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BUONE NUOVE
Tra olivi e semiassi - La fabbrica dei sogni
Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 259, Febbraio 2024, pagina 13
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Rubrica: BUONE NUOVE | Autore: Camilla Lattanzi
Il primo romanzo di Valentina Baronti, giornalista di Fuori Binario.
Cambiare il mondo è un sogno? Una risposta a questa domanda è il romanzo working-class "La fabbrica dei sogni" ediz. Alegre, di Valentina Baronti.
Cambiare il mondo, capovolgere i rapporti di forza a favore degli oppressi è un impegno sfibrante e concretissimo, fatto di testardaggine, di strategia, di alleanze, di occhi fissi alla luna che non si fanno mai distrarre dal dito, ma è certamente anche un sogno, alimentato da idee e fantasie, così come dalla dimensione sensuale e fisica, perché solo unendo queste parti, utopiche, ideali, sensuali e corporee, è possibile sostenere la concretezza del gesto rivoluzionario.
La protagonista del romanzo, Agata, ci racconta una vicenda sindacale nota: lo sfondo è quello dello stabilimento industriale ex Gkn di viale Fratelli Cervi a Campi Bisenzio, dov'è (ancora) in corso l'assemblea permanente più lunga della storia sindacale italiana del dopoguerra. Ma, come dicevamo, la cronaca è solo una parte di questo racconto, che è anche un memoir e attraversa una specifica (e universale) vicenda familiare, sindacale, politica e umana. In primo piano c'è una donna che ha vissuto nella sua stessa famiglia le epocali trasformazioni di un sistema produttivo ed economico.
Agata è diventata adulta in Toscana, con le ginocchia affondate nella terra coltivata da famiglie povere in regime di mezzadria, il tronco cresciuto nella trasformazione della società agricola in società industriale, tra parenti che con le scarpe sporche di fango entravano nei cancelli delle fabbriche e si sindacalizzavano, e i suoi giovani rami sono germogliati in un Paese in crisi di identità, tra mercati che si finanziarizzano, sindacalismo sconfitto che arretra, crescente precarietà, Jobs act e Gig-economy. La protagonista ha per prima, in famiglia, la possibilità di studiare, ma non è solo la sua preparazione culturale a consentirle di osservare i rapporti di forza farsi asimmetrici e corrodere quel che resta di un glorioso passato di conquiste democratiche e costituzionali, ormai disinnescate dagli stessi corpi intermedi che avrebbero dovuto proteggerle.
Agata è stata una giovane no-global, si è iscritta a un partito, è diventata una mediattivista, poi è accaduto qualcosa, e, come molte altre persone della sua generazione, ha accusato un senso di delusione e il suo impegno politico e sociale si è interrotto. Ha atteso "il suo vento", che ha ripreso a soffiare forte il giorno in cui ha oltrepassato i cancelli di quella particolare, speciale, unica fabbrica, nella quale porterà tutta se stessa, incluse le fragilità, le paure, gli spaesamenti, permettendosi incursioni nel conturbante, nel desiderio sensuale che irrompe e si fa a sua volta rivoluzione, in un continuo contrappunto avvincente e mai prevedibile.
Agata non potrà forse fermare la trasformazione del lavoro in merce, ma potrà partecipare a un riscatto corale che si è fatto attendere per tanto, troppo tempo. E lo farà senza risparmiarsi, fino a che ce ne sarà: ve lo garantisce una persona che la conosce bene. #Insorgiamo.
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Uscito sul numero 259 (Febbraio 2024), a pagina 13. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
