Archivio › n. 281

Archivio › Fuori Binario n. 281 · Febbraio 2026 › pagina 3

FINE DELLA DEMOCRAZIA

Italia, diritti sotto pressione

Alberto Ottanelli · Fuori Binario n. 281, Febbraio 2026, pagina 3

Sezione: FINE DELLA DEMOCRAZIA | Autore: Alberto Ottanelli

Dati allarmanti nel rapporto di Amnesty International

!Amnesty International

> Sono stati segnalati nuovi episodi di tortura per mano del personale penitenziario. La violenza contro le donne è proseguita a un livello pericolosamente alto. Persone razzializzate e lgbti hanno continuato a essere vittime di razzismo e discriminazione, anche a opera di ufficiali statali. L'Italia ha tentato di inviare in Albania richiedenti asilo salvati in mare, per far esaminare la loro richiesta fuori dal paese. In più occasioni la polizia è ricorsa a un uso eccessivo e non necessario della forza contro manifestanti e ha limitato il diritto alla libertà di riunione pacifica. Circa il 10% della popolazione ha vissuto in povertà assoluta. Sono perdurati gli ostacoli all'aborto. A luglio, il cambiamento climatico indotto dalle attività umane ha causato un'ondata di calore estremo.

Ridurre il dissenso, reprimere le proteste, marginalizzare le fasce più vulnerabili. Il rapporto di Amnesty International Italia, pubblicato al "giro di boa" della XIX legislatura nel novembre 2025, disegna un quadro allarmante dello stato dei diritti umani nel Paese. L'analisi fotografa disuguaglianze persistenti, nuove forme di marginalità sociale e un crescente irrigidimento nei confronti del dissenso. A tre anni dall'insediamento del governo Meloni, il bilancio è chiaro: c'è un arretramento dei diritti civili che colpisce per primi i poveri, i marginalizzati e chi prova a opporsi a questo modello politico e sociale.

I dati sulla povertà sono tra gli indicatori più critici. Secondo le rilevazioni, quasi 5,7 milioni di persone – 2,2 milioni di famiglie – vivono in condizioni di povertà assoluta, circa il 10% dei residenti. Un dato stabile negli ultimi anni, che quindi segnala una condizione strutturale, non più riconducibile a una fase di emergenza. A pagare il prezzo più alto sono le famiglie straniere, per le quali la povertà è passata dal 30% del 2023 a oltre il 35% nel 2024, insieme ai lavoratori poveri, a chi vive in affitto e ai senza dimora.

Significativo è il dato sull'accesso alle cure: nel 2024, 5,8 milioni di persone hanno rinunciato a visite mediche per ragioni economiche o a causa delle liste di attesa del servizio pubblico. Questo dato, in aumento rispetto all'anno precedente, racconta di un welfare che, da pilastro della cittadinanza, sta diventando un sistema selettivo che esclude chi è più in difficoltà. Un segnale positivo, seppure limitato, arriva però dall'approvazione della legge 176 del 2024, che ha avviato una sperimentazione per garantire l'assistenza sanitaria alle persone senza dimora.

Critica è anche la situazione legata all'accesso alla cittadinanza, che Amnesty definisce "iniquo" e causa diretta di discriminazione ed esclusione. Il problema non riguarda soltanto i migranti, ma anche le seconde generazioni, nate e cresciute in Italia e ancora prive di un riconoscimento giuridico che consentirebbe una piena partecipazione alla vita democratica del Paese. Nel settembre 2024, in seguito a una vasta mobilitazione, sono state raccolte 500mila firme per un referendum, che dimezzasse da dieci a cinque anni il periodo di residenza necessario per richiedere la cittadinanza. La campagna referendaria non ha però portato alla riforma auspicata.

Nel rapporto di Amnesty, ampio spazio è dedicato infine alla progressiva restrizione del diritto al dissenso, definita una vera e propria "manovra autoritaria". Sin dal primo provvedimento della legislatura – il cosiddetto "decreto rave" – il governo ha costruito una narrazione incentrata sul ripristino dell'ordine e della disciplina, intervenendo sul diritto alla protesta pacifica. Questa impostazione si è tradotta in una serie di misure culminate nel "Pacchetto Sicurezza", divenuto legge nel corso del 2025. Il provvedimento ha introdotto 14 nuove tipologie di reato, colpendo in particolare la resistenza passiva – anche nelle carceri e nei CPR – e i blocchi stradali, pratiche frequentemente utilizzate dagli attivisti per il clima.

Attraverso la sua task force di osservatori, Amnesty ha documentato un uso eccessivo della forza contro manifestanti pacifici, citando gli scontri di Pisa e Firenze del febbraio 2024 e la manifestazione per la Palestina a Roma nell'ottobre dello stesso anno. Il risultato è una riduzione della libertà di espressione che colpisce soprattutto le fasce già marginalizzate della popolazione, per le quali la protesta rappresenta spesso l'unico strumento di visibilità e rivendicazione.

Il quadro complessivo è quello di una democrazia indebolita: la povertà si cronicizza, la marginalità aumenta, il diritto di cittadinanza si restringe e il dissenso viene scoraggiato. Amnesty chiede un cambio di rotta radicale. Resta però una domanda centrale: quanto a lungo può reggere una democrazia che governa contro i suoi cittadini più fragili?

---

Condannati dall'Europa per la morte di Riky

!Riccardo Magherini

Il 15 gennaio 2026 la Corte europea dei diritti umani ha condannato l'Italia per l'uccisione di Riccardo Magherini stabilendo che la famiglia dovrà essere risarcita per danni morali. La sentenza sottolinea come non ci fosse necessità di mantenere l'ex calciatore fiorentino immobilizzato a terra.

Auspichiamo che questa decisione riapra il dibattito, fondamentale, sull'uso della forza e sulla legittimità dell'uso di tecniche di immobilizzazione come quella utilizzata per bloccare Riccardo Magherini.

Ricordiamo che Magherini morì durante un fermo dei carabinieri a Firenze, la notte tra il 2 e il 3 marzo del 2014. Secondo le testimonianze, Riccardo fu preso a calci dai carabinieri e la sua morte sarebbe stata causata da asfissia in seguito alle percosse e alle manovre d'immobilizzazione. Nel 2018 la Cassazione aveva annullato le già lievi condanne per tre carabinieri. La famiglia Magherini e i suoi legali non si sono arresi e hanno presentato un ricorso alla Corte europea dei diritti umani, accolto il 23 luglio 2019.

Pagina 3 del numero 281 Uscito sul numero 281 (Febbraio 2026), a pagina 3. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero