1Prima pagina1 articolo
Lo sviluppo che uccideCristiano Lucchi · Resistenze
!Resistenze
Rubrica: Resistenze | Autore: Cristiano Lucchi
Mio cognato è stato evacuato con il gommone e ora è a casa mia, mia suocera ha mezzo metro d'acqua in tutta la casa. Alcuni colleghi sono sui tetti. L'acqua defluisce verso il mare e sta inondando i paesi a valle. Piove.
A scrivermi è Felice, abita a Faenza, ed è stato colpito dalla recente alluvione causata da un consumo di suolo assassino (mentre scriviamo sono 14 i morti, alcuni i dispersi, centinaia gli animali perduti).
Viviamo così un tempo che ci costringe a convivere con due emergenze: quella climatica e quella politico-economica. I disastri a cui siamo costretti sono però figli della seconda: dalla guerra alla repressione; dalla priorità data ai profitti a scapito dei diritti sociali e civili; dai disastri ambientali al mancato abbattimento delle emissioni di CO2, metano e degli altri gas climalteranti.
Abbiamo una classe dirigente figlia di una cultura sviluppista novecentesca che ha fallito. Profeticamente, scienziati e movimenti hanno da tempo lanciato allarmi della devastazione alle porte: sono passati decenni invano. Oggi chi comanda, chi governa, chi ha la presunzione di guidare la società verso magnifiche sorti progressive andrebbe cacciato all'istante. Fatta la tara su malafede, corruzione, conflitti di interessi, pose da saltimbanco, a vincere è l'ignoranza e la supponenza. Abbiamo politici e imprenditori che, tutti, non comprendono la gravità del momento.
Dovremmo saper affidare la guida del Paese agli "immaturi" di Ultima generazione o dei Fridays for future - vista l'esperienza disastrosa degli attuali decisori - che invece sono costretti a difendersi nei tribunali.
Il "nostro" inguaiato Felice, perché Felice è parte della nostra redazione, come noi non si arrende allo status quo e sta lavorando un pezzo sulla contaminazione da Pfas, "inquinante eterno" tra i fulcri del nostro sistema economico e consentito dai nostri politici. Loro non lo leggeranno, se ne fregheranno ancora una volta. Voi lo troverete nel prossimo numero. Non mancate.
- alluvione
- Romagna
- emergenza climatica
- consumo di suolo
- CO2
- emissioni
- classe dirigente
- sviluppismo
2Pagina 21 articolo
Il poeta è un esuleHasan Atiya Al Nassar · Controvento/Ritratti
!Controvento/Ritratti
Rubrica: Controvento/Ritratti | Autore: Hasan Atiya Al Nassar
Fuggito dal regime di Saddam Hussein, scelse Firenze come casa, dividendo la sua vita fra la scrittura e la strada
In Irak, prima della mia partenza, c'erano quattro quotidiani (due del governo, due indipendenti), un settimanale, quattro riviste mensili e una trimestrale, c'erano inoltre alcune riviste particolari indirizzate alla classe operaia o a quella contadina. Far parte del "cenacolo" degli scrittori mi rendeva estremamente felice: ero convinto che la mia vita sarebbe stata tranquilla, magari piena di gloria. In realtà ben presto cominciarono i problemi: dai miei articoli, dai miei racconti, si vedeva chiaramente che le mie idee erano ben poco simili a quelle professate dal regime, e che comunque io non celebravo mai quest'ultimo.
Cominciarono a perseguitare mio fratello, sapevo che un giorno o l'altro lo avrebbero ucciso, come infatti è poi avvenuto [...]. Ero riuscito ad ottenere un lavoro in un ufficio pubblico, ma ormai vivevo in un vero e proprio clima di disperazione, di terrore: basta un semplice sospetto in Irak per essere imprigionato, torturato, ucciso, e io facevo molto chiaramente parte della lista dei "sospettati". Ero spaventato, vedevo troppo spesso persone nella mia stessa condizione scomparire senza lasciar traccia. Tutto quello che desideravo era poter vivere serenamente, ma non potevo per questo trasformarmi in un servo cantore della gloria di Saddam Hussein.
Alcuni episodi drammatici, che in seguito mi hanno consentito di essere considerato dall'ONU un rifugiato politico, fecero sì che maturasse in me l'idea della fuga. Chiesi un permesso lavorativo per poter andare in Siria, da lì giunsi in Italia. Salii sull'aereo con pochissime cose, sapendo che molto probabilmente non avrei mai più visto l'Irak. Ce l'ho fatta. Dai primi anni '80 vivo in Italia.
Firenze è la città in cui mi sono fermato, la città che ho scelto per vivere. C'è voluto molto per dare alla mia vita quella parvenza di normalità che in realtà essa non ha e che non avrà mai. È difficile ma non impossibile adattarsi a vivere in un paese completamente diverso dal tuo, le cose si complicano se non riesci ad avere un lavoro.
Noi esuli abbiamo dovuto affrontare molteplici difficoltà. Al nostro arrivo nei paesi dai quali speravamo ospitalità non sapevamo dove dormire, come mangiare, spesso non conoscevamo neanche la lingua locale, non potevamo esprimerci. Eravamo privati di tutto, non ci sentivamo più in diritto di fare o di pretendere niente, anche ammirare la natura era diventato amaro.
Vivo in una minuscola soffitta dove, per mancanza di finestre non entrano mai né sole, né aria. Devo accendere la luce anche in pieno giorno dato che l'unica apertura, di piccolissime dimensioni, si affaccia su di un corridoio non illuminato. Sono condizioni deleterie per l'organismo umano, tanto che per ben tre volte sono stato costretto al ricovero ospedaliero.
Viviamo in condizioni inumane, che però abbiamo accettato fin dall'inizio perché anche il più squallido degli alloggi è una sicurezza, se confrontato a quel labirinto spaventoso che è la notte italiana per uno straniero.
Alle persone "normali" sembrerà una cosa ridicola, eppure uno dei miei più grandi desideri è quello di poter vivere in una casa dove si possa respirare senza avere la sensazione di soffocare, e dove possa entrare copiosa la luce solare.
In estate ho spesso dormito nei giardini pubblici, perché, se d'inverno nella mia stanza si gela, nella bella stagione il calore è insopportabile. Questa situazione ha influito anche sull'organizzazione delle mie attività di studente e di intellettuale: non potendo studiare nella mia abitazione, porto sempre con me uno zaino pieno fino all'inverosimile di libri, quaderni, penne... una sorta di studio ambulante non troppo comodo.
Agli inizi della mia 'avventura' italiana ho trascorso molto tempo aggirandomi per la città, da marciapiede a marciapiede, da osteria ad osteria. Bevevo vino per scaldarmi, senza mai pensare a quella cosa che si chiama salute. Ho imparato a vivere insieme alla gente che non possiede niente, agli sbandati, agli "esuli" come me: ci somigliavamo tutti: vagabondi e poveri. Ci sentivamo intimi, vicini, senza differenza di razza o di cultura. Era il bar il nostro punto d'incontro: il bar è l'amico di chi non ha niente.
Queste persone sono stati i miei unici amici per tanto tempo, ricordo ancora le notti in cui io leggevo poesie, e loro mi parlavano del loro paese, della loro famiglia. La strada è l'unico rifugio che possa insegnare all'intellettuale a vivere la sfida. Ho fatto decine di lavori: ho vendemmiato, ho fatto il venditore ambulante, il muratore, l'accompagnatore di malati e vecchi. Mi sono sempre proibito di pensare allo squallore della mia esistenza quotidiana. Non mi sono mai chiesto perché continuare a sopportare tutto questo. Non l'ho mai chiesto perché temevo che la risposta mi avrebbe impedito di continuare a condurre una vita onesta.
[...]
L'esilio è un carcere, l'esilio è la metamorfosi dell'anima, l'esilio è un lento spegnersi: il tempo scorre tra le dita preoccupate, impegnate in qualcos'altro. Io continuo ad andare avanti con molti lavori saltuari, e cerco di non smettere di scrivere: scrivere la mia vita. Ho collaborato per molto tempo alla rivista «Testimonianze», fondata da padre Ernesto Balducci, morto il 25 aprile 1992 in un incidente stradale, che fin dai miei primi tempi a Firenze mi è stato molto vicino e mi ha aiutato nei momenti più difficili. Le mie poesie e i miei racconti continuano ad apparire in numerose riviste. Io vado avanti. Non mi arrendo. Continuo a lottare malgrado sia stato condannato a morte ben cinque volte dal regime come esule e pacifista.
Testo estratto dal libro Poesie 1989-2016, ed. Ensemble, Roma 2022. Hasan Atiya Al Nassar (Ur, Nassiriya 1954 - Firenze 2017).
- poesia
- esilio
- Irak
- rifugiato politico
- Saddam Hussein
- strada
- autobiografia
- letteratura
3Diritti1 articolo
Cpr: chiuderli ovunqueSergio Bontempelli · Diritti
!Diritti
Rubrica: Diritti | Autore: Sergio Bontempelli
Centri di Permanenza per il Rimpatrio: cosa sono, cosa non sono e perché sono inutili e vergognosi
Dopo anni nei quali il tema sembrava caduto nel dimenticatoio, si torna a parlare di un Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) da aprire anche in Toscana. La destra di governo è tornata all'attacco, e ha sostenuto che i CPR sono necessari per contrastare la criminalità. Quanto agli amministratori di centro-sinistra, che nei mesi scorsi si erano espressi favorevolmente, si assiste a qualche ripensamento. Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, per esempio, ha spiegato che i CPR «per come li abbiamo conosciuti» non vanno bene, e ha tirato fuori l'idea di un centro per il rimpatrio «più vicino al concetto di un centro di accoglienza», «dotato di caratteristiche di assistenza sociale».
Leggendo queste dichiarazioni, si ha la sensazione che molti amministratori e politici non sappiano di cosa stanno parlando. Cosa c'entrano i CPR con la criminalità? E come può un luogo detentivo trasformarsi in un «centro di accoglienza» dedito a funzioni di «assistenza sociale»? Forse è il caso di riavvolgere il nastro, e di spiegare cosa sono, e soprattutto cosa non sono, i Centri per il Rimpatrio.
Il primo punto da chiarire è che i CPR non hanno nulla a che vedere con il contrasto alla criminalità: la legge dice chiaramente che nei «Centri» finiscono non gli stranieri che hanno commesso furti, rapine o aggressioni, ma quelli che si trovano in Italia senza un permesso di soggiorno, e che per questo devono essere allontanati dal territorio nazionale. L'irregolarità, a sua volta, non ha nulla a che fare con la criminalità: molti stranieri diventano irregolari per banali motivi burocratici, ad esempio perché hanno perso il lavoro, o perché si sono visti rifiutare la domanda di asilo, o - ancora - perché sono arrivati in Italia con un visto turistico, che (secondo la legge Bossi-Fini) non può essere trasformato in un permesso di soggiorno stabile. Per capirci: può essere irregolare - e dunque può finire in un CPR - la signora georgiana che accudisce un pensionato, o il bracciante nigeriano che lavora nei campi. All'inverso, uno straniero che commette un reato può subire un processo e una condanna, ma se ha un permesso di soggiorno non viene internato in un CPR.
I CPR sono stati pensati dunque per espellere gli stranieri irregolari: perché eseguire un'espulsione non è una faccenda semplice. Servono anzitutto dei mezzi di trasporto (aerei, autobus ecc.), e una squadra di agenti di polizia addetti alla scorta. Spesso per risolvere queste banali questioni pratiche servono alcuni giorni, durante i quali lo straniero potrebbe darsi alla fuga. Un altro problema è quello che tecnicamente si chiama «riammissione»: espellere un migrante significa rinviarlo al suo Paese di origine, ma le autorità di quel Paese devono essere disponibili a «riprendersi» il loro cittadino (a «riammetterlo», appunto). E proprio qui nascono le difficoltà: nelle regioni più povere del pianeta gli emigranti sono una risorsa economica preziosa - perché mandano i soldi alle loro famiglie - e le espulsioni sono percepite come un sopruso e un'ingiustizia. Per le autorità dei Paesi di origine, dunque, agevolare il rimpatrio degli emigranti significa inimicarsi le proprie opinioni pubbliche. Così, quando la polizia italiana deve allontanare uno straniero, le trattative con il Paese di provenienza possono prolungarsi per giorni, a volte anche per settimane.
Per farla breve: c'è sempre un fisiologico lasso di tempo che intercorre tra la decisione di espellere un immigrato e l'effettiva esecuzione del rimpatrio. In questo lasso di tempo lo straniero potrebbe darsi alla fuga: ed è per questo - solo per questo, e non certo per «contrastare la criminalità» - che i Paesi di immigrazione hanno creato luoghi detentivi, che in Italia si chiamano CPR.
E qui si apre un altro nodo problematico: quello relativo all'anomalo status giuridico di questi Centri. Si tratta di luoghi di detenzione in cui però sono rinchiuse persone che non hanno commesso alcun reato. Esterni al circuito penitenziario, i CPR non sono sottoposti ai controlli che l'autorità giudiziaria esercita nelle carceri. Non c'è da stupirsi che in strutture di questo tipo si verifichino violazioni anche molto gravi della dignità dei detenuti. Tutte le ricerche sul tema parlano chiaro: le condizioni di vita all'interno dei centri di detenzione sono indegne di uno Stato democratico. Mancano servizi di base come il riscaldamento, le docce, le medicine, la carta igienica. Vi si consumano soprusi e violenze.
I più cinici ritengono però che queste violazioni siano il prezzo da pagare per garantire almeno l'efficacia dei meccanismi di rimpatrio. Ma ancora una volta le cose non stanno così: i dati ci dicono che gli stranieri effettivamente rimpatriati sono appena la metà di quelli trattenuti nei CPR. In altre parole, si sprecano ingenti risorse pubbliche, si infliggono sofferenze a persone che non hanno commesso reati, e per di più non si riesce neppure ad allontanarle dall'Italia: al danno inflitto allo stato di diritto e alle garanzie costituzionali si aggiunge la beffa dell'inefficacia complessiva del sistema.
Abbiamo insomma a che fare con strutture opache, costose e del tutto inutili. L'unica «soluzione» è chiuderle, in Toscana e ovunque.
Presidente dell'Associazione Africa Insieme di Pisa, membro di Adif-Associazione Diritti e Frontiere
- CPR
- Centri di Permanenza per il Rimpatrio
- migranti
- detenzione amministrativa
- rimpatrio
- irregolarità
- diritti umani
- espulsioni
4Pagina 43 articoli
Perché sostengo Fuori BinarioFrancesco Cuccuini · Testimonianza
!Attualità
Rubrica: Testimonianza | Autore: Francesco Cuccuini
Conosco Fuori Binario da tempo e come molti fiorentini ho familiarità con il diffusore che in modo mite ti viene incontro, ti offre il mensile e te ne propone l'acquisto. Di recente ho acquistato un numero e sfogliandolo mi sono sentito chiamato in causa. Mi sono sentito interrogato dalle pagine interne dove si chiedeva: "E tu? Cosa sei disposto a fare per Fuori Binario?" Le possibilità di aiuto sono varie e numerose: diffondere il giornale in strada, scrivere gli articoli, proporre nuove idee, coinvolgere Luoghi Amici, fotografare, fare fumetti, spedire il giornale, tenere aperta la sede, curare gli indirizzari, diffondere il giornale ecc. Insomma, mi sono sentito interpellato e ho deciso di farmi coinvolgere scrivendo al direttore per incontrarlo. Mi ha risposto con un invito alla riunione di redazione a cui pochi giorni dopo ho partecipato.
Ma perché mi sono abbonato, perché sono passato dal sostegno occasionale ad un piccolo ma sentito e convinto sostegno? Innanzi tutto perché Fuori Binario è un'operazione lodevole, interessante e qualificante: da sostenere.
Lodevole per l'aiuto offerto a chi è in difficoltà.
Interessante perché mira a identificare e combattere le cause che creano emarginazione.
Qualificante perché l'aiuto è responsabilizzante, chiede in cambio l'azione del diffusore, del senza dimora. Azioni di aiuto, di assistenza fattiva e di spessore, senza assistenzialismo.
Ho dato il mio sostegno anche perché ho apprezzato l'interessante azione culturale e politica a favore dei senza dimora mirata a individuare e rimuovere le cause o alcune cause - ad esempio la residenza anche per i senza dimora - che spingono ai margini della vita sociale la persona fragile, fino alla vita in strada. Una vera e propria azione politica di valore, rivolta agli ultimi, alla povera gente di lapiriana memoria, ancora troppo spesso non riconosciuta né sostenuta dalle istituzioni.
Ecco perché da oggi faccio parte della squadra di Fuori Binario, e rinnovo l'invito: e tu? Cosa puoi fare tu che mi leggi?
- Fuori Binario
- volontariato
- sostegno
- abbonamento
- diffusori
- senza dimora
- emarginazione
- azione politica
AT, così non vaClara Baldasseroni · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Clara Baldasseroni
Tutti i limiti del nuovo gestore del trasporto pubblico locale nelle parole di un autista del servizio fiorentino
Con l'arrivo di Autolinee Toscane tutta la mobilità pubblica su gomma in Toscana è passata alla gestione della società francese Ratp, terzo operatore di trasporto pubblico al mondo.
Degli effetti della transizione da Ataf ad AT abbiamo parlato con un autista, testimone del cambiamento: "Abbiamo rilevato un peggioramento della qualità del servizio che deriva dal taglio dei chilometri di percorrenza e del numero delle linee. Questo ha evidenti ripercussioni, a partire dai tempi di attesa alla fermata, aggravati dal traffico, soprattutto nelle ore di punta".
Prima della gara voluta dalla Regione il Tpl era gestito da 15 aziende. Oggi, nonostante il passaggio ad un gestore unico, permane la logica del profitto sul bene comune, visto che si tratta pur sempre di società per azioni che legittimamente perseguono il profitto. Si osservano così riduzioni delle linee non solo a Firenze, ma in tutta la regione. Al peggioramento del servizio non è corrisposta però una diminuzione dei costi dei titoli di viaggio.
Il malcontento generalizzato pesa naturalmente sugli autisti, costretti a confrontarsi con un lavoro più difficile e stressante. Sono loro infatti in prima linea a rappresentare l'azienda nei confronti dei viaggiatori e l'alto numero di aggressioni che subiscono ne sono la diretta conseguenza.
Continua il racconto del nostro autista: "Registriamo anche una carenza di personale e l'azienda penalizza i nuovi assunti costringendoli a cercare salari più remunerativi altrove. Aumentano i carichi di lavoro, vengono ridotte le giornate di riposo e si registrano anche differenze salariali, linee date in appalto, mansioni di verifica esternalizzate".
Un'ultima considerazione sull'emergenza climatica, apparentemente rimossa. Un servizio pubblico efficiente sarebbe di vitale importanza per ridurre l'utilizzo delle auto, soprattutto per i tanti pendolari che si spostano quotidianamente con mezzi propri. Una buona rete di trasporto pubblico avrebbe potuto aiutarli ma al momento pare ancora una chimera.
- Autolinee Toscane
- trasporto pubblico
- RATP
- mobilità
- autisti
- servizio pubblico
- pendolari
- emergenza climatica
Ultima, lo spazio che non c'eraValentina Ferrucci · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Valentina Ferrucci
Resiste nel centro storico la Casa del Popolo di San Niccolò: viva e vitale grazie all'impegno dei soci, per il programma estivo chiama tutti alla partecipazione
Ultima è il nome del progetto che vuole rilanciare la Casa del Popolo di San Niccolò, immaginato da un'intergenerazione nuova che si affaccia al Circolo, per riportarlo ad essere un'opzione concreta per cittadini e associazioni che si muovono a Firenze.
Ultima nel centro storico, la Casa del Popolo di San Niccolò si incastona nella via principale del rione di Oltrarno. Nata nel 1897 come associazione di lavoratori "Società di Mutuo Soccorso", nel 1944 torna alla luce, dopo il buio periodo del regime fascista, per arrivare nel 1960 nella sede attuale in via San Niccolò, acquistata grazie ad una libera sottoscrizione tra i soci.
Il progetto nasce qualche mese fa: il Circolo di quartiere rischia di morire per i debiti ma anche per una disabitudine a fare dei luoghi come le case del popolo centri di aggregazione, cultura, politica. La città che si trasforma e trasforma i tempi, i luoghi e i modi di stare insieme e di creare comunità spinge verso il consumo; la gentrificazione svuota il centro dei suoi abitanti e così gli spazi di aggregazione si riducono e si riducono le persone che li frequentano.
Ed è così che nasce l'idea: ogni mercoledì un'iniziativa con apericena a prezzi fissi e popolari. Il circolo si trasforma, si veste a festa e accoglie nel corso dei mesi gli ospiti più variegati: si intrecciano le tematiche della città vissuta dai migranti, dagli studenti, dai lavoratori, la musica, i temi internazionali. Si riscopre la bellezza di stare insieme, si rovesciano ruoli, si pensa e si mangia insieme, si ride, ognuno ci mette qualcosa e sembra di essere a casa.
Nei mesi il gruppo si allarga, si meticcia e si intreccia con altre realtà vive, fa amicizia con altre Case del Popolo della città, solidarizza con i lavoratori in lotta della GKN e con i terremotati del Kurdistan. Così nasce Ultima, una specie di scommessa: salvare la Casa del Popolo dai debiti e farne un luogo vivo e pulsante in città.
Quest'estate ci mettiamo al lavoro: vorremmo renderla più bella, poterci fare musica, dibattiti, iniziative, ospitare associazioni che promuovano cultura e aggregazione, tessere fili con quello che si muove in città per essere parte di un'unica trama, fatta di persone.
Ultima è un progetto collettivo: venite a prendere un pezzetto, contribuendo con la campagna di crowdfunding, con mezza giornata di manodopera, con un saluto e un sorriso.
- Casa del Popolo
- San Niccolò
- Oltrarno
- progetto collettivo
- aggregazione
- gentrificazione
- centro storico
- crowdfunding
5Attualità2 articoli
Volti di pace all'IsolottoCristiano Lucchi · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Cristiano Lucchi
Una grande scultura che l'artista iracheno Fuad Aziz ha donato alla Comunità fa memoria della sua storia decennale con simboli di fraternità e accoglienza
Volti di pace, un segno tangibile del lungo cammino iniziato nel 1954 dalla Comunità dell'Isolotto, è il nome della scultura realizzata dall'artista iracheno Fuad Aziz, che dal 28 maggio scorso è visibile in Piazza dell'Isolotto. "A testimonianza dei valori di pace, solidarietà e accoglienza che Enzo Mazzi e Sergio Gomiti, sacerdoti dell'Isolotto, hanno promosso fin dal 1954 anche in questa piazza, insieme alla Comunità cresciuta con loro per una Chiesa senza potere e a servizio degli ultimi", si legge sul basamento, un modo esplicito per fare memoria dei decenni in cui l'Isolotto è stato epicentro di valori umani come la solidarietà, la giustizia sociale, la riscoperta dei principi evangelici.
La storia della Comunità è una storia irta di difficoltà, considerato che le famiglie che popolarono il quartiere provenivano dai centri per sfrattati e sfollati, dalle campagne toscane, dal Meridione, dall'Istria. Un cammino che venne facilitato dal clima di fraternità e apertura instaurato nella parrocchia di allora, e dalla necessità di lottare insieme per i servizi che ancora mancavano.
Il percorso proseguì nel segno dell'apertura al mondo, con gli incontri che nella Piazza riunirono sacerdoti e laici provenienti da tutta Italia e da varie parti del mondo, gruppi di lavoratori, rappresentanti di minoranze e popoli colpiti dalla guerra e dalle dittature.
La statua, voluta dalla Comunità e dal Centro Educativo Popolare e che Fuad ha realizzato gratuitamente, diventa così veicolo di memoria, esprimendo i valori di fraternità e accoglienza, oltre ad aggiungere un elemento di bellezza alla piazza, da poco riqualificata e ancora oggi centro di aggregazione per tutti gli abitanti del quartiere.
In bronzo fuso di grandi dimensioni, la scultura rappresenta un volto femminile con elementi che esprimono idee di pace, speranza, apertura al mondo, accoglienza, solidarietà, primi fra tutti i bambini e le bambine e le case, così importanti per il quartiere dell'Isolotto. "L'idea della statua nasce dal fatto che questa Piazza ha accolto sempre persone di culture e realtà diverse" - ha detto Fuad commentando la sua opera - "Un volto che accoglie con dei simboli: le case, i bambini e le bambine che giocano, la musica, ma soprattutto la pace, di cui abbiamo un bisogno vitale".
La Comunità e la parrocchia sono ancora vive e contribuiscono alla vita sociale e culturale del quartiere. Non solo promuovendo attività ed eventi ricchi di significato, ma anche offrendone gli incassi a realtà come il giornale che avete in mano, e per cui tutta la redazione di Fuori Binario ringrazia. L'occasione si è presentata con lo spettacolo teatrale "Indignati. Prediche di Savonarola" scritto da Stefano Massini e edito da Edizioni Piagge. "È stata un'occasione per incontrarci e così facendo conoscerci e ri-conoscersi meglio: un segno concreto di come sia possibile e bello creare insieme proposte serie di riflessione a cui il nostro territorio ha risposto con una grandissima partecipazione", hanno commentato gli organizzatori dopo la serata. Un tutto esaurito per assistere alla storia del religioso, politico e predicatore che propose un modello di governo popolare per la Repubblica fiorentina instauratasi dopo la cacciata dei Medici. Lo spettacolo integrale è visibile su youtu.be/doxUKZy-pxI.
- scultura
- pace
- Isolotto
- Comunità dell'Isolotto
- accoglienza
- solidarietà
- Savonarola
- teatro
Gli invisibili della modaValentina Baronti · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Valentina Baronti
Vietato disturbare lo shopping? Fogli di via a due sindacalisti per un presidio davanti alle vetrine: "Denunciamo lo sfruttamento e dimostriamo che la lotta paga"
L'industria della moda è come una crociera: sui ponti superiori gli aperitivi a bordo piscina e sotto il livello del mare il lavoro degli invisibili, senza i quali la vita di sopra non esisterebbe. Ad usare questo paragone sono i Si Cobas di Prato e Firenze, i cui coordinatori Luca Toscano e Sarah Caudiero hanno ricevuto il foglio di via da Campi Bisenzio (poi revocato), per aver organizzato un presidio davanti alle vetrine di un negozio di LiuJo. "Il nostro obiettivo - dicono - è portare quelli di sotto nel mondo di sopra, perché tutti sappiano a quali condizioni vengono realizzati quei prodotti". Questa è la colpa di Sarah e Luca, aver portato gli invisibili davanti alle vetrine, per denunciare le responsabilità dei grandi brand della moda e delle multinazionali della logistica, che non sono direttamente coinvolti nelle vertenze e magari sfoggiano anche stabilimenti modello, con benefit per gli operai e tanto di palestra aziendale. Ma di chi è la responsabilità, quando una borsa che in quelle vetrine troviamo a 1500 euro, alla ditta che la realizza in appalto viene pagata 50 euro?
Questa è la colpa dei Si Cobas, aver portato la denuncia alla luce del sole e aver rivendicato un'attività sindacale laddove si vorrebbe solo l'invisibilità, dimostrando che la lotta paga. Grazie alle battaglie dei Si Cobas, in questi anni, centinaia di lavoratori hanno conquistato un contratto regolare e si sono liberati dalla schiavitù del lavoro di 12 ore per 7 giorni.
Basta vedere i risultati dell'ultimo mese.
Accordo alla ACCA Srl (logistica di abbigliamento): stabilizzazione e regolarizzazione dei lavoratori, stop lavoro nero e finti part-time, applicazione del CCNL, turni di otto ore e due giorni di riposo a settimana, indennità di trasferta per autisti e facchini a bordo, 15 giorni retribuiti in caso di lutto di familiari all'estero, internalizzazione a tempo indeterminato di lavoratori in appalto, riconoscimento dei giusti livelli di inquadramento.
GLS di Campi Bisenzio: stabilizzazione a full-time di 70 lavoratori in appalto, part-time involontari.
Appalto BRT: internalizzazione e stabilizzazione a tempo indeterminato di 22 lavoratori interinali e trasformazione da part-time a full-time.
Eurotaglio e Z Production (pelletterie di alta moda): ritorno dei volumi produttivi dove le scelte della committenza avevano comportato cassa integrazione a zero ore e rischio di perdita di 70 posti di lavoro.
ELT Express di Campi Bisenzio: stabilizzazione a full-time di personale precario dei lavoratori in appalto.
Sunshine Srl (tintoria): estensione a 15 i giorni di permesso retribuito in caso di lutto in famiglia e 40gg continuativi di permessi per i lavoratori con famiglia residente all'estero.
T.S. (ex Tintoria Superlativa): passaggio da part-time a full-time per tutti i lavoratori. Questo solo in un mese.
Allora sì, gridiamolo forte: "Diritto di sciopero. Libertà di sindacato", come si leggeva sullo striscione che apriva il corteo di Firenze.
- moda
- sfruttamento
- Si Cobas
- sindacato
- foglio di via
- sciopero
- lavoratori
- appalti
6Pagina 61 articolo
Nosotras, camminare insiemeIsabella Mancini · Diritti
!Diritti
Rubrica: Diritti | Autore: Isabella Mancini
Nata 25 anni fa a Firenze, l'associazione di donne italiane e migranti continua il suo percorso per l'autodeterminazione e la realizzazione dei diritti di tutte
Firenze 2023. Sono passati 25 anni dal momento in cui un paio di decine di donne, native (italiane, n.d.a.) e migranti, hanno deciso di creare un luogo, fisico, prima di tutto, che fosse pensato da loro e per loro. Lo hanno deciso a Firenze, mentre l'Est Europa ridefiniva i suoi confini, le normative nazionali cercavano di portare il paese da essere luogo da cui emigrare a posto in cui si poteva addirittura decidere di costruire il proprio futuro. Erano gli anni in coda al percorso di rinascita di una riflessione politica internazionale sul femminismo grazie allo stimolo delle Conferenze mondiali sulle Donne di Pechino (1995) e New York (2005).
È allora che a Firenze nasce Nosotras, associazione di promozione sociale, e contemporaneamente, in tutta Italia, sorgono realtà dove far crescere una coscienza collettiva e politica ed elaborare una nuova identità femminile partendo dalla solidarietà della sorellanza: Alma Mater a Torino, No.Di a Roma, Donne Straniere, Cesdi a Livorno, Donne in Movimento a Pisa, le API a Pistoia, Donne del Mondo di Modena, Trama di Terre a Imola, solo per citare quelle che hanno in comune un altro tratto, quello dell'interculturalità.
In questo quarto di secolo come Nosotras abbiamo cercato di applicare lo Statuto creando spazi di comunicazione tra donne di diverse provenienze (ed oggi possiamo aggiungere a quelle culturali anche quelle di classe, età, diversa abilità, genere) in cui promuovere la nostra autodeterminazione valorizzando le soggettività delle donne immigrate e native e promuovendo iniziative per assicurare nel nostro paese l'applicazione dei nostri diritti civili politici e sociali. Fin dal 1998 abbiamo inserito il contrasto alla violenza di genere e contro le donne come violazione dei diritti umani e l'opposizione alla guerra nelle tracce delle nostre relazioni politiche e quotidiane.
Non è stato facile per le donne di Nosotras portare addosso i segni delle stigmatizzazioni razziali e allo stesso tempo costruirsi quella corazza necessaria a passare attraverso gli sguardi di chi, da una posizione di privilegio, non si è mai interrogato realmente su cosa significhi e significasse opporsi allo sfruttamento in prima persona sentendo ogni parola sul proprio corpo come graffio, ogni rifiuto di essere ascoltate come un'onta, ogni allontanamento dai consessi politici e istituzionali come una sconfitta personale.
In un articolo scritto da Mercedes Lourdes Frias, allora alla guida della nostra associazione, nel 2001, dal titolo "Migranti e native: la sfida del camminare insieme" Frias tornava a ripercorrere i motivi delle migrazioni, il quadro politico di quegli anni di movimentismo importante (l'esperienza del World Social Forum ha consentito di prendere consapevolezza dell'attivismo politico e sociale esistente e radicale di tanta parte del mondo dal Kenya, all'India al Brasile, solo per citare alcune delle nazioni che ospitarono tra il 2002 e il 2008 il WSF) e di nuovo movimento femminista. Così come ricordava come nei sogni delle bambine che erano state non c'era l'emigrazione ma c'era lo studio, la carriera, la famiglia, inquadrava anche la complessità di un mercato del lavoro che determinava l'espulsione delle donne e delle donne migranti relegandole ad una sola attività, quella della cura alle persone anziane.
A ventidue anni da quel testo possiamo dire, dati alla mano, che niente è cambiato, se non in peggio.
Come associazione ci vogliamo interrogare sui nostri limiti e su quello che ancora possiamo dare al mondo delle donne che non si sentono incluse nel contesto sociale dove si trovano a vivere, ma allo stesso tempo vogliamo richiamare a leggere gli effetti di una assenza di risposte anche da quella parte di politica che ha abdicato ai propri principi e valori costituenti (democrazia, solidarietà, affermazione dei diritti, etc).
Il tema della cittadinanza è e sarà cruciale: è la condizione che determina inclusione o esclusione sociale, esistere o meno. Perché solo in un contesto in cui le donne abbiano piena cittadinanza i meccanismi di sessismo e razzismo possono considerarsi sconfitti. Finché ci saranno delle scale che collocano le differenze di genere, fenotipiche o religiose secondo una struttura verticistica (in cima alla scala di genere c'è l'uomo, a quella etnica il bianco e a quella religiosa il cristiano) proseguiremo il nostro lavoro.
Il 30 giugno abbiamo organizzato un incontro proprio per mettere questi puntini sulle "i" e tessere nuove alleanze, perché ci aspettiamo che la strada sarà molto in salita.
Donne e Immigrazione. Passato, presente e futuro di una comunità di prassi al femminile. 30 giugno 2023, Sala Wanda Pasquini e Semiottagono, Piazza Madonna della Neve 6 e 8 - Firenze. Convegno, dalle 9 alle 13. Esposizione, musica e danza dalle 16.
- Nosotras
- donne
- migranti
- femminismo
- interculturalità
- associazionismo
- cittadinanza
- diritti
7Attualità4 articoli
Un archivio fuori dal coroGianna Innocenti e Alessandro Simoni · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Gianna Innocenti e Alessandro Simoni
Non solo tutti i numeri di Fuori Binario: nella sede di via del Leone è presente una raccolta unica, consultabile, di riviste, libri e giornali su tematiche sociali
L'associazione ha dedicato due stanze della sede al materiale di archivio. In una vi sono conservati in cartaceo tutti i numeri del giornale Fuori Binario, dal numero zero a oggi. Sono liberamente consultabili in orario di apertura della redazione, previa richiesta via e-mail. I numeri dal 150 (agosto 2012) al 215 (novembre 2019) sono liberamente scaricabili al seguente indirizzo: https://issuu.com/fuoribinario, mentre quelli dal 227 (marzo 2021) a oggi dal nostro sito fuoribinario.org, cliccando su "leggi i numeri arretrati in pdf."
Nell'altra stanza, contigua all'archivio del giornale, sono contenute riviste e libri dedicate a varie tematiche sociali.
Abbiamo i numeri di giornali di strada ancora oggi stampati, italiani (Piazza Grande, Scarp de Tenis) e stranieri (The Big Issue, Street Light, Sans-abri en Europe, Homeless in Europe), e i numeri di giornali di strada che non esistono più (Shaker, Terre di Mezzo, Telestrada Press). Sono raccolti in archivio anche tentativi di primi numeri di giornali di strada fiorentini, ma che non hanno avuto la stessa fortuna e costanza di Fuori Binario!
Alla fine degli anni Novanta e per i primi anni Duemila, sono stati stampati molti giornali di carceri, OPG, associazioni di volontariato in carcere, e anche questi purtroppo non esistono più; la nostra raccolta è quindi unica proprio per questo, nella collezione delle voci di realtà che hanno percorsi difficili, fuori dal mainstream.
L'archivio ha anche un cospicuo numero di riviste che si sono occupate non solo di carcere, ma anche di dipendenze, psichiatria, vite al margine, sostenibilità ed altri temi di interesse alla redazione del giornale; per fare solo un esempio, tutta la documentazione sul Social Forum nel 2002 a Firenze.
Un utile strumento per orientarsi nel nostro archivio ma anche nell'immensa produzione di letteratura "grigia", nel senso di pubblicazioni non facilmente presenti in libreria, è il Notiziario CDP, del Centro Documentazione di Pistoia. Questa rivista riporta trimestralmente le pubblicazioni che escono in Italia suddivise per temi, e nel nostro archivio sono presenti tutti i numeri del Notiziario usciti dal 1995 a oggi.
Vi invitiamo dunque a visitare il nostro archivio, se siete alla ricerca di informazioni ed approfondimenti, scrivendoci per appuntamenti al nostro indirizzo mail redazione@fuoribinario.org.
- archivio
- giornali di strada
- Fuori Binario
- riviste
- pubblicazioni sociali
- carcere
- volontariato
- documentazione
Tre gelsi da difendereValentina Nicastro · Mille Foglie
!Mille Foglie
Rubrica: Mille Foglie | Autore: Valentina Nicastro
Il gelso secolare (Morus alba) delle Selve di Lastra a Signa, con i suoi 500 anni di età, è stato forse uno dei primi gelsi importati in Toscana su volere di Lorenzo il Magnifico, per l'allevamento del baco da seta. In Europa i primi gelsi furono importati circa 600 anni fa. Andare a incontrare questo anziano albero è un vero piacere e sedersi a osservarlo con umiltà e amicizia è un modo per sentire la Storia scorrere e ridimensionare le nostre inquietudini. Ma ci sono gelsi importanti anche dentro la città di Firenze: ad esempio un giorno d'inverno mi trovavo casualmente in zona San Bartolo a Cintoia e tra i palazzi, vicino al campo della Florentia Rugby, in un parco tutto recintato in stato di avanzamento lavori, avevo notato almeno tre gelsi bellissimi, senza il loro abito fogliato. Facendo una ricerca avevo letto di questo parco con nuove piantumazioni, e dei tre gelsi che si pensava di abbattere perché malati. Ci sono tornata stamattina e i tre gelsi ci sono ancora: è stato un sollievo ritrovarli, nonostante uno di essi abbia subito la rottura di un ramo, come mi hanno detto, a causa del forte acquazzone del 18 agosto scorso. Un parco per i cittadini con tanti gelsi, aceri, pioppi è una vera meraviglia, un'oasi da proteggere e difendere. Per me è stato un piacere parlare con persone che frequentano il parco e che si sentono fiere dei loro alberi. Andare ad ammirare i tre gelsi di San Bartolo a Cintoia, avere consapevolezza del valore del verde, sentirlo vivo e intenderlo come un insostituibile bene comune, è già il principio di una nuova società.
- gelso
- alberi
- verde urbano
- Lastra a Signa
- Lorenzo il Magnifico
- baco da seta
- San Bartolo a Cintoia
- Florentia Rugby
Storie dalla Grande UtopiaGiuliana Mesina · Fuori Scaffale
!Fuori Scaffale
Rubrica: Fuori Scaffale | Autore: Giuliana Mesina
instagram: librichegirano
Questo libro riporta il racconto delle vite che Svetlana Aleksievič, la scrittrice bielorussa Premio Nobel nel 2015, ha raccolto in oltre trent'anni dedicati a percorrere migliaia di chilometri tra le ex repubbliche sovietiche e a comporre la voce collettiva di quella che un tempo era la Grande Urss, prima del crollo dei primi anni Novanta.
Decine e decine di storie che scorrono, mentre l'autrice pare invisibile e tuttavia abbraccia tutti con la sua sensibilità: persone comuni coinvolte e, in alcuni casi, travolte dalla Grande Utopia comunista. È la storia minima di contadine, operai, intellettuali, studentesse, funzionarie di partito, militari, incorniciata nella grande storia del loro paese, con sguardo a volte rabbioso, a volte nostalgico, sempre doloroso. Descrizione bellissima di un popolo che ha creduto nel sogno spesso tralasciando l'incubo, che ha affrontato il crollo delle certezze pagando un prezzo altissimo: leggendolo pare di essere seduti in una cucina russa, ad ascoltare il racconto dolente e nostalgico di creature smarrite dall'avvento del capitalismo, che ha barattato la solidarietà e il sogno con un paio di jeans.
Un libro essenziale per superare il pregiudizio, per cogliere un frammento infinitesimale ma decisivo della grande anima russa.
"Ecco dunque la libertà! Potevamo immaginare che avesse quest'aspetto? Certo, eravamo pronti a dare la vita per i nostri ideali. A lottare strenuamente. E invece era cominciata un'esistenza checoviana. Senza storia. Nella quale sono crollati tutti i valori, tranne quelli della vita in sé".
Svetlana Aleksievič, Tempo di seconda mano, Bompiani 2013
- libro
- Svetlana Aleksievič
- Tempo di seconda mano
- Bompiani
- Nobel
- URSS
- comunismo
- capitalismo
Le nutrie espiatorieCamilla Lattanzi · Restiamo Animali
!Restiamo Animali
Rubrica: Restiamo Animali | Autore: Camilla Lattanzi
restiamoanimali.it
Colpa delle nutrie, degli istrici, forse dei tassi: sostenuti dalla grancassa mediatica, alcuni personaggi istituzionali hanno individuato i colpevoli delle esondazioni verificatesi in Romagna: "il collasso degli argini potrebbe essere stato generato dalle tane". Scagionati gli interventi umani: la tendenza a restringere gli argini (sempre più alti e ripidi per non penalizzare i proprietari dei terreni) e le mancate manutenzioni e prevenzioni. Va bene costruire tutto ovunque (vedi Ischia), trasformare i fiumi in canali, cementificare gli alvei, prelevare ghiaie, impiantare dighe. Rimandata la messa in sicurezza del territorio, l'ampliamento del bacino dei fiumi, l'incremento del reticolo idrografico, la moratoria sul cemento, la liberazione delle aree golenali.
Si spende più nella riparazione dei danni che nella prevenzione dei fenomeni, tanto, come afferma il geologo e divulgatore scientifico Mario Tozzi, quando arriva il disastro, c'è il tradizionale repertorio di colpevoli: l'eccezionalità dell'evento, gli ambientalisti che impediscono di fare le azioni necessarie e adesso anche le nutrie! A causare il disastro non sarebbero la cementificazione del territorio, la costruzione di infrastrutture che divorano i naturali bacini di espansione dei fiumi, bensì le nutrie, odiate perché somigliano ai ratti.
Il modello di progresso che divora due metri quadri al secondo di territorio "naturale" potrà operare indisturbato finché un baffuto colpevole rimarrà nel mirino. Il capro espiatorio non-umano si può sempre individuare e di volta in volta si chiamerà orso, lupo, o nutria.
- nutrie
- alluvione
- Romagna
- cementificazione
- dissesto idrogeologico
- capro espiatorio
- animali
- prevenzione
8Pagina 84 articoli
Un urlo silenziosoGiampaolo Pancetti · Non Violenti
!Non Violenti
Rubrica: Non Violenti | Autore: Giampaolo Pancetti
Il 17 Maggio di ogni anno si svolge la giornata internazionale contro l'omofobia, bifobia e transfobia. In ogni città d'Italia si svolgono manifestazioni, celebrazioni e culti che i media e la politica passano sotto silenzio, per non disturbare chi si arrocca in una falsa, borghese idea di normalità. A Firenze solo la Chiesa Protestante Unita, l'associazione LoveMyWay e l'Ordine Ecumenico Francescano hanno avuto il coraggio di scendere in piazza, di ricordare le tante, troppe vittime di questa violenza, ma l'hanno fatto nel vuoto assoluto: un silenzio che urla. È l'urlo silenzioso, perché inascoltato, dei tanti, troppi giovani che quotidianamente vengono discriminati, derisi, additati con ogni forma di violenza, verbale, psicologica e fisica -- a volte persino in famiglia.
Questa violenza -- duole dirlo da parte di un diacono -- nasce sulle strutture ideologiche della Chiesa stessa, che nel corso della storia ha promosso l'idea che intransigenza e violenza siano giustificate (se non doverose), laddove le sue (supposte) prerogative di autorità vengano minacciate. Una logica del tutto antitetica a quella di Gesù di Nazareth, che ha promosso una spiritualità universale della nonviolenza e dell'inclusività.
Il suo messaggio sovversivo è stato efficacemente riassunto in "non c'è più giudeo né greco, non c'è più schiavo né libero, non c'è più maschio né femmina" (Gal 3,28). Ovvero: abbattimento delle barriere nazionaliste, abbattimento delle barriere classiste, abbattimento delle barriere sessiste. Oggi è il momento di dire: BASTA!
- omofobia
- bifobia
- transfobia
- 17 maggio
- IDAHOBIT
- nonviolenza
- Chiesa
- discriminazione
Madre sì ma non cosìAlice Troise · Intersexioni
!Intersexioni
Rubrica: Intersexioni | Autore: Alice Troise
Cofondatrice di Intersexioni
Sono una persona italiana di sesso anagrafico femminile, ho degli ovuli in buona salute, un corpo che può portare avanti una gravidanza e un progetto genitoriale con una persona che non mi può fornire il seme.
Se questa persona avesse avuto sesso anagrafico maschile, avremmo potuto valutare se candidarci per un'adozione o fare un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA) con seme di donatore. In quest'ultimo caso, avremmo potuto rivolgerci alle strutture vicino a casa; lo Stato si sarebbe fatto carico della quasi totalità delle spese e avrebbe richiesto al mio compagno di assumersi la responsabilità genitoriale fin dal concepimento.
Ma la persona con cui ho un progetto genitoriale ha una lettera F sul documento. Lo Stato Italiano non ci permette né di adottare né di fare la PMA in Italia. Possiamo però farla in un altro Stato, pagando le spese mediche e di trasferta. Lì la mia compagna firma la responsabilità genitoriale ma in Italia tale documento perde validità. Partorendo in Italia, chi nasce viene consideratə solo figliə miə, indipendentemente dal fatto che gli ovuli siano miei, suoi o di una donatrice. La mia compagna non ha né obbligo né facoltà di riconoscerlə (potrebbe invece farlo un qualsiasi individuo di sesso maschile previo mio consenso). Il risultato è che lo Stato Italiano sottrae un genitore alle persone che nascono in coppie omogenitoriali, con tutto quello che ne consegue. La discriminazione ricade così non solo sulle coppie dello stesso sesso, ma anche sulle persone che nascono dal loro progetto genitoriale.
- genitorialità
- coppie omogenitoriali
- PMA
- procreazione medicalmente assistita
- diritti
- discriminazione
- adozione
- maternità
Briciole di vita privataGinox · Cyber Bluff
!Cyber Bluff
Rubrica: Cyber Bluff | Autore: Ginox
Sul Tirreno è apparsa un'intervista a un membro dell'Ecso, l'European Cyber Security Organisation. Si tratta di una sorta di consorzio di grosse aziende, università, organi nazionali statali. L'intervista partiva dal ribadire che gli strumenti e i modelli utilizzati per la profilazione degli utenti dalle grosse aziende come Google e Facebook sono gli stessi utilizzati dalle forze dell'ordine e dai criminali informatici. Non solo, ma il costante collegamento a Internet dei dispositivi mobili e la generale tendenza a porre tutto quanto in rete disegna effettivamente uno scenario di potenziale controllo capillare, dove la precisazione delle informazioni ne determina anche il valore e la qualità. Così il controllo non può che tendere a divenire più pervasivo, perché nell'abbondanza di informazioni, solo quelle sempre più precise assumono un valore.
Nell'articolo non viene espresso, ma questa precisione non si ottiene per forza da un modello in stile Grande Fratello. È possibile raccogliere briciole informative, apparentemente poco invasive, e poi incrociare i dati per ricavare un quadro preciso. Queste informazioni si ottengono con un controllo blando, ad esempio perché apriamo la mail dal wi-fi del bar e poco dopo da quello dell'ufficio. Si tratta di briciole, e, senza darci la sensazione di essere controllati, sono estremamente precise e utili per le aziende che ci forniscono vari servizi online. È importante riflettere su queste unità minime informative che, messe assieme, delineano le nostre esistenze dentro e fuori la rete.
- sorveglianza digitale
- profilazione
- ECSO
- cybersecurity
- dati personali
- privacy
La paraculaggine del maleFraska · Divagando
!Divagando
Rubrica: Divagando | Autore: Fraska
Cosa succede se ci sentiamo più lupo cattivo che Cappuccetto Rosso? E perché i buoni stanno sempre dalla parte del Potere?
Vi ricordate Hansel e Gretel? Io li ho sempre visti come ciccioni ingordi e golosi. E i tre orsi stalkerati da Riccioli d'oro melina treccina? Povere vittime di una bimbetta viziata e ingorda pure lei. In queste fiabe c'è sempre qualcuno che prende qualcosa da qualcun altro. In tutte le fiabe è così. Chi ruba al gigante, chi frega la volpe, chi viene messo sulla croce, il più furbo contro lo scaltro, tutti in lizza per la "paraculaggine assoluta" (superpotere necessario nelle favole, e non solo) che farà dire: che ganzo!
Ma ricordiamoci che nelle fiabe, così come nella vita reale, la storia la fanno i vincitori. Secondo voi al lupo che gli frega di fare tutta quella pantomima a chi ce l'ha più grosso? Mangiati Cappuccetto Rosso e godi!
Il fatto è che... vedete, a quanto risulta dalle mie documentatissime ricerche, la verità è sempre interpretata dai ricchi Hansel. Perché sarebbe un bel mondo quello delle fiabe, no? Certo, a patto di tralasciare tutti i genitori degeneri che abbandonano, umiliano e svendono figli e figlie dal primo all'ultima.
Perché non dimentichiamo che questi bulli immaginari hanno tutte e tutti problemi familiari molto reali.
Ma cosa succede se uno comincia a sentirsi dalla parte sbagliata e tutti quei bimbetti e bimbette diventano le persone che ti hanno perseguitato fin da piccolo, ti senti più affine all'orso sbudellato o al gigante accecato? Allora ti comincia a prudere la pancia come al lupo con le pietre nelle budella e ti girano i coglioni come alla strega nella sua bella casetta che tutti si vogliono mangiare. Allora cominci a vedere militari per le strade della città, aerei nei cieli e carri armati diretti a nord-est.
"No, non può essere!", ti dici. E invece...
Comunque se i fratelli Grimm sapevano come spaventarci, questo governo sa rassicurarci.
NON STA SUCCEDENDO NIENTE (vedi il superpotere di cui sopra).
È per questo che ci si annoia un po' di più rispetto alla fantasia macabra delle favole. Non c'è alcuna scaltrezza dietro le apparenze, nessuna invocazione prolifica, nessuna una maledizione eterna. Non c'è alcuna volontà intelligente. Solo un Quarto Reich di zombie guidato da sanguisughe idiote che prima o poi scoppieranno per lasciare il posto a qualcos'altro. Hannah Arendt ne La banalità del male ci ha dimostrato la frustrazione che si prova nel cercare le origini del male, perché esso sfugge al pensiero, non avendo "né profondità né una dimensione demoniaca". È banale perché non è come ci si aspetta, anzi...
Da ultimo, viene da dubitare che il superpotere sovra citato non serva assolutamente a nulla.
I grassi Hansel e Gretel continueranno a mangiare la casetta di marzapane senza mai capire che questo li ucciderà, come i matti che si bevono l'acqua del Tevere. Ma tant'è... vorrà dire che continueranno ad esistere favole e verità che si compenetrano finché impareremo a cogliere il significato profondo della storia, a posizionare ogni oggetto e soggetto al proprio posto per renderci conto esattamente di cosa sta succedendo. Viva il lupo!
- favole
- potere
- Hansel e Gretel
- lupo
- Cappuccetto Rosso
- fratelli Grimm
- Hannah Arendt
- banalità del male
9Attualità2 articoli
La costruzione del futuroFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo
!Un Mondo Ganzo
Rubrica: Un Mondo Ganzo è Possibile | Autore: Fabio Bussonati
Per assicurarsi un futuro ganzo è necessario che tutti abbiano i mezzi per prodursi l'energia che serve per la vita quotidiana. Gli strumenti sono diversi ma tutti già sperimentati abbondantemente: si tratta di scegliere nella diversità dei sistemi la migliore combinazione in funzione delle necessità e della posizione dell'abitazione.
Una casa per resistere elasticamente ai cambiamenti del clima ha bisogno di tre impianti: solare termico, fotovoltaico ed eolico – che contribuiscono, ognuno a modo suo, alla produzione dell'energia, e si aiutano a vicenda compensando le debolezze l'uno dell'altro.
Poi ci sono risorse rinnovabili che dipendono dal luogo dove si vive. In campagna, per esempio, c'è una produzione di legname, le potature, che tuttora, nonostante tutto, viene bruciata nei campi. Se invece fosse raccolta in un raggio di 10 chilometri fornirebbe energia rinnovabile certificata. Con una termo cucina si scalda la casa, l'acqua calda sanitaria e si cucina meglio che con il gas.
La casa deve essere poi isolata, e questo è un lavoro che può essere fatto da noi, ma è fondamentale usare canapa e legno se si vuole intrappolare il carbonio in una forma permanente e toglierlo dall'atmosfera dove darà sempre più problemi.
Ora, per il termico solare è necessario un metro quadro a persona, per il fotovoltaico due, per l'eolico ne basta uno per ogni diversa famiglia; c'è quindi da fabbricare con allegra sollecitudine 60 milioni di metri quadrati di solare termico, 120 milioni di metri quadrati di fotovoltaico ed un numero di micro aero generatori per quante sono le comunità.
Insomma, servirebbe subito una Fabbrica Socialmente Integrata, come già da tempo gli Operai della G.K.N. propongono, che lavori da subito a costruire il futuro dell'umanità.
- energia rinnovabile
- solare termico
- fotovoltaico
- eolico
- casa
- isolamento
- canapa
- legno
Si dice etnia ma in realtà...Sabrina Tosi Cambini · Attualità
!Attualità
Rubrica: Attualità | Autore: Sabrina Tosi Cambini per Società Italiana di Antropologia Applicata
Ci sono parole apparentemente neutre che nascondono il solito vecchio razzismo. L'idea insensata di una nazione etnicamente pura può solo produrre mostruosità
Si rileva e contesta l'utilizzo sempre più frequente nel linguaggio politico di termini e concetti come etnia, identità e persino cultura, con significati che malcelano quello poco politicamente corretto di razza, così rinvigorendo processi di razzializzazione e discriminazione.
Nonostante sia universalmente dimostrato che la nozione di razza non ha alcuna fondatezza scientifica, a livello politico e mediatico sembra si faccia fatica ad accettare l'uguaglianza dei gruppi umani, con un richiamo costante a presunte "ereditarietà" di caratteri culturali ed etnici.
Si manifesta, infatti, la tendenza a considerare cultura, etnia e identità come categorie dotate di un'essenza immutabile, rigida e statica, e a gerarchizzare tali differenze: questa non è una bonaria forma di ignoranza, ma un "nuovo" razzismo che fomenta fondamentalismi ed esclusioni.
Ribadiamo fermamente che etnia corrisponde solo a un costrutto astratto che, di volta in volta e a seconda dei contesti storici, viene utilizzato per definire differenze tra un "noi" e un "loro" e stabilire correlativamente gerarchie sociali, economiche, di accesso ai diritti. Ogni affermazione di un'identità etnica presuppone la manipolazione del passato, cioè un processo di invenzione di un confine – spesso concepito e presentato come invalicabile – fra i gruppi socio-culturali. Che, poi, si faccia in questi giorni riferimento ad una "etnia italiana" ci dovrebbe far pensare al passato (e al presente), agli italiani altrove, che proprio perché considerati "etnia" sono stati discriminati ed emarginati. Non dimentichiamo, inoltre, che la manipolazione dell'identità etnica ha generato e continua a provocare aberranti e sanguinose operazioni di pulizia etnica.
Allo stesso modo è importante riconoscere, dietro l'uso cosmetico di termini apparentemente neutri come quelli di identità e cultura, lo slancio aggressivo e propagandistico mirato a rinfocolare sentimenti di "nazionalismo", i cui esiti distruttivi abbiamo visto in atto nelle guerre anche più recenti.
L'antropologia culturale ha messo a disposizione una moltitudine di studi che dimostrano il valore etico e scientifico del riconoscimento delle pluralità umane in continua evoluzione e trasformazione. Non c'è nulla di statico nelle culture o nelle identità, così come nei gruppi "etnici", e tantomeno in un paese come l'Italia, da sempre crocevia di culture e gruppi diversi. Proprio questa diversità consente ai cittadini di sviluppare la capacità di conoscere, adattarsi e immaginare il proprio futuro. Al contrario: una politica che ritenga la nazione come una entità etnicamente pura, omogenea e incontaminata non ha alcun futuro se non quello di perpetuare le disuguaglianze e le rendite di posizione.
È urgente, dunque, mobilitarsi per denunciare di volta in volta l'abuso di concetti pseudo-scientifici e astorici di chiara radice razzista e nazi-fascista, smascherando le risignificazioni strumentali di parole solo apparentemente neutre, e presidiando i princìpi di uguaglianza, inclusione, pluralità sanciti dallo Stato di diritto, dalla democrazia e dalla Costituzione, questa sì, italiana.
- etnia
- razza
- razzismo
- identità
- cultura
- discriminazione
- antropologia
- nazionalismo
10Pagina 106 articoli
Basta sfratti: protesta sulla gruFuori Binario · Brevi/Casa
!Brevi - Casa
Rubrica: Brevi/Casa | Autore: Fuori Binario
Lo Student hotel di viale Belfiore come specchio di una politica urbanistica per ricchi, che spinge i poveri, ma anche la classe media, sempre più lontano dal centro di Firenze. A sceglierlo come cantiere simbolo è stato Renato, che a maggio ha ricevuto l'avviso di sfratto, per morosità incolpevole, dalla casa dove vive in affitto con la madre e la moglie. Renato è salito sulla gru e ha srotolato lo striscione "Basta sfratti". È rimasto lassù per ore, sostenuto dai militanti di Occupazione Corsica e dal consigliere comunale Dimitrij Palagi di Sinistra Progetto Comune. Un gesto per "mettere in luce le contraddizioni di una gestione urbana che non costruisce nuove case popolari, né rende abitabili gli oltre 1200 alloggi Erp che non lo sono, riuscendo a soddisfare appena il 4% delle richieste".
- sfratti
- protesta
- gru
- Student Hotel
- case popolari
- ERP
- morosità incolpevole
- urbanistica
ReferendumFuori Binario · Brevi/La Fotonotizia
!La Fotonotizia
Rubrica: Brevi/La Fotonotizia | Autore: Fuori Binario
Partirà il 10 giugno la raccolta firme per i due referendum consultivi sull'urbanistica, noti con il nome di "Salviamo Firenze" dopo l'ok del collegio degli esperti nominato dal Consiglio comunale. I quesiti proposti, depositati a gennaio, dovranno essere sostenuti da almeno 10.000 firme in quattro mesi. Ne parleremo dettagliatamente nel prossimo numero.
Intanto gli organizzatori si sono espressi sul senso di questa decisione: "L'attualità di questi giorni ha reso quanto più necessari e ineludibili questi referendum: con il caro affitti, case dai prezzi sempre più inavvicinabili, posti letto con costi stellari, che rendono impossibile vivere nella nostra città per chiunque, anche per gli studenti fuori sede, come è stato sottolineato dalle tende di protesta allestite dagli studenti universitari. Questi referendum sono stati all'inizio chiamati Salviamo Firenze, ma in questi mesi si è reso evidente che il concetto chiave si dovrebbe trasformare in Cara Firenze, un gioco di parole capace di unire l'amore per la nostra città con i prezzi con cui viene purtroppo svenduta".
- referendum
- urbanistica
- Salviamo Firenze
- Cara Firenze
- caro affitti
- studenti fuori sede
- tende di protesta
- raccolta firme
Grazie!Fuori Binario · Ringraziamenti
!Ringraziamenti
Rubrica: Ringraziamenti | Autore: Fuori Binario
Tra marzo e maggio chi ha a cuore le sorti di Fuori Binario ha battuto un colpo, e forte. Per sostenere la nostra esperienza editoriale, solo economicamente povera ma ricca di umanità e opportunità di emancipazione, alcuni tra i Luoghi amici del giornale hanno organizzato degli eventi per aiutarci a fare cassa e pagare le spese correnti (la stampa tipografica, la sede, le utenze principalmente).
È così che il Melograno, Restiamo Animali, Forìmercato, Cirkoloco, CdP San Niccolò, la Comunità dell'Isolotto e l'omonima parrocchia, hanno promosso cene, spettacoli teatrali, aperitivi, il cui ricavato ci consentirà di arrivare con tranquillità fino a dopo l'estate.
Grazie quindi a loro e a tutti e tutte coloro che numerosi vi hanno partecipato.
Grazie anche a chi vende e a chi compra il giornale in strada, a chi si abbona, a chi si è affacciato in redazione e adesso cammina insieme a noi.
Grazie infine a chi vorrà destinare il 5x1000 dei suoi redditi all'editore di Fuori Binario, l'associazione Periferie al centro, che ha come codice fiscale il numero 94051000480.
- raccolta fondi
- solidarietà
- sostegno
- luoghi amici
- cene
- spettacoli
- aperitivi
- 5x1000
Premio Lorenzo BargelliniFuori Binario · Brevi/Abitare
!Brevi - Abitare
Rubrica: Brevi/Abitare | Autore: Fuori Binario
La tesi "Vivere nel recupero: dalle macerie alla riproduzione sociale" di Vincenzo Giuseppe Luca Lo Re, ha vinto la IV edizione del Premio Lorenzo Bargellini promosso, a sei anni dalla morte, in ricordo di "Mao" e del suo impegno per il diritto all'abitare. Al centro del bando la povertà, la stigmatizzazione e punizione dei poveri nella società e nella politica, ma anche le pratiche di reazione e resistenza e le forme di autorganizzazione attive nella società. Due menzioni di merito sono andate a Gianni Giombolini per la tesi "Burocrazia, estetica ed efficienza: un'etnografia delle trasformazioni delle relazioni di lavoro in una fabbrica", e a Isabella Troisi per "L'agroecologia politica come pratica di cambiamento. Immaginari e testimonianze dalla Comunità di Resistenza Contadina Jerome Laronze".
- premio
- tesi
- diritto all'abitare
- povertà
- stigmatizzazione
- autorganizzazione
- resistenza
- recupero
Nuova moschea per FirenzeFuori Binario · Brevi/Religioni
!Brevi - Religioni
Rubrica: Brevi/Religioni | Autore: Fuori Binario
Firenze avrà una nuova moschea. Dopo le tensioni legate allo sgombero di Borgo Allegri, la comunità islamica è intenzionata ad acquistare un locale di circa 500 metri quadrati a poche decine di metri dalla vecchia sede, sempre in piazza dei Ciompi. Costo dell'operazione un milione e 250mila euro. Servono però subito 60.000 euro ed è così che Alessandro Santoro della Comunità delle Piagge ha offerto all'imam Izzedin Elzir, insieme a Luca Niccheri, Andrea Bigalli e Cristina Porciani, la disponibilità di avviare una raccolta fondi, anche attraverso il ricorso a Mag Firenze, la "finanziaria" etica che sostiene progetti sociali, ambientali e di lavoro in tutta la provincia. Dal momento della formalizzazione dell'acquisto passeranno pochi mesi dedicati alla ristrutturazione per avere, infine, la nuova moschea.
- moschea
- comunità islamica
- raccolta fondi
- sgombero
- Borgo Allegri
- piazza dei Ciompi
- finanza etica
- dialogo interreligioso
In Italia c'è chi ha fameFuori Binario · Brevi/Povertà
!Brevi - Povertà
Rubrica: Brevi/Povertà | Autore: Fuori Binario
Sono tre milioni le persone che ad oggi, in Italia, sono costrette a chiedere aiuto per mangiare, facendo ricorso alle mense per i poveri o ai pacchi alimentari. Ai disagi scatenati dalla pandemia, si sono aggiunti quelli derivati dalla guerra in Ucraina con bollette alle stelle e un'inflazione galoppante che ha gravato sugli alimentari. Il piatto piange da nord a sud anche se il meridione rimane il più svantaggiato: la percentuale di minori che non possono permettersi almeno un pasto proteico al giorno va dall'8,4 della Sicilia al 4,5 del Lazio, al 5,4 della Campania e al 4,9 della Basilicata. A fronte, ci sono le montagne di cibo sprecato nelle case (27,2 chili a testa) e nelle filiere produttive (9,3 miliardi per 4,2 milioni di tonnellate). Il tutto, senza che ci siano risposte strutturali per abbattere la povertà assoluta.
- fame
- povertà
- mense per i poveri
- pacchi alimentari
- pandemia
- guerra in Ucraina
- inflazione
- bollette
11Per non perdersi0 articoli
Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.
12Pagina 120 articoli
Nessun articolo digitalizzato per questa pagina.
