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Io, 'privilegiato' del RedditoRoberto Pelozzi · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Roberto Pelozzi
Percepisco il Reddito di Cittadinanza (RdC) da quattro anni. Questo mi ha veramente permesso di vivere meglio e dignitosamente.
Forse non tutti hanno compreso l'importanza di questa misura, pensata, voglio ricordarlo, dal Movimento 5 Stelle, come aiuto a tanti cittadini già poveri e come strumento per prevenire che altri lo diventino.
Trovare un lavoro in Italia è sempre stato difficile, ancor di più negli ultimi anni. Uscire dalla povertà da soli è per molti impossibile.
(continua a p. 5)
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DisobbedireCristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: Resistenze | Autore: Cristiano Lucchi
La bistecca — Quando il potere opprime la resistenza è un dovere
Indignati e scandalizzati ci dicono che ci sono voluti ben 5.000 litri d'acqua per pulire Palazzo Vecchio dalla vernice, lavabile appunto, con cui alcuni attivisti di Ultima Generazione hanno innaffiato la facciata del Comune. Vista la negligenza della politica nell'affrontare seriamente la catastrofe climatica in atto, l'azione nonviolenta - nessun danno è stato causato a persone o a cose - è servita ad attirare l'attenzione sul tema e a chiedere ai politici di cambiare, con urgenza e radicalmente, l'amministrazione della comunità locale. Ne va della vita non tanto del Pianeta Terra, che si riprenderà come sempre ha fatto, ma della specie umana e di centinaia di altre popolazioni animali. Questo è il punto.
I limiti del sistema capitalista sono stati denunciati più volte nell'ultimo mezzo secolo. Già nel 1972 il Club di Roma prediceva, inascoltato, la pericolosità di una crescita economica indiscriminata a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, a partire dal petrolio, e dell'inquinamento che le sorgenti fossili producono. Trent'anni dopo, inascoltato e represso, anche il movimento altermondialista propose politiche centrate sui bisogni e diritti della persona e sul rispetto dell'ecosistema. Oggi i movimenti più avanzati subiscono lo stesso Potere: chi domina se ne frega del futuro dell'umanità e pensa solo alla mera gestione armata dell'esistente.
Aizzato da politici obsoleti, il perbenista da bar si scandalizza per lo spreco d'acqua e punta il dito sugli atti "criminali" compiuti da "delinquenti" muniti di vernice lavabile e apostrofa le sentinelle del domani con un rabbioso "che cazzo fate?", mentre i media collusi rilanciano senza batter ciglio la voce del padrone.
Saper resistere alla politica che agisce contro i popoli è un dovere di tutti e di tutte: leggete ad esempio, a pagina 2, del coraggio di Dada, il militare iraniano che ha subito il carcere e la tortura pur di non sparare sulla folla innocente. Questo eroe oggi vive tra di noi in strada.
E ricordiamoci che 5.000 litri d'acqua sono quelli che occorrono all'industria della carne per produrre una sola bistecca alla fiorentina.
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Iran, addioFraska · Controvento / Ritratti
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Rubrica: Controvento / Ritratti | Autore: Fraska
Sopravvissuto — Ha conosciuto gli orrori del carcere militare perché non sparò sulla folla che contestava. Oggi vive da esule a Firenze, senza possibile ritorno
Questa è una storia vera, perché spesso la realtà supera la fantasia, chiedo quindi ai lettori di fidarsi del resoconto anche se potrà apparire a tratti sconcertante.
È la storia di un sopravvissuto. La storia di un uomo che ha attraversato la Storia controversa del suo paese denominato Iran, nonostante i suoi abitanti preferiscano chiamarlo Persia, e si definiscano persiani. Un paese il cui antico popolo è tra i primi che si studia a scuola, soprattutto tramite i "reportage" greci, e che si è imposto nell'immaginario attraverso imprese come quelle delle Termopili (ed in quel caso ebbero sfortuna). Questo per dare l'idea della complessa civiltà di cui questi uomini sono eredi.
Ho conosciuto Dada a Firenze nel 2018. Abbiamo lavorato insieme nella stessa squallida cooperativa dove ci occupavamo di pulire le aree verdi, cambiare i sacchetti della spazzatura e roba così. Abbiamo iniziato a parlare, prendendo confidenza, e infine ci siamo narrati le nostre esperienze di vita. Rimasi molto colpito dai suoi racconti, che divenivano sempre più forti emotivamente. Notavo la sua difficoltà ad aprirsi, nonostante il bisogno di condividere quanto sto per scrivere. Spesso il discorso si interrompeva perché la commozione era troppo forte.
Dada è nato a Teheran nel 1970. La sua è una famiglia benestante, suo padre un imprenditore. Tuttavia decide di intraprendere la vita militare, addirittura falsificando un documento per entrare nell'esercito prima del tempo, dove passerà venti anni fino a comandare 200 uomini. Dada così attraversa un'epoca che va dalla cacciata dello Scià, messo sul trono con un colpo di stato combinato tra USA e Regno Unito, all'instaurazione della Repubblica Islamica ad opera di Khomeyni, fino alle crescenti sanzioni statunitensi, alle lotte interne (spesso manovrate anche dalle potenze occidentali interessate alle risorse petrolifere) e alla lunga guerra con l'Iraq (1980-1988). Nel 1989 il conservatore Khamenei succede a Khomeyni e nel 1997 arriva Khatami. Sarà ancora un periodo segnato da omicidi politici, brogli elettorali, arresti dei dissidenti e così via. Studenti ed operai, assieme a una formazione femminista in crescita, portano alla creazione di un movimento che reclama una democrazia laica; purtroppo il governo e la famigerata polizia segreta ordinano la strage. Molti militari, fortunatamente per la folla, si rifiutano di sparare. I soldati che disobbediscono sono dichiarati disertori e chi, come Dada, che aveva creduto nella prima rivoluzione di Khomeyni, si ritrova ad affrontare un incubo da cui pare impossibile svegliarsi.
Comincia così l'odissea del carcere militare. E l'espressione odissea dice ancora poco. Il nostro protagonista sarà costretto a vivere per circa tre anni in una cella, o meglio in un buco, dove si dorme, si mangia (scarsamente) e si caca. Una realtà inimmaginabile per molti di noi. Una realtà che abbiamo visto solo nei peggiori film di guerra o dell'orrore. Vengono spezzate dita, ossa, inflitte torture psicologiche, e tutto quello che la vostra fantasia macabra vi può proporre. L'acqua che si beve è spesso fanghiglia ed anche gli organi interni, messi già a dura prova dalla tortura, si infettano con epatiti e si indeboliscono.
Nella sua tragedia, Dada ha la fortuna di avere ancora una famiglia benestante che non si arrende quando, ufficialmente, lo danno per disperso. I genitori, per tre anni, lo cercano ininterrottamente, fino a trovarlo a costo di corrompere la polizia. Il padre, industriale, venderà la propria fabbrica per sostenere le spese. In questo modo, Dada, controllato dai servizi segreti, riesce ad uscire dal carcere.
Gli verrà detto che sua madre è morta e, così, con questo stratagemma, sarà accompagnato al funerale di famiglia. Dada è sconvolto e turbato, un'altra sofferenza si aggiunge alle altre e versa lacrime amare.
Arrivato davanti casa viene fatto entrare e gli tolgono le manette. I parenti, commossi, lo salutano e lo abbracciano. Poi (provate ad immaginare lo stupore) Dada vede la madre, data per morta, seduta in poltrona, che gli fa cenno di avvicinarsi per salutarla. Accade tutto molto velocemente.
Un bacio a tutt@, poi il padre dice: "Prendi quella borsa ed esci dal retro". Lì lo aspetta una macchina che lo porterà via dal carcere, dalla sua casa, e dalla sua vita in Iran.
Da quel momento inizia la fuga del disertore. Chilometri su chilometri macinati, in macchina o a piedi, che lo porteranno lontano da Teheran, passando dalla Turchia e dalla Grecia, per approdare infine in Italia.
Dada non tornerà più nel suo paese, né rivedrà i suoi parenti che, dal momento della sua fuga, saranno tenuti sempre in stretta sorveglianza e con un breve periodo di detenzione per i genitori.
In Iran i mezzi di comunicazione sono tutt'ora sotto un rigido controllo e l'utilizzo di internet è molto limitato, soprattutto se lo confrontiamo con gli standard occidentali. L'escamotage per poter avere notizie dai familiari e sul paese è connettersi per meno di un minuto facendo ricorso ad un complicato sistema di account e siti che si aprono e si chiudono velocemente per non farsi rintracciare.
Dada, come molti altri esuli persiani, ci tiene molto a far conoscere al resto del mondo la situazione iraniana e la sua storia. Speriamo di averlo aiutato al meglio in questo suo desiderio che, come il nostro, è la ricerca e la conoscenza della verità storica e politica dei mondi nascosti dietro il gioco di specchi dell'informazione mainstream. Nel nome della libertà e della dignità delle persone come Dada.
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Incubo residenzaStefano Gallo · Diritto all'abitare
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Rubrica: Diritto all'abitare | Autore: Stefano Gallo
Solo quando ti manca capisci quanto serve. Ma concederla o meno è un metodo di selezione
Per chi non ci è passato è difficile da spiegare. Credo che l'immagine giusta per capire il problema della residenza sia quella dell'aria che si respira. Fino a che l'aria non ti manca, non ti accorgi neanche che ci sia. Quando però ti manca ti rendi conto di quanto sia importante. Con un po' di esagerazione, la residenza è come l'aria. Solo quando non ce l'hai capisci quanto sia utile: per avere un medico di base, per accedere alle graduatorie delle case popolari, per chiedere i contributi all'affitto, e molte altre cose.
Ma in fondo cos'è questa residenza e com'è possibile che qualcuno non la abbia? Sappiamo che il territorio italiano è diviso in tante, tantissime amministrazioni comunali, non c'è un palmo di terra che non appartenga a questo o a quel Municipio. Quando si vive in un posto per tanto tempo, si deve chiedere agli uffici del Comune di venire iscritti nel registro della popolazione, in modo da risultare come cittadini ufficiali di quel Comune. Questa iscrizione è il riconoscimento burocratico di far parte di una comunità locale e di poter accedere a una serie di servizi rivolti a quella comunità e non a un'altra: chi è residente a Firenze non può chiedere il medico di base a Lucca, né far domanda ai servizi sociali di Bologna.
Il meccanismo appare banale, ma il problema è che i Comuni italiani, a volte seguendo leggi dello Stato altre volte inventandosi disposizioni di sana pianta, rendono spesso impossibile ciò che dovrebbe essere banale. I senza dimora per esempio, che pure secondo le indicazioni dell'Istat potrebbero fissare la residenza anche su una panchina o sotto un ponte, devono fare una trafila particolarmente complessa e umiliante: a Firenze per avere la residenza fittizia in Via del Leone 35, presso il Centro La Fenice, si passa dal giudizio dei servizi sociali e si è costretti a presentarsi agli uffici una volta al mese. Ai cittadini stranieri vengono spesso chiesti documenti e garanzie aggiuntive, difficili da produrre. Chi vive in una casa occupata non può prendere la residenza nella casa dove abita, ma deve seguire la trafila dei senza dimora.
Perché succede questo? La risposta non è facile. È chiaro che quello che dovrebbe essere un semplice atto di registrazione diventa invece un filtro che discrimina cittadini di serie A e cittadini di serie B. Il senza fissa dimora, lo straniero, l'occupante, invece di essere inquadrati nella categoria di persone cui prestare una maggiore attenzione e cura, vengono messi ai margini della cittadinanza, esclusi da diritti fondamentali. La burocrazia in Italia è spesso classista: forte con i deboli e debole con i forti. Forse non solo in Italia è così, ma il meccanismo della residenza è tipicamente italiano, in pochi altri stati c'è qualcosa di equivalente.
È possibile però pretendere che non sia più così: in molte città ci sono movimenti per chiedere che l'accesso ai diritti non sia reso più difficile a chi invece ne avrebbe più bisogno. Il primo interlocutore è il Comune, che ha gli strumenti per rendere meno vessatoria e complicata l'iscrizione alla residenza per chi vive sul territorio. Il secondo interlocutore è lo Stato, perché vengano abrogate disposizioni inique come il famigerato articolo 5 del decreto Lupi (decreto legge 47/2014 o Piano casa) che impedisce l'accesso alla residenza per chi vive in abitazioni occupate.
I problemi legati alla residenza non sono recenti e risalgono addirittura a prima dell'Unità d'Italia. A Milano, nella prima metà dell'800, ogni richiesta di iscrizione all'anagrafe veniva vagliata dall'Imperiale Regio Ufficio dell'Ordine Pubblico che verificava la condotta morale e politica del richiedente. Si sceglievano i membri in base a una valutazione poliziesca: poveri, delinquenti o sovversivi non erano i benvenuti.
Dopo l'Unità d'Italia le cose cambiano, ma non troppo. Per motivi statistici si prova a regolare il sistema delle iscrizioni sulla base della sola volontà dei cittadini, ma da subito si iniziano a legare prestazioni assistenziali alla residenza. Per esempio il "domicilio di soccorso", secondo cui le rette dei ricoveri ospedalieri dei poveri erano a carico dei Comuni in cui avevano la residenza. Il principio era buono, ma quando una persona senza mezzi si spostava in una nuova località, gli uffici facevano molta resistenza prima di iscriverlo nei registri, per non rischiare di vedersi arrivare conti salati in caso di malattia.
Il culmine si raggiunse però durante il fascismo. Negli anni Trenta, con la disoccupazione alle stelle, gli uffici di collocamento che potevano distribuire ai disoccupati le occasioni di lavoro vennero riservati ai soli residenti, mentre l'iscrizione all'anagrafe era consentita solo a chi aveva un lavoro. Chi si spostava dalle campagne alle città per cercare lavoro poteva ottenere la residenza solo se dimostrava di essere già occupato, ma non poteva ottenere un lavoro regolare se non era residente. Un circolo vizioso che spingeva i più bisognosi nell'illegalità e creava occasioni di corruzione e ricatto.
Questa situazione rimase anche dopo la caduta del fascismo. Alla fine degli anni Cinquanta si crearono associazioni e comitati di quartiere per il diritto alla residenza e finalmente nel 1961 queste disposizioni furono abolite. Anche oggi le lotte di associazioni di cittadini stranieri e dei movimenti di lotta per la casa rivendicano il diritto all'iscrizione anagrafica: un diritto per avere diritti.
Per approfondire: La residenza contesa, a cura di Michele Colucci, Stefano Gallo ed Enrico Gargiulo, Bologna, il Mulino 2022 Enrico Gargiulo, (Senza) residenza. L'anagrafe tra selezione e controllo, Torino, Eris 2022
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Tutti i diritti negati se non hai residenzaRedazione · Diritto all'abitare
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Rubrica: Diritto all'abitare | Autore: Redazione
Nel sito web di Avvocato di Strada, oltre a tante altre informazioni utili, trovate il riepilogo di tutti quei diritti costituzionali che restano un miraggio per quanti non possono dimostrare una residenza anagrafica.
DIRITTO ALL'ASSISTENZA SANITARIA, Art. 32 della Costituzione italiana
L'assistenza sanitaria dovrebbe essere garantita a tutti coloro che risiedono o dimorano nel territorio della Repubblica. Il requisito della residenza anagrafica è però presupposto necessario per l'accesso e l'assegnazione di un medico di base. L'assistenza medica di base svolge una funzione "filtro" per l'assistenza farmaceutica, le prestazioni specialistiche e l'assistenza ospedaliera. Per le persone senza dimora, prive di residenza, l'assistenza medica di base non è garantita. Sono garantite solo prestazioni di pronto soccorso. Viene inoltre precluso l'accesso a CSM, SERT e consultori.
DIRITTO ALL'ASSISTENZA SOCIALE, Art. 38 della Costituzione italiana
Il criterio attraverso il quale i Servizi Sociali prendono in carico un assistito e ne sostengono i relativi oneri è quello della residenza.
DIRITTO AL LAVORO, Art. 35 della Costituzione italiana
Per poter aprire una partita IVA viene richiesto come requisito l'indicazione del Comune di residenza. Per quanto riguarda invece il lavoro subordinato, INPS e Centri per l'impiego non richiedono necessariamente una residenza poiché è sufficiente l'indicazione di un domicilio. Tuttavia la mancanza di iscrizione anagrafica crea pregiudizi nei confronti delle persone.
DIRITTO ALLA PREVIDENZA SOCIALE, Art. 38 della Costituzione italiana
Il requisito della residenza non è espressamente richiesto ai fini della erogazione delle prestazioni previdenziali; esso però risulta indispensabile per la concreta erogazione di alcune prestazioni tra cui la pensione.
DIRITTO DI VOTO, Art. 48 della Costituzione italiana
Una persona senza residenza può iscritta in nessuna lista elettorale di nessun Comune.
TUTELA DEL RISPARMIO, Art. 47 della Costituzione italiana
Senza residenza non si può richiedere il rilascio della carta di identità. Questo documento è indispensabile per l'apertura di un conto corrente.
DIRITTO AL PATROCINIO A SPESE DELLO STATO, Art. 24 della Costituzione italiana
In questo caso non si fa riferimento alla residenza anagrafica ma, in concreto, alcuni moduli per inoltrare istanza di patrocinio a spese dello Stato contengono la richiesta di indicazione della residenza.
avvocatodistrada.it
A Firenze gli avvocati di strada ricevono presso la sede della Comunità delle Piagge in via Liguria 3 tutti i giovedì dalle 17.30 alle 19. Per contatti: firenze@avvocatodistrada.it
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Un indirizzo per chi occupaStefania Valbonesi · Diritto all'abitare
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Rubrica: Diritto all'abitare | Autore: Stefania Valbonesi
A seguito di una sentenza della Corte d'Appello di Firenze, il Comune concede la residenza anagrafica - virtuale - anche a quanti abitano in edifici occupati
Anche chi abita in occupazioni abusive d'ora in avanti potrà godere della residenza anagrafica. Non nel luogo dell'occupazione però, ma nella sede fittizia che spetta ai senza fissa dimora, ovvero in via del Leone 35. Con un numero specifico in aggiunta a 35/numero del quartiere, il "nuovo" numero sarà 10. Dunque, via del Leone 35/10.
Il Comune di Firenze ha così risposto alla sollecitazione provenuta dalla Corte d'Appello di Firenze (sentenza n. 1137/2022), che riguardava un caso sollevato dagli Avvocati di Strada, l'Associazione legale in aiuto degli ultimi che, presidente nazionale Antonio Mumolo, vede a Firenze come referente Silvio Toccafondi. La vittoria aveva comportato la necessità per gli uffici comunali di riprendere in mano le procedure di riconoscimento del diritto alla residenza, che, secondo la stessa Corte, avevano finito per discostarsi dal dettato normativo, provocando delle gravi incertezze. Ma l'apice della criticità era il problema delle persone che vivevano nelle occupazioni abusive, cui il Decreto Lupi, in seguito trasformato in legge, sembrava togliere il diritto, riconosciuto dall'ordinamento giuridico, alla residenza.
Con la nuova determina dirigenziale (la DD/2023/01162), l'Ufficio fa dunque chiarezza su almeno tre punti.
Intanto, si prevede "l'iscrizione anagrafica come persone senza fissa dimora in via del Leone n.35 degli occupanti abusivi di immobili, in possesso dei requisiti previsti per l'iscrizione anagrafica, previa verifica da parte della Polizia Municipale dell'effettivo domicilio del richiedente presso l'immobile o area occupata abusivamente, secondo quanto indicato nella richiesta di iscrizione".
Al secondo punto, si chiarisce l'importante questione di "prevedere l'iscrizione anagrafica, senza necessità di acquisire il preventivo parere dei Servizi Sociali, sulla base degli elementi di valutazione in ordine all'accertamento della presenza e permanenza sul territorio fiorentino, di cui all'art. 4 della procedura relativa all'iscrizione in via del Leone 35".
Infine, si chiarisce che "l'iscrizione in via del Leone n. 35 sarà effettuata al civico/10, previa formalizzazione della domanda da parte degli interessati, una volta effettuate con esito positivo le verifiche di cui ai precedenti punti 1) e 2)".
"Una notizia senz'altro positiva", commenta il sindacalista Cobas Giuseppe Cazzato, impegnato da anni sul tema. "La determina dell'ufficio anagrafe rappresenta di fatto il superamento dell'ormai noto articolo 5 del Decreto Lupi, che impediva a chi vive in occupazioni abusive di ottenere la residenza. Fra i vari elementi positivi di questa decisione, il fatto che la procedura per l'ottenimento della residenza non passa dai servizi sociali, guadagnando così in semplificazione e velocità. Un passo nella giusta direzione dunque, anche se rimane, per i senza dimora che non abitano in edifici occupati, un'istruttoria fatta dai servizi sociali che riteniamo eccessiva rispetto alle procedure. Dunque, un significativo passo avanti, ma ancora serve lavorarci sopra, per riportare tutte le procedure in materia anagrafica ai dettati normativi".
Si potrebbe inoltre eccepire che l'indirizzo unico che sarà riportato sui documenti - via del Leone 35/10 - equivarrà a un marchio di diversità e precarietà che potrebbe rendere difficile, per esempio, la ricerca di un lavoro... Ma resta la soddisfazione nel constatare che è comunque un piccolo passo avanti per rendere effettivi i diritti costituzionali di ognuno.
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Sognando un'altra politicaGianna Innocenti · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Gianna Innocenti
Intervista immaginaria a "Icare", fanta-assessore all'educazione, welfare e immigrazione del Comune di Firenze
(Questo testo è nato dopo aver chiesto inutilmente un'intervista sugli stessi temi all'assessora fiorentina al welfare Sara Funaro).
Salve assessore Icare, la ringrazio anzitutto per avermi dato la possibilità di intervistarla con così poco preavviso. La informo subito che il focus dell'intervista saranno i senza dimora, ma anche le politiche che intendete perseguire per la cittadinanza.
Sono io a ringraziare la redazione del giornale, è da tempo che desideravo mettermi in contatto con voi, quale realtà dal basso ormai "storica" per Firenze.
Che tipo di azioni intendete intraprendere per l'emergenza freddo per i senza fissa dimora?
Anzitutto le dico che spero vivissimamente si smetta di definire il periodo invernale "emergenza freddo", è inverno, non è un'emergenza nel senso letterale del termine, ovvero una "circostanza imprevista".
La nostra amministrazione ha stabilito di recuperare le case sfitte appartenenti al Comune, progettando miniappartamenti in una sorta di condomini sociali, per metterle a disposizione delle persone che attualmente si trovano per strada. Questi progetti saranno costantemente monitorati. Alla fine dell'inverno e per un massimo di due anni sarà possibile rimanere in questi mini appartamenti finché le persone non avranno trovato una fonte di reddito, che possa permettere loro di pagare un affitto calmierato. Ovviamente questi condomini non saranno a se stanti, ma integrati nel tessuto cittadino. Non abbiamo intenzione di creare "ghetti". Abbiamo intenzione di proporre ai privati proprietari di appartamenti sfitti di darli in uso, per la durata di massimo 2 anni, con la possibilità di avere sconti importanti nelle imposte comunali sugli immobili.
Molto interessante questa nuova politica verso persone che non potrebbero altrimenti risollevarsi. Come procederete invece con l'assegnazione delle case popolari ai nuclei familiari che hanno partecipato al bando?
Per i nuclei familiari continueremo ad assegnare gli appartamenti disponibili, e abbiamo in programma la costruzione di nuovi palazzi sostenibili in legno, in zone non eccessivamente periferiche della città ed integrate nei quartieri. Intendiamo esaurire la graduatoria entro 3 anni, obiettivo ambizioso, ma necessario. L'amministrazione vuole infatti privilegiare le fasce deboli della cittadinanza, quali anziani, bambini, disoccupati, senza fissa dimora.
Fa piacere sapere che finalmente la nostra amministrazione pensa alle fasce deboli. Cosa intendete fare per esempio per i bambini?
L'amministrazione ha intenzione di potenziare con nuove assunzioni le scuole comunali. I nuovi assunti saranno dipendenti del Comune e non più affidati a cooperative. Questo cambio di marcia si rende necessario anche per rispetto della qualità del lavoro degli insegnanti.
Parliamo adesso del diritto alla residenza delle persone senza dimora. Le procedure finora sono state molto lunghe ed interamente in gestione al Comune con l'ausilio di un'Associazione. Ci sono novità?
Sì, dopo accordi con numerose associazioni di volontariato su Firenze, riprenderemo a dare la residenza in un tempo massimo di 15 giorni, con un percorso accelerato proprio per chi non ha una dimora stabile, che potrà richiedere a una delle associazioni aderenti di essere iscritto presso questa. Dato che tutto ciò è fondamentale per ottenere la carta sanitaria, il permesso di soggiorno o un documento di identità, ci sarà una sorta di corridoio privilegiato.
Sono proprio delle importanti novità, che dimostrano un vero cambio di rotta rispetto alle precedenti amministrazioni. La ringrazio e buon lavoro!
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Io, 'privilegiato' del RedditoRoberto Pelozzi · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Roberto Pelozzi
Mentre in Italia aumenta la povertà, manca il lavoro e sale il costo della vita, il governo vara una misura più restrittiva nella crociata contro i "fannulloni"
Percepisco il Reddito di Cittadinanza (RdC) da quattro anni. Questo mi ha veramente permesso di vivere meglio e dignitosamente.
Forse non tutti hanno compreso l'importanza di questa misura, pensata, voglio ricordarlo, dal Movimento 5 Stelle, come aiuto a tanti cittadini già poveri e come strumento per prevenire che tanti altri lo diventino.
Trovare un lavoro in Italia è sempre stato difficile, e lo è diventato ancora di più negli ultimi anni. Uscire dalla povertà da soli è per molti impossibile. Ci stiamo accorgendo che spesso neanche avere un lavoro può essere sufficiente ad avere una vita dignitosa. Nelle ultime settimane, i giornali hanno riportato la storia di un gruppo di lavoratori di Bologna che, malgrado lo stipendio, non possono permettersi una casa in affitto.
Qualcosa di simile al Reddito di Cittadinanza è disponibile nella maggior parte dei paesi europei, compresi quelli considerati ricchi. È facile capire il perché: oltre a sottrarre alla povertà molte persone a rischio, il RdC, nelle sue varie forme, contribuisce all'economia generale. Lo stesso meccanismo d'uso della tessera RdC italiana lo dimostra: in aggiunta ai 100€ disponibili in contanti il primo del mese, il resto dell'importo può essere speso per nutrirsi, vestirsi, pagare le bollette e acquistare altri beni di necessità.
Il Reddito di Cittadinanza è una misura criticabile e non perfetta per molte ragioni. Non posso non nascondere il fallimento dei cosiddetti navigator, che non sono riusciti a ricollocare molti di noi. Poi si è abbattuta su tutti la pandemia paralizzando qualsiasi cosa per almeno tre anni. Ma le critiche a cui viene data più risonanza sono, però, quelle di principio, sono quelle di chi definisce il Reddito di Cittadinanza una elemosina di Stato, concessa a molti che non la meritano.
Vorrei chiarire che il RdC non è un premio, o un privilegio. E per quanto ho potuto constatare, non ha causato nessun crollo del mercato del lavoro italiano: non ha sottratto braccia in cambio di un salario ricevuto senza lavorare.
Mi sarei aspettato un potenziamento, un aggiustamento, o, a limite una revisione del RdC; invece si sta scatenando una crociata contro la misura in sé sulla base di percezioni, teorie, e bugie che niente hanno a che fare con la realtà. E la realtà è che in Italia la povertà esiste, e si allarga.
Il governo ha proposto una profonda revisione del sussidio, e una prima analisi mi fa concludere che i signori Ministri non hanno idea della realtà che sono chiamati ad amministrare.
Parlano di Misura di Inclusione Attiva (MIA) che dovrebbe sostituire il RdC già nelle parole. Il primo obiettivo dichiarato è quello di ridurre il più possibile il numero di quelli che potranno accedervi imponendo un limite ISEE più basso di quello attuale (da 9.360 a 7.200 €). L'assegno verrà ridotto dagli attuali 500€ a 370€ per un tempo variabile da sei a 12 mesi. Viene anche introdotta una distinzione, per la verità molto artificiosa, fra persone "occupabili", cioè quelle che, secondo loro, adesso percepiscono il RdC a sbafo, e quelle non-occupabili.
Al momento in cui scrivo non sono definiti molti dei dettagli tecnici della MIA. Di sicuro c'è solo l'ennesima conferma della volontà di questo governo di colpire i poveri, di farli sprofondare fino a che la povertà non sia più visibile, sia quella dei cittadini italiani che quella, ancora più nera, di chi se la porta addosso da oltremare.
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L'antifascismo necessarioCamilla Lattanzi · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Camilla Lattanzi
"La scuola è l'istituzione per eccellenza, il primo luogo di confronto per i ragazzi". Le riflessioni di un insegnante del liceo Michelangiolo dopo il vergognoso pestaggio
Il 18 febbraio alla prima ora il professor Leoni attendeva in classe i ragazzi per la lezione di Storia, argomento: la seconda guerra mondiale. Nello stesso momento alcuni dei suoi allievi venivano pestati davanti a scuola da un gruppo di attivisti di estrema destra.
"Una volta rientrati in aula, dopo quei momenti di scompiglio tutti sentivamo il bisogno di confrontarci sull'accaduto: i ragazzi avevano bisogno di chiavi di lettura per elaborare la vicenda e anch'io non riuscivo ad affrontare la lezione senza prima dare un senso all'antifascismo dell'istituzione scolastica.
A Padova è stato esibito uno striscione aberrante: 'La scuola non è antifascista, la scuola è libera'. Ci sono settori della società che intendono l'antifascismo al pari di una ideologia qualsiasi, in antitesi con la libertà, mentre è proprio la scuola antifascista quella che permette l'espressione e il confronto di tutte le idee. La scuola è l'istituzione per eccellenza, la prima con cui si confrontano i ragazzi ed è indispensabile parlare di come la memoria su questo tema sia divisa, e così sarà finché certi gruppi politici non accetteranno il fatto che l'esperienza dell'antifascismo è stata la chiave per aprire alla libertà e alla democrazia, finché non riconosceranno il valore di quella esperienza.
Se si crede nelle istituzioni è legittimo rivendicare il loro valore antifascista, a partire dalla scuola. Non è semplice perché le istituzioni non sono sempre state all'altezza del loro mandato costituzionale, causando un distacco pericoloso e gravi crisi di sfiducia. Anche per questo è stato importante che il sindaco sia subito venuto al nostro liceo chiamando le cose con il loro nome; è stato importante il riconoscimento generale di un'aggressione squadrista di stampo fascista, così come ribadito in un documento dal Collegio dei docenti del Michelangiolo.
Grazie alla reazione spontanea e partecipata della città già nella prima manifestazione del 21 febbraio, Azione studentesca è stata costretta ad annullare il raduno nazionale -- dall'evocativo titolo Falange in marcia -- previsto a Firenze a marzo.
La manifestazione unitaria del 4 marzo in piazza Santa Croce è stata contestata da alcuni settori dell'antifascismo, sostenendo che i partiti fossero presenti solo in chiave antigovernativa, che non fosse una manifestazione sincera perché i sindacati sono stati assenti in molte occasioni importanti. Ma non sarebbe stato molto più grave se i partiti e i sindacati non ci fossero stati? Possiamo essere d'accordo sulle critiche, ma se su un fatto così grave c'è un risveglio delle coscienze, perché non riconoscerlo?
Abbiamo bisogno di un antifascismo unitario, anzi possiamo dire che l'antifascismo o è unitario o non è. Poi, certo, al suo interno ci sono differenze, come nel CLN, dove convivevano comunisti, cattolici, socialisti, azionisti liberali e perfino monarchici, ma l'antifascismo deve essere ciò che unisce tutti. Ritenere che la Repubblica e la Costituzione non abbiano in sé gli anticorpi dell'antifascismo porta ad avere sfiducia nelle istituzioni, ma disfare le istituzioni è proprio un'operazione fascista. Perciò in un caso come questo bisogna difendere le istituzioni per come sono e non per come vorremmo che fossero, cosa non scontata.
Non dimentichiamo che nella Costituzione c'è una programmaticità intrinseca: al tempo in cui è stata scritta era una specie di 'libro dei sogni', a partire dall'articolo 1: è chiaro che il diritto al lavoro non sarà mai del tutto realizzato, ma è uno stimolo e uno spunto alla riflessione e all'impegno politico; averlo scritto implica che abbiamo gli elementi per difendere quello che abbiamo conquistato con tanta fatica e tanto sangue, sangue che non vogliamo più vedere scorrere.
È giusto poi occuparsi anche dei ragazzi che hanno aggredito, tentare di capire le motivazioni che possono spingere un giovane a identificarsi nei valori della forza e della violenza politica. Credo sia condiviso il fatto che il gruppo rafforza molto l'individuo, rinvigorisce le convinzioni e ti fa sentire parte di qualcosa. Come insegnanti abbiamo il dovere di cercare di trasmettere lo spirito critico, perché fare parte di un gruppo è bello e positivo, ma non dobbiamo mai smettere di pensare. La dinamica del gruppo spesso ci deresponsabilizza e agiamo come massa indeterminata, ma in realtà c'è sempre qualcuno che le decisioni le prende.
La società è sempre più frammentata e Margaret Thatcher ha davvero convinto il mondo che non esiste la società ma solo gli individui: eppure, a un certo punto l'individuo non basta più a se stesso e si afferma l'esigenza di sentirsi parte di qualcosa più ampio. È un'esigenza che siamo in grado di comprendere perché l'abbiamo tutti. E allora dipende molto dal momento che vivi, dalla famiglia che hai, da chi attraversa il tuo cammino. E perché no, dipende anche dalla scuola che hai frequentato, o frequenti, e dagli strumenti di ragionamento libero e critico che ti ha saputo dare".
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Cinghiate tra cameratiStolby · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Stolby
Il maschio passatempo identitario di CasaPound
Pare che la vicenda del liceo Michelangiolo abbia avuto un antefatto presso un altro istituto fiorentino, dove per fortuna ci si è limitati alle "semplici" minacce, con testosteronici soggetti che brandivano le cinture, a evocare -- immagino -- botte da orbi se quelli che non la pensavano come loro non si ritiravano coda tra le gambe. Tanto si è scritto in questi giorni sulla "violenza squadrista", e non è il caso di aggiungere altre parole. Anche perché non ho visto video dell'esibizione delle cinture, e la prova che i minaccianti fossero di una certa fede politica in fondo non ce l'abbiamo. In linea di principio, potevano anche essere trotzkisti che minacciavano titoisti...
La notizia mi ha però fatto tornare alla mente l'incontro di tanti anni fa con uno studente attivista di CasaPound. Persona intelligente e -- almeno con me -- molto garbata. La sua affiliazione non mi era nota, sino a quando non lo incrociai il giorno della laurea accompagnato, assieme alla famiglia, da amici vestiti su toni scuri, capelli rasati e occhiali da sole un po' fuori luogo in locali non particolarmente luminosi.
Mi misi a leggere qualcosa su CasaPound, e un elemento di folklore che mi colpì ha proprio a che fare con l'accessorio demandato a sostenere i pantaloni. Si tratta di un momento di maschio svago comunitario chiamato "cinghiamattanza". In sintesi, gli affiliati si prendono reciprocamente a cinghiate al ritmo della musica di gruppi di culto come gli Zeta Zero Alfa. Il togliersi la cintura e brandirla è quindi un elemento "identitario", per usare la terminologia in voga. Mi rimane il dubbio -- tecnico -- se il rischio di caduta dei pantaloni non possa inficiare la capacità offensiva, ma immagino che a questo possano ovviare jeans strizzatissimi.
Confesso che chiesi lumi al ragazzo. Un po' sorpreso dal mio interesse, mi disse che era una cosa "simbolica". Il primo istinto fu di prenderlo in giro dicendo che mi sembrava piuttosto una cosa da club sadomaso, ma si entrava in terreno delicato, e ho lasciato perdere. Non volevo pensasse a mie insinuazioni circa il loro orientamento sessuale, tema sul quale mi sembrano suscettibili.
Ma non volevo assolutamente offenderlo. Anche se venissi a sapere che in verità si tratta di eventi in cui decine di camerati ignudi, con fasci littori tatuati su parti che una volta si dicevano "innominabili", compiono atti che le sezioni buoncostume delle questure di una volta avrebbero chiamato "irriferibili", lo considererei esercizio di libertà individuale, per me sacra e inviolabile. E smentirebbe finalmente la loro cupa fama di omofobi. Basterebbe solo che, una volta rivestiti, andassero in un buon pub e non davanti a scuole di ogni ordine e grado.
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La rivoluzione di GorgonaLorenzo Guadagnucci · Restiamo Animali
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Rubrica: Restiamo Animali | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Tre anni fa -- era il gennaio 2020 -- all'isola di Gorgona cominciava una piccola-grande rivoluzione: la chiusura definitiva dell'impianto di macellazione e lavorazione della carne e del latte. Fin lì, l'isola-carcere dell'arcipelago toscano aveva considerato l'allevamento di animali e la successiva macellazione un'attività coerente con le finalità della detenzione, che deve tendere, a norma di Costituzione (art. 27), "alla rieducazione del condannato". "Rieducare" persone incarcerate per gravi reati attraverso la violenza praticata su individui inermi? Quando si posero questa domanda, il veterinario dell'isola, Marco Verdone, e il direttore del carcere Carlo Mazzerbo, si risposero passando all'azione: prima firmando dei "decreti di grazia" per alcuni animali, poi scrivendo una Carta dei diritti degli animali dell'isola di Gorgona, infine avviando un lungo e vincente percorso di superamento dell'allevamento, coinvolgendo detenuti, associazioni, istituzioni.
Oggi a Gorgona vivono ancora molti animali, ma nessuno di loro è destinato a morte violenta: in gran parte sono in corso di trasferimento altrove grazie a un accordo con l'associazione animalista LAV, altri rimarranno nell'isola accuditi (a pagamento) dagli stessi detenuti, in una relazione di cura questa sì educativa. L'ultimo atto è dei giorni scorsi: LAV ha smantellato i macchinari del macello e li ha portati nel suo Centro di recupero di Semproniano, in Maremma: saranno esposti come monito contro gli abusi sugli animali e come simbolo di un percorso di libertà senza confini di specie.
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Raccontare la fabbricaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
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Rubrica: Fuori Scaffale | Autore: Giuliana Mesina
Si sente spesso parlare di letteratura working class, definizione di una narrativa che racconta il lavoro dal suo interno: scrittori proletari che sono anche operai, fattorini, rider, camerieri, precari in vari settori.
Si è svolto di recente anche un bel festival su questo tema, ospitato alla GKN, fabbrica-simbolo di una lotta che ha travalicato i suoi stessi cancelli.
Ponthus, in questa sua unica opera (è scomparso nel 2021, due anni dopo averla pubblicata) trova un registro originale e icastico per raccontare il lavoro da dentro la Fabbrica, luogo totalizzante e spersonalizzante: non bulloni ma interiora (siamo nell'industria alimentare bretone: mattatoi e lavorazione del pesce), non le novecentesche maestranze ma gli attuali interinali.
A tratti commovente, per la stanchezza che ammanta ogni pensiero, anche nei giorni di riposo, per la sensazione di precarietà e la voglia pervicace di cogliere ogni spazio di piccola luce: il cane che lo aspetta alla fine del turno di notte, l'amata moglie che dorme, la timida solidarietà fra operai che festeggiano con le caramelle.
C'è una valenza politica oltre che letteraria, e c'è un'antica riflessione sul ruolo dell'intellettuale nel sistema di produzione capitalista che in letteratura risale a cento anni fa, quando Simone Weil abbandonò la filosofia per vivere direttamente la vita di fabbrica.
Cambiano i linguaggi, i contesti e i mezzi di produzione, ma la classe operaia (e proletaria) esiste ancora.
Joseph Ponthus, Alla linea, Bompiani 2019
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Il 'console di Firenze'Riccardo Michelucci · Firenze Ribelle
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Rubrica: Firenze Ribelle | Autore: Riccardo Michelucci
Una lapide affissa tanti anni fa su uno dei muri del Ponte Vecchio racconta la storia di un uomo che ebbe un ruolo decisivo nel salvataggio del ponte dai bombardamenti nazisti durante la Seconda guerra mondiale. Un uomo che -- mettendo a rischio la sua stessa vita -- usò il proprio ruolo istituzionale anche per salvare molti abitanti della città dalla furia del Terzo Reich: Gerhard Wolf, console tedesco a Firenze in quegli anni. Nella notte tra il 3 e il 4 agosto 1944, per ritardare l'avanzata degli Alleati, i nazisti in ritirata fecero saltare cinque ponti sull'Arno. L'unico che risparmiarono fu il Ponte Vecchio: Wolf riuscì a opporsi alla sua distruzione e a quella del Corridoio Vasariano, sminuendone in tutti i modi l'importanza strategica.
Nato a Dresda nel 1896, Gerhard Wolf era entrato in diplomazia prima dell'avvento di Hitler e si trovava già a Roma quando i nazisti presero il potere. Come molti esponenti del corpo diplomatico, fu costretto a aderire al Partito nazionalsocialista con la minaccia del richiamo in patria e del licenziamento immediato. Fu console a Firenze dal 1940 al 1944, e nei tragici mesi dell'occupazione nazista, invece di eseguire gli ordini, obbedì alla propria coscienza e rischiò la vita per mettere in salvo non solo le opere d'arte, ma anche numerosi ebrei e prigionieri politici. In più occasioni usò la sua posizione per salvare partigiani e cittadini non belligeranti dalla banda di torturatori fascisti di Mario Carità. In segno di gratitudine i fiorentini l'avrebbero soprannominato "il console di Firenze", concedendogli la cittadinanza onoraria nel 1955.
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Anche noi siamo nel RUNTSGianna Innocenti e Alessandro Simoni · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Gianna Innocenti e Alessandro Simoni
Il nuovo Registro Unico Nazionale del Terzo Settore ha portato alcune novità per le organizzazioni di volontariato come l'Associazione Periferie al Centro
Anche se è un tema noioso, è utile per una volta spiegare quale è il quadro normativo all'interno del quale opera Periferie al Centro.
L'Associazione non ha scopo di lucro e persegue finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. È iscritta al Registro Regionale del Volontariato. In seguito all'entrata in vigore del cosiddetto Codice del Terzo Settore (Dlgs 3 luglio 2017, n. 117), l'Associazione ha dovuto adeguare il proprio Statuto, specificando le azioni che svolge verso terzi.
Qui di seguito trovate le azioni di cui Periferie al Centro ODV si occupa, con l'attività di volontariato dei propri associati o delle persone aderenti. Si tratta di formule tratte, per semplicità, dall'elenco contenuto nella legge di cui sopra:
- organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di particolare interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di interesse generale di cui al presente articolo;
- servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone svantaggiate;
- beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate o di attività di interesse generale.
Nel primo punto rientra il giornale Fuori Binario, la nostra principale attività, spesso promotrice anche di attività artistiche (chi non ricorda il nostro Sergio Bertero con i suoi quadri e poesie?), al secondo punto gli inserimenti socio-sanitari o le persone che sono accolte per svolgere lavori di pubblica utilità (che ringraziamo, perché ci aiutano a tenere in ordine la redazione e a fare accoglienza), al terzo punto il sostegno alimentare ed eventuali piccoli aiuti economici verso famiglie o individui in difficoltà.
Con la nuova legislazione riguardante il Terzo Settore, l'associazione è stata automaticamente iscritta al RUNTS (Registro Unico Nazionale Terzo Settore). Fra le altre cose, ciò comporta presentare ogni anno il bilancio secondo le nuove regole del Decreto legge. Occorre quindi rendicontare tutte le entrate e uscite dell'associazione. Il bilancio deve essere approvato dall'assemblea degli associati e va trasmesso per via telematica al Ministero del Lavoro.
Perché è importante aderire al RUNTS? Per numerosi motivi, tra cui le agevolazioni previste per il Terzo Settore, anche di natura fiscale, la possibilità di stipulare convenzioni con amministrazioni pubbliche, e di accedere al 5 per mille. Invitiamo quindi i nostri lettori a tenere in considerazione il nostro codice fiscale -- 94051000480 -- per poterlo inserire tra i beneficiari al momento della dichiarazione dei redditi.
Infine, ci preme ricordarvi che i diffusori di Fuori Binario, che vendono a offerta libera (tenuto conto che è fornito al costo di 1 Euro a copia), distribuiscono il giornale in base alla Legge sul volontariato n. 266 del 1991, come attività commerciale marginale ex art. 8, comma 4.
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Penso positivoFraska · Il Racconto
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Rubrica: Il Racconto | Autore: Fraska
Un'altra giornata nel ghetto, lontano dalla città dei turisti, ma ancora non rassegnati a strisciare lungo i muri
> "Dacci, o Apollo, una dimora nostra, a questi uomini stanchi dona una terra, una posterità, una patria che duri nel tempo, un'altra Pergamo troiana." > (Preghiera di Enea, Eneide, Virgilio)
Salute a voi, mi presento, io sono un tipo qualunque, anche se in pessime condizioni, e lo dico senza patetismi.
Aspetto che l'emendamento "emergenza selvatici" del governo, che permette di sparare a qualsiasi cosa si muova, ma soprattutto ai cinghiali (miei simili), colpisca anche me.
Dovrei restare emotivamente positivo? Why not? Faccio qualche esempio: il buon giorno si vede dal mattino e, se hai visto il giorno, è già tanto in questi tempi bui; la minestra di pane, con il vino al posto dell'olio, è buona e, se l'allunghi con l'acqua, mangi bene anche il giorno dopo.
Dove si mangia in due, si mangia in tre. Questa ragazza nel mio letto, con cui mi sveglio e che si lamenta del mattino al momento di alzarsi, è più simpatica del trillo triste della sveglia. Lo sai, no? Anche gli uccelli in gabbia cantano, e ci sarà un perché.
Forse i perché sono sempre troppo pochi... vi ricordate i bambini quando da piccoli chiedono, insistentemente e persecutoriamente: "perché perché perché?"?
Non perdere il filo del discorso, anche se sembra che stia divagando, ma rifletti. Anzi, riflettiamo: non sto scrivendo per me o per vanità. Sto scrivendo perché questo momento storico richiede un'azione. Non si può strisciare lungo i muri sperando che nessuno ci veda, come blatte.
E purtroppo devo tornare a parlare del quartiere, quello in cui i turisti yankee non vogliono venire ad abitare. Quello di cui quel giornale (sai bene quale) parla sempre male solo perché fa notizia, ma dimentica di dire che la ferrovia ci ha tagliati fuori dal resto della città e che dobbiamo attraversare due sottopassaggi per arrivare ad un autobus; che quando piove i sottopassi sono allagati, ma ci dicono: "tranquilli, c'è il ponte sopra la ferrovia". Vero, vero, ma alle ore 20 in punto il ponte chiude e, cazzo, stamattina la porta antipanico che dovrebbe farmi da uscita era bloccata.
Attacco di panico? No bella gente, ci sono abituato. È solo un'altra giornata nel ghetto: penso positivo e resto fuori binario.
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Dieci anni spesi beneMichela Balocchi · Intersexioni
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Rubrica: Intersexioni | Autore: Michela Balocchi
Così sono già passati 10 anni di vita di Intersexioni! Un percorso intenso, ricco di incontri, conoscenze, costruzione di reti nazionali e internazionali, scambi di idee, abbracci, ma anche di incomprensioni, delusioni, stasi, e ancora cambiamenti, rinnovamenti, superamenti di barriere e di invisibilizzazioni, obiettivi raggiunti, supporto tra pari, RicercAzione.
Un percorso estremamente soddisfacente e gioioso, a volte difficile e doloroso. Abbiamo diffuso conoscenze ma anche imparato tanto. Siamo cresciute insieme, condividendo un senso di appartenenza anche a distanza, perché una delle peculiarità del collettivo è di essere diffuso: ora siamo soprattutto a Firenze, Como, Modena e Roma. E non si può tacere il fatto che siamo un gruppo pionieristico fin dalle origini: intersezionale in modo inedito, con focus sui diritti delle persone intersex, delle persone discriminate per identità di genere, orientamento sessuale, caratteristiche ascrittive in generale, ci occupiamo anche dell'interrelazione tra forme di dominio sugli animali umani e non.
Facciamo formazione accademica e divulgativa, presentazione di libri, proiezioni di film, azioni di sensibilizzazione sulle istituzioni e la cittadinanza, eventi conviviali vegani antispecisti. Abbiamo punti di ascolto e autoaiuto per persone intersex, trans e non binarie. Nel 2017 abbiamo dato vita alla prima Staffetta Intersex e da allora è presente ogni anno in varie città durante l'Onda Pride. E dall'ottobre 2021 abbiamo anche questa finestra su Fuori Binario!
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Un fondo per GKNFrancesco Festini · Se hai, hai per dare
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Rubrica: Se hai, hai per dare | Autore: Francesco Festini
La grande sfida di MAG Firenze è principalmente quella di provare che è possibile realizzare una finanza al cui centro ci sia la persona umana. Ci è dunque parso normale essere accanto al Collettivo di Fabbrica di lavoratori Ex-GKN, la cui vicenda è balzata alle cronache come chiara metafora dell'assurdità della finanza speculativa.
Come tutti sanno, il 9 luglio 2021, circa 430 lavoratori sono stati licenziati via e-mail dal proprietario della società GKN, il Fondo Melrose. La storia di resistenza avviata dai lavoratori appare straordinaria: nel corso di 18 mesi di presidio, non solo si è mobilitata la popolazione (si ricordano almeno tre manifestazioni), ma si sono coinvolte anche altre aziende "sfrattate" dalla logica finanziaria e si è avviato lo studio di un piano di re-industrializzazione che possa portare a una fabbrica pubblica, ecologica e socialmente responsabile.
In questa logica il movimento ha elaborato e creato una S.O.M.S. (Società Operaia di Mutuo Soccorso), cioè un fondo mutualistico che rappresenti sia un tampone per le attuali difficoltà subite da così tante famiglie (ricordiamo che la proprietà subentrante ha sospeso quel poco che restava degli stipendi da novembre scorso), sia un esempio di visione politica "altra". MAG Firenze è stata fin dai primissimi giorni a fianco dei compagni in lotta e ha ispirato la scelta mutualistica, mettendo a disposizione conoscenze ed esperienza, nonché rendendosi controparte per la creazione di un fondo in denaro fruibile in modo autogestito e trasparente.
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Sei sfratti al giornoClara Baldasseroni · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Clara Baldasseroni
È questa la sconcertante previsione per il 2023 per la sola città di Firenze. Picchetti e occupazioni nella risposta dei movimenti per il diritto alla casa
La casa, un diritto essenziale, è fonte primaria di speculazione per palazzinari, banche e finanziarie senza scrupoli. La situazione sta peggiorando causa disoccupazione, pensioni miserabili e stipendi da fame. Aumentano così gli sfratti, stimati in oltre 150mila in tutto il Paese.
Ne abbiamo parlato con Marzia Mecocci del Movimento lotta per la casa e della Rete fiorentina Antisfratto, ecco cosa ci ha detto:
"Nel 2023 avremo 2.400 sfratti solo in città. Negli anni di pandemia sono stati bloccati quelli esecutivi mentre il Tribunale ha continuato ad emettere altri provvedimenti. Nessun sostegno per chi ha perso il lavoro o ha visto ridotto l'orario. Sono stati tagliati i contributi per gli affitti, e anche il reddito di cittadinanza. Come movimenti per il diritto alla casa continueremo a tenere aperto il nostro sportello il venerdì alle 17 in via de' Pepi 47r, e a indirizzare le persone in base ai loro bisogni. Arrivano continuamente persone senza prospettive. Al momento dello sfratto esecutivo non c'è nessun confronto con le istituzioni.
Per questo ci mobilitiamo e cerchiamo di attirare l'attenzione con i picchetti, a volte sono utili anche solo per allungare i tempi in modo tale da lavorare su alternative plausibili. Difendiamo chi è sotto sfratto e proviamo a trovare soluzioni. Quando tutto fallisce rimane solo l'occupazione di immobili abbandonati perché non è possibile lasciare in strada famiglie con bambini, anziani, disoccupati.
Ora attraversiamo un momento buio, lo si capisce anche leggendo i dati sulle nuove povertà. La militanza nei movimenti per il diritto alla casa è importante perché le istituzioni non possono dimenticare o annullare le persone: se le buttano per strada resteranno per strada. Con la militanza si può fare tanto visto che le amministrazioni sono lontane dai bisogni dei cittadini in modo eclatante. Permettono evidenti speculazioni e ignorano chi resta senza casa. Non prendono in considerazione possibili cambi di destinazione d'uso per fare case popolari o per garantire affitti calmierati per chi può permettersi qualcosina in più. Una camera di uno studentato di 15 metri quadri può costare anche 850 euro al mese. Andranno così a studenti italiani o stranieri ricchi. La stessa camera, se si assentano, viene affittata ad altri. Oltre alle zone centrali anche nelle periferie i prezzi aumentano, la speculazione si allarga, prevalentemente nelle zone toccate dalla tramvia".
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Le richieste della Rete Antisfratto
- Aumento di case popolari, con la riconversione ad uso abitativo di tutti gli edifici pubblici dismessi -- anche con lo strumento dell'autorecupero -- e il blocco di tutte le operazioni speculative, con l'assegnazione di tutti gli alloggi ERP tenuti vuoti per mancanza di manutenzione e con l'utilizzo di almeno una parte dell'enorme patrimonio edilizio sfitto.
- Intervento dello Stato per garantire con adeguate risorse un affitto sociale a chi viene discriminato dai prezzi del libero mercato e dal carovita e un concreto sostegno al reddito per chi non arriva a fine mese.
- Taglio delle spese militari e forte tassazione per i grandi proprietari immobiliari e per le grandi ricchezze, per sostenere la spesa sociale e un supporto economico per i piccoli proprietari colpiti dalla mancata riscossione degli affitti.
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L'automobile pannellata si ricarica da solaFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile
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Rubrica: Un Mondo Ganzo è Possibile | Autore: Fabio Bussonati
Pagando semplicemente il bollo di circolazione si acquista il diritto ad occupare in via temporanea uno o più posti al sole: un'automobile media, per ora, occupa 4 metri quadrati, e se coperta di pannelli fotovoltaici può produrre 800 watt ogni ora di sole; ogni vecchia macchina può quindi rendersi utile come supporto mobile ed orientabile ed essere sempre all'ombra anche d'estate. Poi, una volta tolto il motore a combustione interna, è possibile chiudere il vano motore dalla parte di sotto, e dare così all'automobile la possibilità di galleggiare, che è una dote utile nelle zone a rischio idraulico (il 90% del territorio edificato in Italia).
Le macchine così pannellate dovranno forse andare più piano, ma prodursi l'energia che ci serve è una soddisfazione che non ha uguali, e conservare le vecchie auto permette di risparmiare l'energia per demolirle e per farne di nuove.
Se ben orientati, in inverno i pannelli produrranno 4 kW di energia elettrica e in estate il doppio: quindi, una volta deciso il pacco batterie in funzione dei chilometri che si pensa di percorrere, conviene attrezzare il parcheggio in modo da raccogliere l'energia prodotta e non utilizzata da ogni veicolo ogni giorno di sole.
Per le case isolate l'allacciamento si fa direttamente con l'impianto solare della casa, e l'automobile, quando sta ferma, contribuisce a illuminare tutta la famiglia.
Ci sono già ottime officine che trasformano le auto con un motore a combustione interna in un'auto elettrica, ma mancano le colonnine per l'interscambio dell'energia prodotta nei parcheggi.
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Obbedire è un po' tradireGiampaolo Pancetti · Non Violenti
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Rubrica: Non Violenti | Autore: Giampaolo Pancetti
10 Febbraio. Un uomo di 55 anni viene arrestato. Si tratta di un senzatetto che nel 2006 era stato denunciato per il tentato furto di alcuni alimenti del valore di 5,20 euro, alimenti che vennero restituiti. Dopo ben 17 anni -- questi i tempi della nostra "giustizia" -- i carabinieri lo hanno rintracciato, l'hanno arrestato e condotto al carcere Dozza, dove resterà per 2 mesi.
Davanti ad episodi come questo, resto interdetto non solo per l'irrazionalità di una detenzione che all'Italia costerà molto di più del danno (non subito), ma soprattutto per la violenza perpetrata dai nostri sistemi sociali che producono povertà e invece di prendersi cura dei fragili, usano la legge come un grimaldello del potere per mettere in atto meccanismi repressivi.
Ecco quindi che da bravo soldato il magistrato obbedisce alla legge punitiva, i carabinieri a loro volta obbediscono al magistrato e si cimentano nella caccia a questo pericoloso criminale che ha rubato per fame.
Allora, mi torna in mente don Lorenzo Milani prete fiorentino sovversivo e nonviolento, che dopo secoli di oscurantismo religioso ha avuto il coraggio di opporsi all'idolatria dell'obbedienza, quella che ha promosso atrocità come la bomba atomica su Hiroshima, chiedendoci di "avere il coraggio di dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l'obbedienza non è ormai più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo né davanti agli uomini né davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l'unico responsabile".
Talvolta obbedire... è tradire.
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Giovani speranzeRedazione · La Fotonotizia / Brevi
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Rubrica: La Fotonotizia / Brevi | Autore: Redazione
Ragazze e ragazzi dell'Istituto Agrario di Firenze leggono i giornali per confrontarsi su temi di attualità e affinare una coscienza critica che contribuisca a renderli cittadini liberi di scegliere. La scelta di proporre Fuori Binario nasce dall'esigenza di riflettere su povertà e solidarietà, in una realtà quotidiana dove l'informazione passa soprattutto dai social, e in una scuola sempre più ingabbiata nei programmi scolastici. Gli articoli più discussi del numero di marzo sono stati "Solidarietà da mangiare" e "I colori di piazza Tasso".
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Le canzoni come libri di testoRedazione · Scuola / Brevi
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Rubrica: Scuola / Brevi | Autore: Redazione
De André, Dalla, Vecchioni, Venditti, Battiato e De Gregori: le parole cantate sono i nuovi strumenti didattici adottati dal liceo Lorenzini di Pescia (Pistoia). I promotori del progetto, un programma di incontri dove le canzoni prendono il posto dei libri, sono i professori Francesco Bargellini e Silvia Pagni.
"Alcuni testi sono patrimoni da salvare. La riflessione è sul significato artistico di questa forma d'arte. L'uguaglianza canzone-letteratura è corretta o no?" spiega Bargellini. Le lezioni iniziano con l'ascolto di un brano, la discussione in classe con l'aiuto di un esperto, una panoramica sulla vita e sull'opera dell'autore. Infine, l'analisi del testo. Le lezioni sono aperte e on-line. Si concludono con la creazione di una compilation che viene caricata sul sito della scuola.
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Salario arretrato per la ex moglieRedazione · Giustizia / Brevi
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Rubrica: Giustizia / Brevi | Autore: Redazione
Sentenza storica in Spagna, dove dopo il divorzio una giudice ha condannato un uomo a pagare oltre 200mila euro all'ex moglie come riconoscimento per il lavoro domestico svolto durante i loro 25 anni di matrimonio.
La donna ha cresciuto i figli della coppia e svolto tutte le faccende domestiche durante gli anni di convivenza. La giudice ha parificato queste attività a un vero e proprio lavoro e per calcolare l'importo dovuto alla donna ha applicato il "salario minimo" vigente in ogni anno trascorso dal giorno del matrimonio al 2020, quando i due hanno divorziato. La somma risultante è di 204.624,86 euro che ora l'uomo dovrà pagare all'ex moglie.
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Espulsioni in vista per i fragiliRedazione · Migranti / Brevi
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Rubrica: Migranti / Brevi | Autore: Redazione
Tornano mascherati i decreti sicurezza di Salvini. Dopo il naufragio di Cutro il governo ha deciso di punire ulteriormente chi lascia il proprio paese sfruttato e saccheggiato dal mondo "sviluppato".
Il nuovo decreto Migranti prevede lo stop alla protezione speciale per vincoli familiari, rendendo possibile espellere una persona anche "qualora esistano fondati motivi di ritenere che l'allontanamento dal territorio nazionale comporti una violazione del diritto al rispetto della vita privata e familiare". Tornano così le espulsioni e i respingimenti di persone fragili e vulnerabili anche in presenza di vincoli familiari.
Inoltre i permessi di soggiorno già concessi saranno rinnovabili per una sola volta e per un solo anno. La misura riguarda circa 10.000 persone.
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Il nostro Big Bang a San NiccolòValentina Ferrucci · Per Non Perdersi
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Rubrica: Per Non Perdersi | Autore: Valentina Ferrucci
Ginevra Di Marco applaude l'intervento di Francesco, "Fraska". Lui è un distributore di Fuori Binario, ma si è scoperto giornalista, e anche noi lo abbiamo scoperto la sera del 15 marzo, all'iniziativa dedicata al giornale dalla Casa del Popolo di San Niccolò. La città accogliente è un tema doloroso da ogni parte che lo guardiamo, nelle serate Big Bang! che abbiamo fatto finora. Ospitando Fuori Binario il circolo è stato accoglienza. Una Casa del Popolo a geometrie variabili: i tavolini si spostano per stare tutt3 più vicin3, mescolati e insieme. E dai tavolini si parla, si argomenta, si continua in pubblico una discussione che è già iniziata a cena, non c'è bisogno di spostarsi e creare una platea, siamo platea e insieme orator3.
Un discorso che parte e ritorna agli operai del Collettivo di Fabbrica - Lavoratori GKN, attraversando le norme per la residenza e le politiche di accoglienza, la visione antispecista, esperire le pratiche di esclusione e farne pensiero critico. Una serata di ascolto e di condivisione, senza barriere di nessun genere. A casa, anche per chi non ce l'ha.
Grazie a Fuori Binario, a Restiamo animali, a Cristiano Lucchi, Gianna Innocenti e Camilla Lattanzi, a tutt3.
Da oggi il giornale Fuori Binario è disponibile in abbonamento al Circolo, venite a leggerlo a San Niccolò!
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Fuori Binario su WhatsAppRedazione · Novità / Brevi
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Rubrica: Novità / Brevi | Autore: Redazione
È attivo il gruppo WhatsApp "Fuori Binario Notizie". Si tratta di un gruppo aperto a tutti ma in cui solo la redazione invierà (pochi) messaggi per informare sull'uscita del giornale e promuovere eventi, diffusori e luoghi amici.
Non è un gruppo di discussione dove dibattere, chiacchierare, litigare: chi vorrà partecipare attivamente alle nostre attività potrà farlo contattandoci in modo tradizionale. Si tratta di un gruppo che non contiene informazioni sensibili.
Iscrivetevi numerosi e fate girare a chiunque sia interessato questo link: https://bit.ly/3FFR1ih. Basterà cliccarci sopra per iscriversi e ricevere i messaggi. Oppure potete inquadrare il QRcode sul giornale.
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