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WELFARE

E che miseria sia

Alessandro De Angeli · Fuori Binario n. 255, Ottobre 2023, pagina 4

!Attualità

Rubrica: WELFARE | Autore: Alessandro De Angeli

La cancellazione del Reddito di Cittadinanza, sgradito al mondo delle imprese, consegna i più poveri ad un destino di precarietà, sfruttamento e lavoro nero

Alla fine i percettori del "reddito di fannullanza", gli "addivanati", i "furbetti", l'hanno preso in quel posto. Il governo ha cancellato il Reddito di Cittadinanza (RdC), in ottemperanza alle definizioni su citate e alla vulgata di maledizioni lanciate ad esso da quando è stato introdotto. Per i poveri la strada è ben definita e si chiama precariato a tempo indeterminato, nel migliore dei casi, oppure elemosina a intermittenza.

Il Reddito di Cittadinanza è stato forse la prima vera, timida, misura di welfare che questo paese ha adottato almeno negli ultimi trent'anni e, per questo, considerata eversiva per i rapporti di mercato dal mondo imprenditoriale. Tutte le definizioni infamanti e deliranti che lo hanno accompagnato derivano da questo. La sua introduzione è stata casomai viziata da un errore di fondo, a sua volta derivato da una narrazione da bar che da sempre accompagna la percezione del mondo del lavoro, ed è appunto l'averlo legato alla ricerca di lavoro, come "politica attiva", laddove questo è in profonda crisi di proposizione, di retribuzione e di continuità.

L'RdC era un'iniziativa molto modesta e selettiva se confrontata con i "redditi minimi" previsti già da molti anni nel contesto europeo, il suo universalismo era molto escludente in quanto quasi la metà dei poveri assoluti e molti stranieri ne sono stati esclusi. Su poco più di sei milioni di richieste, quasi due milioni sono state respinte. L'esasperazione fraudolenta dei media mainstream sui pochi casi di "furbetti" che ne usufruivano senza i requisiti ha fatto da sfondo perfetto per la martellante e violenta campagna politica di delegittimazione della normativa.

I contenuti della "riforma" Meloni disegnano una società completamente fondata sul precariato con un'ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, una nuova liberalizzazione dei contratti a termine e dei voucher. La distinzione fra "meritevoli" e non potrà comportare un aumento della possibilità di essere espulsi dal sistema per sempre più persone coinvolte, soprattutto giovani, single e stranieri e aumenterà il carattere punitivo del lavoro con il ricollocamento forzato.

In concreto: dal primo settembre fino a fine anno, gli esclusi dall'RdC perché ritenuti attivabili al lavoro (circa duecentomila), potranno accedere al Supporto Formazione Lavoro (SFL), e potranno ottenere la relativa indennità (350 euro mensili) se è in corso la partecipazione ad una misura di politica attiva del lavoro, quale ad esempio la frequenza di un corso di formazione o l'inserimento in una misura di accompagnamento al lavoro. Dovranno avere ISEE non superiore ai seimila euro e potranno farne richiesta in modalità esclusivamente telematica attraverso la nuova piattaforma integrata denominata Sistema Informativo Inclusione Sociale e Lavorativa (SIISL) nella quale devono indicare almeno tre Agenzie private interinali (APL) dalle quali essere presi in carico. Passaggi complessi per una platea a bassa scolarizzazione, poco digitalizzata, per lo più lontana dal mercato del lavoro.

Dal primo gennaio 2024 i decaduti definitivamente dal RdC potranno richiedere l'Assegno di inclusione (AdI), che ribadisce i requisiti richiesti per l'RdC ma con un beneficio economico di 350 euro al mese per massimo diciotto mesi (rinnovabile per ulteriori dodici mesi). L'AdI è rivolto esclusivamente a nuclei familiari con disabili o minori o appartenenti con almeno sessanta anni di età.

La definizione di società prevista da queste iniziative, collegata alla liberalizzazione del precariato, oltre il Jobs Act, è la miseria strutturale. O meglio, per dirla con un noto filosofo dell'Ottocento, la formazione sistemica di un "esercito industriale di riserva" fatto di precari disponibili per tutte quelle forme atipiche di occupazione e sottoccupazione sottopagata e priva di diritti. Si favoriscono cioè gli interessi di quei ceti proprietari, piccole e medie imprese la cui "sopravvivenza" è legata all'assenza di regole e alla compressione degli stipendi, che costituiscono una parte importante dell'elettorato di riferimento di questo governo. Ovvero, si disegna una società fondata sulle "caste urbane", qualcosa di più, e di peggio, della società divisa in classi.

Pagina 4 del numero 255 Uscito sul numero 255 (Ottobre 2023), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero