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Fuori Binario n. 281

Febbraio 2026 · 17 articoli · ISSN 2784-9384

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1Prima pagina2 articoli
Balordo a chi?Cristiano Lucchi · Resistenze

"Bisogna allontanare i balordi", con queste parole da statista Matteo Salvini è intervenuto durante il dibattito sull'ennesimo decreto sicurezza in approvazione mentre scriviamo. La Treccani definisce "balordo" come tonto, sciocco, stupido, strampalato, sbandato, emarginato, e siccome per molti siamo un giornale di "balordi" questa frase ci preoccupa e non poco. Il governo italiano è oggi in mano a gente che ha deciso di far fuori dal consesso "civile" (il loro) le persone più fragili, più deboli, che più subiscono un sistema liberista che mette in un angolo chi non è conforme ai loro desideri.

Tutto questo accade in un quadro normativo fondato su una Costituzione nata dalla sconfitta dei fascisti nella quale si legge che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione [...] di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

Sappiamo bene che all'attuale maggioranza, erede politica di quel fascismo sconfitto dalla Storia, la convivenza tra diversi non piace, per questo vi invitiamo sommessamente a considerare due cose quando vi capita di ragionare con altri di politica: smorzate la propaganda sulla "sicurezza", l'ennesimo decreto sigilla la loro incapacità di risolvere i problemi e la volontà di usare il tema semplicemente per spaventarvi; votate No al Referendum costituzionale che si terrà a primavera. A pagina 4 vi raccontiamo le nostre ragioni.

!Prima pagina Fuori Binario #281

  • editoriale
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Uno Stato penosoFuori Binario (redazione) · Prima pagina

Autore: Fuori Binario (redazione)

L'Italia nel rapporto di Amnesty: il 10% della popolazione vive in povertà assoluta, in 6 milioni non possono permettersi le visite mediche, nelle carceri si picchia e si tortura, le donne vengono uccise dai mariti, chi protesta viene manganellato e rischia l'arresto....

Sin dalla fondazione nel 1994 l'impegno di Fuori Binario è la difesa, il rispetto e l'estensione dei diritti sociali e civili, sempre più erosi dall'introduzione nel dibattito pubblico di parole avvelenate come "degrado", "decoro", "meritocrazia". I poveri vengono infatti definiti più per i loro comportamenti che per la bassissima disponibilità di denaro. Chi vive quella condizione "se l'è andata a cercare", perché non adotta quei comportamenti virtuosi praticati invece dalle persone "perbene". Chi è costretto a mangiare cibo da un cassonetto è "degrado" da bonificare ed espellere dal consesso civile e non più qualcuno da aiutare. Fuori Binario contrasta questa ideologia, che invece di colpire la povertà, si accanisce contro chi è senza mezzi.

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  • Amnesty International
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2Ritratti1 articolo
VirdimuraGisella Filippi · Ritratti - Controvento

Nel libro di Lo Iacono la storia della "dotturissa" di Catania, che nel Medioevo curava i poveri e le donne ripudiate

!Virdimura

Simona Lo Jacono, magistrata presso la Corte di Appello di Catania, narra la storia della "giudea" Virdimura ("verde come il muschio che affiora dal duro e forte come le mura di Catania") che fu nel 1376 la prima "dotturissa" che conseguì la "licenza di praticare l'arte della medicina inerente le cure della psiche e del corpo, in massimo grado nei confronti dei poveri". Licenza, come testimonia il documento proveniente dall'Archivio di Stato di Palermo, concessa dopo che "augusti dottori e il Dienchelele", che era il supremo giudice ebreo, ebbero valutato la sua preparazione negli studi e la sua abilità pratica.

La dotturissa pretese che fosse scritto che voleva curare soprattutto le persone più deboli. È Virdimura che si racconta a coloro che la dovevano giudicare.

Siamo in Sicilia nel periodo delle lotte tra Angioini e Aragonesi, a Catania, città multietnica in cui convivevano ebrei, musulmani, cristiani. Gli Ebrei vivevano nelle "giudecche", zone malsane e paludose ed erano sottoposti ad una serie di proibizioni fra cui quella di non potere curare i cristiani.

Per gli Ebrei la formazione medica avveniva in famiglia, laddove esisteva un medico, come accadde per Virdimura, oppure si recavano in altre regioni come fecero il padre Uria e il marito Pasquale.

La mamma morì dandola alla luce e Virdimura scoprì, già matura, che era stata violata da giovane e ripudiata dal padre e incinta fu accolta in una casa di prostituzione. Uria, che era il medico delle prostitute, volle sposarla e allevò da solo la bimba. Era un medico ebreo molto stimato, ricercato da tutti, anche dai cristiani che lui curava nonostante il divieto del 1310. Curava i più umili senza farsi pagare, con piante, pietre, (medicine che preparava nel suo laboratorio), musica, poesia, ascolto dei sogni… Ma la cura più efficace era sorridere, amare i malati ed ascoltarli.

Uria e Virdimura superarono molte difficoltà. Quando scoppiò l'epidemia di tifo i cittadini si rivoltarono contro Uria che l'aveva predetta ritenendolo in rapporto con il Male e il medico sparì.

Virdimura cominciò a curare le donne che si rivolgevano a lei perché restituisse loro la verginità. Nel 1322 il Papa aveva lanciato per la Sicilia un interdetto che impediva le funzioni religiose: le donne non si potevano più sposare, venivano abbandonate dagli uomini con figli illegittimi.

Virdimura le accolse tutte. Vivevano insieme "guaritori e guariti, coscienti e folli". Si mantenevano vendendo stoffe, medicine, profumi, prodotti dell'orto… Queste donne autonome che non avevano bisogno degli uomini davano noia, Virdimura fu accusata di prostituzione, di non essere una dottoressa e fu imprigionata.

La salvò, sposandola, Pasquale De Medico, figlio di Josef, maestro di Uria, tornato da un lungo peregrinare nel mondo per imparare l'arte medica. I due si erano conosciuti da piccoli.

Pasquale "non voleva ricompense quando curava, parlava poco, preferiva sorridere, ascoltare e farsi abitare dal rumore del mondo". Con Virdimura superò anche la carestia e l'interdizione dalla professione inflittagli perché non riuscì a salvare dalla morte il re Federico.

Si prendevano cura dei campi, degli animali, Pasquale realizzava mulini, canali di irrigazione, sedie con ruote di carro per chi non poteva camminare, imbuti per i sordi, bastoni con campanelli per i ciechi, ma allo stesso tempo faceva il bucato, cucinava, filava… Non faceva distinzione tra mestieri maschili e femminili.

Dopo la carestia dovettero affrontare il "male degli ardenti" (il fuoco di Sant'Antonio) e Pasquale curò tutti, nonostante l'interdizione che, visto il risultato positivo, gli fu tolta.

Arrivò la peste, il medico si aggirava per la città potendo solo consolare le persone. Tra queste trovò Uria, ormai in fin di vita, lo portò in braccio da Virdimura, lasciandosi contagiare. I due morirono pochi giorni dopo.

Virdimura continuò a curare e a riunire donne "spaesate che la vita aveva rifiutato", ripudiate, prostitute, che diventarono sue allieve.

Alla fine del suo racconto ai giudici dice: "Il curare nasce continuamente dalla nostra storia. Nessuno può medicarci se non forza il limite del nostro passato [...] È da lì, da quella narrazione che si inizia a guarire. È lì che si scopre quale sia la nostra ferita".

Mi ha colpito come veniva vista la cura: al centro non più la malattia, ma la persona con la sua dignità, con dei sentimenti, portatrice di una storia personale e sociale; come la cura fosse più efficace se il medico era empatico; l'importanza dell'ambiente: un ospedale luogo aperto in cui vivere in comunità, in cui ognuno aveva un suo ruolo e dava il proprio contributo (di basagliana memoria!). Virdimura aveva creato una comunità di donne, quelle stigmatizzate, che hanno avuto la forza di reagire allo stupro, alla "negazione", hanno lottato per vedersi riconosciute e stimate.

Mi ha colpito l'attenzione alla psiche, all'inconscio diremmo oggi, e l'anticipazione di alcuni principi della psicoanalisi: l'importanza delle relazioni, i sogni come strumento di cura, la narrazione del proprio passato…

Il discorso di Virdimura termina: "Non rifiutatemi la licenza di curare. [...] Fatelo per tutti quei medici che non montarono mai in orgoglio. Che ebbero a cuore la fragilità che ci avvolge, che non vollero essere altro che guaritori feriti".

(Carl Gustav Jung più di 500 anni dopo scriveva: "il terapeuta può guarire gli altri nella misura in cui è ferito egli stesso").

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3Fine della democrazia1 articolo
Italia, diritti sotto pressioneAlberto Ottanelli · Fine della democrazia

Sezione: FINE DELLA DEMOCRAZIA | Autore: Alberto Ottanelli

Dati allarmanti nel rapporto di Amnesty International

!Amnesty International

> Sono stati segnalati nuovi episodi di tortura per mano del personale penitenziario. La violenza contro le donne è proseguita a un livello pericolosamente alto. Persone razzializzate e lgbti hanno continuato a essere vittime di razzismo e discriminazione, anche a opera di ufficiali statali. L'Italia ha tentato di inviare in Albania richiedenti asilo salvati in mare, per far esaminare la loro richiesta fuori dal paese. In più occasioni la polizia è ricorsa a un uso eccessivo e non necessario della forza contro manifestanti e ha limitato il diritto alla libertà di riunione pacifica. Circa il 10% della popolazione ha vissuto in povertà assoluta. Sono perdurati gli ostacoli all'aborto. A luglio, il cambiamento climatico indotto dalle attività umane ha causato un'ondata di calore estremo.

Ridurre il dissenso, reprimere le proteste, marginalizzare le fasce più vulnerabili. Il rapporto di Amnesty International Italia, pubblicato al "giro di boa" della XIX legislatura nel novembre 2025, disegna un quadro allarmante dello stato dei diritti umani nel Paese. L'analisi fotografa disuguaglianze persistenti, nuove forme di marginalità sociale e un crescente irrigidimento nei confronti del dissenso. A tre anni dall'insediamento del governo Meloni, il bilancio è chiaro: c'è un arretramento dei diritti civili che colpisce per primi i poveri, i marginalizzati e chi prova a opporsi a questo modello politico e sociale.

I dati sulla povertà sono tra gli indicatori più critici. Secondo le rilevazioni, quasi 5,7 milioni di persone – 2,2 milioni di famiglie – vivono in condizioni di povertà assoluta, circa il 10% dei residenti. Un dato stabile negli ultimi anni, che quindi segnala una condizione strutturale, non più riconducibile a una fase di emergenza. A pagare il prezzo più alto sono le famiglie straniere, per le quali la povertà è passata dal 30% del 2023 a oltre il 35% nel 2024, insieme ai lavoratori poveri, a chi vive in affitto e ai senza dimora.

Significativo è il dato sull'accesso alle cure: nel 2024, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite mediche per ragioni economiche o a causa delle liste di attesa del servizio pubblico. Questo dato, in aumento rispetto all'anno precedente, racconta di un welfare che, da pilastro della cittadinanza, sta diventando un sistema selettivo che esclude chi è più in difficoltà. Un segnale positivo, seppure limitato, arriva però dall'approvazione della legge 176 del 2024, che ha avviato una sperimentazione per garantire l'assistenza sanitaria alle persone senza dimora.

Critica è anche la situazione legata all'accesso alla cittadinanza, che Amnesty definisce "iniquo" e causa diretta di discriminazione ed esclusione. Il problema non riguarda soltanto i migranti, ma anche le seconde generazioni, nate e cresciute in Italia e ancora prive di un riconoscimento giuridico che consentirebbe una piena partecipazione alla vita democratica del Paese. Nel settembre 2024, in seguito a una vasta mobilitazione, sono state raccolte 500mila firme per un referendum, che dimezzasse da dieci a cinque anni il periodo di residenza necessario per richiedere la cittadinanza. La campagna referendaria non ha però portato alla riforma auspicata.

Nel rapporto di Amnesty, ampio spazio è dedicato infine alla progressiva restrizione del diritto al dissenso, definita una vera e propria "manovra autoritaria". Sin dal primo provvedimento della legislatura – il cosiddetto "decreto rave" – il governo ha costruito una narrazione incentrata sul ripristino dell'ordine e della disciplina, intervenendo sul diritto alla protesta pacifica. Questa impostazione si è tradotta in una serie di misure culminate nel "Pacchetto Sicurezza", divenuto legge nel corso del 2025. Il provvedimento ha introdotto 14 nuove tipologie di reato, colpendo in particolare la resistenza passiva – anche nelle carceri e nei CPR – e i blocchi stradali, pratiche frequentemente utilizzate dagli attivisti per il clima.

Attraverso la sua task force di osservatori, Amnesty ha documentato un uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, citando gli scontri di Pisa e Firenze del febbraio 2024 e la manifestazione per la Palestina a Roma nell'ottobre dello stesso anno. Il risultato è una riduzione della libertà di espressione che colpisce soprattutto le fasce già marginalizzate della popolazione, per le quali la protesta rappresenta spesso l'unico strumento di visibilità e rivendicazione.

Il quadro complessivo è quello di una democrazia indebolita: la povertà si cronicizza, la marginalità aumenta, il diritto di cittadinanza si restringe e il dissenso viene scoraggiato. Amnesty chiede un cambio di rotta radicale. Resta però una domanda centrale: quanto a lungo può reggere una democrazia che governa contro i suoi cittadini più fragili?

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Condannati dall'Europa per la morte di Riky

!Riccardo Magherini

Il 15 gennaio 2026 la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per l'uccisione di Riccardo Magherini stabilendo che la famiglia dovrà essere risarcita per danni morali. La sentenza sottolinea come non ci fosse necessità di mantenere l'ex calciatore fiorentino immobilizzato a terra.

Auspichiamo che questa decisione riapra il dibattito, fondamentale, sull'uso della forza e sulla legittimità dell'uso di tecniche di immobilizzazione come quella utilizzata per bloccare Riccardo Magherini.

Ricordiamo che Magherini morì durante un fermo dei carabinieri a Firenze, la notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014. Secondo le testimonianze, Riccardo fu preso a calci dai carabinieri e la sua morte sarebbe stata causata da asfissia in seguito alle percosse e alle manovre d'immobilizzazione. Nel 2018 la Cassazione aveva annullato le già lievi condanne per tre carabinieri. La famiglia Magherini e i suoi legali non si sono arresi e hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani, accolto il 23 luglio 2019.

  • Amnesty International
  • diritti umani
  • povertà
  • cittadinanza
  • dissenso
  • governo Meloni
  • Pacchetto Sicurezza
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4Giustizia1 articolo
Referendum: noi voteremo NOFuori Binario (redazione) · Giustizia

Sezione: GIUSTIZIA | Autore: Fuori Binario (redazione)

Ecco perché siamo contrari a una riforma che metterebbe la magistratura sotto il controllo del potere politico

!Referendum Giustizia

Sin dalla fondazione nel 1994 l'impegno di Fuori Binario è la difesa, il rispetto e l'estensione dei diritti sociali e civili, sempre più erosi dall'introduzione nel dibattito pubblico di parole avvelenate come "degrado", "decoro", "meritocrazia". I poveri vengono infatti definiti più per i loro comportamenti che per la bassissima disponibilità di denaro. Chi vive quella condizione "se l'è andata a cercare", perché non adotta quei comportamenti virtuosi praticati invece dalle persone "perbene". Chi è costretto a mangiare cibo da un cassonetto è "degrado" da bonificare ed espellere dal consesso civile e non più qualcuno da aiutare. Fuori Binario contrasta questa ideologia, che invece di colpire la povertà, si accanisce contro chi è senza mezzi. Una concezione della società che invece di analizzare le cause pensa di rimuovere, con quelle stesse parole avvelenate, le conseguenze.

Qual è allora il nostro punto di vista sulla riforma voluta dal governo Meloni oggetto tra qualche settimana del Referendum costituzionale confermativo? Si tratta, e ve lo scriviamo dalla strada, di un voto molto importante, di una scelta di civiltà che definirà il volto del nostro paese dei prossimi decenni. Per questo la nostra posizione è chiara: voteremo NO a questa riforma. Vogliamo che la magistratura non sia mai sotto ricatto del potere politico, esattamente quello che hanno sempre voluto gli antenati politici - la P2 stragista di Licio Gelli - di chi oggi ha scritto la riforma. E lo faremo per una difesa radicale dei più deboli.

Perché crediamo che una giustizia non indipendente sia la premessa per una società più diseguale e più crudele. Il principio della separazione dei poteri è la garanzia che chi governa non diventi anche giudice di se stesso e dei propri oppositori. Una magistratura dipendente dal potere politico non è più un arbitro, ma un giocatore in campo: e lo sarà dalla parte di chi comanda. A perdere saranno i più deboli.

Il diritto all'esistenza diventa reato

In molte città, ordinanze sindacali vietano di dormire in stazione, di chiedere l'elemosina, di consumare un pasto in un luogo pubblico. Oggi, un cittadino o un'associazione può impugnare queste ordinanze davanti a un giudice indipendente, che può annullarle se ledono diritti fondamentali. Domani, con una magistratura allineata a un governo che invece di fare la guerra alla povertà la fa ai poveri, quel ricorso rischia di diventare inutile.

Lo sfratto non è più solo un atto amministrativo, ma una condanna senza appello

Pensate a una famiglia in difficoltà che occupa un alloggio vuoto da anni per sfuggire alla strada. Oggi un giudice può valutare con equità la proporzionalità dello sfratto, considerando la condizione di estrema necessità. Domani, con direttive politiche che privilegiano la proprietà assoluta e la "tolleranza zero", quella famiglia potrebbe essere gettata in strada senza alcuna protezione.

La povertà si trasforma in detenzione

Già oggi, le persone senza dimora sono sovrarappresentate in carcere per piccoli reati (furti di necessità, disturbo della quiete pubblica). Una magistratura orientata politicamente verso una giustizia più "severa" e meno "garantista" moltiplicherebbe questo fenomeno.

Il controllo predittivo

Negli Stati Uniti le squadracce fasciste di Trump - come definire altrimenti l'ICE - usano il software Gotham, della società Palantir, per compiere azioni di polizia predittiva. Gli abitanti di interi quartieri sono profilati e perseguiti in quanto "produttori di rischio criminale", cancellando, di fatto, il principio di presunzione di innocenza.

Sappiamo che la magistratura attuale non è perfetta, anzi. Ma la risposta non è asservirla al potere politico. La risposta è riformarla nel rispetto della sua indipendenza, affiancandola a un progetto politico di giustizia sociale radicale.

!Manifesto Vota NO

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Autonomia e indipendenza non si discutono

> "Le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura sono indiscutibili, proprio perché funzionali ad assicurare che le decisioni siano adottate secondo diritto e non in base a ragioni esterne dovute a condizionamenti, pregiudizi, influenze o per il timore di ritorsioni o di critiche. Per rendere effettiva questa irrinunciabile indipendenza, la Costituzione ha scelto il modello del governo autonomo della magistratura." > — Sergio Mattarella ai magistrati tirocinanti, 19 gennaio 2026

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5Urbanistica1 articolo
Firenze città alienataIlaria Agostini · Urbanistica

Sezione: URBANISTICA | Autore: Ilaria Agostini

Alberghi di lusso, studentati privati, resort d'élite... frutti amari di 15 anni di marketing urbano, analizzati in un libro

!Cubo nero in tour nei luoghi della speculazione

Firenze città alienata, stretta nella morsa del capitalismo finanziario e della monocoltura del turismo. Alienata è la sua forza lavoro alla catena di montaggio del turismo globale, alienato il suo spazio pubblico, alienata la sua cultura.

Principale motore di questa spoliazione è la finanza immobiliare: fondi pensione e fondi sovrani, fondazioni bancarie e società di gestione del risparmio, proprio nelle città turistiche, trovano un porto sicuro per i propri investimenti. Che, nel credo neoliberista, è imperativo attrarre.

Quindici anni di marketing urbano, di facilitazioni fiscali, di disponibilità di aree e immobili, e di deregolamentazione urbanistica hanno efficacemente agito da richiamo. In pochi anni sono arrivati a Firenze fondi lussemburghesi, francesi, olandesi, inglesi, statunitensi, israeliani, di Singapore, e poi sauditi, qatarini, taiwanesi, argentini, sudafricani ecc. I gruppi finanziari – nuovi padroni della città – acquistano beni immobili per poi emettere titoli verso gli investitori, remunerati dai flussi di cassa provenienti dalla gestione o vendita degli stessi immobili.

Ex caserme, aree ferroviarie dismesse e altre attrezzature pubbliche sono messe all'incanto. Il risultato della grande rapina (e della campagna Invest in Florence, che vide il sindaco Nardella in veste di «super agente immobiliare» alle fiere della speculazione internazionale) è devastante: nel raggio di tre chilometri dalla cupola del Brunelleschi, circa 370.000 mq di "buchi neri" sono venduti (sottocosto) o attribuiti in concessione. Tutto per ricavarne strutture alberghiere, residence di alta gamma, finti studentati, privati e di lusso.

Le principali vendite di immobili pubblici a Firenze

  • Ex teatro Comunale → residence extralusso (indagato dalla Magistratura)
  • Palazzo Vivarelli Colonna → appartamenti di lusso
  • Istituto Demidoff → residenziale (lavori sospesi)
  • Ex caserma di Costa San Giorgio → residence di lusso
  • Palazzo del Sonno → studentato privato
  • Monte dei Pegni di via Palazzuolo → albergo di alta gamma
  • Ex Borsa merci di via Por Santa Maria → albergo 4 stelle (lavori in corso)
  • Ex Poste di via Pietrapiana → studentato privato (lavori in corso)
  • Ex Cassa di Risparmio di via Bufalini → residenziale di lusso
  • Palazzo Portinari → albergo di lusso
  • Ex ospedale militare di via San Gallo → turistico ricettivo e residenziale di lusso
  • Ex caserma Cavalli del Cestello → hub dell'innovazione
  • Ex convento di Monte Oliveto → residenze di lusso (lavori sospesi dalla Soprintendenza)
  • Cinema Eolo → turistico-ricettivo (lavori in corso)
  • Ex Manifattura Tabacchi → mix di funzioni private (lavori in corso)
  • Ex Panificio militare → grande distribuzione commerciale (lavori sospesi per motivi giudiziari)
  • Palazzo Sassetti → residenze "di lusso d'élite"
  • Ex Liceo Castelnuovo-Morgagni → turistico-ricettivo (lavori in corso)
  • Edificio ex Arsia-Regione Toscana di via Pietrapiana → "maxi albergo" (lavori in corso)
  • Ex Enel di via Salvagnoli → studentato privato
  • Ex collegio alla Querce → albergo iper stellato
  • Ex Fiat in viale Belfiore → studentato privato
  • Ex Ferrotel al Romito → studentato privato
  • Villa Camerata → resort di lusso (lavori in corso)
  • Ex Convitto della Calza → hotel travestito da spa con foresteria
  • Ex Officine Grandi Riparazioni (8 ettari) → mix di funzioni private e residenza (piano in definizione)

!Firenze alienata 1

In questa città formata da alberghi di lusso e ghetti per abitanti ricchi, nomadi e cool, la collettività ne esce impoverita e il tessuto sociale polverizzato. Ma parallelamente alla svendita della città al lusso e al turismo globale si assiste a un dispiegarsi di micropolitiche che procedono per conflitti e progetti, sempre provocati da soggetti collettivi e plurali capaci di immaginare futuri diversi.

Di estrattivismo urbano e di controprogettualità parliamo in un libro uscito per le edizioni perUnaltracittà: Firenze alienata. Svendita dello spazio pubblico e finanza immobiliare di Ilaria Agostini e Francesca Conti. Il libro è in vendita presso Parva libraria, via degli Alfani 28, a Firenze.

  • Firenze
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6Diritti1 articolo
Case popolari: qualcosa è andato stortoFrancesca Conti (La Città Manifesta) · Diritti

Sezione: DIRITTI | Autore: Francesca Conti (La Città Manifesta)

Intervista a Giuseppe Cazzato, attivista per il diritto alla casa Ogni anno restano vuoti 800 alloggi per troppa burocrazia. La poca trasparenza rende difficile controllare la gestione.

!Giuseppe Cazzato

Il volto felice di Giuseppe Cazzato - attivista per il diritto alla casa - apriva il numero di Fuori Binario del maggio 2023. Una sentenza del Consiglio di stato aveva appena decretato la sua vittoria contro il Comune di Firenze che voleva vendere la sua casa popolare in via dei Pepi senza che la legge glielo consentisse.

Ad oltre due anni di distanza lo abbiamo sentito di nuovo per fare il punto su un'emergenza, quella della casa, che nel frattempo si è aggravata a causa di una turistificazione esplosa per la speculazione e per politiche pubbliche incapaci di garantire il diritto all'abitare.

"Quella sentenza - ci dice Giuseppe - conferma un principio fondamentale: se una casa è assegnata con bando definitivo, quella casa è vincolata all'Edilizia residenziale pubblica, indipendentemente dall'origine. È equiparata al patrimonio demaniale e quindi inalienabile. Se la vuoi vendere devi rispettare la legge 560 del 1993 e puoi vendere solo e soltanto agli inquilini. Non le puoi mettere all'asta, né le puoi dare al Fondo i3-Core Sviluppo Italia 8-ter gestito da Invimit SGR, come fece il Comune di Firenze".

Le case messe in vendita erano una sessantina - di cui 14 in via dei Pepi. Quelli più pregiati sono stati venduti rapidamente. Due palazzine al Piazzale Michelangelo sono state acquistate a prezzi vantaggiosi per i privati (intorno ai 200.000 euro). Anche un'abitazione di nove vani in via dello Sprone è stata subito rivenduta sul mercato immobiliare a circa 300 euro al metro quadro ed è oggi destinata agli affitti brevi. Una trentina sono state vendute, una ventina sono rimaste invendute dopo la sentenza.

Nonostante le vittorie legali, la situazione degli immobili di Via de' Pepi rimane critica. Gli inquilini furono spostati in altre case popolari ma, ad oggi, gli alloggi non sono più stati riassegnati.

La situazione delle case vuote di Casa Spa

Il patrimonio di Casa Spa conta stabilmente circa 800 alloggi vuoti, un numero destinato ad aumentare vista la crescita delle decadenze dalle assegnazioni. Ogni anno si liberano almeno 400 abitazioni per molteplici motivi. I fondi comunali bastano solo per ristrutturare le 400 unità annuali, non intaccando il numero complessivo di alloggi inutilizzati.

Il sistema delle assegnazioni

La normativa regionale prevede che su 100 alloggi disponibili, 25 vadano assegnati tramite emergenza sfratti per morosità incolpevole, 10 tramite servizi sociali e 5 per emergenza abitativa grave. Tuttavia a Firenze la graduatoria per emergenza sfratti resta quasi vuota (2-3 persone) perché il Comune boccia 9 domande su 10. Il risultato è che vengono assegnate solo 4-5 case su 25 potenziali.

L'assenza di trasparenza

Un elemento critico riguarda l'assenza di trasparenza e pianificazione. Fino ai primi anni Duemila, esisteva un piano di recupero degli alloggi tracciabile con delibere di giunta, determinazioni dirigenziali e cronoprogrammi. Non esiste più un piano pubblicamente accessibile. Il sito web di Casa Spa risulta poco trasparente. Assegnazioni e decadenze vengono comunicate con codici identificativi, senza indicare composizione del nucleo, dimensione dell'alloggio, indirizzo o motivazioni.

  • case popolari
  • diritto alla casa
  • Firenze
  • Casa Spa
  • emergenza abitativa
  • Giuseppe Cazzato
  • via dei Pepi
  • Invimit

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7Storie2 articoli
Sumud, ultima chanceRoberto Pelozzi · Storie

Autore: Roberto Pelozzi

Contro l'occupazione armata di terra a Gaza, c'è solo la difesa civile a oltranza, i corpi immobili contro odio e armi. Un "suicidio" di massa sotto gli occhi del mondo intero.

È ingiusto però chiedere dopo 80 anni di distruzione, sofferenza, morte, che l'ultimo sacrificio sia messo in atto da questa popolazione.

Ecco in aiuto allora, nel silenzio dell'azione diplomatica, la prima forte risposta popolare con la Global Sumud Flottilla. Cinquanta imbarcazioni disarmate composte da 479 persone di diverse nazionalità, in navigazione direzione Gaza per richiedere e attuare lo sblocco delle acque territoriali, consegnare aiuti umanitari e gridare con tutto il fiato libertà e la cessazione di questa assurda realtà del genocidio in atto.

In quel frangente sarà l'ultima verità, la non coscienza dovrà scegliere, ricoprirsi di sterco o tornare l'unica naturale coscienza umana.

Così la terra che ci cresce ci accoglierà ancora.

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Il viaggio di MuhammadMuhammad Azlan · Storie

Sezione: STORIE | Autore: Muhammad Azlan

Partito dal Pakistan a 11 anni, ha attraversato mezzo mondo cercando una vita migliore, e finalmente l'ha trovata qui

!Muhammad Azlan

Mi chiamo Muhammad Azlan e vengo dal Pakistan. La città dove sono nato si chiama Muridke e si trova nella provincia del Punjab. Vi racconto una breve storia della mia vita. Nella mia famiglia siamo in sette compresi mia madre e mio padre. Io sono il maggiore di cinque fratelli. Ho due fratelli minori e due sorelle minori. Nel mio paese ho frequentato la scuola per quattro anni. Avevo molti amici e studiavamo insieme. Era molto divertente. Ho lasciato la scuola a causa di alcuni problemi a casa. Eravamo tanti e non riuscivamo ad arrivare a fine mese. Quindi ho iniziato ad aiutare mio padre. Ho lavorato in una fabbrica di cartone per circa due anni, per dodici ore al giorno, con un giorno libero a settimana, il venerdì, quando andavamo a pregare nella moschea. Ho acquisito una buona esperienza in quel campo. Ho deciso di lasciare il Pakistan perché le condizioni a casa erano pessime per i nostri problemi economici. Quindi ho convinto la mia famiglia a farmi partire e a organizzarmi il viaggio. Quando sono partito dal mio paese avevo undici anni.

Adesso vi racconto del mio viaggio dal Pakistan all'Italia. Sono partito insieme a un gruppo di persone. Abbiamo attraversato il confine tra il Pakistan e l'Iran durante la notte. In Iran ci siamo spostati con un viaggio molto difficile. Camminavamo di notte e a volte ci muovevamo in auto. Viaggiavamo di nascosto per evitare di incontrare la polizia. Dopo dodici giorni abbiamo raggiunto il confine turco. Quando abbiamo risposto alla chiamata della preghiera, la polizia iraniana ha aperto il fuoco su di noi uccidendo molte persone e ferendone ancora di più. Io per fortuna non sono stato colpito. Poi abbiamo dovuto dare dei soldi a delle persone e alla fine ci hanno lasciato entrare in Turchia. Quindi abbiamo iniziato il nostro viaggio in Turchia, dove siamo rimasti due mesi, diretti verso la Grecia.

Il passaggio dalla Turchia alla Grecia è avvenuto via mare su un gommone privo di dotazioni di sicurezza. Il mare era molto agitato e il motore a un certo punto si è spento. Nel gommone entrava acqua e stavamo per morire affogati. Per fortuna siamo stati salvati dalla polizia greca. Una volta arrivati in Grecia siamo stati inseriti in un centro di accoglienza. Ho vissuto in Grecia per tre anni e ho anche lavorato, ma non ho ottenuto alcun documento che mi consentisse di vivere regolarmente. Quindi ho deciso di lasciare la Grecia.

Sempre in gruppo siamo andati in Macedonia dove siamo rimasti per quindici giorni. Poi abbiamo trascorso due o tre mesi in Serbia dove abbiamo contratto una brutta malattia. Da lì siamo arrivati in Bosnia per iniziare il viaggio verso l'Italia. Cercavamo di entrare in Croazia ma c'erano tanti controlli e siamo stati fermati dalla polizia molte volte. Venivamo trattenuti e rimandati in Bosnia. La polizia ci fermava, ci picchiava duramente e bruciava tutti i nostri averi. Dopo circa tre anni passati in Bosnia sono riuscito a entrare in Slovenia e poi in Italia da Trieste.

Oggi ho quasi ventuno anni, vivo in Italia da più di tre anni e sono stato per tanto tempo in centri di accoglienza dove ho fatto domanda per i documenti e ho iniziato ad andare a scuola per imparare l'italiano.

Ho cercato con tutte le mie forze di trovare un lavoro e, contemporaneamente, ho seguito dei corsi, uno di informatica e uno di idraulica. L'anno scorso dopo un breve corso ho acquisito il patentino per utilizzare i carrelli industriali nei magazzini.

Da più di un anno lavoro in agricoltura nella vendemmia, nella raccolta delle olive e nella potatura. Con i miei guadagni aiuto la mia famiglia. In questo momento la mia famiglia in Pakistan è felice e io ho una casa dove vivere. Sto bene in Italia e la considero il punto di arrivo del mio lungo viaggio.

!Il viaggio

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8Cultura1 articolo
Cronache da ErbilBarbara Cremoncini · Cultura

Sezione: CULTURA | Autore: Barbara Cremoncini

Partita da Firenze alla ricerca della sua metà curda, Anna scopre e ci racconta una terra affascinante e divisa

!L'antica cittadella di Erbil

Partire, restare, tornare. Un viaggio che non è un viaggio ma ricerca di radici, che poi non sono nemmeno radici perché le radici stanno ferme in un posto, mentre per Anna è tutto il contrario, la scoperta di sé stessa è un atto dinamico, un'apertura a 360 gradi su un mondo che è da sempre parte di lei ma che finora restava sullo sfondo, conosciuto solo attraverso le storie del padre, un artista curdo nato a Erbil e trasferitosi a Firenze negli anni '80 e la storia, studiata e approfondita grazie ai suoi studi universitari.

La ricerca della sua metà curda - "in realtà ho capito che non sono mezza e mezza ma due volte intera: in me vivono due mondi simili e diversi che si sono incrociati negli anni Novanta con i miei genitori. Un grande privilegio che ho ereditato dalla mia famiglia" - Anna l'ha raccontata in 15 capitoli su RatPark Magazine, la rivista di cui è redattrice e cofondatrice (www.ratparkmagazine.com).

Tutto parte da Erbil, città del Kurdistan iracheno che oggi conta 3 milioni di abitanti. È qui che vive la grande famiglia di Anna. A suo padre (il pittore e scultore Fuad Aziz) è stata commissionata una scultura nel centro di Erbil, così è da qui che Anna decide di cominciare.

"Quello curdo è un popolo diviso fra Turchia, Siria, Iran e Iraq, ma unito da una lingua e una memoria e un desiderio di riconoscimento comuni. Tuttavia ogni parte del Kurdistan ha la propria storia, le proprie ferite e i propri sogni sospesi. Ogni città custodisce una memoria unica, ogni regione una battaglia diversa".

Le sue cronache comprendono tappe a Mosul martoriata dalla guerra, a Lalish sede sacra della comunità degli Yazidi perseguitati per anni, e a Sulaymaniyya città della poesia e centro culturale del Kurdistan. Non è un diario di viaggio, ma è comunque un percorso. Forse è questo: "non abitare" un luogo, ma "farsi abitare" da esso.

!Vista dall'antica città di Akra con ritratti di Ocalan

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Un popolo senza pace

Il Kurdistan non è uno stato indipendente ma una vasta regione oggi divisa fra quattro nazioni: Turchia, Siria, Iraq e Iran. Con la fine dell'Impero ottomano il Trattato di Sèvres (1920) prevede la formazione di uno Stato curdo. Ma con l'indipendenza della Turchia il processo si interrompe.

Fra i movimenti di lotta armata il Pkk fondato in Turchia da Ocalan, che poi abbandonerà la lotta armata per l'idea di un Confederalismo democratico. Idea che si concretizza nel Rojava, dove nasce un'amministrazione autonoma che si difende dalle forze di Assad e dell'Isis, con l'appoggio dei peshmerga curdi iracheni e di volontari dal mondo (da Firenze, Lorenzo Orsetti 'Orso' rimasto ucciso nel 2019).

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9Cultura2 articoli
Ricordare a colori, dimenticando l'AlzheimerLaura Tabegna · Cultura

Autore: Laura Tabegna

Teatro, disegno, musica: Nomos propone l'arte come terapia

!Laboratorio Nomos

Picasso ha riconosciuto il proprio talento nel momento in cui è riuscito a regredire nell'anima di un bambino. Ci sono adulti che portano con sé un bambino sconosciuto, un fanciullo perso in un mondo lontano. L'arte rappresenta una terapia potentissima per queste persone.

Laboratori di pittura, teatro, visite ai musei sono gli strumenti con cui Nomos, cooperativa sociale che dal 2010 opera nelle province di Firenze, Grosseto, Prato, Pistoia e Siena, sviluppa modelli innovativi di servizi socio-assistenziali, per affrontare disabilità e Alzheimer.

Grazie ai laboratori di teatro, Nomos ha messo in scena "La nostra Divina Commedy – Come distruggere Dante in quattro e quattr'otto", scritto e diretto da Silvano Alpini. Lo spettacolo è stato presentato anche a Palazzo Chigi e ha esordito alla Fondazione Zeffirelli il 3 dicembre, in occasione della giornata per la disabilità.

«L'arte diventa uno strumento importante per esprimersi - spiega Elena Poli, psicologa di Nomos -. I malati di Alzheimer riescono a costruire storie, utilizzando tempere, acquerelli, creta. La cosa più importante è che l'arte permetta di agganciare ricordi, di recuperare la propria identità. Ad amplificare questo effetto profondo è l'incontro intergenerazionale tra bambini e anziani con disturbi neurologici. Due età agli antipodi, tra colori e gioco, riescono davvero ad abbattere ogni barriera».

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Essere vinti non è una vergognaTomaso Montanari · Cultura - La vita messa a nudo / Arte e povertà

Velázquez celebra la dignità degli sconfitti e la fine della guerra

!Diego Velázquez, La resa di Breda (Le lance), olio su tela, 1634-35 circa. Madrid, Museo del Prado.

La resa di Breda faceva parte di una serie di dodici grandi quadri, commissionati alla metà degli anni Trenta a diversi pittori per la Sala de Los Reinos del Palazzo del Buen Retiro a Madrid, e raffiguranti altrettante vittorie militari conseguite durante il regno di Filippo IV.

L'evento rappresentato nella tela assegnata a Diego Velázquez era accaduto un decennio prima. Per quasi un anno gli olandesi protestanti guidati da Giustino di Nassau-Orange avevano resistito all'armata spagnola sotto il comando del leggendario generale genovese Ambrogio Spinola: e finalmente, all'inizio del giugno 1625, la guarnigione della città si era arresa.

In primo piano è il drappello degli olandesi: sconfitti, disordinati e con le picche abbassate in disarmo, ma dignitosissimi e perfino simpatici. Al centro si trova la cerniera dell'intera costruzione figurativa: il gruppo dei due generali che si accostano secondo un'iconografia amichevole che pare discendere direttamente da quella della Visitazione: un inchino reciproco e la mano del vincitore sulla spalla del vinto sanciscono la fine di un massacro.

È possibile che Velázquez guardasse all'evento storico attraverso il filtro poetico del Sitio de Breda, un dramma di Pedro Calderón de la Barca. La pièce si concludeva con la consegna delle chiavi, descritta come un mutuo riconoscimento di valore e coraggio: lo Spinola di Calderón si rivolge al Nassau dicendogli che "onorare il vinto è un'azione che la dignità impone a colui che è riuscito vincitore: esser vinto non è una vergogna".

Quanto avremmo da imparare dal senso di umanità di questo rude generale dell'età barocca! Oggi che celebriamo l'eccellenza, la competizione, il merito: e dunque implicitamente disprezziamo l'aurea mediocrità, la cooperazione, la diversità dei talenti. Essere vinti non solo non è una vergogna: spesso è l'unica via per diventare umani.

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10Infografica1 articolo
Gaza, un racconto distortoFelice Simeone · Infografica

Sezione: INFOGRAFICA | Autore: Felice Simeone

Nei media occidentali è dominante il punto di vista di Israele. Non c'è spazio per il contesto né per la voce dei palestinesi.

Due rapporti appena pubblicati – uno internazionale e uno italiano – rivelano un dato significativo dei tempi che corrono: nei due anni di guerra a Gaza, i media occidentali hanno parlato molto del conflitto, ma quasi mai con e dei palestinesi.

Lo studio "Framing Gaza" di Tech for Palestine ha analizzato oltre 54.000 articoli pubblicati tra ottobre 2023 e agosto 2025 da otto grandi testate: New York Times (USA), BBC (UK), Der Spiegel (Germania), Le Monde (Francia), Globe and Mail (Canada), Corriere della Sera (Italia), De Telegraaf (Paesi Bassi) e La Libre (Belgio).

I numeri sono inequivocabili: il New York Times ha citato "Israele" 186 volte per ogni menzione di "Palestina". Termini come "occupazione", "insediamenti illegali", "blocco" sono state sistematicamente evitati. Der Spiegel usa l'aggettivo "occupata" solo due volte su oltre tremila riferimenti alla Cisgiordania.

Il 7 ottobre viene citato ossessivamente per giustificare ogni azione militare israeliana. Ma il blocco imposto a Gaza dal 2007 è quasi del tutto ignorato. Nel Corriere della Sera il rapporto è di 215 a 1: per ogni volta che si parla del blocco, si cita il 7 ottobre 215 volte.

La parola "terrorismo" ha dominato tutto il racconto: su Le Monde è comparsa nel 69% degli articoli su Gaza, sulla BBC nel 66%. Le espressioni "attacchi di precisione" sono state ripetute in tutti i giornali analizzati – 68 volte sul New York Times, 34 sulla BBC – anche quando le testimonianze raccontavano bombardamenti indiscriminati. Visto il numero di morti totali (circa 63.000), si calcola che ogni attacco "di precisione" ha ucciso in media 1895 persone!

La parola "autodifesa" è comparsa 292 volte su Der Spiegel, 243 sul New York Times: un linguaggio che giustifica, che assolve, che trasforma l'aggressione in protezione.

Il rapporto italiano "Illuminare le periferie", curato da Cospe e dall'Osservatorio di Pavia, ha analizzato la televisione italiana. Nella TV italiana le voci palestinesi sono state quasi assenti, sostituite da ospiti prevalentemente italiani, maschi, esperti di geopolitica. Le donne sono solo il 30% degli ospiti, anche in una guerra che sta sterminando migliaia di donne e bambini.

Quando un popolo viene raccontato solo come minaccia, mai come vittima, quando la sua esistenza viene cancellata dalle parole prima ancora che dalle bombe, l'opinione pubblica si abitua all'ingiustizia.

!Infografica: Il pregiudizio mediatico nel racconto dei fatti di Gaza in 8 testate giornalistiche occidentali

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11Attualità1 articolo
Attualità - Notizie breviVari (Giorgia Bulli, Clara Baldasseroni, redazione) · Attualità

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!Progetto Giornalisti di strada

In strada si muore giovani

Il dato numerico sulle morti delle persone senza dimora nel 2025 è in linea con gli anni precedenti: 414 decessi, di cui un terzo avvenuto in aree pubbliche. Il dato più significativo è l'età media: 46,3 anni, con punte di 42 anni per le persone straniere. Se pensiamo che l'età media di morte della popolazione in Italia è di 81,9 anni, si capisce bene che chi vive in strada campa la metà di chi una casa ce l'ha: ogni discorso pubblico sul diritto all'abitare dovrebbe partire da questo dato.

Condannati per tortura a Sollicciano

La Corte d'appello di Firenze ha condannato un'ispettrice della polizia penitenziaria e otto agenti per due aggressioni ai danni di detenuti, avvenute nel 2018 e nel 2020 nel carcere fiorentino di Sollicciano. I reati contestati sono tortura, falso e calunnia. Pene severe: 5 anni e 4 mesi per l'ispettrice, fra 3 e 4 anni per gli agenti. Un detenuto riportò la frattura di due costole, l'altro un timpano perforato.

Case popolari, criteri incostituzionali

La Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo l'articolo della legge regionale sugli alloggi popolari che prevedeva un maggiore punteggio a chi vive da più tempo in Toscana. La sentenza ribadisce che "il diritto all'abitazione è un diritto sociale fondamentale".

Se questa è accoglienza

Le cinque famiglie palestinesi ospitate a Firenze nel maggio 2025 per ricongiungimento familiare con i bambini ricoverati al Meyer si trovano ancora nella soluzione tampone iniziale, otto mesi più tardi. Una petizione online chiede al Prefetto e al Sindaco che le istituzioni si facciano carico di un'accoglienza vera.

Progetto Giornalisti di strada

Grazie al sostegno della Chiesa Valdese, il progetto "Giornalisti di strada" ha trasformato l'esperienza di Fuori Binario in un percorso riconosciuto di informazione, lavoro e partecipazione. Il progetto ha accompagnato Clara Baldasseroni e Francesco Martinelli in un percorso verso il tesserino da giornalista pubblicista.

Parco eolico di Londa

Il Consiglio Direttivo del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi ha formalizzato il suo dissenso al progetto del parco eolico. Le sei pale, alte 200 m, sarebbero posizionate tra il passo di Croce ai Mori e il valico della Consuma. Anche Italia Nostra e il Gruppo d'Intervento Giuridico hanno espresso criticità. Nel dibattito, le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) rappresentano l'alternativa.

  • senza dimora
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  • Corte costituzionale
  • profughi palestinesi

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12Rubriche1 articolo
Rubriche - Femminismi, Millefoglie, Un mondo ganzoVari (Marta Benettin, Valentina Nicastro, Fabio Bussonati) · Rubriche

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(Non) fare figli

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Nel 2025 il numero medio di figli per donna ha raggiunto il minimo storico: 1,13 nei primi sei mesi. Un calo costante, ormai strutturale.

Per la giornalista Nathania Zevi (La Stampa), la motivazione è da cercare nel fatto che la generazione delle madri che ha conquistato libertà e diritti mai visti prima non sia riuscita a trasmettere l'idea che la maternità non sia solo fatica e sacrificio, ma anche senso, futuro. "Cosa abbiamo trasmesso? Che possiamo fare tutto, salvo poi scoprire che mettere tutto insieme ci ha lasciate esauste".

"Le rivoluzioni, quando maturano, smettono di chiedere sacrifici individuali e iniziano a produrre diritti collettivi". Forse siamo ancora nella fase del sacrificio individuale.

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Il ribelle del Ventaglio

Rubrica: MILLEFOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

!Il gelso da carta secolare "il ribelle"

È uno straordinario gelso da carta secolare, conosciuto dai cittadini del quartiere 2 di Firenze come "il ribelle", per il suo portamento: probabilmente ha subito vicissitudini climatiche che lo hanno piegato alla nascita per cui il tronco è strisciante, ma è stato capace di rialzarsi, e i suoi rami si protendono verso l'alto in cerca di luce e aria. Un guerriero che non si piega al destino.

Siamo nel quartiere di Campo di Marte, nel parco della villa "Il ventaglio" situata sulla collina delle Forbici. La Broussonetia papyrifera è una specie pioniera che cresce rapidamente e può tollerare condizioni ambientali estreme.

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Come dirigere la luce del sole

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

!Progetto luce solare

La luce del Sole viaggia con raggi quasi paralleli e questo ci permette di dirigerli dove si vuole, per esempio nelle finestre di case o cantine esposte a Nord. Per fare questo servono due specchi fissi e uno mobile comandato da un dispositivo con collimatore ottico e motori per il posizionamento. Portare il Sole sulle facciate Nord migliora la vita delle piante e degli esseri umani.

  • natalità
  • femminismo
  • maternità
  • gelso da carta
  • botanica
  • Campo di Marte
  • energia solare
  • specchi

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13Segnalazioni1 articolo
Alfabeto - 21 proposteFelice Simeone (a cura di) · Segnalazioni

Sezione: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta.

  • A - AUTOBOMBA: Inchiesta Reuters sull'uso di veicoli carichi di esplosivi da parte dell'esercito israeliano a Gaza City. https://bit.ly/49kQuBE
  • B - BEIRUT: Album "Sametou Sawtan" dei SANAM, gruppo di Beirut che intreccia poesia araba e sonorità rock. https://bit.ly/4bs1nTl
  • C - CONFLITTO: "Lessico palestinese" di Alba Nabulsi, saggio sulla realtà palestinese attraverso dieci parole chiave. https://bit.ly/4jJtIac
  • D - DISOBBEDIENZA: "Manuale di magia No Tav" di Mariano Tomatis e Spokkio. https://bit.ly/3ZbBO1A
  • E - ETNOCRAZIA: "Tecnofascismo" di Donatella Di Cesare sul neototalitarismo tecnologico. https://bit.ly/3ZaOZzS
  • F - FUORI: Podcast Radio Rai 3 sulla detenzione minorile in Italia. https://bit.ly/457kn5P
  • G - GIORNALISMO: "Guerre di Rete", progetto di slow journalism sul digitale. guerredirete.it
  • H - HAMMAD: "Nilam" di Ganavya, album ispirato alla poetessa palestinese Suheir Hammad. https://bit.ly/4aVWq58
  • I - IMPOSSIBILITÀ: "Abolire l'impossibile" di Valeria Verdolini sull'utopia come pratica concreta. https://bit.ly/45Sm1bJ
  • L - LUDDISMO: "Sangue sulle macchine" di Brian Merchant, controstoria del luddismo. https://bit.ly/3NHUDXF
  • M - MERAVIGLIA: "Brevi Lezioni di Meraviglia" di Rachel Carson, Premio Andersen 2025. https://bit.ly/4qCFea1
  • N - NEGATA: "L'emergenza negata" di Gianni Alemanno sulla realtà carceraria. https://bit.ly/4qnoHXc
  • O - OCCHI: Intervista a Don Luigi Ciotti per i suoi 80 anni. https://bit.ly/4jCCjex
  • P - PORTUALI: Radio-documentario Rai "Genova, il porto che resiste". https://bit.ly/4aX16HX
  • Q - QUADRO: Allianz e il riarmo europeo - podcast "Unchained" ep. 8. https://bit.ly/4pAxQuc
  • R - RESISTENZA: "Memoriale della Resistenza italiana - Noi partigiani". noipartigiani.it
  • S - SOLIDARIETÀ: Campagna "Together for Palestine" di Brian Eno. togetherforpalestine.org
  • T - TAIWAN: "Il figlio di Taiwan", fumetto sulla storia dell'isola. https://bit.ly/458iuFZ
  • U - UNGHERIA: Film "The Trials" su Maja T., attivista nelle prigioni di Orban. opnddb.com
  • V - VITA: "La guerra com'è" con Elio Germano, parole di Gino Strada. Alla Pergola di Firenze dal 3 al 7 Marzo. https://bit.ly/4qlquMq
  • Z - ZAPATISTI: "Orizzonti Ribelli" di Maurizio F. Minnella sullo zapatismo. https://bit.ly/3No3gXh
  • cultura
  • libri
  • musica
  • podcast
  • film
  • segnalazioni
  • Palestina
  • Gaza

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16Ultima pagina1 articolo
Il fallimento della democraziaValentina Baronti · Infine - Ultima pagina

In un mondo segnato da gravi conflitti, tensioni commerciali e shock climatici, i livelli di disuguaglianza, già estremamente elevati, si stanno ulteriormente aggravando. La concentrazione di ricchezza al vertice ha registrato un incremento portentoso: in 5 anni il valore dei patrimoni dei miliardari globali è cresciuto dell'81% e, da soli, 12 tra gli individui più ricchi del pianeta detengono più ricchezza del 50% più povero dell'umanità. Allo stesso tempo la metà della popolazione mondiale continua a vivere intrappolata in una quotidianità che non ha minimamente i tratti di un'esistenza dignitosa.

Inizia così il :q!, nel quale si analizzano i dati economici su redditi, lavoro, povertà, distribuzione della ricchezza e disuguaglianza, per dimostrare quanto tutto questo incida sulla tenuta democratica dei paesi occidentali, Italia compresa. Il report è stato pubblicato nei giorni del World Economic Forum di Davos, quando la democrazia per censo ha gettato la maschera con l'annuncio del Board of Peace, un organismo privatistico dominato dal miliardario Donald Trump, chiamato a risolvere i conflitti globali e quindi di fatto a governare il mondo. Una situazione degna del miglior romanzo distopico.

Il rapporto di Oxfam si chiude con proposte sia nazionali che internazionali: contrasto alla povertà, sostegno all'abitare, lavoro dignitoso, equità fiscale, cancellazione del debito, tassazione degli ultraricchi. "Non bisogna commettere l'errore di considerare le persistenti disparità come un fenomeno casuale e ineluttabile. Le disuguaglianze sono piuttosto il risultato di precise scelte che la politica ha compiuto negli ultimi decenni".

Quelle scelte che a Davos sono state firmate col sangue, da quell'1% che detiene la ricchezza globale. Quella rotta che invece noi, 99%, vogliamo invertire. Ne va della nostra democrazia.

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