Archivio › Fuori Binario n. 247 · Gennaio 2023 › pagina 5
PACE
Perché rifiutare la guerra
Cosa ci ha portato finora la strategia occidentale di sostegno militare all'Ucraina? Migliaia di morti, danni per miliardi, tifoserie, disinformazione, retorica a fiumi.
Felice Simeone · Fuori Binario n. 247, Gennaio 2023, pagina 5
La guerra di aggressione all'Ucraina dura ormai da quasi un anno. Ha causato decine di migliaia di morti (circa 50.000 stimati mentre scrivo), ha cancellato città intere, ha dispensato crudeltà su tutti i canali di comunicazione, ha sperperato circa 400 miliardi di euro. Come ogni guerra, anche questa ha provocato macerie nelle coscienze, nelle visioni, nelle certezze, nelle idee, nelle fedi di chi la vive e la osserva da lontano. Il rifiuto ancestrale, istintivo, ad accettare la guerra perché offesa suprema alla vita, spinge tanti a manifestare il proprio dissenso, che comunque affonda le proprie radici in una realtà che, purtroppo, conosciamo ormai molto bene.
Anche i guerrafondai più accaniti sanno che, in tempo di guerra, l'informazione è inattendibile. Abbiamo visto spezzoni di videogiochi presentati come prova di atrocità, e il maggiore TG della sera ha mostrato una mappa animata dei voli di linea dalla e per la Russia, che niente aveva a che fare con la guerra, come prova della fuga di massa dei richiamati alle armi russi. Rifiutiamo, quindi, il sensazionalismo, particolarmente spericolato in Italia, che ci induce ad essere tifosi acefali in qualsiasi contesa pubblica.
L'accusa di anti-americanismo ideologico a chiunque chieda un impegno per la pace è quasi automatica, oltre che fuori luogo. Chi scrive ha un forte legame affettivo con gli Stati Uniti: se in Italia avessimo il livello di dibattito che ho sperimentato in America, sebbene circoscritto alle élite, saremmo un paese migliore.
Quello che non accetto è la retorica che vuole gli USA, e gli occidentali, paladini di giustizia e forieri di libertà. Ebbene: non lo sono; non lo siamo. Se fosse veramente così, gli USA dovrebbero patrocinare interventi armati in almeno altri 20 conflitti attualmente in corso, dove diritti sono calpestati, terre invase, dittature instaurate. Non lo fanno.
E c'è un aspetto che disinnesca definitivamente la retorica della superiorità morale di USA & Co.: nessuno mai nella storia ha speso miliardi per difendere i diritti di nessuno, specialmente durante una crisi economica. Se si fossero spesi solo poche centinaia di migliaia di euro o dollari, allora il dubbio di una sincera difesa dei diritti degli ucraini mi sarebbe venuto. Ma ne sono stati spesi molti, troppi di più per poter essere giustificati senza una contropartita. E come non vedere la deriva verso un militarismo entusiasta che, appena usciti dalla devastazione economica e sociale della pandemia, ha visto solo l'urgenza di un aumento delle spese militari in tutta Europa?
Troppo spesso siamo stati indotti a pensare come se fossimo noi il paese che Putin ha invaso. Io non posso dire niente alle autorità ucraine o russe; io non posso pensare come un ucraino sotto le bombe russe. Ma posso rimproverare le istituzioni italiane ed europee per l'assenza di un'iniziativa a sostegno di una volontà ferma a far finire la guerra. Per intenderci, non c'è stato nessuno come Giorgio La Pira che andò ad Hanoi a sondare direttamente con Ho-Chi Min le condizioni per far cessare la guerra. La Pira agì in qualità di sindaco di Firenze, in rappresentanza, e con il sostegno, di una parte consistente dei fiorentini e degli italiani. La Pira voleva la fine di quella guerra. Quale istituzione, quale governo, oggi, vuole la fine della guerra in Ucraina?
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Uscito sul numero 247 (Gennaio 2023), a pagina 5. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
