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Archivio › Fuori Binario n. 247 · Gennaio 2023 › pagina 3

LAVORO

Licenziati perché scioperano

La vertenza dei SI Cobas nel distretto tessile pratese.

Valentina Baronti e Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 247, Gennaio 2023, pagina 3

Lavoro come legge italiana: è la scritta che campeggia su un cartello di cartone, levato come un grido da uno degli operai ai quali la stireria industriale Iron&Logistics di Prato, a partire dall'ottobre scorso, ha impedito di entrare al lavoro. La loro colpa? Aver scioperato per i continui ritardi nel pagamento dello stipendio. Si tratta di 22 persone, tutte - guarda caso - iscritte al sindacato Si Cobas, e tutte arrivate alla Iron&Logistics a conclusione di un'altra vertenza. Ce lo racconta Tariq: "Tutti noi licenziati da Iron&Logistics prima lavoravamo in un'altra stireria, la TopLine. Il lavoro era di 12/13 ore al giorno, sette giorni su sette, a 4 euro l'ora. Avevamo il contratto registrato per 40 ore settimanali, ma non ci hanno mai versato i contributi. Questo è il trattamento riservato a noi stranieri, pakistani e nigeriani, mentre gli italiani lavoravano 8 ore a 10-15 euro l'ora, con i contributi versati. Noi non avevamo tutele, nemmeno la malattia: un operaio nigeriano si schiacciò una mano nella pressa e restò a casa 15 giorni senza stipendio".

Quando nel giugno 2021 i lavoratori entrarono in agitazione sindacale alla TopLine, furono licenziati e la proprietà iniziò immediatamente a smantellare lo stabilimento, per riaprire poco distante senza il peso del sindacato, aggirando così i controlli dell'Ispettorato del Lavoro. Macchinari e commesse passarono alla Iron&Logistics. "Nel silenzio delle istituzioni questo distretto è diventato terra di 'delocalizzazioni interne', dove le fabbriche si 'fanno e disfano' a scopi elusivi. Ma grazie alla mobilitazione sindacale - si legge sulla pagina Facebook del Si Cobas Prato - fu garantito che Iron&Logistics assorbisse in blocco i dipendenti della TopLine e che a questi fossero riconosciuti i diritti dovuti". Così i 22 licenziati della TopLine si ritrovarono assunti dalla nuova ditta, con condizioni migliori: contratto, lavoro di 8 ore, contributi versati.

Ma presto Tariq e gli altri si resero conto che qualcosa non funzionava: "Il nuovo padrone non paga regolare. Il contratto prevede il pagamento il giorno 20 del mese, ma il bonifico non arriva. Allora io e gli altri chiediamo quando arriva e lui dice sempre 'domani' - ci mostra la chat dal suo telefono: periodicamente ha dovuto chiedere e insistere per giorni prima di ottenere l'accredito -. Come faccio a pagare l'affitto? Come faccio ad andare al mercato, a mangiare?"

I 22 operai che arrivano dalla TopLine, stanchi di supplicare il dovuto, scioperano. E ottengono che gli stipendi vengano pagati, a tutti. Il "virus sindacale" si diffonde e sempre più operai vanno nell'ufficio del padrone per pretendere un pagamento puntuale. Poi l'epilogo: i sindacalizzati vengono licenziati, colpirne 22 per educarli tutti. Il Si Cobas fa subito ricorso al Tribunale del Lavoro e inizia un presidio con i licenziati che "campeggiano" h24 in tenda davanti ai cancelli per evitare che anche questa fabbrica venga smantellata, per poi riaprire da un'altra parte, come è successo alla TopLine. Il presidio va avanti 60 giorni, con scontri fisici e presidianti feriti al pronto soccorso, fino a un primo sudato accordo in Regione Toscana che prevedeva il reintegro per 9 operai su 22 e calendarizzava un secondo incontro dedicato agli altri 13. Pochi giorni dopo l'accordo però, l'azienda ha informato con una PEC che i fogli firmati sono carta straccia e che la proprietà non onorerà gli impegni presi. Nel momento in cui andiamo in stampa si aspetta la sentenza del Tribunale del Lavoro e si organizza una marcia, a Prato, per la libertà, i diritti e la dignità. Lavoro come legge italiana, niente di più, niente di meno.

Pagina 3 del numero 247 Uscito sul numero 247 (Gennaio 2023), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero