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MIGRAZIONI

Notizie dalla Piazza del Mondo

Gian Andrea Franchi · Fuori Binario n. 255, Ottobre 2023, pagina 10

!Migrazioni

Rubrica: MIGRAZIONI | Autore: Gian Andrea Franchi

A Trieste passano ogni anno tredicimila migranti provenienti dalla rotta balcanica. Qui trovano l'accoglienza di Linea d'Ombra e l'ostilità di governo e amministratori

Chi arrivasse nella piazza della stazione ferroviaria di Trieste verso le 9-10 di sera vedrebbe una folla di giovani uomini accalcati intorno a poche persone, soprattutto donne, che si affannano a distribuire cibo, scarpe, vestiario; altre donne, sedute su sgabellini, sono intente a curare piedi maltrattati da lunghi cammini. Alcuni gruppi, poco più in là, giocano a palla. Altri ancora persino danzano al suono stridulo di uno strumento elettronico. Guardando meglio, vedrebbe, mescolati fra la massa, giovani scout, che giocano o, seduti, a terra parlottano con i migranti.

Decine e decine, talvolta centinaia di persone occupano questa piazza mentre intorno ruota il traffico, passano indifferenti cittadini e turisti. Ignorano -- vogliono o fingono o devono ignorare -- che questa piazza la quale, nel monumento a Sissi, ricorda la storia complessa di Trieste, è una finestra aperta sulla realtà del mondo, anzi della vita oggi. Qui affluiscono a migliaia i figli del Medioriente che arrivano dopo mesi e anni di tortuosi cammini che chiamano game, nel significato corrente di "mettersi in gioco", figli di quel Medioriente inventato dai dominanti inglesi e francesi dopo il crollo dell'Impero turco nella Prima catastrofe mondiale: figli del colonialismo. Gettati qui dall'attuale catastrofe di quei territori voluta da chi nel mondo può decidere la grama sopravvivenza o la distruzione di interi paesi: pensiamo all'Afghanistan, alla Siria, all'Irak... Catastrofe dovuta non solo a guerre indotte, a giochi di potenza, ma anche a quello che è il grande problema di oggi: la distruzione dell'equilibrio ambientale dovuta a una Cultura dominante, chiamata capitalismo, che ha fatto della produzione e vendita di merci lo scopo dominante vita, umana e non, cui tutto deve essere sacrificato.

L'anno scorso sono passati per Trieste quasi 13.000 migranti, il 70% dei quali in transito, intesi cioè a non osservare l'obbligo europeo di farsi identificare dalle polizie nel primo paese di transito; quest'anno a luglio erano già più di 8.000. Le persone in transito, che in teoria avrebbero dovuto esser fermate dalla polizia, non hanno nessuno dei miseri parziali 'diritti' di chi fa domanda d'accoglienza: sono umanamente e politicamente invisibili.

Nell'inverno 2019-20 qualcuno, da non molto arrivato a Trieste, si è accorto di questa violenza collettiva di 'autorità' e pubblico e ha deciso di intervenire. È nato così un variabile gruppo d'intervento chiamato Linea d'Ombra.

In questa piazza, quindi, un piccolo gruppo di circa dieci persone, e spesso anche meno, interviene quotidianamente da anni, recando, prima di tutto solidarietà: questa si articola necessariamente in cura sanitaria, cibo, vestiario, per un periodo che può durare dal pomeriggio alle prime ore del mattino. La solidarietà passa prima di tutto attraverso il corpo. Riconosce ai corpi migranti il diritto metastatuale di andare dove vogliono: una scelta etico-politica.

In piazza è apparso anche, ad iniziativa di una di noi, il lenzuolo della memoria, inventato dalle Madres dei desaparecidos delle dittature sudamericane. Perché anche nella Rotta balcanica si muore, non solo nel Mediterraneo, dove è in atto una strage di cui, in varia misura, siamo tutti responsabili.

A metà settembre, dopo che la cooperativa proprietaria del Silos di Trieste (occupata dai migranti per sopravvivere) Coop Alleanza 3.0, ha sporto denuncia per l'occupazione di suolo privato, abbiamo cominciato a vedere in piazza e nei dintorni la presenza dell'esercito oltre che di polizia, con diversi passaggi e controlli sui migranti. Prefettura e Questura hanno cominciato a sfoltire la notevole massa di migranti in prima accoglienza, ma in esubero rispetto ai post nel CAS, che aveva raggiunto il numero di circa 500 persone. Una parte di loro è stata accolta nel CAS in Carso, sopra Trieste. Un altro gruppo dal Silos, a sua volta, è stato spostato altrove.

Questo 'altrove', per tutti o quasi, è la Sardegna, dove i migranti con i loro documenti non sono in grado di uscire: una prefigurazione di confino. Vengono mandati soprattutto in due località dell'interno dove si trovano malissimo al punto da rimpiangere la Trieste non certo del Silos, ma della Piazza del Mondo, dove da tempo ormai è nata e viene animata quotidianamente, una socialità basata sulla solidarietà e il rispetto reciproco. In una di queste località sarde, Monastir, è venuta alla luce una vasta organizzazione per lo sfruttamento di migranti al lavoro nero, con diverse denunce e fermi. In un'altra località, Tonara - il luogo più grande con centinaia di migranti -, gestito privatamente, ci sono spesso tensioni interne e i ragazzi lì detenuti hanno organizzato anche una manifestazione. Ovunque si trovano molto male.

Una di queste mattine si è svolta in piazza della Stazione una retata di esercito e polizia, con una ventina di migranti in transito portati in Questura. Poi, per la prima volta, un vasto controllo al Silos: una sessantina di poliziotti hanno controllato i documenti e portato in Questura 40-50 migranti non identificati. La rabbia della Meloni sortisce i suoi primi effetti. A pagare, di nuovo, sono i corpi dei migranti.

La situazione dei profughi dal Medioriente, dall'Asia, dalla devastazione ambientale, dei camminanti della Rotta balcanica, sta cambiando a Trieste? Troppo presto per capire se si tratta soltanto di una scenografia di teatro politico o dell'inizio di un cambiamento, che, ovviamente, sarà in peggio. Noi, piccolo gruppo di attivisti solidali, saremo comunque impegnati a trovare il miglior modo per re-esistere.

Pagina 10 del numero 255 Uscito sul numero 255 (Ottobre 2023), a pagina 10. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero