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Archivio › Fuori Binario n. 281 · Febbraio 2026 › pagina 9

CULTURA - LA VITA MESSA A NUDO / ARTE E POVERTÀ

Essere vinti non è una vergogna

Velázquez celebra la dignità degli sconfitti e la fine della guerra

Tomaso Montanari · Fuori Binario n. 281, Febbraio 2026, pagina 9

!Diego Velázquez, La resa di Breda (Le lance), olio su tela, 1634-35 circa. Madrid, Museo del Prado.

La resa di Breda faceva parte di una serie di dodici grandi quadri, commissionati alla metà degli anni Trenta a diversi pittori per la Sala de Los Reinos del Palazzo del Buen Retiro a Madrid, e raffiguranti altrettante vittorie militari conseguite durante il regno di Filippo IV.

L'evento rappresentato nella tela assegnata a Diego Velázquez era accaduto un decennio prima. Per quasi un anno gli olandesi protestanti guidati da Giustino di Nassau-Orange avevano resistito all'armata spagnola sotto il comando del leggendario generale genovese Ambrogio Spinola: e finalmente, all'inizio del giugno 1625, la guarnigione della città si era arresa.

In primo piano è il drappello degli olandesi: sconfitti, disordinati e con le picche abbassate in disarmo, ma dignitosissimi e perfino simpatici. Al centro si trova la cerniera dell'intera costruzione figurativa: il gruppo dei due generali che si accostano secondo un'iconografia amichevole che pare discendere direttamente da quella della Visitazione: un inchino reciproco e la mano del vincitore sulla spalla del vinto sanciscono la fine di un massacro.

È possibile che Velázquez guardasse all'evento storico attraverso il filtro poetico del Sitio de Breda, un dramma di Pedro Calderón de la Barca. La pièce si concludeva con la consegna delle chiavi, descritta come un mutuo riconoscimento di valore e coraggio: lo Spinola di Calderón si rivolge al Nassau dicendogli che "onorare il vinto è un'azione che la dignità impone a colui che è riuscito vincitore: esser vinto non è una vergogna".

Quanto avremmo da imparare dal senso di umanità di questo rude generale dell'età barocca! Oggi che celebriamo l'eccellenza, la competizione, il merito: e dunque implicitamente disprezziamo l'aurea mediocrità, la cooperazione, la diversità dei talenti. Essere vinti non solo non è una vergogna: spesso è l'unica via per diventare umani.

Pagina 9 del numero 281 Uscito sul numero 281 (Febbraio 2026), a pagina 9. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero