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DIVAGANDO
La libertà è un transito
Francesco Martinelli · Fuori Binario n. 255, Ottobre 2023, pagina 12
!Divagando
Rubrica: DIVAGANDO | Autore: Francesco Martinelli
Finalmente fuori, in fila con gli ultimi, il futuro mi spaventa e mi attira. Quelli che decidono per noi detenuti, cosa ne sanno delle nostre vite?
Melamarcia è un'illustrazione di Libero Mezzani
Mentre sono intontito su una branda penitenziaria, mi recapitano una lettera attraverso la porta blindata: sono libero!
In cella avevo eliminato l'onorevole ministro, il cui decreto mi faceva prigioniero, con un colpo di click del telecomando che l'amministrazione mette a disposizione del detenuto. Sapevo che non era sufficiente, ma dentro di me mi illudevo: "occhio non vede cuore non duole". Il ministro dice che il Reddito di cittadinanza è come il metadone. Io il primo non l'ho mai recepito, il secondo l'ho eliminato durante la mia condanna nelle patrie galere e lasciato in carcere con la mia sofferenza. Nella vita reale eliminare i miei dubbi e le mie verità sarebbe stato più difficile. Quel telecomando, al contrario della propaganda, non aveva poteri sovrannaturali.
Tuttavia l'ordine di scarcerazione arriva anche per me e, tralasciando i parlamentari e i ministeri arcani, devo rimanere concentrato sul momento, affrontare i problemi uno a uno: io con loro e io contro di loro. Devo pensare alla mia vita al di fuori di questa istituzione; trovare un posto per dormire, fra tanti altri, facendo attenzione a non commettere reati per non tornare dentro. Per la gente perbene sarà un'assurdità, ma io sarò visto sempre come un reietto e al minimo sgarro (come una multa) risulterò recidivo. Sono sulla soglia, anzi, sono una soglia. Il recinto in cui ero è stato superato, e adesso oltrepasso il cancello. Si pone il dubbio tra chi ero e chi sarò. Il limite tra prigioniero e uomo libero. Ho un vuoto dentro che è ansia e paura, insieme ad aspettativa e necessità di esplorare.
Ma in questo momento vorrei essere chiunque tranne me, qualsiasi cosa su cui si posa il mio occhio. Preferirei piuttosto essere un ramo marcio su di un albero o un granello di asfalto, una buca su cui ogni autista si accanisce e poi supera e si lascia indietro, ma non io, di fronte a tutto questo Inaspettato ed Inimmaginabile. Questo incerto che non è futuro, questo precario che non mi fa operaio. Questo presente che già sento pesare come una montagna di rottami sulla mia schiena. Ripenso alle sbarre della mia cella, confortevoli a loro modo.
Mi rispondo: no, mai più! Anche se non ho un posto dove andare, ci sono strade per camminare e pensare. So che sbatterò contro i vincoli sociali che ho attorno a ogni incrocio, ma affronterò il problema, il transito. Anche in carcere c'è uno spazio chiamato Transito. È dove si ammassano le persone arrestate, in attesa del colloquio con il giudice prima di decidere l'eventuale arresto e divenire o meno detenute. Così ora mi ritrovo a essere un confine, un limes, dove io e il mio futuro prossimo ci confrontiamo, e dove allo stesso tempo archivio sul mio corpo i risultati dell'istituzione penitenziaria. Aspetto di conoscere il mio destino in un mondo in inflazione sentimentale. Personalmente, mentre mi metto in fila tra gli ultimi, credo che avrò da offrire molto.
Il ministro è tornato nei miei pensieri, ma fortunatamente non lo incontro per strada. Io ho avuto una vita infame, e chissà se anche in parlamento hanno la stessa esperienza, per giudicare e disporre per i poveri che disgraziatamente vivono e convivono nella loro area di influenza. Prendo il piccolo sacco dei miei averi e mi avvio, passo dopo passo.
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Uscito sul numero 255 (Ottobre 2023), a pagina 12. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
