, il corpo cavo con le poche foglie rimaste prima di perderle. Quell'individuo anziano corroso dalla storia mi ha fatto pensare al pittore Borrani, ai suoi meravigliosi scorci di vita nella vecchia Firenze, quando noi avevamo ancora da nascere e il gelso di San Giorgio era già lì, nella sua posa statuaria di fronzuto patriarca.
I gelsi sono stati tra gli alberi più sfruttati nel mondo contadino: erano diffusissimi perché le foglie erano il nutrimento dei bachi da seta. I gelsi sono stati cibo, economia, bellezza… punteggiano il confine tra un campo e l'altro, ombreggiano le corti delle abitazioni rurali sparse nella zona collinare. Venivano anche crudelmente capitozzati per ottenere - a un'altezza accessibile – quel fogliame necessario per l'allevamento dei bachi da seta, che è durato fino agli anni Cinquanta.
Avete mai assaggiato le more di gelso? Sono un frutto squisito e ricchissimo di antiossidanti.
Ma la storia è andata in una direzione differente: il mondo contadino è diventato urbano e ai gelsi sono stati preferiti altri alberi, forse perché "sporcano" con quei loro abbondanti frutti dolci e appiccicosi che cadono per terra.
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Desinenze di genereMarta Benettin · Femminismi
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Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin
Lo confesso, faccio parte di quelle persone a cui, quando trovano scritto il/la bambino/a, l* bambin*, l@ bambin@ o ә bambinә, viene l'orticaria. Ora che ho confessato la mia debolezza, aggiungo un "però". Però rivendico il diritto di provare a trovare una soluzione al problema, molto complesso, della questione femminile nella lingua italiana. Perché, a differenza di molti di quelli a cui viene l'orticaria, credo che il femminismo passi anche attraverso la lingua.
Le parole sono importanti: il pensiero si esprime attraverso le parole e le parole modellano il pensiero. L'enorme problema linguistico dell'italiano è che i sostantivi, gli aggettivi, gli articoli e i participi hanno un maschile e un femminile. E al plurale il maschile è sovraesteso, ovvero predominante: in un gruppo con 9 donne e un uomo, si parla comunque al maschile.
Non credo che al momento le soluzioni trovate, con *, ə o @, possano funzionare. Forse nella saggistica, ma non riesco a pensare a un testo poetico scritto in questo modo.
Questo non significa però gettare la spugna o denigrare chi prova a trovare una soluzione. Dobbiamo andare avanti per tentativi. Valeria della Valle, prima donna oggi a guidare il dizionario Treccani, ha curato l'edizione 2022, con Giuseppe Patota, mettendo tutti gli aggettivi e sostantivi prima al femminile e poi al maschile. Un piccolo gesto ma emblematico.
Call to action: senza eliminarlo, possiamo tutti imparare ad usare meno il maschile sovraesteso, sdoppiando qualche volta i sostantivi (i candidati e le candidate), riformulando (chi si candida), ecc. Possiamo contribuire a trovare la soluzione migliore!
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È così che si impara a volareValentina Baronti · Lavoro
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Rubrica: LAVORO | Autore: Valentina Baronti
Grazie a cinque mesi di sciopero e presidio ai cancelli di Mondo Convenienza arriva un contratto equo per cinquemila lavoratori: la lotta paga.
Sembra una storia uscita dal Metello di Pratolini, e invece è quello che accaduto lo scorso anno ai cancelli di un capannone stipato di mobili low cost, nella piana fiorentina. Cinque mesi di sciopero e presidio, 161 giorni e 162 notti per la precisione, davanti al magazzino di Mondo Convenienza a Campi Bisenzio: cariche della polizia, cene in strada per solidarietà, concerti, cortei, assemblee... e ora i lavoratori iscritti ai Si Cobas Firenze e Prato possono proprio dirlo che la lotta paga!
Dal primo marzo in tutti gli appalti di Mondo Convenienza verrà applicato il contratto nazionale della logistica, com'è giusto che sia per chi fa il facchino, l'autista, il montatore. Non avranno più lo scempio del contratto multiservizi, cappello sotto al quale si nascondono tanti appalti, con l'unico obiettivo di pagare meno e dare meno diritti.
Quella lotta era partita da richieste basilari: marcatempo, straordinari pagati, otto ore su cinque giorni, dispositivi di sicurezza. Già queste richieste erano state rifiutate dalle aziende, figuriamoci se valeva la pena chiedere la luna: un contratto nazionale adeguato al reale lavoro che si fa. "Il sindacato siamo noi" si leggeva in quei giorni sui gilet dei facchini. Sì, il sindacato sono loro, gli ultimi, quelli che hanno da perdere di più perché il permesso di soggiorno è legato a quel posto di lavoro, perché hanno attraversato le montagne per mandare soldi a casa, perché non hanno reti familiari di sostegno.
Poi, c'è chi dice che in realtà quell'accordo è frutto di un pacato ed educato tavolo istituzionale, al quale la sigla sindacale dei lavoratori in sciopero non era stata nemmeno invitata. Ma la verità è che senza quella lotta quel tavolo non si sarebbe mai aperto, che senza la loro resistenza non saremmo mai arrivati a questo risultato, che speriamo faccia da apripista per cancellare del tutto il contratto multiservizi.
Questi venti lavoratori, che hanno resistito più di cinque mesi ai cancelli, nel caldo di agosto e sotto le piogge dell'autunno, vanno ringraziati, perché hanno messo i loro corpi al servizio di diritti estesi a 5000 altri lavoratori, e potenzialmente a tutti noi.
"Nel suo piccolo, questo sciopero ha già fatto storia – si legge sui canali social dei Si Cobas Firenze e Prato –. Per noi questo non è il punto fine. Da qui si riparte, con gli insegnamenti che questa lotta ci offre. La lotta continua. La convergenza continua. Dentro e oltre Mondo Convenienza. Perché è vero, a volte possiamo cadere. Ma non abbiamo paura di farci male. Perché è così che si impara a volare".
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I pesi e le misure: Il caso SalisValentina Baronti · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti
Avete sentito parlare di Ilaria Salis? E vi ricordate invece dei marò? Salis è una cittadina italiana detenuta in Ungheria in condizioni disumane da un anno e di anni ne rischia 24. In una sua lettera ha parlato di topi, scarafaggi, cimici, spazi angusti e luridi, detenuti tenuti al guinzaglio. Eppure se ne parla pochissimo, nessun ministro ha gridato allo scandalo, nessun talk show è insorto, nessuna rabbia per un'ingiustizia subita da una concittadina in un paese barbaro. E il governo tace.
Eppure Ilaria Salis non ha ammazzato nessuno. Ha partecipato a una manifestazione di protesta contro la commemorazione della resistenza delle SS contro l'Armata Rossa, nell'assedio di Budapest. Salis è accusata di aver aggredito due neonazisti, che non hanno sporto denuncia e che hanno avuto una prognosi di otto giorni.
Quanto pesa la vita di un marò rispetto a quella di un pescatore? E che misura ha l'ingiustizia quando a subirla è chi si è mobilitato contro il neonazismo?
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Alto valore moraleValentina Baronti · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Valentina Baronti
Sei mesi con pena sospesa. Si è concluso così il processo contro le attiviste di Ultima Generazione che il 2 novembre scorso hanno bloccato la tangenziale di Bologna, per chiedere al governo di stanziare un fondo di riparazione permanente per gli eventi climatici estremi. Condannate per violenza privata e interruzione di pubblico servizio. Assolte per i reati di danneggiamento aggravato, manifestazione non autorizzata e violazione dei fogli di via. Ma la notizia più importante sono le circostanze generiche riconosciute dal giudice: aver agito per un alto valore morale, che poi è un po' come dire che, se non avevano agito nella legalità pur nella nonviolenza, hanno però legittimità sociale e politica.
Cosa dire invece delle politiche che a quegli eventi estremi continuano ad esporci? Di quella totale indifferenza istituzionale nei confronti di una qualsiasi alternativa al sistema neoliberista, che consuma il nostro futuro e poi ci lascia soli a spalare il fango e ricostruire? Ancora una volta i tribunali arrivano dove la politica non si preoccupa nemmeno di affacciarsi.
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Quei favolosi SettantaValentina Baronti · Incontri
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Rubrica: INCONTRI | Autore: Valentina Baronti
Incontri, dibattiti, proiezioni, musica e mostre per ripercorrere gli anni Settanta: dai movimenti extraparlamentari all'operaismo, dalla riforma dell'ordinamento penitenziario al movimento femminista fino a due incontri monografici su Piergiorgio Bellocchio e Rossana Rossanda. Si terranno tra febbraio e marzo alla Casa del Popolo di San Niccolò, in collaborazione con il Comitato di San Niccolò, Arci Firenze e l'associazione Pier Giuseppe Sozzi per lo studio dei movimenti politici e culturali, che curerà anche la mostra "Per una nuova narrazione dei '70". Gli incontri inizieranno alle 18, seguiti da apericena, proiezione, letture o musica dal vivo fino alle 21.30.
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Il teatro che abbatte i muriJacopo Stefani · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Jacopo Stefani
Con "Sfumature in atto" salgono sul palco i pazienti della salute mentale. Intervista al fondatore Daniele Giuliani: è un arricchimento reciproco.
Sfumature in atto è una formazione teatrale fondata a Firenze dieci anni fa da Daniele Giuliani. Il gruppo lavora molto all'intersezione fra pratica artistica e sociale, in particolare con persone affette da disagio psichico. Ne abbiamo parlato proprio con Daniele Giuliani, che ci riassume la sua storia:
Ho iniziato a dedicarmi al teatro all'età di 18 anni. Poco dopo, durante il servizio civile presso un centro diurno, una delle educatrici, sapendo di questo mio interesse, mi chiese di condurre un laboratorio. A quel tempo le mie conoscenze teatrali erano limitate, ma mi affidai all'istinto, che mi suggeriva di tentare. Poi ho approfondito la mia formazione, specialmente grazie all'incontro con Cora Herrendorf, che è stata la mia maestra per molti anni. Cora mi ha aperto molte porte sulle possibili applicazioni del teatro in diversi contesti. Da allora non ho più smesso di sperimentare.
Parlando di contesti teatrali poco comuni, qual è la cosa che più ti ha arricchito lavorando con i centri di salute mentale?
È difficile esprimere a parole l'impatto che questa esperienza ha avuto su di me. In più di dieci anni ha arricchito il mio bagaglio non solo professionale, ma anche umano e poetico. Le persone più gentili e sensibili che abbia mai conosciuto sono entrate così nella mia vita. Ciò che mi ha sempre colpito è il processo di trasformazione delle paure in splendide occasioni di evoluzione. Ho visto il potere di trasformare il silenzio in un grido, di sciogliere silenzi rancorosi in dialoghi costruttivi. Sono incontri che ci hanno dato tanto artisticamente, persone capaci di condividere dei vissuti e una forza poetica incredibili.
Alla luce della tua esperienza, come giudichi l'attuazione della legge Basaglia negli ultimi vent'anni?
La legge Basaglia rappresentò un'evoluzione straordinaria; fu proprio il movimento sorto intorno a Franco Basaglia a introdurre l'attività teatrale nei manicomi. Credo che adesso affiancare percorsi artistici alla riabilitazione psichiatrica sia un ulteriore sviluppo dello stesso processo. Introdurre la cultura come vero e proprio strumento di riabilitazione è un progresso di civiltà enorme, se si pensa che eravamo partiti da pratiche crudeli e disumanizzanti come l'elettroshock o la lobotomia.
C'è un aneddoto che vorresti condividere che renda l'idea del valore anche politico della vostra esperienza?
Dopo uno spettacolo, una signora si è avvicinata a me con dei complimenti per la mia regia, ma anche per gli operatori. Ho risposto dicendole che sul palco non c'erano operatori e lei, stupita, ha iniziato a elencarmi una serie di personaggi interpretati dai pazienti. In quel momento, ho realizzato la magia della scena: si erano abbattuti dei muri nella mente di quella signora.
In chiusura, Giuliani dice che prima di tutto si tratterà di tenere dritta la barra: "L'intento è quello di portare avanti un teatro che, oltre la scena, sia un canto pedagogico e trasformativo. Dalla formazione alle produzioni, cerchiamo di scolpire spazi di riflessione, ove il palcoscenico diventi specchio e i racconti si fondano con le trasformazioni. Vorremmo dipingere visioni che, come un'alba, aprano finestre nelle menti e abbattano i limiti alla comprensione reciproca."
Per chi volesse saperne di più, www.sfumatureinatto.org
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Istruzioni sacreDaniela Annetta · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Daniela Annetta
Crowdfunding per un libro sulla saggezza indigena.
Il libro di Sherri Mitchell Sacred Instructions - La saggezza indigena, per una trasformazione fondata sullo Spirito vitale è un invito a sollevarsi e agire per salvare il pianeta e tutti gli esseri viventi, per tornare a vivere insieme in armonia ed equilibrio secondo gli insegnamenti sacri dei suoi antenati. Quando i conquistatori bianchi hanno invaso le terre dei nativi americani, hanno imposto anche il loro modo di vivere basato sulla sopraffazione e la conquista che ha portando alla distruzione delle basi fondamentali per la sopravvivenza. In questo libro Sherri ci racconta gli insegnamenti degli antichi, e le profezie per il futuro. E il futuro è ora. Ora è il momento in cui siamo al bivio e dobbiamo scegliere se unirci ai popoli di tutti colori del mondo e lottare per riportare l'equilibrio e la salute oppure fare finta di niente e accettare la distruzione dell'ecosistema e della vita sulla terra. Gli insegnamenti sacri sono descritti da Sherri basandosi sulla sua esperienza personale, descrivendo gli stili di vita e le tradizioni che la sua tribù è riuscita a conservare, nel territorio nativo nel Maine canadese, sulle rive del fiume Penobscott.
Queste storie tramandate da tempi antichi, non sono solo narrazioni, gli anziani continuano a vivere nelle storie che si tramandano, e i giovani sono nati nelle storie che li hanno immaginati 7 generazioni addietro, quello che avevano immaginato, sognato, avviene oggi, in quello che era il loro futuro.
Se vuoi aiutare Multimage, casa editrice di Firenze, contribuendo a traduzione e stampa, riceverai il libro a casa tua appena sarà pubblicato, il crowdfunding è su https://bit.ly/3S7NSx7.
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Ciao amico KaosRiccardo Boni · Spoon River
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Rubrica: SPOON RIVER | Autore: Riccardo Boni
Giocheremo ancora nel Paradiso dei cani.
Ciao mio caro amico Kane Kaos, chissà se tu fossi stato ancora in questo mondo cosa avremmo fatto insieme. Forse saremmo andati in montagna, in quello splendido canyon del Passo del Muraglione che ci piaceva tanto... oppure a Capo d'Arno, sul Monte Falterona dove c'è il Lago degli Idoli, già sacro agli etruschi e dove non prende il cellulare. Ci abbiamo campeggiato tante volte, liberi nella natura. Fantasticavamo che venisse a prenderci una navicella interstellare etrusca per portarci al Grande Prato Verde dove nascono i tre arcobaleni dell'eternità. Accanto a questo prato infinito c'è un bel bosco dove non fa mai caldo o freddo, un fiume argenteo dove fare il bagno, e non c'è bisogno di mangiare. È lì che si riuniscono tutti i cani per giocare insieme. Sei lì Kaos ora? A cosa pensi?
So a cosa penso io però: penso a te Kaos! Ai 10 anni che abbiamo passato assieme. Quando arriva l'ora in cui uscivamo mi fermo, mi siedo sotto il nostro albero preferito, mi concentro e mi isolo da tutto... Sento solo te che abbai per chiamarmi.
E inizio a pensarti. Ricordo di quando eri piccolo, avrai avuto quattro o cinque mesi e crescevi, crescevi e diventavi sempre più grande. I tuoi muscoli diventavano sempre più grandi, forti e potenti, la tua corsa aveva una potenza inarrestabile! Ricordo tutti quei chilometri camminati assieme. Ricordo, e non le dimenticherò mai, le carezze che ti facevo e i baci che mi davi. Kaos sei sempre nei miei pensieri e cammini sempre accanto a me. Sempre, in ogni momento. Adesso sei al Grande Prato Verde con gli altri amici Kani del mio branco che cresce. Siete tanti ormai. Aspettate il mio arrivo scrutando l'orizzonte. Arriverò con pelo-orecchi-coda correndo verso di voi a quattro zampe. Perché il mio posto è lì, insieme a voi, perché quello è il paradiso che mi sono scelto per l'eternità.
Saremmo stati ancora tanto tempo insieme a correre e giocare, se solo una vile e infame mano umana non ti avesse avvelenato. Rest in peace Kane Kaos amico mio...
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Impariamo a galleggiareFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile
!Spoon River
Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Per affrontare un clima che non conosciamo ci vuole molta fantasia. Davanti ad un mare che cresce ogni anno di più, i vecchi imperativi della difesa ad oltranza di ogni metro di terra che al mare abbiamo "strappato" risultano piuttosto velleitari: molto più interessante sarebbe valutare altre strategie, come la ritirata, che però viene considerata poco onorevole dai militari.
A Marina di Pisa, per esempio, il mare reclama il lungomare già da tempo, ad ogni mareggiata importante i ciottoli della spiaggia vengono scaraventati sulla strada dai cavalloni: il risultato del lavoro del mare è una bella, grande spiaggia che cancella l'asfalto e permette di aumentare gli ombrelloni! Sarebbe un'attrazione turistica più ambita della ruota panoramica, basterebbe spostare il traffico veicolare su una delle tre strade parallele al lungomare e rimettere in funzione il trenino che collegava Pisa e Livorno passando per Marina, Tirrenia e Calambrone... vedremo rifiorire tutto il litorale.
Nelle pianure alluvionali poi dobbiamo lasciarci invadere dall'acqua e costruire condomini galleggianti: già oggi, con scantinati formati da una platea di fondazione in cemento armato dalla quale partono i muri perimetrali, sempre in cemento armato, stiamo in realtà costruendo dei cassoni, che, immersi nell'acqua, ricevono una spinta dal basso verso l'alto pari al peso dell'acqua spostata, grazie al principio di Archimede. I collegamenti alle forniture e gli scarichi dovranno essere elastici e permettere il movimento del palazzo, che comunque dovrà essere convenientemente ormeggiato.
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Tra olivi e semiassi - La fabbrica dei sogniCamilla Lattanzi · Buone Nuove
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Rubrica: BUONE NUOVE | Autore: Camilla Lattanzi
Il primo romanzo di Valentina Baronti, giornalista di Fuori Binario.
Cambiare il mondo è un sogno? Una risposta a questa domanda è il romanzo working-class "La fabbrica dei sogni" ediz. Alegre, di Valentina Baronti.
Cambiare il mondo, capovolgere i rapporti di forza a favore degli oppressi è un impegno sfibrante e concretissimo, fatto di testardaggine, di strategia, di alleanze, di occhi fissi alla luna che non si fanno mai distrarre dal dito, ma è certamente anche un sogno, alimentato da idee e fantasie, così come dalla dimensione sensuale e fisica, perché solo unendo queste parti, utopiche, ideali, sensuali e corporee, è possibile sostenere la concretezza del gesto rivoluzionario.
La protagonista del romanzo, Agata, ci racconta una vicenda sindacale nota: lo sfondo è quello dello stabilimento industriale ex Gkn di viale Fratelli Cervi a Campi Bisenzio, dov'è (ancora) in corso l'assemblea permanente più lunga della storia sindacale italiana del dopoguerra. Ma, come dicevamo, la cronaca è solo una parte di questo racconto, che è anche un memoir e attraversa una specifica (e universale) vicenda familiare, sindacale, politica e umana. In primo piano c'è una donna che ha vissuto nella sua stessa famiglia le epocali trasformazioni di un sistema produttivo ed economico.
Agata è diventata adulta in Toscana, con le ginocchia affondate nella terra coltivata da famiglie povere in regime di mezzadria, il tronco cresciuto nella trasformazione della società agricola in società industriale, tra parenti che con le scarpe sporche di fango entravano nei cancelli delle fabbriche e si sindacalizzavano, e i suoi giovani rami sono germogliati in un Paese in crisi di identità, tra mercati che si finanziarizzano, sindacalismo sconfitto che arretra, crescente precarietà, Jobs act e Gig-economy. La protagonista ha per prima, in famiglia, la possibilità di studiare, ma non è solo la sua preparazione culturale a consentirle di osservare i rapporti di forza farsi asimmetrici e corrodere quel che resta di un glorioso passato di conquiste democratiche e costituzionali, ormai disinnescate dagli stessi corpi intermedi che avrebbero dovuto proteggerle.
Agata è stata una giovane no-global, si è iscritta a un partito, è diventata una mediattivista, poi è accaduto qualcosa, e, come molte altre persone della sua generazione, ha accusato un senso di delusione e il suo impegno politico e sociale si è interrotto. Ha atteso "il suo vento", che ha ripreso a soffiare forte il giorno in cui ha oltrepassato i cancelli di quella particolare, speciale, unica fabbrica, nella quale porterà tutta se stessa, incluse le fragilità, le paure, gli spaesamenti, permettendosi incursioni nel conturbante, nel desiderio sensuale che irrompe e si fa a sua volta rivoluzione, in un continuo contrappunto avvincente e mai prevedibile.
Agata non potrà forse fermare la trasformazione del lavoro in merce, ma potrà partecipare a un riscatto corale che si è fatto attendere per tanto, troppo tempo. E lo farà senza risparmiarsi, fino a che ce ne sarà: ve lo garantisce una persona che la conosce bene. #Insorgiamo.
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Tra Basaglia e la meditazioneSara Benedetti · Incontri
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Rubrica: INCONTRI | Autore: Sara Benedetti
Torna la meditazione a Fuori Binario. A partire dal 21 febbraio, ogni terzo mercoledì del mese dalle ore 18:00 alle 19:30, presso la sede di via del Leone 76, si terrà il corso di meditazione di Gian Luca Garetti, medico di medicina generale e psicoterapeuta che si ispira all'eredità di Franco Basaglia, lo psichiatra che liberò "i matti dalle catene".
Il corso, per citare le parole di Garetti, promuove una meditazione che "miscela l'agire basagliano e l'agire meditante; perché rafforzare la relazione con se stessi e con gli altri consente di aprire le prigioni mentali in cui spesso ci ritroviamo".
È gradito, per chi ha le possibilità, un contributo di 10 euro a lezione. I proventi saranno destinati a coprire i costi per la pubblicazione del giornale.
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Circuito Corto a Incisa ValdarnoSara Benedetti · Solidarietà
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Rubrica: SOLIDARIETÀ | Autore: Sara Benedetti
A Incisa Valdarno, l'associazione Circuito Corto in collaborazione con GAOS (Gruppo di Acquisto Ostinatamente Solidale) raccoglie le donazioni da parte di cittadine e cittadini che, anziché destinare gli oggetti di cui vogliono sbarazzarsi alla discarica, decidono di dare loro una nuova vita. Il prezzo simbolico fissato per la vendita è di un euro e buona parte del ricavato viene investito da Circuito Corto in progetti di solidarietà.
L'associazione organizza inoltre attività di promozione del consumo critico e degli stili di vita sostenibili e occasioni pubbliche di approfondimento su temi culturali, etici e sociali. Info su https://bit.ly/47JZNa5.
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Fuori Carrai dalla Fondazione MeyerSara Benedetti · Guerra
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Rubrica: GUERRA | Autore: Sara Benedetti
Ha sfondato il muro delle 10mila firme la petizione lanciata il 20 dicembre su Change.org che chiede le dimissioni di Marco Carrai, console onorario di Israele per Toscana, Emilia Romagna e Lombardia, dalla presidenza della Fondazione dell'Ospedale Pediatrico Meyer.
A fronte di più di 10.000 bambini palestinesi sterminati dall'esercito israeliano a Gaza, neonati lasciati morire nelle incubatrici, minorenni a cui sono stati amputati arti senza il ricorso all'anestesia a causa dell'esaurimento di forniture mediche, innocenti morti di fame, di sete e per il freddo: attivisti, semplici cittadini e personale medico chiedono a gran voce le dimissioni di Carrai che – riportando testualmente dalla petizione – "non ha speso una parola contro il massacro di bambini in corso".
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Settimana corta in SpagnaSara Benedetti · Lavoro
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Rubrica: LAVORO | Autore: Sara Benedetti
Al via la sperimentazione della settimana lavorativa corta in Spagna, da 40 ore a 32 ore suddivise su quattro giorni, a parità di stipendio. È la proposta avanzata dal partito Mas Pais del leader Iñigo Errejón che ha trovato il favore del vice presidente del governo Pablo Iglesias. «La Spagna è uno dei Paesi in cui si lavorano più ore rispetto alla media europea. Ma non tra i più produttivi. Lavorare più ore non vuol dire lavorare meglio» spiega Errejón. Il progetto segue la scia di iniziative sperimentali di successo, come in Giappone e in Nuova Zelanda. Secondo i proponenti, riducendo le ore lavorative è altamente probabile che aumentino la produttività e la qualità della vita. A beneficiarne sarebbe anche l'ambiente con una riduzione dell'inquinamento da traffico.
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Non conformiValentina Baronti · Sorellanze
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Rubrica: SORELLANZE | Autore: Valentina Baronti
Hai un bel viso. Dovresti fare qualcosa, non per l'estetica ma per la salute. Non è il tuo corpo, è quello che indossi, se impari a vestirti sei bella pure tu. Guarda quella com'è agghindata, sembra un travestito.
Leggete queste frasi. Quanti di voi le hanno dette almeno una volta? Quante hanno anche pensato «di farlo a fin di bene»? Eppure, sono il frutto più subdolo del patriarcato dominante, quello che ci ha abituato a giudicare sempre sulla base del corpo, che sia per accettare la sfiga di essere nate non conformi o per dare l'immagine migliore della nostra conformità, poco cambia.
Il corpo è il metro di misura di questa epoca e ci coinvolge tutte e tutti, le persone grasse come quelle disabili, gli afrodiscendenti come i transessuali, chi si sente in dovere di coprirsi così come chi pensa di doversi per forza scoprire. Un'attenzione maniacale all'immagine, talmente permeata in ogni istante della nostra vita da rappresentare il più feroce degli strumenti di controllo. Così efficace, che non ci rendiamo neanche conto di averlo addosso e allora restiamo tutti zitti quando alla Camera dei deputati si tiene un convegno per attaccare la 194, già di fatto annullata dall'obiezione di coscienza che rende praticamente impossibile interrompere la gravidanza in alcune regioni.
Non ci ribelliamo quando il governo invia gli ispettori in una spedizione punitiva contro il centro di Careggi dove si accompagnano gli adolescenti verso il cambio di sesso.
E il sistema patriarcale intanto stringe sempre di più le maglie del controllo, con noi che siamo troppo distratti a rincorrere un ideale di bellezza e conformità creato ad arte, come in quei video short sui social dove le donne si allenano e perdono 50 chili in time-lapse. Una continua altalena tra l'illusione e la frustrazione. È come vivere in un romanzo distopico, dove noi rincorriamo il mito della magrezza, mentre il potere ingrassa.
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