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C'è Sindaco e sindacoCristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: Resistenze | Autore: Cristiano Lucchi
Nel momento della scomparsa della piccola Kataleya, sequestrata mentre viveva nell'ex Hotel Astor occupato a Novoli, il dibattito si è orientato immediatamente sulla negazione del diritto all'abitare per chi, per mille motivi (economici e mancanza di documenti su tutti), non ha modo di accedere al "mercato" della casa. L'albergo è stato subito sgomberato dalle forze dell'ordine ed è partita una campagna per "bonificare" le proprietà private occupate, come se il rapimento di Kata fosse colpa dello status delle quattro mura dove risiedeva. In spregio all'articolo 42 della Costituzione che ha il merito di temperare le funzioni della proprietà privata quando afferma che: "è riconosciuta dalla legge che ne determina i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti".
Questo dettato costituzionale permise al sindaco Giorgio La Pira, nel lontano 1953, di requisire gli spazi della Vetreria Corsi dopo aver registrato la "gravissima carenza degli alloggi" e le migliaia di senza casa privi dei "mezzi per pagare un fitto anche per una sola camera".
Settant'anni dopo, presenziando fieramente lo sgombero dell'ex Astor, il sindaco Dario Nardella non ha esitato a schierarsi. "La mia amministrazione ha fatto 62 sgomberi, uno ogni 50 giorni. La nostra posizione è chiara, non c'è accoglienza senza legalità". Ma cosa intende per legalità? Con chi si schiera il signor sindaco? Coi poveri o con chi contribuisce a rendere più povero chi vive, lavora, abita a Firenze? Nelle stesse ore della "pulizia" dell'hotel, il sindaco ha cancellato la possibilità di indire un referendum sull'urbanistica – utile a fermare la speculazione e la rendita nel mercato immobiliare. Una consultazione che avrebbe permesso ai fiorentini di esprimersi contro un modello di città che, a partire dagli studentati di lusso e da una gentrificazione spinta, sta con una rapidità inusitata trasformando in peggio Firenze.
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Rivoluzione e poesiaRiccardo Michelucci · Controvento / Ritratti
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Rubrica: Controvento / Ritratti | Autore: Riccardo Michelucci
Simbolo della lotta di liberazione irlandese, i suoi scritti dal carcere e il suo sciopero della fame dettero impulso alla svolta pacificatrice dell'IRA
"Fuair Roibeard bas!" – la mattina del 5 maggio 1981, un grido in gaelico echeggiò nei corridoi della prigione di Long Kesh, Belfast, annunciando che Bobby Sands era morto dopo 66 giorni di sciopero della fame. Nove altri detenuti sarebbero morti nei mesi successivi, segnando uno spartiacque nel conflitto anglo-irlandese.
Prima che le sue condizioni di salute si deteriorassero, Sands scrisse i primi 17 giorni del suo sciopero della fame su minuscoli pezzi di carta igienica – tra le pagine più toccanti della letteratura carceraria del Novecento. "Sono qui, sulla soglia di un altro mondo palpitante. Possa Dio avere pietà della mia anima... Sono pieno di tristezza perché so di aver spezzato il cuore della mia povera madre..."
Dal 1976 Londra aveva tolto ai detenuti irlandesi lo status di prigionieri politici. I prigionieri risposero con una dura protesta che li portò a intraprendere uno sciopero della fame ad oltranza. Nato nel 1954 a Belfast, la famiglia di Bobby fu costretta ad abbandonare la propria casa due volte a causa della violenza settaria. Si unì all'IRA nel 1972, l'anno più buio del conflitto.
In carcere divenne comandante dei detenuti repubblicani. Il 9 aprile, durante la sesta settimana di digiuno, fu eletto al parlamento britannico con oltre 30.000 voti. Ma nemmeno questo lo salvò – Londra non cedette. La sua elezione aprì la strada al cessate il fuoco dell'IRA e all'Accordo del Venerdì Santo del 1998.
Bobby Sands trasformò la prigione in un campo di battaglia, usò i suoi scritti e i suoi gesti come armi per abbattere l'oppressione coloniale. Di fronte agli abissi macabri e disumanizzanti dell'odio, Bobby Sands divenne un'icona rispettata in tutto il mondo. "Di fronte agli abissi macabri e disumanizzanti dell'odio, Bobby Sands trasformò la prigione in un campo di battaglia, usò i suoi scritti e i suoi gesti come armi per abbattere l'oppressione coloniale."
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Basta abusi in divisaLorenzo Guadagnucci · Diritti
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Rubrica: Diritti | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Pestaggi, torture, omertà: cronache recenti mostrano la necessità di una riforma democratica delle forze dell'ordine
Casi a Milano e Verona. A Milano, agenti di polizia hanno colpito una donna indifesa a terra con manganelli, calci e gas lacrimogeni. A Verona, un'indagine ha portato alla luce mesi di abusi da parte di agenti contro immigrati e piccoli criminali. Cinque agenti agli arresti domiciliari per accuse di tortura, altri 17 indagati.
L'autore ricorda il G8 di Genova 2001 dove la polizia italiana mostrò abusi seriali, tecniche di tortura diffuse, falsificazione sistematica dei verbali ufficiali, omertà di gruppo. Le istituzioni politiche girarono la testa dall'altra parte, proteggendo le gerarchie e perfino i condannati.
Non c'è da stupirsi per le notizie di Milano e Verona; piuttosto c'è da pretendere l'avvio di una seria, profonda, partecipata (anche dagli agenti) riforma democratica delle nostre forze dell'ordine.
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Tortura, una legge imperfetta sotto attacco della destraLorenzo Guadagnucci · Diritti
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Rubrica: Diritti | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Ci sono voluti quasi 30 anni perché l'Italia avesse una legge sulla tortura, tra l'impegno assunto all'ONU nel 1988 e l'approvazione del 2017. L'opposizione dei vertici delle forze dell'ordine ha sempre bloccato la discussione. Le sentenze della Cedu sul G8 di Genova aprirono la breccia. La legge del 2017 arrivò con gravi carenze, criticata dalle organizzazioni internazionali per i diritti umani.
I processi in corso includono Santa Maria Capua Vetere (100 agenti incriminati), e altri a Torino, Bari, Siena. Nel frattempo il governo di destra sta progettando di indebolire pesantemente la legge, peggiorandola ancora. Potrebbe così aprirsi una nuova frattura politica attorno a un principio che resta vitale: l'irriducibile dignità della persona umana.
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Il dio degli sfrattatiLaura Bardelli · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Laura Bardelli
Nella città dei profitti non c'è posto per pregare. Il caso della comunità islamica
L'imam Izzedin Elzir ha parlato di "analfabetismo religioso" alla Comunità dell'Isolotto il 26 febbraio. La comunità islamica di Firenze era minacciata di sfratto dalla sua storica sede in piazza dei Ciompi dalla società pratese Finvi, scongiurato grazie a una proroga fino al 27 aprile.
Imam "per caso", Elzir arrivò a Firenze da Hebron, Palestina, nel 1991. La comunità crebbe, costretta ad organizzare la preghiera su tre turni il venerdì. Molti tentativi falliti di trovare alternative: dall'acquisto dei locali di piazza dei Ciompi all'acquisto di un terreno su viale Europa.
Il sostegno arrivò da Alessandro Santoro (Comunità delle Piagge), Vincenzo Russo (cappellano di Sollicciano) e Bernardo Francesco Gianni (abate di San Miniato) che scrisse che lo sfratto era "uno sfregio a Firenze" e che era necessario "sottrarre spazi alle logiche commerciali tipiche della città in vetrina, cioè di fare una precisa scelta politica."
Il 12 maggio 2023 la situazione si risolse: si manifestò l'interesse per l'acquisto dell'ex sede di Banca Intesa nelle vicinanze. La comunità raccolse il milione e 250 mila euro necessari. Il "dio minore" degli sfrattati ha trovato casa in extremis, fra un bed and breakfast e un hotel di lusso.
L'articolo critica anche altri aspetti di Firenze: un altro ostello venduto a un gruppo immobiliare tedesco, studentati di lusso su viale Belfiore, piazzale Michelangelo venduto all'alta moda, panchine di cemento in Santo Spirito, l'ingiustificato abbattimento dei pini su viale Redi, un referendum popolare negato.
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Troppi PFAS anche in ToscanaFelice Simeone · Ambiente
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Rubrica: Ambiente | Autore: Felice Simeone
Conosciuti come "inquinanti eterni", sono dappertutto e l'Italia non ha una normativa che ne limiti i livelli
I PFAS sono un gruppo di sostanze la cui tossicità è nota fin dagli anni '60; ne esistono oltre 300.000 varietà. Correlazioni con malattie: ipercolesterolemia, colite ulcerosa, malattie della tiroide, cancro ai testicoli e ai reni, ridotta efficienza immunitaria. Si trovano nelle padelle antiaderenti, nei tessuti impermeabili, nella carta da forno, nel gore-tex, nel teflon, eccetera. "Inquinanti eterni" che nulla riesce a degradare.
Il 98% della popolazione mondiale ha PFAS nel sangue. L'EPA statunitense afferma che il livello tollerabile dovrebbe essere zero. La Germania adotta 100 ng/L (30 per i più pericolosi).
ARPA Toscana 2022: PFAS trovati nel 70% delle acque superficiali, nel 30% delle acque sotterranee, nel 100% dei campioni di biota. L'intero bacino dell'Arno è contaminato: 36 ng/L a Firenze, 460 ng/L a Carmignano. I livelli nel biota superano i 1.200 ng/Kg a Capalbio, Piombino, Grosseto, Aulla, Lucca, Pisa, Viareggio, Castiglione della Pescaia, fino a 4.060 ng/Kg a Barberino e 5.400 a Volterra. A Rosignano Marittimo (sito Solvay): 2.600 ng/Kg. Perfino l'isola di Capraia: 80 ng/Kg.
Un tentativo normativo proposto al ministro Costa dalle Mamme No PFAS (Veneto) fallì con la caduta del governo Conte. Greenpeace sta portando avanti una campagna proponendo una legge di iniziativa popolare. Petizione: bit.ly/3NfG4Xx.
Forever Pollution Project
Monumentale documentazione che mappa quasi 30.000 siti contaminati da PFAS in tutta Europa. Finanziato dal European Journalism Fund, 13 paesi coinvolti. Partner italiano: Gianluca Liva (RADAR Magazine). L'ECHA ha proposto un divieto nel febbraio 2023. Link: https://foreverpollution.eu/
Da menzionare anche il film "Cattive Acque" (Dark Waters, 2019) sulla lotta dell'avvocato Robert Bilott, che ha anche testimoniato al processo Miteni a Trissino, Veneto.
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I nostri cugini giornali di stradaFrancesco Cuccuini · Lavoro
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Rubrica: Lavoro | Autore: Francesco Cuccuini
La proposta di Fuori Binario: ci incontriamo per il nostro trentennale?
Una panoramica dei giornali di strada italiani:
Piazza Grande (Bologna, 1993, il più antico) – fondato dagli Amici di Piazza Grande.
Scarp de' tenis (Milano) – realizzato dalla Cooperativa Oltre/Caritas Ambrosiana.
Facci un salto (Napoli e Palermo).
Zebra (Bressanone, 2014, bilingue).
Foglio di via (Foggia) – realizzato da Fratelli della Stazione.
L'Osservatore di strada (Roma, il giornale di strada vaticano).
La proposta: utilizzare il trentennale di Fuori Binario nel 2024 per organizzare un incontro nazionale dei giornali di strada italiani, aggiornando l'incontro del 2014 al Parco di San Salvi a Firenze.
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Il cameriere non è un lavorettoValentina Ferrucci · Lavoro
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Rubrica: Lavoro | Autore: Valentina Ferrucci
Cosa c'è dentro lo Spritz bevuto in piazza o sul Lungarno? Turni massacranti, paghe ridicole, nessuna garanzia: le testimonianze del collettivo Workers in Florence
"Sono Gustavo e lavoro 10 ore al giorno dietro la cucina di un ristorante del centro fiorentino. Paga sei euro l'ora." "Mi chiamo Marco, porto le pizze con il mio motorino senza tutele in caso di infortuni e prendo sei euro l'ora lordi."
Workers in Florence è un collettivo di giovani lavoratori in un mondo del lavoro devastato dalle riforme sia del centrosinistra che del centrodestra. Un mondo del lavoro polverizzato, immerso in logiche cannibalesche dove il 76% delle attività risulta non in regola.
Non è solo il lavoro stagionale nel turismo ad essere precario e privo di garanzie, è il lavoro delle cooperative di servizi, è il lavoro dei bibliotecari, delle ditte in appalto, dei riders, ma anche delle aziende tessili, e perfino delle comunità per minori.
Workers in Florence ha creato "un osservatorio che aiuti chi è costretto al lavoro precario ad uscire dall'isolamento e dal silenzio, come prima tappa di un percorso" – hanno un canale Telegram [t.me/InfoWIF]. La loro campagna "Mai più sfruttamento stagionale" è stata lanciata alla Casa del Popolo di San Niccolò.
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7Lavoro1 articolo
La catena dello sfruttamentoCamilla Lattanzi · Lavoro
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Rubrica: Lavoro | Autore: Camilla Lattanzi
Campi Bisenzio: prosegue da giorni il presidio ai cancelli di Mondo Convenienza. Inaccettabili le condizioni di lavoro di autisti, montatori e facchini in appalto
Viene in mente il film "Sorry we missed you" (2019). Dal 30 maggio lavoratori pakistani presidiano il centro logistico di Mondo Convenienza in via Gattinella, Campi Bisenzio, resistendo ai tentativi quotidiani di sgombero da parte della polizia.
Luca Toscano (SI Cobas): "Nello stabilimento lavorano 7 dipendenti di Mondo Convenienza, e altri 120 lavoratori – facchini, montatori, magazzinieri, caricatori, scaricatori e autisti – assunti da tre cooperative." Contratto: pulizia/multiservizi; "lavoro povero": 6,80 euro lordi l'ora, 1.180 euro al mese totali compresi bonus e ferie. La cooperativa RL2 copre Mondo Convenienza anche a Bologna e Pisa.
Le condizioni di lavoro: mobili portati a spalla ai piani superiori senza ascensore; pezzi da oltre 100 kg spostati da 1-2 persone in violazione del limite di sicurezza di 25 kg; 9 appuntamenti di consegna al giorno entro un raggio di 100 km compresi gli Appennini con la neve; detrazioni per danni ai furgoni o consegne mancate. "È un lavoro indecente, ci si spezza letteralmente la schiena e dopo qualche anno i lavoratori lasciano a causa dei danni fisici."
I sindacati confederali sono assenti. A pensar male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca, ed è forte il sospetto che le attività dei patronati siano più remunerative e meno faticose dei presidi. Sarah Caudiero e Luca Toscano del SI Cobas guidano la lotta.
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AlfabetoFelice Simeone · Segnalazioni
!Segnalazioni
Rubrica: Segnalazioni | Autore: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire
A come Alexander Langer – La Fondazione a lui dedicata ha pubblicato online tutto il suo ricco archivio. A vent'anni dalla morte, un uomo che ha osato sostenere la convivenza, la pace, la sostenibilità ecologica anche nei giorni delle guerre nella ex-Jugoslavia. Info su bit.ly/3p8A8HP
B come Barriere – Tiến, vietnamita di seconda generazione in America, lettore accanito di fiabe. Magic Fish. Le storie del pesce magico del fumettista Trung Le Nguyen. Premio Romics 2023. Info su bit.ly/42HH9xa
C come Censimento – A Roma primo censimento nazionale dei senza dimora con l'Istat, metodo da replicare nel 2024 nelle principali città. Info su bit.ly/3CvqQsw
D come Disuguaglianze – Premi Pulitzer 2023. Mona Chalabi: illustrazioni sulla ricchezza di Jeff Bezos. Se un operaio Amazon guadagna 37.000 dollari l'anno, avrebbe dovuto iniziare a lavorare nel Pliocene (4,5 milioni di anni fa) per accumulare tanto quanto Bezos. Info su bit.ly/43HnXRu
E come Equilibriste – Rapporto maternità di Save the Children. Mettere al mondo un figlio è un'impresa acrobatica. Le madri sostengono il peso più ingente: precarietà lavorativa, carenza di asili. Info su bit.ly/468ZLc5
F come Fortezza – Armando Punzo, Compagnia della Fortezza, Leone d'Oro alla carriera alla Biennale di Venezia-Teatro 2023. Lavora nel carcere di Volterra. Info su bit.ly/3CCpoV6
G come GKN files – Podcast su Spotify e Spreaker. Storie di un futuro rinnovabile, la convergenza culturale dell'ex-GKN. Info su bit.ly/3NxESjv
H come Hypnotique – A 17 anni dalla morte, World Circuits Records pubblica Voyageur, nuovo album di Ali Farka Touré. Info su bit.ly/43Ho93a
I come Ivan Illich – La Scuola di Musica Popolare Ivan Illich di Bologna ha organizzato un incontro con Fabio Milana, curatore del primo volume delle opere di Illich, Celebrare la Consapevolezza (Neri Pozza). La bruciante attualità del suo pensiero sulla crisi "istituzionale". Info su bit.ly/3p1O46C
L come Labodif – Laboratorio di ricerca, formazione e consulenza sulla valorizzazione delle differenze di uomini e donne. Fondato da Giovanna Galletti e Gianna Mazzini. Info su bit.ly/3PjYbhF
M come Meticciato – Mondo. Memoria. Militanza. Multicultura. Minoranze. Migranti. Mancanza. In cammino con gli ultimi. Dino Frisullo, a cura di Senzaconfine, RedStarPress. Info su bit.ly/42WYjag
N come Nerd – Silica Void di Claudio Ciccicarelli e AlbHey Longo, finalista al premio Mare di Libri 2023. Info su bit.ly/3X7HA2B
O come Operai – After Work, film di Erik Gandini. Cosa ci succederà quando la tecnica permetterà la produzione senza lavoratori? Info su bit.ly/444m6pG
P come Pace – Matteo Pucciarelli, Guerra alla Guerra (Laterza). Gandhi, Capitini, Bruno Segre, Emergency, Pax Christi, Papa Francesco. Info su bit.ly/3CyQXis
Q come Quintessenza – Daniela Pes, disco Spira. Sardegna, radici come trampolino. Info su bit.ly/3CvEdZA
R come Ricordo – Walter Siti, podcast Perché Pasolini per il centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini. Info su bit.ly/43Vv0Ww
S come Sostenibilità – Giacomo Moro Mauretto, Se pianto un albero posso mangiare una bistecca? Info su bit.ly/3p6gOuL
T come Testimonianza – Cate Blanchett, ambasciatrice UNHCR, in Giordania. "È così deludente assistere alla retorica xenofoba." Info su bit.ly/43KpRk4
U come Urto – As Bestas di Rodrigo Sorogoyen. Due famiglie diverse, scelta che può stravolgere le vite. Info su bit.ly/469Z0Qg
V come Violenza – Un altro domani di Silvio Soldini e Cristiana Mainardi. Documentario sulla violenza nelle relazioni affettive. Info su bit.ly/441uB4x
Z come Zeitgeist – Festival Elementi, musica contemporanea nei paesaggi naturali romagnoli. Associazioni Magma e Mu. Info su bit.ly/3p9h
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Case partecipateTiziana Chiappelli · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Tiziana Chiappelli
A Buenos Aires percorsi collettivi per la costruzione di alloggi popolari
Alberto Spadoni, architetto argentino di origine italiana, presidente dell'Associazione Culturale Toscana di Buenos Aires, da oltre trent'anni realizza processi di inclusione socio-abitativa nel distretto di Buenos Aires.
Alberto, su che progetto stai lavorando?
Dal 2022 lavoro per l'OPISU (Organizzazione Provinciale per l'Integrazione Socio-Urbana del Ministero degli Alloggi e dello Sviluppo Urbano, coordinato da Romina Barrios) per "promuovere l'integrazione urbana, sociale e produttiva delle baraccopoli, degli insediamenti e dei complessi abitativi della Provincia di Buenos Aires con l'obiettivo di garantire l'accesso a un habitat dignitoso ed equo" (https://www.gba.gob.ar/opisu) con fondi nazionali, provinciali e prestiti agevolati di organizzazioni internazionali. Nel concreto, realizziamo case assieme alle persone, tenendo conto delle dimensioni individuali e sociali. Attraverso percorsi collettivi arriviamo a costruire abitazioni per le famiglie all'interno di nuovi quartieri, mantenendo e rafforzando le reti sociali esistenti e il senso di appartenenza alla comunità.
Come procedete?
Lo scopo è fornire alloggi dignitosi alle famiglie e relative infrastrutture, ma l'approccio territoriale al quartiere porta al miglioramento degli spazi pubblici, di piazze e parchi, così come dell'arredamento urbano. Sviluppiamo anche vivai di piante autoctone per ripristinare l'equilibrio ambientale e contrastare le colture estranee, utilizzate da oltre un secolo, ma che purtroppo hanno avuto effetti negativi sull'ambiente. Tutto viene costruito tramite appalti pubblici e la partecipazione di imprese private, con attenzione alle cooperative locali o di territori limitrofi. Sono inoltre coinvolte scuole di apprendistato e le organizzazioni popolari presenti nelle comunità, in modo che l'intero processo sia partecipato e condiviso dal basso.
Per arrivare a questo tipo di intervento è però necessario un lavoro sociale e culturale precedente e di sostegno durante tutto il processo di realizzazione...
Il lavoro nei quartieri in cui si trovano famiglie di terza o quarta generazione che non hanno mai avuto un alloggio formale è molto complesso. Proprio per questo vogliamo garantire interventi urbanistico-architettonici di alta qualità, con l'uso di materiali nobili e spazi aperti adeguati a mantenere un tessuto sociale di comunità. Tutto questo richiede il coordinamento tra varie istituzioni comunali, provinciali, nazionali, chiese...
Queste famiglie, da varie generazioni, non hanno mai avuto un alloggio adeguato...
Per questo motivo è importante continuare a sostenerle nella nuova situazione abitativa e sociale. Abbiamo preparato un manuale per l'uso della casa di cui diventano ufficialmente proprietarie e facciamo workshop per prevenire/risolvere possibili conflitti coi vicini nel quartiere ristrutturato.
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Io non sono il mio tumoreCri.Lò · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Cri.Lò
Una campagna per il diritto all'oblio, strumento che tuteli chi è sopravvissuto al cancro ma rischia discriminazioni sul lavoro, in banca, nei concorsi pubblici
La campagna "Iononsonoilmiotumore" mira ad adeguare la legislazione italiana alle direttive europee. Serve uno strumento che tuteli chi è guarito dal cancro ma deve comunque dichiarare la propria patologia, ritrovandosi discriminato nel lavoro, se vuole intraprendere un'adozione, partecipare a un concorso o avere accesso a un mutuo.
Il sopravvissuto al cancro ha diritto all'oblio, eppure, in Italia si sta ancora aspettando una legge che riempia il vuoto normativo, così come invece stabilito e raccomandato dall'Unione europea. Il diritto all'oblio oncologico è un diritto soggettivo in base al quale chi è guarito da un tumore può scegliere di non fornire informazioni riguardo alla propria malattia pregressa.
Al di là della necessità psicologica di chiudere un capitolo della propria vita, le informazioni che vengono richieste a un ex oncologico danno spesso origine a forme di discriminazione in diversi settori: dalle pratiche assicurative a quelle di finanziamento – accade che alcuni istituti rifiutino l'accesso a mutui e prestiti – fino a vedersi limitare la possibilità di accesso a un posto di lavoro, la partecipazione a un concorso e perfino all'iter per un'adozione.
In molti casi, le leggi vigenti e le prassi contrattuali danno infatti la possibilità a banche e assicurazioni di svolgere indagini sullo stato di salute di chi si rivolge loro: accade così che essi si basino sulla storia medica di chi richiede un servizio per imporre oneri ulteriori oppure rifiutare l'erogazione di determinati servizi.
Grazie ai progressi nella ricerca medica e scientifica e a terapie sempre più mirate, moltissime neoplasie sono oggi curabili e altre danno un'aspettativa di vita anche molto lunga. Attualmente in Italia sono circa 900mila le persone dichiarate guarite da un tumore – il numero di chi vive dopo una diagnosi di neoplasia cresce del 3% l'anno – ma che continuano a subire la "condanna" dello stigma sociale ed economico di una malattia dalla quale sono uscite.
A tutt'oggi, oltre alla Francia che, nel 2016, fu il primo paese europeo ad accogliere il diritto all'oblio oncologico nella propria legislazione, in Olanda, Belgio, Lussemburgo e Portogallo è previsto già dopo cinque anni di assenza di recidive. All'appello mancano però ancora diversi paesi, fra i quali l'Italia, nonostante la risoluzione votata nel febbraio 2022 dall'Europarlamento invitasse tutti gli Stati membri ad adottare leggi in tal senso e nonostante una tale raccomandazione si trovi anche nel Piano oncologico nazionale.
Il pressing sulla necessità del riconoscimento del diritto alla rimozione dei dati sensibili di natura sanitaria che liberi gli ex malati dalla perenne esposizione del loro passato clinico, senza l'obbligo di dichiarare la propria pregressa patologia oncologica, è forte anche della campagna "Io non sono il mio tumore", che ha il supporto della Fondazione AIOM, l'Associazione nazionale di oncologia medica, e di molte altre organizzazioni che operano nel settore medico e del sostegno alla persona, fra le quali Ail, Lilt, IncontraDonna, aBRCAdabra.
Questa campagna di comunicazione ha già raccolto oltre 100mila firme e ha il grande merito di avere sollevato il velo su un elemento di discriminazione che grava su molti ex malati costretti a vivere come immobilizzati in una patologia dalla quale sono invece guariti.
Se vuoi firmare e saperne di più: dirittoallobliotumori.org
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Il cedro di MontughiValentina Nicastro · Mille Foglie
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Rubrica: Mille Foglie | Autore: Valentina Nicastro
Nel 2007 avvenne un fatto terribile a Firenze: furono tagliati gli alberi del viale Morgagni, per la costruzione della tramvia. Erano chiamati "alberi della Rimembranza", ciascuno era corredato di una targa che riportava il nome di caduti (dispersi) in quella assurda ecatombe di giovani vite. Il verde ha molto sofferto in questa zona e per consolarmi salgo sul colle di Montughi nella zona che porta in via Incontri, dove si trova la storica Villa Lorenzi, che merita una visita. Dal 1450 la villa ha conosciuto passaggi di proprietà e ampliamenti, fino al 1700 quando il Cavaliere Balì Francesco Lorenzi le diede l'aspetto attuale. Negli anni '80, quando una generazione si perse a causa dell'eroina a basso costo, la villa diventò un centro diurno per tossicodipendenti.
Oggi è un luogo dove si respira serenità, specialmente nel bellissimo parco dove l'accoglienza è affidata al grande cedro del Libano, godibile da ragazzi e adulti durante le pause di gioco e lettura. Maestoso e spettacolare, rappresentato simbolicamente in tanti riferimenti biblici, il cedro del Libano è anche ricco di proprietà terapeutiche. Le risate degli ospiti del centro diurno risuonano e ci sentiamo abbracciati da quei rami immensi e ospitali. Una boccata di ossigeno, che rigenera. Sono stata per la prima volta a conoscere quel cedro nell'inverno di due anni fa, durante un servizio sociale; era un pomeriggio freddo, ma ogni incontro mi fa lo stesso effetto, di piacere, di speranza. Ti rivedo sempre con gioia, grande maestro. E invito chi legge a organizzare un appuntamento speciale con questo saggio.
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Cartoline dal presenteGianna Innocenti e Alessandro Simoni · Attualità
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Rubrica: Attualità | Autore: Gianna Innocenti e Alessandro Simoni
Sono ancora attuali le vignette donateci da Sergio Cerchi nel lontano 1997. La nostra associazione intende riproporle come preziosi spunti di riflessione
Ventisei anni fa l'associazione Periferie al centro ricevette un dono inatteso e particolarmente gradito, rappresentato da alcune tavole originali di Sergio Cerchi, artista fiorentino nato nel 1957. Si tratta di disegni che diventarono successivamente un calendario e cartoline, utilizzati per l'autofinanziamento dell'associazione e del giornale.
Sergio Cerchi, diplomato dell'Istituto d'Arte di Porta Romana di Firenze, è un artista molto noto con un talento straordinario nel creare opere visivamente sorprendenti, che possono essere apprezzate sul suo sito www.sergiocerchi.it. Le tavole che ci volle donare rappresentano però un momento molto particolare nell'evoluzione della sua creatività e maestria, essendosi Sergio successivamente dedicato a forme diverse di espressione artistica. Ogni tavola, ogni vignetta, richiama una storia o un'idea che Sergio ha voluto condividere con noi, legata a problemi che dal 1997 a oggi continuano a ricordarci che l'eguaglianza e la "pari dignità sociale" richiamate dalla Costituzione sono traguardi ancora distanti.
L'intenzione della nostra associazione è di riprendere in mano questa piccola ma preziosa parte dell'opera di Sergio, utilizzandola per momenti di riflessione e dibattito con i nostri lettori o come spunto per la realizzazione di progetti per giovani disegnatori.
Il dono fattoci ventisei anni fa è stato anche un riconoscimento del valore e dell'importanza del lavoro svolto dall'associazione, e non condividere con tutti i tanti spunti che offre sarebbe un errore imperdonabile. Vi faremo quindi tra non molto sapere come riscoprire queste belle tavole, tenendo presente che le cartoline sono sempre presenti e disponibili ai nostri lettori interessati. Grazie Sergio!
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Solidarietà coattaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
!Fuori Scaffale
Rubrica: Fuori Scaffale | Autore: Giuliana Mesina
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Questa volta ho deciso di procedere elencando un po' di quello che mi sono portata dietro, e dentro, dopo la lettura di Chav. Solidarietà coatta di D.Hunter. È un libro politico, da leggere e accogliere tralasciando per il momento un discorso sulla letteratura.
Chav è un termine quasi intraducibile, reso in italiano come "coatto": forse non rende alla perfezione, ma è sul sottotitolo completo che bisogna soffermarsi, del chav è importante la solidarietà. Hunter riesce a spiegare nel racconto della sua esperienza concetti fondamentali, ognuno oggetto di numerosi saggi di filosof*, politolog*, sociolog* etc: intersezionalità, dividendo patriarcale, capitale culturale, privilegio, radice psicologica della disuguaglianza, autodeterminazione e altro.
Chi si impegna nel cercare un'alternativa al modello capitalista-neoliberista, non sempre è consapevole di farlo da una posizione borghese e privilegiata, ma non per questo va demonizzato. La solidarietà coatta, o anche la lealtà comunitaria, è un valore in sé, ma necessita di un'alleanza con i suddetti militanti per costruire forme più forti di resistenza collettiva. Resta però fondamentale l'autodeterminazione: chi subisce un'oppressione deve decidere in prima persona come reagire, i militanti "borghesi" devono ascoltare la voce degli ultimi e incorporare le loro richieste nella propria pratica.
La violenza è legata alla lotta individuale per la sopravvivenza: la comunità è il presupposto per poter fare qualcosa di più che sopravvivere, e superare la violenza. Chav è un libro da leggere.
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Quale 'benessere animale'?Camilla Lattanzi · Restiamo Animali
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Rubrica: Restiamo Animali | Autore: Camilla Lattanzi
restiamoanimali.it
L'8 giugno scorso, la Conferenza ministeriale dell'OCSE ha inserito il "benessere animale" nelle linee guida dedicate alle aziende dei suoi 38 paesi membri, Italia inclusa. La definizione di "benessere animale" recita che "gli animali sono esseri senzienti, capaci di percepire dolore, esprimere disagi, sofferenza e paura". Tutto molto bello e nobile, apparentemente. Peccato che si tratti solo di linee-guida, senza alcun valore vincolante e che trattarli un po' meglio significa continuare a sfruttarli. Miliardi di viventi vivono in condizioni spaventose per il profitto delle aziende: topi e conigli sono costretti a inalare sostanze chimiche senza alcun sollievo dal dolore, le scrofe negli allevamenti intensivi sono confinate in strette gabbie metalliche che le privano dei movimenti di base e milioni di animali "da pelliccia" sopportano agonie lunghe quanto la loro breve vita in gabbie prive di qualsiasi stimolo. Poi ci sono tutti gli altri animali: dov'è il benessere animale nell'allevare cani o gatti con il muso schiacciato che avranno per tutta la vita difficoltà respiratorie? Dov'è il benessere animale nelle pratiche della caccia, della pesca, dei circhi, degli zoo e della sperimentazione scientifica a ogni livello? Per le nostre colazioni il vitello viene separato dalla vacca appena nato: il latte che era destinato a lui viene munto meccanicamente per noi umani. Qualcuno di voi ha udito il loro pianto al momento della separazione? Sta a noi che lo abbiamo udito, alla nostra azione quotidiana e infaticabile, avvicinare il giorno in cui anche l'OCSE riconoscerà questo dolore.
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La strage di piazza TassoRiccardo Michelucci · Firenze Ribelle
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Rubrica: Firenze Ribelle | Autore: Riccardo Michelucci
Stelio e Ivo stavano giocando a nascondino, con tutta la spensieratezza dei loro otto anni, in quell'afosa serata estiva del 17 luglio 1944. Mentre le donne e gli anziani cercavano un po' di fresco sotto gli alberi, loro correvano scalzi sulla grande piazza sterrata, circondata dalle vecchie case dell'Oltrarno. All'improvviso sbucò un camion carico di fascisti che cominciò a sparare all'impazzata verso la gente. Mancava meno di un mese alla liberazione di Firenze. In piazza Tasso c'erano soltanto donne, anziani e bambini perché i giovani e gli uomini validi si erano nascosti quasi tutti per evitare i rastrellamenti. Il piccolo Stelio riuscì a salvarsi infilandosi di corsa nel portone di casa. Il suo amico Ivo, per pochi metri, non ce la fece. Una raffica lo colpì alla schiena mentre varcava l'uscio per ripararsi tra le braccia della madre. Ivo Poli, nove anni ancora da compiere, fu la vittima più giovane di quella mattanza criminale, di quel vendicativo colpo di coda di un fascismo ormai sconfitto. La banda di squadristi era guidata da Giuseppe Bernasconi, braccio destro del famigerato torturatore Mario Carità. Oltre a Ivo, altre quattro persone inermi caddero sotto i loro colpi vigliacchi: Aldo Arditi, Igino Bercilli, Corrado Frittelli e Umberto Peri. Molti altri rimasero feriti, alcuni anche in modo grave. Poiché i repubblichini non erano stati attaccati, fu subito chiaro che quella era stata un'azione preordinata, "l'ultima delle spedizioni punitive cominciate venticinque anni prima", come l'ha definita lo storico Carlo Francovich. Una sanguinosa ritorsione contro il quartiere di San Frediano, la roccaforte della Resistenza fiorentina.
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Identità alias e privacyDaria Campriani · Intersexioni
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Rubrica: Intersexioni | Autore: Daria Campriani
Quando una persona affronta un percorso di transizione si apre un periodo in cui, per effetto della terapia, i caratteri sessuali desiderati si sviluppano, mentre il nome legale resta quello attribuito alla nascita. Il nome e il sesso legale possono essere cambiati soltanto in forza di una sentenza del tribunale civile, per ottenere la quale occorre spesso molto tempo. Questo fatto comporta vari disagi per la persona trans, che si trova a vivere nel genere che sente come proprio, ma che non è ancora legalmente riconosciuta.
Il Comune ha l'obbligo di gestire i dati anagrafici della sua popolazione, ma anche quello di non violare la privacy delle persone trans e proteggere quindi la loro incolumità. Perché è vero che, in base alla legge, il nome e il sesso della persona devono corrispondere, ma se il Comune produce un documento con il nome legale non modificato senza autorizzazione del soggetto, viola la sua privacy e mette a rischio la sua incolumità. Secondo la normativa europea e il codice della privacy, per produrre un documento che rivela ad estranei la condizione clinica della persona è necessario il consenso scritto della persona stessa.
Il Comune può ricorrere ad uno strumento chiamato "identità alias". Ogni volta che il Comune deve produrre un documento in cui la legge non richiede che sia indicato il nome legale, può indicare il nome scelto dalla persona trans, nascondendo nei propri database quello risultante dall'atto di nascita. La nuova identità alias accompagnerà la persona nel percorso fino alla sentenza che le attribuirà il nuovo nome scelto.
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Hackers di governoGinox · Cyber Bluff
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Rubrica: Cyber Bluff | Autore: Ginox
Il mondo degli attacchi informatici oscilla di continuo tra nuovi e vecchi obiettivi. Ci sono parole chiave divenute note anche al pubblico non specialistico, come firewall, antivirus, ecc. Ma sono termini ormai "vecchi", l'industria della sicurezza ne ha inventati altri. Ora sono in gran voga gli EDR, ovvero gli Endpoint Detection and Response. Un'evoluzione dei precedenti strumenti tarata sull'analisi del comportamento del software e dei sistemi: se si verificano eventi strani o inaspettati per un certo sistema, scattano allarmi e contromisure di vario grado. L'aspetto buffo è che l'attenzione degli "attaccanti" si è quindi concentrata su quelle componenti fuori dall'azione degli EDR. Ad esempio gli apparati di rete al posto dei pc degli utenti. Un altro target interessante deriva direttamente dalla tendenza a suddividere le risorse di hardware molto potenti, piuttosto che utilizzare tante singole macchine fisiche. Questi ambienti, divisi in "macchine virtuali", sono un obiettivo alquanto interessante: prendere il controllo di un singolo sistema fisico di questo tipo, significa poter controllare tutte le macchine virtuali che ospita. È come prendere cento piccioni con una sola fava. I protagonisti degli attacchi più clamorosi risultano spesso gli attori statali, come nel caso recente di hackers legati alla Cina. Nessun governo può dirsi non interessato a questo aspetto "offensivo" dell'informatica, a volte applicato al controllo interno dei cittadini, altre al "nemico" esterno. In questo mondo quanto mai paradossale, i primi di cui non dovremmo fidarci sono per l'appunto i nostri governi.
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Vi vogliamo beneFraska · Divagando
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Rubrica: Divagando | Autore: Fraska
C'è chi si finge padrone di spazi non suoi per sentirsi forte coi deboli. A noi basta la strada di tutti dove fare il nostro mestiere libero e gentile
Oggi affronterò un altro giorno da diffusore, chi mi voleva e chi no, ma sono qua. In questi giorni il cielo è più pulito e le giornate sono più calde e lunghe. Abbiamo tutti modo di sfruttare il tempo al meglio, anche se a maniche corte si vedono i tatuaggi da galeotto sulle braccia e alla brina si è sostituito il sudore. Bada che persona ganza è questa che distribuisce Fuori Binario!
Quando vedono noi diffusori in piazza le persone si complimentano.
Oggi non piove, picchia il sole. La piazza ribolle del clima semi tropicale che la nostra epoca ha ereditato. Così, mentre distribuisco il giornale, sento il bisogno di una pausa, il tempo di tirare il fiato attraverso una sigaretta; ma guai a ripararsi all'ombra del supermercato (che platealmente è prima donna e davanti al quale la gente, sorridendo, pesca la rivista dalle mie mani)! Perché il Direttore del negozio pretende Suo tutto lo spazio che al catasto è giardino pubblico ed è stata definito "Terza Piazza" di Firenze.
Ingordigia. Se gli dai un braccio vuole succhiarti l'unghia dell'alluce. Alcuni hanno bisogno di gareggiare con i deboli per sentirsi forti, ma ben vengano... abbiamo mani grandi da stringere. Noi invece non possiamo pretendere, chiediamo con dolcezza e gentilmente. Scivoliamo tra sguardi e sorrisi, sentimenti e incomprensioni, carrelli per la spesa e piccole intese. Ecco il nocciolo della questione. Cosa volete farci? Noi non possiamo fare a meno di questa strada, di queste vie: qui si vive, qui è l'amore, qui ci siamo conosciuti e siamo cresciuti.
C'è un soffio di libertà in questo "mestiere". Non credo nel capitalismo e non mi definirei "libero professionista". Ho piuttosto l'occasione di poter disporre del mio tempo e delle mie passioni; delle mie idee.
Cosa si può fare nei nostri confronti? Minacce? Perseguirci? Cosa abbiamo noi che fa invidia a chi guarda con disprezzo? Cosa abbiamo noi che suscitiamo conflitti che non ci appartengono? Da dove viene e come si forma questa comunità che spunta agli angoli delle strade e affronta la giornata armata solo di giornali e buona volontà? Chi glielo fa fare e perché?
Cos'è che ci fa accogliere lo sguardo indispettito delle vostre iridi acquose con un allegro "buongiorno"? Sorelle e fratelli, veniamo in pace, non abbiate paura. Noi vi vogliamo bene.
La città resta a bocca aperta davanti a queste storie, ma nessuno può nascondersi perché noi siamo ovunque e, ovunque siamo, portiamo questo ideale che ci conforta. Uno dopo l'altro i miei ragazzi di strada si fanno avanti. Il comune finge solidarietà, mentre noi promoviamo solo quel che siamo. Facciamo scuola per gente che si strozza perché non sa pronunciare quel che legge nonostante voglia insegnare a campare al prossimo.
Siamo stati gentili e anche troppo. Adesso siamo alla resa. Come Villa lanciava la sua cavalleria in Messico, ecco parole che ti piovono addosso come grandine, signor Direttore, e la tua trincea è rovinata. Ripariamo come Zapata nella nostra zona, signor Direttore, non puoi entrare, è la nostra sierra, il mio quartiere, la Nostra storia. Anche tu, ora, sei Fuori Binario.
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RinaturalizzareFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo
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Rubrica: Un Mondo Ganzo | Autore: Fabio Bussonati
Per tanto tempo, nell'ambito degli interventi di bonifica e riqualificazione, si è imposta l'idea che ogni metro strappato alle acque fosse una conquista del genere umano da difendere con orgoglio dalla natura che lo riprenderà comunque.
A Comacchio la strada provinciale 72 corre sull'argine Agosta che divide le valli, da un lato quelle che furono prosciugate per motivi propagandistici regalandoci una terra salata dove le coltivazioni si possono fare solo grazie a quintali di fertilizzanti, pesticidi e aiuti statali, e dall'altro la laguna di Comacchio dove le anguille si moltiplicano ancora, difese da tre metri di filo spinato. Anche solo guardando i due lati della provinciale si capisce cosa valga di più, da un lato la ricchezza della natura, dall'altro l'aridità dell'orgoglio di taluni paradigmi.
Sono quasi cento anni che si spende per privarci di una ricchezza che potremo trovare di nuovo, basta spengere le idrovore e far lavorare le maree, il difficile sarà convincere le anguille a tornare dove sono state cacciate in malo modo.
Dobbiamo invece rallentare la corsa dell'acqua sulle alture, se vogliamo fargli perdere l'appuntamento con l'onda di piena e farla arrivare al mare con calma e non tutta insieme a grande velocità. Dobbiamo tornare in montagna, rinaturalizzare i corsi d'acqua, riparare i muretti che contengono le scarpate, curare i boschi, curare anche i versanti con colture funzionali allo scopo primario di consolidarli e sequestrare anidride carbonica.
Per questo è ideale la coltivazione della canapa, che ha una radice a fittone di due metri e sequestra CO2 come nessun'altra pianta.
I laghetti collinari fatti per impedire all'acqua di precipitare a valle serviranno come riserva idrica per irrigare i campi, produrre energia elettrica, fare il bagno d'estate e rinfrescare tutto l'ambiente.
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VitaRoberto Pelozzi · Poesia
!Poesia
Rubrica: Poesia | Autore: Roberto Pelozzi
L'Opera da sé... Aversi, capirsi, sentirsi, volersi, riconoscersi, opera per te. E prima o poi vi lascio, come è senza perché, questo insegna la vita. È ad ella che devolgo la mia, affinché continui con la sua lezione.
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Una spiaggia libera e solidaleClara Baldasseroni · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Clara Baldasseroni
È quella sotto il Castel Sonnino, "occupata" e autogestita dagli anni Settanta. Un modo diverso di vivere il mare, senza comodità ma a contatto con la natura
Il Castel Sonnino è un'imponente costruzione a picco su una roccia alla fine della scogliera del Romito. Al di sotto storicamente villeggiano dei bagnanti sin dagli anni '70. Si trova sul versante sud di Livorno, prima di arrivare a Quercianella dalla strada SS1 Aurelia. Si deve saltare da un muretto, giù veloce per un ripido sentiero boschivo che discende dalle colline per tuffarsi direttamente in mare. C'è un via vai continuo di persone, un saliscendi piuttosto impegnativo e faticoso, ma che ripaga per la bellezza della caletta e la vista magnifica, la particolare ospitalità del luogo, il senso di amicizia caratteristico.
Emiliano Chiellini detto Togo è un frequentatore di sempre e si occupa anche della salvaguardia del posto. Sulla spiaggetta libera si trova un tendone che ripara dal sole, arrivano molti viaggiatori; di notte spesso ci sono delle tende e un falò acceso, la mattina presto va rismontato tutto entro le 10. Sono capitati là anche alcuni senza casa, nonostante abbiano vissuto in condizioni proibitive perché senza acqua, senza un riparo nel caso pioggia e sotto le stelle. Ma grazie all'accoglienza e alla solidarietà che non sono mai mancate a chi va al mare, lì si sta molto meglio che in strada (magari per Ferragosto).
Anche diversi di noi di Fuori Binario abbiamo frequentato il luogo. Per l'aspetto ecologico la prima cosa è non gettare i rifiuti in terra e non abbandonare i sacchi con la spazzatura prima dalla risalita del ritorno, una pratica che aiuta a ritrovare e mantenere uno stile di vita eco-compatibile: ma quando incontri una rete di comunità sostenibile come nel caso della costa protetta di Castel Sonnino ti rendi conto che è possibile davvero. C'è anche chi pratica la pesca amatoriale, ma attualmente con molta più attenzione rispetto al passato, perché come in tutto il mare in genere si osserva un impoverimento della fauna ittica, da tutelare e salvaguardare. Da anni è guerra aperta ai natanti che ormeggiano di fronte: vengono contestati con urli e grida, perché i motori disturbano la pace di tutti, anche di flora e fauna. I cani sono benvenuti, purché sotto la guida e il controllo dei loro padroni.
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No Tunnel TAVFuori Binario · Brevi / La Fotonotizia
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Rubrica: Brevi / La Fotonotizia | Autore: Fuori Binario
Una mostra itinerante si aggira per Firenze. Organizzata dal Comitato No Tunnel Tav, rappresenta plasticamente come i grandi progetti infrastrutturali possano avere effetti negativi sull'ambiente, sulla salute dei cittadini, sulle civili abitazioni e sulla sostenibilità economica e finanziaria dei bilanci pubblici. Gli alti costi di costruzione infatti, stimati in quasi tre miliardi di euro, sono spropositati considerato che l'opera, una volta terminata, non porterà benefici alla città. Anzi. Il Comitato ha calcolato che con la stessa cifra si costruirebbero oltre 18.300 case popolari, in grado di garantire il diritto alla casa a circa 50.000 persone.
Interessante il pannello che spiega, grazie all'analisi di geologi indipendenti, cosa accadrà alla falda fiorentina: dove si innalzerà (a monte, causa effetto diga) cresce il rischio di indebolimento delle fondamenta degli edifici; dove si abbasserà (a valle) il terreno seccherà e potrebbe cedere con tutto il pezzo di città appoggiato sopra. Per info bit.ly/3ptHiXd.
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Prima condanna per Ultima GenerazioneFuori Binario · Brevi / Dissenso
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Rubrica: Brevi / Dissenso | Autore: Fuori Binario
Il Vaticano, una delle ultime monarchie assolute del mondo, condanna due esponenti di Ultima Generazione, Ester e Guido, a 9 mesi di carcere (pena sospesa), ad una multa di 1.620 euro e ad un risarcimento del danno di oltre 28.000 euro. La loro colpa è quella di aver incollato i propri corpi, con poche gocce di colla, su un blocco di marmo messo nel 1815 sotto i piedi della statua di Laocoonte, esposta presso i Musei Vaticani.
Faranno naturalmente ricorso, intanto a favore di Ultima Generazione si sono schierati oltre 100 avvocati, che hanno sottoscritto un appello contro la criminalizzazione di chi manifesta per denunciare la crisi ecoclimatica.
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Julian Assange un caso politicoFuori Binario · Brevi / Informazione
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Rubrica: Brevi / Informazione | Autore: Fuori Binario
Stella Assange, moglie e avvocata di Julian, è stata nei giorni scorsi in Italia per perorare la causa del fondatore di WikiLeaks, simbolo internazionale della libertà di informazione. "Dopo che l'Alta Corte britannica ha respinto il nostro appello contro l'estradizione siamo ora alle battute finali e Julian parte svantaggiato" - ha detto Stella. Potrebbe essere estradato ma speriamo di no. Speriamo che la Corte europea dei diritti umani si pronunci in suo favore. Questo è un caso estremamente politico e Julian Assange è stato candidato al premio Sakarov del Parlamento europeo: "Assange è imprigionato per aver pubblicato notizie vere", ha ricordato Stella, "e per questo è stato incarcerato".
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Una base militare in piena città?Fuori Binario · Brevi
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Rubrica: Brevi | Autore: Fuori Binario
"Rifiutiamo la logica politica che porta a continui investimenti in ampliamenti delle basi militari Nato, soprattutto perché non si vedono lo stesso impegno politico ed economico a politiche di reale costruzione di Pace. Inoltre ci può far piacere che la progettazione sia stata pensata con particolare attenzione alla sostenibilità ecologica della nuova costruzione, con basso impatto ambientale, ma messa in questo contesto ci pare una mera dichiarazione di greenwashing di un'operazione bellica".
È quanto scrive la Rete democratica Fiorentina a proposito dell'imminente istituzione del quartier generale permanente della Multinational Division South (Mnd-S) della Nato nella caserma Predieri di Rovezzano, nella periferia est della città.
"Questa riqualificazione della caserma Predieri, in un contesto geopolitico estremamente pericoloso ci preoccupa molto, a partire dagli scenari dell'Ucraina e del Kosovo - continua la Rete. Qualora una di queste situazioni degenerasse, il futuro Mnd-S della Nato avrebbe un'importanza tattico-strategica enorme, portandolo ad essere uno dei principali obiettivi militari. Siamo quindi profondamente stupiti che si sia pensato di inserire un comando Nato senza alcuna partecipazione o consultazione della cittadinanza. Continuiamo a sostenere che ci debba essere una netta separazione, anche geografica, dei civili dai militari, soprattutto se la vicinanza con questi ultimi possa comportare un qualsiasi rischio per la cittadinanza".
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Abiti puliti in SerbiaFuori Binario · Brevi / Lavoro
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Rubrica: Brevi / Lavoro | Autore: Fuori Binario
Dopo due settimane di sciopero per denunciare salari di povertà, gli operai e le operaie della Falc East in Serbia hanno vinto la loro battaglia: hanno ottenuto un aumento dei salari e dei buoni pasto e l'impegno a discutere un aumento degli incentivi a partire da settembre. Si tratta di un'importante vittoria per i dipendenti della filiale dell'italiana Falc, che fornisce prestigiosi marchi globali del lusso tra cui Balenciaga, Gucci (Gruppo Kering), Burberry e Hogan (Gruppo TODs).
Questo risultato è stato ottenuto grazie alla loro tenacia e alla solidarietà attivata dalla campagna internazionale Clean Clothes (Abiti puliti), che anche in Italia denuncia lo sfruttamento dei lavoratori tessili nel settore del lusso. Per quanti lottano ogni giorno per arrivare a fine mese, scioperare così a lungo non è una scelta semplice. Per questo motivo Clean Clothes ha deciso di avviare una raccolta fondi per contribuire a coprire gli 11 giorni di mancato guadagno dei 600 in sciopero. Per fare una donazione basta andare su bit.ly/3Jv6Gmk.
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Sbatti il povero in prima serataFuori Binario · Brevi / Media
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Rubrica: Brevi / Media | Autore: Fuori Binario
Nella narrazione della scomparsa della piccola Kataleya, tra le tante morbosità e schifezze viste nelle televisioni di stretta osservanza governativa, emerge una chicca di Rete 4. Un giornalista di Zona Bianca ha acceso la telecamera su alcuni abitanti di un edificio di via Aldini. Li ha fatti passare per occupanti abusivi e mezzi delinquenti. Ma non ha verificato chi fossero in realtà. In quell'edificio è in corso infatti un'azione di autorecupero a cura dell'associazione "Un tetto sulla testa", (vedi Fuori Binario del marzo 2021) finanziata grazie ad una legge della Regione Toscana. La loro unica colpa è quella di non parlare bene l'italiano e di essere poveri. Ma questo a Mediaset non importa.
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