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Giornale operaioCristiano Lucchi · Resistenze
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Rubrica: RESISTENZE | Autore: Cristiano Lucchi
Se girate e capovolgete il giornale che avete appena iniziato a leggere troverete un'altra prima pagina, quella dedicata da Fuori Binario al Collettivo di Fabbrica GKN, alla neonata Società di Mutuo Soccorso Operaio e alla loro magnifica lotta sindacale, sociale, politica. Loro hanno deciso di sostenere il nostro giornale e noi continueremo a promuovere la loro proposta industriale. Ecco le motivazioni in un'estratto del loro messaggio.
"Questa lotta sono mani che si stringono e corpi sociali che si abbracciano. E proprio quando siamo a contare i giorni che ci separano all'Ora X stiamo stretti stretti alla nostra famiglia allargata. Perché non lo sappiamo come andrà a finire, non sappiamo come e dove germoglieranno i semi sparsi in questi due anni, ma sappiamo che l'unica cosa da fare è andare avanti e farlo insieme. Fuori Binario, uno dei giornali di strada più longevi d'Italia, rischia di chiudere per difficoltà economiche, perché paga la sua indipendenza, il suo fare giornalismo libero e senza padroni. Abbiamo risposto alla loro richiesta di sostegno economico perché abbiamo bisogno di quella voce e la chiusura di un giornale indipendente in città è un prezzo che non possiamo permetterci. La fabbrica socialmente integrata è questo, è la costruzione dal basso di una società diversa, qualsiasi sia lo strumento che abbiamo in mano, che sia un semiasse, una cargo bike o un articolo di giornale. È la condivisione di obiettivi, metodo, narrazione. E allora siamo andati oltre il sostegno economico e abbiamo studiato insieme una campagna di comunicazione dell'azionariato popolare che passi dalle pagine di carta distribuite dai senza dimora per le vie della città, perché è lì che dobbiamo stare, per le strade, tra gli ultimi e in mezzo alla gente. E poi, il presidio ex GKN diventa un luogo amico di Fuori Binario, dove potete venire ad acquistare la vostra copia. Sosteniamoli e sosteneteci, perché il tempo è ora! Spiccare il volo o cadere. Partecipa e promuovi l'azionariato popolare. Leggi e sostieni Fuori Binario".
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La Costituzione è una zolla di terraLorenzo Guadagnucci · Controvento
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Rubrica: CONTROVENTO | Autore: Lorenzo Guadagnucci
Paolo Pileri
Paolo Pileri, in piedi davanti alla cattedra, svelò il misterioso oggetto fin lì celato da uno straccio, sui volti dei ragazzi apparvero i segni dello stupore: una zolla di terra alta almeno 40 centimetri! Quel giorno il professore, docente al Politecnico di Milano di una materia dal nome difficile, teneva una lezione un po' speciale. Non era all'università e nemmeno in un liceo; era in una scuola, questo sì, ma l'Istituto tecnico agrario di Pescia era in quel momento, semplicemente, il luogo scelto per un seminario sulla Costituzione organizzato dalla sezione Anpi locale. Ad ascoltare la "lezione" sull'articolo 9 (quello che "tutela il paesaggio" eccetera) c'era un gruppo di studenti medi superiori della zona, giovani venuti a chiarirsi le idee sulla nostra carta fondamentale, spesso evocata e lodata, ma anche tradita e per certi versi misteriosa. "Una bussola per la democrazia": così si intitola l'annuale seminario pesciatino dell'Anpi, e Pileri, parlando di "Ambiente e Costituzione", pensò bene di puntare con l'ago né il Sud né il Nord, né tanto meno Ovest o Est, bensì sottoterra. Luogo insolito, per cercare traccia delle "regole" di convivenza dettate dalla più importante delle leggi, ma di lì a poco il prof avrebbe dimostrato che la sua performance – esibire una grossa zolla di terra – non era una trovata fine a sé stessa. Tutt'altro. Una semplice zolla, spiegò ai ragazzi, contiene innumerevoli forme di vita e la sezione verticale mostra una stratificazione che corrisponde alla vitalità della terra, alla sua capacità di nutrire le piante, di assorbire le piogge, di svolgere una funzione essenziale per la salute degli ecosistemi. Sapete quanto tempo serve, chiese il professore ai ragazzi, perché in natura si formi uno strato di terra così? Si rispose da sé: centinaia di anni. Bastano invece pochi minuti per asfaltare una superficie e a quel punto il suolo coperto è perduto per sempre. Il suolo non è rinnovabile.
Paolo Pileri, autore nel 2022 di un libro originale e prezioso, "L'intelligenza del suolo" (editore Altreconomia), si è affermato negli ultimi anni come uno strenuo difensore del suolo, inteso come bene comune; suolo che in Italia viene consumato con aggressiva determinazione, a ritmi indiavolati e con irresponsabile noncuranza per le conseguenze, salvo piangere qualche innocua lacrima di rincrescimento quando un'alluvione, una giornata di vento forte, uno dei tanti eventi estremi del clima contemporaneo portano distruzione e morte.
Nello scorso mese di agosto, durante la Mostra del cinema di Venezia, Pileri ha fatto notare che gli organizzatori si erano fatti sfuggire l'occasione di celebrare un importante anniversario, i sessant'anni trascorsi dal Leone d'oro assegnato a un film celebre e coraggioso, "Mani sulla città", di Francesco Rosi. Quel film era una potente denuncia della speculazione edilizia che stava divorando il paese negli anni della ricostruzione e del boom, in un contesto di favoritismi e corruzioni. Un film ancora attuale. "Se ieri", ha scritto Pileri su Altreconomia.it, "lo sviluppatore immobiliare senza scrupoli e in accordo con il potere politico sbandierava il diritto a una casa con il bagno per aggirare le già blande regole urbanistiche e fare tutto il profitto possibile, scaricando sullo Stato tutta la spesa (il "cinquemila per cento di profitto"), oggi sbandierano la sostenibilità in ogni cosa che fanno, nella favola dei capannoni a emissione zero, nelle costruzioni che piantano boschi per compensare o nelle certificazioni eco-edilizie che di eco hanno nulla e di consumo di suolo sempre moltissimo. Oggi si usa il trucco della fretta della transizione energetica per ottenere carta bianca su qualsiasi deroga o ampliamento di stabilimenti, edifici e capannoni. Per degradare suoli e agricolture. È così diverso da allora? Si invoca la semplificazione per ridurre a un nulla la valutazione ambientale e così via. È tutto così cambiato da ciò che denunciava quel film, al punto che addirittura possiamo permetterci il lusso di non ricordarlo a Venezia in occasione del suo sessantesimo anniversario? Ovvio che no, ma pare proprio che lo abbiamo fatto". Sì, lo abbiamo fatto, e non per caso.
Il professor Pileri, che per la precisione insegna "Pianificazione e progettazione urbanistica", sa bene di che parla, quando denuncia l'assenza di una cultura ecologica nel paese e la prevalenza – ancora oggi – degli interessi di costruttori e speculatori, ma è anche un cittadino che si impegna per cambiare lo stato delle cose. Nel 2020 pubblicò un libro – "Progettare la lentezza", editore People - che mostrava un altro modo possibile di affrontare la vita quotidiana, la convivenza, la proiezione nel futuro. Vivere con lentezza, con un forte senso del limite. Un approccio che Pileri utilizza per progettare scelte urbanistiche di qualità nella consulenza per le amministrazioni pubbliche, e che è all'origine dell'idea di una ciclovia da Venezia a Torino lungo gli argini del Po, un'infrastruttura dolce, lenta, conviviale, in via di realizzazione, sempre ricordando, come ha detto il professore in un'intervista recente alla rivista Terra Nuova, che "le piste ciclabili sono utili se servono a invertire la rotta e a favorire la riconversione verso la mobilità sostenibile. Non bisogna limitarsi ad aggiungerne di nuove, devono essere progettate con l'obiettivo di ridurre il traffico e le strade".
Appunto, si tratta di cambiare rotta, di immaginare una società diversa, tenendo i piedi ancorati a terra, ben coscienti che lì, nel suolo, c'è tutta l'intelligenza di cui abbiamo bisogno.
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Fòrimercato, autoproduzione solidaleBeatrice Montini · Esperienze
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Rubrica: ESPERIENZE | Autore: Beatrice Montini
Le buone pratiche cambiano il mondo: parola di Lorenzo Bicchi, presidente dell'associazione attiva a Firenze Sud (e non solo)
Una volta c'erano i Gruppi di acquisto solidale (Gas). Persone che si mettevano insieme per acquistare direttamente da piccoli produttori il più possibile a chilometro zero. Ma non solo. Cercavano fornitori che garantissero un giusto compenso ai loro lavoratori, che conducessero politiche di trasparenza fiscale, che fossero ambientalmente sostenibili etc. Spesso si organizzavano visite nelle aziende, si stabilivano contatti diretti, non solo economici. I Gas avevano caratteristiche super locali, spesso di quartiere, ma poi si coordinavano a livello cittadino (la Rete Intergas), regionale e anche nazionale. Un'esperienza che non era solamente di acquisto ma di consapevolezza dei processi di produzione, distribuzione, compensi, rispetto del territorio e delle persone (c'è chi li chiamava ConsumAttori). Un'esperienza politica e sociale con un impatto diretto sulla vita quotidiana dei partecipanti.
Il momento d'oro dei Gas è stato senz'altro dal 2003 al 2010. Poi molti dei Gruppi di acquisto si sono sciolti o trasformati, alcuni resistono ancora con le caratteristiche dell'impegno iniziale ma, così come è accaduto con il momento d'oro dei Social Forum, a cui i Gas erano strettamente legati, quell'esperienza così com'era non esiste di fatto più.
Sperimentazioni per creare qualcosa di altrettanto pratico però ci sono ancora. E anzi, in qualche modo sono anche diventate più "strutturate" con l'intento di essere anche più incisive. In questo solco si inserisce anche l'associazione Fòrimercato di Firenze, un Luogo amico in cui è possibile trovare Fuori Binario e che si definisce "un progetto sociale e collettivo improntato al mutualismo e all'aiuto in comunità". L'obiettivo è quello di "costruire una comunità solidale, un luogo dove è possibile autoprodursi gran parte di ciò che serve per vivere". Gestisce direttamente un orto collettivo (nei pressi di via Chiantigiana, l'orto di Marcovaldo, che si estende per circa un terzo di ettaro) e un'oliveta sociale (sette ettari circa nei pressi dell'Impruneta). Ma non solo.
"Siamo nati nel 2015 e la nostra idea è lavorare nel solco del nuovo mutualismo, costruire un'associazione in cui si riusciva a dare dei servizi o produrre bene per i soci - ci spiega Lorenzo Bicchi, presidente dell'associazione - Poi il Covid ci ha un po' ridisegnato i piani. Abbiamo iniziato una piccola attività agricola, prima con l'oliveta e poi con la gestione di un terreno dove c'è l'orto. Abbiamo iniziato anche l'esperienza di pacchi alimentari e delle spese solidali per le famiglie in difficoltà. Da qui si è creato gruppo che è rimasto in attività dopo la pandemia. È aperto anche uno spaccio sociale dove vendiamo prodotti di piccole agricolture, come ad esempio Mondeggi. Siamo a tutti gli effetti quello che potremmo definire un piccolo Gas ben organizzato".
Ad oggi Fòrimercato ha 140 soci, circa una cinquantina sono quelli più attivi. Ognuno è impegnato in maniera diversa, chi prepara i pacchi alimentari, chi raccoglie la verdura, chi pota gli ulivi. In più, da metà ottobre circa, l'associazione ha anche una propria sede in via del Guarlone 10, zona Gignoro. Da qui l'idea di un rilancio. "Vogliamo essere pratici – spiega ancora Bicchi - quindi chiediamo ai soci di versare una quota mensile e poi fare almeno due attività da un elenco di prestazioni, ognuno secondo le proprie capacità. L'importante è che chi è socio si metta a disposizione per l'attività in cui si sente più portato e a suo agio. A quel punto accede alla distribuzione equa di tutti i prodotti che produciamo".
Ma proprio perché le ambizioni di Fòrimercato vanno ben oltre quelle di un gruppo di amici che si mette insieme per fare qualcosa nel tempo libero, l'obiettivo per il futuro è quello di coinvolgere nelle attività anche le famiglie e le persone che vengono sostenute con gli aiuti alimentari. "La cosa più difficile è riuscire a integrare le famiglie che seguiamo con i pacchi alimentari, vorremmo coinvolgerle di più – sottolinea Bicchi – Vogliamo andare oltre la mera solidarietà perché per noi è questa una via che ci porta alla speranza di poter cambiare il mondo: combattere la disgregazione sociale".
Come partecipare? Donando tempo e competenze
Come funziona la rete Fòrimercato e come è possibile partecipare? "L'obiettivo è quello di creare una comunità di autoproduzione di beni e servizi, una comunità solidale, dove le relazioni tra noi non siano regolate dall'uso del denaro, ma fondate sul mutuo aiuto", ci dice Lorenzo Bicchi. Il progetto consiste quindi, in primo luogo, nell'autoprodurre beni e servizi "per poi dividerli equamente tra tutti i membri della comunità".
Per partecipare a quest'esperienza occorre fare la tessera annuale della Rete Sociale Fòrimercato e contribuire con una quota di partecipazione mensile alla sostenibilità del progetto (15 euro ma sotto una certa soglia di reddito la partecipazione al progetto è gratuita). Ma soprattutto è importante "donare ogni mese un po' del proprio tempo e delle proprie competenze alle attività della comunità". E quindi a quella che si preferisce di queste attività: cura dell'orto e dell'olivete sociali, attività di solidarietà nei confronti di chi è in difficoltà (preparazione e distribuzione dei pacchi alimentari, ritiro delle spese sospese nei supermercati), attività di autofinanziamento per garantire il sostentamento dell'associazione (cene sociali e aiuto alle attività del circolo), garantire l'apertura settimanale della sede e così via.
L'attività che più si avvicina all'esperienza dei Gas è quella legata alla piccola spesa collettiva settimanale: Fòrimercato è infatti anche un gruppo di acquisto "dove per poter ordinare e acquistare prodotti genuini ed eticamente garantiti sia dal punto di vista sociale che ambientale". A questa attività è legata anche quella della preparazione e distribuzione settimanale degli ordini. La consegna dei prodotti avviene due venerdì al mese, dalle ore 17.00 alle 19.00, sempre in via del Guarlone 10, zona Gignoro.
Tra le attività di Fòrimercato da segnalare anche lo sportello di informazione e orientamento legale gratuito, con una durata massima di 20 minuti, su problematiche legate a lavoro, salute e casa.
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Le coperte di Sheep per i senza dimoraFuori Binario · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Fuori Binario
Riscaldano e creano opportunità, quadratino dopo quadratino
Sheep Italia con lo slogan "Ci occupiamo di diritti umani. Anche dei tuoi", realizza coperte di lana grazie al lavoro volontario di migliaia di persone. Coperte che durante l'inverno, in collaborazione con l'associazionismo, verranno distribuite alle persone senza dimora costrette a vivere all'aperto. A far nascere questa realtà nel 2019 è l'attore e giornalista Saverio Tommasi con l'obiettivo di "accarezzare le fragilità e andare incontro a chi ha avuto un inciampo nella vita, ci interessano le persone e la felicità".
L'idea delle coperte è molto semplice e tutti possono partecipare, anche da casa propria, da soli o in compagnia. Basta realizzare con i ferri (dal 4 al 7) o all'uncinetto, uno o più quadrati di 15 cm di lato, l'importante è scegliere filati caldi di lana, misto lana e non interamente sintetici, adatti quindi a riparare e dare conforto quando la temperatura cala. Spazio aperto alla creatività naturalmente, si possono infatti comporre disegni di qualsiasi colore, inserire trame o parole, trasformare il quadrato di lana in un'opera d'arte. Una volta terminati, i quadrati finiti (il numero è a piacere, ne basta anche solo uno per contribuire al progetto) vanno spediti, previa foto con l'autore o l'autrice, a Sheep Italia che ha sede in via delle Masse 30 a Montelupo Fiorentino. Lì altri volontari assemblano i quadrati producendo così le coperte. Chi ha molto tempo, o grande desiderio di consegnare un lavoro compiuto, può fare l'intera coperta, quadrato dopo quadrato, purché le dimensioni finali siano 90x180 cm o 60x120 cm. Chi vuole può anche partecipare all'iniziativa "Gomitolo sospeso" che si tiene allo Spazio CTI di Rifredi.
Ma non di sole coperte è fatta la proposta di Sheep. Ogni sei mesi parte infatti un nuovo progetto di formazione al lavoro per quattro donne in situazione di fragilità, finalizzato all'insegnamento di un lavoro (cucito e maglia) e all'ottenimento di un attestato che permetta loro di entrare nel mercato del lavoro, iniziando così un percorso di autodeterminazione. Le Borse lavoro - così si chiamano - si svolgono dal lunedì al venerdì mattina grazie alle volontarie Sheep e delle Curandaie, altra meritoria associazione che ha sede nel quartiere delle Cure a Firenze. Se necessario Sheep e Curandaie agiscono anche su questioni cosiddette laterali, ma fondamentali, come il sostegno per l'apertura di un conto corrente, per la spedizione di una raccomandata alle Poste, per prenotare una visita medica. Le realizzazioni di chi partecipa alle Borse lavoro vengono poi vendute e il ricavato finanzia altri avviamenti al lavoro. Sheep organizza anche gruppi con persone vulnerabili per imparare a lavorare a maglia. E mentre si apprende, grazie a due volontarie, un'educatrice lavora alla ricostruzione delle singole biografie, valorizzando l'intreccio delle narrazioni.
Tutti i progetti di Sheep Italia sono finanziati grazie a donazioni singole o piccoli contributi regolari mensili.
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Intrecci possibili in periferiaLaura Bardelli · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Laura Bardelli
Il Centro di Teatro Internazionale a Rifredi: luogo vivo e caldo, come una lampada accesa contro la dittatura dei "non luoghi"
Più che la città si fa inospitale, proponendo un modello obsoleto di individualismo onnivoro lanciato verso infelicità certa, più che si aprono, se si avverte il bisogno di andarli a cercare, spazi in cui invece il tempo rallenta, si dilata, si ferma: bolle di resistenza gentile e colorata in cui sia finalmente possibile celebrare il sacro rito dell'incontro. Così, letteralmente a fianco della stazione operaia di Rifredi, in una periferia lentamente recuperata al degrado, si apre una vetrina inattesa, accogliente e garbata. Il Centro di Teatro Internazionale, diretto dalla regista e pedagoga teatrale Olga Melnik e animato dall'attività di un gruppo di appassionati collaboratori e collaboratrici, trova finalmente casa qui nel 2020 quando, in piena pandemia e dopo una lunga itineranza sul territorio di Firenze e dintorni, acquista, restaura e apre al pubblico la sala polivalente che oggi si chiama Spazio CTI, da qualche mese anche Luogo amico dove trovare e leggere Fuori Binario.
E sempre qui, oltre al programma di spettacoli e corsi (consultabile sul sito dell'associazione), nella primavera del 2023 ha inizio il progetto "Intrecci", che ben presto si apre alla collaborazione con Sheep Italia, aderendo all'iniziativa "Gomitolo sospeso" per la realizzazione di coperte di lana per i senza dimora. Per un pomeriggio al mese (ma c'è l'idea di incrementare la frequenza degli appuntamenti), questo singolare spazio di coworking artistico si riempie magicamente di gomitoli, matasse, uncinetti, ferri da calza, aghi e fili, teste chine sul lavoro di assemblaggio di quadratini 15x15, orecchie intente all'ascolto di letture ad alta voce, riflessioni condivise, progetti comuni, ricordi, storie da dipanare insieme, canzoni, poesie, trame da tessere oltre il tempo circoscritto del presente.
Qui, ciascuna e ciascuno può portare la forza della sua fragilità, la sua parola come il suo silenzio e intrecciarli nel segno del lavoro collettivo e solidale.
"È un luogo creativo in cui sentirsi liberi di esprimersi ma anche di non esprimersi" (Valentina), in cui vibra la potenza curativa che nasce dal gesto antico di sfregare ferri e uncinetti, un'occasione per ricordare come "nel nostro oggi, dove possiamo avere tanti oggetti semplicemente premendo un tasto, le cose vere continuano ad aver bisogno di una fatica, di un impegno di una dedizione" (Olga).
È, ancora, il cerchio della "tradizione" (nel senso letterale di passaggio di conoscenze), il camino virtuale attorno a cui trovarsi "prendendosi tutto il tempo che ci vuole" (Tiziana) per consegnare saperi e illuminare questi nostri tempi sempre più bui.
È, infine, un luogo vivo, caldo, reale e interiore, una lampada accesa contro la dittatura dei "non luoghi" (come li chiamava l'antropologo Marc Augé, riferendosi a centri commerciali, aeroporti, strade) della velocità, dell'indifferenza e del consumismo che ad ogni passo rischiano di ingoiare le nostre indaffarate giornate cittadine.
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Basta morti sul lavoro!Fuori Binario · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Fuori Binario
Nasce a Firenze la nuova sezione di Medicina Democratica dedicata ai familiari delle vittime
Non è possibile continuare ad assistere alla strage incessante di lavoratori, morti sul lavoro o per il lavoro, 3 al giorno, 100 al mese, 657 nei primo 8 mesi dell'anno con un aumento delle denunce di infortunio del +13%, secondo i dati forniti dall'INAIL, mentre sfuggono a questi dati quelli che riguardano i lavoratori irregolari, non assicurati INAIL. Per questo motivo lo scorso 14 ottobre il meritorio movimento di lotta per la salute Medicina Democratica ha dato vita ad una nuova branca del suo impegno, inaugurando la sezione dedicata ai Familiari delle vittime sul lavoro.
Lo ha fatto a Firenze lo scorso ottobre con il convegno intitolato Basta morti da lavoro! Basta famiglie straziate! Basta ingiustizie! La lotta dei familiari delle vittime per giusti processi, adeguati risarcimenti, una vera prevenzione. "È una strage – ha dichiarato Gino Carpentiero, responsabile del gruppo fiorentino di Medicina Democratica di Firenze – che lacera in maniera irrimediabile famiglie, lascia orfani, vedove, familiari soli e senza sostegno, vittime a loro volta di un sistema che spesso non riconosce e non punisce i responsabili, non garantisce adeguati risarcimenti e con processi iniqui e infiniti".
L'iniziativa – ha sottolineato Marco Caldiroli, presidente di Medicina Democratica – si pone in continuità con l'azione del nostro movimento per l'attuazione delle norme in materia di sicurezza e con l'azione dei lavoratori/lavoratrici e dei familiari per l'affermazione di condizioni di lavoro dignitose e sicure per tutte/i".
Chi volesse contattare la neonata sezione può farlo presso la sede, in via delle Porte Nuove 33 a Firenze, o contattando il movimento sul sito www.medicinademocratica.org
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Nuova pista, nuovi rischiEmanuela Bavazzano · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Emanuela Bavazzano
Recenti dati su inquinamento e malattie allarmano la cittadinanza che torna a manifestare per difendere il proprio diritto alla salute
Aeroporto di Peretola, si ricomincia: l'iter per la "nuova" pista è ripartito, la popolazione che abita la Piana e i movimenti a difesa della salute sono tornati a manifestare il 30 settembre contro un'opera inutile e incompatibile con il territorio. Perché dobbiamo pre-occuparci? Innanzitutto perché non vogliamo stare nella semplificazione riduttivista di chi non fornisce dati epidemiologici (che parlano delle conseguenze dei sorvoli) e rassicura con frasi tipo "il cono di volo sarà orientato in un'area aperta fra Campi Bisenzio, Capalle e Prato" (semplicemente il problema arriverà ad altri).
La salute, sostiene Enzo Ferrara (2023), si configura quale "costruzione dinamica possibile solo se alcuni prerequisiti fondamentali sono soddisfatti", se può essere data risposta ai bisogni essenziali: a) bisogno di vivere in un luogo "sicuro", b) avere disponibilità di acqua e cibo, c) accedere all'istruzione e ai servizi sociosanitari, d) vivere in una dimensione senza violenze dovute a conflitti e guerre (Vivere in Pace).
Ci chiediamo se il territorio della Piana oggi fornisca garanzie a tutela della Salute Pubblica, partendo dalla sicurezza di stare in un ambiente salubre e non inquinato; ci preoccupiamo di quanto l'aeroporto impatti sulla salubrità, ricorrendo anche ai numeri utili, quelli che possano aiutarci a comprendere le conseguenze di questa opera (inutile) sulla salute ambientale.
In uno studio compiuto su dati di laboratorio che coinvolgono lavoratori esposti e popolazione che vive nelle vicinanze degli aeroporti, si dimostra quanto il rumore (espresso anche dalle persone che vivono vicine alle zone con un alto inquinamento acustico: "non riesco a parlare / sentire chi parla, quando passa un aereo", "non riesco a dormire la notte"...) possa essere di impatto, temporaneo o permanente, sulle funzioni fisiologiche; si riscontrano: modificazioni della viscosità del sangue, dei lipidi, degli elettroliti, aumento della pressione arteriosa; aumento dei fattori di rischio per: ipertensione, ischemia, mal di testa, disturbi del sonno ecc. (C. Ancona et al., 2014).
Altri studi riguardanti le determinanti la salute nel vivere vicino agli aeroporti, oltre il rumore, riferiscono sulle emissioni di CO2: la ricerca mostra che negli ultimi 10-15 anni poche compagnie aeree mondiali hanno messo in atto strategie volte a ridurre le emissioni di CO2, eppure ogni anno l'OMS riferisce di oltre 12 milioni morti attribuibili a: inquinamento dell'aria, dell'acqua, del suolo, esposizioni chimiche, radiazioni ultraviolette. Numerosi sono stati anche gli studi sul particolato (PM), emesso soprattutto in fase di decollo, tra le cause principali di malattie neuro-degenerative, infiammatorie e tumorali: l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha classificato il PM tra le sostanze cancerogene certe per cui non esiste soglia ammissibile di sicurezza (A. Litta, 2022).
I numeri forniscono prove che il traffico aereo sia tra le più importanti fonti di inquinamento acustico e dell'aria e danno per il rischio di contrarre malattie gravi; sarebbero urgenti interventi di risanamento e riduzione dell'ampliamento degli aeroporti esistenti (figuriamoci crearne di nuovi); eppure in Italia si assiste ad un ritardo nell'ammodernamento dei sistemi ferroviari metropolitani e non esiste un piano della mobilità che tuteli il Benessere collettivo.
Se vogliamo che le persone vivano meglio, potremmo accogliere l'invito di Alex Zanotelli (2022): "Esci di casa, unisciti agli altri, scendi in piazza per chiedere al potere di cambiare rotta". Lottare a difesa e promozione della Salute della collettività è "un affare complesso": richiede lo sviluppo di pensiero critico, che superi il riduttivismo iper-semplificante e individualista e soprattutto coinvolga le persone, che sono portatrici di saperi (derivanti dalle informazioni che devono essere condivise, rendendole comprensibili), bisogni di salute e "Sogni di Pace".
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Non desiderare la roba d'altriFuori Binario · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Fuori Binario
Il caso della nuova chiesa di San Lorenzo a Greve: ancora consumo di suolo e tradimento della volontà popolare
Questa è la storia di un comandamento dimenticato, di qualche bugia, di cattiva politica, di cementificazione di un'area verde ma soprattutto di una Chiesa che tradisce le parole di papa Francesco. Siamo a San Lorenzo a Greve, a pochi metri dal centro commerciale tra Firenze e Scandicci, lungo la tranvia. Dieci anni fa nasce il "Comitato Area verde San Lorenzo a Greve" per scongiurare la costruzione di una nuova chiesa in un parco, il cosiddetto Campone, e per aiutare le istituzioni a pensare ad una localizzazione alternativa in grado di soddisfare tutti (sarà trovata ma ignorata dagli enti preposti, ndr). Abbiamo incontrato Gianfranco Angeli, il portavoce, a cui abbiamo chiesto di raccontarci i dettagli.
Quando inizia la vicenda? Nel 2012 l'Amministrazione comunale ha presentato una variante per consentire alla Curia di costruire una chiesa. Una cessione di un'area di circa 5.000 mq di verde pubblico. Noi che abitiamo e usiamo questo spazio ci siamo costituiti in comitato per affinché il verde pubblico rimanga tale e che la chiesa trovi spazio altrove, come indicato nei precedenti piani urbanistici. Abbiamo raccolto circa 1.600 firme e chiesto assistenza ad uno studio legale.
Vi siete rivolti alla parrocchia? L'unico rapporto con don Marco risale al 2014. Ci ha spiegato che l'area non l'aveva scelta lui e che non avrebbe perso l'occasione di avere una nuova chiesa. In dieci anni abbiamo chiesto per ben tre volte anche un incontro con il cardinale Betori. Lui personalmente non ci ha mai ricevuto. Eppure tra noi ci sono credenti, siamo per la libertà di culto e non siamo assolutamente contro la costruzione della chiesa. Per tre volte i suoi delegati ci hanno detto che prima dovevano apprendere e poi riferire. Successivamente il cardinale ci ha scritto rimanendo nella sua posizione: la chiesa doveva essere costruita lì perché non c'erano altri spazi e il luogo "lo aveva scelto il Comune".
Voi sapete però che su quest'ultima affermazione mentiva. Sì, abbiamo una copia dell'osservazione dell'Arcidiocesi, la numero 613 del 14/7/2014 in cui "si chiede che il Regolamento Urbanistico […] preveda un'area di circa 5.000 mq per la costruzione del nuovo complesso parrocchiale di San Lorenzo a Greve, in particolare chiede che detta area sia individuata dalla particella 881 F85 [...] destinata dal RU a verde pubblico esistente". Va sfatata quindi la storiella che sia stata l'Amministrazione in modo autonomo a scegliere l'ubicazione.
Come si sono comportati il Comune e il Quartiere? Male. Non abbiamo mai avuto buoni rapporti. Hanno sempre appoggiato e difeso la tesi della Curia: assessori comunali, presidenti di Quartiere, presidenti di Commissione. Il tempo passa, entro fine anno verrà approvato il Piano operativo. Abbiamo presentato ben 13 osservazioni, tra cui una sul rischio idraulico. Abbiamo allegato anche due proposte alternative. La chiesa potrebbe essere costruita, con le stesse volumetrie, a soli 80 metri dal Campone. La prima soluzione è la più semplice e a costo zero, riguarda la permuta di terreni tra Comune e Curia; la seconda prevede una permuta e l'acquisizione di un terreno per 4.500 mq. Questa soluzione permetterebbe la costruzione della chiesa, il mantenimento dell'area del Campone e un incremento di verde di ben 6.000 mq.
Cosa ne pensa la Curia? Abbiamo chiesto di incontrare il cardinale, ma per il suo segretario l'incontro è inutile, dobbiamo rivolgerci all'Amministrazione. Ci siamo rivolti al papa raccontando la nostra storia e il trattamento ricevuto. Restiamo basiti da come vengano tradite le parole espresse nel capitolo dell'enciclica Laudato Si' dedicato al "Dialogo e alla trasparenza nei processi decisionali" in cui si legge che: "È sempre necessario acquisire consenso tra i vari attori sociali, che possono apportare diverse prospettive, soluzioni e alternative. Ma nel dibattito devono avere un posto privilegiato gli abitanti del luogo, i quali si interrogano su ciò che vogliono per sé e per i propri figli, e possono tenere in considerazione le finalità che trascendono l'interesse economico immediato".
Cosa farete adesso? Restiamo sulle nostre posizioni, non ci arrendiamo. Abbiamo spiegato che l'area del Campone è nel Piano regolatore vigente un'area verde a tutti gli effetti. Inoltre l'area del Campone è una compensazione dovuta alla cementificazione compiuta dal centro commerciale. È quindi doppiamente un bene comune. Continuiamo inoltre a chiederci perché il parroco, il cardinale, la Curia, la Chiesa fiorentina, insistano nel desiderare proprio quell'area, quella particella, pur avendo a disposizione terreni e alternative praticabili. Il dubbio che ci è venuto è che forse si sono dimenticati del decimo comandamento: "Non desiderare la roba d'altri".
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- verde pubblico
- San Lorenzo a Greve
- Curia
- comitato
- partecipazione
- urbanistica
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Mattia, una morte inaccettabileCollettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud · Diritti
!Diritti
Rubrica: DIRITTI | Autore: Collettivo Antipsichiatrico Antonin Artaud
Nella clinica tennero nascosti i gravi effetti collaterali dei farmaci. L'inchiesta ha rivelato abusi, maltrattamenti e omessa vigilanza
Mattia Giordani muore il 27 marzo 2018 a 26 anni mentre sta cenando con la famiglia soffocato da un boccone di cibo. All'età di tre anni a Mattia è diagnosticata una disarmonia evolutiva. Da quel momento l'Istituto di ricovero e cura "Stella Maris" di Pisa lo prende in carico e il bambino comincia a trascorrere regolarmente periodi più o meno brevi presso una delle sue strutture: a sette anni, a dieci e poi ancora nelle fasi successive dell'adolescenza e dell'adultità.
Mattia cresce in un ambiente accogliente sia in famiglia che a scuola e, nonostante alcuni sintomi evidenti, nei primi anni di vita è un bambino tranquillo, non aggressivo e appassionato di musica e canto. Dopo l'esame di terza media le sue condizioni subiscono un improvviso, imprevisto e grave peggioramento: si accrescono le stereotipie, scompare il sonno notturno e un grave stato di sovraeccitazione comincia a manifestarsi attraverso frequenti attacchi di aggressività verso gli oggetti di casa.
Nel 2005 la famiglia decide allora di affidare Mattia per un lungo periodo alla Stella Maris. Qui, dopo una nuova diagnosi di autismo psicotico, gli vengono somministrate robuste dosi di psicofarmaci che hanno conseguenze visibili sul suo stato psicofisico. Il corpo si trasforma, cosce e pancia lievitano e in cinque mesi il peso aumenta di 18 chili. Mattia passa continuamente da una condizione di sedazione farmacologica a improvvise esplosioni di rabbia, con episodi di forte aggressività. In poco tempo la situazione diventa ingestibile, tanto che è costretto a lasciare la scuola. Le crisi sono improvvise, e a nulla serve il mix di psicofarmaci a cui è sottoposto in maniera sempre più invasiva e a dosi sempre più massicce. I genitori sono costretti a lasciare Mattia per tutta la giornata presso uno dei centri diurni della Stella Maris a Montalto di Fauglia (PI) e, al compimento dei venti anni, anche durante le ore notturne per alcuni giorni alla settimana.
Nel 2016 Mattia è all'istituto di Montalto di Fauglia quando la struttura finisce nel mirino dei carabinieri, allertati dalla denuncia di un genitore che aveva notato la presenza di strani lividi sul corpo del figlio. Le microcamere nascoste rivelano operatori fuori da ogni controllo che senza motivo picchiano, strattonano, trascinano per le orecchie, offendono con epiteti irripetibili i giovani ospiti. Sono documentati più di 200 episodi di maltrattamenti.
Il processo che segue (17 indagati, 23 ospiti – fra cui Mattia – vittime dei soprusi) ha come primo effetto una condanna a due anni e otto mesi di reclusione per il direttore generale della Stella Maris Roberto Cutajar, riconosciuto colpevole di omessa vigilanza e assunzione di personale non adeguatamente formato. Cutajar sarà poi assolto in sede di processo d'appello nel giugno 2023. Un altro operatore ha patteggiato ammettendo le sue colpe. Il processo è in corso per i restanti 15 operatori, fra cui il direttore sanitario e le due dottoresse che operavano a Montalto. Gran parte dei sanitari coinvolti vengono allontanati dalla struttura e lasciano il posto a nuovi operatori che iniziano a sperimentare nuove cure e nuove combinazioni di farmaci. A Mattia vengono modificati e aumentati i dosaggi. Nel febbraio 2018, un mese prima di morire, il corpo di Mattia subisce l'ultimo affronto nel corso di un ricovero presso il Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell'ospedale di Pisa. La mamma, che lo aveva salutato la sera prima lasciandolo in reparto per il riposo notturno, lo ritrova la mattina seguente legato al letto di contenzione. Un mese dopo Mattia muore.
Il direttore dell'Unità operativa di Psichiatria forense e Criminologia clinica dell'ospedale Careggi di Firenze Rolando Paterniti, al quale i genitori di Mattia chiederanno una consulenza in vista del processo, scriverà nella sua relazione: "La sintomatologia presentata da Mattia è inquadrabile tra i sintomi extrapiramidali da antipsicotici […]. In quasi tutti gli episodi le contrazioni distoniche hanno interessato […] anche i muscoli laringei e quelli della deglutizione, causando gravi episodi di dispnea e disfagia con serio rischio di morte per soffocamento. Le crisi distoniche acute […] nel caso di Mattia sono comparse 6 giorni dopo l'introduzione della clotiapina. Questa correlazione temporale permette di affermare, con buona certezza, che sia stato proprio questo farmaco a causare la grave sintomatologia extrapiramidale […]. La condotta medica non è stata sollecita ed accorta ad impedire il verificarsi di un evento dannoso o pericoloso, ma al contrario si è caratterizzata per trascuratezza, avventatezza, e insufficiente ponderazione dei rischi, esponendo Mattia a gravi conseguenze".
Dalle cartelle cliniche i genitori vengono a sapere che negli ultimi tre mesi di vita nell'istituto Mattia aveva già avuto notevoli problemi di deglutizione durante i pasti, rischiando più volte il soffocamento con, in qualche occasione, crisi cardiache piuttosto importanti. Nell'ultimo periodo le crisi si erano susseguite quasi tutte le sere, tanto che era stata necessaria la manovra di Heimlich per ben due volte durante uno stesso pasto serale. Malgrado l'invio di lunghe mail ai medici con richieste di spiegazione sugli effetti del trattamento farmacologico, e nonostante la loro presenza continua ai colloqui e agli incontri collegiali con il personale sanitario, i genitori affermano ancora oggi di non essere mai stati adeguatamente avvertiti del rischio di soffocamento a cui Mattia era esposto. "Ormai ogni sera nostro figlio rischiava di morire e noi non lo sapevamo", scriverà Sondra Cerrai, madre di Mattia, nel suo libro Siamo tutti legati, pubblicato dopo il triste epilogo.
Al processo di primo grado le due dottoresse responsabili della struttura della Stella Maris sono state assolte.
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Rubrica: SEGNALAZIONI | A cura di: Felice Simeone
Ogni mese 21 proposte di cose, eventi, persone e fatti interessanti da scoprire, per costruire insieme una società più giusta: podcast, libri, film, canzoni, mostre, spettacoli, siti, laboratori. Seguiteci!
API - Voices from the Oases, cioè Voci dalle Oasi, è una raccolta di suoni di insetti. Proprio così. Le ha raccolte l'azienda 3Bee di Milano, un'azienda che promuove l'uso della tecnologia per sostenere la transizione alla sostenibilità di altre aziende. Ogni traccia riproduce una particolare sinfonia: c'è un crescendo, una ninna-nanna e una favola delle api del legno. Sebbene questi suoni, o ronzii, creino un'atmosfera rilassata, la compilation è, in realtà, un grido d'allarme quasi disperato: questi ronzii, infatti, potremmo non sentirli più. E molto presto.
BE GREEN FESTIVAL - Si terrà in Puglia dal 23 al 25 novembre: a Ceglie Messapica (BR) e Crispiano (TA). Anche se i film ne costituiscono certamente il cuore, è improprio definire il Be Green un festival cinematografico. Obiettivo, infatti, è l'uso dei film per sensibilizzare l'opinione pubblica sulle tematiche ambientali intrecciando proiezioni, dibattiti, incontri, workshop e coinvolgendo istituzioni, scuole e imprese.
COPERNICO - è l'osservatorio della Comunità Europea sulla salute del nostro pianeta, un luogo dell'universo digitale in cui si digeriscono dati da satelliti e osservazioni a terra, per permettere di farsi un'idea propria sullo stato di salute del pianeta. Ad agosto, per esempio, Copernico ha registrato l'apertura anticipata del buco dell'ozono. Già, il buco dell'ozono è sempre lì e nei mesi autunnali ed invernali tende ad allargarsi, sempre per effetto dei nostri inquinanti. Quest'anno, anno di alluvioni tanto d'acqua quanto di calore, lo strato di ozono che ci protegge ha cominciato ad assottigliarsi alla fine di luglio.
DEAR MARTIN - Justyce McAllister frequenta l'ultimo anno della Braselton Preparatory Academy di Atlanta, ha un QI invidiabile ed è capitano della squadra di dibattito della scuola. Justyce è nero. Fa di tutto per essere un membro rispettabile della società, per uscire dallo stereotipo che vede i neri come delinquenti. Ma nulla di tutto questo conta la notte in cui si ritrova in manette, accanto all'auto della ex fidanzata, senza aver fatto niente di male. Nei suoi pensieri c'è solo una persona in grado di dare risposta alle sue domande: Martin Luther King. Inizia allora una corrispondenza a senso unico con il reverendo King, iniziando ogni lettera con "Dear Martin". Nic Stone ha vinto con questo libro il premio Mare di Libri 2023 per la narrativa per ragazzi.
EMANUELE – C'è stato un tempo in cui ogni giovane maschio era obbligato a passare un anno della propria vita a prestare il servizio militare. Nelle caserme vigevano riti iniziatici violenti e umilianti, il nonnismo, tollerati dai superiori perché formativi. Il cadavere di Emanuele Scieri fu trovato nella caserma Gamerra di Pisa il 16 Agosto 1999, tre giorni dopo che ne era stata denunciata la scomparsa, e dopo 24 anni la magistratura ha stabilito che Emanuele Scieri fu ucciso dal nonnismo dei suoi commilitoni. Il podcast "3 Giorni - La storia di Emanuele Scieri" di Giacomo Locci ne ripercorre la vicenda: una storia di coraggio, amicizia, impegno, omertà.
FORUM DISUGUAGLIANZE E DIVERSITÀ - Il sito è uno stimolo irresistibile a disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze, aumentino la giustizia sociale e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità), costruendo così consenso e impegno intorno ad esse. Grazie all'alleanza fra cittadini organizzati e ricerca (un think tank assolutamente originale), ragioni e sentimenti presenti in una moltitudine di pratiche, possono aiutare a trasformare paura e rabbia nell'avanzamento verso una società più giusta. Essendo il sito un'iniziativa contro l'esclusione sociale ed economica, ci ha colpito molto la sezione "Focus sulla Ricchezza".
GENITORITALITÀ - NATA PER TE è un film di Fabio Mollo, ma soprattutto la storia vera di come Luca Trapanese diventa papà adottivo di Alba, una bambina abbandonata dai genitori naturali. Luca ha un profilo ideale per adottare Alba: lunga esperienza con giovani esclusi socialmente, fondatore di una casa famiglia, è coordinatore di coesione sociale. Ma il tribunale non concede l'adozione; Luca è omosessuale; è single. Inoltre, ha una relazione con un uomo che non vuole infrangere la tradizione cattolica. C'è un altro dettaglio: Alba è down. Il film, tratto dal libro testimonianza di Trapanese, gira intorno a tre domande: Genitori si è o si diventa? E chi lo decide? E in base a che cosa?
HAE KE KAE - Where is Home. Siamo condizionati a pensare che la musica prodotta in Africa abbia ritmi e sonorità che la rendono riconoscibile immediatamente. Il nuovo disco di Abel Selaocoe, musicista poliedrico sudafricano, viene proprio a rompere questo pregiudizio. In Hae Ke Kae (Dov'è casa), lo strumento principale è il violoncello che dialoga, ma non sempre, con le percussioni e i cori rendendo di fatto il disco planetario, cioè capace non solo di infrangere i confini geografici, ma anche quelli di stile: è musica classica quella di Selaocoe? Tradizionale? Folkloristica? Sperimentale? É tutte queste cose, certo, ma soprattutto è musica capace di magia.
IRLANDA - Il podcast di Samuele Sciarillo, Troubles, Una storia irlandese, racconta il conflitto a bassa intensità (denominato appunto dai locali "troubles", cioè: guai) che ha lacerato l'Irlanda del Nord fra gli '60 e i '90. Oltre che un documento alla memoria di quanto accaduto in quegli anni, è implicitamente una denuncia dell'imperialismo made in UK. Troubles è raccontato da Michael Phillips, un testimone diretto incarcerato per essere sospettato di terrorismo, che oggi vive in Italia. Ascoltando Troubles, comunque, si viene trascinati in un turbinio di emozioni accese dall'evocazione di parole come Belfast, Bloody Sunday, IRA, Sinn Féin…
LIBERTÀ, e non solo - Negli USA esiste uno studio legale, Our Children Trust, dedicato esclusivamente alla protezione dei diritti dei giovani ad un clima sano. Può sembrare una stravaganza tipicamente americana, ma, grazie proprio a questa rappresentanza legale, un gruppo di giovani ha intentato un processo contro lo Stato del Montana per il suo sostegno a favore di politiche energetiche basate su combustibili fossili che causano il cambiamento climatico. La notizia è che i giovani hanno vinto. La corte ha stabilito che il Montana ha violato i diritti costituzionali dei giovani: protezione, dignità, libertà, salute, sicurezza e sostegno sociale, che discendono tutti dal diritto ad un ambiente pulito e sano.
MILANESE – Il podcast di Mauro Pescio Io ero il milanese è il racconto di un uomo che nella vita ha fatto tante scelte sbagliate, un uomo con cui la sfortuna si è accanita, un uomo che ha toccato il fondo, ma che da quel fondo si è rialzato. È la storia di come non debba mai venire meno la speranza, la fiducia e soprattutto tutto di come si debba sempre offrire un'altra possibilità. Lorenzo, il protagonista, non è una figura emblematica o simbolica. È sconosciuto. Eppure, nella sua vicenda si può intravedere la luce in fondo a quel tunnel dentro cui tutti possiamo rimanere intrappolati.
NEGLIGENZA - Nel 1977 Rodolfo Fiesoli fonda sulle colline del Mugello la cooperativa agricola "Il Forteto". Una comunità a cui si uniscono moltissimi giovani attratti dal vivere in condivisione, lontani dalla società moderna. Da subito a questo luogo il Tribunale per i Minorenni di Firenze affida bambini e bambine provenienti da famiglie in difficoltà. Fino al 2011 la politica, la magistratura, gli assistenti sociali e molti altri, lodano l'operato del Forteto e del suo profeta Fiesoli. Ma il Forteto è un luogo di abuso, sfruttamento e sopraffazione. Il podcast "L'isola che non c'era - La favola nera" del Forteto ripercorre la storia nera di chi lo ha fondato, di chi ci ha vissuto, di chi ci ha creduto e di chi è fuggito. Ma soprattutto è la storia di chi sapeva, di chi avrebbe dovuto fare qualcosa e non ha fatto assolutamente niente.
OPENPOLIS - Metà degli oltre 8mila comuni italiani non rilevano tra i propri dipendenti persone con età inferiore a 35 anni e poco più dell'1% di chi lavora negli enti locali ha meno di 30 anni. È un quadro emblematico quello emerso dall'indagine del collettivo Openpolis sull'età degli assunti nelle amministrazioni italiane. La fascia più nutrita è quella tra i 50 e i 59 anni, che comprende poco meno del 40% dei lavoratori nella pubblica amministrazione. Openpolis ha anche rilevato una forte disomogeneità del dato fra città e periferie, fra nord e sud: in Sicilia, in 351 comuni su 390 non risulta assunto personale under 35.
PRESSIONE - Un libro che riprende il dibattito sul 41-bis alla luce del caso di Alfredo Cospito. "Pensare l'impensabile tentare l'impossibile" mette in discussione la definizione stessa di carcere duro perché significherebbe pensare che possa esistere un carcere leggero. Gli autori chiariscono che il 41bis è una misura di pressione, non una condanna, come si sente dire nei talk show e pure nei telegiornali. Per le Edizioni Colibrì, a cura dell'Archivio Primo Moroni, Calusca City Lights e Csoa Cox 18.
QUALITÀ DELL'EDUCAZIONE – Divario nord/sud. Declino della lettura. Abbandono scolastico. Ritardo nelle competenze matematiche. Dibattito pubblico e senso comune associano erroneamente la povertà educativa ai soli paesi in via di sviluppo, mentre è invece molto diffusa anche in Italia, dove si riproduce per via intergenerazionale, colpisce persino i diplomati e include una quota consistente di adulti. Nel nostro paese, molti hanno smesso di "imparare a imparare" e hanno sovente dimenticato ciò che hanno appreso a scuola. Mentre la politica si limita a fare della scuola il capro espiatorio, nessuno si preoccupa di comprendere come in realtà sia il contesto culturale extrascolastico ad alimentare il fenomeno. Trovate tutto questo nel libro "La povertà educativa in Italia" di Orazio Giancola e Luca Salmieri appena uscito per Carocci.
ROSARNO - Alla ricerca di alternative lavorative sostenibili per gli immigrati presenti nell'area di San Ferdinando e Rosarno, in provincia di Reggio Calabria. Il "Progetto Spartacus, liberiamo gli schiavi di Rosarno", finanziato da Fondazione Peppino Vismara e dall'Unione Buddhista Italiana, è stato pensato secondo un approccio olistico che si sviluppa su diversi versanti, da quello abitativo a quello sociale ed economico, promuovendo al contempo una forma di sviluppo sostenibile del territorio. Questo documentario ci da un pò speranza.
SPORTELLO – Sona Jobarteh è figlia d'arte. È la cugina di Toumani Diabatè, un'icona della musica maliana. Nel nuovo disco "Badinyaa Kumoo", Sona non rinnega la tradizione ma non la idealizza neanche: la rinnova dando spazio a strumenti non proprio tradizionali come la chitarra elettrica e, lì dove di solito ci aspettiamo il suono della Kora, è la voce calda di Sona che armonizza tutto il resto. Tutta questa introduzione semi-erudita per dire che una volta fatto partire, il disco ci prende per mano fino alla fine. E dopo ci si sente meglio.
TAGLIENTI SCHEGGE DI MEMORIA è l'opera prima di Paolo Bartoli, detto "Pablo", Lotta Continua prima e Autonomia Operaia poi, testimone del conflitto di classe negli anni '70. Il testo si apre come un'intervista ad una studentessa da cui parte un mosaico di ricordi, amicizie, narrazioni e viaggi: osservazioni su una vita vissuta in una complessa fase politica. Un testo che si trasforma in una riflessione sui compiti attuali del comunismo, verso una soggettività organizzata e la costruzione dei suoi necessari rapporti con la classe. Rompere il silenzio dovuto alla dispersione della sinistra serve ad opporsi all'esclusione di ogni attuale problema politico e sociale.
ULTIMA CHIAMATA – I crimini contro l'ambiente sono ormai stati recepiti in molti ordinamenti giuridici. Eppure, non sempre vengono perseguiti e spesso generano conflitti e tensioni sociali. Una mappa di questi conflitti la fornisce l'Atlante Globale dell'Ingiustizia Ambientale (EJAtlas - Global Atlas of Environmental Justice). EJAtlas classifica i conflitti per il tipo di minaccia ambientale da cui hanno origine e fornisce i collegamenti ad articoli che approfondiscono la questione. Per la Toscana, per esempio, l'Atlante segnala le tensioni che la proposta della costruzione dell'inceneritore nell'area fiorentina ha suscitato. Come è facile intuire, EJAtlas è in continuo aggiornamento, anche sulla base delle segnalazioni che ogni utente può fare. Nell'home page un'avvertenza: l'assenza di alcuni dati non implica l'assenza di conflitti.
VALORI - Con piacere segnaliamo la nuova storia illustrata dell'autore dei già fortunati "Storia di Iqbal" e di "Storia di Ismael" che ha attraversato il mare. In una cittadina del Nord, benestante e conformista, ogni anno all'inizio dell'estate arrivano i braccianti clandestini per lavorare alla raccolta dei meloni. In paese non li vuole nessuno: sono sporchi, rubano, danno fastidio alle donne, così si dice. Che lavorino e basta. Nel caldo soffocante di un giugno particolarmente torrido un ragazzo del Popolo del Fiume viene trovato morto. A provare dolore e pietà pare siano in pochi. Nel frattempo, i ragazzi della scuola media stanno per mettere in scena l'Antigone di Sofocle come saggio di fine anno. Può una recita teatrale diventare realtà? Antigone sta nell'ultimo banco di Francesco D'Adamo è edito da Giunti.
ZADÌG - L'esperienza della pandemia da Covid-19 ci ha reso consapevoli (o almeno avrebbe dovuto) dell'importanza dell'informazione scientifica in una società avanzata. Di questo se ne era reso già conto un gruppo di scienziati e giornalisti che aveva fondato, nel 1993, la rivista scientifica Zadìg. Zadìg (non Zàdig, né tantomeno Zelig) è il protagonista di un racconto filosofico di Voltaire. Zadìg rappresenta, per il filosofo francese, il pensiero razionale e ragionevole, l'uomo giusto e disinteressato, che non teme di scontrarsi con i potenti per difendere i propri principi (anche se non sempre gli vanno tutte dritte, anzi). Nel tempo, Zadìg è diventata un punto di riferimento per l'informazione scientifica.
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Il Maschio femministaMarta Benettin · Femminismo
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Rubrica: FEMMINISMO | Autore: Marta Benettin
Il mese scorso ho partecipato alla presentazione di un libro scritto da una femminista. Il panel era composto da sole donne. Ho provato tristezza e delusione. Davvero siamo ancora convinte che il femminismo sia una questione che riguarda solo le donne e di cui possano parlare solo le donne? "Gli uomini che vogliono essere femministi non hanno bisogno di ricevere spazio nel femminismo. Devono prendere lo spazio che hanno nella società e renderlo femminista" disse vari anni fa l'inglese Kelley Temple. E se questo è sacrosanto, se essi non devono imporsi in questi spazi ma porsi in atteggiamento di ascolto e partecipazione, è anche vero che escludere gli uomini dai contesti femministi significa isolare un movimento e non riconoscerne l'universalità. Oggi come oggi, quando mi capita di dire "mio marito è femminista" la risposta che ricevo frequentemente, magari con sorrisino imbarazzato, è "in che senso?" Eppure tutti dobbiamo essere femministi. Se ne era accorta anche l'Onu che nel 2014 aveva promosso la campagna HeForShe con l'obiettivo di coinvolgere ragazzi e uomini nella lotta contro la discriminazione femminile.
