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Non vi meritate nienteCristiano Lucchi · Resistenze
La classe politica dominante vuole farci intendere che il successo di cui gode sia meritato. Impone così una narrazione del tipo: "se io sono arrivato al Governo, in Parlamento, con le sole mie forze, perché devo aiutare gli altri, chi non ce la fa, i più poveri, chi non se lo merita?". La metafora imposta dalla borgatara romana, ex fascista dall'adolescenza sfigata, che rivendica il suo status di underdog, ovvero di partecipante sfavorito nella competizione che arriva a ribaltare i pronostici e si impone al Paese grazie ai suoi meriti, può affascinare chi è privo di strumenti. (Quanto ci manca il linguista De Mauro con le sue analisi sull'analfabetismo funzionale!)
La ricerca accademica, confortata ahinoi dalla statistica, dice invece che il successo in politica, e non solo, è figlio troppo spesso di condizioni di partenza favorevoli e, soprattutto, della fortuna: in quale famiglia e in parte del mondo nasci, che studi ti sono permessi, l'impatto delle malattie e, inutile girarci intorno, la capacità relazionale che eserciti nel tuo contesto, immune da ogni pressione etica, in altre parole la tua propensione a delinquere. È forse uno stile di vita meritato quello di chi vende i propri voti al Parlamento Europeo in cambio di valigie di denaro? E potremmo continuare all'infinito.
Quindi, ma è solo un esempio, attaccare i poveri perché "non si meritano" politiche distributive e cancellare il reddito di cittadinanza, e poi favorire con risorse assai maggiori il salvataggio delle società di calcio gestite da "meritevoli" miliardari, a noi fa letteralmente vomitare; lo stesso effetto lo provoca chi fa profitti sulla pelle dei lavoratori, come vi raccontiamo in questo numero, o impedisce ogni trasformazione partecipata e dal basso di imprese dall'enorme potenzialità, come nel caso della Gkn.
Siamo un piccolo foglio di strada, ma è proprio da questo osservatorio privilegiato che esortiamo tutti voi a non cadere nella trappola: il merito è una chiave di legittimazione delle gerarchie sociali, semplicemente da ribaltare se i dominanti sono contro chi ha più bisogno.
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Lo sai che...Redazione · Prima pagina
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2Pagina 21 articolo
Una lotta esemplareValentina Baronti · Controvento
Chiude una fabbrica, cresce un movimento. Dai primi passi fino all'Insorgiamo tour, la storia continua "fino a che ce ne sarà".
Una fabbrica chiude, un intero territorio si mobilita, lotte che si uniscono ad altre lotte e una convergenza che nasce attorno al motto "Insorgiamo". Eppure, quelli della GKN non sono i primi operai a trovarsi a casa da un giorno all'altro, non è la prima vertenza che viene rimandata di tavolo in tavolo, non è la prima reindustrializzazione che stenta a prendere forma.
Che cosa c'è di diverso allora? Non un personaggio, cui di solito dedichiamo questa rubrica, ma un soggetto plurale: il Collettivo di Fabbrica, con il suo logo di semiassi incrociati che da un anno e mezzo ha invaso la città, su adesivi, striscioni, magliette, bandiere appese alle finestre. Molti di noi lo hanno conosciuto il 9 luglio 2021, quando lo stabilimento di Campi Bisenzio è stato chiuso e si è avviata la procedura di licenziamento per gli oltre 400 dipendenti, 500 se si considerano gli appalti interni. Ma il Collettivo non nasce il 9 luglio, anzi: il 9 luglio con ogni probabilità non ci sarebbe stato senza il Collettivo, non in questa forma.
La storia inizia a cavallo tra il 2007 e il 2009, quando gli operai più giovani dell'ex-Fiat di Firenze, ceduta a GKN e trasferita a Campi Bisenzio, mettono in discussione non solo alcune scelte aziendali appoggiate dall'allora RSU, ma in generale un modello sindacale dal quale non si sentono rappresentati. L'occasione fu l'accordo chiamato "6x8", che prevedeva di lavorare otto ore su sei giorni, quindi anche il sabato, senza il riconoscimento dello straordinario ma con la sola possibilità di recuperare le ore in più stando a casa. Scelta sottoscritta dalla RSU ma non condivisa dalla maggioranza dei lavoratori. È allora che si inizia a lavorare ad una maggiore partecipazione dei lavoratori e alla formazione su leggi, contratti, diritti, e vengono coinvolti sempre più compagni di lavoro, dicendo che "non importa essere sindacalista per fare attività sindacale". Un gruppo prima di 30, poi 50, fino a 70 persone che studia le carte, organizza i momenti di lotta, discute, si confronta, propone soluzioni.
Da subito iniziano a guardarsi intorno, a portare la fabbrica fuori dall'officina. Organizzano riunioni e serate di solidarietà al Cantiere Sociale Camilo Cienfuegos di Campi Bisenzio, partecipano a iniziative pubbliche e manifestazioni insieme al Centro Popolare Autogestito di Firenze Sud, appoggiano altre vertenze. Un ampliamento di prospettiva che si rende maggiormente necessario nel momento in cui il padrone non è più un soggetto industriale nazionale come lo era stato la Fiat, ma una multinazionale e poi un fondo finanziario, completamente sganciato dalle relazioni industriali sul territorio, che in ogni momento poteva decidere di andare da un'altra parte. Questi operai creano, gradualmente, un modello alternativo dei rapporti tra lavoratori, padroni e società, rifacendosi all'esperienza dei consigli di fabbrica che negli anni Settanta hanno fatto la storia del movimento operaio. Ma con una differenza rispetto a quella fase: allora era una tendenza generalizzata, ora sono i soli a farlo. Questo modello alternativo di rappresentanza, autonomo dalle organizzazioni sindacali, si radica negli anni nello stabilimento. Cambia la RSU, i giovani entrano a farne parte e superano le divisioni classiche tra i tre sindacati confederali, convinti che la divisione dei lavoratori sia un madornale errore e che invece bisogna annullare questa diversità nella pratica, allargando la rappresentanza, fino a che ogni decisione diventi patrimonio collettivo.
La lotta della GKN deriva da questo lungo lavoro di preparazione, tanto che il 9 luglio, quando si trovano fuori dalla loro fabbrica, non hanno dubbi su quello che c'è da fare: entrano, si dichiarano in assemblea permanente e portano avanti da subito una lotta esemplare, non per i loro posti di lavoro, ma perché quei posti sono di tutto il territorio e perché, come dicono da subito, "se sfondano qua sfondano dappertutto".
Ad aiutarli arrivano subito quelle realtà con cui loro già avevano stretto rapporti negli anni precedenti, poi se ne aggiungono altre e altre ancora, e se negli anni precedenti si era usciti fuori dai cancelli, ora è la fabbrica ad accogliere un'intera comunità in lotta.
Il resto della storia lo conosciamo: il Tribunale che dichiara illegittimi quei licenziamenti; l'acquisto da parte del nuovo proprietario; l'assemblea permanente che continua fino a che non ci saranno garanzie sulla reindustrializzazione, con le garanzie che non arrivano mai; la cassa integrazione negata, gli stipendi bloccati e la lotta che prende sempre nuove forme in base alle nuove fasi che la vertenza impone; le grandi manifestazioni a Campi, a Firenze, a Bologna; la proposta di legge antidelocalizzazioni; il progetto di un polo pubblico della mobilità sostenibile; la convergenza con tutte le realtà in lotta del paese con l'Insorgiamo Tour, la nascita della Società Operaia di Mutuo Soccorso Insorgiamo; i gruppi tematici sulla reindustrializzazione e la consultazione popolare autogestita sul futuro della fabbrica. Perché ogni fase prevede un nuovo attacco e ogni attacco una nuova risposta. "Fino a che ce ne sarà" come dice la loro canzone, diventata ormai l'inno di qualsiasi lotta, dai disoccupati di Napoli agli studenti della Sapienza.
Con la consapevolezza che tutto questo, comunque vada, è già storia, e che il percorso avviato non si fermerà perché, come dicono loro, "tra noi e il baratro c'è soltanto questa fabbrica".
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3Lavoro2 articoli
Licenziati perché scioperanoValentina Baronti e Camilla Lattanzi · Lavoro
La vertenza dei SI Cobas nel distretto tessile pratese.
Lavoro come legge italiana: è la scritta che campeggia su un cartello di cartone, levato come un grido da uno degli operai ai quali la stireria industriale Iron&Logistics di Prato, a partire dall'ottobre scorso, ha impedito di entrare al lavoro. La loro colpa? Aver scioperato per i continui ritardi nel pagamento dello stipendio. Si tratta di 22 persone, tutte - guarda caso - iscritte al sindacato Si Cobas, e tutte arrivate alla Iron&Logistics a conclusione di un'altra vertenza. Ce lo racconta Tariq: "Tutti noi licenziati da Iron&Logistics prima lavoravamo in un'altra stireria, la TopLine. Il lavoro era di 12/13 ore al giorno, sette giorni su sette, a 4 euro l'ora. Avevamo il contratto registrato per 40 ore settimanali, ma non ci hanno mai versato i contributi. Questo è il trattamento riservato a noi stranieri, pakistani e nigeriani, mentre gli italiani lavoravano 8 ore a 10-15 euro l'ora, con i contributi versati. Noi non avevamo tutele, nemmeno la malattia: un operaio nigeriano si schiacciò una mano nella pressa e restò a casa 15 giorni senza stipendio".
Quando nel giugno 2021 i lavoratori entrarono in agitazione sindacale alla TopLine, furono licenziati e la proprietà iniziò immediatamente a smantellare lo stabilimento, per riaprire poco distante senza il peso del sindacato, aggirando così i controlli dell'Ispettorato del Lavoro. Macchinari e commesse passarono alla Iron&Logistics. "Nel silenzio delle istituzioni questo distretto è diventato terra di 'delocalizzazioni interne', dove le fabbriche si 'fanno e disfano' a scopi elusivi. Ma grazie alla mobilitazione sindacale - si legge sulla pagina Facebook del Si Cobas Prato - fu garantito che Iron&Logistics assorbisse in blocco i dipendenti della TopLine e che a questi fossero riconosciuti i diritti dovuti". Così i 22 licenziati della TopLine si ritrovarono assunti dalla nuova ditta, con condizioni migliori: contratto, lavoro di 8 ore, contributi versati.
Ma presto Tariq e gli altri si resero conto che qualcosa non funzionava: "Il nuovo padrone non paga regolare. Il contratto prevede il pagamento il giorno 20 del mese, ma il bonifico non arriva. Allora io e gli altri chiediamo quando arriva e lui dice sempre 'domani' - ci mostra la chat dal suo telefono: periodicamente ha dovuto chiedere e insistere per giorni prima di ottenere l'accredito -. Come faccio a pagare l'affitto? Come faccio ad andare al mercato, a mangiare?"
I 22 operai che arrivano dalla TopLine, stanchi di supplicare il dovuto, scioperano. E ottengono che gli stipendi vengano pagati, a tutti. Il "virus sindacale" si diffonde e sempre più operai vanno nell'ufficio del padrone per pretendere un pagamento puntuale. Poi l'epilogo: i sindacalizzati vengono licenziati, colpirne 22 per educarli tutti. Il Si Cobas fa subito ricorso al Tribunale del Lavoro e inizia un presidio con i licenziati che "campeggiano" h24 in tenda davanti ai cancelli per evitare che anche questa fabbrica venga smantellata, per poi riaprire da un'altra parte, come è successo alla TopLine. Il presidio va avanti 60 giorni, con scontri fisici e presidianti feriti al pronto soccorso, fino a un primo sudato accordo in Regione Toscana che prevedeva il reintegro per 9 operai su 22 e calendarizzava un secondo incontro dedicato agli altri 13. Pochi giorni dopo l'accordo però, l'azienda ha informato con una PEC che i fogli firmati sono carta straccia e che la proprietà non onorerà gli impegni presi. Nel momento in cui andiamo in stampa si aspetta la sentenza del Tribunale del Lavoro e si organizza una marcia, a Prato, per la libertà, i diritti e la dignità. Lavoro come legge italiana, niente di più, niente di meno.
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Tocca uno, tocca tuttiValentina Baronti · Lavoro
Il tempo della convergenza è iniziato.
La lotta per il lavoro ha il sapore speziato del pulao pakistano. Domenica 4 dicembre all'ex-GKN di Campi Bisenzio, in occasione della giornata campale per la reindustrializzazione della fabbrica, ai fornelli ci sono gli operai pakistani della Iron&Logistics. Sono loro a preparare il pranzo per trecento persone, e il ricavato va alla loro cassa di resistenza. Dalle finestre della sala mensa, insolitamente odorante di spezie, si vede il centro commerciale illuminato per le festività, un tempio del consumismo e dell'individualismo che stride con quella comunità disperata eppure felice, che si alza in piedi per applaudire i cuochi, quando fanno partire il coro che sempre li accompagna nelle manifestazioni: "Tocca uno, tocca tutti".
Un piccolo episodio, che però è il simbolo di questa nostra epoca decadente, dove tutti i diritti e le conquiste sociali del dopoguerra sono state spazzate via, dove ormai non abbiamo più niente da perdere, dove la voglia di rivalsa cresce ogni giorno di più, dove gli steccati dell'appartenenza a una sigla piuttosto che a un'altra saltano. Immaginiamo un mondo diverso e lo stiamo costruendo, ognuno con la propria lotta, ognuno con le proprie priorità, ognuno con la propria forma. Ma stiamo marciando insieme e non era cosa scontata.
Alcune di queste lotte falliranno, altre vinceranno una battaglia e dovranno prepararsi alla prossima, ma una cosa è certa: si è messo in moto un processo di riscatto e di convergenza, e andrà avanti, comunque sia, perché, come si legge alla fine del libro Insorgiamo, a cura del Collettivo di Fabbrica GKN: "Dopo quello che abbiamo visto, non abbiamo più voglia di stare soli".
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La Svezia e il \"ricatto\" turcoAlessandro Simoni · Diritti
L'estradizione dei curdi "terroristi" in cambio del Sì all'ingresso nella Nato: ma questo indegno scambio c'è stato davvero o è solo propaganda di Erdogan?
Carlo XII, il sovrano che portò la Svezia all'apice della sua potenza, dopo la sconfitta contro i russi a Poltava nel 1709 fu costretto a cercare rifugio nell'impero ottomano, trattenendosi per anni a Varnita, oggi in Transnistria, a spese del sultano Ahmed III. Si sa che alla lunga gli ospiti diventano un problema, e così fu anche per l'ascetico re guerriero. Il suo entourage accumulò debiti ingenti con i mercanti locali, e le spese del ritorno a Stoccolma furono anticipate da notabili della Sublime Porta, che attesero a lungo la restituzione.
Per quanto complessa, la geopolitica dell'epoca non era tuttavia appesantita da concetti come "stato di diritto" e "diritti umani". Viene certo facile pensare che poco è cambiato, e che negli equilibri tra nazioni conta solo la forza, e il resto è solo aggirabile apparenza. Usare sempre questa chiave di lettura rischia tuttavia di facilitare la mistificazione dei despoti. Un esempio che coinvolge le stesse antiche potenze ci è offerto da una notizia che ha suscitato allarme, ossia la consegna alla Turchia di Mahmut Tat, cittadino turco condannato a più sei anni di carcere per sostegno al PKK, che si trovava in Svezia dal 2015.
La rappresentazione della vicenda da parte dei media turchi controllati dal governo è stata univoca e martellante. La consegna rientrerebbe negli accordi conclusi dalla Svezia (e dalla Finlandia) con la Turchia per ottenere il voto favorevole all'ingresso nella NATO. Le organizzazioni curde attive in Svezia non hanno negato questo legame, in un comprensibile sforzo di solidarietà.
Al di là della propaganda turca, la vicenda è certo triste ma poco significativa sul piano politico. Ci ricorda solo che - pur se non esistono paradisi delle libertà - vi sono modelli di stato di diritto che hanno un'intrinseca solidità e un buon grado di autonomia rispetto alla politica. Vediamo perché, senza addentrarci nella valutazione dell'allargamento della NATO. Ricordiamo solo en passant che l'"operazione speciale" di Putin a nord tocca corde sensibili. La Finlandia è stata un granducato russo sino alla rivoluzione d'ottobre, e la sua aggressione da parte dell'URSS nel 1939 portò a una vasta mobilitazione popolare in Svezia.
La Turchia ha presentato alla Svezia una serie di richieste minacciose per la diaspora curda, compresa una lista di decine di persone delle quali richiede l'estradizione (impraticabile, in quanto ormai cittadini o residenti), ritenendole coinvolte in attività terroristiche. La Svezia ha diplomaticamente preso atto di queste richieste, sottolineando tuttavia come non intenda derogare ai suoi standard di stato di diritto.
Vuota retorica smentita dal rimpatrio di Mahmut Tat? No, in primo luogo per le caratteristiche di questo caso, trattandosi di una persona la cui richiesta di asilo era stata definitivamente respinta un anno fa, e il cui nome non era presente nella lista del governo turco. Pur se rare, espulsioni di questo tipo si sono già verificate nel passato. Ma soprattutto per una peculiare caratteristica dell'architettura costituzionale svedese, che fa sì che il governo non possa sostituirsi nella decisione di un caso specifico all'autorità amministrativa competente. Lo stesso meccanismo, per inciso, che impediva al governo di sostituirsi all'agenzia per la salute pubblica nella decisione se introdurre o meno restrizioni durante la pandemia. Un sistema che ha radici risalenti e che comporta l'assenza di spazi di discrezionalità politica in ambiti nei quali altrove questi sono la norma. Il governo non aveva quindi strumenti per accelerare (ma neanche ritardare) l'espulsione di Mahmut, giusta o sbagliata che fosse la decisione dell'agenzia per l'immigrazione.
Ovviamente l'uomo forte al comando a Istanbul ha solo interesse a far credere che il povero Mahmut Tat gli sia stato "regalato" con perfetto tempismo, come sarebbe stato ai tempi di Ahmed III. Ma la storia ci insegna che esiste un "eccezionalismo svedese" in termini di stato di diritto che ad alcuni potrà piacere o meno, come nel caso delle scelte sul Covid, ma è in buona misura una cosa seria.
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Israele, è apartheidPierluigi Caramelli · Diritti
Lo afferma l'ultimo rapporto di Amnesty International. Mentre l'Italia vende sempre più armi allo Stato ebraico.
Dall'operazione dell'esercito israeliano "Break the Wave" alle incursioni dei coloni israeliani fino agli attentati di Gerusalemme. La tensione fra Palestina e Israele continua a crescere. La violenza dei coloni nei confronti della popolazione palestinese è diventata ormai parte integrante della vita quotidiana degli abitanti della Cisgiordania. Dal 2020 ad oggi si sono verificati 306 episodi di violenza che hanno coinvolto le proprietà palestinesi, 290 casi di danni a beni agricoli e 226 casi di assalti fisici, stando a quanto riferito da B'Tselem, centro di informazione israeliano per i diritti umani nei territori palestinesi occupati.
A 75 anni dall'adozione della Risoluzione Onu 181 che stabiliva la creazione di uno stato ebraico e di uno arabo, in Cisgiordania gli abitanti devono convivere ogni giorno con un'occupazione militare che complica ogni aspetto della vita quotidiana. Intanto, nella Striscia di Gaza, la situazione è sempre più drammatica. Secondo Oxfam Italia il 90% dell'acqua pubblica è contaminato o non potabile. L'unica acqua utilizzabile è quella imbottigliata e venduta da privati a prezzi esorbitanti, con oltre il 60% delle famiglie al di sotto della soglia di povertà.
Il controllo del territorio e della libertà di movimento è una delle caratteristiche principali di quello che Amnesty International ha classificato come regime di apartheid, imposto dallo stato di Israele alla popolazione palestinese: "Frammentazione territoriale, segregazione e controllo, espropriazione dei terreni e delle proprietà dei palestinesi e negazione dei diritti economici, sociali e civili", secondo Amnesty sono i fattori alla base del "sistema di oppressione e dominio sui palestinesi".
"Apartheid" è un termine che storicamente fa riferimento alle politiche di discriminazione razziale applicate dalla minoranza bianca nella Repubblica del Sudafrica dal 1948 al 1991. "Israele deve smantellare questo sistema crudele e la comunità internazionale deve esercitare pressioni affinché ciò avvenga", si legge nelle conclusioni dell'ultimo rapporto di Amnesty. "L'apartheid di Israele contro i palestinesi: sistema crudele di dominio e crimine contro l'umanità". Per Miko Peled, scrittore e storico ebreo israeliano "il continuo espandersi degli insediamenti, le distruzioni delle case e delle proprietà, le violenze e le uccisioni che hanno l'evidente scopo di scacciare la popolazione palestinese dalle proprie case e dalla propria terra, può far prefigurare il crimine di genocidio".
E l'Italia, che parte ha nella annosa vicenda israelo-palestinese? Nel corso degli anni il valore delle esportazioni di armi italiane verso Israele è esploso. Tanto che i piloti che hanno bombardato recentemente Gaza si sono esercitati su aerei e simulatori made in Italy. Armi automatiche, bombe, razzi e missili, veicoli terrestri, aeromobili e poi ancora munizioni, strumenti per la direzione del tiro, apparecchi specializzati per l'addestramento e la simulazione di scenari militari. C'è un ampio campionario dell'arsenale bellico negli oltre 90 milioni di euro di forniture di sistemi militari dall'Italia a Israele negli ultimi 6 anni (2015-2020). Sono tutti armamenti prodotti da una delle aziende del gruppo a controllo statale Leonardo (ex Finmeccanica) che fa la parte del leone nell'export di sistemi militari allo stato di Israele.
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Perché rifiutare la guerraFelice Simeone · Pace
Cosa ci ha portato finora la strategia occidentale di sostegno militare all'Ucraina? Migliaia di morti, danni per miliardi, tifoserie, disinformazione, retorica a fiumi.
La guerra di aggressione all'Ucraina dura ormai da quasi un anno. Ha causato decine di migliaia di morti (circa 50.000 stimati mentre scrivo), ha cancellato città intere, ha dispensato crudeltà su tutti i canali di comunicazione, ha sperperato circa 400 miliardi di euro. Come ogni guerra, anche questa ha provocato macerie nelle coscienze, nelle visioni, nelle certezze, nelle idee, nelle fedi di chi la vive e la osserva da lontano. Il rifiuto ancestrale, istintivo, ad accettare la guerra perché offesa suprema alla vita, spinge tanti a manifestare il proprio dissenso, che comunque affonda le proprie radici in una realtà che, purtroppo, conosciamo ormai molto bene.
Anche i guerrafondai più accaniti sanno che, in tempo di guerra, l'informazione è inattendibile. Abbiamo visto spezzoni di videogiochi presentati come prova di atrocità, e il maggiore TG della sera ha mostrato una mappa animata dei voli di linea dalla e per la Russia, che niente aveva a che fare con la guerra, come prova della fuga di massa dei richiamati alle armi russi. Rifiutiamo, quindi, il sensazionalismo, particolarmente spericolato in Italia, che ci induce ad essere tifosi acefali in qualsiasi contesa pubblica.
L'accusa di anti-americanismo ideologico a chiunque chieda un impegno per la pace è quasi automatica, oltre che fuori luogo. Chi scrive ha un forte legame affettivo con gli Stati Uniti: se in Italia avessimo il livello di dibattito che ho sperimentato in America, sebbene circoscritto alle élite, saremmo un paese migliore.
Quello che non accetto è la retorica che vuole gli USA, e gli occidentali, paladini di giustizia e forieri di libertà. Ebbene: non lo sono; non lo siamo. Se fosse veramente così, gli USA dovrebbero patrocinare interventi armati in almeno altri 20 conflitti attualmente in corso, dove diritti sono calpestati, terre invase, dittature instaurate. Non lo fanno.
E c'è un aspetto che disinnesca definitivamente la retorica della superiorità morale di USA & Co.: nessuno mai nella storia ha speso miliardi per difendere i diritti di nessuno, specialmente durante una crisi economica. Se si fossero spesi solo poche centinaia di migliaia di euro o dollari, allora il dubbio di una sincera difesa dei diritti degli ucraini mi sarebbe venuto. Ma ne sono stati spesi molti, troppi di più per poter essere giustificati senza una contropartita. E come non vedere la deriva verso un militarismo entusiasta che, appena usciti dalla devastazione economica e sociale della pandemia, ha visto solo l'urgenza di un aumento delle spese militari in tutta Europa?
Troppo spesso siamo stati indotti a pensare come se fossimo noi il paese che Putin ha invaso. Io non posso dire niente alle autorità ucraine o russe; io non posso pensare come un ucraino sotto le bombe russe. Ma posso rimproverare le istituzioni italiane ed europee per l'assenza di un'iniziativa a sostegno di una volontà ferma a far finire la guerra. Per intenderci, non c'è stato nessuno come Giorgio La Pira che andò ad Hanoi a sondare direttamente con Ho-Chi Min le condizioni per far cessare la guerra. La Pira agì in qualità di sindaco di Firenze, in rappresentanza, e con il sostegno, di una parte consistente dei fiorentini e degli italiani. La Pira voleva la fine di quella guerra. Quale istituzione, quale governo, oggi, vuole la fine della guerra in Ucraina?
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L'impatto ambientale dei conflitti armatiClara Baldasseroni · Pace
Il cambiamento climatico in atto sconvolge gli equilibri socio-economici di molti paesi, ma le "soluzioni" militari aggravano ancora il problema.
Durante l'ultima Conferenza per il Clima (Cop27) sono stati riportati dati agghiaccianti: al momento sono attivi ben 79 conflitti armati provocati da cambiamenti climatici e i cui effetti vengono considerati come moltiplicatore di minaccia per la pace e la sicurezza globale, con al primo posto lo stress idrico e lo scioglimento dei ghiacci. Le temperature aumentano dello 0,5% per decennio, e in vaste aree i ghiacciai polari hanno perso 30 metri di spessore dal 1997, fenomeni che hanno un impatto enorme sull'economia e sullo sviluppo della società civile.
L'habitat di molti esseri viventi, compresi noi umani, è messo sotto una dura prova di resistenza estrema. Molte riserve naturali del mondo vengono distrutte, come la foresta amazzonica, il polmone verde di tutti noi, e ciò nonostante la lotta dei popoli indios per tentare di salvarla. I ghiacciai si stanno sciogliendo e dal momento che sono anche una riserva d'acqua, stanno mandando in crisi l'agricoltura di molti paesi asiatici ed africani colpiti dalla carestia.
Gli eventi meteorologici estremi ci lasciano poco tempo per pensare. Dopo aver concentrato scelte e politiche esclusivamente sullo strapotere dell'uomo, ogni evento e ogni suo effetto sembra ormai ideato, condizionato e influenzato da esso stesso. Se poi l'uomo si lascia andare completamente all'egoismo e decide di agire in cattiva fede per il profitto, il dramma si amplifica. Invece credere e lavorare per un ideale di pace che dovrebbe rappresentare l'unico obiettivo possibile di tutti noi non è solo un dovere, è anche un diritto.
Intanto, ovunque nel mondo, vi sono conflitti che utilizzano armi sempre più pesanti, munizioni, armamenti, bombe, razzi di nuova tecnologia, mezzi terra/acqua/aria, cose che hanno un impatto devastante sull'ecosistema. La verità è che le guerre hanno un enorme impatto nell'inquinamento e nel surriscaldamento del Pianeta: le sostanze esplosive e nocive si propagano ovunque nel globo terrestre. È così che le logiche del profitto si trasformano in "veleno mortale" per la popolazione. Ci troviamo di fronte a un guasto ecologico e ciò ci obbliga, senza indugi, a cercare un cambiamento.
Come poter riparare e tornare sulla giusta strada verso il rispetto del nostro prossimo e quindi del Pianeta? Sicuramente è determinante iniziare a lavorare sulla nostra mentalità per tentare una fuoriuscita dall'epoca bellica. A nostro avviso l'obiettivo è concentrarsi su un concetto di alterità condivisa, secondo la quale tutti noi facciamo parte del creato: perché se qualcosa viene colpito e si dovesse spezzare, rovinarsi in maniera irreversibile, noi tutti rimarremmo vittime della medesima cattiva sorte, in un olocausto d'odio senza confini che rappresenterebbe, forse, la fine.
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Di ruote, piste e altri sprechiCecilia Stefani · Attualità
"È bella, è colorata, è pure sostenibile!" Va tutto bene allora? Facciamo un po' di chiarezza su energie verdi e costi ambientali.
Anche questo Natale è tornata la ruota panoramica, con il consueto contorno di applausi e polemiche. "Se non vi piace, non ci montate!", "Tanto paga il privato", ecc.
Ma non c'era la crisi energetica per cui bisognava ridurre i consumi?
Abbiamo fatto due chiacchiere con Pietro Cambi, ingegnere, membro dell'associazione EcoLobby e di Aspo Italia, Associazione per lo studio del picco del petrolio.
Sui giornali abbiamo letto che la ruota panoramica sarà sostenibile e alimentata da energia green. Ma cosa vuol dire esattamente?
Vuol dire che hanno fatto un contratto con un fornitore certificato green, che dichiara di produrre energia da fonti green, oppure che a sua volta la acquista da altri produttori green. È un sistema di scatole cinesi non sempre trasparente né garantito: talvolta vediamo che l'energia venduta come verde è superiore a quella prodotta da fonti verdi... Qualcosa non torna. Inoltre teniamo conto che è classificata "pulita" anche l'energia prodotta dagli inceneritori e dal nucleare. Ma in ogni caso il punto non è questo. Anche se l'energia usata per la ruota fosse pulita al 100%, è legittimo chiedersi perché sprecarla per una cosa così dissipatoria. Idem per le luci di Natale: è vero che i led consumano meno, ma è pur sempre energia che se ne va.
Di che ordine di consumi stiamo parlando?
Facendo un calcolo a spanne, considerando l'altezza, il peso a pieno carico, le ore di esercizio, e anche l'illuminazione... dovrebbe essere circa un megawattora al giorno. Con la stessa energia ci illumineresti comodamente 100 abitazioni. Poi il consumo di risorse non riguarda solo l'energia elettrica.
Pare che per portarla dalla Germania ci siano voluti 22 tir...
Ecco, 1000 km per 22 tir che fanno 2 km con un litro di gasolio, sono 11mila litri di carburante, con conseguente inquinamento... e poi migliaia di persone che andranno fino alla Fortezza con la macchina... Ma il Natale è così, è dissipativo per natura, durante le feste si consuma il 10-15% in più del normale. E c'è anche la pista del ghiaccio, un'altra attrazione energivora... In rete si trovano consumi giornalieri stimati tra 1 e 2 Kwh a metro quadro. La pista della Fortezza è più di 1500 mq, considerate le temperature miti del periodo è più probabile il consumo maggiore: fanno 3 Mwh al giorno, il triplo della ruota.
E poi c'è il consumo di acqua, l'inquinamento... Ma basta dire che si usano fonti rinnovabili, no?
Il problema delle energie rinnovabili - quelle vere - è che non si possono stoccare: di giorno ce ne possono essere anche abbondanti, ma di notte è un problema, senza sole e con meno vento. L'unica parziale eccezione è l'idroelettrico ad accumulo, che prevede la creazione di doppi bacini di acqua. Per il futuro credo che la vera transizione energetica si avrà con il power-to-gas, ovvero producendo idrogeno dal fotovoltaico tramite l'elettrolisi, e poi metano dall'idrogeno, aggiungendo CO2. È la cosiddetta "reazione Sabatier" che produce un metano "sintetico". Soltanto così possiamo accumulare energia durante l'estate per poi utilizzarla d'inverno, con l'idrogeno da solo non sarebbe possibile.
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Gli alieni tra di noiLIFE ASAP · Attualità
Arrivati per caso o per decisione umana, piante e animali "esotici" possono diventare un serio problema per le specie autoctone.
Le specie aliene sono le specie trasportate dall'uomo in modo volontario o accidentale al di fuori della loro area d'origine.
Tra le piante per esempio, la robinia o acacia (Robinia pseudoacacia), uno degli alberi più comuni nelle nostre città e campagne, è una specie aliena: originaria degli Stati Uniti sud-orientali, fu introdotta nel 1601 in Francia come albero ornamentale dai giardinieri del re Luigi XIII ed è stata poi usata in tutta Europa sia nei giardini che per il consolidamento dei terreni.
Tra gli animali, anche il comunissimo pesce siluro (Silurus glanis), oggi presente in tutti i nostri fiumi, è una specie aliena: originario dell'Europa Orientale e dell'Asia Occidentale, fu introdotto in Italia dall'inizio degli anni Cinquanta in poi per la pesca sportiva.
Alcune tra le specie aliene che si insediano con successo nell'area in cui vengono introdotte, si diffondono in maniera rapida causando gravi danni alle specie e agli ecosistemi originari di quel luogo, spesso accompagnati da ricadute economiche e problemi sanitari.
Non tutte le specie aliene sono invasive, lo diventano solo quelle che nell'area di introduzione trovano le condizioni ottimali per riprodursi e diffondersi causando danni ecologici, economici e sanitari. Ma perché alcune specie introdotte in una nuova area diventano invasive e altre no?
Il successo dell'invasione è dovuto a una combinazione di fattori che vanno dalle caratteristiche biologiche ed ecologiche proprie della specie entrante e che possono renderla più competitiva di quelle native, ad ambienti favorevoli o più vulnerabili ad essa, quali spesso sono le isole o le acque interne. Altri fattori possono essere del tutto casuali, come ad esempio le temperature o le precipitazioni che si verificano nel periodo di arrivo della nuova specie.
La zanzara tigre è forse tra gli animali il caso più conosciuto di specie aliena invasiva. Originaria del Sud-est Asiatico, è stata introdotta accidentalmente in diversi paesi europei tra gli anni Settanta e Novanta e da allora si è diffusa in maniera incontrollata in tutta Europa. Le punture della zanzara tigre, come tutti abbiamo sperimentato sulla nostra pelle, sono estremamente fastidiose e causano talvolta forti reazioni allergiche e infiammatorie nelle persone molto sensibili. Questa specie è inoltre di grande interesse sanitario essendo responsabile della diffusione del virus chikungunya nel 2007 e probabilmente del virus zika in anni recentissimi.
Il giacinto d'acqua, pianta d'acqua dolce originaria del bacino del Rio delle Amazzoni e introdotta in Europa come pianta ornamentale degli stagni e dei piccoli fiumi, è un classico esempio di specie aliena invasiva. Oggi questa pianta si è infatti espansa in moltissimi corsi d'acqua, laghi e stagni, a discapito di piante acquatiche native e sta causando grossi problemi alle reti irrigue, agli impianti idroelettrici e di depurazione, alla navigazione, alla pesca sia amatoriale che professionale.
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Periferie al CentroAlessandro Simoni · Attualità
È il nome poco noto dell'editrice di Fuori Binario, un'associazione di volontariato impegnata su vari fronti che da anni è punto di incontro di una comunità aperta. Di Alessandro Simoni, presidente dell'associazione.
Nei suoi quasi trent'anni di storia Fuori Binario è riuscito senza dubbio a lasciare una traccia nella memoria collettiva dei fiorentini. Al di là dei lettori attuali o passati, sono tantissimi coloro che anche senza aver mai preso in mano il giornale ne conoscono l'esistenza. Quello per cui altre testate lottano con costose campagne pubblicitarie, Fuori Binario l'ha ottenuto per merito di tante persone che negli anni si sono misurate con la fatica di offrire un giornale con delle idee non banali per le vie di Firenze. Perché - ricordiamolo - la distribuzione di un giornale di strada è un'attività fisicamente faticosa, e lo sarebbe anche per persone che partono da condizioni di vita migliori di quelle tipiche di chi vi offre Fuori Binario. Una fatica fisica a cui si aggiunge però anche una fatica "relazionale", perché la distribuzione espone inevitabilmente all'infinita varietà delle reazioni dei passanti. Reazioni che possono essere amichevoli e rispettose, ma possono anche essere l'esatto contrario, e riflettere una delle tante varianti dell'intolleranza.
Distribuire Fuori Binario non è cosa per tutti. Purtroppo non è raro che a condizioni di debolezza materiale si associno solitudine e prostrazione che rendono emotivamente insostenibile la distribuzione, ed è importante che il distributore abbia, oltre alle copie del giornale, anche una rete di relazioni umane sulle quali poter far conto.
Tutto questo rende importante comprendere un aspetto che sino ad oggi non ci siamo preoccupati di spiegare a sufficienza, ossia che il giornale è parte di qualcosa di più ampio, costituito dall'attività dell'associazione "Periferie al Centro", che ne è l'editore. Certo, la visibilità del giornale è tale per cui moltissimi, le istituzioni, noi stessi, quasi sempre si confondono e dicono "troviamoci a Fuori Binario, parliamo con Fuori Binario". Una sineddoche, per quelli a cui piace parlare colto.
L'associazione, che sino a pochi anni fa era presieduta da Maria Pia Passigli, figura storica dell'impegno sociale a Firenze, ha sede in via del Leone 76 ed è anzitutto un luogo di incontro aperto a chiunque. Pochi locali spartani messi a disposizione dal comune (non gratuitamente, ma comunque a condizioni favorevoli), in cui ci si scambia idee, anche le più balzane, con l'unica costante dell'ironia e dell'assenza di ogni volontà di giudicare. La varietà di storie ed esperienze è unica, e già quella - vi garantiamo - vale una visita.
È anche però un'associazione di volontariato che fa molte cose, che includono certo l'occuparsi della condizione di chi vive in strada (il nostro "core business" come direbbe qualcuno), ma anche l'assistenza legale a persone che i diritti hanno ormai dimenticato cosa siano, la distribuzione alimentare, e molto altro.
Da ora in poi ogni mese vi racconteremo un pezzo di quello che facciamo, ma se vi incuriosisse venirci a trovare e dare una mano, potete farlo anche subito!
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Un'altra famiglia è possibileFabrizio Paoletti · Intersexioni
Esiste un'unica idea di famiglia, legata a quella di generare figliə dall'unione di due gameti provenienti da individui con genetica riconosciuta come femminile e maschile? La famiglia rappresenta l'unione della coppia con figliə generatə da loro e basta? Sono sufficienti queste domande per dire che non esiste un solo tipo di famiglia: ci sono situazioni in cui i/le figliə sono accuditə ed educatə in contesti familiari diversi. Le modalità con cui si viene al mondo dipendono da molte condizioni e la vita stessa evolve inaspettatamente: genitori separati possono ricreare nuove relazioni e i/le loro figliə partecipare a nuclei familiari diversi e beneficiare di affetto e cure dai propri genitori e da altri adulti di riferimento. Nel novero delle famiglie non previste stanno anche quelle in cui genitori omosessuali o transgender hanno figliə da relazioni etero: l'educazione e i contesti socio-familiari etero-normativi in cui siamo natə possono portare le persone a non ascoltare certe parti di sé e a viversi in un contesto omologato alla famiglia tradizionale.
Posso ben dirlo, avendo personalmente desiderato avere figliə in una famiglia tradizionale che poi si è sgretolata sotto l'evidente realtà del mio orientamento sessuale. Sono stato fortunato ad esser riuscito a ricostruire la mia identità sulle uniche basi possibili: quelle dell'ascolto di me stesso e del volermi bene. Anche per poter essere utile come genitore di mia figlia, cresciuta dall'età di 3 anni da genitori separati con il supporto dei rispettivi compagni.
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Il sovrareale di VernonGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
Virginie Despentes è una donna che ha già vissuto molte vite. È scrittrice e regista, punto di riferimento delle femministe anticapitaliste e queer, ma è stata anche militante punk, prostituta, alcolista, vittima di violenza, adolescente ai margini. Abbiamo scelto di leggere, nella sua produzione, il primo volume della "Trilogia di Parigi", cioè Vernon Subutex 1, finalista al Man Booker International Prize nel 2018.
Come spesso accade nei suoi libri, i personaggi sono figure che vagano ai margini della società, un ibrido tra Pasolini e Bukowski: Vernon è un uomo di mezza età, ex proprietario di un negozio di dischi di successo che, dopo la morte per overdose dell'amico che si occupava di pagargli l'affitto, finisce per essere sfrattato.
Comincia qui il suo pellegrinaggio in cerca di ospitalità fra le vecchie conoscenze, una galleria di amicə d'infanzia di ogni tipo, l'attrice porno, il padre di famiglia, il cocainomane, la modella trans, la musulmana, il senza tetto che gli insegnerà come sopravvivere per strada: una corte dei miracoli metropolitana che l'autrice descrive senza alcun tono giudicante. Creature sole e smarrite in una città triste e fredda, che elegantemente li ignora, annegandoli nella precarietà del loro esistere: Vernon è il viandante rassegnato e ribelle, indifferente a un destino che lo condurrà verso una dimensione quasi sovrareale.
Un'opera singolare, che attraversa molti generi e offre una notevole riflessione sul presente.
(PS: La trilogia prosegue, con Vernon Subutex 2 e 3: se vi lascerete prendere, sarà un viaggio sorprendente).
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«Potente», eroe partigianoRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
È impossibile passare da piazza Santo Spirito, all'altezza del Distretto militare, senza essere percorsi da un brivido. Un monumento in bronzo raffigurante l'esplosione di una granata ricorda il punto esatto in cui finì il colpo sparato dalle linee tedesche in mezzo alla gente, la sera dell'8 agosto 1944, uccidendo sul colpo tre persone e ferendone altre gravemente. La liberazione di Firenze dal nazifascismo era ormai questione di ore ed erano in corso trattative serrate tra gli alleati e le divisioni partigiane per definire gli ultimi dettagli di quella che sarebbe passata alla storia come "la battaglia per Firenze". Il 31enne Aligi Barducci, detto "Potente", comandante della Divisione d'assalto Arno che riuniva tutte le brigate garibaldine dell'area, si stava recando al Distretto per prendere accordi con le autorità alleate, quando quella granata piombò tra la folla. Ferito gravemente al ventre e a una gamba, arrivò all'ospedale in condizioni disperate. Ebbe appena il tempo di esprimere le sue ultime volontà: chiese ai suoi compagni di prendere la camicia rossa che indossava e di farla sventolare su Firenze, quando fosse tornata libera; di confortare i suoi genitori. All'alba del giorno dopo, il 9 agosto, Potente morì lasciando un vuoto incolmabile. Sotto la sua guida, la Divisione Arno aveva portato a termine numerose azioni di guerra, dal Mugello al Pratomagno. Mentre le truppe alleate proseguivano una lenta avanzata, aveva ideato il piano strategico che consentì ai partigiani di calare dal monte Giovi e dal Pratomagno verso Firenze, per partecipare all'insurrezione della città. Sarebbe bello che la sua storia fosse raccontata nelle scuole.
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La dittaFraska · Il racconto
I potenti, gli inclusi, gli esclusi e gli altri.
C'era una volta un paese. I signori di questo paese decisero di diventare una ditta. Il popolo fu diviso in dipendenti, clienti e disoccupati: in pratica in produttori ed inutili. Ovviamente la ditta aveva dei padroni. I clienti, in linea di massima, erano persone che si erano trasferite in altri paesi: compravano i servizi della ditta e cercavano di trasformare lo Stato in cui erano emigrati in un'altra ditta, trasferendoci i loro interessi. I dipendenti erano persone a cui necessitava denaro per la famiglia (o roba del genere, per sopravvivere) e che alla fine lavoravano tutta la vita per pagare i debiti dei padroni. I disoccupati erano emarginati che o non riuscivano ad accedere allo status di dipendente per vari motivi, o semplicemente si rifiutavano di lavorare per la ditta (a volte anche per protesta) e venivano eliminati progressivamente dai padroni, con metodi fantasiosi e subdoli.
Così i dipendenti odiavano i clienti ed erano arrabbiati con i disoccupati. I disoccupati compativano o invidiavano i dipendenti, a seconda dei casi, e odiavano i padroni. I clienti se ne fottevano di tutti (pur essendo fottuti). I padroni fottevano e basta.
I disoccupati morivano di stenti. I dipendenti morivano pieni di buoni intenti. I clienti morivano chiedendosi se erano contenti. I padroni non morivano mai.
Un giorno venne un bambino che non era figlio dei padroni e non voleva comprare nulla. I dipendenti dissero che era un fannullone e non lo vollero, e i disoccupati non lo riconobbero dei loro. Il bambino non aveva nulla e doveva vivere di elemosina, e la gente cominciò a chiamarlo "minoranza".
Da quel momento nacque, prendendo esigentemente coscienza, una maggioranza. La maggioranza chiese alla minoranza se avesse intenzione di fare opposizione, ma il fanciullo rispose, invece, che egli era solo frutto delle circostanze e che, nonostante abiurasse il sistema contemporaneo, non aveva alcun interesse in esso, proprio perché non ne faceva parte e nulla di tale sistema gli apparteneva (e del resto era il sistema stesso a non riconoscerlo). Il bambino chiedeva solo di esistere. La maggioranza si convinse che della minoranza poteva farne a meno, ma tuttavia concesse ai disoccupati di farne parte.
Il bambino, diventato ormai un ragazzo, decise di non fare parte di quella minoranza che lo aveva rifiutato in fasce, ma il paese si scandalizzò e chiamò il giovane "terrorista".
Da quel giorno non si ebbero solo padroni, clienti, dipendenti, disoccupati, produttori, servitori fedeli e terroristi, ma una società dove tutti obbedivano e dove tutti litigavano tra loro.
E litigando non si presero mai la briga di capire che facevano tutti parte della stessa ditta.
"Padre Nostro che sei nei Cieli, liberaci dal peccato e pagaci l'avvocato."
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Ma la gioia dov'èRoberto Pelozzi · Il racconto
Chieditelo sempre quando non la trovi quando perso ripercorri i tuoi passi alla ricerca del sentiero, sentila come ti sente e come è lì a te vicino buttati nella sua onda e lascia che ti avvolga in un sogno, un gioco di amore che sia così.
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Anche le cripto s'involanoGinox · Cyber Bluff
Volatile è un termine leggero, che rimanda a qualcosa di effimero. In finanza è una parola che indica quegli investimenti caratterizzati da salite e discese subitanee e imprevedibili, cumuli di denaro che crescono e si disfano in poche ore. Il mondo delle criptovalute è il paradiso della volatilità: su questa caratteristica ha fondato il proprio impero. La bancarotta di uno dei maggior exchange mondiali, Ftx, ha dato uno scossone a questo sistema. Un exchange è un agente di cambio, che permette di scambiare criptovalute e anche di convertirle in valute classiche. Il mercato di questi strani beni è animato da un forte spirito speculativo: si investe in criptovalute nella speranza che il loro valore aumenti e di ricavare un profitto. L'unico indice utile in questo gioco è il volume degli scambi. Finché le persone acquistano va tutto bene: si comprano cripto valute perché il loro valore cresce, e il valore cresce perché le valute sono comprate. Rispetto alla finanza tradizionale, già piuttosto distante dal mondo reale, questo "ecosistema" ha vissuto in una sorta di malsano iperuranio, dove i soldi generano i soldi, ma non si capisce il perché. E quando molti clienti di Ftx hanno cercato di riscuotere in massa le proprio criptovalute, l'azienda ha dovuto dichiarare fallimento, per mancanza di liquidi: il gioco si è rotto, lasciando un buco da 10 miliardi di dollari. Il presidente di Ftx ha così reso molto esplicito il concetto di volatilità, e dalla sua casa alle Bahamas ha impartito un'interessante lezione al milione di persone che si sono ritrovate alleggerite del proprio denaro, che ha letteralmente preso il volo.
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Nove anni di cose buoneMaria Chiara Manetti · Se hai, hai per dare
Siamo alla fine dell'anno, tempo di bilanci e riflessioni. Ripensare ai primi 9 anni di Mag Firenze è un po' come rivivere un cammino. Un cammino iniziato con entusiasmo, a volte un po' faticoso, ma comunque sempre pieno di cose buone e incontri interessanti. Cose buone perché in tutti questi anni abbiamo cercato davvero di ribaltare il senso del denaro, da strumento portatore di discordia a mezzo per instaurare rapporti solidali; cose buone perché stiamo imparando a confrontarci nella diversità che ci contraddistingue; cose buone perché piano piano stiamo acquisendo una coscienza libera e critica; cose buone perché riusciamo a vedere le contraddizioni del sistema ufficiale e a proporre modalità differenti e realmente praticabili.
Incontri interessanti perché dal 2014 ad oggi, abbiamo fatto ben 31 prestiti a persone singole o a realtà collettive che si occupano di accoglienza, turismo responsabile, agricoltura naturale, educazione, lavoro, infanzia, contrasto alla marginalità; e incontri interessanti perché, sempre in questi 9 anni, abbiamo sostenuto più di 100 famiglie attraverso piccoli prestiti, necessari per far fronte a emergenze o bisogni improvvisi. Ogni prestito è scandito da un incontro, da una storia raccontata e fatta nostra, da sguardi, parole, sorrisi. Ogni prestito è cadenzato dal pane condiviso in una cena o da un bicchiere di vino. Ogni prestito ha aperto la porta ad altri incontri, ha allargato il nostro orizzonte, ci ha permesso di praticare davvero la condivisione e annullare le differenze.
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Lo spauracchio del lupo cattivoGuadagnucci e Lattanzi · Restiamo Animali
Tornano di moda gli avvistamenti di lupi nei pressi di città e centri abitati (anche a Firenze). Si è parlato - anche - di persone accerchiate e minacciate; insomma sta tornando in auge la psicosi del lupo cattivo. È bene ricordare, allora, che non risultano, almeno negli ultimi due-trecento anni, casi di persone aggredite da lupi, essendo questi animali quanto mai schivi. Tanta diffidenza non ha impedito - sempre la storia lo insegna - che si arrivasse vicini alla loro estinzione per mano umana; sterminio scongiurato grazie a misure di protezione relativamente recenti. Misure che sono oggi nuovamente nel mirino: non solo dei cacciatori, tradizionalmente ostili al lupo (visto, più o meno, come un concorrente nelle predazioni), e degli allevatori (che vorrebbero frequentare i pascoli senza tenere conto degli animali selvatici), ma anche di amministratori e politici che da un lato vogliono mostrarsi dalla parte di tali categorie, dall'altro sposano la "caccia al selvatico" come un succedaneo delle politiche sulla sicurezza, col lupo a fare le veci del "criminale" o del "diverso" di turno. Il parlamento europeo nelle settimane scorse è arrivato a votare un ordine del giorno per ottenere il declassamento della protezione del lupo, in appoggio a una richiesta espressa dalla Svizzera nella sede specifica, la Convenzione di Berna sulla Conservazione della Vita selvatica, istituita nel 1979 e della quale fanno parte 49 paesi. La Svizzera ha ottenuto solo 6 voti su 30. La minaccia per ora è sventata, ma la caccia - non solo metaforica - al lupo è destinata a continuare.
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Il portierato di quartiereBarbara Imbergamo e Gianna Innocenti · Attualità
A San Frediano un luogo aperto multifunzionale che punta a fare rete
Sulla vetrina, in Borgo San Frediano 53 rosso, c'è scritto "Portierato di quartiere", ma l'Associazione "Incontriamoci sull'Arno" offre molto di più.
Talvolta i nuovi servizi di portierato che cercano di rispondere alla perdita di relazioni sociali tipica delle grandi città offrono un servizio a pagamento, ma questo luogo è diverso. Il principio ispiratore dell'Associazione "Incontriamoci sull'Arno" sembra rimandare alla San Frediano di Vasco Pratolini, con l'idea di fondo di aiutare le persone a svolgere piccole attività quotidiane, ad avere un riferimento e a fare rete, ma soprattutto a creare un presidio sociale dentro e fuori quelle mura.
Al Portierato è possibile ricevere pacchi postali, la spesa a domicilio, lasciare le chiavi per un amico che passa a prenderle, far recapitare le medicine. Ma il portierato offre molto di più: un gruppo di sostegno allo studio per le scuole elementari al martedì e giovedì pomeriggio e sabato mattina; uno sportello legale per chi ha necessità di aiuto e uno sportello consumatori e cittadini rivolto a chi deve svolgere pratiche sul web, come ad esempio, l'apertura dello Spid; uno sportello di orientamento e assistenza a tutto tondo al quale rivolgersi per problemi psicologici e del comportamento di adulti e bambini/e.
È, infine, possibile anche contribuire alle attività o sostenerle acquistando uno dei libri usati proposti negli scaffali dell'associazione.
Per conoscere le attività, chiedere un aiuto o offrire una mano l'associazione è aperta dal lunedì al venerdì (9.30/12.30 e 15.00/19.00).
Il lunedì alle 18.30, a cadenza quindicinale, è possibile ascoltare su Novaradio Città Futura (FM 101.5) la rubrica dell'Associazione nell'ambito del "Diario di città".
Il Portierato di Quartiere Borgo San Frediano 53 rosso www.incontriamocisullarno.it info@incontriamocisullarno.it tel. 3895844258 - 3771098460
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Aspettando la rifiuteria, diamo nuova vita agli scartiFabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile
I rifiuti sono la nostra ricchezza e ce ne sono anche parecchi.
Per prima cosa crediamo che dovrebbe essere l'autorità a livello comunale a farsi carico di una struttura che favorisca il riuso dei materiali: una rifiuteria dove portare ciò che non serve più e dove poter prendere gratuitamente ciò che può servire ancora, come finestre e vecchi armadi che possono essere validi moduli costruttivi.
Un impiego intelligente di finestre e portefinestre l'ho visto alla "Verde Vigna" di Comiso, in provincia di Ragusa, dove, sul terreno acquistato dal Movimento Pacifista per contrastare l'espansione della base militare dove sarebbero dovuti arrivare i missili atomici, è stato costruito un laboratorio di ceramica che ha come muri solo finestre e portefinestre: le strutture portanti sono realizzate con travi di legno, le superfici vetrate come tamponatura. La luce del giorno, al suo interno, è magica e anche la notte si può illuminare lo spazio grazie ad un pannello da 50 watt, una striscia di cinque metri di led e una batteria d'auto usata.
Un armadio di 2m x 2m x 0,5m si compone di più o meno 16 metri quadrati di pannellature leggere in legno, anche abbastanza pregiato, con cui possiamo rivestire gli isolamenti interni alle pareti perimetrali, comunque realizzati: si può usare la canapa, che è la soluzione migliore perché funziona anche da deumidificatore, ma buoni risultati si ottengono sia con pannelli isolanti realizzati con il riciclo di stoffe, carta o sughero che usando direttamente come isolante le stoffe, i giornali o i tappi.
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10Pagina 107 articoli
26 miliardi di spese militariRedazione · Brevi
Le prime analisi compiute dall'Osservatorio sulle spese militari sulla nuova Legge di Bilancio del Governo Meloni mostrano un aumento della spesa militare italiana di oltre 800 milioni. Il dato arriva dopo la verifica dei bilanci previsionali del Ministero della Difesa e degli altri dicasteri interessati.
Il totale delle spese militari in Manovra ammonta così a 26 miliardi e mezzo di euro, senza considerare l'invio ripetuto di armi all'Ucraina, che passa da altri canali ministeriali. Proprio il conflitto in Ucraina, arrivato ormai a quasi dieci mesi, continua a non vedere una seppur minima via d'uscita. Uno stallo pericoloso e preoccupante.
[www.milex.org]
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PanchineRedazione · Brevi
A Verona la maggioranza di centrosinistra che governa la città rimuove i braccioli che la destra aveva piazzato nel mezzo della seduta delle panchine per impedire che le persone potessero distendersi e riposare (foto a dx).
A Firenze invece in piazza Pier Vettori persistono panchine simili (foto a sx), messe nel 2020 dalla Giunta Nardella, ossessionata dalla rincorsa alla concezione fascioleghista della "sicurezza".
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Tortura, oltre 200 indagatiRedazione · Brevi
Sono oltre 200 gli operatori penitenziari attualmente indagati, imputati o già passati in giudicato all'interno di procedimenti che riguardano anche episodi di tortura e violenza avvenuti nelle carceri italiane. "Un dato che ci racconta di un problema evidente che si riscontra negli istituti di pena dove, con troppa frequenza, da nord a sud emergono fatti di questo tipo", afferma l'Associazione Antigone che si occupa di diritti e garanzie nel sistema penale. Servono maggiore prevenzione e investimenti mirati alla formazione degli agenti penitenziari e contro il sovraffollamento.
[www.antigone.it]
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Emergenza freddo, come si accede al servizioRedazione · Brevi
Sono la parrocchia del Pignone in via dei Vanni (per le donne) e le strutture comunali Ostello del Carmine e Foresteria Pertini (per gli uomini) ad offrire tra i 120 e 150 posti letto ai senza dimora che decidono di lasciare la strada e rifugiarsi al caldo durante la stagione fredda.
Il servizio è destinato a cittadini e cittadine italiane e straniere, uomini maggiorenni, donne sole, residenti o presenti sul territorio del Comune di Firenze.
Per accedere al servizio di accoglienza è in linea di massima richiesta la prenotazione presso lo sportello di via Corelli 91, aperto il lunedì e il giovedì dalle 9 alle 12, e contattabile ai seguenti recapiti: telefono 3703754195, e.mail accoglienzainvernale@fondazionesolidcaritas.it.
Il servizio di accoglienza invernale si svolge in collaborazione con le Unità di strada, i cui operatori usciranno 7 giorni su 7, dalle 20 alle 23 circa (e dal lunedì al venerdì anche durante le ore diurne), per distribuire ai senza dimora che scelgono di non andare in struttura sacchi a pelo, indumenti e bevande calde.
Per entrare nelle strutture è necessario il tampone Covid negativo, che potrà essere fatto presso la Casa della solidarietà in via Corelli 91, presso le Unità di strada che usciranno la sera, o anche all'ambulatorio dell'associazione Niccolò Stenone in via del Leone 35.
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Premio Bargellini, aperto il bandoRedazione · Brevi
È uscito il bando per partecipare alla IV edizione del Premio intitolato a Lorenzo "Mao" Bargellini, scomparso nel 2017 dopo essere stato per tutta la vita, a Firenze e non solo, un punto di riferimento per i movimenti di lotta per la casa e contro le disuguaglianze.
Il bando per partecipare chiude il 28 febbraio 2023 e vi possono partecipare gli allievi dei corsi di laurea magistrale e di dottorato i cui lavori di tesi abbiano affrontato, con intelligenza critica e capacità innovativa, temi come la produzione di povertà, le forme di stigmatizzazione sociali e politiche della povertà, le pratiche di reazione e resistenza alla stigmatizzazione dei soggetti e dei gruppi, le politiche e le forme di autorganizzazione.
Al riconoscimento del Premio è associata la pubblicazione del lavoro e una borsa di 1.000 euro.
Il Comitato promotore è composto da: famiglia Bargellini, Archivio Il Sessantotto, Fondazione Michelucci, Istituto de Martino, Ass. Un Tetto sulla Testa, Unione Inquilini, Massimo Cervelli, Maurizio Lampronti, Stefano Sbolgi, Giuseppe Cazzato, Angela Perulli e Sabrina Tosi Cambini.
La proclamazione e la consegna del Premio, con la presentazione del lavoro di tesi e una tavola rotonda con i membri della Commissione, del Comitato e di ospiti esterni, si terrà il 4 giugno 2023 a Firenze.
Il bando integrale è disponibile alla pagina http://bit.ly/3AYtMgR.
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2.400 pasti \"musicali\" grazie a OrtRedazione · Brevi
Dodicimila euro raccolti che permetteranno di preparare 2.400 pasti per i poveri: è il frutto del progetto "Musica diffusa", promosso da Fondazione Ort con Fondazione Solidarietà Caritas e Cesvot. Tra ottobre e novembre sono stati organizzati 10 concerti in vari luoghi della città, tra cui la mensa cittadina di via Baracca, casa Matilde, la casa accoglienza Pertini e il centro Il Samaritano. Durante ogni evento è stato possibile fare donazioni finalizzate all'offerta di pasti caldi nelle mense. La mensa della Caritas è la mensa più grande di Firenze ed è sostenuta interamente grazie alle donazioni.
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Oltre 40 milioni di euro per nuovi CprRedazione · Brevi
Ampliare la rete dei Centri di permanenza per il rimpatrio destinati ai migranti. È la decisione del Governo Meloni che stanzia nella manovra finanziaria oltre 42 milioni di euro al Ministero dell'Interno. Un investimento senza precedenti che ignora volutamente le condizioni di vita e il rispetto dei diritti fondamentali di chi è costretto al trattamento. Per l'avvocato Maurizio Veglio, dell'Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione "è una mera operazione di rilancio del modello Cie/Cpr, da sempre fallimentare. Ampliare la capienza, in assenza di qualunque intervento di contenimento dei danni rischia di innescare ennesime situazioni estreme, come l'epidemia di suicidi registrata negli ultimi tempi".
[www.asgi.it]
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Fuori dal tunnel - la mappa della solidarietà a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
PER MANGIARE
STAZIONE CAMPO MARTE - Ore 19.30: Ve/Sa. Ore 20.30: Lunedì. Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa. Ore 21.30: Domenica
STAZIONE S.M. NOVELLA - Ore 7: Ma/Gi/Do. Ore 9.30: Mercoledì. Ore 11.30: Mercoledì
CARITAS - Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do. Piazza S.S. Annunziata 055282263 • Via Baracca 150/e 05530609230
PER CURARSI
ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Mercoledì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENTRO STENONE - Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 8-10: Venerdì. Via della Chiesa 66 055280960
L.I.L.A. TOSCANA - Ore 17-19.30: Me/Gi. Via delle Casine 12r 0552479013
CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE - Via dei Pucci 2 055282008
CONSULTORIO FAMILIARE - Via Villani 21a 0552298922
AUSER AMBULATORIO SOLIDALE - c/o Montedomini, via Malcontenti 6. Ore 9-12 martedì; 15-18 giovedì. 3457357711
PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9 055280052
PROGETTO SANT'AGOSTINO - Via Sant'Agostino 19 055294093
PRONTO DIMMI - Via del Pesciolino 11/M 055316925
SAN FELICE - Via Romana 2 055222455
CENTRO AIUTO VITA - Ragazze madri in difficoltà. Piazza San Lorenzo 055291516
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)
ALBERGO POPOLARE - Via della Chiesa 66 055211632
IL SAMARITANO - Via Baracca 150/E 05530609270, 05530609270
CENTRO OASI - Via Accursio 19 0552049112
CASA CACIOLLE - Via delle Panche 30 055429711
CASA DEL MELOGRANO - Via S. Pellico 2, 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO - Via del Porcellana 30 055463891, 0552646182
ANELLI MANCANTI - Ore 18-20: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE - Via Faenza 103 0552776326
CARITAS - Ore 14.30-17: Lunedì. Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve. Via Faentina, 34 055463891
LA FENICE - Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Ore 9.30-12: Sabato. Via del Leone 35 3312144403
C.I.A.O. - Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via delle Ruote 39 0554630876
ACISJF HELP CENTER - 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Valfonda 1 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ - Ore 15-18: Martedì. Ore 10-12.30: Lu/Gio. Via Sant'Agostino 19 3405239889
VINCENZIANI - Ore 9.30-11.30: Mercoledì. Via Ronco Corto 20 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO - Ore 18-19.30: Lu/Me. Via del Leone 9 055288150
SPAZIO CIP - Ore 13-16: Ma. Ore 14-17: Gio. Via dell'Agnolo 5 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA - Ore 8.30-11.30: Mercoledì. Ore 8.30-10.30: Venerdì. Via delle Panche 28 3703169581
ANELLI MANCANTI - Sportello Consumatori Ore 19-21: Giovedì. Sportello Lavoro Ore 19-21: Martedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
CENAC - Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve. Via Pratesi 11 0556122035
SANT'EGIDIO - 18.30-20: Martedì. Via della Pergola 8 0552342712
CENTRO ATTAVANTE - Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve. Ore 14-20: Martedì. Help Center Ore 10-13: Lu/Ve. Ore 14-18: Lu/Gi. Via Attavante 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE - Ore 17-18: Mercoledì. Via Boccherini 23 055361046
ASCENSIONE - Via G. da Empoli 2 055366433
DIVINA PROVVIDENZA - Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese. Via D. Compagni 6 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani. Ore 9.30-12: Ma/Gi per persone straniere. Piazza Santa Maria al Pignone 1 055229188 0552276388
SACRA FAMIGLIA - Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì. Via Gioberti 33 055666928
SAN MARCO VECCHIO - Ore 10-11.30 Ma/Gi. Via Faentina 131 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO - Ore 11-12: Ma/Sa. Via Corridoni 19r 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI - Ore 19-21: Martedì e Giovedì. Via Palazzuolo 8 0552399533
AVVOCATI DI STRADA - Ore 17.30-19: Giovedì. Piazza Alpi-Hrovatin 1 3396171468
L'ALTRO DIRITTO - adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO - legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" - Borgo Pinti 74 0552480067
CENTRO LA PIRA - Via de' Pescioni 3 055213557
PROGETTO ARCOBALENO - Via del Leone 9, 055288150 055280052
ANELLI MANCANTI - Via Palazzuolo 8 0552399533
IL COLLE - Da Settembre a Giugno. Via R. Giuliani 115/n 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE - Piazza Alpi-Hrovatin 1 055373737
CENAC - Via Rubieri 5r 055667604
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS - Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do. Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE - Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini. Piazza S. Maria al Pignone 1 055229188
LA FENICE - Ore 9-12: Ma/Gi/Sa. Via del Leone 35 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" - Via del Romito 19 0558493526, 055683627
CENTRO JAVA - Ore 15-19: Ma/Ve. Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte. Via Pietrapiana angolo via Fiesolana 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA - Ore 17-20: Venerdì. Via dei Pepi 47r 5895698 393
RESISTENZA CASA SOLIDALE - Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese Via Palazzuolo 95. Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese Via Palazzuolo 8 3311673985. Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese Piazza Baldinucci 8r 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE - Ore 16-17: Sabato. Via Rocca Tedalda 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI - Ore 17-19: Ma/Me/Gi. Via dei Pilastri 41r 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO - Ore 17-19.30: Martedì. Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio 3351246551
LAVORO
SPORTELLO CUB - 2° e 4° Mercoledì del mese. Via Palazzuolo 95
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA - Via Mezzetta 1 055601375
CENTRO UOMINI MALTRATTANTI - Via Enrico il Navigatore 17 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS - Ore 9-11 Tutti i giorni. Via G. Pietri 1. Via Baracca 150/e
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Diventare \"strillone\"Redazione · Servizio
Guadagnare qualcosa vendendo il giornale
Cari aspiranti diffusori,
se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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12Pagina 124 articoli
Come sostenerciRedazione · Servizio
Cara lettrice, caro lettore, il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.
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Le altre attività
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Dove trovarciRedazione · Servizio
In strada
- Piazza Repubblica, Feltrinelli - da Grafian
- P.zza SS. Annunziata, S. Marco - da Comitet
- Via Cimabue, Comunità delle Piagge - da Teodor
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- Sottopasso le Cure - da Totò
- Coop Leopoldo, Piazza Dalmazia - da Cristina e Fraska
- Via Masaccio, Via Milanesi - da Robert
- via Pietrapiana, Sant'Ambrogio - da Daniel
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- Pontassieve, Livorno - da Clara e Raffaele
Online
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Nei luoghi amiciRedazione · Servizio
- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
- Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
- Centro Salute Mentale in via G. D'Annunzio 31
- CinemAnemico in via San Romano 1, Settignano
- Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
- Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
- Forimercato in via di Ripoli 96
- Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
- Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
- Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
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ColophonRedazione · Colophon
DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Jacopo Stefani, Lorenzo Guadagnucci, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Stefania Valbonesi, Valentina Nicastro.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348
DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Comitet Stanescu (P.zza S.S Annunziata, S. Marco), Cristina (Rifredi), Daniel Petrache (Sant'Ambrogio, Pietrapiana), Danila Remus (Tramvia S.M.N.), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Grafian Stanescu (P.zza Repubblica, Feltrinelli), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Cimabue).
CREDITI FOTOGRAFICI - Antonio Pronostico (1), Collettivo GKN (2), Antonella Bundu (3), Vera Bardi (5), Cecilia Stefani (6, 8).
OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.
ABBONAMENTI - Annuale 29 euro | Ordinario 49 euro | Sostenitore 99 euro. www.paypal.me/fuoribinario | Ccp 20267506. Iban IT08 G076 0102 8000 0002 0267 506.
RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.
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