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ATTUALITÀ
Nel baratro della disuguaglianza
Mariella Marzuoli · Fuori Binario n. 282, Marzo 2026
Rapporto Oxfam 2025: l'1% più ricco del pianeta possiede il 43% della ricchezza mondiale e controlla le leve del potere politico.
La democrazia è a rischio in tutto il mondo. È ciò che emerge dal rapporto Oxfam 2025 "Nel baratro della disuguaglianza. Come uscirne e prendersi cura della democrazia". L'analisi della situazione è molto dettagliata. Il "come uscirne" un po' meno.
La crescita della disuguaglianza economica risulta la causa principale dell'erosione dei diritti e della libertà politica. Secondo Oxfam i miliardari hanno 4000 volte più possibilità di ricoprire cariche politiche rispetto alle persone comuni. L'1% più ricco del pianeta possiede il 43% della ricchezza mondiale, mentre quattro miliardi di persone ne detengono lo 0,52%. Una plutocrazia con il controllo dell'economia a scapito dei cittadini e dell'ambiente. Venti anni fa la metà della popolazione mondiale viveva in stati democratici, oggi soltanto tre persone su dieci.
Le élite politiche ed economiche alternano posizioni di potere nelle istituzioni a posizioni di potere nei settori privati, piegando la politica ai propri interessi anche grazie alla propaganda mistificatrice consentita dal possesso accentrato dei media.
E dire che il 65% della ricchezza accumulata dai miliardari nell'ultimo anno sarebbe sufficiente a far vivere in condizioni dignitose, con 8,30 dollari al giorno, i poveri del mondo. Soltanto il 13% della ricchezza dei miliardari è in mano alle donne, il reddito da lavoro degli uomini è 2,4 volte superiore a quello delle donne, le quali svolgono ogni giorno 12,5 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito. La montante retorica sulla famiglia si fonda anche su un arretramento dei diritti delle donne.
I salari diminuiscono di anno in anno mentre i prezzi dei beni di prima necessità aumentano. Privatizzazione e tagli ai servizi pubblici e alla sanità colpiscono le persone più vulnerabili, mentre le grandi aziende farmaceutiche e le compagnie di assicurazione sanitaria registrano profitti colossali.
Il rapporto analizza poi la situazione italiana che rispecchia quella generale, con alcune peculiarità legate alla situazione politica. Tra il 2014 e il 2024 la povertà assoluta familiare è passata dal 6,2% all'8,4% (da 1,55 a 2,22 milioni di famiglie) e quella individuale dal 6,9% al 9,8% (da 4,1 milioni a 5,7 milioni di persone in povertà assoluta).
Oltre ai provvedimenti repressivi che introducono nuovi reati, il governo Meloni erode i diritti tramite inique politiche fiscali, assenza di politiche di contrasto alla povertà e di sostegno del lavoro. Citando il rapporto, "i salari costituiscono solo il 38% del PIL italiano contro il 50% dei profitti (...). Tuttavia, fatto 100 il totale delle entrate fiscali e contributive, 49 sono le risorse che arrivano dai salari, mentre 17 è il contributo dei profitti (e 33 delle imposte indirette)". Ovviamente il tema della tassazione della ricchezza rimane un tabù.
È in aumento il lavoro non standard, con i relativi contratti a termine, part time. Quale fascia d'età è maggiormente coinvolta in questo tipo di lavoro? I giovani tra i 15 e i 24 anni. Bassi salari, inesistente potere contrattuale.
Il passaggio dal Reddito di Cittadinanza all'Assegno di Inclusione, con la modifica dell'Isee ha ridotto e modificato la platea degli aventi diritto. L'Isee serviva per effettuare una graduatoria ordinando i nuclei familiari dal più povero al più ricco. Il principio di categorialità ha scardinato questo principio, per cui le prestazioni dello stato sociale non sono più in rapporto al livello di povertà ma all'appartenenza a una determinata categoria "eccezionalmente svantaggiata e vulnerabile" tipo avere figli...
Provvedimenti conditi da un ostentato disprezzo verso i settori più deboli che trasformano "in capri espiatori le minoranze", i migranti, le persone razzializzate, la comunità LGBT.
Il rapporto indica infine le Misure di contrasto alla povertà a vocazione universale. Molto dettagliate ma, con questa classe dirigente, irrealizzabili. Ma vale la pena riportare parte della riflessione secondo la quale i poveri "possono avere una voce politica significativa quando esistono organizzazioni della società civile forti, partiti politici in grado di mobilitare e rappresentare i loro interessi, una solida competizione elettorale e istituzioni democratiche ben funzionanti". Quindi un appello a tutti noi ad attivarsi non solo in nome di ma con i poveri.
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Uscito sul numero 282 (Marzo 2026). Leggi nel PDF · Sfoglia il numero