Io sono bianca, eterosessuale e italiana. Non dovrei quindi promuovere eventi antirazzisti, di sostegno al movimento queer o alle minoranze cittadine? Potrei farlo solo se nera, lesbica e rom? Non credo. Tutto ovviamente sta in come farlo. Ma gli uomini (come le donne) femministi lo sono diventati perché hanno capito che non vogliono essere più complici della cultura patriarcale italiana. È tempo di femminismo universale! Lettura suggerita: "Non sono sessista, ma…" (2019 ed. TLON), di Lorenzo Gasparrini.
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Il tassista partigianoANPI Firenze Ribelle · Firenze Ribelle
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Rubrica: FIRENZE RIBELLE | Autore: ANPI Firenze Ribelle
Faliero Pucci nacque a Firenze il 17 aprile 1905: tassista e partigiano, fu ucciso dai fascisti il 4 aprile 1944. Nei primi anni Trenta era entrato nell'organizzazione clandestina comunista di Firenze. Segnalato alla polizia da un confidente dell'OVRA, Pucci riuscì ad eludere i sospetti sulla sua attività, che si svolgeva prevalentemente nel mantenimento dei collegamenti con i compagni del Centro estero del suo partito. Nel 1937 Pucci fu però arrestato e deferito al Tribunale speciale, che lo condannò a sette anni di reclusione. Uscito dal carcere nei giorni del governo Badoglio, nel settembre del 1943 Pucci fu chiamato a far parte del Comitato militare regionale del Partito comunista. In questo ruolo fu tra gli organizzatori del gruppo partigiano "Stella Rossa", che divenne operativo nelle colline a sud di Firenze. Nell'inverno, per le difficoltà logistiche dovute anche alle caratteristiche della zona, la "Stella Rossa" si sciolse e il tassista tornò a Firenze, a disposizione del Comando militare del suo partito. Nell'aprile, fu mandato con un altro antifascista a compiere un'ispezione presso un gruppo di patrioti nel Pistoiese. Sulla via del ritorno Pucci e il suo compagno, Giulio Bruschi, incapparono in un posto di blocco repubblichino: nello scontro che seguì, i fascisti ebbero un morto e tre feriti; Pucci restò sul terreno e Bruschi fu catturato. Da quel momento il gruppo "Stella Rossa", riorganizzato, assunse il nome del valoroso tassista. A Faliero Pucci, dopo la Liberazione, è stato intitolato un circolo ricreativo e culturale di Firenze; sulle colline pistoiesi lo ricorda un cippo.
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Quel giorno che il Muro crollòGiampaolo Pancetti · Non Violenza
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Rubrica: NON VIOLENZA | Autore: Giampaolo Pancetti
Il 9 Novembre 1989 finalmente il muro di Berlino venne abbattuto, ma quasi nessuno sa come andarono esattamente le cose. Durante una conferenza Alessandro Antonietti, professore di Psicologia cognitiva applicata presso l'Università Cattolica di Milano, ci svela il risultato delle recenti ricostruzioni: sull'onda del nuovo clima di distensione in Europa, un esponente del Partito Comunista della Germania dell'Est convoca la stampa e annuncia che le procedure per ottenere il visto per passare alla Germania Ovest sarebbero state semplificate e più rapide. Un giornalista chiede "quando" e lui risponde "immediatamente".
Come spesso accade i giornali tendono a semplificare ed esporre le notizie in modo sensazionalistico. Appaiono titoli come "il muro di Berlino è caduto". Una radio trasmette il comunicato che si può "immediatamente" passare dalla Germania Est alla Germania Ovest. La notizia ha risonanza internazionale e si diffonde in tutta Europa. Un passa parola tumultuoso. Migliaia di persone si riversano sul muro di Berlino pretendendo di andare dalla parte opposta dove altre persone stanno già festeggiando. Le guardie di frontiera non riescono a contenere tale massa umana e del resto loro hanno le stesse informazioni. Aprono. Il muro viene abbattuto!
Questa la forza della nonviolenza. La forza di una rete, la forza del credere davvero che tutto ciò poteva accadere, la fede che produce la realtà come aveva insegnato il maestro di Nazareth: "va, la tua fede ti ha salvato". Ora tocca a tutti gli altri (troppi) muri del nostro mondo.
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La grande opera del Mc TadoneFrancesco Martinelli · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Francesco Martinelli
Alla scoperta dei Servizi fiorentini per le dipendenze: aumentano gli utenti e diminuiscono le risorse, mentre lo spaccio prospera
La dipendenza è una roba particolare. Si mette da parte il proprio Io appiccicandosi a qualcuno o a qualcosa. Nel secondo caso, come ad esempio la dipendenza da sostanze che lasciano stupefatti, è un tema su cui si scrivono trattati. La dipendenza può essere anche temporanea ed esistono difatti strutture apposite a risolvere il problema. Strutture che si propongono di risolvere il problema.
Il SER.T., anzi, ora SER.D., è il "servizio per le tossicodipendenze" ora divenuto "per le dipendenze". Cosa succede quando si entra in un Ser.D? Il cosiddetto utente (il tossicodipendente) cerca aiuto rivolgendosi ad una struttura dell'Azienda sanitaria locale dove figure professionali lo guidano in un percorso di recupero: dottori, educatori, assistenti sociali, psicologi, infermieri (ho dimenticato qualcuno?). Una bellezza!
La maggior parte delle persone estranee al problema non si accorge (o si disinteressa) del movimento costante e quotidiano che da ogni angolo della città, tutte le mattine, si dirige verso questo luogo il cui nome viene spesso solo sussurrato con timore o sdegno. Eppure, nella relazione annuale del 2023 del Dipartimento per le Politiche antidroga al Parlamento in relazione al fenomeno delle tossicodipendenze, risulta che l'affluenza nei Ser.D italiani è di 127.365 utenti (fonte: Ministero della Salute). Quasi il doppio rispetto agli sbarchi di migranti sulle coste del Mare Nostrum, questo anno con un incremento del 13,6% di nuovi fruitori. Meglio non dirlo, forse meglio non parlarne. Lo straniero fa notizia, mentre in fondo qualche tossico in giro comoda a tutti, se non rompe troppe le scatole. Alla mafia del narcotraffico di sicuro, alla polizia che deve pur arrestare qualche galoppino certamente, allo Stato che deve giustificare le proprie politiche in materia… che poi è una materia veramente strana. Ad esempio, non è ancora chiaro se l'utente vada trattato psichiatricamente, medicalizzandolo, o aiutandolo in una crescita personale che lo possa portare verso altri lidi rispetto al famoso tunnel della droga. Oppure semplicemente tenuto sedato in un continuo dilemma filosofico, perché poi anche i tunnel possono essere arredati comodamente.
A Firenze il servizio che dovrebbe essere territoriale è sparpagliato per tutto il Comune con poca attenzione ai quartieri. Tanto per dire, chi è residente nel Quartiere 5 deve recarsi al Ser.D nel Quartiere 1, con buona pace dei residenti del Quartiere 1 che si spostano verso il Ser.D di in un altro Quartiere, e via dicendo. Non ce la prendiamo: è lo scioglilingua della sanità. Viene da chiedersi qual è l'obiettivo, e se ce ne è uno in comune tra servizio e utenti.
Viene da chiedersi se tutta questa preoccupazione da parte delle istituzioni per una città più sicura non potrebbe partire da una politica di prevenzione anziché dall'accanimento terapeutico, mentre Firenze sta diventando un'altra grande piazza di spaccio. Le figure professionali di cui sopra, che lavorano in quella che è ad oggi a tutti gli effetti un'azienda, lo vedono chiaramente, dovendo poi lottare ogni giorno con la scarsa disponibilità di risorse umane ed economiche mentre, per assurdo, aumenta la disponibilità di dosi di cocaina ad ogni angolo della strada.
Dovremmo tenere forse conto che quando l'individuo soffre, soffre anche la comunità, in una situazione di inter-dipendenza.
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Dai rifiuti ai sogniFabio Bussonati · Un Mondo Ganzo è Possibile
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Rubrica: UN MONDO GANZO È POSSIBILE | Autore: Fabio Bussonati
Deve essere per l'atavica abitudine contadina per la quale non si butta via niente o forse per il più recente imperativo dalle tante R (risparmiare, riparare, riusare, regalare, riciclare) che questo passaggio dall'epoca fossile a quella elettrica ci sembra avere grandi potenzialità tutte da scoprire.
L'elettrificazione del parco automobilistico circolante non richiede la sostituzione di tutte le vetture con il motore endotermico ma solo del motore: un'auto in buone condizioni di carrozzeria può essere trasformata facilmente in una macchia ibrida, se poi avesse il motore fuso, potrebbe convenire trasformarla in un'auto completamente elettrica a quattro ruote motrici.
Il motore elettrico è reversibile, cioè recupera l'energia della frenata ed il propellente, l'elettricità, può essere autoprodotto, le sue ridotte dimensioni ne permettono un impiego rivoluzionario con soluzioni ingegneristiche curiose come i motori da ruota già presentati all'Esposizione Mondiale di Parigi nel 1900 dall'Ing. Ferdinand Porsche.
I moderni motori contengono nella ruota stessa due dinamo: una per la trazione e per recuperare l'energia della frenata, l'altro per mettere a frutto la forza prodotta dal gioco delle sospensioni; le batterie necessarie per la trazione possono essere alimentate da pannelli solari montati come portapacchi ombreggiante, ed il vano motore, liberato dalla necessità di un raffreddamento esagerato può essere chiuso nella parte inferiore, cosa che permetterà al mezzo di galleggiare nei momenti difficili.
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Il sindaco che combatte la povertàFelice Simeone · Attualità
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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Felice Simeone
A Mesagne 500 euro alle persone che vivono in difficoltà. "I soldi ci sono, spetta alla politica scegliere come spenderli"
Mamadih si è affermato come artista in Italia dopo esserci giunto come rifugiato politico. Il signor Giovanni (nome di fantasia) da qualche anno lascia la sua abitazione in una città del Nord Italia per dedicarsi alla pulizia di una piazza di una città del Sud. Queste sono solo due di centinaia di storie che si potrebbero raccontare a partire dal luogo dove sono iniziate: Mesagne, una cittadina della provincia di Brindisi, in Puglia.
"Le politiche sociali sono state sempre il cuore della nostra azione" dice a Fuori Binario il sindaco Toni Matarrelli, eletto nel 2019, "ed è una scelta resa oggi ancora più urgente e necessaria dal depotenziamento del reddito di cittadinanza". Il Comune di Mesagne, infatti, ha avviato il progetto includiAMOci che attiva dei Tirocini di inclusione sociale quale misura di contrasto all'indigenza e all'esclusione sociale. Si tratta di una misura di supporto al reddito (500 euro) a cui possono accedere tutti i residenti del comune con un Isee inferiore a 9.300 euro, con l'impegno di 3-4 ore al giorno in lavori di supporto all'amministrazione, o di cura del territorio, o di pulizia di ambienti comunali. La misura è finanziata interamente con fondi comunali. È questa la volontà politica che sta dietro le storie di Mamadih e del signor Giovanni.
Negli anni, Mesagne ha dovuto far fronte ad un aumento della povertà in seguito alla crisi economica da cui non siamo ancora usciti; a questo si sono aggiunti rifugiati politici e immigrati arrivati in città con diversi programmi di accoglienza. L'assessora Annamaria Scalera ci tiene a puntualizzare che i Tirocini non forniscono solo un supporto economico, ma vogliono soprattutto inserire, o re-inserire, i beneficiari nel tessuto cittadino. "Molti di quelli che hanno avuto accesso ai tirocini" ci spiega, "vivono condizioni di marginalità di varia natura: dipendenze, sradicamento, contesti famigliari fragili. A queste persone non basta ricevere un sussidio economico. Qualcuno percepiva già il reddito di cittadinanza. Queste persone chiedevano di potersi sentire utili, che gli venisse riconosciuto una funzione da cui tutta la comunità potesse trarre beneficio".
Il sindaco Matarrelli riconosce che ormai gli enti locali, ed in particolare i Comuni, sono l'unica interfaccia disponibile ai cittadini con l'amministrazione pubblica. Il Governo e il Parlamento sono entità quasi astratte, irraggiungibili, ancora più distaccate dai territori in seguito a dei meccanismi elettorali che prescindono dalle comunità degli elettori. "Il cittadino in difficoltà viene a bussare alle porte dell'amministrazione. Io e la mia giunta abbiamo voluto fin da subito dare risposte a queste richieste".
Da dove prendete i soldi, sindaco? "I soldi ci sono, non sono tanti, ma ci sono. Ci sono in ogni comune. Spetta all'amministrazione decidere come devono essere usati. A Mesagne abbiamo attivato i tirocini chiedendo in cambio lo svolgimento di lavori utili alla comunità. Abbiamo dei tirocinanti che accompagnano gli scolari sugli autobus che li portano a scuola: i ragazzi li riconoscono e si fidano di loro. Il guadagno in autostima di queste persone giustifica qualsiasi investimento economico dell'amministrazione".
"Abbiamo affiancato i nostri contributi al Reddito di Cittadinanza finché questo è esistito" ci chiarisce ancora l'assessora Scalera. "Abbiamo chiesto anche ai percettori del RdC di partecipare in attività utili per il Comune, con un riscontro soddisfacente. La fortissima riduzione, chiamiamola pure abolizione, del RdC ha rigettato nell'indigenza molte persone, che ora fanno la fila presso gli sportelli del comune. Inoltre, ha reso estremamente difficile ottemperare a tutte quelle funzioni di supporto e di cura del territorio che erano veramente un aiuto per il comune e per la città".
Il Comune di Mesagne è partner anche di diversi progetti europei che sperimentano e si confrontano sui temi della povertà e dell'esclusione sociale. Assessora Scalera, cosa possiamo imparare dalle esperienze all'estero? "L'Italia deve risolvere il problema dell'accesso e del mantenimento del lavoro. Purtroppo, la povertà e l'esclusione si presentano ovunque, anche nelle società più ricche della nostra. Ma l'Italia si distingue dal resto d'Europa per la rigidità di un mercato del lavoro che espone tutti, ricchi e non, ad un rischio reale di povertà".
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In migliaia per chiedere paceFuori Binario · La Fotonotizia
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Rubrica: LA FOTONOTIZIA | Autore: Fuori Binario
I terribili attacchi di Hamas non giustificano la mattanza di Gaza. L'ipocrisia della scialba politica fiorentina
Alla fine la Firenze viva, popolare, attenta ai destini dell'umanità, ha messo in riga tutti coloro che preferiscono la vendetta e la guerra alla pace e alla giustizia. Quindicimila persone si sono ritrovate lo scorso 23 ottobre a San Miniato al Monte, convocate dall'abate Bernardo, per partecipare alla Fiaccolata per la Pace utile a "propiziare il bene della giustizia e quindi la pacifica convivenza" tra i popoli che in questo momento vivono ore tragiche in Medio Oriente. Migliaia di persone hanno colmato quel deficit culturale e politico, ricco di tossine velenose, che ha caratterizzato il dibattito pubblico dopo l'attacco terroristico di Hamas che ha provocato 1.400 morti fra gli israeliani e l'immediata vendetta ordita dal governo Netanyahu: la mattanza dei palestinesi di Gaza (mentre scriviamo si contano già oltre 5.000 uccisioni, a una media di oltre 500 al giorno, oltre alla devastazione delle città della striscia).
Ad avvelenare la discussione fiorentina è stato in primis il console onorario israeliano Marco Carrai che ha convocato una manifestazione dopo aver affermato "Non c'è da scegliere. Uomini da una parte, animali dall'altra", con tutto quel che ne consegue. Il problema è che, insieme alle poche decine di persone che in Piazza Duomo hanno partecipato alla sua iniziativa, c'era tutto il gotha istituzionale locale. Politici che in un istante hanno rinnegato la città del dialogo e della pace invocata da quello stesso La Pira di cui si riempiono la bocca a ogni occasione. Con questo comportamento hanno rinunciato ad operare per la pace e svelato l'abisso istituzionale che sta sotto "La Città sul monte" praticata dal "sindaco santo". Quegli stessi amministratori erano infatti assenti il giorno prima in Santa Maria Novella all'iniziativa che chiedeva di fermare la strage di Gaza voluta dal governo di Israele (per fortuna in picchiata nei sondaggi) e a cui hanno partecipato un migliaio di persone. Si sono schierati e ne prendiamo atto. Nardella del resto ha scelto di esporre solo la bandiera israeliana su Palazzo Vecchio. Tutto ciò però, non può che far bene alla comunità di persone di buona volontà che a Firenze cerca una soluzione pacifica ai conflitti: adesso sa con chi non perdere tempo.
Nella marcia di San Miniato nessun vessillo, nessun simbolo, nessuna bandiera è stata esposta, perché il dolore per quanto accade è troppo grande. Annusata l'aria del successo dell'iniziativa si sono ripresentati, e a favore di telecamere, tutti i politici che un attimo prima erano schierati compatti con Israele. Va dato atto al console Carrai di essere stato coerente restando a casa. Come, purtroppo, è rimasta a casa parte della comunità ebraica, che si è spaccata tra chi è disposto al dialogo e chi resta fermo sulla linea Netanyahu. C'era però il rabbino capo Gaudi Piperno, che ha stretto le mani dell'imam Izzedin Elzir, c'erano tanti ebrei mescolati ai palestinesi e palestinesi mescolati agli ebrei, c'era una consapevolezza diffusa che solo insieme si può uscire da questa situazione.
Come Fuori Binario sappiamo bene chi è l'oppresso e chi l'oppressore in questa storia, lo raccontiamo da ormai tre decenni sulle nostre pagine, ma siamo convinti che è il momento di dire basta a questa situazione. Siamo con il Laboratorio ebraico antirazzista quando avverte che la Comunità internazionale "è complice delle ripetute violazioni del diritto internazionale da parte di Israele e della distruzione fisica e morale di tutte le comunità che vivono nella regione". Siamo con Enrico Fink, presidente della Comunità ebraica, quando afferma: "Credo nell'idea di un luogo per la vita ebraica, non un'idea coloniale. E da sionista sostengo la causa palestinese. Dobbiamo saper combattere l'odio". Siamo con l'Imam Izzedin Elzir che ribadisce: "La nostra Comunità è per la pace ovunque; oggi in particolare in Palestina, dove c'è un'occupazione e il diritto internazionale non viene rispettato. Non possiamo rimanere indifferenti, invitiamo pertanto tutti a non rimanere indifferenti, perché la vita umana è sacra. Basta sangue, basta uccisioni".
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Italia Hello, informazioni utili per gli stranieriRedazione · Accoglienza
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Rubrica: ACCOGLIENZA | Autore: Redazione
Italia Hello è un'organizzazione nata per favorire l'autonomia, la partecipazione attiva e l'indipendenza non solo di cittadini stranieri che arrivano nel nostro Paese, ma anche di tutte quelle persone che, pur trovandosi in Italia da parecchi anni, non hanno ancora una buona familiarità con informazioni, servizi e uffici pubblici, vuoi per questioni linguistiche, vuoi perché catapultati in una situazione che spesso non garantisce adeguato accesso alle informazioni. Un vero e proprio hub informativo totalmente gratuito e in sei diverse lingue, che offre una serie di informazioni e contatti sul sistema sanitario nazionale, sul mondo scolastico e accademico del nostro Paese, ma anche sulla questione abitativa, sulle leggi nazionali e sul mondo del lavoro.
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Crowdfunding per la Casa del Popolo di San NiccolòRedazione · Spazi
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Rubrica: SPAZI | Autore: Redazione
L'ultima Casa del Popolo dentro le mura è quella di San Niccolò, e la sua natura di spazio aperto, condiviso e no profit la rendono un unicum in tutto il centro fiorentino. Resta intatta la sua indole combattiva e resistente: un simbolo in un contesto radicalmente mutato sotto i colpi di turismo, movida e gentrificazione.
Per rinnovarsi e offrire sempre più servizi ha lanciato una campagna di crowdfunding su Eppela con cinque obiettivi concreti: la realizzazione di una sala concerti insonorizzata, una cucina e uno spazio mostre, l'allestimento di una stanza dedicata al mutualismo e l'installazione di un erogatore di acqua.
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Oltre 21.000 in Italia i minori stranieri non accompagnatiRedazione · Migranti
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Rubrica: MIGRANTI | Autore: Redazione
I minori stranieri non accompagnati presenti in Italia sono oltre 21.000, un numero, certo, ma non solo: si tratta di persone che hanno bisogni, speranze e paure. Ce lo dice l'Autorità nazionale garante per l'infanzia e l'adolescenza, intervenendo nel dibattito e denunciando l'urgenza di adottare il decreto che disciplina il primo colloquio del minorenne che giunge in Italia, passaggio fondamentale per assicurare i suoi diritti e per aiutarlo a raggiungere rapidamente la sua destinazione. A ogni ragazzo devono essere assicurati tre diritti: la presunzione di minore età, la collocazione in una struttura riservata esclusivamente ai minori e un tutore volontario. Inutile dire che il governo è inadempiente su tutto.
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Il governo svizzero sceglie l'open source di MastodonRedazione · Lavoro
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Rubrica: LAVORO | Autore: Redazione
La Svizzera rinnega Facebook, Instagram & Co. e sbarca su Mastodon, il più importante social open source, senza algoritmi né pubblicità. Un'alternativa alle piattaforme commerciali, che esclude esplicitamente la vendita e il commercio dei dati e che cancella i rischi che un'unica azienda monopolizzi la nostra comunicazione.
Tutti gli account istituzionali del Consiglio federale svizzero, ma anche dei singoli dipartimenti, da oggi potranno aprire "istanze" (così si chiamano i profili su Mastodon). Questa decisione è un passo molto interessante del governo per offrire informazioni ai cittadini senza costringerli a iscriversi a social network ficcanaso. E le amministrazioni italiane? Ancora schiave dei social mainstream, e noi con loro.
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Come lavora un riderValentina Baronti · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Valentina Baronti
La testimonianza di Riccardo dei Si Cobas al presidio ex GKN nella due giorni sulle cargo bike
Sapete come funziona il caporalato ai tempi dell'algoritmo? Quando inizia il tuo turno vai dal caporale, che ti dà un cellulare con il suo account. Tu consegni pasti a domicilio e ogni consegna viene segnata sul profilo del caporale, che poi, a fine turno, decide quale percentuale tenersi per sé. E siccome quello che ti rimane è talmente misero da non permetterti uno stipendio dignitoso, ti trovi a lavorare anche con tre cellulari contemporaneamente e, per arrivare in tempo, devi correre sui marciapiedi, passare ai semafori col rosso, attraversare la città sotto la pioggia e rischiare ogni minuto la vita. Il quadro di come lavorano i rider è stato tracciato al presidio ex GKN durante i working class bike days, la due giorni organizzata dal collettivo di fabbrica per presentare il piano industriale dal basso delle cargo bike ed entrare in relazione con chi con quelle bici ci lavora, non solo per capire come farle meglio ma anche per convergere con quella lotta sindacale, che negli ultimi anni ha fatto emergere un sistema di sfruttamento allucinante e, nel caso di Just Eat, ha portato a casa un accordo: contratto subordinato e paga oraria. Ma non è tutto oro quello che luccica, come ci racconta Riccardo, dei Si Cobas, che per Just Eat lavora da oltre due anni.
Come funziona il sistema Just Eat? Ti fanno un contratto di lavoro della logistica per 10-15 ore in media, fino ad un massimo di 30 ore settimanali. Il contratto integrativo aziendale però peggiora il contratto nazionale perché ci obbliga a fare gli straordinari, fino al 50% in più delle ore previste da contratto, che non solo non sono maggiorate ma vengono in realtà pagate meno, perché su queste non si calcola la tredicesima e la quattordicesima, né le ferie, né la malattia. E se ti rifiuti, ti licenziano.
Lo straordinario come ricatto? Proprio così e diventa anche il modo per fare mobbing. Io avevo il contratto a 15 ore e se me ne facevano fare 22, anche se pagate meno, mi faceva comodo. Quando ho fatto il primo sciopero, sono intervenuto in piazza e per due mesi non mi hanno più fatto fare straordinari, come punizione.
Voi cosa chiedete alle aziende? L'applicazione al 100% del contratto nazionale della logistica e il tempo pieno, altrimenti non potrà mai essere il tuo unico lavoro e qualsiasi accordo tu riesca ad avere con una piattaforma, sarai costretto anche a lavorare per le altre, a qualsiasi condizione, per portare a casa uno stipendio che ti faccia arrivare a fine mese.
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Sotto controllo operaioValentina Baronti · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Valentina Baronti
La prima cargo bike GKN è già in strada e trasporta merci per la cooperativa Robin Coop Delivery
C'è una convergenza nata su due ruote che è già un dato di fatto: il collettivo di fabbrica GKN, che sta costruendo dal basso la reindustrializzazione di un sito abbandonato da un fondo finanziario e la cooperativa Robin Coop Delivery, che ha detto no al ricatto delle multinazionali dell'algoritmo, per iniziare a consegnare cibo e merci in maniera etica e sostenibile. Il risultato è un prototipo di cargo bike che è già in strada ed ha percorso oltre mille chilometri: "Girare con questa bici non significa solo lavorare bene – racconta Duccio, uno dei soci fondatori di Robin Coop – ma vuol dire portare un messaggio, di sostenibilità economica, sociale e ambientale. Significa portare la gente a pensare, a scavare cosa c'è dietro il clic per ordinare cibo o merce con una piattaforma".
Perché avete pensato di creare una cooperativa? Quando ho iniziato a fare il rider pensavo che come lavoretto non fosse poi così male. Col passare del tempo però ho capito come funzionavano le cose: i turni gestiti in base ai tempi medi di consegna, nel senso che se ti eri dimostrato abbastanza veloce ti richiamavano, altrimenti no; poi le condizioni penose di sicurezza, in strade che sono pensate solo per le auto. Allora mi sono detto: è possibile continuare a fare un lavoro del genere? Conoscevo da tempo due ragazzi che facevano il mio stesso lavoro, si pensò di creare una cooperativa per le consegne a domicilio. Così è nata Robin Coop.
E adesso con quali condizioni lavorate? Io adesso ho un contratto di pubblici esercizi a 20 ore, a tempo indeterminato. Il costo per l'azienda è di 15-16 euro l'ora, a noi entrano 8-9 euro nette. Non è facile tenere insieme un sistema etico che sia sostenibile economicamente. Adesso sono due anni che lavoriamo, abbiamo iniziato agli sgoccioli della pandemia e non abbiamo vissuto il momento del mercato drogato del Covid, quindi i numeri sono abbastanza veritieri. Rispetto al primo anno, siamo sempre in aumento con le consegne, ma pensare che il business sia sostenibile solo con le consegne a domicilio è impensabile.
Quindi avete allargato il vostro giro? Sì, abbiamo aggiunto un servizio di logistica, che è quello che stanno facendo gran parte delle cooperative che hanno le nostre caratteristiche e fanno parte, come noi, di una federazione internazionale di cooperative di consegne a domicilio che è Coopcycle. Ed è qui che entra in gioco il progetto di cargo bike della GKN. Noi ci crediamo profondamente.
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Alla GKN ci giochiamo tuttoCollettivo di Fabbrica GKN · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Collettivo di Fabbrica GKN
Licenziati. Dopo oltre due anni, alla GKN, siamo al punto di partenza, con l'avvio della procedura di licenziamento collettivo. Nel mezzo però, ne abbiamo viste di cose. Abbiamo visto un fondo finanziario scappare da vigliacco e l'abbraccio immediato della comunità solidale. Abbiamo visto la speranza rinascere e il futuro costruirsi dal basso, nella proposta di legge antidelocalizzazioni, nei piani industriali, nel mutualismo. Abbiamo contato 17mila firme e poi 175mila euro, raccolte per la fabbrica pubblica e socialmente integrata. Abbiamo assistito alla nascita di una società operaia di mutuo soccorso e poi di una cooperativa di lavoratori, per dare un futuro concreto a quella speranza. Ma abbiamo visto anche lo sberleffo della proprietà privata, della politica, delle istituzioni che al movimento dal basso hanno risposto con un misto di attendismo e attacco subdolo. Fino all'epilogo dell'ultimo mese, con le manovre societarie che portano la proprietà verso la svolta immobiliare, nello stesso momento in cui il governo esce dal silenzio per rifiutare il tavolo di crisi e intimare ai lavoratori di lasciare il presidio.
Pochi giorni dopo, i licenziamenti. Il fine di governo e proprietà sembra lo stesso: trasformare lo stabilimento in un edificio vuoto, da vendere. Il fine degli operai e della comunità solidale è il medesimo: difesa dei posti di lavoro e riconversione green, proprio nel momento in cui il precariato e lo sfruttamento sembrano l'unica prospettiva, con il disastro climatico che si mostra in tutta la sua violenza e la guerra che dilaga a livello globale. È questo che ci giochiamo oggi alla Gkn: la dignità e la speranza. È per questo che faranno di tutto per farci fallire. L'ora X è arrivata e l'ultimo atto può essere l'ennesimo scempio industriale o la nascita di un'impresa recuperata che abbia al suo interno la comunità intera, attraverso l'azionariato popolare. I rapporti di forza sono a nostro sfavore, lo sappiamo, ma lo erano anche due anni fa, eppure un po' di strada l'abbiamo percorsa. Insieme.
Per partecipare all'azionariato popolare è possibile prenotare le proprie azioni della cooperativa Gff su www.insorgiamo.org
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Nel fortino della working classAlberto Prunetti · GKN
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Rubrica: FUORI BINARIO con GKN | Autore: Alberto Prunetti
Autore di "Amianto" e direttore del festival di letteratura working class
Sembra di navigare in uno di quei luoghi in cui gli strumenti di bordo impazziscono. Tipo il triangolo delle Bermude, raccontato da Peter Kolosimo. Ma qui non c'è nemmeno il mare, siamo in mezzo alla piana dell'hinterland fiorentino e bisogna inventare un futuro per un pezzo di storia industriale. La posta in gioco è alta: sostenere e finanziare dal basso una fabbrica socialmente integrata, capace di non rovinare il clima e l'ambiente, capace di diventare intelligenza collettiva e lavoro vivo, al posto di una industria di robot pronti a scappare nella no man's land dello sfruttamento al ribasso.
In tutto questo, come in una serie tv, svariati attori stanno convergendo, chi alla luce del sole, chi in incognito: una proprietà sempre più labile ma ancora attenta a tenere il coltello dalla parte del manico; un governo che dice che se non ve ne andate dalla fabbrica non ci sediamo al tavolo a discutere (ma è ovvio che se te ne vai, allora non ci sarà più neanche la necessità di discutere). E poi loro, gli operai, presi per fame, che provano comunque a resistere, a rimanere una forza collettiva, spinti dalla convergenza dei tanti attivisti, delle tanti solidali.
Forse, se fosse un film, sarebbe Ombre rosse. Un fortino da difendere da una serie di figure oscure in assedio. È l'ora decisiva, l'ora del tramonto che si appresta, e sappiamo che sarà il momento in cui l'avversario giocherà tutte le sue carte più subdole. Un tramonto lungo, che arriverà fino al 31 dicembre. Adesso o si resiste, o sfondano. Non c'è tempo per sperare di allungare la bonaccia. Questo non è il deserto dei tartari, qui non si aspetta Godot. Insomma: è il momento della resa dei conti.
Se resistiamo, possiamo sognare le rose col pane, la fabbrica integrata all'ambiente e alla comunità cittadina col circolo culturale, i diritti dei lavoratori e la produzione dal basso. Se perdiamo, ci sarà un altro fantasma di cartongesso nella piana fiorentina. Loro sono bravi a vendere, noi a costruire. Da un lato la barbarie, dall'altro la working class. Che l'ultimo atto abbia inizio, sapendo che ci sono più cose nella piana, tra Mondo Convenienza, i Gigli e la Gkn, di quanti ne sogni la filosofia del padrone.
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