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MEMORIA
Amedeo e Averardo: operai anarchici, vittime del fascismo ai suoi esordi
Clara Baldasseroni · Fuori Binario n. 259, Febbraio 2024, pagina 7
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Rubrica: MEMORIA | Autore: Clara Baldasseroni
La storia dei due Arditi del popolo uccisi a Livorno nell'agosto del 1921 raccolta e raccontata da Clara, che distribuisce in strada Fuori Binario.
Il mio bisnonno, Amedeo Baldasseroni nacque a Livorno nel 1886. Anarchico, lavorava come capo guardia elettricista alla "Ligure Toscana". Abitava all'Ardenza dove, in via della Gherardesca, si trovava un Circolo libertario di studi sociali fondato da Amedeo Boschi. Vi erano anche le sezioni delle due Camere del Lavoro (quella della CGdL e quella dell'USI), una sezione del PSI e un'attiva e numerosa sezione socialista femminile di rilievo nazionale.
Prima della "caduta" nell'agosto 1922 dell'amministrazione rossa – l'ultima ancora a resistere in Toscana agli assalti fascisti – e delle forzate dimissioni del sindaco Uberto Mondolfi, a Livorno i fascisti avevano avuto la vita difficile, scontrandosi sia nei quartieri che nei sobborghi con gli antifascisti e, in particolare, con gli Arditi del popolo, così come avvenne nella primavera e nell'estate del 1921.
Ad Ardenza Terra, nel pomeriggio dell'11 Agosto del 1921, in occasione di una conferenza dell'on. socialista Mingrino, dirigente nazionale degli Arditi del popolo, ci furono delle tensioni causate dall'arrivo dei fascisti che causò alcune sparatorie, in cui rimasero feriti il segretario del Fascio Vaccari e un bambino di 10 anni.
Gli scontri si estesero a via del Littorale (ora via U. Mondolfi) sino ad Ardenza Mare, con l'intervento anche delle Guardie regie e dei Carabinieri, e sul lungomare - fra il Ponte Principe di Napoli (gli attuali Tre Ponti) e la pineta di Banditella - dove in tarda serata rimasero uccisi gli Arditi del popolo ardenzini Amedeo Baldasseroni e Averardo Nardi, entrambi operai anarchici. Colpiti con armi da fuoco -rivoltelle- furono gravemente feriti prima Averardo Nardi poi anche Amedeo Baldasseroni. Furono entrambi trasportati in ospedale dove morirono dopo alcuni giorni; i funerali di Nardi, con grande partecipazione popolare, si tennero il 18 agosto e quelli di Baldasseroni il 4 settembre. La mia bisnonna rimase vedova con figli piccoli. Prima di morire Amedeo Baldasseroni aveva detto di essere stato colpito dal noto fascista Tito Torelli.
Torelli era allora uno studente diciannovenne di famiglia benestante, iscritto al Fascio di combattimento, già attivo come squadrista e in azioni di crumiraggio sin dal 1920. In seguito, sotto il regime, oltre a partecipare come volontario alla guerra d'aggressione all'Etiopia, avrebbe avuto una lunga carriera di gerarca, anche grazie all'amicizia con Galeazzo Ciano: fece infatti parte della Camera dei Fasci e delle Corporazioni e sarebbe stato vice-Podestà di Livorno.
Secondo diverse testimonianze, quella sera, dopo gli scontri avvenuti nel pomeriggio, alcuni Arditi del popolo ardenzini, stavano vigilando la zona contro possibili spedizioni punitive dei fascisti provenienti da Ardenza Mare. Svolgendo tale incarico, dopo aver disarmato il fascista Corcos di passaggio assieme ad un'amica, disarmarono anche Torelli, in compagnia della fascista Aida Belli, che reagì sparando – come lui stesso ammise. Secondo quanto riferito da alcuni Arditi del popolo, Torelli sparò più colpi, anche dopo essere stato disarmato da Amedeo Baldasseroni, perché uscì fuori una seconda rivoltella che aveva addosso o passatagli dalla Belli. Subito dopo, un'altra sparatoria avvenne tra gli antifascisti e i Carabinieri, le Guardie regie e una guardia notturna che accorsero sul posto.
Per il duplice omicidio di Nardi e Baldasseroni, Torelli fu processato tre volte: una volta nel 1922 dal Tribunale di Lucca, e due volte dopo la Liberazione dai Tribunali di Firenze e Livorno. Venne sempre assolto, con motivazioni paradossali quali "non aver commesso il fatto", "legittima difesa" e "insufficienza di prove", così come riferito anche nelle cronache de "Il Tirreno".
Mio nonno Libero – figlio di Amedeo – tornato a Livorno alla fine della guerra durante la quale sfollò con la moglie a Capannori, vicino Lucca, seppe a cose fatte della riapertura dell'istruttoria, di cui però mio padre ha conservato gli atti processuali. Di certo all'assoluzione di Torelli contribuì, come in tanti altri processi, il clima politico che con l'amnistia di Togliatti, nel giugno del 1946 scagionò migliaia di criminali fascisti e repubblichini.
Comunque, Torelli, dopo il duplice omicidio si spostò subito a Lari, temendo possibili rappresaglie, poi altrove, ma non tornò più a Livorno, dove nella memoria popolare rimase sempre l'assassino degli ardenzini. Visse a Firenze fino al 1991 quando morì.
Nel 1977, Amedeo Baldasseroni – come Averardo Nardi – venne riconosciuto dall'Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti (ANPPIA) come vittima politica del fascismo e alla sua memoria venne conferita una medaglia al merito antifascista che ritirò mio nonno Libero Baldasseroni (fu in occasione dei 50 anni – appena superati – delle leggi fasciste).
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Uscito sul numero 259 (Febbraio 2024), a pagina 7. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
