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MILLE FOGLIE

Il gelso di San Giorgio

Valentina Nicastro · Fuori Binario n. 259, Febbraio 2024, pagina 10

!Lavoro

Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

C'è un magnifico albero circondato da ulivi secolari nel quartiere dell'Oltrarno di Firenze, lo puoi incontrare lungo via San Leonardo del Belvedere costeggiando le mura verso Porta San Giorgio: si chiama il "Gelso di San Giorgio".

Era ormai sera quando lo scorsi la prima volta. Due giorni dopo sono tornata con la luce del sole per scrutare ogni dettaglio: i solchi nella corteccia, il corpo cavo con le poche foglie rimaste prima di perderle. Quell'individuo anziano corroso dalla storia mi ha fatto pensare al pittore Borrani, ai suoi meravigliosi scorci di vita nella vecchia Firenze, quando noi avevamo ancora da nascere e il gelso di San Giorgio era già lì, nella sua posa statuaria di fronzuto patriarca.

I gelsi sono stati tra gli alberi più sfruttati nel mondo contadino: erano diffusissimi perché le foglie erano il nutrimento dei bachi da seta. I gelsi sono stati cibo, economia, bellezza… punteggiano il confine tra un campo e l'altro, ombreggiano le corti delle abitazioni rurali sparse nella zona collinare. Venivano anche crudelmente capitozzati per ottenere - a un'altezza accessibile – quel fogliame necessario per l'allevamento dei bachi da seta, che è durato fino agli anni Cinquanta.

Avete mai assaggiato le more di gelso? Sono un frutto squisito e ricchissimo di antiossidanti.

Ma la storia è andata in una direzione differente: il mondo contadino è diventato urbano e ai gelsi sono stati preferiti altri alberi, forse perché "sporcano" con quei loro abbondanti frutti dolci e appiccicosi che cadono per terra.

Pagina 10 del numero 259 Uscito sul numero 259 (Febbraio 2024), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero