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Meglio il PortogalloCristiano Lucchi · Resistenze
Cesare Castrignano e Kumar Sandeep vivevano la stessa condizione di povertà nelle strade di Firenze. Le loro vite troppo indecorose non piacevano al cittadino perbene, la notte venivano cacciati se cercavano un riparo dal gelo, di giorno erano esclusi dall'indifferenza dei più. Cesare è morto a metà febbraio. Il freddo ha fermato il suo cuore a pochi metri da due simboli cittadini, uno dell'accoglienza, l'altro del potere economico: lo Spedale tra i più antichi del mondo e una ricca Fondazione bancaria. Sandeep è morto pochi giorni dopo. È stato prima aggredito e poi ucciso mentre camminava nella sua zona, quella tra Piazza Puccini e l'Università. Per sopravvivere era sempre alla ricerca di lavoretti precari che duravano molto poco. Aveva il vizio di ribellarsi allo sfruttamento dell'imprenditore di turno che approfittava del suo stato.
Sandeep e Cesare erano fiorentini, credevano che questa città potesse offrire delle opportunità migliori rispetto ai loro bisogni e ai loro desideri. Non sapevano che la città patria dell'Umanesimo, capace di aprire le porte alla modernità mettendo al centro dell'azione politica, culturale ed economica la dignità della persona, aveva nel frattempo venduto l'anima. Palazzi, case, alloggi per la gente comune... tutto è stato messo in mano alla speculazione, al servizio dei processi di turistificazione. E mentre i ricchi invitano altri ricchi al banchetto della città, il resto della popolazione può, letteralmente, morire.
Intanto il Portogallo mette in pratica le politiche di La Pira e vara un piano casa illuminato: mutui agevolati, obbligo di affittare le case vuote, sgravi per chi affitta a lunga durata, uso della fiscalità generale per coprire le morosità, blocco delle licenze Airbnb. Da noi invece il governo Meloni dichiara "guerra contro le occupazioni abusive" e quindi contro i poveri che vi abitano, definiti "criminali". Il Referendum di cui vi parliamo in questo numero cerca di invertire la rotta, per salvare Firenze, ma soprattutto chi la vive, la abita, vi lavora.
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Diffusore di ideeFraska · Controvento / Ritratti
Visto da dentro - Cos'è Fuori Binario per chi lo vende per strada? Dignità, incontro, condivisione e qualche difficoltà nelle parole di un nostro giornalista-venditore
Buongiorno, mi presento: io sono un diffusore di idee. Così si deduce dal cartellino che ho appeso al collo mentre lavoro. Un vero badge da buon impiegato, anche se in realtà siamo tutte e tutti volontarie e volontari.
Cosa diffondo? Non preoccupatevi, non è una malattia infettiva, è solo il giornale che hai tra le mani e stai leggendo! Un giornale di formato grande, con un numero variabile di pagine, che si stampa ogni mese e fornisce notizie di economia, politica e anche di cronaca di Firenze.
Puoi riconoscermi perché senti da lontano la mia voce mentre, sfidando il rumore del traffico, faccio lo "strillone", come nei film in bianco e nero dei vecchi tempi. È il grido dell'oppresso, un grido di dolore e disperazione, di sdegno, ma anche di speranza e Resistenza. È un lavoro a tempo pieno, anche se spesso mi scambiano per un accattone che ciondola tra un bar e l'altro con un gruppo di amici sfaccendati che vive tra lo squallore della periferia ed il centro città. È un lavoro fuori moda perché la comunicazione e le notizie non si toccano più con mano, come un tempo. Corrono oramai su fili invisibili e unidirezionali: al contrario del nostro giornale, stanno su binari da cui non deragliano mai.
Chi controlla i media non cerca risposte, ma ti mette in riga per trasformarti in un nevrotico multitasking. La pausa non esiste, è un vuoto da riempire. Non serve riflettere, avere intenzioni, esprimere uno sguardo poetico o coscienzioso. Del resto la cultura (da còlere che significa coltivare) è sempre stata sopravvalutata o sottovalutata, e su questo argomento potrei fare altri dieci articoli, ma per questa volta vogliatemi bene ed accettate l'asserzione.
La faccenda comincia presto. Purtroppo la mattina l'umido sciupa i giornali; si smosciano, si spiegazzano, si stingono nonostante tutta la cura che ci metto per tenerli al meglio e a volte vorrei un giornale di carta impermeabile (quando piove è un disastro, è un giornale meteopatico). Ma proprio per questo amo Fuori Binario: perché combatte le intemperie, elimina i miei debiti e l'omertà della maggior parte dei mezzi di comunicazione. Non si fanno compromessi, piuttosto idee d'attacco. Creatività. Intuizione. Lo scopo è costruire uno strumento e farlo proprio per esprimere sé stessi e gli altri; uscire dalla prigione dell'incomprensione che ci censura e schiavizza intellettualmente, e di conseguenza nell'agire. Siamo particolari, a volte diversi, lo ammetto, ma come diceva De Gregori a Lolli (che aveva visto anche zingari felici) abbiamo i nostri quattro assi (bada bene di un colore solo) da giocare. Come sopravvivere è un trucco anche per un giornale come questo; lo puoi capire da te che ti fermi a scambiare due parole con il sottoscritto.
Mentre aspettiamo sotto la pioggia di svoltare il pranzo ed un sorso di vero vino, puoi notare che non ce ne andiamo neanche adesso. Sfidando anche il peccato, rimanendo parte di questa strada di cui noi, come il giornale, facciamo parte. "Un giornale un fiorino, un giornale due fiorini!" Quante cose avrei da raccontare, ma vabbè... gli aneddoti sono molteplici. Ad esempio oggi una persona a cui avevo gentilmente proposto di fare un'offerta per Fuori Binario e di conseguenza a me medesimo (essendone distributore), mi ha risposto: "passiamo oltre!" e se ne andata via così, senza nemmeno guardarmi negli occhi. "Oh!", mi sono detto, "ma cosa mi dice lui lì, qual era il messaggio?" Mi rispondo che il sorcio che viene a trovarmi a casa la sera avrebbe sicuramente una teoria più pratica e sincera della mia, ma io lì per lì ho visto solo una faccia da guardia che mi riprendeva in maniera benevola, del tipo: "per questa volta lasciamo correre." "Oh!" mi sono ripetuto, "ma che rabbia mi sale!"
Perché c'è gente e gente. Alcuni indifferenti, ma altri talmente gentili e onesti nello sguardo che mentre cedo il giornale so già: 1: che mi stanno sorridendo; 2: che leggeranno il giornale; 3: che stiamo condividendo qualcosa che non è bieco commercio; 4: che il giornale non è solo carta stampata, ma una realtà concreta, e chi lo prende lo leggerà con gli amici. Insomma un diffusore è un diffusore e certe cose le sa. Per strada c'è chi fa il cappello, chi allunga un bicchierino in cerca di due spicci. C'è chi si inginocchia e prega, chi fa il ruffiano, chi fa reati e chi si arrangia. Qui non si fa le pulci a nessuno, però ci si impegna e si fa volontariato: andare a pagina dodici e leggere per credere. Un'associazione ed una redazione che, schiena contro schiena, tengono in piedi una realtà in cui si riconosce una molteplicità eterogenea di persone, una pluralità che si armonizza su pagine profumate d'inchiostro.
Ad ogni modo io ringrazio sempre, per carità, ma non è la carità ciò che richiedo. Forse la dignità stessa? Forse un riconoscimento per ciò che diciamo e scriviamo? Forse la possibilità di desinare? No, non è nemmeno questo. È la necessità di comunicare, di vivere insieme un momento e scambiare un'idea, un'emozione. È la vita stessa a farci incontrare, e, se non suonasse un po' presuntuoso... direi la Provvidenza!
Fuori Binario di questo parla: vita, storie, persone, percorsi, comunità. Sì, soprattutto fare comunità che, come si nota, ha una certa assonanza con "comunicare".
Leggere per credere e, per favore, lasciate il vostro contributo!
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3Diritto all'abitare1 articolo
Salviamo FirenzeOrnella De Zordo · Diritto all'abitare
È lo slogan del referendum che vuol mettere un freno alle trasformazioni urbane che svuotano la città
I ricchi del mondo stanno comprando Firenze. E tu... potrai ancora permetterti di lavorare, studiare e vivere qui? Quali studenti potranno permettersi di abitare in uno studentato per 2.000 euro al mese? Che lavoro dovremmo fare per permetterci di vivere in case da 9.000 euro al metro quadro? Firenze potrà resistere a questa speculazione?
Noi tutto ciò non lo vogliamo. Firenze non deve diventare ancora di più una città solo per ricchi. Né accettiamo che si espanda quel processo che alcuni chiamano, con un termine ingannevolmente neutro, "gentrificazione", ma che di fatto è l'esproprio della città a danno di chi ci abita, ci lavora, ci studia a favore di grandi fondi immobiliari. O che il centro storico, ma ormai anche i quartieri limitrofi, diventino, come abbiamo detto insieme a tanti movimenti urbani, "la città vetrina". Con trasformazioni che hanno reso quartieri un tempo popolari come l'Oltrarno, Santa Croce, Sant'Ambrogio le zone che oggi vediamo: dedicate al turismo, possibilmente di lusso e per ceti alti.
È il risultato di precise scelte politiche di chi ha governato questa città negli ultimi 20 anni. La Firenze di Renzi e Nardella, con i loro piani strutturali, i regolamenti, l'urbanistica contrattata, e il loro mito liberista della città smart, destinata a gente cool, da piazzare sul mercato internazionale. Un processo che continua a ritmi accelerati, come dimostrano le nuove importanti costruzioni che stanno entrando nel mercato, dall'ex Teatro comunale alla Manifattura Tabacchi, rivolte esclusivamente a una clientela con ampie disponibilità economiche.
Abbiamo contrastato questo processo dal 2004 in poi, prima nel corso dei 10 anni di opposizione in Consiglio comunale, poi con azioni pubbliche del laboratorio perUnaltracittà, e ora con le pubblicazioni sulla rivista "La Città invisibile", approfondendolo nelle serie La fabbrica del turismo, A chi fa gola Firenze e in molti altri interventi. Per questo abbiamo aderito alla chiamata di Firenze Città Aperta a far parte dei promotori del Referendum "Salviamo Firenze", che vuole contrastare il processo di svuotamento della città per mano delle grandi realtà private che ne comprano pezzi, spesso di rilevante valore storico-artistico.
Le frasi all'inizio dell'articolo sono alcuni degli slogan che accompagnano i due quesiti referendari, elaborati grazie al contributo dell'ex consigliere Tommaso Grassi e degli avvocati Paolo Solimeno e Claudio Tamburini. In sintesi, si propone l'abolizione:
- della norma che favorisce gli studentati di lusso, permettendogli di svolgere anche attività alberghiera per un periodo extra, che si aggiunge alla quota del 49% di attività alberghiera resa già possibile dalla normativa nazionale;
- della norma che consente agli immobili prima adibiti a servizi pubblici di passare senza pianificazione urbanistica alla destinazione direzionale (anche in questo rientrano gli studentati).
Ma cosa sono gli Student Hotel? E perché questa focalizzazione sugli studentati di lusso? Perché sono parte integrante di questa idea di città per ricchi, stanno crescendo a velocità supersonica (avete presente la mole di cemento che si erge in viale Belfiore?) e svolgono sempre di più il ruolo di alberghi, godendo di una serie di condizioni di favore. Non a caso, lo Student Hotel di viale Lavagnini - ora Social Hub - viene pubblicizzato come "Molto più di un semplice hotel" e infatti è l'ottavo albergo a Firenze per tassa di soggiorno, con il suo Rooftop Pool & Bar, executive chef e via andando. Lo stesso gruppo, di cui è fondatore e amministratore delegato Charlie MacGregor, punta ad inaugurare appunto in Belfiore il complesso di 82.000 mq, che dovrebbe "superare ogni precedente edificio in termini di grandezza, con la promessa di portare il totale degli investimenti di TSH sul mercato italiano a circa € 375 milioni, con altri sei progetti nel mirino".
Dietro un nome fuorviante non ci sono dunque residenze destinate agli studenti, costretti a uscire addirittura dai confini comunali per trovare stanze e posti letto a prezzi accettabili, ma a una platea internazionale di persone ricche, che scelgono di mandare per qualche mese di vacanza-studio le figlie e i figli (o si prendono una seconda/terza/quarta casa per le vacanze), pagando per una camera fino a 2.000 euro al mese. Lo dice chi vive sulla propria pelle la difficoltà di essere fuorisede: "come studenti stiamo vedendo il continuo declino dei servizi e soprattutto delle residenze, mentre invece notiamo che in centro nascono sempre nuovi studentati privati inaccessibili alla maggior parte degli studenti".
Con il Referendum, e vi invitiamo a firmare per la sua realizzazione, vogliamo essere la pietra d'inciampo in questa corsa sfrenata al profitto che provoca aumento degli affitti (ben 18.000 famiglie non trovano casa), l'espulsione di residenti dal centro e oltre, l'esplosione del costo degli appartamenti in vendita, l'aumento spesso insostenibile degli affitti per gli esercizi commerciali.
La prima raccolta delle firme necessarie per sottoporre i quesiti al Consiglio comunale, che deve esprimere il parere definitivo di ammissibilità del referendum, è terminata con successo. Adesso è importante tenere alto il dibattito pubblico in città e soprattutto invitare alla mobilitazione, se non vogliamo una città a disposizione "esclusiva" dei ricchi, in cui sarà sempre più difficile vivere, lavorare, studiare, anche per chi fino ad ora poteva farlo.
(box) Il referendum "Salviamo Firenze" ha l'obiettivo di tutelare la città dalla bolla immobiliare che, oramai da anni, sta distorcendo il mercato delle abitazioni nel capoluogo fiorentino. Basterebbe pensare a come gli appartamenti di lusso, ristrutturati o nuovi, anche fuori dal centro, tocchino in certe zone della città il picco di circa 10.000 euro al metro quadro, con conseguente aumento dei prezzi nelle aree circostanti, escludendo di fatto molte persone dalla possibilità di poter abitare in centro, e di come gli studentati di lusso svolgano sempre di più il ruolo di alberghi, godendo di una serie di condizioni di favore (lo Student Hotel di viale Spartaco Lavagnini è l'ottavo albergo a Firenze per tassa di soggiorno). Lo scorso 14 gennaio sono state raccolte le firme necessarie per chiedere l'ammissibilità al Comune dei quesiti. Nel caso in cui il Referendum fosse considerato ammissibile, ci saranno poi altri due mesi di tempo per raccogliere altre diecimila firme. Poi il voto. www.salviamofirenze.it
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Dov'è finita la mia città?Laura Turchi · Diritto all'abitare
Nei ricordi di una nostra lettrice una Firenze che non c'è più, venduta al turismo invadente e alla speculazione immobiliare
Ho vissuto in Borgo San Lorenzo fino al 2002; ho 73 anni. Mi ricordo che nel centro storico della città c'erano una pizzicheria, un vinaio, che in piazza del mercato c'erano i banchi con la frutta e che all'interno si andava a comprare la carne e il pesce. C'erano varie botteghe di vario tipo. Per esempio al mercato centrale c'era un edificio basso di mattoni - la casina rossa -, che era una cooperativa dove si comprava di tutto bene e a buon prezzo; ora l'interno del mercato centrale è diventato un posto per pochi radical chic. So bene che ovunque adesso i piccoli negozi al dettaglio vengono soppiantati da centri commerciali, ma dico questo per sottolineare che prima c'erano delle botteghe per i cittadini che vivevano nel centro storico come me.
La città di Firenze era forse meno bella di oggi, meno pulita forse, sicuramente più provinciale; oggi è tenuta molto bene, ma non è più vissuta come prima. Ora quando torno in centro mi sembra di essere una straniera, perché visito una città fantasma senza i suoi abitanti, dove non esistono più gli spazi per stare insieme. Da piccola mi sedevo con mio babbo sulle scale della chiesa di San Lorenzo per leggere il giornale. Prima i bar, le latterie c'erano, ma erano frequentati da anziani, non era un lusso andarci per fare colazione, e le trattorie erano per gli operai. In città si parlava tra di noi, ci si conosceva, e c'erano molti cinema e teatri, che ora non ci sono più.
Adesso le case in centro costano tantissimo, sia a comprarle che ad affittarle, magari sono anche da ristrutturare; comunque chi possiede una casa in centro l'affitta nella formula del bed & breakfast. Io stessa vivevo in una bellissima casa in Borgo San Lorenzo, ma mi venne dato lo sfratto per farci un ostello. Una volta, ripassando dove abitavo, vidi che c'era ancora il mio nome sul campanello. Gli chiesi di toglierlo perché non mi sembrava corretto.
Allora ho comprato una casa in periferia, dove mi sono trasferita come la maggior parte dei cittadini. Tra periferia e centro storico ci dovrebbe essere equilibrio e armonico scambio, invece il centro è il salotto buono per i turisti mentre la periferia è dove si vive; c'è una separazione quasi ad istituire due città diverse.
Certi luoghi storici sono ristrutturati come alberghi, le chiese sono diventate ambienti museali e si paga il biglietto. Ci vorrebbe la volontà economica e politica di farne beni comuni di tutti e sottrarli ai privati. Si incontrano solo turisti. Io non ce l'ho con loro, ma vorrei un turismo più articolato, più intelligente, più rispettoso della città e dei suoi cittadini, e vorrei che la città non fosse abitata solo da loro. Ora vedo invece che tutto è fatto in funzione di turisti di passaggio; ci sono alberghi e ristoranti ovunque, locali anche banali e ordinari, dove non si mangia benissimo perché offrono menù con cibo omologato a standard turistici, e che occupano suolo pubblico anche dove sono antiestetici e non igienici per gli avventori.
Mi sento invasa dai turisti, non dai migranti.
Gli alloggi per gli studenti dovrebbero essere anche per quelli meno abbienti, non studentati di lusso. Inoltre il Comune dovrebbe dare un supporto economico per pagare l'affitto laddove gli inquilini non ce la facciano più e questo sia accertato.
Invece di costruire nuove case bisognerebbe ristrutturare edifici in disfacimento e riutilizzarli, o meglio legalizzare le occupazioni. Fare altre nuove costruzioni non è per niente ecologico né favorisce l'ambiente. Bisognerebbe piuttosto recuperare gli edifici abbandonati per darli ai senza tetto, gestendo le assegnazioni per regolarizzarle. Un tempo c'erano i bagni pubblici alla stazione, ora non ci sono più nemmeno quelli. Per coinvolgere di più la comunità basterebbe mettere più panchine e tavoli, utili a costruire spazi di socializzazione anche all'esterno.
Opporsi alla speculazione che distrugge i rapporti umani è ormai necessario, perché non si vive quasi più, il mito del sogno americano ha esaltato e invitato a diventare competitivi, ad escludere i più deboli, scartando la loro possibilità d'inclusione.
(testo raccolto da Clara Baldasseroni)
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Abitanti di passaggioValentina Baronti · Diritto all'abitare
Sono oltre diecimila gli alloggi destinati agli affitti brevi
A guardare la cartina vengono i brividi. Ogni alloggio Airbnb è rappresentato da un puntino rosso se è un appartamento e da un puntino verde se è una stanza. Più ci si avvicina al centro storico di Firenze, patrimonio dell'Unesco, più il colore si fa intenso, fino a diventare un'unica macchia indistinta.
I dati sono contenuti sul sito insideairbnb.com, che monitora a livello globale l'impatto della piattaforma di affitto turistico sulle comunità residenziali. La mappa è aggiornata in tempo reale e, nel momento in cui andiamo in stampa, a Firenze città ci sono oltre 10mila vani affittati con questa piattaforma. Di questi, il 78,5% sono interi appartamenti e solo il 20% sono stanze singole.
Questo significa che, all'interno del perimetro delle mura medievali, la città è in mano ai turisti, con tanti saluti a quanto ci eravamo ripromessi in pieno Covid. Ricordate? Firenze deve riconvertire la propria attività, lo stop al turismo non può metterci più in ginocchio, i residenti devono tornare a popolare il centro ecc.
Sul sito, oltre ai dati, si legge un commento: "A seconda del tipo di camera e dell'attività, un annuncio Airbnb residenziale potrebbe essere più simile a un hotel, disturbare i vicini, portare via alloggi, oppure essere affittato illegalmente".
È chiaro che ormai siamo lontani anni luce dall'idea di scambio casa con cui è nata questa piattaforma. Siamo di fronte a un affare milionario, spesso esentasse. Gli alloggi messi a disposizione non sono più l'appartamento comprato per il figlio che ora è a studiare all'estero o magari la seconda casa da affittare in bassa stagione. No, il sito parla chiaro, nel 65% dei casi si tratta di host che hanno più appartamenti, anche se magari si presentano come realtà familiari, a partire dal nome. "Edoardo e Michela" per esempio sono in cima alla lista, con ben 169 appartamenti, difficile che si tratti di una giovane coppia che affitta la casa acquistata per il figlio, in attesa che diventi grande. Insomma, in poche parole, Firenze è ostaggio del turismo mordi e fuggi e il suo centro storico si è trasformato in un enorme hotel con tante stanze più o meno grandi, gestite a volte direttamente dai proprietari, trasferitisi in zone più accoglienti e meno costose della città, a volte da veri e propri gruppi imprenditoriali. Quali siano le conseguenze sulla comunità residenziale lo vediamo tutti i giorni. Il centro di Firenze è una non città, dove tutto è in funzione del turismo: negozi, spazi pubblici, strade, piazze, bar. La marginalità viene spinta fuori dalle mura, i residenti fuggono e i prezzi sono così alti che per un non-turista è difficile spendere il proprio tempo libero all'interno dell'area Unesco. Un affare milionario quello degli affitti brevi, che contribuisce in maniera sostanziale alla gentrificazione, senza portare alcun beneficio alla comunità, neanche in forma fiscale, visto che, sempre secondo i dati di Inside Airbnb, il 90,4% degli alloggi sono affittati senza alcuna licenza.
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L'esperimento antipovertàValentina Baronti · Economia
La Catalogna sta lavorando a un piano pilota per l'erogazione di un reddito minimo universale senza condizioni "perché la sussistenza è il primo dei diritti umani".
Mentre in Italia il governo di destra cancella il reddito di cittadinanza, in Spagna non solo viene confermato e ulteriormente esteso, ma si prova ad andare oltre, con il piano pilota della Catalogna per l'introduzione di un reddito di base universale. Ce lo spiega la giornalista e attivista umanista Juana Pérez Montero, redattrice di Pressenza: "Si tratta di distinguere tra carità e diritto. Introdurre un reddito minimo per tutti, senza condizioni, significa eliminare la povertà con un tratto di penna, ma ci sono anche altri obiettivi".
Il reddito di cittadinanza in Spagna ha funzionato?
In base ai dati ufficiali del governo, il reddito di cittadinanza spagnolo (ingreso mínimo vital) ha aiutato più di un milione e mezzo di persone da quando è stato introdotto, ma le statistiche di economisti e operatori sociali sono molto diverse: solo il 12% dei poveri lo riceve. Questo perché l'accesso a questa misura è stato lento e complesso, tanto che spesso è arrivata tardi o non è arrivata a tante persone che nel frattempo hanno perso gli aiuti che ricevevano prima. È proprio questo il rischio di qualsiasi entrata sociale condizionata, per esempio dalla disoccupazione o dal reddito basso, perché ci sarà sempre qualcuno che rimane fuori dalla protezione sociale. Tutt'altro discorso invece con il reddito di base universale.
Qual è la differenza?
Stiamo parlando di aiuti economici che hanno caratteristiche diverse e rispondono a concetti assolutamente distinti. Il reddito di cittadinanza o qualsiasi altra misura rivolta alle persone in difficoltà economica o che si trovano in situazioni precarie, rientra nell'ambito della carità, trattandosi di un aiuto che rischia sempre di lasciare indietro chi non riesce a dimostrare queste condizioni. Questo problema e questa mentalità caritatevole spariscono con il reddito di base. Perché in questo caso parliamo del diritto di ogni essere umano ad avere la sussistenza assicurata, che dovrebbe essere il primo dei diritti umani, senza il quale non esistono tutti gli altri.
In Catalogna stanno lavorando a un piano pilota. Come funziona e quando inizierà?
È stato creato un Ufficio del Piano Pilota, diretto da Sergi Raventòs, e una prima applicazione inizierà a giugno di quest'anno. In cosa consiste? Per 24 mesi, 5.000 persone riceveranno 800 euro mensili per gli adulti e 300 euro per i minori. La metà di loro saranno scelti in maniera aleatoria tra i residenti in Catalogna, mentre gli altri 2.500 saranno di due città selezionate.
Essendo universale, il reddito di base spetterebbe anche ai ricchi, che dovrebbero pagare più tasse per finanziarlo, ma la Catalogna non può accompagnare il piano pilota con una riforma fiscale, che spetta solo al governo centrale. Questo non rischia di vanificare l'esperimento?
Per risolvere questo problema, si è deciso che il 10% con i redditi o patrimoni più alti resti escluso dall'esperimento, proprio perché non potrebbero finanziare il piano visto che le competenze in materia fiscale non sono del governo catalano.
Il reddito di base è la panacea per i problemi del mondo capitalista? Siamo nell'ambito dell'utopia o stiamo parlando di qualcosa di realizzabile?
Non è la soluzione a tutti i problemi del mondo capitalista, però sarebbe un progresso in direzione della giustizia sociale, iniziando dalla redistribuzione della ricchezza che è di tutti, ma si accumula ogni giorno di più in sempre meno mani. Implicherebbe il riconoscimento - come dicevo prima - di un diritto che deve essere inalienabile. E non è utopico. Ci sono risorse sufficienti, dipende solo dalla volontà politica dei governi.
Ci sono casi in cui è già stato sperimentato in Europa o nel mondo?
Ci sono stati circa 80 esperimenti, in Finlandia, India, Kenya, Canada, e molti altri si stanno attrezzando. In tutti i casi si è registrato un deciso miglioramento delle condizioni di vita per i beneficiari di questa misura sociale. Il Piano Pilota catalano prevede un avanzamento in universalità e incondizionalità, con i limiti di cui ho parlato prima e sapendo che si tratta di un esperimento. Si tratterà comunque di un importante contributo allo studio di questa misura, di come implementarla e degli effetti individuali e sociali che ha sulla popolazione.
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E se il lavoro non fosse un obbligo?Valentina Baronti · Economia
Chi non lavora non fa l'amore? Dietro l'etica del lavoro, inteso come una sorta di bagno purificante nel fiume sacro, c'è in realtà la distinzione capitalista tra oppressi e oppressori. A renderlo chiaro come l'acqua è proprio il reddito di base universale. Ed è forse questo l'aspetto più rivoluzionario di questa battaglia. È il presupposto stesso ad essere innovativo: nell'era industriale si sono accumulate ricchezze nelle mani di pochi, attraverso lo sfruttamento delle risorse umane e ambientali del pianeta. È arrivato il momento di redistribuirle, attraverso un reddito di base senza condizioni e distinzioni, finanziato attraverso una tassazione equa sui grandi patrimoni.
Partendo da questa base ognuno poi potrà decidere come contribuire allo sviluppo della propria comunità, se con un lavoro retribuito, con il volontariato, con il lavoro di cura o magari dando vita a quel sogno nel cassetto, a quel progetto che ha in testa e che non ha mai avuto il tempo o i soldi per realizzare. Solo così il lavoro potrà acquisire una vera dimensione etica e magari anche dare soddisfazione a quei molti che oggi sgobbano per la ricchezza di pochi.
(v.b.)
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Due modelli a confrontoRedazione · Economia
Reddito di cittadinanza: concesso a unità familiari. Donne e figli rimangono vincolate alla dipendenza dall'uomo.
Reddito di base universale: individuale. Ognuno ha il suo reddito personale, così le donne per esempio non sono costrette a rimanere in una relazione per poter mantenere i figli.
Reddito di cittadinanza: condizionato. Viene concesso se si è in determinate condizioni (disoccupazione, reddito basso ecc...), con la conseguenza che si rimane fuori se non si riesce a dimostrare queste condizioni.
Reddito di base universale: incondizionato. Viene concesso a tutti, anche se poi i più ricchi, di fatto, non ne beneficiano in quanto devono pagare tasse più alte proprio per finanziare la misura sociale. Nessuno rimane escluso.
Reddito di cittadinanza: stigma sociale. Chi riceve il reddito viene "bollato" come soggetto assistito.
Reddito di base universale: uguaglianza. Tutti lo ricevono, quindi non c'è il rischio dello stigma sociale.
Reddito di cittadinanza: trappola della povertà. Chi ha il reddito non vuole rischiare di perderlo per un lavoro di poco tempo o con una paga bassa, perché non hanno la sicurezza di accedere nuovamente all'aiuto allo scadere del contratto.
Reddito di base universale: una base minima per tutti. Tutti possono partire dalle stesse possibilità e su questa base decidere poi quale lavoro fare, compresi quei lavori che oggi non vengono retribuiti come per esempio il lavoro di cura o il volontariato.
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I colori di Piazza TassoFabio Olmastroni · Attualità
Un progetto collettivo di più realtà del territorio ha coinvolto grandi e piccini e San Frediano si riappropria così di uno spazio fondamentale per il quartiere.
Mai come ora, nello strascico di una pandemia ed in un tempo scosso dai cambiamenti climatici, si avverte la necessità di riconnetterci all'ambiente intorno a noi, fatto di persone e di natura. Ci siamo quindi interrogati su come aver cura della natura e contemporaneamente curare le ferite causate dal periodo straordinario che abbiamo vissuto. Così abbiamo elaborato un progetto imperniato su arte e cura del verde, con delle tecniche di arteterapia e di ortoterapia.
La scelta è ricaduta su Piazza Tasso, una piazza vissuta, complessa e con un verde pubblico in declino. Abbiamo sentito il bisogno di renderla una piazza frequentabile da tutte le fasce d'età e sociali, vista la sua centralità in un quartiere, San Frediano, dove la vita e l'impegno sociale sono ancora vivi. Un quartiere ancora "dei fiorentini", non troppo snaturato dal turismo mordi e fuggi.
Il progetto, condotto da APS PROGRESS, ANPI - Sezione Oltrarno e Periferie al Centro e finanziato dalla Fondazione CR Firenze tramite il bando Paesaggi Comuni, ha coinvolto volontari delle 3 associazioni, giovani in carico ai servizi sociali, ospiti dell'Istituto Penale Minorile di Firenze e bambine, bambini e abitanti del Quartiere.
L'area giochi, che ospita i conosciuti divertimenti, ha anche un'attrattiva insolita che pare essere presente da almeno quarant'anni: un manufatto in cemento, lungo circa 15 metri dall'andamento sinuoso.
L'onda di cemento
Dopo un'approfondita pulitura e rimozione delle sostanze organiche, Elisa Bestetti e Debora Ballario (illustratrice che ha progettato il bozzetto) hanno disegnato e colorato "l'onda di cemento" coinvolgendo anche volontari e bambini desiderosi di lasciare il loro segno. L'onda di cemento si è così riempita di soggetti cari ai bambini adattati allo spazio, in particolare ai tre buchi nel manufatto: un trenino che entra in galleria, una bambola e un orsacchiotto appoggiati a un hula hoop, una barchetta di carta che entra in una grotta, un pesce dalle grandi fauci, dei coniglietti che proteggono l'entrata di un castello di sabbia.
La progettazione della decorazione è nata dalla fusione di temi imperanti in Piazza Tasso: l'area giochi popolata quotidianamente dai bambini e la morte del piccolo Ivo Poli, 8 anni, ucciso durante l'eccidio fascista del 17 luglio 1944. E così i tanti simboli di divertimento disegnati si sono riempiti di quei papaveri a noi tanto cari perché simbolo della Resistenza. Nel lasciare il nostro disegno pieno di colore, lasciamo anche il nostro auspicio: che l'innocenza dei bambini possa sempre essere protetta dalle dinamiche di scontro del mondo adulto, sotto l'ombra di un bel fior...
Con le risorse avanzate a fine progetto, si è deciso poi di aumentare i giochi disponibili nell'area. In particolare si è acquistata ed installata una nuova altalena per bimbi grandi, con una seduta dedicata a bambine e bambini con disabilità.
L'intervento ha previsto infine la sistemazione dell'area dedicata al monumento in memoria dell'eccidio del 1944. L'aiuola era riempita da numerosi giaggioli invecchiati, un paio di rose e tre tigli. Il progetto ha previsto innanzitutto il diradamento dei giaggioli, il riutilizzo dei rizomi derivanti e l'inserimento di nuove piante. Oltre al recupero dei giaggioli sono state individuate altre specie vegetali "simbolo" da inserire su tutta la superficie dell'aiuola, in modo che ogni punto di vista riconduca al monumento e alla memoria che esso rappresenta. Le specie individuate sono di tipo arbustivo ed erbaceo, tutte di facile coltivazione e soprattutto bassa manutenzione e scarsa richiesta idrica: corbezzolo, papavero, anemone, gelsomino e Callistemon.
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Solidarietà da mangiareGianna Innocenti e Alessandro Simoni · Attualità
Da quasi vent'anni l'Associazione Periferie al Centro si occupa della gestione del "sostegno alimentare", distribuendo pacchi di cibo a persone in difficoltà.
Tra le attività dell'associazione "Periferie al Centro", editore di "Fuori Binario", vi è il "sostegno alimentare" per nuclei familiari in condizioni di necessità, basato su risorse in piccola parte provenienti da donazioni private, e in gran parte forniti dalla Fondazione del Banco Alimentare, con la quale dal 2004 è attiva una convenzione rinnovata ogni anno. Il Banco fornisce alimenti provenienti dalla FEAD (un programma di aiuti europei) e AGEA (Agenzia per le erogazioni in agricoltura), dal mercato ortofrutticolo, dai supermercati (alimenti vicini alla data di scadenza) o dalla "colletta alimentare" che viene fatta una volta l'anno, solitamente a fine novembre. Nel corso degli anni, la gestione degli alimenti provenienti da FEAD e AGEA si è via via perfezionata e attualmente comporta la raccolta di numerosi dati sui nuclei familiari aiutati (ISEE, consistenza del nucleo, informazioni sulle azioni di aiuto attuate dal capofamiglia, ecc.) e la tenuta di un registro di carico e scarico che viene annualmente inviato al Ministero. Riceviamo quindi alimenti in base al numero di persone aiutate, tanto "registrate" quanto "saltuarie".
Chi sono queste persone? Per quanto concerne i "registrati", si tratta tipicamente di nuclei familiari numerosi i cui componenti hanno lavori precari, o di persone che vivono per strada o presso l'Albergo Popolare di Firenze. Circa questi ultimi è necessario ricordare che l'Albergo, dopo la pandemia, non ha mai riaperto la cucina dove era possibile cucinare, e pertanto gli ospiti sono costretti a utilizzare solo alimenti che possano essere consumati senza cottura. I "saltuari" sono normalmente persone che attraverso il passaparola hanno saputo dell'esistenza di questa distribuzione e cercano un aiuto occasionale.
La distribuzione avviene solitamente di mercoledì pomeriggio, con la consegna di un pacco con alimenti disponibili in deposito, che viene registrata in modo da avere contezza a fine giornata di quel che rimane.
Prima del periodo pandemico, deposito e distribuzione erano effettuati nei locali dell'Associazione, al primo piano. Con lo scoppio della pandemia è stata ottenuta in concessione gratuita la c.d. Stanzina dei Bambini e il numero di famiglie aiutate è cresciuto in maniera esponenziale, arrivando a più di 100 rispetto alle precedenti 30. L'attività è sempre stata interamente svolta da volontari, che in parte fanno capo ad esperienze di autorganizzazione avviate nel quartiere. Vista la riduzione del numero dei volontari, attualmente la distribuzione avviene ogni 15 giorni.
Dietro la consegna del cibo e di altri generi di prima necessità vi è una complessa attività di trasporto e gestione amministrativa per il controllo della regolarità della distribuzione. Chi voglia collaborare come anello di questa catena o fornire prodotti da distribuire non ha che da contattare l'Associazione.
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Chiacchiere monetizzabiliGinox · Cyber Bluff
ChatGPT è stato di recente rilasciato al pubblico da OpenAI, un'azienda finanziata da mezza Silicon Valley, Musk in testa. Si tratta di un'esperimento di applicazione di intelligenza artificiale al linguaggio umano: si dialoga con una macchina che risponde in una chat scritta. La parte più interessante non sono le risposte, che di solito hanno carattere enciclopedico, ma il fatto che interpreti correttamente le domande. Il salto di qualità sembra determinato dalla mole di dati utilizzata per generare il modello.
La potenza di calcolo ha permesso di educare ChatGPT con molti esempi di linguaggio naturale in diverse lingue, contando sul fatto che Internet, escludendo le immagini e i suoni, si compone per lo più di testi scritti. L'applicazione più immediata sono i chat bot commerciali, ovvero i servizi di assistenza all'utente, ad esempio di compagnie telefoniche, che rappresenteranno probabilmente un primo livello di monetizzazione dell'esperimento, così come la pubblicità mirata è la fonte di guadagno più diretta della profilazione in rete.
ChatGPT è però anche interessante per espandere questa profilazione: il dialogo che si crea con l'AI stimola l'interazione più di un motore di ricerca perché l'interlocutore è unico: "lei" fornisce le risposte e da queste nascono nuove domande. La profilazione diviene più precisa, perché tutto rimane dentro la chat, all'interno dell'AI. Microsoft ha acquisito una licenza esclusiva per ChatGPT, con cui pensa probabilmente di rilanciare il proprio motore di ricerca, Bing. Non si fa niente per niente, soprattutto su Internet.
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Ripensarsi feliciGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
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In questo singolare memoir, Lidia Yuknavitch ci racconta per frammenti la sua vita attraverso una narrazione quasi ondulatoria, ritornante.
Non segue una cronologia ma ci suggerisce un percorso, dove compaiono il bello e il brutto senza alcun aggiustamento estetico: la morte, il sesso e gli abusi, le dipendenze, la droga e l'alcool, le frustrazioni, la depressione, l'abbandono e la solitudine; ma anche l'amore e la gioia, la rinascita e la fiducia nelle parole e nella letteratura, il legame e la libertà. Tutto raccontato con parole dense, quasi cronachistiche.
Nel percorso narrativo ed esistenziale dell'autrice è interessante la centralità del corpo: "Non c'era un dentro e un fuori. C'erano le parole e c'era il mio corpo, vedevo attraverso la mia stessa pelle. Riversai le mie viscere nella scrittura. Finché diventò un libro. Finché la mia stessa pelle cantò urlando". È attraverso il corpo che lei stessa si punisce e infine si libera, un corpo vulnerabile che genera vita e morte, si immerge e riemerge, ma sempre si interroga sulla trasformazione.
Lidia Yuknavitch è quasi una scrittrice di culto negli Stati Uniti: la sua vita fatta di eccessi esercita molto fascino, ma è importante che questo "maledettismo" non oscuri il valore universale del suo percorso di ricostruzione: per l'autrice il linguaggio, seppur arbitrario, dà forma a quel caos che chiamiamo memoria, ma può anche dare un senso al dolore e alla paura.
Si può ripensarsi felici anche se si è danneggiati.
Lidia Yuknavitch, La cronologia dell'acqua, Ediz. nottetempo
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Rossella, l'amore traditoRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
Ci sono voluti anni per conoscere fino in fondo l'agghiacciante verità sulla fine di Rossella Casini, giovane studentessa universitaria fiorentina scomparsa nel nulla nel febbraio del 1981 a Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Nata a Firenze il 29 maggio 1956 in una famiglia operaia, nel 1977 Rossella si era innamorata di un compagno di corsi, Francesco Frisina, ignorando che provenisse da una delle più potenti famiglie della 'ndrangheta. Quando il padre del ragazzo fu ucciso nel corso di una guerra tra cosche calabresi, Rossella lo convinse a collaborare e a infrangere la legge dell'omertà, svelando la catena di omicidi che stava insanguinando la sua terra. Ma Francesco venne costretto dalla famiglia a ritrattare e Rossella, che più volte era andata a Palmi per tirarlo fuori da quella situazione, sparì nel nulla nel 1981, pochi mesi prima del suo venticinquesimo compleanno.
La verità è emersa soltanto nel 1994, quando le deposizioni di tre collaboratori di giustizia hanno consentito ai magistrati di ricostruire una storia che si voleva sepolta. Era stata la famiglia Frisina a prendersi l'incarico di "lavare il disonore", decretando la sua morte. E il ragazzo non si era opposto alla sua eliminazione. Rossella era stata rapita, torturata, violentata, fatta a pezzi e gettata in mare per aver osato rompere il silenzio imposto dalla 'ndrangheta, cercando di sottrarre il fidanzato a un destino di faide e violenza. Per il suo brutale assassinio non c'è mai stata giustizia. Nel 2006 la Corte d'Assise di Palmi ha assolto in via definitiva i tre imputati, tra cui lo stesso Francesco Frisina, per mancanza di prove.
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Osservatore di stradaFelice Simeone · Attualità
"Un giornale dei poveri, con i poveri, e per i poveri": il mensile venduto per le vie di Roma è nato in Vaticano grazie all'impulso del magistero di papa Francesco.
Dallo scorso giugno Fuori Binario ha un fratello: nelle strade di Roma è disponibile "L'Osservatore di Strada", "giornale dell'amicizia sociale e della fraternità". Nasce come costola dell'Osservatore Romano, organo ufficiale della Santa Sede.
"L'idea del giornale risale a diversi anni fa" - ci racconta Piero Di Domenicantonio, coordinatore del giornale - "quando sotto l'impulso del pontificato di Francesco abbiamo cominciato a pensare ad un giornale dei poveri, con i poveri, e per i poveri. C'era la volontà di dare voce a chi di solito non è ascoltato ed è assente dall'informazione convenzionale". L'Osservatore di Strada viene venduto per strada, ma, ci tiene a puntualizzare Piero, "la distribuzione fisica è il pretesto per l'incontro, soprattutto in Piazza San Pietro, dove si potrebbe avere l'idea che sia più facile avvicinare i pellegrini. La realtà è che molti fanno l'elemosina e scappano via".
L'Osservatore di Strada non vuole, comunque, raccontare esclusivamente di difficoltà e indigenza, perché quelle storie poi portano ad una retorica troppo abusata. Invece, propone proprio il superamento di quella retorica ed ambisce a dare dignità ai poveri rilanciando la loro visione del mondo e riportando la loro opinione su fatti che interessano tutti, maturata da un punto di vista inaccessibile a molti. Ci sono tante ricchezze nelle persone che vivono in strada.
L'Osservatore di Strada si spinge addirittura oltre questo obiettivo: "Ogni mese usciamo con due pagine intitolate 'l'incontro', dove un povero incontra e dialoga con un protagonista della cultura e della società. Membri della redazione hanno già incontrato Giancarlo De Cataldo, Daniele Mencarelli o Francesca Comencini, per fare qualche nome; si sono scambiati esperienze e visuali sulla città e sul mondo. La cosa incredibile è che la sorpresa e la ricchezza più grande l'hanno sperimentata proprio queste personalità, come ci hanno immancabilmente confessato! Non c'è dubbio che L'Osservatore di Strada è un'espressione del magistero e dell'azione di Papa Francesco. Anche se povertà ed esclusione sociale sono da sempre presenti nelle sue pagine, non era scontato, e, sinceramente, anche un po' inaspettato che l'Osservatore Romano promuovesse un giornale di strada come suo allegato".
"L'originalità del mensile, rispetto al quotidiano" - ci ha spiegato ancora Piero - "è quella di essere dedicato alla povertà, agli esclusi, e strumento per dare voce a tutti quelli che si sognano di poter avere uno spazio sull'Osservatore Romano. In futuro ci piacerebbe avere ancora fondi sufficienti per continuare con questa esperienza e magari anche quelli per dare un piccolo reddito ai collaboratori, non tanto per risolvere i loro problemi, ma proprio per dare al loro contributo la dignità di un piccolo lavoro". Scopo implicito del giornale è il tener viva l'attenzione sulla questione sociale: "Non pensiamo di cambiare il mondo, ma che si possano cambiare le persone, una per volta, questo sì".
(didascalia foto) L'Osservatore di Strada ha ricevuto l'importante premio giornalistico "Buone Notizie", qui nelle mani di Mimmo, "redattore di strada".
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Il pifferaio di HamelinGiampaolo Pancetti · Non Violenti
I morti nella guerra in Ucraina sono oltre 50.000. Per fermarla USA e Germania hanno deciso di inviare carri armati a Kiev. Stranamente, pare che la Russia non abbia gradito: "Vi seppelliremo!". E l'Italia? Non si tira indietro. La cristiana Giorgia Meloni non cessa di assoggettarsi ad ogni richiesta di invio armi da parte di Zelensky.
Sono ancora tanti, troppi, coloro che plagiati dal pifferaio di Hamelin, l'ideologia del guerrismo, si appellano all'invasione nazista di infausta memoria: "quelli non intendono altra lingua che quella delle armi". Dunque guerra come resistenza all'ingiustizia?
Non la pensava così Cristiano X, re della Danimarca. Dopo solo due ore dall'invasione nazista decise di non mandare il suo popolo al massacro: firmò la resa. Un atto di viltà e sottomissione che favoriva l'ingiusta aggressione? Per Cristiano X non fu così. Egli adottò la tattica nonviolenta della non-collaborazione, la resa disobbediente.
Quando le leggi del Terzo Reich imposero alla Danimarca di indicare sui negozi l'appartenenza ebraica, tale dicitura apparve ovunque. Quando fu imposto agli ebrei di indossare la stella gialla Cristiano X minacciò egli stesso di indossarla, facendo desistere le autorità naziste dai loro propositi discriminatori. Quando si impose l'ordine di immediata deportazione degli ebrei, Cristiano X e il popolo danese si organizzarono attraverso il passaparola per far fuggire 8.000 ebrei, stipati nei traghetti!
E noi? Soggiogati e obbedienti seguiamo felici il pifferaio magico verso il baratro.
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L'8 marzo anche per noiMelykurutta · Inter Sexioni
attivista intersex
La Giornata Internazionale dei Diritti delle Donne nasce per ricordare le conquiste sociali, economiche e politiche del genere femminile, ma anche le discriminazioni e violenze di cui le donne e persone socializzate come tali sono state e sono ancora vittime.
La sua origine risale al VII Congresso della II Internazionale socialista che si tenne a Stoccarda nel 1907: l'8 marzo nasce non in memoria di una tragedia, bensì come giornata di lotta che portiamo avanti tutto l'anno.
In questa occasione vorrei parlare di come la misoginia colpisca anche noi persone intersex: nate con variazioni delle caratteristiche di sesso, i nostri corpi non sono conformi alle nozioni binarie del sesso femminile e maschile.
Fra le violenze più crudeli che subiamo menziono gli interventi chirurgici non necessari per motivi di salute, ovvero le mutilazioni genitali intersex (IGM), che vengono effettuate su persone intersex con genitali atipici, tra cui bambine con clitoridi considerate eccessivamente grandi e per questo ridotte chirurgicamente.
I diritti umani delle bambine vengono violati perchè nella nostra società una donna non può assomigliare in alcun modo al sesso/genere considerato opposto, né è realmente riconosciuto il suo diritto a provare piacere sessuale in modo non eteronormativo: una clitoride ipertrofica è associata ad un maggiore piacere sessuale, che viene negato per stereotipi di genere tutto fuorché 'naturali'.
Anche l'8 marzo gridiamo basta a tutte le forme di mutilazioni genitali.
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Un'altra scienza è possibileGuadagnucci e Lattanzi · Restiamo Animali
restiamoanimali.it
Quasi cinquant'anni fa, nel 1976, usciva il libro di Hans Ruesch "Imperatrice nuda", ossia la prima, importante critica della vivisezione - o sperimentazione animale che dir si voglia - e dell'etica scientifica che la legittima. Passati tanti anni, almeno due elementi di critica del "sistema sperimentazione animale" si sono consolidati: da un lato l'eccezione etica, la visione cioè di una comune appartenenza - animali umani e no - a un'unica avventura sul pianeta Terra, il mistero chiamato vita, con la conseguente impossibilità di considerare gli animali non umani nella "disponibilità" dei ricercatori; dall'altro lato, lo sviluppo di forme di sperimentazione scientifica più moderne e tecnologicamente avanzate, senza l'impiego di animali. Il confronto è dunque sempre più aperto, per quanto la maggioranza degli scienziati - tutti peraltro formati nel sistema "tradizionale" - continui a ritenere la sperimentazione animale necessaria e moralmente accettabile.
Molte cose stanno cambiando rispetto a mezzo secolo fa, come dimostra una notizia che arriva dagli USA, dove il presidente Biden ha firmato una legge - il "FDA Modernization Act 2.0" - che non prevede più l'obbligo di sperimentare i farmaci sugli animali prima di testarli su volontari umani. La legge non vieta i test sugli animali, ma consente di praticare forme di sperimentazione alternativa, dalle simulazioni al computer alla tecnologia che utilizza microchip per riprodurre l'interazione fra il farmaco e l'organo umano. Non è ancora la rivoluzione perorata da Ruesch ma è la conferma che un'altra scienza è possibile.
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9Attualità3 articoli
Controinformare sul webKino · Attualità
Internet e i social network sono ormai i media imperanti: ma come si passa dalla stampa militante al blog, dal volantino al post, dal comunicato al tweet?
Durante il lungo ciclo della stagione dei movimenti degli anni Sessanta e Settanta, la controinformazione è stata una componente significativa, assumendo una funzione decisiva in diverse situazioni (la strage di Piazza Fontana, la strategia della tensione, il ruolo dei servizi segreti, la repressione). Pio Baldelli scrisse all'epoca un libro che ebbe una grande diffusione: "Informazione e controinformazione". In quel testo l'autore sosteneva che la controinformazione ha senso ed esiste in presenza di forti movimenti sociali, in quanto agisce come sostegno informativo al conflitto sociale. In effetti in quegli anni fu così.
Una prima questione su cui interrogarsi riguarda quindi il ruolo della controinformazione in presenza di una debolezza e una frammentazione dell'azione collettiva. La nostra convinzione è che oggi, ancora di più che in passato, una informazione antagonista sia un ingrediente necessario per sviluppare la consapevolezza dei danni, dell'ingiustizia, dell'irrazionalità causate dal sistema e dai rapporti sociali oggi dominanti. Questa coscienza può essere considerata la spinta iniziale per un impegno politico-sociale adeguato al tempo di oggi.
Nella realtà odierna si pongono complesse questioni e interrogativi specifici che nascono dalla velocità e invasività delle tecnologie e dei nuovi mezzi di creazione e diffusione dell'informazione: Internet in generale e i social network in particolare. La controinformazione deve misurarsi e accettare questo terreno di scontro per occupare uno spazio che raggiunga destinatari più estesi del limitato mondo degli attivisti.
Il nostro progetto politico-editoriale - Lotta Continua - è nato con la convinzione che il supporto materiale della circolazione dell'informazione (il giornale) sia ancora oggi il mezzo migliore per costruire rapporti concreti e diretti con i soggetti di riferimento.
Estendendo l'intervento di controinformazione al mondo dei social (Facebook) ci siamo trovati di fronte ad una realtà che richiede conoscenze e competenze nuove. Accenniamo ad alcune problematiche: veloce decadenza delle informazioni (un problema generale, ma meno assillante nel giornale cartaceo); l'influenza dell'emotività nel rapporto con il messaggio e il minor valore dell'argomentazione razionale; la necessaria brevità dell'informazione (se aspira a essere letta) che deve rimandare quindi ad un approfondimento sul blog o sul sito.
Un ulteriore ostacolo di non facile soluzione riguarda il deterioramento che ha subito il concetto stesso di "controinformazione", che spesso viene associata alla disinformazione, alla produzione di "fake".
Auspichiamo di poter approfondire queste tematiche, e ancor di più che si possano creare delle reti fra collettivi e soggetti che mettano in comune contenuti e metodi per far crescere la controinformazione.
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È passivo ma funziona: il muro di TrombeFabio Bussonati · Attualità
Un Mondo Ganzo è possibile
Il Muro di Trombe-Michel è un sistema solare passivo. Anche se non è mai stato preso in seria considerazione, permette di riscaldare e raffrescare un ambiente con l'energia del Sole, senza altri interventi se non per aprire e chiudere le bocchette di areazione.
Si compone di una superficie vetrata poggiata su dei listelli verticali; un'apertura nel muro della stanza in alto ed una in basso; quattro bocchette di areazione, due verso l'interno e due verso l'esterno; e, infine, una massa termica necessaria a conservare il calore per la notte. Il funzionamento si basa sulla circolazione naturale dell'aria che scaldandosi al Sole diventa più leggera e comincia a salire entrando nella stanza dall'apertura posta in alto, mentre da quella in basso viene risucchiata l'aria fredda che sta in basso. Nelle notti invernali tutte le bocchette devono essere chiuse perché l'aria nella serra si raffredda e diventando più pesante inverte la circolazione, portando aria fredda nell'abitazione, cosa che sarà invece molto utile d'estate; in questo senso, d'estate andranno invece aperte le bocchette che danno verso l'esterno e chiuse quelle interne.
Questo per quanto riguarda la regolazione termica dovuta alla circolazione dell'aria; tuttavia il sistema prevede anche l'accumulo di calore in una consistente massa termica dipinta di nero che poi lo rilascerà durante la notte. In una situazione come una casa di paglia dove non c'è una massa termica avremmo pensato di realizzarne una all'interno con un grande acquario a parete che durante la notte funzionerà da pannello radiante. La captazione potrebbe essere su una rete metallica avvolgibile dipinta di nero o blu notte inserita nella serra formata tra il vetro ed il muro; il trasporto del calore sarebbe garantito dai metalli (che sono ottimi conduttori di calore) di cui sono costituiti i sostegni della rete di captazione, che saranno lunghi abbastanza da essere immersi nell'acquario.
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Mondo Ganzo in mostraRedazione · Attualità
Il 18 marzo a Mondeggi è Festa di primavera!
La Stalla Galleria di Rusciano ospita due mostre:
- Un Mondo Ganzo è possibile - con i disegni del nostro Fabio Bussonati e alle 17 presentazione del suo libro di progetti fantastici e disegni da colorare
- Dal letame nascono i fior - foto realizzate dalla scuola A Mundzuku Ka Hina (nella discarica di Maputo in Mozambico) animata da Roberto Galante
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Governo, vietato criticareRedazione · Libertà
Filippo Zolesi, insegnante di matematica all'istituto superiore Marco Polo, ha ricevuto una sanzione disciplinare, con la sospensione dall'insegnamento e dallo stipendio per otto giorni. Di cosa è accusato? Di aver criticato il Ministero. Non in classe. Non con gli studenti. Ma fuori dall'orario di lavoro con un commento sui social network.
Zolesi, che è anche consigliere del Quartiere 4, ha scritto un post sul proprio profilo personale nel quale critica la scelta di aver aggiunto il "merito" al nome del Ministero dell'Istruzione. Un post colorito, con tanto di bestemmia, per la quale il professore si era pubblicamente scusato.
Tolta l'offesa rimane la critica ed è proprio questa a non andare giù. Ma in Italia non c'era libertà di pensiero, anche per i professori?
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Un premioRedazione · La fotonotizia
"Lo scherzo. Il caso GKN, lotta operaia del terzo millennio" si è piazzato al primo posto del premio nazionale "Raccontare il lavoro", dedicato al giornalista Marco Rossi, la cui giuria era presieduta dall'ex-direttore di Rai Radio Tre Marino Sinibaldi.
E c'è anche un po' di Fuori Binario in questo premio, perché le nostre redattrici Valentina Baronti e Camilla Lattanzi, che lo hanno realizzato insieme a Gianluca Masala, entrarono in fabbrica la prima volta per raccontare la lotta su queste pagine. Da quell'articolo, pubblicato nell'ottobre 2021, è nato poi "Lo Scherzo". Ancora disponibile su Rai Play Sound.
(nella foto, al centro la nostra Valentina Baronti, a sinistra Alessandro Tapinassi in rappresentanza dei lavoratori della GKN, a destra Marino Sinibaldi)
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Smartphone: ripararlo è meglioRedazione · Ambiente
Cambiare uno smartphone con un modello più recente o semplicemente con un dispositivo con una durata più lunga della batteria, non è solo una scelta consumistica ma in qualche modo è una scelta politica.
L'ultimo rapporto Digital Green Evolution, della società di consulenza internazionale Deloitte, riporta dati inequivocabili: i 4,5 milioni di smartphone presenti nel mondo comportano un consumo di 146 tonnellate di CO2 a livello globale; di questi l'86% deriva dalla produzione, trasporto e primo anno di utilizzo, mentre solo l'11% dal secondo anno di utilizzo, il 4% dal ripristino di smartphone esistenti e l'1% dal riciclo a fine vita.
Dati di cui tenere conto quando si pensa che sia meglio cambiare il proprio apparecchio, piuttosto che sostituire la batteria o tentare di ripararlo.
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La letteratura Working ClassRedazione · Eventi
Si terrà a Campi Bisenzio il Primo Festival Internazionale della Letteratura Working Class in Italia, promosso da Collettivo di Fabbrica, Edizioni Alegre e Società di Mutuo Soccorso Insorgiamo, con l'adesione di Arci Firenze.
Il festival si terrà dal 31 marzo al 2 aprile, ma sarà preceduto da una serie di eventi presso circoli Arci e centri sociali, con nomi di punta della letteratura sul lavoro in Italia, come Alberto Prunetti e Simona Baldanzi.
C'è stata finora una sola esperienza simile: il Working Class Writers Festival tenutosi a Bristol, nel Regno Unito, nell'ottobre del 2021. Diversamente da Bristol però qui non c'è alcun tipo di finanziamento né pubblico né privato e il festival sarà interamente gratuito.
Informazioni e programma sui canali social degli organizzatori.
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Gianni, ci mancheraiRoberto Pelozzi · Brevi
Giovanni Minervino, distributore di Fuori Binario in Piazza Tasso e Piazza del Carmine, ci ha lasciato alla fine di gennaio.
Già sofferente per un tumore maligno asportato, un altro maledetto si è presentato, senza dargli scampo.
Gianni aveva ripreso a vivere distribuendo il giornale che gli dava modo di socializzare e prendere forza, si vedeva che era più felice. Metteva volontà e gentilezza nel farlo, dalla finestra lo si vedeva quasi sempre impegnato con le/i passanti.
Ricordo che era molto contento della sua intervista in Fuori Binario come distributore, pubblicata nel giugno 2021. In quell'occasione ci disse "Fuori Binario è stato soprattutto l'occasione per non isolarmi e chiudermi in me stesso. Ho avuto la possibilità di incontrare e conoscere nuove persone con cui dialogare e instaurare rapporti e nuove amicizie. Questo mi ha aperto una nuova visione della vita da cui da depresso mi stavo allontanando... questo impegno che, oltre ad aiutarmi economicamente, mi fa credere nelle mie capacità, sono davvero grato a chi mi ha accettato e voluto bene".
Alle volte, dopo il danno la beffa, spiacevole constatare queste realtà, senza poterci fare niente.
Lo ricordiamo per la sua ritrovata allegria tragicamente interrotta.
Ciao Amico, buon ritorno dalla redazione tutta!
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La residenza è indispensabileRedazione · Diritti
La residenza è un diritto, anche per le persone straniere detenute o internate prive di un permesso di soggiorno. A dirlo è il Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, che ha espresso un parere in merito.
Il presupposto è che la mancata iscrizione nei registri dei residenti ha un impatto negativo determinante sulla dignità sociale e sulla fruizione dei diritti fondamentali. L'esclusione anagrafica, infatti, comporta l'impossibilità di accedere a misure non detentive, di usufruire di prestazioni assistenziali spesso indispensabili e di attivare programmi di vita esterni una volta riacquistata la libertà personale.
Inoltre, la mancanza di una carta d'identità è di forte ostacolo all'accesso a percorsi di regolarizzazione presso le Autorità di pubblica sicurezza, incluso il riconoscimento della protezione speciale.
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11Per non perdersi2 articoli
Fuori dal tunnel - la mappa della solidarietà a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
PER MANGIARE
STAZIONE CAMPO MARTE - Ore 19.30: il sabato. Ore 20.30: tutti gli altri giorni
STAZIONE S.M. NOVELLA - La Croce Rossa fa il giro ogni giorno, domenica esclusa
CARITAS - Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do Piazza S.S. Annunziata 055282263 • Via Baracca 150/e 05530609230
PER CURARSI
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20.30: Lunedì e Mercoledì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENTRO STENONE - Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 8-10: Venerdì. Via della Chiesa 66 055280960
L.I.L.A. TOSCANA - Ore 17-19.30: Me/Gi. Via delle Casine 12r 0552479013
CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE - Via dei Pucci 2 055282008
CONSULTORIO FAMILIARE - Via Villani 21a 0552298922
AUSER AMBULATORIO SOLIDALE - c/o Montedomini, via Malcontenti 6. Ore 9-12 martedì; 15-18 giovedì. 3457357711
PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)
EMERGENZA FREDDO - attivo da fine dicembre a fine marzo, lun e giov 9-12, 3703754195 accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9 055280052
PROGETTO SANT'AGOSTINO - Via Sant'Agostino 19 055294093
PRONTO DIMMI - Via del Pesciolino 11/M 055316925
SAN FELICE - Via Romana 2 055222455
CENTRO AIUTO VITA - Ragazze madri in difficoltà. Piazza San Lorenzo 055291516
ANELLI MANCANTI - Martedì 18,30-20,30. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)
EMERGENZA FREDDO - attivo da fine dicembre a fine marzo, lun e giov 9-12, 3703754195 accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it
ALBERGO POPOLARE - Via della Chiesa 66 055211632
IL SAMARITANO - Via Baracca 150/E 05530609270, 05530609270
CENTRO OASI - Via Accursio 19 0552049112
CASA CACIOLLE - Via delle Panche 30 055429711
CASA DEL MELOGRANO - Via S. Pellico 2, 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO - Via del Porcellana 30 055463891, 0552646182
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE - Via Faenza 103 0552776326
CARITAS - Ore 14.30-17: Lunedì. Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve. Via Faentina, 34 055463891
LA FENICE - Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 9.30-12: Sabato. Via del Leone 35 3312144403
C.I.A.O. - Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via delle Ruote 39 0554630876
ACISJF HELP CENTER - 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Valfonda 1 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ - Ore 15-18: Martedì. Ore 10-12.30: Lu/Gio. Via Sant'Agostino 19 3405239889
VINCENZIANI - Ore 9.30-11.30: Mercoledì. Via Ronco Corto 20 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO - Ore 18-19.30: Lu/Me. Via del Leone 9 055288150
SPAZIO CIP - Ore 13-16: Ma. Ore 14-17: Gio. Via dell'Agnolo 5 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA - Ore 8.30-11.30: Mercoledì. Ore 8.30-10.30: Venerdì. Via delle Panche 28 3703169581
ANELLI MANCANTI - Sportello Consumatori Ore 19-21: Giovedì. Sportello Lavoro Ore 19-21: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENAC - Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Pratesi 11 0556122035
SANT'EGIDIO - 18.30-20: Martedì. Via della Pergola 8 0552342712
CENTRO ATTAVANTE - Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve. Ore 14-20: Martedì. Help Center Ore 10-13: Lu/Ve. Ore 14-18: Lu/Gi. Via Attavante 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE - Ore 17-18: Mercoledì. Via Boccherini 23 055361046
ASCENSIONE - Via G. da Empoli 2 055366433
DIVINA PROVVIDENZA - Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese. Via D. Compagni 6 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani. Ore 9.30-12: Ma/Gi per persone straniere. Piazza Santa Maria al Pignone 1 055229188 0552276388
SACRA FAMIGLIA - Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì. Via Gioberti 33 055666928
SAN MARCO VECCHIO - Ore 10-11.30 Ma/Gi. Via Faentina 131 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO - Ore 11-12: Ma/Sa. Via Corridoni 19r 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI - Giovedì 19-20,45. Via Palazzuolo 8 0552399533
AVVOCATI DI STRADA - Ore 17.30-19: Giovedì. Piazza Alpi-Hrovatin 1 3396171468
L'ALTRO DIRITTO - adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO - legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" - Borgo Pinti 74 0552480067
CENTRO LA PIRA - Via de' Pescioni 3 055213557
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9, 055288150 055280052
ANELLI MANCANTI - Via Palazzuolo 8 0552399533
IL COLLE - Da Settembre a Giugno. Via R. Giuliani 115/n 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE - Piazza Alpi-Hrovatin 1 055373737
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS - Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do. Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini. Piazza S. Maria al Pignone 1 055229188
LA FENICE - Ore 9-12: Ma/Gi/Sa. Via del Leone 35 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" - Via del Romito 19 0558493526, 055683627
CENTRO JAVA - Ore 15-19: Ma/Ve. Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA - Ore 17-20: Venerdì. Via dei Pepi 47r 5895698 393
RESISTENZA CASA SOLIDALE - Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese Via Palazzuolo 95. Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese Via Palazzuolo 8 3311673985. Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese Piazza Baldinucci 8r 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE - Ore 16-17: Sabato. Via Rocca Tedalda 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI - Ore 17-19: Ma/Me/Gi. Via dei Pilastri 41r 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO - Ore 17-19.30: Martedì. Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio 3351246551
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA - Via Mezzetta 1 055601375
Centro UOMINI MALTRATTANTI - Via Enrico il Navigatore 17 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS - Ore 9-11 Tutti i giorni. Via G. Pietri 1. Via Baracca 150/e
LAVORO
SPORTELLO CUB - 2° e 4° Mercoledì del mese. Via Palazzuolo 95
- servizi sociali
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- sportelli legali
- emergenza freddo
- guida ai servizi
Diventare strilloneRedazione · Servizio
Guadagnare qualcosa vendendo il giornale
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se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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12Pagina 124 articoli
Come sostenerciRedazione · Servizio
Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.
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La loro possibilità di costruire un reddito grazie al giornale dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Appena uscita dalla tipografia questa copia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più costituirà il suo guadagno.
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Le altre attività
L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.
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Dove trovarciRedazione · Servizio
In strada
- Piazza Repubblica, Feltrinelli - da Grafian
- P.zza SS. Annunziata, Piazza S. Marco - da Comitet
- via Pietrapiana, Sant'Ambrogio - da Daniel
- T2-T1 scalette Santa Maria Novella - da Danila
- Coop Leopoldo, Piazza Dalmazia - da Cristina e Fraska
- Via Masaccio, Via Milanesi - da Robert
- Via Cimabue, Comunità delle Piagge - da Teodor
- Sottopasso le Cure - da Totò
- Viale XI Agosto - da Berisa
- Pontassieve, Livorno - da Clara e Raffaele
Online
- www.fuoribinario.org
- facebook.com/fuoribinariofirenze
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- distribuzione
Nei luoghi amiciRedazione · Servizio
- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
- Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
- Centro Salute Mentale in via G. D'Annunzio 31
- CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano
- Circolo Arci Il Mandraccio Parrana S. Martino, Li
- Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
- Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
- Forimercato in via di Ripoli 209e
- I' Vino a scroscio in via Aretina 44r
- Libreria Punti Fermi in via G. Boccaccio 49r
- Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
- Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
- Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
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ColophonRedazione · Colophon
DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Jacopo Stefani, Lorenzo Guadagnucci, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Stefania Valbonesi, Valentina Nicastro.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.
DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Comitet Stanescu (P.zza S.S Annunziata, S. Marco), Cristina (Rifredi), Daniel Petrache (Sant'Ambrogio, Pietrapiana), Danila Remus (Tramvia S.M.N.), Fraska (Rifredi), Grafian Stanescu (P.zza Repubblica, Feltrinelli), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Cimabue).
ABBONAMENTI - Annuale 29 euro | Ordinario 49 euro | Sostenitore 99 euro. www.paypal.me/fuoribinario | Ccp 20267506. Iban IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506.
RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.
CREDITI FOTOGRAFICI - Carlo Galletti (1, 3), Cristiano Lucchi (4), Fabio Olmastroni (6), Occupazione via del Leone (7), Giulia Scillone (10), Gianna Innocenti (10).
OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.
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