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Fuori Binario n. 255

Ottobre 2023 · 30 articoli · ISSN 2784-9384

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InnocentiCristiano Lucchi · Resistenze

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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi

Lorenzo è un piccolo lettore di Fuori Binario. L'altra sera mentre ragionava con i genitori ha definito i Cpr "Centri di detenzione per innocenti". Il Re, anzi Regina Giorgia è nuda. Rinchiudere in prigione persone che hanno avuto in dote dalla vita povertà, guerre, carestie e il destino di nascere in Paesi sotto il giogo e le convenienze dell'Occidente ricco e sviluppato, è semplicemente disumano. Leggete il racconto di Gian Andrea Franchi a pagina 10.

Il governo postfascista ingabbia per 18 mesi persone innocenti - che non hanno compiuto nessun reato, mescolando richiedenti asilo e non, sfregiando il diritto internazionale - nelle lande desolate della "Nazione". Il governo sostenuto da una maggioranza che vede tra i suoi eletti chi rimpiange la Repubblica nazista di Salò, ha votato i Centri di permanenza per i rimpatri come "opere destinate alla difesa e sicurezza nazionale" gestite da Esercito e Polizia e cassando d'autorità il dibattito tra Stato e Regioni sulla loro istituzione.

Il problema è che alla maggioranza delle italiane e degli italiani ciò non importa. Non c'è una sana ed efficace reazione a questa deriva securitaria. E sicurezza per chi? Se gli unici che rischiano qui sono coloro che cadranno nelle mani di uno Stato di Polizia perché "stranieri", "irregolari", "clandestini", "delinquenti", "negri".

In tanti si lasciano ammaliare dalle sirene elettoralistiche di politici incapaci di risolvere i problemi reali del Paese (-22% la perdita del potere di acquisto dei lavoratori nel 2022, Mediobanca) ma in pochissimi si mobilitano attivamente contro queste misure ciniche e cattive. E inutili, perché entro l'anno si stimano 200.000 arrivi, lo 0,3% della popolazione italiana, mentre la costituzione di un Cpr per Regione ne ospiterà al massimo 2.000, e lì rimarranno perché i rimpatri non funzionano.

Come crescerà Lorenzo, che oggi va alle medie, circondato dal dominio del cinismo e della cattiveria di chi tra gli eletti tradisce la Costituzione, immerso in una società a cui sta bene così?

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Operai prima che stranieriValentina Baronti · Controvento

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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Valentina Baronti

Dalla campagna 8X5 a Mondo Convenienza, la lotta dei Si Cobas restituisce cittadinanza di classe ai lavoratori invisibili

Luca Toscano, 31 anni e un passato da facchino. Sarah Caudiero, 30 anni e un passato da rider. Hanno iniziato a seguire le vertenze dei Si Cobas giovanissimi, lei come militante di un collettivo universitario, lui negli anni del movimento studentesco dell'Onda e dopo nella lotta per la casa. Poi, nel 2018, quando gli scioperi nella logistica si stavano ampliando, c'è stata l'esigenza di creare un nodo dei Si Cobas a Firenze e Prato e loro ne sono diventati i coordinatori. Nasce allora quel metodo di lotta che ha portato alla luce lo sfruttamento degli invisibili, i lavoratori stranieri del macrolotto di Prato.

"Il frutto di un'intelligenza collettiva -- dice Sarah --. Spesso si canalizza l'attenzione intorno ai personaggi che sono più di spicco, ma in realtà tutto quello che facciamo è il risultato del confronto con le assemblee dei lavoratori ed è proprio questa la potenza della lotta".

La vertenza Zara

Il primo sciopero strutturato, nel 2018, è quello del magazzino di Zara a Reggello, un sub-sub appalto. La richiesta dei facchini è il semplice rispetto delle leggi italiane: turni di otto ore e applicazione del contratto collettivo nazionale, oltre all'eliminazione del caporalato, che alla fine del mese si prendeva una parte del già misero stipendio. Al magazzino di Zara si struttura un metodo da replicare: sciopero, picchetto al cancello, presidi nei punti vendita, allargamento della lotta ad altri stabilimenti del gruppo. L'accordo viene raggiunto, nonostante le intimidazioni dei caporali che sono arrivati fino a minacciare le famiglie nei paesi di origine. Ma ancora una volta succede una cosa che si ripeterà nelle lotte successive: una volta raggiunta l'intesa, si chiude il magazzino. Solo che i lavoratori se ne rendono conto prima e lo occupano. Finirà con tutti gli operai ricollocati dal primo appaltatore, alle stesse condizioni raggiunte grazie allo sciopero e con risarcimenti per lo sfruttamento. "Con questa vertenza -- spiega Sarah -- si costruisce non solo una strategia e una modalità di battaglia sindacale, ma proprio il mito e la cultura della lotta. Si capisce che la lotta paga, che si può resistere e si può vincere, piegando perfino i caporali".

E infatti è dal magazzino di Zara che poi iniziano a proliferare le lotte nella moda e nella logistica, con una contaminazione naturale, per cui si inizia in uno stabilimento e poi gli operai dall'altra parte della strada decidono di entrare in sciopero e poi quelli del capannone a fianco e così via.

La campagna 8X5

Il primo cartello 8X5 viene esposto in maniera del tutto spontanea, durante lo sciopero della Tintoria Sunshine nell'autunno 2020, ma la campagna era già realtà, prima ancora di diventare un simbolo. Da Zara in poi, infatti, passando per Panificio Toscano, Superlativa e dopo Texprint, Iron&Logistic, solo per citarne alcune, la piattaforma è sostanzialmente quella: contratto nazionale, 8 ore per 5 giorni, tempo pieno e indeterminato.

"Non è stata la campagna a produrre le lotte -- spiega Luca -- ma il contrario. Sono gli operai ad aver espresso l'esigenza di avere tempo libero, oltre a un salario più alto. Sono tantissime le persone costrette a fare straordinari, sia perché con quaranta ore non riescono ad arrivare a fine mese, sia perché non possono rifiutarsi".

E allora la campagna 8X5 diventa una questione di dignità, tanto che, chi ha partecipato agli scioperi rifiuta tuttora di lavorare il sabato, anche se viene pagato, perché il tempo è più importante. Intanto però questa battaglia ha portato anche un risultato generalizzato: i padroni, per paura della protesta, hanno iniziato a pagare tutte le ore e quindi, mentre prima si guadagnavano tra le 800 e le 900 euro per 12 ore di lavoro 7 giorni su 7, ora a meno di 1300 non si trovano operai e gli straordinari si pagano extra.

Mondo Convenienza

Nel maggio scorso le lotte dei Si Cobas fanno un ulteriore passo avanti e, con la vertenza di Mondo Convenienza, diventano patrimonio collettivo, tanto che in via Gattinella a Campi Bisenzio nasce un vero e proprio presidio sociale. Il perché ce lo spiega Luca: "Questa forza lavoro è invisibile, fatica anche ad essere considerata operaia. Per l'immaginario e la rappresentazione mediatica, politica e culturale loro sono soltanto stranieri. Ma le lotte di questi cinque anni hanno fatto uscire questo mondo operaio dall'invisibilità, gli hanno fatto acquistare una dignità e una cittadinanza di classe, che ora vengono riconosciute". Ma c'è di più ed è legato al fatto che non siamo a Prato: "Questo territorio è diverso di per sé e in più è stato trasformato dalla lotta GKN, con cui noi abbiamo un legame da prima del 9 luglio 2021 quando lo stabilimento è stato chiuso. Il nostro rapporto con il collettivo di fabbrica è nato durante gli scioperi di Superlativa, la marcia per la libertà del 2020 a Prato e soprattutto a Texprint, quando hanno messo a disposizione il loro capitale simbolico, riconoscendo come operai gli stranieri del macrolotto".

È così che Mondo Convenienza, così come è avvenuto per la GKN, diventa un luogo della socialità e della politica. E il miracolo sta tutto qua, nel riappropriarsi di spazi negati, nel riscoprire la potenza costruttiva della lotta: "La felicità, la ricchezza non materiale, i rapporti umani e anche la gratificazione del singolo -- conclude Luca -- le cerchiamo e le costruiamo nell'unico posto in cui possiamo trovarle, nella dimensione collettiva che solo la lotta può darti".

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3Diritti2 articoli
Licenza di discriminareIsabella Mancini · Diritti

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Rubrica: DIRITTI | Autore: Isabella Mancini

La profilazione razziale in Italia non è un reato ma l'ONU non è d'accordo

Il Comitato ONU per l'eliminazione delle discriminazioni razziali si è attivato su segnalazione dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI) prendendo atto di un generale quadro discriminatorio. "Il Comitato nota con preoccupazione l'uso di sistemi di riconoscimento facciale da parte delle forze dell'ordine, che possono colpire in modo sproporzionato alcuni gruppi etnici, come i Rom, i Sinti e i Camminanti, gli africani e le persone afrodiscendenti, così come gli immigrati, e che possono portare alla discriminazione razziale", ha scritto l'organismo ONU nelle sue osservazioni conclusive, concentrando l'attenzione sulle "informazioni relative ad un elevato numero di casi di abusi razzisti e maltrattamenti" da parte delle forze dell'ordine. Il Comitato ha di conseguenza raccomandato all'Italia di includere nella propria legislazione il divieto di profilazione razziale, di garantire la trasparenza nell'uso degli algoritmi di riconoscimento facciale in modo da non compromettere il principio di non discriminazione e il diritto all'uguaglianza davanti alla legge. Queste osservazioni sono del 31 agosto del 2023.

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Razzisti in divisaIsabella Mancini · Diritti

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Rubrica: DIRITTI | Autore: Isabella Mancini

Se non sei bianco, è più facile che ti fermi la polizia, anche in Italia. Il Progetto Yaya studia la profilazione etnica e offre un vademecum

Al grido di "I can't breathe" - non posso respirare - in migliaia scesero in piazza in solidarietà al movimento "Black Lives Matter": era l'inizio dell'estate del primo Covid del 2020, e Floyd era morto, soffocato dalla polizia. Quell'episodio di violenza, come quello di altre decine di neri, prevalentemente uomini ma anche donne, è il frutto più evidente di ciò che significa la profilazione etnica e razziale, ovvero: "l'uso da parte della polizia, senza giustificazione oggettiva e ragionevole, di motivi come razza, colore, lingua, religione, nazionalità o origine nazionale o etnica nelle attività di controllo, sorveglianza o indagine". Ed ovviamente è qualcosa che non accade solo ed esclusivamente oltreoceano.

L'Agenzia europea per i Diritti fondamentali (sito web www.fra.europa.eu) non più tardi di questo luglio, a causa delle numerose evidenze di politiche razziste nei paesi dell'Unione, ha richiamato gli Stati membri a mettere in campo azioni concrete contro le discriminazioni e le violenze nei confronti delle minoranze etniche nel Continente. "Nessuno dovrebbe essere preso di mira solo per il colore della pelle -- afferma il direttore della FRA, Michael O'Flaherty --. Nessuno dovrebbe aver paura di un fermo della polizia".

Secondo un report della FRA, solo il 14% della popolazione europea ha dichiarato di essere stata fermata e perquisita dalla polizia, la percentuale sale al 34% con persone etnicamente identificabili. Ci sono alcuni paesi della comunità europea in cui l'80% delle minoranze etniche ha percepito i controlli e le ispezioni della polizia come derivati dalla profilazione, quindi discriminatori e repressivi.

Al termine dei tre giorni (auto in fiamme e 875 arresti) seguiti dall'assassinio del 17enne Nahel nel sobborgo parigino di Nanterre, la portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani dichiarò che era "giunto il tempo, per il Paese, di affrontare seriamente i problemi radicati di razzismo e discriminazione razziale tra le forze dell'ordine".

"Un fenomeno di cui si parla estremamente poco in tutta Europa, in Italia ancora di meno -- ci dice Robert Elliot, tra i fondatori dell'associazione Cittadini del mondo di Ferrara, che guida il Progetto Yaya (progettoyaya.org) indagine sulla realtà della profilazione etnica da parte delle forze dell'ordine --. È seguendo l'andamento delle notizie da giornali e riviste, grazie a 'Occhio ai media', che ci siamo resi conto che le forze dell'ordine, durante il lockdown, fermavano prevalentemente persone etnicamente identificabili. Durante quel periodo (lo stesso delle mobilitazioni Black Lives Matter in Usa e Italia, nda) c'è stata una pubblicazione massiccia di articoli riguardanti controlli covid, stranieri ed espulsioni, un cortocircuito".

"La connessione tra immigrati/immigrazione e povertà/illegalità -- conferma Adam Atik, presidente di Cittadini del Mondo -- fa sì che anche noi delle prime generazioni multiculturali, ogni volta che usciamo fuori di casa, anche solo per buttare la spazzatura, ci portiamo dietro i documenti".

Anche da qui la nascita del progetto Yaya, pensato come modo per incanalare un dolore e una rabbia: "Ad ottobre del 2021 un nostro giovane amico, Yaya Yafa, di 22 anni, ha perso la vita in un drammatico incidente sul lavoro all'interporto di Bologna. Avevamo perso un amico, non volevamo perderne altri, ma per rendere evidente a tutti quello che sappiamo informalmente servono dati, testimonianze. Molti si vergognano a dire di essere fermati in continuazione dalla polizia, altri hanno paura di avere ripercussioni, magari che non gli venga rinnovato il permesso di soggiorno", racconta Rachid Abdoul Camara.

Nei primi mesi del 2023 il progetto Yaya ha creato uno spazio, virtuale ed anonimo, in cui poter lasciare le proprie testimonianze, costruendo una rete a livello nazionale di realtà che si occupano di diritti e affermazione dei diritti di cittadinanza.

"Tra poco uscirà anche la guida legale e di comportamento -- ricorda Giulia Reali, membro del Progetto Yaya -- che ci permetterà di lasciare nelle mani di chiunque ne abbia bisogno un vademecum per conoscere i propri diritti e doveri, così come quelli delle forze dell'ordine".

Testimonianze da nord a sud

La parola a due attiviste antirazziste

Il progetto Yaya al momento non ha segnalazioni dalla Toscana. Eppure nel suo cuore, Firenze, si sono registrati dei fenomeni di violenza estrema nei confronti di persone nere, indiscutibile segno che il razzismo è radicato anche in questo territorio. Così abbiamo pensato di approfondire la tematica grazie all'aiuto di Rahel Sereke, attivista antirazzista, con sede e punto di vista milanese, e Kwanza Musi Dos Santos, consulente Diversity management, con base a Roma.

"A Milano nel giugno del 2021 c'è stato un intervento molto violento della polizia su un gruppo di giovani afrodiscendenti, concluso con l'identificazione di 12 persone, l'arresto e la denuncia di altri due giovani, che ci ha portato ad aumentare l'intensità di lavoro politico sul tema della profilazione etnica -- racconta Rahel Sereke --. La popolazione milanese è composta per il 25% da persone con background migratorio: quell'episodio è stato la scintilla per spingere sull'acceleratore, mobilitarci. Con un duplice obiettivo: la tutela legale di chi è stato coinvolto suo malgrado nell'evento e mettere a punto un questionario efficace che facesse emergere il fenomeno".

"Con 'Questa è Roma' -- fa sapere Kwanza Musi Dos Santos -- siamo stati a parlare anche con i vertici della polizia che ci dicono che questi sono solo fenomeni marginali e non di sistema: mancano i dati. Noi sappiamo che i fermi per motivazione razziale non sono stati uno o due. Siamo in rete tra associazioni che si occupano del fenomeno: ora serve creare una evidenza dei fatti. E c'è il ruolo dei media: il connubio tra immigrazione e criminalità è politico ma la grancassa la fanno giornali e televisioni".

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Brigate di solidarietà attivaClara Baldasseroni · Attualità

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Rubrica: ATTUALITA' | Autore: Clara Baldasseroni

Nate dopo il terremoto in Abruzzo, oggi sono all'opera in Emilia Romagna. Una solidarietà dal basso che è anche lotta allo sfruttamento del territorio

Le Brigate di solidarietà attiva sono nate nel 2009 all'Aquila, quando i suoi membri si sono incontrati in qualità di volontari per la ricostruzione. Partirono da tutta Italia, accanto alla protezione civile e ai volontari "utili" (pompieri, psicologi, ecc.), con un gruppo variegato di sinistra. L'obiettivo era prima di tutto costruire un'auto-organizzazione, che significa anzitutto capire un contesto per sapere come agire e prendere delle posizioni politiche. Da maggio 2023 le stiamo vedendo nuovamente all'opera dopo l'alluvione in Emilia Romagna, cercando di risollevare la popolazione da un disastro dovuto a una gestione del territorio che ha guardato solo agli affari e non al bene comune, e che oggi fa acqua da tutte le parti.

A partire da Conselice sono molti gli interventi della BSA, non solo per spalare e ripulire aree alluvionate, ma anche per far arrivare cibo, vestiti, effetti personali, persino giochi per i bambini. Il loro autofinanziamento al momento risulta determinante: si effettuano raccolte fondi per ricostruire tutto ciò che è andato distrutto, come case, mobilia, esercizi commerciali, forniture per fini alimentari come panifici e pasticcerie... e ancora, dato che molte aziende agricole sono rovinate e gli animali sono morti nell'alluvione, le BSA fanno arrivare arnie da Livorno e greggi dalla Sardegna.

In verità è stato osservato che dopo che si sono spente le telecamere, ancora poco o niente di realmente efficace è stato fatto a livello ufficiale dall'amministrazione. Al 10 agosto, in alcune zone isolate dal crollo di strade (dove nonostante tutto le persone sono rimaste per non far morire altri animali negli allevamenti), i beni di prima necessità arrivano ancora solo con l'intervento dell'elicottero.

Tra i volontari partiti per dare un aiuto ci sono anche i Lavoratori Gkn Firenze che si uniscono alla solidarietà popolare. Per questo il 18 giugno erano a Bologna nella piazza lanciata da PLAT - Piattaforma di Intervento Sociale insieme ad altre realtà, per discutere ancora una volta di fronte all'emergenza. In un paese in cui c'è bisogno di una ricostruzione ecologica, una messa in sicurezza del territorio e un efficace intervento di contrasto della crisi climatica, è tempo di rilanciare un movimento contro lo sfruttamento del territorio, perché uniti siamo tutto.

Info su https://bit.ly/48lyrbE

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E che miseria siaAlessandro De Angeli · Welfare

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Rubrica: WELFARE | Autore: Alessandro De Angeli

La cancellazione del Reddito di Cittadinanza, sgradito al mondo delle imprese, consegna i più poveri ad un destino di precarietà, sfruttamento e lavoro nero

Alla fine i percettori del "reddito di fannullanza", gli "addivanati", i "furbetti", l'hanno preso in quel posto. Il governo ha cancellato il Reddito di Cittadinanza (RdC), in ottemperanza alle definizioni su citate e alla vulgata di maledizioni lanciate ad esso da quando è stato introdotto. Per i poveri la strada è ben definita e si chiama precariato a tempo indeterminato, nel migliore dei casi, oppure elemosina a intermittenza.

Il Reddito di Cittadinanza è stato forse la prima vera, timida, misura di welfare che questo paese ha adottato almeno negli ultimi trent'anni e, per questo, considerata eversiva per i rapporti di mercato dal mondo imprenditoriale. Tutte le definizioni infamanti e deliranti che lo hanno accompagnato derivano da questo. La sua introduzione è stata casomai viziata da un errore di fondo, a sua volta derivato da una narrazione da bar che da sempre accompagna la percezione del mondo del lavoro, ed è appunto l'averlo legato alla ricerca di lavoro, come "politica attiva", laddove questo è in profonda crisi di proposizione, di retribuzione e di continuità.

L'RdC era un'iniziativa molto modesta e selettiva se confrontata con i "redditi minimi" previsti già da molti anni nel contesto europeo, il suo universalismo era molto escludente in quanto quasi la metà dei poveri assoluti e molti stranieri ne sono stati esclusi. Su poco più di sei milioni di richieste, quasi due milioni sono state respinte. L'esasperazione fraudolenta dei media mainstream sui pochi casi di "furbetti" che ne usufruivano senza i requisiti ha fatto da sfondo perfetto per la martellante e violenta campagna politica di delegittimazione della normativa.

I contenuti della "riforma" Meloni disegnano una società completamente fondata sul precariato con un'ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, una nuova liberalizzazione dei contratti a termine e dei voucher. La distinzione fra "meritevoli" e non potrà comportare un aumento della possibilità di essere espulsi dal sistema per sempre più persone coinvolte, soprattutto giovani, single e stranieri e aumenterà il carattere punitivo del lavoro con il ricollocamento forzato.

In concreto: dal primo settembre fino a fine anno, gli esclusi dall'RdC perché ritenuti attivabili al lavoro (circa duecentomila), potranno accedere al Supporto Formazione Lavoro (SFL), e potranno ottenere la relativa indennità (350 euro mensili) se è in corso la partecipazione ad una misura di politica attiva del lavoro, quale ad esempio la frequenza di un corso di formazione o l'inserimento in una misura di accompagnamento al lavoro. Dovranno avere ISEE non superiore ai seimila euro e potranno farne richiesta in modalità esclusivamente telematica attraverso la nuova piattaforma integrata denominata Sistema Informativo Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) nella quale devono indicare almeno tre Agenzie private interinali (APL) dalle quali essere presi in carico. Passaggi complessi per una platea a bassa scolarizzazione, poco digitalizzata, per lo più lontana dal mercato del lavoro.

Dal primo gennaio 2024 i decaduti definitivamente dal RdC potranno richiedere l'Assegno di inclusione (AdI), che ribadisce i requisiti richiesti per l'RdC ma con un beneficio economico di 350 euro al mese per massimo diciotto mesi (rinnovabile per ulteriori dodici mesi). L'AdI è rivolto esclusivamente a nuclei familiari con disabili o minori o appartenenti con almeno sessanta anni di età.

La definizione di società prevista da queste iniziative, collegata alla liberalizzazione del precariato, oltre il Jobs Act, è la miseria strutturale. O meglio, per dirla con un noto filosofo dell'Ottocento, la formazione sistemica di un "esercito industriale di riserva" fatto di precari disponibili per tutte quelle forme atipiche di occupazione e sottoccupazione sottopagata e priva di diritti. Si favoriscono cioè gli interessi di quei ceti proprietari, piccole e medie imprese la cui "sopravvivenza" è legata all'assenza di regole e alla compressione degli stipendi, che costituiscono una parte importante dell'elettorato di riferimento di questo governo. Ovvero, si disegna una società fondata sulle "caste urbane", qualcosa di più, e di peggio, della società divisa in classi.

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Ti sgombero quindi sonoNext Emerson · Attualità

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Rubrica: ATTUALITA' | Autore: Next Emerson

Tolleranza zero sulle occupazioni per dimostrare che la destra c'è e governa. E i problemi veri? Non una parola su carovita, lavoro povero e affitti impazziti

Il 10 agosto il ministro degli interni Piantedosi ha indirizzato ai prefetti una direttiva sul contrasto alle occupazioni abusive di immobili. Oltre che un indirizzo pratico appare come una grossolana giustificazione ideologica. Con lessico squisitamente burocratese, misto a venature aziendaliste, come in voga nella PA contemporanea, si colloca a metà tra un indirizzo criminologico particolarmente reazionario (la teoria delle finestre rotte) e una difesa incondizionata della proprietà privata, principale garante di un giusto ordine sociale. Entrambe sono piuttosto evidenti nel testo e per nulla mascherate, espresse con un lessico teso a rendere oggettive, ovvie e non contestabili quelle che sono le teorie discutibili e le opinioni, politicamente molto orientate, di una classe dirigente.

Nel testo si esplicita: "Le occupazioni arbitrarie di immobili, infatti, al di là del disvalore insito nella diretta lesione del diritto di proprietà, concorrono inevitabilmente a generare degrado urbano e ad alimentare la percezione di insicurezza nei cittadini". L'avverbio "inevitabilmente" non appartiene al lessico burocratico. Degrado urbano e percezione di insicurezza sono concetti ripresi paro paro dalla "teoria delle finestre rotte", molto in voga negli anni '90 del secolo scorso e ispiratrice delle politiche di "tolleranza zero". L'idea di base è che la criminalità violenta si contrasti in quanto "degrado urbano", idea che si basa solo e soltanto sull'ineffabile "percezione" dell'insicurezza. Ineffabile perché una percezione è qualcosa di strettamente legato a uno stato d'animo e largamente soggettiva.

L'esperimento più noto di applicazione di questa linea è quello della città di New York negli anni Novanta, ad opera dell'allora sindaco Rudolph Giuliani. Essendo trascorsi 30 anni i risultati di queste politiche appartengono ormai all'ambito degli studi sociologici: il tasso di criminalità a New York calò, così come calò in altre città americane, dove le strategie di tolleranza zero generarono invece diffidenza e non furono mai adottate. In compenso salirono in maniera rilevante le richieste di risarcimento per perquisizioni violente da parte della polizia, che di fatto raddoppiarono, così come crebbe, di circa un terzo, il numero di civili uccisi in operazioni di polizia. La sola città di New York pagò 24 milioni di dollari di risarcimenti in cause civili, legate agli abusi delle forze dell'ordine. La direttiva resuscita questo filone ideologico e inquadra le occupazioni, abitative e non, all'interno di categorie criminologiche. Il ministero così sollecita le amministrazioni a togliersi qualche sassolino dalle scarpe: sgomberare qualche stabile, compiere qualche operazione di polizia, far vedere che qualcosa si muove e che la destra al governo c'è e fa cose. Non si tratta di risolvere i problemi veramente, ma piuttosto di fare qualcosa di correlato, ma più facile. Non affrontare il problema abitativo, che significherebbe affrontare il problema del reddito e del lavoro, ma più semplicemente compiere qualche operazione che conquisti i media. La direttiva diviene così utile supporto alle prossime campagne elettorali per le amministrative.

A Firenze in particolare si mette in difficoltà la giunta Nardella, scavalcandola. Si interviene da Roma, dove Donzelli (politico ben noto nella destra fiorentina) è il numero due del Copasir, per anticipare il Pd e mostrargli che Firenze è già governata dalla destra.

Alla giunta non rimane che tentare di surfare l'onda, mostrandosi concorde e collaborativa. Nello specifico di Firenze il testo giunge alla prefettura in un periodo particolare, dopo la vicenda dell'ex hotel Astor e diversi sgomberi. La serie si conclude con due stabili in zona Ponte di Mezzo, ovvero lo studentato autogestito e la nuova occupazione dell'ex "viale corsica 81". I recenti fatti di cronaca legati alla scomparsa di Kata, sembrano aver creato un contesto per un più generale intervento. La procura nel disporre i sequestri preventivi si è mossa con l'intento di confondere e le testate giornalistiche hanno amplificato questo disordine informativo. Gli interventi sugli immobili occupati sono inseriti nel quadro della direttiva, ma sono stati decisi sicuramente prima. In un articolo sulla Nazione si apprende infatti dall'avvocato della proprietà che il sequestro dell'immobile in via Ponte di Mezzo 32 era stato firmato il 28 novembre 2022. L'esposizione alla stampa lasciava invece intendere che lo sgombero delle occupazioni a Ponte di Mezzo fosse determinato dalla stessa indagine legata alla sparizione di Kata, il che non è possibile: questa avviene a maggio del 2023, quindi sei mesi dopo la firma del sequestro.

Il contesto investigativo che ha determinato i differenti sgomberi non è chiaro, ma come sempre si è preferito cavalcare l'onda emotiva della percezione dell'insicurezza e recitare il mantra del sacro rispetto della proprietà privata.

Per denunciare la deriva securitaria in corso e "lo sgombero di studenti e spazi di aggregazione, la riduzione delle borse di studio, la repressione delle lotte a colpi di manganello", lo Studentato Autogestito "PDM 27" ha attacchinato dei manifesti con le foto segnaletiche di alcuni dei protagonisti istituzionali tra cui il sindaco Dario Nardella e la rettrice Alessandra Petrucci.

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La guerra in classe, sulle spalle di chi studiaOsservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole · Attualità

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Rubrica: ATTUALITA' | Autore: Osservatorio contro la Militarizzazione delle Scuole

Zaini militari per la scuola, l'incredibile vicenda per ora bloccata dai consumatori

Giochi Preziosi, nota marca di zaini scolastici, ha lanciato una linea in collaborazione con l'Esercito Italiano in tre varianti: Esercito, Alpini, Folgore. Diversi sono i fattori di questa campagna pubblicitaria che ci hanno lasciati stupefatti e allo stesso tempo indignati, a cominciare dallo slogan che accompagna il lancio del prodotto sul mercato con parole quali "Tutti sull'attenti!", che rievocano nella memoria collettiva il periodo più buio del nostro recente passato. E che dire poi della presentazione della collezione zaini esercito "per sentirsi sempre in missione" dove la strategia del linguaggio pubblicitario raggiunge livelli di sorprendente ambiguità e scivolosità? Presentare le attività scolastiche come "missione" lascia presupporre, infatti, una pericolosa frana culturale che trasforma la scuola in caserma e gli alunni e le alunne in militari in erba.

A nostro avviso una campagna pubblicitaria del genere sembra andare di pari passo con il dilagare nelle nostre scuole e sull'intero territorio nazionale di quella "cultura della difesa" che interpreta la funzione delle forze armate in maniera parziale omettendo sistematicamente di ricordare quella che è la vera missione di tutti gli eserciti, ovvero fare la guerra. Crediamo che questa operazione commerciale, che appare ora rientrata dopo le nostre campagne di boicottaggio, sia perfettamente in linea con quel processo di militarizzazione delle nostre scuole e del mondo del sapere in generale che sta avanzando a grandi passi e che come Osservatorio continueremo a denunciare, poiché la nostra idea è che le aule scolastiche debbano essere e rimanere sempre luoghi di educazione alla pace e alla convivenza pacifica senza alcuno spazio per pericolose e aggressive derive militariste che hanno come unico naturale sbocco il conflitto armato.

Ci permettiamo di ricordare inoltre che l'azienda in questione ha un proprio codice etico che all'art. 1.2 recita: "L'azienda opera altresì nell'ambito dei principi posti a tutela della libertà e dignità dell'uomo dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani dell'ONU (Organizzazione delle Nazioni Unite)"; facciamo altresì presente che la Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia e dell'adolescenza (approvata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall'Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176) nel preambolo afferma la necessità di "preparare pienamente il fanciullo ad avere una sua vita individuale nella società, ed educarlo nello spirito degli ideali proclamati nella Carta delle Nazioni Unite, in particolare in uno spirito di pace, di dignità, di tolleranza, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà".

In considerazione di quanto esposto chiediamo infine, come Osservatorio, che l'azienda non commercializzi in nessun modo i prodotti in questione (non basta toglierli da internet); chiediamo inoltre a genitori, studenti e studentesse di non acquistare i suddetti zaini scolastici. Deve essere chiaro che le finalità educative della scuola sono assolutamente inconciliabili non solo con la presenza dei militari nelle nostre aule, ma anche con tutto un linguaggio di stampo militare che nulla ha a che vedere con le attività didattiche quotidianamente portate avanti da docenti e alunni.

Info su https://bit.ly/3LpxpBE

  • militarizzazione
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Giornalisti si diventaMartina Facchini · Attualità

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Rubrica: ATTUALITA' | Autore: Martina Facchini

Corso di formazione per i diffusori e i redattori di Fuori Binario. Interesse, entusiasmo e la possibilità di iscriversi all'Ordine

Giornalisti in erba o forse meglio "in strada": per chi vende Fuori Binario nelle vie della città si è aperta la possibilità di un percorso finalizzato all'iscrizione all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti partendo dalla formazione professionale. Nelle scorse settimane chi diffonde il giornale, insieme ai volontari dell'associazione, ha infatti partecipato ad un laboratorio di scrittura giornalistica che ha riscosso un grande entusiasmo. Gli atipici, quanto appassionati alla materia, studenti si sono ritrovati nelle aule del Polo universitario di Novoli per frequentare le prime tre lezioni.

Durante il primo appuntamento sono stati affrontati i rudimenti del giornalismo in cui notizia e notiziabilità l'hanno fatta da padrona. Sapere che cosa possa interessare il lettore è di certo alla base di un buon articolo che si tratti di un "coccodrillo", di un editoriale, di un'intervista, di un'inchiesta o di un misero resoconto, ma forse da solo non basta senza l'attendibilità delle fonti. Certo delle fonti primarie i casi Cucchi e Aldrovandi hanno insegnato a diffidare, ma manca sempre qualcosa: obiettivo, preciso, completo e corretto così deve essere un giornalista, e anche autonomo nelle sue scelte verrebbe da aggiungere. Un mix di competenze che arriva ai rudimenti di deontologia partendo, con i piedi ben piantati per terra, dall'ABC di un buon articolo, ovvero la scrittura dell'incipit, dove in poche battute il giornalista principiante condensa la regola della 5W: il cosa, il chi, il dove, il quando e il perché di un fatto che grazie a lui diventa finalmente notizia.

Con il secondo incontro sono state approfondite le "scelte stilistiche" o gli "stili narrativi" del giornalista: che sia gonzo o new journalist poco cambia. Raccontare la storia di un singolo per raccontare il tutto, un po' una sineddoche della rappresentazione della realtà. Così per raccontare la chiusura di una fabbrica di 400 lavoratori, si narra la storia di un operaio che con la cassa integrazione non riesce a pagare il mutuo, le bollette e che ha perso capacità di pensare e progettare il proprio futuro. Un adattamento intimistico che ha, tra i rischi, quello di ridurre un evento epocale e corale ad un fatto privato "emozionale" (come va di moda dire ora), e che ci interroga su cosa rimanga al lettore alla fine dello sfoglio del giornale o della trasmissione televisiva. Rabbia? Pietà? Indignazione fine a se stessa oppure la voglia di impegnarsi attivamente per un mondo più solidale e giusto? Un mestiere, quello del giornalista, che fa dei rapporti umani un elemento strategico. E a Fuori Binario su questa cosa ci misuriamo tutti i giorni. Certo è che il genere a quanto pare più ambito dalla platea di "strada" sia l'intervista, protagonista della terza giornata: come si prepara, come si gestisce, ma è soprattutto come si rappresenta e costruisce il virgolettato, il fuori dai microfoni (te lo dico ma non lo scrivere!) che ha suscitato una grande curiosità tra gli studenti-diffusori.

Spento il proiettore dell'aula, la strana classe si è riunita in strada per recuperare le penne prestate, per chiedere gli appunti e capire come scaricare le slides, ma anche come iniziare a mettere in pratica le tante suggestioni ricevute da questo ritorno sui banchi. Terminata così la prima parte di questo laboratorio di giornalismo, forte resta l'aspettativa nel proseguire quest'avventura anche nella stagione fredda, con un ringraziamento per aver messo a disposizione l'aula ad Alessandro Simoni, presidente dell'associazione Periferie al centro, e a Cristiano Lucchi, direttore responsabile del giornale, che ha tenuto il laboratorio.

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Portalettere a cottimo e i ricatti di Poste ItalianeValentina Baronti · Lavoro

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Rubrica: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Lavoro a cottimo, straordinari non pagati, ferie non godute, violazione delle norme sulla sicurezza. No, non stiamo parlando dell'ennesima ditta in appalto per chissà quale marchio della moda. Questa volta stiamo parlando di una società per azioni con 120mila dipendenti e un controllo statale del 65%: Poste Italiane. La denuncia arriva da un portalettere, Carmine Pascale, che ha lavorato al recapito di Pistoia in condizioni di totale negazione dei diritti. Solo dopo che si è rivolto all'Ispettorato del Lavoro gli sono state riconosciute le 77 ore di straordinari fatte in due soli mesi, ma il contratto no, non gli è stato rinnovato. Quella di Carmine è una storia che si ripete in tutta Italia, tanto che i canali social che ha creato "C'era una volta il postino" sono inondati di post e commenti di altri lavoratori e lavoratrici in condizioni simili. In pratica, i precari di Poste ricevono all'inizio del turno la posta della giornata, con l'intimazione: "non tornate fino a che non l'avete consegnata tutta" e se ci impiegano più tempo non viene conteggiato. Perché? Perché in teoria gli straordinari devono essere concordati prima, in pratica se tornano con la posta non consegnata non gli rinnovano il contratto. Se ci aggiungete poi, che il turn over tra i portalettere è continuo e che, se non si conosce bene il giro, a consegnare la posta ci vuole il doppio, il ricatto è servito. Le cose non vanno meglio negli appalti di Poste, come ci racconta un lavoratore che vuole rimanere anonimo: "Le condizioni sono anche peggiori, perché le commesse vengono prese al massimo ribasso, con Poste che la fa da padrona, visto il regime di monopolio di fatto nel quale agisce". E allora, dove si risparmia? Nei dispositivi di sicurezza, nei mezzi che non sono adeguati al trasporto, per esempio, dei pacchi, negli stipendi che sono più bassi perché c'è un contratto nazionale diverso e nei ritardi nel pagamento di questi stipendi, che volte vengono addirittura pagati a rate. E i sindacati? "Ti dicono di stare buono, sennò non ti rinnovano il contratto". (v.b.)

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Cento per diecimilaValentina Baronti · Lavoro

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Rubrica: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Ex GKN, campagna per finanziare la cooperativa e il piano industriale sostenibile: obiettivo 1 milione

Nel silenzio assordante delle istituzioni e del capitale, gli operai dell'ex-GKN compiono un altro ambizioso passo verso la reindustrializzazione dal basso. A metà settembre la cooperativa Gff, costituita nel luglio scorso dai primi 14 soci fondatori, ha emesso azioni per un milione di euro, con l'obiettivo di venderle a soci finanziatori grandi e piccoli: cittadinanza locale, associazioni, singoli lavoratori e lavoratrici, delegati sindacali, movimenti, a partire da quello internazionale per il clima. Il piano industriale infatti è interamente sostenibile: pannelli solari di ultima generazione, senza l'utilizzo di litio, cobalto e terre rare e cargo bike, ossia le bici per il trasporto merci, il cui mercato è in continua espansione, soprattutto in nord Europa. Le azioni emesse, chiamate "pacchetto solidale" serviranno a finanziare questi progetti, nel momento in cui la cooperativa diventerà effettivamente operativa.

E ancora una volta l'ex-GKN diventa il teatro di un esperimento sociale unico nel suo genere: una realtà produttiva controllata non solo dai lavoratori ma da tutta la comunità che ha abbracciato la fabbrica. "I lavoratori, il territorio, le competenze solidali, i movimenti climatici e sociali, hanno difeso la fabbrica prima dalla speculazione finanziaria, oggi dal rischio della speculazione immobiliare -- spiega la RSU ex-GKN -- questa resistenza si è fatta progetto. Ha partorito un piano di reindustrializzazione dal basso, con l'obiettivo di ridare al territorio i posti di lavoro bruciati, creare una fabbrica socialmente integrata al servizio della collettività che l'ha difesa, ripartire con produzioni ecologicamente avanzate, con una struttura di controllo e decisione cooperativa e socialmente avanzata, con una comunità solidale e basata sul mutuo aiuto reciproco".

La campagna 100 per 10.000

Lo slogan scelto per promuovere la vendita del pacchetto solidale di azioni può stare sia per 100 soci finanziatori da 10.000 euro che per 10.000 soci da 100 euro, ma la sostanza resta la stessa: controllo sociale e operaio della produzione. È questo l'esperimento unico nel suo genere, far sedere nella stessa assemblea soggetti diversi: gli operai che hanno rilevato la fabbrica così come il singolo cittadino, la grande associazione come la comunità energetica, il movimento climatico internazionale come i circoli Arci, oppure, perché no, qualche istituzione che magari deciderà di aderire. Una sfida sociale che in qualche modo è già stata avviata con la costituzione della società operaia di mutuo soccorso Insorgiamo, che sarà il principale finanziatore della cooperativa, composta da operai della fabbrica e dal territorio che l'ha difesa.

Quanti piani industriali per l'ex-GKN?

La storia, in sostanza, è andata così. Il capitale privato è scappato e si è costruito dal basso il primo piano industriale, il polo pubblico della mobilità sostenibile, destinato agli autobus e che avrebbe dovuto essere finanziato dallo Stato, che però non si è mosso. È arrivato un nuovo proprietario che ha fatto tanti annunci senza presentare niente di concreto e si è tornati a costruire piani industriali dal basso: pannelli solari e cargo bike, di cui un prototipo gira già per le vie di Firenze con la cooperativa Robin Food. I tavoli ministeriali sono spariti dai radar e, a parte qualche annuncio estivo della Regione, siamo arrivati all'autunno e di far ripartire la fabbrica non se ne parla. Allora non resta che andare avanti dandogli gambe a questi progetti: si costituisce il primo embrione della cooperativa di lavoratori e si emettono le prime azioni per cercare soci finanziatori.

"La fabbrica produceva semiassi -- si legge sui canali del collettivo -- e potrebbe tornare a produrli. Ma avete giocato con il concetto di reindustrializzazione per cuocerci a fuoco lento e confondere tutta la popolazione. Sapete cosa? Ora decidiamo noi come reindustrializzare. La vogliamo socialmente ed ecologicamente avanzata. E ogni pannello solare, ogni cargo bike prodotto da questa fabbrica, sarà il segno tangibile, inequivocabile che qua 'loro' hanno perso. Per questo faranno di tutto per fermarci. Ogni giorno diventa più difficile. Spicchiamo il volo ora o cadiamo". Tutte le informazioni per aderire su www.insorgiamo.org.

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  • fabbrica socialmente integrata
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Il lavoro povero è giovaneValentina Baronti · Lavoro

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Rubrica: LAVORO | Autore: Valentina Baronti

Le cose sono due: o Firenze è la città più povera d'Italia, oppure qualcuno sui numeri ha barato. Per il rapporto Inps di era meloniana il lavoro povero praticamente non esiste, essendo limitato allo 0,2%, un risultato reso possibile da un'analisi parziale dei dati tirata fino all'estremo, quel tanto che basta per dimostrare che il salario minimo non serve. Per contro, nello stesso periodo viene pubblicato uno studio della Cisl Firenze e Prato su giovani, lavoro e casa, secondo il quale con uno stipendio medio a Firenze non si paga nemmeno l'affitto e il problema è soprattutto dei giovani. I dati di questo studio, a differenza di quelli dell'Inps, sono complessivi e fotografano la realtà in maniera verosimile. Ne emerge un quadro allarmante: una città vecchia, che nei prossimi anni si svuoterà ancora di più di residenti, per cause naturali. Vivere a Firenze infatti, tra affitto, cibo, vestiti, bollette e trasporti, costa tra i 18.500 e i 22.300 euro all'anno, mentre il reddito medio lordo è di 10.537 per i 20-24enni, di 15.614 per i 25-29enni e di 19.075 per i 30-34enni, con una differenza salariale, il cosiddetto gap generazionale, del 52% rispetto alla media di reddito lordo annuo di chi ha tra i 55 e i 59 anni. Il problema è ancora più grave se si guarda alle statistiche di settore. Da dove arrivano le richieste di lavoro per i giovani? Principalmente da alloggio, ristorazione e servizi turistici. E qui il reddito medio è ancora più basso: 9.707 euro per alloggio e ristorazione, 15.226 per noleggio e agenzie di viaggio. Siete ancora sicuri di voler ascoltare al telegiornale l'albergatore di turno che si lamenta perché i giovani non hanno voglia di lavorare? (v.b.)

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AlfabetoFelice Simeone · Segnalazioni

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Rubrica: SEGNALAZIONI | Autore: Felice Simeone

Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!

A come Assange - Ithaka espone la brutale realtà della campagna per la liberazione di Julian Assange, prigioniero politico più famoso del mondo e, allo stesso tempo, un ritratto commovente e intimo della lotta di un padre per salvare suo figlio. Fondatore di WikiLeaks, Assange diventa emblema della libertà di giornalismo, della lotta alla corruzione dei governi e ai crimini di guerra impuniti. Non lo abbiamo trovato in nessuna sala cinematografica: questo è per noi un motivo in più per procurarselo. Info su https://bit.ly/48mgcTy

B come Batteria - È difficile stare dietro alle continue evoluzioni della musica e dei ritmi di Valentina Magaletti, batterista di origine barese, trasferitasi a Londra più di venti anni fa. Fondatrice di diverse formazioni, i Tomaga sono forse i più noti, Valentina imbraccia anche il basso e intona con la voce. I ritmi e i suoni di cui è artefice o in cui è coinvolta, avvolgono e ipnotizzano, ma mai nello stesso modo. Ecco la migliore definizione dell'arte di Valentina Magaletti: indefinibile! Info su https://bit.ly/45VVlox

C come Città - Lucia Tozzi ci racconta cosa nasconde il luccichio delle grandi città, a partire da Milano, per arrivare a New York, Londra, Tokio. Molti di noi sperimentano quotidianamente la fatica della città. Lucia Tozzi ci spiega con rara chiarezza, che quella fatica non è né casuale né inevitabile, ma il frutto di scelte politiche e culturali, alle quali solo in Francia, sembra, gli abitanti delle città stanno cominciando a reagire con la rabbia. Il titolo della lezione? Perché le città sono diventate invivibili. Info su https://bit.ly/3Zkp8Vk

D come Dramma - In occasione della Festa del Teatro di San Miniato, è andato in scena "Dramma industriale" (Firenze, 1953), firmato da Giovanni Ortoleva, leva per la drammaturgia di Riccardo Favaro. "Dramma industriale" è incentrato sulla figura di Giorgio La Pira. Politico di spicco della Democrazia Cristiana, eletto per tre volte sindaco di Firenze, La Pira viene ricordato soprattutto per le sue politiche di giustizia sociale, per il suo alto senso morale e per le sue battaglie a fianco dei più deboli. "Questo lavoro porta lo spettatore a riflettere sul senso del tempo, in rapporto ai cambiamenti che ci sono (o non ci sono stati) rispetto ai diritti dei lavoratori, al mercato del lavoro, alle dinamiche sociali della fabbrica" dice il regista Ortoleva. Non abbiamo visto lo spettacolo, ma ci piacerebbe molto farlo, magari proprio a Firenze. Per chi se lo fosse perso, come noi, segnaliamo la recensione di Radio3. Info su https://bit.ly/3t0IUcz

E come Emozioni - Samaia è il nome collettivo di Luna Silva, Eléonore Fourniau e Noémie Nael. Più che di persone, è più appropriato parlare di voci che creano musica. Nelle loro note, fanno vibrare suoni che giungono da Anatolia, Turchia, Francia, Inghilterra, Spagna meridionale. A molti di noi Samaia forse non dice niente. Eppure Songlines, la più nota rivista di Musica dal Mondo, ha messo Traversées, l'ultimo album delle Samaia, fra i migliori dischi del 2023. Per noi è anche uno dei più emozionanti. Info su https://bit.ly/3PFlzWL

F come Festival - Dal 5 all'8 ottobre 2023, si terrà a Pisa l'Internet Festival. Forse, quando leggerete questa segnalazione il Festival si sarà già chiuso, ma ci sembra importante segnalarlo lo stesso, anche perchè le sessioni saranno disponibili online entro la fine dell'anno. L'Internet Festival affronta i rapporti tra l'Artificiale e il Naturale, in tutte le loro forme: musica, letteratura, illustrazione, ma anche giochi, ambienti, relazioni. Almeno così si legge nel programma online che, i visitatori sono avvisati, potrebbe essere stato "scritto da uno strumento di intelligenza artificiale". Info su https://bit.ly/3Rqr10R

G come Giovani - Quattro studenti universitari dell'istituto Luiss Guido Carli vengono scelti dalla loro università per interfacciarsi con un gruppo di detenuti-studenti del carcere di Rebibbia. Quando la pandemia di Covid-19 obbliga tutti a restare a casa questi due gruppi diversi improvvisamente sono accomunati dalla situazione di detenzione. "Rebibbia Lockdown", un documentario Rai, racconta l'evoluzione di questo rapporto in cattività. Tra i carcerati e gli studenti si instaura uno scambio epistolare, in cui si raccontano gli uni agli altri e condividono i loro timori, i loro sogni, le speranze, ma anche i momenti più dolorosi. Info su https://bit.ly/48lkZos

H come Hub - L'era digitale che viviamo è una fonte di dati quasi inesauribile. Mai come in questo tempo, dati su aspetti cruciali del nostro vivere comune sono a portata di click. Eppure, questi dati e le storie che raccontano, non sono sempre accessibili. Molto spesso bisogna scovarli, rincorrerli, richiederli con carta bollata anche quando dovrebbero essere pubblici. Openpolis è una fondazione che pratica la democrazia nel mondo digitale. È una specie di hub virtuale che cerca i dati, li analizza, li visualizza, li spiega, e li mette a disposizione di chiunque. In un certo senso, l'attivismo di Openpolis ha allargato la definizione di "democrazia". Sosteniamoli. Info su https://bit.ly/3LtQoet

I come Indietro - La durissima "lezione" della pandemia ha ispirato comportamenti nuovi: abbiamo riscoperto il gusto del fai-da-te; abbiamo capito a pieno il valore delle relazioni e delle connessioni; abbiamo imparato a scegliere prodotti sani e giusti, che rispettano le persone e l'ambiente. La campagna per il consumo equo e solidale #ionontornoindietro ricorda che l'emergenza sanitaria ci ha insegnato l'importanza che ciascuno sia l'artefice, in prima persona, di una nuova normalità e di un mondo più solidale e più verde. A cominciare dal consumo consapevole. Info su https://bit.ly/3ZlZgse

L come Letterature - Dall'11 al 15 ottobre 2023 si terrà a Palermo il consueto Festival delle Letterature Migranti. Ogni anno il Festival fa il punto su tutto ciò che comporta la comprensione della complessità delle culture, su come queste comunicano e soprattutto cosa vuol dire lasciarsele alle spalle. Racconti, saggi, video installazioni a sviscerare emigrazioni ed immigrazioni, testi classici e contemporanei, traduzioni, confini, barriere, muri e il loro inevitabile crollo. Info su https://bit.ly/3PFAWyq

M come Metoo - L'attivista Tarana Burke ha lanciato il movimento #MeToo più di dieci anni fa, ma è solo dopo che Alyssa Milano ha denunciato le molestie e i ricatti sessuali nell'ottobre del 2017 che il movimento ha avuto una risonanza mondiale. Valentina D'Efilippo, una designer italiana di stanza a Londra, ha visualizzato la valanga di reazioni che le denunce di Alyssa Milano hanno generato: è così emersa una realtà di molestie e uso del potere maschile a fini sessuali di dimensioni terrificanti. D'Efilippo le ha dato la forma di un soffione che evoca la fragilità delle vittime e, al tempo stesso, suggerisce la semina dei diritti ovunque il vento porta le stelle filanti del soffione. Info su https://bit.ly/3rmLcSI

N come Nuvola - Sebbene sia ufficialmente parte di Slovenia e Croazia, l'Istria conserva una sua identità propria, solo parzialmente sovrapponibile a quella delle nazioni di appartenenza. E come accade in tutte le terre di contaminazione (cioè tutte le terre emerse del globo!), l'identità dell'Istria è un incastro di tante altre identità che lì confluiscono. Questo meticciato ha prodotto un'artista immensa, Tamara Obrovac, capace di produrre una musica indefinibile proprio perché unisce tanti generi e li canta in tante lingue: croato, istriano, italiano. Noi intanto vi segnaliamo il suo nuovo lavoro: "Nuvola". Info su https://bit.ly/46jM2yJ

O come Occupazione - Mentre si denuncia l'invasione dell'Ucraina da parte della Russia un anno e mezzo fa, un'altra occupazione, iniziata molti decenni prima, non attira più l'attenzione di giornalisti, politici e attivisti: è quella di Israele nei territori palestinesi. L'occupazione, illegale, dei territori palestinesi viene giustificata con improbabili arrampicate sugli specchi della sicurezza nazionale, della storia del popolo ebraico, della minaccia del terrorismo. A queste se ne aggiunge un'altra, più concreta e meno raccontata: gli interessi economici derivanti dall'occupazione. L'ONU ha pubblicato l'elenco delle aziende coinvolte in attività profittevoli nei territori occupati: fra gli altri, Airbnb, Booking, Expedia, TripAdvisor, fino a eDreams. Leggere per credere. Info su https://bit.ly/44QOGe4

P come Paciolla - Il 15 luglio del 2020 Mario Paciolla viene trovato morto nel suo appartamento, a San Vincente del Caguàn, nel Sud della Colombia. Aveva 33 anni, lavorava per la missione Onu di verifica degli accordi di pace. Tre anni dopo, la sua morte è ancora un mistero. Mario Paciolla si è suicidato o "è stato suicidato"? Un prezioso podcast di Rai-Radio3, Mario Paciolla - Tre anni senza verità, ne ripercorre la vicenda, con la straziante testimonianza dei suoi genitori. Info su https://bit.ly/3riwzzW

Q come Quinto potere - Nel mondo della Brexit, di Donald Trump e della coppia Meloni&Salvini ogni giorno porta con sé una gaffe, una polemica, un colpo di scena. Eppure, dietro le apparenze sgangherete del carnevale populista si nasconde il lavoro accanito di decine di spin doctor, di ideologi e, sempre più spesso, di scienziati ed esperti di Big Data senza i quali i nuovi leader non sarebbero arrivati al potere. Giuliano da Empoli ce lo spiega nel suo "Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica dell'internazionale Populista" (Ed. Marsilio, 17 euro). Ma se queste sono le premesse, allora quel potere che i protagonisti della politica contemporanea si contengono all'arma bianca, è un potere vuoto e artificiale. Gli effetti ce li abbiamo sotto gli occhi. Info su https://bit.ly/3RpJx9O

R come Ricchezza - Fuori Binario racconta da sempre il mondo visto dal punto di vista dei poveri. Non sappiamo niente della ricchezza. E forse è meglio non saperne niente, sembra dirci Giulio Marcon con il libro-inchiesta "Se la classe inferiore sapesse". (Ed. People, 16 euro). "Per comprendere che in Italia le disuguaglianze sono un problema drammatico e che le classi sociali esistono ancora", ci dice Marcon. E ancora: "Non siamo tutti sulla stessa barca: alcuni hanno i panfili e vanno a tutta velocità, altri hanno delle barchette e stanno affondando. Una ricchezza concentrata in poche mani e fonte di privilegi fa male alla società. È un problema economico, sociale e politico". Questo libro cerca di spiegare perché. Info su https://bit.ly/44YErUS

S come Sportello - Cronachediordinarioazzismo.org è un sito di informazione, approfondimento e comunicazione ideato nel 2011 da Lunaria, per dare un contributo alla costruzione di una memoria collettiva del razzismo in Italia. Lo stesso sito, ha anche lanciato uno Sportello Contro il Razzismo come luogo in cui trova ascolto e supporto, anche legale, chi subisce violenza razzista. Lo sportello non ha lo scopo di salvare chi subisce razzismo, chiariscono i promotori, ma è un luogo in cui praticare l'antiviolenza e promuovere i diritti. Info su https://bit.ly/45W2chV

T come Testimonianza - Le Ali di Vik è un podcast su Vittorio Arrigoni, un uomo che ha messo al servizio degli altri la propria esistenza, sempre mosso dagli ideali di pace, giustizia ed uguaglianza. In questo podcast, la storia della sua breve vita e soprattutto del suo impegno in Palestina fino al suo assassinio, è raccontata dalla sua stessa voce e da quella di sua madre Egidia, dagli amici, dalla sua compagna e dal corrispondente da Gerusalemme per il Manifesto Michele Giorgio. La sua incredibile storia è oggi più viva che mai e che ci ricorda, nonostante tutto, di "Restare umani" come amava ripetere Vik. Info su https://bit.ly/45W241V

U come Utopia - Don Lorenzo Milani è stato un utopista e un rivoluzionario e questo tratto va raccontato ai giovani più, forse, della sua specifica azione di pedagogo. Il Libro "La scuola più bella che c'è" è un romanzo biografico pensato proprio per i ragazzi. È un libro nato dall'esperienza teatrale di Cammelli a Barbiana scritto da Francesco Nicolini e Luigi d'Elia e poi trasformato in romanzo e illustrato, grazie anche ai ricordi, affidati a Sandra Gesualdi, della grande esperienza che fu la scuola di don Lorenzo Milani. "Io sono molto affezionata a don Lorenzo", ha detto Sandra, "e sono stata felice di ritrovare una biografia rivolta ai ragazzi che finalmente rendesse accessibile la vita straordinaria di quest'uomo non solo agli adulti". Info su https://bit.ly/3Ropmc6

V come Violenza - Willy, una storia di ragazzi, è un podcast sulla morte di Willy Monteiro Duarte. "La morte di Willy" dicono gli autori, "si può raccontare in due modi: in venti secondi, arrendendosi al fatto che il male è un colpo ben assestato del destino, oppure dandosi più tempo, ascoltando tutte le voci coinvolte: la famiglia di Willy, gli amici e i compagni di classe, i suoi datori di lavoro, i vecchi e nuovi operai, cercando una ragione e una giustizia, indagando nella storia e nel presente la lotta tra bene e male, tra la parte di chi cerca di difendere un amico e chi dà violenza e morte. Info su https://bit.ly/48d5VJv

Z come Zappa - Essere contadini è sempre stato faticoso, non solo fisicamente. Lo sfruttamento della grande distribuzione, il ricorso consueto al caporalato, la sordità delle istituzioni soprattutto verso i piccoli produttori, sta di fatto spopolando le campagne. È possibile coltivare in un altro modo? A questa domanda la comunità foggiana di VaZapp ha trovato una risposta, ed è positiva. VaZapp è una rete di sognatori che hanno capito che le relazioni fra chi lavora sono cruciali, affinché la terra dia buoni frutti. Conoscersi, parlare, interagire, fare comunità. E le campagne si ripopolano. Miracolo? No, realtà. Info su https://bit.ly/3EGN9fN

a cura di Felice Simeone

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Notizie dalla Piazza del MondoGian Andrea Franchi · Migrazioni

!Migrazioni

Rubrica: MIGRAZIONI | Autore: Gian Andrea Franchi

A Trieste passano ogni anno tredicimila migranti provenienti dalla rotta balcanica. Qui trovano l'accoglienza di Linea d'Ombra e l'ostilità di governo e amministratori

Chi arrivasse nella piazza della stazione ferroviaria di Trieste verso le 9-10 di sera vedrebbe una folla di giovani uomini accalcati intorno a poche persone, soprattutto donne, che si affannano a distribuire cibo, scarpe, vestiario; altre donne, sedute su sgabellini, sono intente a curare piedi maltrattati da lunghi cammini. Alcuni gruppi, poco più in là, giocano a palla. Altri ancora persino danzano al suono stridulo di uno strumento elettronico. Guardando meglio, vedrebbe, mescolati fra la massa, giovani scout, che giocano o, seduti, a terra parlottano con i migranti.

Decine e decine, talvolta centinaia di persone occupano questa piazza mentre intorno ruota il traffico, passano indifferenti cittadini e turisti. Ignorano -- vogliono o fingono o devono ignorare -- che questa piazza la quale, nel monumento a Sissi, ricorda la storia complessa di Trieste, è una finestra aperta sulla realtà del mondo, anzi della vita oggi. Qui affluiscono a migliaia i figli del Medioriente che arrivano dopo mesi e anni di tortuosi cammini che chiamano game, nel significato corrente di "mettersi in gioco", figli di quel Medioriente inventato dai dominanti inglesi e francesi dopo il crollo dell'Impero turco nella Prima catastrofe mondiale: figli del colonialismo. Gettati qui dall'attuale catastrofe di quei territori voluta da chi nel mondo può decidere la grama sopravvivenza o la distruzione di interi paesi: pensiamo all'Afghanistan, alla Siria, all'Irak... Catastrofe dovuta non solo a guerre indotte, a giochi di potenza, ma anche a quello che è il grande problema di oggi: la distruzione dell'equilibrio ambientale dovuta a una Cultura dominante, chiamata capitalismo, che ha fatto della produzione e vendita di merci lo scopo dominante vita, umana e non, cui tutto deve essere sacrificato.

L'anno scorso sono passati per Trieste quasi 13.000 migranti, il 70% dei quali in transito, intesi cioè a non osservare l'obbligo europeo di farsi identificare dalle polizie nel primo paese di transito; quest'anno a luglio erano già più di 8.000. Le persone in transito, che in teoria avrebbero dovuto esser fermate dalla polizia, non hanno nessuno dei miseri parziali 'diritti' di chi fa domanda d'accoglienza: sono umanamente e politicamente invisibili.

Nell'inverno 2019-20 qualcuno, da non molto arrivato a Trieste, si è accorto di questa violenza collettiva di 'autorità' e pubblico e ha deciso di intervenire. È nato così un variabile gruppo d'intervento chiamato Linea d'Ombra.

In questa piazza, quindi, un piccolo gruppo di circa dieci persone, e spesso anche meno, interviene quotidianamente da anni, recando, prima di tutto solidarietà: questa si articola necessariamente in cura sanitaria, cibo, vestiario, per un periodo che può durare dal pomeriggio alle prime ore del mattino. La solidarietà passa prima di tutto attraverso il corpo. Riconosce ai corpi migranti il diritto metastatuale di andare dove vogliono: una scelta etico-politica.

In piazza è apparso anche, ad iniziativa di una di noi, il lenzuolo della memoria, inventato dalle Madres dei desaparecidos delle dittature sudamericane. Perché anche nella Rotta balcanica si muore, non solo nel Mediterraneo, dove è in atto una strage di cui, in varia misura, siamo tutti responsabili.

A metà settembre, dopo che la cooperativa proprietaria del Silos di Trieste (occupata dai migranti per sopravvivere) Coop Alleanza 3.0, ha sporto denuncia per l'occupazione di suolo privato, abbiamo cominciato a vedere in piazza e nei dintorni la presenza dell'esercito oltre che di polizia, con diversi passaggi e controlli sui migranti. Prefettura e Questura hanno cominciato a sfoltire la notevole massa di migranti in prima accoglienza, ma in esubero rispetto ai post nel CAS, che aveva raggiunto il numero di circa 500 persone. Una parte di loro è stata accolta nel CAS in Carso, sopra Trieste. Un altro gruppo dal Silos, a sua volta, è stato spostato altrove.

Questo 'altrove', per tutti o quasi, è la Sardegna, dove i migranti con i loro documenti non sono in grado di uscire: una prefigurazione di confino. Vengono mandati soprattutto in due località dell'interno dove si trovano malissimo al punto da rimpiangere la Trieste non certo del Silos, ma della Piazza del Mondo, dove da tempo ormai è nata e viene animata quotidianamente, una socialità basata sulla solidarietà e il rispetto reciproco. In una di queste località sarde, Monastir, è venuta alla luce una vasta organizzazione per lo sfruttamento di migranti al lavoro nero, con diverse denunce e fermi. In un'altra località, Tonara - il luogo più grande con centinaia di migranti -, gestito privatamente, ci sono spesso tensioni interne e i ragazzi lì detenuti hanno organizzato anche una manifestazione. Ovunque si trovano molto male.

Una di queste mattine si è svolta in piazza della Stazione una retata di esercito e polizia, con una ventina di migranti in transito portati in Questura. Poi, per la prima volta, un vasto controllo al Silos: una sessantina di poliziotti hanno controllato i documenti e portato in Questura 40-50 migranti non identificati. La rabbia della Meloni sortisce i suoi primi effetti. A pagare, di nuovo, sono i corpi dei migranti.

La situazione dei profughi dal Medioriente, dall'Asia, dalla devastazione ambientale, dei camminanti della Rotta balcanica, sta cambiando a Trieste? Troppo presto per capire se si tratta soltanto di una scenografia di teatro politico o dell'inizio di un cambiamento, che, ovviamente, sarà in peggio. Noi, piccolo gruppo di attivisti solidali, saremo comunque impegnati a trovare il miglior modo per re-esistere.

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La quercia matriarcaValentina Nicastro · Mille Foglie

!Mille Foglie

Rubrica: MILLE FOGLIE | Autore: Valentina Nicastro

La quercia di Filettole non è a Firenze ma è abbastanza vicina e merita la piacevole passeggiata necessaria per incontrarla. Da Prato si percorre la strada pedecollinare che conduce prima alla salita della Villa del Palco, sede della comunità dei Ricostruttori nella preghiera, un movimento ecclesiale nato alla fine degli anni '70, poi in cima al colle dove si trova il borgo medioevale di Filettole. La sua posizione era strategica: fu prima una postazione bizantina e poi longobarda. Il panorama si apre verso la chiesa e val la pena di fermarsi a salutare chi riposa per sempre nel piccolo cimitero.

Poco dopo si trova la traccia di un nuovo sentiero, appena aperto da Franco Antonio Focosi, che nel suo profilo Facebook si mostra abbracciato proprio a una quercia. L'ho contattato per chiedergli come trovare quella signora quercia, colei che padroneggia in quel di Filettole. Il sentiero scende e lei mi appare solitaria e maestosa. Si appoggia con il suo tronco, quasi stanca ma ben viva, su una struttura che Franco mi informa essere una cisterna dell'acqua, perché proprio da lì passava il condotto reale delle fonti che nel '600 portava l'acqua alle fontane di Prato e a qualche famiglia nobile, una sorta di acquedotto. Lì si trova una pietra, che porta scolpita la scritta "Quercia Patriarca".

Sono grata a Franco e a tutte le persone come lui, che si adoperano per valorizzare il territorio di Prato, la sua Natura, la sua godibilità e la magnifica quercia antica che dovrebbe essere correttamente ribattezzata "Quercia Matriarca".

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Il cellulare equo e solidaleBeatrice Montini · Consumi

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Rubrica: CONSUMI | Autore: Beatrice Montini

Si chiama Fairphone: grazie a una filiera etica e trasparente punta a ridurre il costo sociale e ambientale degli smartphone

Secondo il report Digital 2023 almeno 5,44 miliardi di persone usano un cellulare. Su una popolazione mondiale che ha superato gli 8 miliardi, si tratta di circa il 68% degli umani. Una crescita continua ed esponenziale che, non solo ha cambiato la nostra vita individuale, sociale e lavorativa ma ha anche causato inevitabili problemi sull'ambiente. Basti pensare che, dei circa 1,5 miliardi di telefoni portatili venduti ogni anno, solo il 20% viene riciclato. Ma non si tratta solo di un'enorme massa di rifiuti elettronici, quanto anche di un altissimo prezzo da pagare sul versante dei diritti umani: per ottenere a poco prezzo i minerali e le terre rare di cui abbiamo bisogno per produrre questi oggetti (diventati per noi praticamente indispensabili), nelle miniere vengono continuamente violati i diritti dei lavoratori che spesso sono bambini.

In questo contesto, dal 2010 esiste una compagnia di smartphone in Olanda che produce il Fairphone, arrivato adesso alla versione numero 5 (acquistabile anche in Italia dal loro sito web). L'obiettivo della Fairphone (come dice il nome stesso: fair significa "giusto" in inglese) è proprio quello di creare e vendere uno smartphone "equo-solidale".

Possibile? Un po' come è accaduto con il tentativo di creare una filiera più "etica" per i diamanti e le pietre preziose, Fairphone dichiara di acquistare le materie prime al prezzo di mercato reale, disincentivando lo schiavismo e il mercato nero e sostiene che oltre il 70% di materiale usato per il loro smartphone è equo o riciclato. "Per ogni Fairphone 5 acquistato -- scrive l'azienda sul suo sito web -- diamo nuova vita a un telefono o ricicliamo la stessa quantità di rifiuti elettronici, bilanciando al 100% il peso del materiale elettronico che immettiamo sul mercato. Per garantire al tuo telefono la neutralità dei rifiuti elettronici". Per quanto riguarda i diritti dei lavoratori che lo producono, Fairphone dichiara: "Ogni Fairphone 5 sostiene direttamente gli operai che l'hanno realizzato con un bonus integrativo del salario minimo di 2,63 dollari. Per ogni telefono, contribuiamo a creare un mondo in cui i lavoratori ricevono un trattamento equo, uno stipendio adeguato dandogli modo di essere orgogliosi di ciò che fanno". Sul sito, in nome della trasparenza, è possibile poi controllare dove i telefoni vengono prodotti e assemblati in tutte le sue parti.

Il punto di forza principale del Fairphone è però il Fairphone stesso. Si tratta infatti di un apparecchio modulare le cui componenti principali sono la scheda madre, la batteria, la fotocamera e lo schermo. Quando uno di questi "moduli" si guasta può essere sostituito -- semplicemente e da soli -- ordinando il ricambio. Il prezzo sul mercato è di 699 euro (non economico dunque), garantito 5 anni un supporto per l'aggiornamento del software (Android) fino al 2031. Fairphone inoltre afferma che la batteria manterrà almeno l'80% della sua capacità originale per più di 1.000 cicli di ricarica completa, mentre una sostituzione o un ricambio costa circa 40 euro (così come la fotocamera base).

Fairphone è dunque davvero un cellulare etico e solidale? Sicuramente si tratta del tentativo di un'azienda di rendere più trasparente il costo reale e ambientale di quello che producono e quindi sensibilizzare anche ad un consumo più consapevole e duraturo. Secondo i dati diffusi dall'azienda oggi Fairphone viene utilizzato da circa 100mila persone.

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Un meeting per hackerPinke · Cyber Bluff

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Rubrica: CYBER BLUFF | Autore: Pinke

Hackmeeting è l'incontro annuale delle controculture digitali italiane, che quest'anno si è tenuto a Gallico Marina, Reggio Calabria, al CSOA Cartella. Detta così, potrebbe sembrare un incontro sedentario, di nerd occhialuti che non staccano gli occhi dal computer o, al massimo, da qualche slide proiettante schermi neri. E invece è soprattutto momento di incontro, socialità, autogestione, decine di seminari e dibattiti, scambi e assemblee. Quest'anno ci sono state due importanti novità. La prima è l'affinarsi delle pratiche di accessibilità autogestita e la cura per neurodivergenze, disabilità sensoriali e per altri differenti modi di percepire spazi e persone. Con spirito hacker, si sperimenta, si sbaglia insieme, si usano cura e attenzione, e si impara a non dare niente per scontato, manco dove mettere i piedi. Seconda novità i laboratori pratici: insegnare a smontare il motore di un'automobile, cucirsi a macchina la borsa per il portatile, costruirsi una serigrafia, incollare con la resina epossidica. Hackmeeting è un luogo, un momento, una comunità. Se ne esce stanche, piene di propositi, cariche di energie. Abbiamo deriso la visione messianica della tecnologia, parlato male di Google, abbiamo imparato tutto ma proprio tutto sulle ghiere degli orologi, riscoperto il morse, progettato radio, guardato dentro le tecnologie persuasive, ci siamo raccontate della scienza curda, delle alternative ai giganti del web, dei territori sfruttati e delle vecchie nuove guerre. E nonostante la fatica, ne avremmo proprio voluto ancora e ancora. Appuntamento al prossimo anno, a Brescia.

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Guerra alla NaturaCamilla Lattanzi · Restiamo Animali

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Rubrica: RESTIAMO ANIMALI | Autore: Camilla Lattanzi

Il 30 agosto scorso, a San Benedetto dei Marsi nel Parco Nazionale d'Abruzzo, un cacciatore tesserato ha sparato ad Amarena, simbolo del Parco, uccidendola di fronte ai suoi cuccioli: l'orsa era su quattro zampe e non stava attaccando nessuno. Pochi giorni dopo il presidente leghista della Provincia autonoma di Trento ha condannato a morte una mamma-orsa, chiamata F36, colpevole di un "falso attacco" a due giovani che l'avevano sorpresa a dormire col suo cucciolo. Sull'ordinanza si legge "Misura di sottrazione all'ambiente naturale, tramite uccisione dell'esemplare di orso F36", nello sforzo di nascondere una scelta eticamente imbarazzante dietro una maschera di neutro tecnicismo. Il 9 settembre il presidente della Provincia autonoma di Bolzano ha autorizzato l'abbattimento di due lupi a Selva dei Molini, perché alcuni animali d'allevamento sono stati predati. Sparare ai lupi è la violazione di un tabù, una ferita che aveva iniziato a rimarginarsi nel 1979, quando venne firmata la "Convenzione di Berna per la conservazione dei selvatici", e che oggi torna ad aprirsi.

Sembra che la nostra specie non riesca più ad accettare l'esistenza di vite non geneticamente modificate, addestrate, addomesticate. A Scanno (L'Aquila) l'orsa Gemma -- che ha un nome vero, come Amarena -- nota frequentatrice del paese, è entrata in un hotel, ha mangiato una torta e se n'è andata. Ci sono due strade: quella dell'attenzione, della pazienza, della co-esistenza che implica il coinvolgimento della cittadinanza, e quella della drammatizzazione, della risposta militarizzata da delegare ai cacciatori. Su quale strada vogliamo camminare?

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Il catcalling è molestiaMarta Benettin · Femminismi

!Femminismi

Rubrica: FEMMINISMI | Autore: Marta Benettin

Londra, agosto 2023. In autobus leggo un avviso: "Catcalling. Fare osservazioni non richieste di natura sessuale nei confronti di qualcuno è una molestia sessuale e non è tollerata. Lo vedi o lo vivi sui mezzi pubblici? Segnalalo online. In caso di emergenza comporre sempre il 999. Insieme, possiamo fermare le molestie sessuali. Firmato: il sindaco, la polizia e la società trasporti di Londra". Dalla scorsa primavera, in Inghilterra, il catcalling (cat + calling, letteralmente chiamare il gatto) è diventato reato punibile fino a 2 anni di carcere, come già in Francia, Spagna, Portogallo, Belgio e Olanda, per citare altri paesi europei. E in Italia? Questa molestia non è perseguibile penalmente, perché culturalmente non viene percepita come tale, a meno che non diventi stalking (art. 612 bis del codice penale). Ignoriamo il problema, anche se già nel 2015 oltre il 79% delle donne in Italia dichiarava di aver subito episodi di molestie in strada prima dei 17 anni*. Con chi protesta, la tattica è sminuire parlando di goliardia e tradizione (ricordate i raduni degli alpini? Un'apoteosi di catcalling): "Se non sai apprezzare un complimento, è un tuo problema! [...] Che sarà mai, fatti una risata, suvvia! [...] Di questo passo non si potrà dire più nulla a voi donne!". Senza punire il catcalling lo Stato italiano afferma di fatto che alcune molestie sono più lecite e quindi più accettabili di altre. E il problema saremmo noi donne. Ribelliamoci per cambiare questa cultura! Raccontiamo le nostre esperienze (ci sono decine di pagine dedicate sui social - wannabesafe.italia e sonosolocomplimenti, per citarne due). Ribattiamo a chiunque sminuisca, sempre. * https://bit.ly/3RnSFeO

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A scuola di nonviolenzaGiampaolo Pancetti · Non Violenza

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Rubrica: NON VIOLENZA | Autore: Giampaolo Pancetti

I dati Istat dal 2006 al 2014 ci dicono che ben 6 milioni e 788 mila donne tra i 16 e i 70 anni (il 31,5%) hanno subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale: femminicidi, stupri, ma anche bullismo, razzismo, omofobia, xenofobia, violenza psicologica, manipolazione e persino violenza economica con conseguenti suicidi! Un oceano di dolore e sofferenza. Quante volte ti sarai detto: eppure qualcosa si potrà pur fare! Ma cosa? Punizioni esemplari? Sedia elettrica? Castrazione chimica? Restrizione di libertà? Chi ci deve pensare? A queste domande il mahatma Gandhi, liberatore dell'India dall'oppressione inglese, avrebbe risposto: "Sii tu il cambiamento che vuoi vedere". Ed è su questa base che nel 2022 nasce a Firenze il movimento di spiritualità sovversiva della nonviolenza, che promuove corsi in presenza per imparare ad essere meno violenti, imparare a gestire i conflitti e migliorare la nostra comunicazione, affinché sia non solo più etica, più inclusiva, ma anche più efficace. Spiritualità, non religione. Sovversiva perché dobbiamo ribaltare le logiche di questo mondo. Nonviolenza, non quietismo.

Se vivi situazioni di conflitto in casa o a lavoro, se vuoi cominciare a costruire la pace, questo è il corso che può fare per te. La pagina Facebook di riferimento è "Cristianesimo sovversivo & Spiritualità della nonviolenza". I prossimi corsi partiranno il 15 Ottobre, sia per il livello base che per quello avanzato: 5 incontri in 5 mesi. Investi sulla tua vita! Per saperne di più scrivi a: nonviolenzasovversiva@gmail.com oppure chiama 328/9896286

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Carta di identità sessualePaola Biondi · Intersexioni

!Intersexioni

Rubrica: INTERSEXIONI | Autore: Paola Biondi, psicoterapeuta

Cos'è una carta d'identità sessuale? Ogni persona ha una 'mappa sessuale' unica, composta da identità di genere, sesso, orientamento sessuale, ruolo ed espressione di genere. Ognuno di questi aspetti è una componente dell'identità sessuale.

Con identità di genere si intende il sentirsi donna, uomo o un genere diverso. Si parla di persone cisgender o transgender: in queste ultime non c'è rispondenza tra identità di genere e sesso assegnato alla nascita, così che è necessario modificare alcune caratteristiche per poter essere finalmente se stesse. Il sesso è l'insieme dei marcatori di caratteristiche cromosomiche, gonadiche, e anatomiche, con cui si nasce. L'orientamento affettivo e sessuale (di chi ti innamori e chi ti attrae) è come una bussola e il tipo di persona che ti piace indica la direzione della bussola. C'è chi prova attrazione per persone di genere diverso dal proprio, altre per persone dello stesso genere, altre ancora sono attratte da persone di qualsiasi identità di genere o sono indifferenti al genere. I ruoli legati al genere di appartenenza sono regole socio-culturali che indicano cosa fare e cosa ci si aspetta in base al genere di appartenenza: nelle società patriarcali e dicotomiche vediamo ancora una forte discrasia tra aspettative nei confronti di donne e uomini. L'espressione di genere è il modo in cui si esprime il genere in cui ci si riconosce (abbigliamento, atteggiamento, pronomi, ecc.), e, come nel caso dei ruoli di genere, cambia di società in società e nel tempo. E tu come descriveresti la tua carta di identità sessuale?

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La libertà è un transitoFrancesco Martinelli · Divagando

!Divagando

Rubrica: DIVAGANDO | Autore: Francesco Martinelli

Finalmente fuori, in fila con gli ultimi, il futuro mi spaventa e mi attira. Quelli che decidono per noi detenuti, cosa ne sanno delle nostre vite?

Melamarcia è un'illustrazione di Libero Mezzani

Mentre sono intontito su una branda penitenziaria, mi recapitano una lettera attraverso la porta blindata: sono libero!

In cella avevo eliminato l'onorevole ministro, il cui decreto mi faceva prigioniero, con un colpo di click del telecomando che l'amministrazione mette a disposizione del detenuto. Sapevo che non era sufficiente, ma dentro di me mi illudevo: "occhio non vede cuore non duole". Il ministro dice che il Reddito di cittadinanza è come il metadone. Io il primo non l'ho mai recepito, il secondo l'ho eliminato durante la mia condanna nelle patrie galere e lasciato in carcere con la mia sofferenza. Nella vita reale eliminare i miei dubbi e le mie verità sarebbe stato più difficile. Quel telecomando, al contrario della propaganda, non aveva poteri sovrannaturali.

Tuttavia l'ordine di scarcerazione arriva anche per me e, tralasciando i parlamentari e i ministeri arcani, devo rimanere concentrato sul momento, affrontare i problemi uno a uno: io con loro e io contro di loro. Devo pensare alla mia vita al di fuori di questa istituzione; trovare un posto per dormire, fra tanti altri, facendo attenzione a non commettere reati per non tornare dentro. Per la gente perbene sarà un'assurdità, ma io sarò visto sempre come un reietto e al minimo sgarro (come una multa) risulterò recidivo. Sono sulla soglia, anzi, sono una soglia. Il recinto in cui ero è stato superato, e adesso oltrepasso il cancello. Si pone il dubbio tra chi ero e chi sarò. Il limite tra prigioniero e uomo libero. Ho un vuoto dentro che è ansia e paura, insieme ad aspettativa e necessità di esplorare.

Ma in questo momento vorrei essere chiunque tranne me, qualsiasi cosa su cui si posa il mio occhio. Preferirei piuttosto essere un ramo marcio su di un albero o un granello di asfalto, una buca su cui ogni autista si accanisce e poi supera e si lascia indietro, ma non io, di fronte a tutto questo Inaspettato ed Inimmaginabile. Questo incerto che non è futuro, questo precario che non mi fa operaio. Questo presente che già sento pesare come una montagna di rottami sulla mia schiena. Ripenso alle sbarre della mia cella, confortevoli a loro modo.

Mi rispondo: no, mai più! Anche se non ho un posto dove andare, ci sono strade per camminare e pensare. So che sbatterò contro i vincoli sociali che ho attorno a ogni incrocio, ma affronterò il problema, il transito. Anche in carcere c'è uno spazio chiamato Transito. È dove si ammassano le persone arrestate, in attesa del colloquio con il giudice prima di decidere l'eventuale arresto e divenire o meno detenute. Così ora mi ritrovo a essere un confine, un limes, dove io e il mio futuro prossimo ci confrontiamo, e dove allo stesso tempo archivio sul mio corpo i risultati dell'istituzione penitenziaria. Aspetto di conoscere il mio destino in un mondo in inflazione sentimentale. Personalmente, mentre mi metto in fila tra gli ultimi, credo che avrò da offrire molto.

