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ATTUALITÀ

Intrecci possibili in periferia

Laura Bardelli · Fuori Binario n. 256, Novembre 2023, pagina 4

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Rubrica: ATTUALITÀ | Autore: Laura Bardelli

Il Centro di Teatro Internazionale a Rifredi: luogo vivo e caldo, come una lampada accesa contro la dittatura dei "non luoghi"

Più che la città si fa inospitale, proponendo un modello obsoleto di individualismo onnivoro lanciato verso infelicità certa, più che si aprono, se si avverte il bisogno di andarli a cercare, spazi in cui invece il tempo rallenta, si dilata, si ferma: bolle di resistenza gentile e colorata in cui sia finalmente possibile celebrare il sacro rito dell'incontro. Così, letteralmente a fianco della stazione operaia di Rifredi, in una periferia lentamente recuperata al degrado, si apre una vetrina inattesa, accogliente e garbata. Il Centro di Teatro Internazionale, diretto dalla regista e pedagoga teatrale Olga Melnik e animato dall'attività di un gruppo di appassionati collaboratori e collaboratrici, trova finalmente casa qui nel 2020 quando, in piena pandemia e dopo una lunga itineranza sul territorio di Firenze e dintorni, acquista, restaura e apre al pubblico la sala polivalente che oggi si chiama Spazio CTI, da qualche mese anche Luogo amico dove trovare e leggere Fuori Binario.

E sempre qui, oltre al programma di spettacoli e corsi (consultabile sul sito dell'associazione), nella primavera del 2023 ha inizio il progetto "Intrecci", che ben presto si apre alla collaborazione con Sheep Italia, aderendo all'iniziativa "Gomitolo sospeso" per la realizzazione di coperte di lana per i senza dimora. Per un pomeriggio al mese (ma c'è l'idea di incrementare la frequenza degli appuntamenti), questo singolare spazio di coworking artistico si riempie magicamente di gomitoli, matasse, uncinetti, ferri da calza, aghi e fili, teste chine sul lavoro di assemblaggio di quadratini 15x15, orecchie intente all'ascolto di letture ad alta voce, riflessioni condivise, progetti comuni, ricordi, storie da dipanare insieme, canzoni, poesie, trame da tessere oltre il tempo circoscritto del presente.

Qui, ciascuna e ciascuno può portare la forza della sua fragilità, la sua parola come il suo silenzio e intrecciarli nel segno del lavoro collettivo e solidale.

"È un luogo creativo in cui sentirsi liberi di esprimersi ma anche di non esprimersi" (Valentina), in cui vibra la potenza curativa che nasce dal gesto antico di sfregare ferri e uncinetti, un'occasione per ricordare come "nel nostro oggi, dove possiamo avere tanti oggetti semplicemente premendo un tasto, le cose vere continuano ad aver bisogno di una fatica, di un impegno di una dedizione" (Olga).

È, ancora, il cerchio della "tradizione" (nel senso letterale di passaggio di conoscenze), il camino virtuale attorno a cui trovarsi "prendendosi tutto il tempo che ci vuole" (Tiziana) per consegnare saperi e illuminare questi nostri tempi sempre più bui.

È, infine, un luogo vivo, caldo, reale e interiore, una lampada accesa contro la dittatura dei "non luoghi" (come li chiamava l'antropologo Marc Augé, riferendosi a centri commerciali, aeroporti, strade) della velocità, dell'indifferenza e del consumismo che ad ogni passo rischiano di ingoiare le nostre indaffarate giornate cittadine.

Pagina 4 del numero 256 Uscito sul numero 256 (Novembre 2023), a pagina 4. Leggi nel PDF · Sfoglia il numero