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ATTUALITÀ
Il teatro che abbatte i muri
Jacopo Stefani · Fuori Binario n. 259, Febbraio 2024, pagina 11
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Jacopo Stefani
Con "Sfumature in atto" salgono sul palco i pazienti della salute mentale. Intervista al fondatore Daniele Giuliani: è un arricchimento reciproco.
Sfumature in atto è una formazione teatrale fondata a Firenze dieci anni fa da Daniele Giuliani. Il gruppo lavora molto all'intersezione fra pratica artistica e sociale, in particolare con persone affette da disagio psichico. Ne abbiamo parlato proprio con Daniele Giuliani, che ci riassume la sua storia:
Ho iniziato a dedicarmi al teatro all'età di 18 anni. Poco dopo, durante il servizio civile presso un centro diurno, una delle educatrici, sapendo di questo mio interesse, mi chiese di condurre un laboratorio. A quel tempo le mie conoscenze teatrali erano limitate, ma mi affidai all'istinto, che mi suggeriva di tentare. Poi ho approfondito la mia formazione, specialmente grazie all'incontro con Cora Herrendorf, che è stata la mia maestra per molti anni. Cora mi ha aperto molte porte sulle possibili applicazioni del teatro in diversi contesti. Da allora non ho più smesso di sperimentare.
Parlando di contesti teatrali poco comuni, qual è la cosa che più ti ha arricchito lavorando con i centri di salute mentale?
È difficile esprimere a parole l'impatto che questa esperienza ha avuto su di me. In più di dieci anni ha arricchito il mio bagaglio non solo professionale, ma anche umano e poetico. Le persone più gentili e sensibili che abbia mai conosciuto sono entrate così nella mia vita. Ciò che mi ha sempre colpito è il processo di trasformazione delle paure in splendide occasioni di evoluzione. Ho visto il potere di trasformare il silenzio in un grido, di sciogliere silenzi rancorosi in dialoghi costruttivi. Sono incontri che ci hanno dato tanto artisticamente, persone capaci di condividere dei vissuti e una forza poetica incredibili.
Alla luce della tua esperienza, come giudichi l'attuazione della legge Basaglia negli ultimi vent'anni?
La legge Basaglia rappresentò un'evoluzione straordinaria; fu proprio il movimento sorto intorno a Franco Basaglia a introdurre l'attività teatrale nei manicomi. Credo che adesso affiancare percorsi artistici alla riabilitazione psichiatrica sia un ulteriore sviluppo dello stesso processo. Introdurre la cultura come vero e proprio strumento di riabilitazione è un progresso di civiltà enorme, se si pensa che eravamo partiti da pratiche crudeli e disumanizzanti come l'elettroshock o la lobotomia.
C'è un aneddoto che vorresti condividere che renda l'idea del valore anche politico della vostra esperienza?
Dopo uno spettacolo, una signora si è avvicinata a me con dei complimenti per la mia regia, ma anche per gli operatori. Ho risposto dicendole che sul palco non c'erano operatori e lei, stupita, ha iniziato a elencarmi una serie di personaggi interpretati dai pazienti. In quel momento, ho realizzato la magia della scena: si erano abbattuti dei muri nella mente di quella signora.
In chiusura, Giuliani dice che prima di tutto si tratterà di tenere dritta la barra: "L'intento è quello di portare avanti un teatro che, oltre la scena, sia un canto pedagogico e trasformativo. Dalla formazione alle produzioni, cerchiamo di scolpire spazi di riflessione, ove il palcoscenico diventi specchio e i racconti si fondano con le trasformazioni. Vorremmo dipingere visioni che, come un'alba, aprano finestre nelle menti e abbattano i limiti alla comprensione reciproca."
Per chi volesse saperne di più, www.sfumatureinatto.org
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Uscito sul numero 259 (Febbraio 2024), a pagina 11. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