Il ministro è tornato nei miei pensieri, ma fortunatamente non lo incontro per strada. Io ho avuto una vita infame, e chissà se anche in parlamento hanno la stessa esperienza, per giudicare e disporre per i poveri che disgraziatamente vivono e convivono nella loro area di influenza. Prendo il piccolo sacco dei miei averi e mi avvio, passo dopo passo.

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13Attualità2 articoli
Si può fare!Fabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile

!Un Mondo Ganzo è Possibile

Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati

Una volta eliminata la guerra dalla storia, il mondo ganzo sarà a portata di mano. La Cina raggiungerà gli obiettivi di decarbonizzazione - sottoscritti a Parigi con scadenza 2030 - già nel 2025: in tre anni ha triplicato la sua capacità di generazione elettrica dal Sole e dal vento, dimostrando a tutti quanti che si può fare.

Qui da noi invece si rincorre ancora una mistica automobilistica, dove il rombo del motore nel cervello è indissolubile parte del mito, come la polvere tra i denti e i moscerini negli occhi; e se ne vuole prolungare la vita per motivi romantici. Anche questo, al limite, si può fare: con un metro quadrato coltivato a canapa si assorbe la CO2 prodotta da un'auto di media cilindrata nel percorrere 10 chilometri; per cui, per riassorbire la CO2 prodotta da un motore a scoppio per fare 10.000 chilometri in un anno, nel medesimo anno servono 1000 metri quadrati coltivati a canapa industriale.

Questa impresa però può realizzarla solo lo Stato, che in questo modo potrebbe ottemperare a ciò che ha sottoscritto con gli accordi di Parigi. Come? Prendendo in affitto temporaneo gratuito tutte le terre abbandonate, che così finalmente tornerebbero utili; ne scaturirebbe anche un buon lavoro pagato bene ai disoccupati, e poiché servirebbe altra manodopera, potrebbe mettere un visto sul documento di ogni migrante, in modo che possa prendere una nave per attraversare il mare; infine, dovrebbe organizzare le filiere di trasformazione, con particolare riguardo alla realizzazione di materassini isolanti per la coibentazione degli edifici pubblici. A partire, magari, dalle scuole e dalle case popolari.

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Marco Cavallo reloadedFuori Binario · Attualità

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Fuori Binario

I Chille de la Balanza lanciano una campagna di crowdfunding per ricostruire a San Salvi la scultura-simbolo dell'era basagliana

Sissi e Claudio fanno parte della Compagnia Teatrale "Chille de la Balanza", compagnia storica del teatro di ricerca italiano, nata a Napoli nel 1973 e dal 1985 in Toscana, attiva in particolare nell'ex manicomio fiorentino di San Salvi. Da tempo sono attenti ai processi di rigenerazione urbana e oggi, con l'artista Edoardo Malagigi, hanno pensato di promuovere un laboratorio per la costruzione collettiva della scultura Marco Cavallo del XXI secolo. Un'opera necessaria per stimolare la consapevolezza delle fragilità ambientali e legate alla salute mentale dei nostri giorni, anche in riferimento alla memoria della vita a San Salvi e in particolare agli anni del suo superamento. Su richiesta dell'ultimo direttore del manicomio Carmelo Pellicanò, lo spazio di San Salvi si è trasformato oggi in un presidio culturale utile ad aprire al territorio quello che era stata per oltre un secolo una "città negata".

Il progetto pensato dai Chille de la Balanza prevede di dar vita alla scultura Marco Cavallo e va messo nero su bianco entro il 13 dicembre 2023, in occasione del 25° anniversario dell'uscita dell'ultimo "matto" da San Salvi e nel 50° anniversario della creazione dello storico Marco Cavallo, simbolo del superamento dei manicomi negli anni della rivoluzione basagliana compiuta a Trieste. L'opera si candida così ad essere la Scultura simbolo della rigenerazione dell'ex-manicomio fiorentino.

Il progetto è ora protagonista di una raccolta fondi su Produzioni dal Basso, prima piattaforma italiana di crowdfunding e social innovation, ed è supportato da Banca Etica. Se la campagna raggiungerà il 90% dell'obiettivo economico fissato a 20 mila euro, riceverà il co-finanziamento da Banca Etica per il restante 10%.

Per dare una mano basta collegarsi a https://bit.ly/3sVlvt5

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Firenze espugnataFuori Binario · La Fotonotizia

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Rubrica: LA FOTONOTIZIA | Autore: Fuori Binario

Questo cartello è stato affisso qualche giorno fa sul bandone dell'edicola di via della Colonna, all'angolo con Borgo Pinti. Un bandone ormai tirato giù per sempre perché Maurizio Paterna, l'ultimo gestore di un'attività lunga oltre 70 anni, ha fatto i conti definitivi con l'insostenibilità economica di uno dei presidi sociali per eccellenza: il luogo dove si vendono i giornali, si fanno quattro chiacchiere, si conosce e ci si confronta con il resto del vicinato.

Al di là della crisi della stampa - a nostro parere se un giornale non è più utile al lettore è evidente che non venga più comprato - dal cartello vergato dagli "amici del quartiere", si evincono i motivi reali della chiusura: l'overturismo imposto da amministrazioni pubbliche a dir poco ignoranti delle dinamiche della globalizzazione delle piattaforme (Airbnb, Booking, ecc) e dalla rendita di posizione speculativa che la politica garantisce ormai da tempo immemore agli immobiliaristi. Gli ultimi ad approfittare di una gestione della cosa pubblica contro i cittadini sono i fondi stranieri che investono in studentati per ricchi. Il mostro citato, da 550 camere, non è che l'ennesimo esempio. A chi ha provato ad opporsi, confidando nella partecipazione democratica con un referendum, il sindaco ha opposto un niet di sovietica memoria.

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Torna il Festival della Transizione EcologicaFuori Binario · Ecologia

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Rubrica: ECOLOGIA | Autore: Fuori Binario

Torna a Firenze, dal 5 all'8 ottobre, il Festival della Transizione Ecologica - FTE23. A promuoverlo è la cooperativa Il Villaggio dei Popoli insieme al Comune. Un'occasione per conoscere le realtà istituzionali, associative e imprenditoriali protagoniste della transizione ecologica in Toscana e in Italia. Il tema sarà affrontato da diversi punti di vista: alimentazione e produzione alimentare, cambiamento climatico, commercio equo e solidale, energia, economia, inclusione, rifiuti. Tutte questioni profondamente legate ai valori e agli ideali di sostenibilità ambientale, giustizia sociale, solidarietà e consumo critico che la cooperativa si impegna a trasmettere con passione e dedizione da oltre 30 anni. Info su https://bit.ly/44Mwmmk

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In 600 ogni giorno mangiano alla CaritasFuori Binario · Povertà

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Rubrica: POVERTÀ | Autore: Fuori Binario

Ogni giorno 600 persone mangiano alle mense gratuite gestite dalla Fondazione Solidarietà Caritas di Firenze. Lo rende noto la stessa Fondazione in occasione della Giornata internazionale della Carità. Circa 300-320 persone si rivolgono ogni giorno alla mensa cittadina di via Baracca per un pasto, 220 vanno a mangiare nelle altre 8 mense di quartiere, in 120 utilizzano il servizio docce. Nelle strutture di accoglienza attualmente sono ospitate 726 persone, provenienti da 49 paesi diversi (il 21,9% sono cittadini ucraini, il 10,33% italiani), di cui circa un quarto minorenni. L'ospite più anziano ha 85 anni.

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Stop alla speculazione! Firma fino a novembreFuori Binario · Referendum

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Rubrica: REFERENDUM | Autore: Fuori Binario

Non vogliono che la città sia irrimediabilmente travolta e resti ostaggio degli acquisti di seconde case da parte dei milionari del mondo e allo stesso tempo vogliono fermare la speculazione e il dilagare degli studentati di lusso. Per questo, a più di tre mesi dall'insabbiamento delle domande referendarie, il Comitato Referendario Salviamo Firenze alza il livello dello scontro con il sindaco Dario Nardella: ha ricorso al Tar e ora andrà per le vie legali, perché ha un fondato sospetto, ovvero che il blocco dei quesiti referendari sia stato strumentale. "Ci basiamo su una domanda tanto semplice quanto fondamentale: è previsto o no dal regolamento che sia la Giunta a decidere a ritenere superati i quesiti referendari?". Secondo i ricorrenti, no. Lo afferma l'avvocato Paolo Solimeno del Comitato: "Il regolamento sottolinea chiaramente che in materia urbanistica solo le modifiche regolamentari votate dal Consiglio Comunale possono consentire al Sindaco di evitare i referendum".

"Senza una mobilitazione popolare la situazione non cambierà: diventeremo, ma lo siamo già, una città paradiso per i ricchi del mondo e di chi cerca facili profitti sulla pelle di chi lavora e studia e non può permettersi prezzi folli", aggiunge Massimo Torelli. "Ci volevano a casa, ci troveranno nelle piazze, perché ai problemi sociali non si può rispondere con espedienti burocratici".

E in piazza staranno/staremo tutti dal 28 settembre al 18 novembre. In questi due mesi ci sarà infatti una raccolta straordinaria di firme, utile a raccogliere almeno 10.000 persone tra residenti e chi vive la città. "Perché lo stop di Nardella al Referendum formale non ci blocca" - dicono da Comitato. "Di fronte alla politica degli annunci noi rispondiamo coi fatti. Saremo in migliaia con la consultazione autogestita FIRMA&FERMA perché ai problemi sociali e politici che vive Firenze non si può rispondere con espedienti burocratici/legali. Oggi la situazione è insostenibile e può solo peggiorare, decine di osservazioni al Piano Operativo stanno infatti chiedendo di trasformare immobili ovunque in alberghi e studentati. È necessario invertire la rotta".

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Fermare l'escalation bellicaFuori Binario · Disarmo

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Rubrica: DISARMO | Autore: Fuori Binario

Il no alla guerra e la lotta contro le basi militari vanno di pari passo, perché la militarizzazione del territorio è strettamente legata all'escalation bellica mondiale. È questa la cornice in cui si inserisce la mobilitazione nazionale "Fermare l'escalation" del 21 ottobre, con due cortei: in Sicilia e a Pisa. Insieme al Movimento No Base, né a Coltano né altrove, tante altre realtà stanno organizzando la tappa toscana: lotte sindacali, gruppi transfemministi, attivisti per la giustizia climatica e contro le grandi opere. Perché nell'appello "Unitə contro guerra, armi e fossile" tutto si tiene, perché nella guerra non c'è futuro per nessuno.

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Violenza di genere? Tabù in ateneoNon Una di Meno · Brevi

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Rubrica: BREVI | Autore: Non Una di Meno

Per la rettrice dell'Università di Firenze l'assemblea nazionale del movimento Non Una di Meno, impegnato contro la violenza di genere, che si svolgerà a Firenze il 7 e 8 ottobre, "non presenta sufficienti riferimenti accademici e scientifici" per "mancanza di requisiti di rilevanza scientifico-culturale". Rigetta così al mittente la richiesta di spazi all'interno dell'Università per lo svolgimento dei lavori assembleari. La denuncia arriva da NUDM, che si interroga sul perché "la violenza maschile contro le donne, la piaga dei femminicidi, la cultura dello stupro, i dati allarmanti che in ogni regione d'Italia e attraverso ogni condizione sociale segnalano la pervasività del fenomeno", non presentino sufficiente carattere scientifico per chi guida l'Università fiorentina.

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