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ATTUALITÀ
Genocidio: Israele davanti alla Corte per il massacro di civili a Gaza
Nicola Melloni e Riccardo Michelucci · Fuori Binario n. 259, Febbraio 2024, pagina 3
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Nicola Melloni e Riccardo Michelucci
Le parole di Micaela Frulli, docente di diritto internazionale: "È un momento storico per la giustizia, il blocco totale della Striscia è un crimine di guerra"
Quando abbiamo incontrato Micaela Frulli per questa intervista, il Sudafrica aveva appena denunciato lo Stato di Israele alla Corte internazionale di giustizia per violazione della Convenzione sul genocidio. "Finalmente qualcuno batte un colpo sul massacro in corso a Gaza" è stato il primo commento a caldo della docente di diritto internazionale all'Università di Firenze, con un riferimento implicito al prolungato silenzio degli Stati occidentali che odora sempre più di complicità. Le udienze che si sono svolte alla metà di gennaio presso la Corte dell'Aja hanno segnato un momento storico per la giustizia internazionale. "È la prima volta che lo Stato di Israele viene citato di fronte alla Corte internazionale di giustizia per presunta violazione della Convenzione sul genocidio del 1948, in base alla quale gli Stati non avrebbero solo l'obbligo di perseguire penalmente i responsabili di un eventuale genocidio ma anche quello di prevenirlo".
E adesso cosa può accadere?
La Corte dovrebbe adottare misure cautelari vincolanti, ovvero stabilire che sia plausibile la presenza di una violazione. E, considerata la mole probatoria presentata all'udienza dal team sudafricano, è molto probabile che lo faccia in tempi brevi. Tali misure non dovrebbero tuttavia consistere nella richiesta di cessazione delle operazioni militari (d'altra parte Israele ha già fatto sapere che non l'accetterebbe) ma, più plausibilmente, nel garantire la fornitura di aiuti umanitari e assistenza medica alla popolazione civile e ordinare l'ingresso degli investigatori privati all'interno della Striscia di Gaza per indagare su quello che sta accadendo. Insomma almeno dare un po' di respiro ai civili e prevenire il degenerare della situazione.
Esistono precedenti in questo senso, nella storia recente?
No. In sede di giudizio non è mai stato stabilito che uno stato si sia macchiato di genocidio. Nel 2007 la Corte di giustizia riconobbe che il massacro di Srebrenica fu effettivamente un genocidio ma affermò che la Serbia era stata colpevole soltanto di 'mancata prevenzione'. Ma allora il caso fu complicato dalla presenza dello stato fantoccio della Repubblica serba di Bosnia. E i giudici ritennero che Belgrado avesse soltanto un rapporto indiretto con quell'entità, sebbene dalla documentazione agli atti risultava addirittura che pagasse le pensioni dei leader politici e militari serbo-bosniaci.
Facciamo un passo indietro. Sulla base del diritto internazionale umanitario come può essere definita la reazione del governo israeliano all'attacco di Hamas del 7 ottobre? Si poteva parlare – almeno in una prima fase – di legittima difesa?
Premesso che le azioni di Hamas costituiscono crimini di guerra da perseguire prima possibile, atti che potrebbero anche essere qualificati come crimini contro l'umanità considerando che sono stati lanciati nell'ambito di un attacco su larga scala contro i civili, l'attacco del 7 ottobre è partito da una zona sotto occupazione militare israeliana, perciò la reazione di Tel Aviv non può essere qualificata come azione in legittima difesa ai sensi del diritto internazionale. Si parla infatti di legittima difesa quando uno stato reagisce a un attacco sferrato da un altro stato o da attori non statali che si trovano sul territorio di un altro stato.
Da quello che abbiamo visto in questi mesi di guerra, e premesso che in molti casi è estremamente difficile verificare le informazioni con indagini indipendenti e imparziali data anche l'assenza di giornalisti internazionali sul terreno, la reazione di Israele è ampiamente sproporzionata rispetto all'attacco subito e anche all'obiettivo di liberare gli ostaggi ancora detenuti da Hamas e sta violando gravemente il diritto internazionale umanitario.
Può elencare questi crimini?
Sicuramente è illegale il blocco totale della striscia di Gaza annunciato esplicitamente dal Ministro della difesa di Israele all'indomani dell'attacco di Hamas e messo in pratica chiudendo del tutto ogni via di accesso al territorio, tagliando l'elettricità e ogni possibile forma di rifornimento e impedendo l'arrivo di cibo, acqua, beni di prima necessità e aiuti umanitari anche attraverso il valico di Rafah, controllato dall'Egitto. A questo si sono aggiunti, nelle settimane successive, i blackout delle comunicazioni che hanno lasciato Gaza completamente isolata per diversi giorni. I convogli di aiuti umanitari sono stati fatti entrare nella Striscia con grande difficoltà e in quantità largamente inferiore alle necessità; la popolazione di Gaza è composta in larghissima maggioranza da civili, e su circa due milioni e 200mila persone residenti nella Striscia circa un milione sono bambini. Il blocco totale realizzato da Israele sta mettendo a serio rischio la sopravvivenza di questa popolazione civile palestinese e tutte le principali organizzazioni internazionali (Onu, Unicef, Oms) parlano di catastrofe umanitaria. Secondo il diritto internazionale umanitario costituisce un crimine di guerra, la cosiddetta "starvation", che consiste nell'affamare la popolazione civile e nel creare una condizione di carestia che ne mette seriamente a rischio la sopravvivenza.
Poi ci sono ovviamente i bombardamenti incessanti e indiscriminati contro i civili.
Sì, le leggi internazionali proibiscono di colpire ospedali, scuole, luoghi di culto e sedi di organizzazioni umanitarie. Il fatto che esponenti di Hamas si nascondano in edifici civili residenziali o in luoghi protetti non trasforma questi luoghi di per sé in obiettivi militari che è possibile colpire indiscriminatamente. Se è vero che il diritto internazionale umanitario contempla la possibilità che ci siano delle vittime civili nelle circostanze appena descritte, è chiaro che nessun attacco può causare una perdita o un danno eccessivo alla popolazione civile rispetto al vantaggio militare acquisito grazie a quell'attacco. Si tratta di valutazioni complesse, che devono essere fatte con tutti gli elementi del caso che in questo momento non abbiamo. Tuttavia, le stime che ci arrivano, non soltanto quelle fornite dal ministero della salute e di Gaza, ma anche dall'Organizzazione mondiale della sanità, dalla Croce Rossa e da altre fonti, parlano al 30 dicembre di oltre 25mila vittime civili, tra cui moltissimi bambini, e rendono necessaria e urgente un'investigazione accurata e indipendente che accerti se sono stati compiuti crimini internazionali.
L'intervista video integrale è disponibile al link https://bit.ly/FB-GazaFrulli
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Uscito sul numero 259 (Febbraio 2024), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
