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CONTROVENTO

Operai prima che stranieri

Valentina Baronti · Fuori Binario n. 255, Ottobre 2023, pagina 2

!Controvento

Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Valentina Baronti

Dalla campagna 8X5 a Mondo Convenienza, la lotta dei Si Cobas restituisce cittadinanza di classe ai lavoratori invisibili

Luca Toscano, 31 anni e un passato da facchino. Sarah Caudiero, 30 anni e un passato da rider. Hanno iniziato a seguire le vertenze dei Si Cobas giovanissimi, lei come militante di un collettivo universitario, lui negli anni del movimento studentesco dell'Onda e dopo nella lotta per la casa. Poi, nel 2018, quando gli scioperi nella logistica si stavano ampliando, c'è stata l'esigenza di creare un nodo dei Si Cobas a Firenze e Prato e loro ne sono diventati i coordinatori. Nasce allora quel metodo di lotta che ha portato alla luce lo sfruttamento degli invisibili, i lavoratori stranieri del macrolotto di Prato.

"Il frutto di un'intelligenza collettiva -- dice Sarah --. Spesso si canalizza l'attenzione intorno ai personaggi che sono più di spicco, ma in realtà tutto quello che facciamo è il risultato del confronto con le assemblee dei lavoratori ed è proprio questa la potenza della lotta".

La vertenza Zara

Il primo sciopero strutturato, nel 2018, è quello del magazzino di Zara a Reggello, un sub-sub appalto. La richiesta dei facchini è il semplice rispetto delle leggi italiane: turni di otto ore e applicazione del contratto collettivo nazionale, oltre all'eliminazione del caporalato, che alla fine del mese si prendeva una parte del già misero stipendio. Al magazzino di Zara si struttura un metodo da replicare: sciopero, picchetto al cancello, presidi nei punti vendita, allargamento della lotta ad altri stabilimenti del gruppo. L'accordo viene raggiunto, nonostante le intimidazioni dei caporali che sono arrivati fino a minacciare le famiglie nei paesi di origine. Ma ancora una volta succede una cosa che si ripeterà nelle lotte successive: una volta raggiunta l'intesa, si chiude il magazzino. Solo che i lavoratori se ne rendono conto prima e lo occupano. Finirà con tutti gli operai ricollocati dal primo appaltatore, alle stesse condizioni raggiunte grazie allo sciopero e con risarcimenti per lo sfruttamento. "Con questa vertenza -- spiega Sarah -- si costruisce non solo una strategia e una modalità di battaglia sindacale, ma proprio il mito e la cultura della lotta. Si capisce che la lotta paga, che si può resistere e si può vincere, piegando perfino i caporali".

E infatti è dal magazzino di Zara che poi iniziano a proliferare le lotte nella moda e nella logistica, con una contaminazione naturale, per cui si inizia in uno stabilimento e poi gli operai dall'altra parte della strada decidono di entrare in sciopero e poi quelli del capannone a fianco e così via.

La campagna 8X5

Il primo cartello 8X5 viene esposto in maniera del tutto spontanea, durante lo sciopero della Tintoria Sunshine nell'autunno 2020, ma la campagna era già realtà, prima ancora di diventare un simbolo. Da Zara in poi, infatti, passando per Panificio Toscano, Superlativa e dopo Texprint, Iron&Logistic, solo per citarne alcune, la piattaforma è sostanzialmente quella: contratto nazionale, 8 ore per 5 giorni, tempo pieno e indeterminato.

"Non è stata la campagna a produrre le lotte -- spiega Luca -- ma il contrario. Sono gli operai ad aver espresso l'esigenza di avere tempo libero, oltre a un salario più alto. Sono tantissime le persone costrette a fare straordinari, sia perché con quaranta ore non riescono ad arrivare a fine mese, sia perché non possono rifiutarsi".

E allora la campagna 8X5 diventa una questione di dignità, tanto che, chi ha partecipato agli scioperi rifiuta tuttora di lavorare il sabato, anche se viene pagato, perché il tempo è più importante. Intanto però questa battaglia ha portato anche un risultato generalizzato: i padroni, per paura della protesta, hanno iniziato a pagare tutte le ore e quindi, mentre prima si guadagnavano tra le 800 e le 900 euro per 12 ore di lavoro 7 giorni su 7, ora a meno di 1300 non si trovano operai e gli straordinari si pagano extra.

Mondo Convenienza

Nel maggio scorso le lotte dei Si Cobas fanno un ulteriore passo avanti e, con la vertenza di Mondo Convenienza, diventano patrimonio collettivo, tanto che in via Gattinella a Campi Bisenzio nasce un vero e proprio presidio sociale. Il perché ce lo spiega Luca: "Questa forza lavoro è invisibile, fatica anche ad essere considerata operaia. Per l'immaginario e la rappresentazione mediatica, politica e culturale loro sono soltanto stranieri. Ma le lotte di questi cinque anni hanno fatto uscire questo mondo operaio dall'invisibilità, gli hanno fatto acquistare una dignità e una cittadinanza di classe, che ora vengono riconosciute". Ma c'è di più ed è legato al fatto che non siamo a Prato: "Questo territorio è diverso di per sé e in più è stato trasformato dalla lotta GKN, con cui noi abbiamo un legame da prima del 9 luglio 2021 quando lo stabilimento è stato chiuso. Il nostro rapporto con il collettivo di fabbrica è nato durante gli scioperi di Superlativa, la marcia per la libertà del 2020 a Prato e soprattutto a Texprint, quando hanno messo a disposizione il loro capitale simbolico, riconoscendo come operai gli stranieri del macrolotto".

È così che Mondo Convenienza, così come è avvenuto per la GKN, diventa un luogo della socialità e della politica. E il miracolo sta tutto qua, nel riappropriarsi di spazi negati, nel riscoprire la potenza costruttiva della lotta: "La felicità, la ricchezza non materiale, i rapporti umani e anche la gratificazione del singolo -- conclude Luca -- le cerchiamo e le costruiamo nell'unico posto in cui possiamo trovarle, nella dimensione collettiva che solo la lotta può darti".

Pagina 2 del numero 255 Uscito sul numero 255 (Ottobre 2023), a pagina 2. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero