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ATTUALITÀ
L'antifascismo necessario
Camilla Lattanzi · Fuori Binario n. 250, Aprile 2023, pagina 6
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Rubrica: Attualità | Autore: Camilla Lattanzi
"La scuola è l'istituzione per eccellenza, il primo luogo di confronto per i ragazzi". Le riflessioni di un insegnante del liceo Michelangiolo dopo il vergognoso pestaggio
Il 18 febbraio alla prima ora il professor Leoni attendeva in classe i ragazzi per la lezione di Storia, argomento: la seconda guerra mondiale. Nello stesso momento alcuni dei suoi allievi venivano pestati davanti a scuola da un gruppo di attivisti di estrema destra.
"Una volta rientrati in aula, dopo quei momenti di scompiglio tutti sentivamo il bisogno di confrontarci sull'accaduto: i ragazzi avevano bisogno di chiavi di lettura per elaborare la vicenda e anch'io non riuscivo ad affrontare la lezione senza prima dare un senso all'antifascismo dell'istituzione scolastica.
A Padova è stato esibito uno striscione aberrante: 'La scuola non è antifascista, la scuola è libera'. Ci sono settori della società che intendono l'antifascismo al pari di una ideologia qualsiasi, in antitesi con la libertà, mentre è proprio la scuola antifascista quella che permette l'espressione e il confronto di tutte le idee. La scuola è l'istituzione per eccellenza, la prima con cui si confrontano i ragazzi ed è indispensabile parlare di come la memoria su questo tema sia divisa, e così sarà finché certi gruppi politici non accetteranno il fatto che l'esperienza dell'antifascismo è stata la chiave per aprire alla libertà e alla democrazia, finché non riconosceranno il valore di quella esperienza.
Se si crede nelle istituzioni è legittimo rivendicare il loro valore antifascista, a partire dalla scuola. Non è semplice perché le istituzioni non sono sempre state all'altezza del loro mandato costituzionale, causando un distacco pericoloso e gravi crisi di sfiducia. Anche per questo è stato importante che il sindaco sia subito venuto al nostro liceo chiamando le cose con il loro nome; è stato importante il riconoscimento generale di un'aggressione squadrista di stampo fascista, così come ribadito in un documento dal Collegio dei docenti del Michelangiolo.
Grazie alla reazione spontanea e partecipata della città già nella prima manifestazione del 21 febbraio, Azione studentesca è stata costretta ad annullare il raduno nazionale -- dall'evocativo titolo Falange in marcia -- previsto a Firenze a marzo.
La manifestazione unitaria del 4 marzo in piazza Santa Croce è stata contestata da alcuni settori dell'antifascismo, sostenendo che i partiti fossero presenti solo in chiave antigovernativa, che non fosse una manifestazione sincera perché i sindacati sono stati assenti in molte occasioni importanti. Ma non sarebbe stato molto più grave se i partiti e i sindacati non ci fossero stati? Possiamo essere d'accordo sulle critiche, ma se su un fatto così grave c'è un risveglio delle coscienze, perché non riconoscerlo?
Abbiamo bisogno di un antifascismo unitario, anzi possiamo dire che l'antifascismo o è unitario o non è. Poi, certo, al suo interno ci sono differenze, come nel CLN, dove convivevano comunisti, cattolici, socialisti, azionisti liberali e perfino monarchici, ma l'antifascismo deve essere ciò che unisce tutti. Ritenere che la Repubblica e la Costituzione non abbiano in sé gli anticorpi dell'antifascismo porta ad avere sfiducia nelle istituzioni, ma disfare le istituzioni è proprio un'operazione fascista. Perciò in un caso come questo bisogna difendere le istituzioni per come sono e non per come vorremmo che fossero, cosa non scontata.
Non dimentichiamo che nella Costituzione c'è una programmaticità intrinseca: al tempo in cui è stata scritta era una specie di 'libro dei sogni', a partire dall'articolo 1: è chiaro che il diritto al lavoro non sarà mai del tutto realizzato, ma è uno stimolo e uno spunto alla riflessione e all'impegno politico; averlo scritto implica che abbiamo gli elementi per difendere quello che abbiamo conquistato con tanta fatica e tanto sangue, sangue che non vogliamo più vedere scorrere.
È giusto poi occuparsi anche dei ragazzi che hanno aggredito, tentare di capire le motivazioni che possono spingere un giovane a identificarsi nei valori della forza e della violenza politica. Credo sia condiviso il fatto che il gruppo rafforza molto l'individuo, rinvigorisce le convinzioni e ti fa sentire parte di qualcosa. Come insegnanti abbiamo il dovere di cercare di trasmettere lo spirito critico, perché fare parte di un gruppo è bello e positivo, ma non dobbiamo mai smettere di pensare. La dinamica del gruppo spesso ci deresponsabilizza e agiamo come massa indeterminata, ma in realtà c'è sempre qualcuno che le decisioni le prende.
La società è sempre più frammentata e Margaret Thatcher ha davvero convinto il mondo che non esiste la società ma solo gli individui: eppure, a un certo punto l'individuo non basta più a se stesso e si afferma l'esigenza di sentirsi parte di qualcosa più ampio. È un'esigenza che siamo in grado di comprendere perché l'abbiamo tutti. E allora dipende molto dal momento che vivi, dalla famiglia che hai, da chi attraversa il tuo cammino. E perché no, dipende anche dalla scuola che hai frequentato, o frequenti, e dagli strumenti di ragionamento libero e critico che ti ha saputo dare".
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Uscito sul numero 250 (Aprile 2023), a pagina 6. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
