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Il nostro futuro con voiCristiano Lucchi · Resistenze
Mai titolo di una rubrica fu più adatto: Resistenze.
Resistenza in primo luogo ad una fase in cui le politiche economiche di destra, quelle liberiste a cui siamo abituati da anni, non avranno più la copertura buonista del centrosinistra ma saranno inasprite dalla cultura fascista oggi dominante in Parlamento e in buona parte del Paese.
Resistenza in difesa dei tanti diritti acquisiti in oltre 70 anni di democrazia, soprattutto negli Anni d'Oro, i Settanta, grazie ai movimenti progressisti che, seppur fuori dal Palazzo, hanno saputo imporre la loro agenda carica di giustizia, eguaglianza e di restituita dignità alla persona.
Resistenza alla cultura di guerra dominante e ai disastri della finanza, che mai come oggi sono intrecciati e devastano quel poco di stato sociale di cui ancora godiamo e che allo stesso tempo drenano le nostre povere risorse: dalle bollette energetiche (compresa l'inflazione da ciò scatenata) allo stratosferico finanziamento agli armamenti voluto dai partiti dominanti.
Resistenza per porre fine allo sfruttamento e alla distruzione incredibile, dissennata, cinica e angosciante del nostro Pianeta, della Natura, di ciò che fino ad oggi ci ha consentito di respirare, nutrirci, abitare in luoghi più o meno sicuri per la nostra vita.
Resistenza infine per garantire un futuro a Fuori Binario. Sì, anche questo foglio che avete in mano è colpito duramente dalla crisi della carta. Quella stessa carta che mese dopo mese ci consente di ragionare più liberamente possibile delle Resistenze su citate e che ci permette di instaurare un rapporto con voi lettrici e lettori. Come avrete notato questo numero è più leggero, 12 pagine invece di 16, perché abbiamo pochissimo denaro in cassa e non possiamo rischiare di indebitarci oltre misura. Se potete, resistete con noi. Salviamo la Terra, la democrazia, i nostri diritti e costruiamo insieme una possibile alternativa. Abbonatevi, comprate il giornale in strada, parlatene in giro, aiutateci con le vostre competenze e risorse ad andare avanti. Ci contiamo!
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Lo sai che...Redazione · Prima pagina
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Il genio, la rabbiaLaura Bardelli · Controvento
Maremmano spiantato nella Milano da bere, fuori posto ovunque, moralista anarchico, visse e scrisse con frenesia e inquietudine: da leggere e rileggere a cent'anni dalla nascita
La breve miccia con cui Luciano Bianciardi (classe 1922, come Pasolini, Meneghello, Fenoglio, Kerouac ma anche Gassmann e Tognazzi) accende una carriera letteraria corrosiva e consuma la sua esistenza, brucia nello stretto giro di tre cocktail esplosivi.
Il primo, quello a base di grisù e fatale inadempienza, confezionato da Madre Terra con il colpevole concorso della Montecatini, proprietaria di gran parte delle miniere maremmane, deflagra nelle gallerie di Ribolla il 4 maggio del 1954, portandosi via le vite di quarantatré minatori.
Il secondo è quello dosato dal protagonista della Vita agra, il quale, sostando presso la sede milanese dell'azienda, si chiede dove «inserire un tubo flessibile ma resistente per farci poi affluire il metano, tanto metano da saturare tutto il torracchione; metano miscelato con aria in proporzioni fra il sei e il sedici per cento. Tanto ce ne vuole perché diventi grisù [...]». Ma il contrappasso fra alchemico ed anarchico da cui sprigiona lo stesso gas che ha asfissiato gli operai maremmani, non prevede alcuna espiazione né ansia di redenzione da parte del protagonista che, salendo dalle viscere infernali della miniera alla vetta tutt'altro che edenica del «torracchione di vetro e cemento» alimenta, nell'atto mancato della favoleggiata esplosione, un ben più micidiale miscuglio di rabbia, impotenza, senso di colpa.
Ingredienti che, sciolti nell'alcool a quaranta gradi della grappa (ma più tardi anche whisky, per il provinciale improvvisamente celebre che si muove un po' goffo in quella che negli anni Ottanta diventerà la "Milano da bere"), sono alla base dell'ultimo dei tre cocktail di cui sopra, quello con il quale lo scrittore pone sistematicamente fine alla propria vita, fra colpi di tosse che neppure più lo sciroppo alla codeina riesce a placare, né le note del suo violoncello.
Le opere che scandiscono questo percorso di rabbia implosiva e generosa passione civile sono anch'esse tre, e vanno dall'inchiesta scritta a quattro mani con Cassola sui minatori della maremma nel 1956 alla Vita agra, capolavoro milanese del 1962 la cui gestazione è tuttavia condotta nei precedenti capitoli della sua autobiografia (Il lavoro culturale e L'integrazione); fino alla fuga nel mito risorgimentale di Aprire il fuoco, il romanzo ucronico con cui Bianciardi sperimenta un'altra miscela, quella data dall'audace commistione fra il tempo delle Cinque giornate del 1848 ed il presente.
Da quel maggio del 1954, quando va in su e giù fra Grosseto e Roma, incapace di decidersi a lasciare moglie, figlio, terra (ma ha già conosciuto quella che sarà la compagna di una vita, Maria Jatosti, e a breve riceverà la chiamata da Feltrinelli), fino alla sera del 26 ottobre 1971, quando approda semicosciente su un'ambulanza della Croce Rossa al San Carlo di Milano, l'esistenza di questo scrittore di razza, generoso e arrabbiato, si pone sotto l'insegna di una fuga che lo vedrà ovunque sradicato e scontento. Normalista (si era laureato con una tesi su John Dewey, seguendo un corso per reduci di guerra), militante del Partito d'Azione, bibliotecario per caso (sua l'idea del Bibliobus), appassionato studioso di storia risorgimentale, traduttore a cottimo dall'inglese (Arthur Miller, di cui affronta i Tropici nel '61, cambierà per sempre la sua scrittura), che aveva imparato risalendo la penisola con un battaglione di americani dopo l'8 settembre del '43, Bianciardi lascia infine la città natale per Milano portandosi i morti di Ribolla nel cuore. Non sarà mai a suo agio nella tacchettante capitale lombarda, che pure gli entra nelle fibre, ed è proprio l'inatteso successo della Vita agra, amaro controcanto d'amore per la città, a far implodere le contraddizioni di quest'uomo che da anni si muove come un funambolo triste fra due mondi senza sentirsi allineato a nessuno di essi, scavato da contraddizioni ed equivoci anche sul piano biografico (per anni conduce una doppia vita).
Quando il mondo che ha voluto colpire gli si rivela in apparenza amico, aprendogli i suoi salotti e corteggiandolo con insistenza, la rabbia di Bianciardi perde il suo focus, il filo teso sul vuoto vacilla, si infrange il binomio polemico e a tratti ingenuo che vede, semplificando, la campagna portatrice di valori umani contro la città malata, asfittica, ostile. Il suo personalissimo mito maremmano, già riveduto e corretto in senso anti-oleografico (depurato da Fucini, butteri, cinghiali ed Etruschi) diventa fatalmente uno specchio rotto, i cui frammenti non soltanto non si possono più riconoscere né concorrono a delineare un'immagine leggibile, ma penetrano pure nella carne viva, facendola sanguinare.
«Fuor di baricentro come un misirizzi sottoposto a tensione centrifuga», è infine a Milano che si rivolge per lasciarsi morire, dopo gli ultimi, amari ritorni a Grosseto/Kansas City, in testa un libro che doveva chiamarsi La distonia; postumo esce invece l'omaggio all'eroe indiscusso, Garibaldi (1972).
Questo grande "moralista" del nostro Novecento, animato da una scrittura scoppiettante, ironica, colta e popolare insieme, di impasto assolutamente unico e geniale, da una vis polemica che si commuove davanti all'ingiustizia, da uno sguardo lucido e profetico, attende ancora di trovare il posto che gli spetta nei manuali scolastici (dove è troppo raramente citato) e sugli scaffali delle nostre librerie.
(Per una biografia dello scrittore si veda Pino Corrias, Vita agra di un anarchico*, Milano, Feltrinelli, 1993; le sue opere si leggono in Luciano Bianciardi,* Il cattivo profeta*, Milano, Il Saggiatore, 2018, volume da cui sono tratte le citazioni).*
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3Informazione libera3 articoli
24 ore per Julian AssangeLorenzo Guadagnucci · Informazione libera
Il 15 ottobre si terrà una giornata di lotta per la liberazione del giornalista, trattato come un criminale per aver svelato gli orrori delle "nostre" guerre
Dicono che Assange non è un giornalista. Che è una spia. Che ha messo a repentaglio la sicurezza di molti agenti dell'intelligence. Che ha favorito la Russia. Che è antipatico, incontrollabile, irragionevole; forse anche uno stupratore. Dicono che è un criminale e così lo trattano. Lo hanno distrutto. Julian Assange è in carcere in Inghilterra da tre anni, dopo sette anni trascorsi segregato nell'ambasciata dell'Ecuador a Londra; aspetta d'essere estradato negli Stati Uniti, dove gli apriranno le porte del carcere: dicono che non andrà sulla sedia elettrica, ma che subirà una pesante condanna, forse addirittura 175 anni di carcere: una pena surreale, degna - anzi indegna - di un caso che non ha nulla di ordinario.
Assange non è un giornalista nel senso classico della professione, ma è l'autore del più importante "colpo" giornalistico dell'ultimo secolo. Con la sua organizzazione, Wikileaks, ha svelato segreti inconfessabili, in testa (ma non solo) i crimini di guerra e contro l'umanità commessi in Afghanistan e Iraq da Stati Uniti e paesi alleati. Da principio è stato sostenuto dalla grande stampa internazionale, alla quale si rivolse per pubblicare i documenti più clamorosi, poi è stato abbandonato e isolato. I media più influenti, le "grandi" firme del giornalismo italiano e internazionale lo hanno disconosciuto con mille scuse, oltretutto inconsistenti, come documentato in un importante libro ("Il potere segreto", editore Chiarelettere) dalla giornalista italiana Stefania Maurizi. Assange è un perseguitato politico e la sua vicenda mostra in controluce le debolezze e le ipocrisie di un Occidente che afferma valori irrinunciabili e grandiosi princìpi - la supremazia dei diritti umani, la democrazia sostanziale, la piena libertà d'espressione, l'inviolabile stato di diritto - ma sempre meno li pratica.
Assange e Wikileaks hanno messo a nudo la cruda realtà della guerra (infinita) al terrorismo, cominciata con slancio retorico da liberatori, ma portata avanti con la brutalità di ogni guerra moderna, che è sempre - sempre - guerra primariamente contro le popolazioni civili. Le immagini, i file audio, i documenti rivelati da Wikileaks hanno strappato il velo protettivo che ha reso opache le imprese belliche occidentali degli anni Duemila. Oggi sappiamo che non c'è stata alcuna liberazione, alcuna esportazione della democrazia, bensì guerre punitive e di occupazione condotte senza porsi limiti: né la tortura, né gli omicidi mirati, né le rappresaglie, né l'eliminazione fisica senza motivo di persone comuni. Tutto provato. Assange paga per questo, così come stanno pagando altri "traditori" della narrazione occidentale, quali Chelsea Manning e Edward Snowden, a loro volta cittadini e attivisti che non hanno osservato la consegna del silenzio e dell'acquiescenza.
E c'è dell'altro. Julian Assange, nonostante sia stato messo a tacere, è tuttora un faro puntato, con la sua stessa esistenza, sulle miserie del giornalismo contemporaneo. La mancata difesa delle sue ragioni e del suo ruolo storico è un imperdonabile atto di omissione. Non importa se Wikileaks è entrata in conflitto con le testate d'informazione ufficiali, se Assange a un certo punto non è parso più affidabile ai cronisti: la sua azione in favore della libertà d'informazione e del diritto dei cittadini di sapere resta un punto fermo nella storia del giornalismo e nella storia politica del nostro tempo e perciò il fondatore di Wikileaks andava difeso in tutte le sedi, tempestivamente. Niente del genere è avvenuto e ora Assange è in attesa dell'estradizione negli Usa, dove sarà processato per le ragioni più sbagliate di questo mondo, in un paese che un tempo si vantava d'essere la patria del giornalismo indipendente e ora perseguita chi svela scomode verità sul potere: è una nemesi storica che molto dice sui tempi che viviamo. Assange è trattato come un nemico e questo deve darci da pensare: vuol dire che stiamo vivendo una stagione di guerra permanente, combattuta dal potere anche senz'armi, usando altre subdole forme: nella società civile, nel mondo dell'informazione, ovunque si manifestino germi di rifiuto e contestazione. Perciò siamo tutte e tutti in pericolo. Il 15 ottobre si terrà una 24 ore di lotta in favore di Julian Assange e per la sua liberazione. Anche Fuori binario, nel suo piccolo, griderà: #freeAssange.
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L'appelloRedazione · Informazione libera
Julian Assange è un uomo, un giornalista che ha rivelato i crimini e i criminali delle guerre in Afghanistan e in Iraq degli Stati Uniti.
Julian Assange per questo è stato punito, è stato ingiustamente incarcerato e imbavagliato, gli è stato impedito di fare informazione. Mentre i crimini e i criminali sono impuniti e assolti.
Julian Assange rischia di essere estradato negli Stati Uniti e condannato a morte con 175 anni di carcere.
Julian Assange ha due figli piccoli e ha accanto una compagna e avvocata, Stella Assange, che continua a lottare.
Julian Assange è il simbolo di tutti i giornalisti, le giornaliste, le voci libere che con lui possono essere messe a tacere.
Julian Assange rappresenta un modello di mondo nuovo e migliore dove l'ingiustizia va condannata e i diritti umani difesi.
Sono sempre più numerose le iniziative per la libertà di Assange e per impedirne la pericolosa estradizione negli USA.
Ti invitiamo a partecipare a un'iniziativa grandiosa che possa far conoscere il suo caso in tutto il pianeta: 24 ore non stop dove giornalisti, attivisti, artisti, persone di cultura manifesteranno in tutto il pianeta per la libertà di Julian. Il 15 Ottobre sul Pianeta Terra.
Aderisci su www.24hassange.org/it/
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Per saperne di piùRedazione · Informazione libera
DA LEGGERE
- Free Assange, di Patrick Boylan, Left, 2022
- Il potere segreto. Perché vogliono distruggere Julian Assange e Wikileaks, di Stefania Maurizi, Chiarelettere, 2021
- Julian Assange. Niente è come sembra, di Germana Leoni, Nexus Edizioni, 2021
- Julian Assange: Indagine cronologica della stampa, di Andrey Tikhomirov, Edizioni Sapienza, 2020
- L'arte della rivolta. Snowden, Assange, Manning, di Geoffroy de Lagasnerie, Stampa Alternativa, 2016
- Internet è il nemico, di Julian Assange, Feltrinelli, 2013
- Julian Assange. Nemico pubblico numero uno, di Chiara Perseghin, Ciesse Edizioni, 2012
- Wikileaks. La battaglia di Julian Assange contro il segreto di stato, di David Leigh, Nutrimenti, 2011
FILM
- Underground. The Julian Assange Story, di Robert Connolly, Documentario, 2016
- Risk, di Laura Poitras, Documentario, 2017
- Snowden, di Oliver Stone, Documentario, 2016
- Citizenfour, di Laura Poitras, Documentario, 2014
- We Steal Secrets: the Story of Wikileaks, di Alex Gibney, Documentario, 2013
IL DISCO
- The Seller Of Ideas, Peppe Santangelo Trio, 2022
IL FUMETTO
- Julian Assange, dall'etica hacker a WikiLeaks, di Dario Morgante e Gianluca Costantini, Beccogiallo 2011
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4Pagina 42 articoli
Io non ho pauraRoberto Pelozzi · Diritti
La miserabile propaganda razzista della Lega anche a Firenze si accanisce sui più deboli
Avvengono fatti quotidiani carichi di prepotenza, spesso derubricati come di piccolo interesse e non divulgati. A volte però gli stessi autori si fanno prendere la mano e si fregano da soli.
Così è capitato ad una donna rom il 4 settembre scorso. Mentre camminava in una strada del centro di Firenze si è vista all'improvviso inquadrata in un video da un cellulare. Credendo fossero dei turisti a riprenderla ha salutato. Ma sente anche le parole dell'uomo col telefono in mano che afferma: "Vota Lega e questa sparirà" sorridendo e ammiccando alla inconsapevole vittima.
La donna rom a quel punto capisce e dice "No, non dire così". Una persona che accompagna questo individuo gli ripete "Dai lasciala stare, lasciala in pace".
Lui minaccia "Dopo il 25 sparirai".
"Io non ho paura", la risposta coraggiosa di lei.
Alla fine lui si allontana, ma la sua arroganza e il suo razzismo lo accompagnano, telefono in pugno veloce invia il filmato su media e applicazioni e voilà, eccolo che cade nella trappola che ha costruito per altri.
Alla signora resta l'amaro in bocca, la sensazione di essere stata offesa e denigrata, oltre che impaurita dalle minacce rivolte a lei in quanto rom.
Nei giorni a seguire si sente braccata, in molti la cercano per far chiarezza sull'accaduto. È una donna semplice e non vuole essere disturbata, così decide di lasciare l'Italia verso la Romania dove ha figli e famiglia.
Come si evince da questa storia l'odio razzista non si placa, in questo caso è partito dal capogruppo della Lega a Firenze al quartiere 3, e proprio nei giorni che precedono le elezioni del 25 settembre. C'è stata poi la denuncia a cui seguirà la procedura legale.
Da parte nostra condanniamo questi atti, un monito a risvegliare la consapevolezza di rimanere uniti e coesi contro questa linea razzista e xenofoba di disgregazione sociale.
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Il fantasma dello \"zingaro\"Alessandro Simoni · Diritti
Il video del consigliere leghista che promette la sparizione a una donna rom deve farci riflettere su quel particolare razzismo che colpisce anche a sinistra
Il consigliere di quartiere leghista che da Firenze diffonde un video in cui indica una donna rom dicendo "vota Lega per non vederla mai più" oggettivamente ci ha spiazzati. È inevitabile ammettere che sotto la mise machista, con camicia bianca e occhiale scuro d'ordinanza, si nasconda una mente politica sottile. Perché così è, se riflettiamo un attimo e non ci fermiamo all'aspetto. Con un video di pochi secondi uno sconosciuto è riuscito a catapultarsi nei notiziari nazionali, e a guadagnarsi una visibilità per la quale molti, in questi duri tempi di campagna elettorale, venderebbero mamma, papà, nonni e zii.
Ha commesso un reato? È possibile, ma l'esperienza ci dice che il nostro ordinamento, le sue leggi e i suoi giudici, non hanno la capacità di agire da deterrente contro attacchi ai valori costituzionali, volti a ottenere a ogni costo le luci della ribalta. Il nostro amico, in fondo, vuole con spirito di servizio dare un contributo al tentativo del suo partito di "sorpassare a destra" la concorrenza, e non trovando idee più brillanti è ritornato su un grande classico: gli zingari. Visto che tacere è difficile, anche sapendo che ogni riga contribuisce a dargli il rilievo che cerca, cogliamo almeno l'occasione per riflettere su un aspetto che può non essere evidente a prima vista.
Il messaggio del nostro è evidentemente quello di sempre, "manderemo via tutti gli zingari", e la vittima/interprete prescelta lo è stata solo in quanto visivamente corrispondente all'immagine classica della "zingara". Certamente, è improbabile che un elettore di sinistra passi alla Lega attirato dalla ziganofobia più becera, e quello che viene lanciato è un messaggio interno alla destra. Ma perché la reazione non è la stessa che ci si potrebbe (sinora...) aspettare se lo stesso video fosse stato realizzato concentrandosi sulla "linea del colore" ("via i negri") o su un messaggio antisemita? Il problema è che, purtroppo, in una parte molto ampia della società la rappresentazione di chi è classificato come "rom", "zingaro", "nomade" è sempre in termini di soggetto marginale e parassitario, e quel video (che naturalmente nulla ci dice sulla vera vita della donna ripresa) non vuole altro che richiamare qualcosa che si ritiene da tutti condiviso e taciuto solo per convenienza politica.
Si tratta, purtroppo, di un problema esteso anche a persone con ruoli importanti nelle istituzioni. Ricordo in particolare molte conversazioni con magistrati che non esitavano a definirsi "di sinistra", ma che - alla luce dei loro incontri con i rom (ovviamente solo nelle aule di giustizia...) - ti dicevano che "per cultura non danno valore alla proprietà" (tradotto: magari simpatici, ma ladri innati). Affermazioni placidamente sostenute senza esitazioni, dubbi o distinguo.
Devo dire che le tante conversazioni di questo tenore attraverso gli anni mi sembrano meglio riassumere il cuore del problema del razzismo anti-zingaro, rispetto al folkloristico video del consigliere di quartiere. Il cinico sfruttamento a fini elettorali del fantasma dello "zingaro" che la destra ha messo in atto a partire dagli anni Novanta non ci deve far dimenticare che, sotto forme solo più eleganti, classificazioni degli esseri umani identiche a quelle proposte del nostro colorito concittadino sono radicate anche tra i "progressisti". E spesso influenzano decisioni e politiche che incidono sulla vita delle persone anche quando non c'è "la destra al potere".
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Energia, è tempo di cambiareValentina Baronti · Attualità
Bollette alle stelle, ritorno del carbone, rinnovabili ostacolate... chi ci salverà? Ne parliamo con Neri di Extinction Rebellion
Ritorno al nucleare, pasta cotta a fuoco spento, bar e ristoranti che mettono il contributo bolletta nello scontrino. Il teatrino mediatico sta dando una nuova prova di strategia della tensione dell'emergenza e intanto gli attivisti ambientalisti continuano a dire quello che hanno sempre sostenuto, anche quando Berta filava e nessuno pensava che un giorno il governo avrebbe raccomandato di ridurre il tempo passato sotto la doccia: servono soluzioni nuove, dobbiamo consumare meno e investire nelle rinnovabili e dobbiamo farlo discutendo, confrontandoci, costruendo insieme l'unico futuro possibile. Ne abbiamo parlato con Neri Puccioni, attivista del gruppo fiorentino di Extinction Rebellion, il movimento internazionale di disobbedienza civile non violenta, nato nel Regno Unito nel 2018.
Dopo un periodo di grande visibilità dei movimenti per l'ambiente, interrotto prima dal covid e poi dalla guerra, oggi le fonti fossili vengono presentate come l'unica soluzione. Vi aspettavate questa regressione?
Non ci si poteva aspettare la pandemia e la guerra, ma eravamo consapevoli del fatto che le cose sarebbero rapidamente peggiorate. Finanziare il fossile non è una soluzione che può risollevare l'economia, avremmo bisogno di un approccio rivoluzionario, anche perché i fenomeni climatici saranno sempre più estremi e le risorse sempre meno. Prendiamo la Svezia, per esempio, che ha raggiunto l'autonomia energetica con l'eolico.
Intanto però le bollette sono triplicate. Cosa dovrebbe fare il nuovo governo per affrontare l'inverno?
Il problema è che ci si pensa tardi e lo si fa senza coinvolgere le comunità. Nessuna soluzione imposta dai governi può dirsi totalmente scevra da interessi privati, solo le assemblee della cittadinanza, chiamate a valutare insieme agli esperti le varie opzioni energetiche, possono rappresentare una garanzia. In Europa vengono già fatte queste cose. Solo in questo modo e partendo subito, possiamo pensare il prossimo inverno di avere abbastanza rinnovabili e di cambiare abbastanza impianti di riscaldamento da renderci autonomi dal gas.
Capita però che le comunità si oppongano anche alle rinnovabili. Come nel caso del parco eolico del Mugello.
Perché sono opere fatte senza il coinvolgimento e vengono vissute come una depredazione del territorio. Se invece si fosse fatto un vero percorso partecipato, nel quale le cittadine e i cittadini avessero avuto la possibilità di proporre, di scegliere, magari pensando a concessioni per la propria comunità energetica e non per i privati, ne sarebbe emerso sicuramente un progetto migliore, più sostenibile e più utile.
Ma investire sulle rinnovabili basterà?
Un modo di produrre energia che non abbia nessun grado di impatto ambientale non esiste, fonti sostenibili al 100% non ne abbiamo, neanche il fotovoltaico, l'eolico o l'idroelettrico lo sono. Se non riduciamo i consumi non ne produrremo mai abbastanza. È il modello capitalistico che non può funzionare su un pianeta che è finito.
https://extinctionrebellion.it/
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Livorno solidale con Mamadou, ambulante "abusivo"Clara Baldasseroni · Attualità
Arriva da Livorno la storia del senegalese Mamadou, sessantenne, venditore ambulante di abiti. Mamadou è stato multato per una cifra di circa 1.200 euro a causa del suo stazionamento sul lungomare nei pressi della rotonda d'Ardenza, di fronte ai bagni Lido. Durante il mese di agosto, oltre alla sanzione, ha subito anche un Daspo urbano di cinque mesi ordinato dal questore. Il suo vero nome è Mor Thioub.
In seguito a questo episodio è subito scattata una gara di solidarietà con una raccolta fondi all'ingresso degli stabilimenti balneari. Anche il gestore del bagno è stato solidale e gli ha consegnato i proventi della raccolta per il pagamento della multa. In ogni caso Mamadou proverà a fare ricorso contro l'ingiustizia cercando di farsela cancellare.
Dice di lui il sindaco Luca Salvetti: "Mamadou è una persona la cui simpatia e gentilezza è riconosciuta e testimoniata da tanti cittadini". Ed è vero, è un amico della città dove vive da più di 15 anni.
Ma oggi Mamadou è disperato e senza un lavoro e dichiara: "Il Daspo? Razzismo contro di me".
La sua storia ha sollevato un coro di disappunto e dispiacere dal momento che la sua presenza e il suo lavoro hanno dato tanto alla comunità livornese. Ai Bagni Lido lo vorrebbero assumere ma non possono a causa del Daspo.
Altro da dire ci sarebbe invece sulle dichiarazioni di Confcommercio e Confesercenti e delle altre associazioni di categoria che si sono mostrate preoccupate per la concorrenza "sleale" del venditore ambulante, così come si sono sentiti di definirla. Lascia piuttosto perplessi la possibilità che l'attività di Mamadou possa mettere in difficoltà i commercianti ufficiali. Vorrei ricordare loro che in un sistema equo c'è bisogno di sostenere le persone più deboli, fragili e in difficoltà per permettergli di essere al pari di tutti gli altri. Nel caso di Mamadou siamo di fronte a una persona africana immigrata, nero e anche di una certa età. Mamadou era l'unico a lavorare sul lungomare.
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6Pagina 62 articoli
I tweet dei botGilberto Pierazzuoli · Tecnologie
Utenti fasulli, artificiali e umani, diffondono messaggi di propaganda politica o lobbistica
C'è del marcio in Danimarca? No, c'è del marcio nella rete. La storia dell'acquisto di Twitter da parte di Elon Musk per 44 miliardi di dollari e la sua marcia indietro fa emergere alcuni aspetti che la gran massa degli utenti ignora. Prima spiegazione per il recesso il fatto che su Twitter più del 5% di utenti sarebbero spam e bot.
Su Twitter come su altri social lo spam è una cosa molto più sofisticata di quello delle vostre email. Guardiamo come lo definisce la piattaforma stessa nelle sue norme relative a manipolazione e spam (qui: https://help.twitter.com/it/rules-and-policies/platform-manipulation): "Non è consentito usare i servizi di Twitter per amplificare o sopprimere artificiosamente delle informazioni, né adottare comportamenti che manipolino o turbino l'esperienza di altri utenti su Twitter". Così recitano le prime righe in grassetto del centro di assistenza alle quali seguono delle definizioni più dettagliate tra le quali queste: "interazioni non autentiche, che tentano di far apparire determinati account o contenuti più popolari o attivi di quanto non siano" oppure: "attività coordinate, che tentano di influenzare artificiosamente le conversazioni attraverso l'utilizzo di più account, account falsi, automazione e/o script".
Quale tipo di messaggi possono passare attraverso questo canale? Il meglio che ci viene in mente è pensare a forme di pubblicità subdole e non alla portata del singolo utente. Ma più che a una pubblicità subliminale per un prodotto specifico, ci sembra più facile che ci si trovi di fronte a un intervento massiccio di qualche lobby. Ma anche propaganda politica.
D'altronde la piattaforma stessa parte da un modello della comunicazione non "uno a uno" ma "uno a molti". Quando twitti qualcosa, il tuo messaggio arriverà ai tuoi follower e se hai pochi follower arriverà a pochi e viceversa. È una piattaforma ideale per i politici, per gli influencer e i predicatori. Tutta brava gente, per altro.
Ma come funziona il giochino e chi lo può fare? Non l'utente singolo. L'utente singolo tendenzialmente sta nei social per postare immagini di gatti, di nipoti, di compleanni e matrimoni. Ma che più del 5% per cento sia dedito ad "attività coordinate, che tentano di influenzare artificiosamente le conversazioni attraverso l'utilizzo di più account, account falsi, automazione e/o script" ci deve far pensare male. Significa che da account falsi coordinati tra di loro partono dei messaggi mirati e, per sperare che la strategia comunicativa abbia effetto, servono molte persone o i bot e gli script citati nelle norme.
E dove si possono trovare? Forse nell'apposito servizio di Amazon: tra le capacità computazionali fornite da Amazon Web Service, c'è anche Amazon Mechanical Turk (qui: https://www.mturk.com/), che si rifà al "turco meccanico", l'automa giocatore di scacchi che in realtà nascondeva al suo interno un nano. Siamo all'automazione assistita da una folla di micro lavoratori sparsi nella rete che la piattaforma di Amazon mette a disposizione di aziende e privati per fare compiti che le macchine non sanno fare o che sarebbe più costoso far fare alle macchine, si tratta di quello che viene chiamato crowdsourcing.
A micro lavoro, micro compenso: la remunerazione è in media di meno di 2 dollari l'ora. C'è un lato paradossale: ogni 45 minuti l'addetto viene interrotto per compilare un test captcha che dimostri che il lavoro svolto è stato fatto da un umano e non da un robot.
Ma c'è anche Samasource, oggi soltanto Sama, che impiega 52 mila persone provenienti da comunità svantaggiate e emarginate. A Nairobi Sama lavora a Kibera, uno slum (baraccopoli) della città di Nairobi, in Kenya. Kibera è composta da dodici villaggi, per una popolazione totale di circa 2 milioni e mezzo di persone. Data l'estrema povertà dell'insediamento, le condizioni igieniche sono critiche, e si registra un'elevata percentuale di malati di HIV.
Ecco che cosa dice a proposito dei pagamenti Leila Janah, amministratrice delegata di Samasource: "Un aspetto critico del nostro lavoro è cercare di non erogare salari che possano alterare i mercati del lavoro locali. Se pagassimo di più le persone, manderemmo tutto all'aria. E questo avrebbe effetti potenzialmente negativi sul costo degli alloggi e del cibo nelle comunità in cui i nostri lavoratori prosperano".
Oh, come è umana lei! direbbe Fantozzi.
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A Torino la tre giorni di controculture digitaliGinox · Cyber Bluff
Hackmeeting è un incontro annuale, che si tiene da più di 20 anni e si caratterizza per l'ispirazione autogestionaria e l'attenzione alle ricadute politiche e sociali delle tecnologie. Quest'anno si è tenuto al Csoa Gabrio in quel di Torino. Ho avuto il piacere di partecipare come ogni anno dal 1998 a questa parte.
Questa edizione è stata forse la più ricca in termini di contenuti degli ultimi anni. Il programma era gremito a partire dal venerdì mattina fino al sabato notte. Si è parlato un po' di tutto: dall'analisi della presenza di neofascisti mascherati in rete sulla piattaforma Isolate ByoBlu alle contorte policy di TikTok per adeguarsi alle leggi sulle fake news russe, fino allo scenario post vittoria di Bolsonaro in Brasile. Si è ragionato in maniera critica di intelligenza artificiale, di questioni di genere e tecnologie, di musica, sintetizzatori e live coding, di reverse engineering (ovvero smontare tecnologie hardware e software per capire come funzionano).
Due tavole rotonde e alcuni talk hanno affrontato la tematica dell'accessibilità in varie forme e si sono posti il problema di come l'attitudine hacker possa intersecarsi con l'insegnamento scolastico, senza ricadere nel modello alternanza scuola-lavoro.
È stata un'occasione di incontro per alcuni nodi del Fediverso Autogestito, si è parlato di free software, testamento digitale, configurazione di servizi autogestiti.
Una tre giorni immersiva, ricca e piena di stimoli. In cui per la prima volta abbiamo sperimentato alcune embrionali soluzioni per l'accessibilità fisica e la vivibilità dei luoghi di movimento: è stata creata una stanza silenzio in "modalità aereo", per adeguarsi ai bisogni di persone neuro divergenti, abbiamo tentato di costruire una mappa tattile degli spazi, per persone cieche o ipovedenti, restaurato una rampa per disabili e in generale si è tentato di porsi concretamente il problema dell'accessibilità ai nostri spazi e alle iniziative.
Si tratta di un sassolino nello stagno, un'occasione per ricaricarsi di idee e progetti per l'anno che viene. Per le persone curiose o incuriosite: https://hackmeeting.org/hackit22/schedule.html, il programma completo, meno di quello che è stato dal vero, ma abbastanza per trarne qualche spunto di approfondimento.
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7Convivenze3 articoli
Cinghiali di cittàLorenzo Guadagnucci · Convivenze
Salvati a La Spezia, soppressi a Genova: la coabitazione è ancora un obiettivo lontano
Ancora i cinghiali. Ancora l'allarme per gli avvistamenti in città e l'automatismo che porta in due direzioni, collegate l'una all'altra: primo, l'idea che la loro presenza sia un segno di degrado; secondo, l'eliminazione fisica come soluzione. A settembre ha tenuto banco la Liguria, con due singolari vicende, simili fra loro ma dagli esiti opposti. A La Spezia due famiglie di cinghiali (in tutto dodici individui) che si erano spinte in città in cerca di cibo, sono finite nel parco della Maggiolina, che a quel punto è stato chiuso, in attesa di procedere con il metodo presto indicato dalle autorità sanitarie: cattura e uccisione, una condanna a morte immediata e senza appello.
È però successo qualcosa di imprevisto: molti cittadini hanno familiarizzato con le famigliole di cinghiali e sono inorriditi di fronte alla prospettiva del massacro, reclamando una soluzione incruenta; varie associazioni animaliste hanno preso contatto con gli amministratori comunali e regionali, per cercare insieme una destinazione adatta agli animali, salvando loro la vita: per una volta Comune e Regione hanno riconosciuto che un'alternativa si può sempre trovare e alla fine - forse persuasi dalla mobilitazione di tanti cittadini proprio alla vigilia delle elezioni - hanno accettato di trasferire le due famiglie di cinghiali in un'area protetta (un giovane cinghiale è purtroppo deceduto durante la cattura, per ragioni ancora da chiarire).
Per i cittadini inteneriti dai cinghialetti e per le associazioni animaliste è stato un successo e si è sperato che il caso La Spezia fosse destinato a fare scuola, a essere cioè imitato da altre amministrazioni di fronte a casi simili, con cinghiali selvatici "arrestati" in città.
L'illusione è durata pochi giorni. Il tempo di avvistare altri cinghiali a Genova e di imprigionarne sei nel parco dell'Acquasola. Stavolta non c'è stato dialogo né coi frequentatori del parco né con le associazioni, e i cinghiali, secondo l'esposto presentato in procura dall'associazione animalista Aidaa, sono stati sedati, prelevati e soppressi.
Nessuno ha commentato ufficialmente il caso; la vicenda della Spezia non sembra avere fatto breccia.
D'altronde la Regione Liguria ha dato facoltà di abbattere nella prossima stagione di caccia 35.451 cinghiali, il 180% in più rispetto all'anno precedente. In questo modo si pensa di "risolvere" il caso, cioè di tenere gli animali lontano della città e dalle coltivazioni, come reclamano gli agricoltori, ma sappiamo già che ci saranno altri avvistamenti in città e altre "aggressioni" alle aziende agricole, perché dove c'è cibo disponibile, lì ci saranno animali selvatici a mangiare, secondo una elementare legge biologica; ma non importa, si chiederanno nuovi e più massicci massacri, in un vortice senza fine.
È una coazione a ripetere che ha una precisa ragione ideologica: la pretesa di dominio sulle vite altrui, quindi il rifiuto della convivenza e dei necessari compromessi con la vita selvatica, che pure è una presenza essenziale e imprescindibile per il pianeta Terra.
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Safari arboreo alle CascineValentina Nicastro · Millefoglie
Domenica sono andata a trovare alcuni antichi signori che vivono all'aperto, con i piedi ben piantati a terra e le chiome protese al vento e al cielo: per farlo mi sono incamminata verso il parco delle Cascine, il polmone verde della città di Firenze, dove, passo dopo passo, ho incontrato i suoi magnifici abitanti, gli alberi, per salutarli uno a uno. Entrando da viale Abramo Lincoln, che ogni martedì si anima del famoso mercato settimanale, s'incontra un leccio che accoglie chiunque passi dai margini del fiume Arno, con la sua poderosa misura di 4.15 metri di circonferenza, un albero che rientra nella lista di monumentalità.
Passo dopo passo, s'incontra il Bagolaro del pratone del Quercione, bellissimo e statuario; sono tanti i nomi che vengono attribuiti a questo albero: Spaccasassi, perché il suo possente apparato radicale è capace di svilupparsi anche in terreni sassosi, ma anche Arcidiavolo o Albero dei rosari. Il suo nome scientifico è Celtis australis L, e nonostante sia una specie autoctona presente in tutta Italia, il suo areale si spinge fino al lontano Nepal. Pochi lo sanno ma il Bagolaro è un albero umile e produttivo, che resiste all'inquinamento e alla siccità, cresce sui suoli poveri anche coperti dal manto stradale e fornisce da secoli all'umanità rimedi medicinali, legna, carbone, foraggio, miele, liquore e confettura. Il Bagolaro del pratone, con la sua circonferenza di 4.85 metri è senz'altro un albero da incontrare, conoscere e tutelare.
Uscendo dal parco ho incontrato i Pini (Pinus pinea) del piazzale delle Cascine, ben quattro esemplari in fila di fronte alla piazza Filippo Mazzei, belli e statuari: se ne stanno lì da tanto tempo, donando ombra e ossigeno a tutta la città e chiedendo pochissimo in cambio; se passate di lì alzate gli occhi al cielo e troverete le loro chiome animate dal vento.
È importante conoscere e salutare questi monumenti verdi, che sono testimoni del tempo e parte della storia di ognuno di noi.
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Addio Freya, vittima dei selfieRedazione · Restiamo Animali
L'hanno condannata a morte e abbattuta senza grande clamore, perché era solo un animale. Si chiamava Freya, femmina di tricheco residente nel fiordo di Oslo, un selvatico che secondo le rigide definizioni umane non avrebbe dovuto avere alcun contatto con la tribù degli umani, nonostante gli umani dilaghino ovunque e si approprino di tutti gli habitat, terre, cieli, mari.
Freya era confidente e curiosa: saliva su pontili in legno e imbarcazioni per prendere il sole e dormire, incurante della regola non scritta - ma imposta dall'umano su tutta la natura - secondo la quale non è prevista una pacifica co-esistenza tra umano e non umano. Freya era diventata la mascotte del fiordo di Oslo, un'attrazione turistica: le persone si avvicinavano a lei per scattarsi dei selfie. Purtroppo questi avvicinamenti possono diventare potenzialmente pericolosi, in quanto l'animale legge i segnali a modo suo, interpretandoli da selvatico non umano. Accerchiata giorno e notte da persone, flash e urla di turisti, Freya veniva anche alimentata impropriamente, come abitualmente accade: pane ai colombi, ai cigni e ad altri uccelli, cibi zuccherati ai cani e così via. Le autorità norvegesi hanno raccomandato distanze di sicurezza dal tricheco, ma le persone hanno disatteso ogni ammonimento e l'esito è stato che, per prevenire un ipotetico danno alle persone umane Freya è stata uccisa.
A chi deve essere di monito questa brutale esecuzione? A chiunque ignori il soffitto di cristallo che separa la specie animale umana e tutte le altre specie animali: esiste infatti una gerarchia precisa, un divieto più o meno esplicito di co-esistenza e precise condizioni affinché un animale non umano venga accettato nella società umana: deve perdere la sua selvaticità e deve essere straordinariamente intelligente, bello, puccioso, utile o commerciabile. Tutti gli altri non sono ammessi alla co-esistenza, devono restare al di sotto dell'invisibile soffitto di cristallo e se oltrepasseranno questo confine, saranno giustiziati.
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8Pagina 83 articoli
Vicofaro, una luce nella notteAntonio Fiorentino · Attualità
L'accoglienza praticata da don Biancalani dà fastidio a molti, perciò Umani per R-Esistere ha lanciato un appello in sua difesa
Sono più di trenta le Associazioni di volontariato di tutta Italia, e poco meno di settecento, i firmatari dell'appello per Vicofaro promosso, a fine agosto, dall'Associazione "Umani per R-Esistere" di Firenze in difesa dell'esperienza di accoglienza attuata nella comunità di Vicofaro a Pistoia.
Come è noto, da don Massimo Biancalani, i locali della parrocchia sono stati messi a disposizione di coloro, migranti e non, che non disponendo di un posto dove poter vivere decentemente, vi trovano un sicuro e accogliente rifugio.
Si tratta di giovani migranti senza alcuna dimora, di famiglie, di donne sole, di un'umanità disperata cui una legislazione xenofoba non riconosce alcun diritto, alcun percorso di civile accoglienza e integrazione. Un'umanità purtroppo e dolorosamente lasciata alla mercé di sfruttatori senza scrupoli, un'umanità destinata a "vivere" in condizioni disumane in squallide periferie, in fatiscenti capannoni industriali abbandonati, in parchi, giardini, stazioni ferroviarie affrontando il disprezzo, a volte anche violento, dei benpensanti e dei razzisti di turno.
È quello che succede anche a Vicofaro, la cui esperienza è da anni osteggiata da un accanimento di tipo amministrativo e sanitario attuato dalle istituzioni locali. Queste, di fronte agli evidenti limiti di accoglienza della struttura, che certo non sono negati, si guardano bene dal prospettare iniziative e progetti che alleggeriscano la pressione sui locali di Vicofaro e diano una più appropriata sistemazione agli attuali ospiti. Non a caso si moltiplicano i sopralluoghi e le verifiche della struttura di accoglienza, alimentando equivoci che appesantiscono il clima di civile convivenza anche con i residenti del quartiere.
È per far fronte a questo clima di intimidazione e di vessazione che l'Associazione "Umani per R-Esistere" ha promosso l'appello in difesa di Vicofaro con cui propone la sottoscrizione di una lettera indirizzata al sindaco di Pistoia e un invio di mail individuali allo stesso sindaco, a sostegno dello stesso appello.
I sottoscrittori sostengono che "assistiamo ormai da tanto, troppo tempo, a continui tentativi dell'amministrazione e della forza pubblica di ostacolare questa esperienza, mettendo in campo tutti gli strumenti possibili, sia pur legittimi, per tentare di arrivare a un unico scopo: far chiudere l'iniziativa di accoglienza di Don Massimo Biancalani.
Negli anni, partendo da una situazione emergenziale, Don Massimo ha cercato di dare una struttura e un corpo solido a un progetto di accoglienza importante, che ha salvato dalla strada tanti 'dimenticati', che si sarebbero altrimenti persi, per andare ad alimentare la platea degli indigenti, quelli che nessuno guarda e di cui nessuno vuole occuparsi, salvo quando sorge qualche problema di ordine pubblico".
Auspicano che alla comunità di Vicofaro sia riconosciuto il "ruolo fondamentale e insostituibile nel sistema dell'accoglienza dell'area pistoiese ... vera e propria alternativa reale a un'assenza di intervento da parte delle istituzioni".
Nell'attesa che il sindaco, assolvendo al suo ruolo istituzionale di rappresentante di tutti i cittadini, anche degli stranieri residenti a Pistoia, si proponga per attivare un dialogo costruttivo con l'esperienza di Vicofaro, indichiamo l'indirizzo internet dove poter sottoscrivere l'appello - https://forms.gle/ZKAGUiW7XJDcfJYKA - e l'indirizzo di posta elettronica del sindaco - sindaco@comune.pistoia.it - Oggetto della mail: Vicofaro è una realtà - cui inviare il mail bombing prospettato dall'associazione.
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Le parole di una volontariaSandra Torrigiani · Attualità
Mi sono chiesta molte volte perché sono così coinvolta nell'esperienza di Vicofaro, una parrocchia gestita da don Massimo Biancalani che ha creato con le sole sue forze e con l'aiuto di alcuni volontari un centro di prima accoglienza per i rifugiati esclusi dalle istituzioni ufficiali perché privi di permesso di soggiorno o in attesa di questo. Lì, queste persone trovano un posto letto e un pasto caldo ma soprattutto, il rispetto di esseri umani.
Il numero dei ragazzi accolti è molto alto e ciò comporta una difficile gestione sia dal punto di vista organizzativo che burocratico. L'indirizzo del Comune della città infatti, è quello di ignorare o ancor peggio di opporsi, in nome della tranquillità del quartiere dove il centro è situato, a questa esperienza senza dubbio scomoda ma indispensabile per il servizio che svolge per la città di Pistoia e non solo. La comunità di Vicofaro è infatti conosciuta in tutta Italia fra le varie associazioni umanitarie dalle quali trova sostegno ed aiuto. In questa difficile gestione anche la parte ecclesiale fa "orecchio da mercante" ignorando ed a volte opponendosi all'esistenza stessa.
All'interno del centro sono attivi alcuni servizi che aiutano i ragazzi nel loro processo di integrazione: un servizio legale, un percorso scolastico, un laboratorio di sartoria e un servizio medico, tutti gestiti da volontari che con il loro prezioso lavoro favoriscono l'inserimento lavorativo e sociale.
Descrivere l'esperienza di Vicofaro non è facile per le molte problematiche che incontra. Mi auguro comunque, anche queste brevi note possano servire da stimolo alla conoscenza di questa realtà.
Sandra Torrigiani
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La marcia dei professoriRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
In una gelida e piovosa serata d'inverno di vent'anni fa, oltre diecimila persone si riunirono in piazza San Marco per difendere l'indipendenza della magistratura e la libertà d'informazione, entrambe minacciate dall'allora neonato governo Berlusconi. Per la prima volta a guidare la protesta era un gruppo di intellettuali indignati, il "ceto medio riflessivo", come l'avrebbe definito in seguito uno dei promotori, lo storico inglese - recentemente scomparso - Paul Ginsborg. Il corteo partì dalla piazza con in testa uno striscione che portava una citazione da Alexis de Tocqueville, "Giustizia e informazione imbavagliate democrazia in pericolo", e si mosse lentamente lungo via Cavour fino a raggiungere piazza San Firenze, dove un folto gruppo di magistrati aspettava sulle scale del Palazzo di Giustizia.
All'epoca non ci si rese conto che quella marcia teneva a battesimo la più credibile forma di dissenso alle politiche del Cavaliere, che sarebbe passato alla storia come il movimento dei "girotondi". Due giorni dopo, attorno al Tribunale di Milano, si tenne il primo di una lunga serie di girotondi che segnò una stagione politica nella quale i partiti del centrosinistra stentavano a riprendersi dalla batosta elettorale dell'anno precedente. Purtroppo sappiamo com'è andata a finire. Berlusconi governò quasi ininterrottamente per circa un decennio, ha dominato la scena politica italiana fino ai giorni nostri e non è escluso che possa essere candidato al Quirinale, alla soglia dei novant'anni.
Ma la "marcia dei professori" del 2002 riuscì comunque a gettare un seme di lotta duraturo. Nei mesi che seguirono, gli organizzatori fondarono il "Laboratorio per la democrazia", la prima lista di cittadinanza in Italia che, guidata dall'anglista dell'università di Firenze Ornella De Zordo, avrebbe svolto per anni un'intensa attività politica in Consiglio comunale, opponendosi con coerenza e determinazione alle scelte politiche del governo cittadino. Anch'essa ha compiuto vent'anni proprio in questi mesi: il suo è senz'altro un anniversario da ricordare.
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9Il racconto3 articoli
Il giorno del giudizioFraska · Il racconto
... la legge cerca, scava, incastra... dove vi nasconderete?
Oggi mi sono fermato davanti al Palazzo di Giustizia, uno dei templi del potere. Non ne ho potuto fare a meno per colpa di un invito scritto dal tribunale di Firenze. Cosa vi posso dire... cadere dentro uno dei tranelli dei potenti è più o meno facile. Può dipendere da voi, ma può dipendere da altro. Succede anche senza fare niente di troppo insensato. Andatevi a leggere su internet cos'è il "carcere bianco". Sono sfumature. Sfumature, sì, ma che lasciano rughe e cicatrici sul corpo di chi ci passa. E chi ci passa? Noi tutti, bastardi (credevate di scampare?), la legge cerca, scava, incastra... dove vi nasconderete?
La polizia è persecutoria, i giudici maniacali e Falcone e Borsellino sono là in una foto che ammirerete sulle pareti di ogni questura, ma da soli e solo in cuor vostro.
Non stiamo a chiederci perché ne parlo. Ognuno ha le sue ragioni, i suoi complotti, le sue teorie, e la mia vita fondamentalmente non ha giustificazioni: dissoluta? avara? egoista? negligente? Forse... vogliamo parlare del pubblico ministero??? Oh sì, lo conosciamo, nevvero? Bene, decidiamo allora come comportarci.
Io lo so che sono finiti quei processi che avevano quasi senso, quelli dove ci si riuniva in tribuna e non si era mai meno di coloro che con la forza cercavano di spingerci fuori oltre le porte della sala dove si svolgeva l'udienza. Dove la solidarietà era strettamente connessa con la conoscenza dell'imputato e il caso che lo riguardava.
Mille questioni... ma di cosa stiamo parlando esattamente non lo sappiamo neanche noi. Troppe trappole, discorsi contorti, metafore distorte. Ci si annichilisce, infine, e senza accorgersene nemmeno si finisce per ubbidire a un padrone invisibile ma dal pugno di ferro. Ci si riduce ad aspettare l'elezione di un premier mafioso che per giustificare sé stesso concede un'amnistia. Credete stia scherzando? Guardatevi attorno... senza farvi venire il mal di testa. O il nervoso.
Fondamentalmente non mi aspetto niente e forse sono un disperato con un piede letteralmente nella fossa. Mi resta solo la sincerità. Quando parlo e mi confronto dico solo ciò che penso, nient'altro. Il dubbio è cosa aspettarsi dalla controparte e già che è periodo mi auguro che per le elezioni abbiate fatto il vostro dovere e abbiate avuto le idee chiare. Io per un po' scriverò da dietro queste sbarre.
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Dentro la propaganda della tv populistaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
Questa volta non seguiamo la consuetudine di questa rubrica e invece di recuperare letture vi segnaliamo un libro appena uscito, "Caccia al nero".
Si tratta di una testimonianza, sufficientemente romanzata in modo da proteggere l'anonimato dell'autore e degli stessi personaggi protagonisti: si racconta dall'interno la "cucina" redazionale di una nota trasmissione televisiva, che non fa mistero di strizzare l'occhio alla destra.
Tutti prima o poi abbiamo visto frammenti di quei servizi beceri e polarizzati, che vanno nelle piazze a sollecitare la rabbia delle persone, che avvalorano i luoghi comuni razzisti e misogini, che incalzano le persone rincorrendole e ponendo domande tendenziose, strumentalizzando le risposte. Qui si racconta di come questi servizi vengano commissionati a tavolino, assumendo il punto di vista dell'ultimo anello della catena, cioè il giornalista che esegue le direttive di una redazione di autori e confeziona un servizio sostanzialmente a tesi, funzionale a sostenere le posizioni dell'ospite politico della destra populista.
È un libro utile ad acquisire consapevolezza, ad accendere il primo interruttore nella testa di chi guarda la tv e ancora rischia di attribuire al mezzo una credibilità che non ha più.
Un punto di partenza verso approfondimenti più specifici, in grado di rispondere alle domande più urgenti: chi c'è veramente al vertice della catena decisionale di chi produce informazione? Quale è il rapporto tra politica e informazione? Come funziona la comunicazione e come si orientano le opinioni? Le bolle social e i bias cognitivi sono davvero così impenetrabili? Come diffondere consapevolezza e approccio critico nei lettori/spettatori? Perché ci nutriamo solo di informazioni che confermano le nostre errate convinzioni? Siamo al riparo dalle fake news?
La consapevolezza non è mai sufficiente, ed è uno di quei patrimoni che se vengono condivisi non diminuiscono ma si moltiplicano.
Caccia al nero, di autore anonimo, Edizioni Chiarelettere, Milano, 2022.
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Sono intersex e mi amo cosìStephan · Intersexioni
Avevo da poco compiuto 15 anni, quando sentii per la prima volta la parola intersex. Era questo il termine che mi descriveva? Avevo finalmente trovato un concetto che potesse spiegare perché sono sempre stato così diverso? Mi trovavo a vivere un mix di emozioni: intrigato e incuriosito, ma al tempo stesso confuso e perso, in attesa di risposte che i medici non volevano darmi.
L'entusiasmo iniziale si trasformò presto in ansia e angoscia, quando dovetti affrontare un ambiente medico poco accogliente nei confronti della mia diversità fisica. Mi vennero subito proposte "cure" ormonali e interventi chirurgici femminilizzanti che non volevo. Dicevano che avrebbero "corretto il mio difetto fisico" e che mi avrebbero fatto sentire donna. Tutto quello che io ero e tutto quello che mi piaceva di me, il mio corpo in parte maschile e la mia identità di genere maschile, secondo loro era sbagliato e andava cancellato.
Sembrava cercassero di nascondermi le cose, senza darmi il quadro completo della situazione. Volevano "curare" aspetti del mio corpo che a me piacevano e che non necessitavano di alcuna "cura", e ignoravano invece problemi medici che avevo veramente, lasciandomi con una serie di domande senza risposta, con dolori e fastidi persistenti e con la vergogna per la mia natura intersex.
Per anni mi sono sentito profondamente sbagliato, spaventato, convinto che non avrei mai vissuto una vita felice.
Se potessi parlare al me di qualche anno fa, mi direi che i tempi bui sono destinati a finire e quelli belli a iniziare, e che imparerò ad amare me stesso.
Penso che la felicità per come la conosco ora derivi proprio dal fatto che sono intersex: se non lo fossi stato, non studierei medicina e non farei attivismo.
Essere intersex mi ha insegnato ad amare me stesso, nonostante tutte le difficoltà. Quel che ho affrontato mi ha fatto capire che non voglio che le mie sofferenze passate siano fini a se stesse; vorrei utilizzarle per fare del bene in qualche modo.
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Orto Collettivo #luoghiamiciRedazione · Servizio
Orto Collettivo è una realtà sociale ben radicata a Calenzano, dove gestisce un terreno coltivato a ortaggi e un'oliveta sulla collina di San Donato.
L'associazione è nata con l'idea di coltivare in maniera partecipata uno spazio pubblico e via via ha accolto sempre più persone, diventando presto uno spazio di incontro, di scambio di saperi, di rispetto, di lavoro comune, di condivisione di obiettivi. Così il lavoro dell'orto è diventato un modo per includere i disabili, dando a loro la possibilità di vedere crescere le piante che avevano accudito, per integrare i richiedenti asilo ospitati nel vicino CAS, che hanno avuto modo di entrare in contatto con il quartiere e partecipare non solo ai lavori nell'orto, ma anche agli eventi, le cene, le feste organizzate dall'associazione.
E poi c'è stata la rete di gruppi di acquisto, la collaborazione con le aziende agricole locali e con quelle dei paesi colpiti dal terremoto del 2017 in Abruzzo, uno scambio con un villaggio in Senegal e ancora tanti altri rapporti da costruire, per rendere concreta l'alternativa al sistema consumistico che ci alimenta.
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#Luoghiamici - Dove trovare il giornale?Redazione · Servizio
Una rete solidale di gruppi, realtà, associazioni, movimenti che accompagnano la crescita dei diffusori di Fuori Binario: per ridurre i costi di acquisto a loro carico, per rinsaldare i rapporti con la città, per ampliare il numero dei lettori e delle lettrici. Hai un luogo amico da proporre? Scrivici una email a redazione@fuoribinario.org per maggiori dettagli.
- Anelli Mancanti in via Palazzuolo 8
- Casa del Popolo 25 Aprile in via del Bronzino 117
- Comunità delle Piagge in piazza Alpi-Hrovatin 2
- Comunità dell'Isolotto in via degli Aceri 1
- Csa Next Emerson in via di Bellagio 15
- Fattoria di Mondeggi sulle colline di Bagno a Ripoli
- Firenze Città Aperta in via delle Porte Nuove 33
- Forimercato in via di Ripoli 96
- Orto Collettivo in via degli Ulivi 30, Calenzano
- Palazzuolo Strada Aperta in via Palazzuolo 95
- Villaggio dei Popoli in via dei Pilastri 45r
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Amico Sole, aiutaci tu!Fabio Bussonati · Un mondo ganzo è possibile
Come usare un'energia a disposizione di tutti
Il Sole aiuta parecchio nei momenti difficili.
Siamo abituati a pensare all'energia come un qualcosa che viene distribuito, una produzione concentrata in centrali elettriche e distribuita capillarmente, ma se la produzione non può essere che diffusa, come nel caso dell'energia solare, non sarebbe meglio usarla direttamente senza fargli fare tanta strada?
Con due metri quadrati di fotovoltaico si riesce a far funzionare un frigorifero d'inverno per cui si può considerare un quantitativo minimo indispensabile che va garantito a tutti, specialmente in tempi come questi dove una vita frugale può essere un miraggio.
Con tre pannelli da 120 Watt a 12 Volt (360 Watt), che occupano un posto al sole di 2,40 metri quadri (0,66 x 1,98) si ottengono in inverno 1800 Watt che coprono i 1440 Watt necessari ad alimentare un frigorifero piccolo, più i 281 per una bicicletta a pedalata assistita con un'autonomia di 45 km, cinque ore di accensione di un corpo luminoso Led di un metro (1244 lumen per un consumo di 14,4 Watt) e la ricarica del telefono portatile.
Questi sono calcoli teorici, la realtà comporta di mettere in conto perdite consistenti dovute in special modo al posizionamento dei pannelli per cui potrebbe essere necessario per non perdere l'illuminazione spengere il frigo e la televisione.
Questa installazione si compone oltre ai pannelli, di due batterie da 100 Ah e di un regolatore di carica con un costo complessivo anteguerra di 1000 euro; se questa produzione viene immessa in rete permette un risparmio in bolletta del 25% ma se viene impiegata direttamente può anche bastare a vivere decentemente; le quantità che possiamo produrre sono modeste e per essere utilizzate convenientemente bisogna fare una rete a 12 Volt ed a questa collegare tutta l'illuminazione e l'elettronica di casa; meglio non toccare l'impianto esistente perché può tornare utile quando sarà necessario avere la 220 alternata, che nel frattempo possiamo anche continuare a prendere dalla rete.
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Fuori dal tunnel - Per non perdersi a FirenzeRedazione · Per non perdersi
Una mappa per orientarsi nel mondo della solidarietà. Si tratta di informazioni preziose per chi vive sulla strada, è arrivato in città da poco, non conosce la lingua e ha bisogno di mangiare, dormire, lavarsi, vestirsi, avere una parola di conforto, essere accolto, avere un consulto legale, chiedere aiuto. Ma è anche una guida per chi accompagna tutti i giorni queste persone e ha bisogno di conoscere cosa offre la città. N.B. A causa della pandemia alcuni orari potrebbero aver subito delle modifiche.
Segnalazioni alla email redazione@fuoribinario.org
PER MANGIARE
STAZIONE CAMPO MARTE Ore 19.30: Ve/Sa Ore 20.30: Lunedì Ore 21: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa Ore 21.30: Domenica
STAZIONE S.M. NOVELLA Ore 7: Ma/Gi/Do Ore 9.30: Mercoledì Ore 11.30: Mercoledì
CARITAS Pranzo: Lu/Ma/Me/Gio/Ve/Sa/Do Piazza S.S. Annunziata - 055282263 Via Baracca 150/e - 05530609230
PER CURARSI
ANELLI MANCANTI Ore 19-21: Mercoledì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
CENTRO STENONE Ore 15-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 8-10: Venerdì Via della Chiesa 66 - 055280960
L.I.L.A. TOSCANA Ore 17-19.30: Me/Gi Via delle Casine 12r - 0552479013
CENTRO SOLIDARIETÀ FIRENZE Via dei Pucci 2 - 055282008
CONSULTORIO FAMILIARE Via Villani 21a - 0552298922
PER ESSERE ACCOLTE E VESTIRSI (DONNE)
PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055280052
PROGETTO SANT'AGOSTINO Via Sant'Agostino 19 - 055294093
PRONTO DIMMI Via del Pesciolino 11/M - 055316925
SAN FELICE Via Romana 2 - 055222455
CENTRO AIUTO VITA Ragazze madri in difficoltà Piazza San Lorenzo - 055291516
ANELLI MANCANTI Ore 18-20: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
PER ESSERE ACCOLTI E VESTIRSI (UOMINI)
ALBERGO POPOLARE Via della Chiesa 66 - 055211632
IL SAMARITANO Via Baracca 150/E - 05530609270, 05530609270
CENTRO OASI Via Accursio 19 - 0552049112
CASA CACIOLLE Via delle Panche 30 - 055429711
CASA DEL MELOGRANO Via S. Pellico 2 - 0552469146, 3397798479
CASA SAN PAOLINO Via del Porcellana 30 - 055463891, 0552646182
ANELLI MANCANTI Ore 18-20: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
PER PARLARE
NOSOTRAS - DONNE STRANIERE Via Faenza 103 - 0552776326
CARITAS Ore 14.30-17: Lunedì Ore 9-12: Ma/Me/Gi/Ve Via Faentina, 34 - 055463891
LA FENICE Ore 9-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Ore 9.30-12: Sabato Via del Leone 35 - 3312144403
C.I.A.O. Ore 9.30-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via delle Ruote 39 - 0554630876
ACISJF HELP CENTER Ore 10-13 e 16-19: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Valfonda 1 - 3472494777
ANGELI DELLA CITTÀ Ore 15-18: Martedì Ore 10-12.30: Lu/Gio Via Sant'Agostino 19 - 3405239889
VINCENZIANI Ore 9.30-11.30: Mercoledì Via Ronco Corto 20 - 0550128846
PROGETTO ARCOBALENO Ore 18-19.30: Lu/Me Via del Leone 9 - 055288150
SPAZIO CIP Ore 13-16: Martedì Ore 14-17: Giovedì Via dell'Agnolo 5 - 055284823
MADONNINA DEL GRAPPA Ore 8.30-11.30: Mercoledì Ore 8.30-10.30: Venerdì Via delle Panche 28 - 3703169581
ANELLI MANCANTI Sportello Consumatori - Ore 19-21: Giovedì Sportello Lavoro - Ore 19-21: Martedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
CENAC Ore 15.30-18: Lu/Ma/Me/Gi/Ve Via Pratesi 11 - 0556122035
SANT'EGIDIO Ore 18.30-20: Martedì Via della Pergola 8 - 0552342712
CENTRO ATTAVANTE Ore 14-19.30: Lu/Me/Gi/Ve Ore 14-20: Martedì Help Center - Ore 10-13: Lu/Ve Ore 14-18: Lu/Gi Via Attavante - 0557364043
PREZIOSISSIMO SANGUE Ore 17-18: Mercoledì Via Boccherini 23 - 055361046
ASCENSIONE Via G. da Empoli 2 - 055366433
DIVINA PROVVIDENZA Ore 15.30-17.30: 2° e 4° Sabato del mese Via D. Compagni 6 - 055583008
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 16.30-18.30: Lunedì per italiani Ore 9-12: Ma/Gi per persone straniere Piazza Santa Maria al Pignone 1 - 055229188, 0552276388
SACRA FAMIGLIA Ore 9-12: Lu/Ve, Ore 16-19: Mercoledì Via Gioberti 33 - 055666928
SAN MARCO VECCHIO Ore 10-11.30: Ma/Gi Via Faentina 131 - 055588274
SANT'ANTONIO AL ROMITO Ore 11-12: Ma/Sa Via Corridoni 19r - 055486329
SPORTELLO LEGALE
ANELLI MANCANTI Ore 19-21: Martedì e Giovedì Via Palazzuolo 8 - 0552399533
AVVOCATI DI STRADA Ore 17.30-19: Giovedì Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 3396171468
L'ALTRO DIRITTO adir@altrodiritto.unifi.it
PROGETTO ARCOBALENO legale@progettoarcobaleno.it
PER IMPARARE L'ITALIANO
CENTRO "G. BARBERI" Borgo Pinti 74 - 0552480067
CENTRO LA PIRA Via de' Pescioni 3 - 055213557
PROGETTO ARCOBALENO Via del Leone 9 - 055288150, 055280052
ANELLI MANCANTI Via Palazzuolo 8 - 0552399533
IL COLLE Da Settembre a Giugno Via R. Giuliani 115/n - 3482324967
COMUNITÀ DELLE PIAGGE Piazza Alpi-Hrovatin 1 - 055373737
CENAC Via Rubieri 5r - 055667604
PER FARSI UNA DOCCIA
CARITAS Ore 9-13: Lu/Ma/Me/Gi/Ve/Sa/Do Via Baracca 150/e
SANTA MARIA AL PIGNONE Ore 9-11: Mercoledì, solo uomini Piazza S. Maria al Pignone 1 - 055229188
LA FENICE Ore 9-12: Ma/Gi/Sa Via del Leone 35 - 055211632
INFO DIPENDENZE
PORTE APERTE "ALDO TANAS" Via del Romito 19 - 0558493526, 055683627
CENTRO JAVA Ore 15-19: Ma/Ve Chill out zone. Ore 1-5: Venerdì notte Via Pietrapiana angolo via Fiesolana - 0552340884
BANDI CASA, AFFITTO, SFRATTI
MOVIMENTO LOTTA PER LA CASA Ore 17-20: Venerdì Via dei Pepi 47r - 393 5895698
RESISTENZA CASA SOLIDALE Ore 17-19.30: 1° e 3° Mercoledì del mese - Via Palazzuolo 95 Ore 16.45-18.45: 2° e 4° Giovedì del mese - Via Palazzuolo 8 - 3311673985 Ore 17-19.30: 1° e 3° Lunedì del mese - Piazza Baldinucci 8r - 3311673985
SPORTELLO CASA RESISTENZE Ore 16-17: Sabato Via Rocca Tedalda - 3935895698
SPORTELLO UNIONE INQUILINI Ore 17-19: Ma/Me/Gi Via dei Pilastri 41r - 055244430
SPORTELLO GRUPPO CASA CAMPI BISENZIO Ore 17-19.30: Martedì Piazza Matteucci 11, Campi Bisenzio - 3351246551
LAVORO
SPORTELLO CUB 2° e 4° Mercoledì del mese Via Palazzuolo 95
STOP VIOLENZA
ARTEMISIA Via Mezzetta 1 - 055601375
CENTRO UOMINI MALTRATTANTI Via Enrico il Navigatore 17 - 3398926550
DEPOSITO BAGAGLI
CARITAS Ore 9-11: Tutti i giorni Via G. Pietri 1 Via Baracca 150/e
- servizi sociali
- mense
- dormitori
- docce
- ambulatori
- sportelli casa
- sportelli legali
- dipendenze
Diventare strillone: guadagnare qualcosa vendendo il giornaleRedazione · Servizio
Cari aspiranti diffusori,
se state vivendo un periodo di difficoltà economica potete contattare la redazione allo 0552286348 o via email su redazione@fuoribinario.org per proporvi come diffusori nelle strade e nelle piazze fiorentine (e non solo) con il meccanismo raccontato qui a sinistra. Fare lo strillone, vendere Fuori Binario, può permettervi di mettere insieme un po' di denaro e allo stesso tempo contribuire alla diffusione di un'informazione libera e indipendente. Avrete delle copie in omaggio per provare questa attività, conoscere altre persone, confrontarvi con loro, scambiarvi delle dritte. Non perdete l'occasione: è facile, avrete un nostro tesserino di riconoscimento e continuerete a fare la vostra vita con la libertà di sempre.
La redazione di Fuori Binario
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12Pagina 124 articoli
Come sostenere il giornale, i diffusori e l'associazioneRedazione · Servizio
Cara lettrice, caro lettore,
il foglio che hai in mano nasce nel 1994, quando un gruppo di persone impegnate nel sostegno alle persone più fragili della città decise di aiutarle in un modo alternativo, facendo anche informazione. Fuori Binario è da allora l'unico giornale di strada di Firenze, ormai uno dei pochi in Italia, ed è da sempre autogestito e autofinanziato.
I nostri diffusori
La redazione è composta da volontari. Chi scrive, fotografa, impagina, lavora alla complessa produzione del giornale, non prende un euro per il suo impegno. Tutto questo viene fatto per sostenere economicamente i diffusori che incontri in strada. Si tratta di persone senza lavoro, spesso senza dimora, ma non solo, che subiscono l'esclusione dall'attuale sistema economico.
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La loro possibilità di costruire un reddito grazie al giornale dipende anche da te che stai leggendo queste righe. Appena uscita dalla tipografia questa copia viene affidata al costo di un euro al diffusore: si tratta del costo vivo della stampa e della spedizione postale, dell'affitto della sede e delle utenze. Ciò che offrirai in più costituirà il suo guadagno.
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Le altre attività
L'editore è l'associazione Periferie al Centro che si impegna affinché i senza dimora abbiano la possibilità di avere una residenza anagrafica senza la quale vedrebbero abbattuti i loro diritti. I nostri volontari sono attivi anche nella distribuzione di alimenti e coperte per chi dorme in strada.
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- Piazza Tasso, Piazza del Carmine, da Giovanni
- Piazza delle Cure, da Totò
- Rifredi, da Cristina e Fraska
- Via Masaccio, Via Milanesi, da Robert
- Sant'Ambrogio, FS Campo di Marte, Borgo San Lorenzo, da Nanu
- Novoli e Peretola, da Filippo
- Tramvia Santa Maria Novella, da Danila
- Viale XI Agosto, da Berisa
- Pontassieve, Mugello, Livorno, da Clara e Raffaele
Online
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DIRETTORE RESPONSABILE - Cristiano Lucchi
REDAZIONE - Roberto Pelozzi (caporedattore), Cecilia Stefani & Valentina Baronti (desk), Veronica Urbano (grafica), Rossella Giglietti e Ginox (sito), Barbara Imbergamo e Gianna Innocenti (social & segreteria redazione), Maria Veltri (luoghi amici), Alessandro Simoni, Beatrice Montini, Camilla Lattanzi, Camilla Passigli, Clara Baldasseroni, Fabio Bussonati, Fabrizio Cherubini, Felice Simeone, Fraska, Gian Luca Garetti, Gilberto Pierazzuoli, Giuliana Mesina, Giuseppe Cazzato, Ilaria Morelli, Lorenzo Guadagnucci, Luca Lovato, Maria Abete, Mariolina Guarneri, Ornella De Zordo, Riccardo Michelucci, Sabrina Tosi Cambini, Sisina Prelazzi, Stefania Valbonesi.
SEDE - Via del Leone 76, Firenze. La redazione è aperta lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Tel. 055/2286348.
DIFFUSORI - Berisa Sabit (Viale XI Agosto), Cezar Toma (Oltrarno), Clara Baldasseroni e Raffaele Venuto (Livorno, Pontassieve, Mugello), Cristina (Rifredi), Danila Remus (Tranvia S.M.N.), Filippo Bartoletti Teloni (Novoli e Peretola), Fraska (Rifredi), Giovanni Minervino (Piazza Tasso e Piazza del Carmine), Nanu Ghiocel (Sant'Ambrogio, F.S. Campo di Marte e Borgo San Lorenzo), Robert Ionita (Masaccio e Milanesi), Totò Orlando (Le Cure), Teodor Stanescu (Piagge, Repubblica, Cimabue).
SU INTERNET - www.fuoribinario.org | redazione@fuoribinario.org
CREDITI FOTOGRAFICI - Unione Comunità Romanès in Italia (4), Extinction Rebellion (5), Clara Baldasseroni (5), Comunità di Vicofaro (8), Valentina Nicastro (7), Orto Collettivo (10).
OBBLIGHI DI LEGGE - Testata registrata al Tribunale di Firenze con il n°4393 del 23 giugno 1994. ISSN 2784-9384. Edito dall'Associazione Periferie al Centro. Sede legale via del Leone 76, Firenze. Stampa Litografia IP, Firenze.
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RINGRAZIAMENTI - Questo giornale non esisterebbe senza l'impegno di tre persone speciali: Alessandro De Angeli, Mariapia Passigli e Sondra Latini.
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